CASTEL DEL MONTE:

CASTEL DEL MONTE:

“COSMICUM TEMPLUM Dl FEDERICO 11 Dl SVEVIA”

di

Vincenzo Dell’Aere

Già da lontano lo si scorge indorato dai raggi del sole con la sua misteriosa forma ottagonale arroccato sulla Murgia a quasi 600 metri di altezza. Il” faro di Puglia” ha sfidato il tempo per tramandarci la Conoscenza di Federico II, per vegliare sugli uomini, per ribadire il “Verbo Superior” dello “Stupor Mundi”, Ogni volta che supero il portale di ingresso è come se fosse la prima volta e nel ripercorrere il viaggio iniziatico le mie membra si rigenerano, avverto la necessità di continuare la ricerca per me e per tutti quei fratelli che ancora oggi credono fermamente nel messaggio universale di fratellanza lanciato dall’Imperatore in occasione della “Pactio Secreta”

E’ bene ricordare che fino a qualche anno fa esisteva una gran confusione circa la destinazione d’uso originaria dell’enigmatico maniero, ma Castel del Monte è il Tempio. Al suo interno. in una sorta di caccia al tesoro interattivo, possiamo “riscoprire” i messaggi cifrati fatti incidere da Federico sulle nuda mura. Messaggi occultati per secoli da policromi marmi ancorati alle pareti da “grappe” in piombo. a partire dal tardo ‘400, che qualche “profano prezzolato” ha cercato di distruggere, dissimulando la “Verità”. Ma la “damnatio memoria” nulla ha potuto contro la consapevolezza di chi ha voluto perpetuare il pensiero del “Gran Maestro” squarciando il buio della fumosa ignoranza clericale ed a dispetto di chi, mettendosi al suo servizio, non ha potuto fare altro che assistere passivo a ciò che il “Grande Architetto” aveva già tracciato per la futura umanità: il sentiero della Conoscenza. Il “Cesare” Federico, che era il vero sovrano del mondo, si mise a scrutare i misteri dei cieli ed a penetrare nei segreti della natura e venendo a conoscenza di qualcosa di straordinario c potente ne celò il segreto nel suo Castel del Monte, costruito secondo l ‘ architettura egizia e del Tempio di Salomone conformemente alle quattro misure chiave: 60 — 30 — 20 — 12 cubiti. E per far si che questo “sapere” non andasse irrimediabilmente perduto lo portò a conoscenza dei Templari, dei Cavalieri Teutonici, dei Fàlas saraceni e dei Batinyah, dei quali forse per questo motivo la “Chiesa” ne determinò la sistematica distruzione onde evitare la divulgazione di scienze, che a suo parere, potevano influenzare non poco “le anime e le menti” degli uomini. Ma Federico sotto il suo verde manto (khidr) volle che “il segreto velato in un segreto” fosse perpetuato anche attraverso altri “siti sacri”, sedi di potenti omphalos, da lui “scelti” personalmente come la Basilica di San Nicola o la chiesa di Sovereto. Certo è che l’ Imperatore svevo, consapevole dell ‘imminente attentato che Innocenzo IV aveva ordito a suo danno, aveva già preso le dovute precauzioni non per salvare la sua vita bensì per “custodire” ciò che aveva scoperto. Ma ben sappiamo che a quel tempo la regola o la formula scritta esisteva soltanto in pochi esemplari.

E allora cosa escogitò il “Puer Apuliae” per tramandare il “grande segreto”?

Semplicemente ciò che né l’uomo e né il tempo avrebbero completamente potuto distruggere: il libro di pietra Castel del Monte. Ecco che ritorniamo all’ origine delle cose: i criptogrammi. le chiavi di volta, i simboli celati nelle superstiti sculture come quella posta sopra la porta di destra del cortile ottagonale. Il rilievo statutario rappresenta un cavaliere, del quale è rimasto purtroppo solo il torso, con il braccio destro  piegato che presumibilmente doveva reggere un “oggetto” orinai “distrutto”. Lo stesso dicasi di quel che rimane del bassorilievo di fattura classica situato sulla parte alta della parete nord-est che rappresentava originariamente  un  “drappello di cavalieri” che trasportavano qualcosa di importante.

Ancora oggi è oggetto di studio da parte mia l’enigmatico criptogramma inciso a sinistra del rettangolo che troviamo di fronte alla “sala del trono”. Ma dell’altro. Nella “torre del tempo” (denominata allegramente da alcuni “studiosi di spessore” “torre del falconiere”) è ancora oggi visibile il muro superstite di un “tempietto isideo” sul quale sorgeva il volto di Federico II, distrutto in seguito dagli Angioini. Non va nemmeno trascurata una “misteriosa” prova alchemica le cui tracce sono visibili su di un muretto, coevo alla costruzione, posto sul lato destro della finestra di una delle sale del primo piano. Lo stesso “metodo” è stato adottato per incidere le “sfere celesti” sui gradini che portano dal pianterreno alla 3 0 torre. Per l’occasione tu adoperata una forte energia (la saetta di Ammon) o un micidiale liquido (la “saliva del serpente’ )’? Cosa dire dei particolari “campi magnetici” che. in alcune torri ormai chiuse al pubblico. mettono in tilt macchine fotografiche e videocamere lasciando alquanto “perplessi” i malcapitati turisti di turno? Cosa dire poi della “misteriosa musica” che è udibile e registrabile prevalentemente in occasione di ogni solstizio d’estate? Così il Tempio di Federico diviene “l’ottava” che aziona, fino alla trasmutazione completa. “l’harmonia mundi”

Il 29 e 30 maggio ho avuto la graditissima occasione di accompagnare un cospicuo numero di ‘amici” nella visita di Castel del Monte, della chiesa di Sovereto e della Basilica di San Nicola.

La sera del sabato si è tenuta in Villa Romanazzi Carducci una cena medievale con originali ricette fedeliciane innaffiate dal buon “octagone” o vino dell’Imperatore. Hanno fatto da cornice alla splendida serata I ‘esibizione di giocolieri, mangiafuoco. trampolieri, musici con strumenti originali ed un avvenente danzatrice del ventre di origine saracena proveniente dalla vicina Lucera. tutti rigorosamente in costumi d’epoca.

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“COSMICUM TEMPLUM Dl FEDERICO 11 Dl SVEVIA”

di

Vincenzo Dell’Aere

Già da lontano lo si scorge indorato dai raggi del sole con la sua misteriosa forma ottagonale arroccato sulla Murgia a quasi 600 metri di altezza. Il” faro di Puglia” ha sfidato il tempo per tramandarci la Conoscenza di Federico II, per vegliare sugli uomini, per ribadire il “Verbo Superior” dello “Stupor Mundi”, Ogni volta che supero il portale di ingresso è come se fosse la prima volta e nel ripercorrere il viaggio iniziatico le mie membra si rigenerano, avverto la necessità di continuare la ricerca per me e per tutti quei fratelli che ancora oggi credono fermamente nel messaggio universale di fratellanza lanciato dall’Imperatore in occasione della “Pactio Secreta”

E’ bene ricordare che fino a qualche anno fa esisteva una gran confusione circa la destinazione d’uso originaria dell’enigmatico maniero, ma Castel del Monte è il Tempio. Al suo interno. in una sorta di caccia al tesoro interattivo, possiamo “riscoprire” i messaggi cifrati fatti incidere da Federico sulle nuda mura. Messaggi occultati per secoli da policromi marmi ancorati alle pareti da “grappe” in piombo. a partire dal tardo ‘400, che qualche “profano prezzolato” ha cercato di distruggere, dissimulando la “Verità”. Ma la “damnatio memoria” nulla ha potuto contro la consapevolezza di chi ha voluto perpetuare il pensiero del “Gran Maestro” squarciando il buio della fumosa ignoranza clericale ed a dispetto di chi, mettendosi al suo servizio, non ha potuto fare altro che assistere passivo a ciò che il “Grande Architetto” aveva già tracciato per la futura umanità: il sentiero della Conoscenza. Il “Cesare” Federico, che era il vero sovrano del mondo, si mise a scrutare i misteri dei cieli ed a penetrare nei segreti della natura e venendo a conoscenza di qualcosa di straordinario c potente ne celò il segreto nel suo Castel del Monte, costruito secondo l ‘ architettura egizia e del Tempio di Salomone conformemente alle quattro misure chiave: 60 — 30 — 20 — 12 cubiti. E per far si che questo “sapere” non andasse irrimediabilmente perduto lo portò a conoscenza dei Templari, dei Cavalieri Teutonici, dei Fàlas saraceni e dei Batinyah, dei quali forse per questo motivo la “Chiesa” ne determinò la sistematica distruzione onde evitare la divulgazione di scienze, che a suo parere, potevano influenzare non poco “le anime e le menti” degli uomini. Ma Federico sotto il suo verde manto (khidr) volle che “il segreto velato in un segreto” fosse perpetuato anche attraverso altri “siti sacri”, sedi di potenti omphalos, da lui “scelti” personalmente come la Basilica di San Nicola o la chiesa di Sovereto. Certo è che l’ Imperatore svevo, consapevole dell ‘imminente attentato che Innocenzo IV aveva ordito a suo danno, aveva già preso le dovute precauzioni non per salvare la sua vita bensì per “custodire” ciò che aveva scoperto. Ma ben sappiamo che a quel tempo la regola o la formula scritta esisteva soltanto in pochi esemplari.

E allora cosa escogitò il “Puer Apuliae” per tramandare il “grande segreto”?

Semplicemente ciò che né l’uomo e né il tempo avrebbero completamente potuto distruggere: il libro di pietra Castel del Monte. Ecco che ritorniamo all’ origine delle cose: i criptogrammi. le chiavi di volta, i simboli celati nelle superstiti sculture come quella posta sopra la porta di destra del cortile ottagonale. Il rilievo statutario rappresenta un cavaliere, del quale è rimasto purtroppo solo il torso, con il braccio destro  piegato che presumibilmente doveva reggere un “oggetto” orinai “distrutto”. Lo stesso dicasi di quel che rimane del bassorilievo di fattura classica situato sulla parte alta della parete nord-est che rappresentava originariamente  un  “drappello di cavalieri” che trasportavano qualcosa di importante.

Ancora oggi è oggetto di studio da parte mia l’enigmatico criptogramma inciso a sinistra del rettangolo che troviamo di fronte alla “sala del trono”. Ma dell’altro. Nella “torre del tempo” (denominata allegramente da alcuni “studiosi di spessore” “torre del falconiere”) è ancora oggi visibile il muro superstite di un “tempietto isideo” sul quale sorgeva il volto di Federico II, distrutto in seguito dagli Angioini. Non va nemmeno trascurata una “misteriosa” prova alchemica le cui tracce sono visibili su di un muretto, coevo alla costruzione, posto sul lato destro della finestra di una delle sale del primo piano. Lo stesso “metodo” è stato adottato per incidere le “sfere celesti” sui gradini che portano dal pianterreno alla 3 0 torre. Per l’occasione tu adoperata una forte energia (la saetta di Ammon) o un micidiale liquido (la “saliva del serpente’ )’? Cosa dire dei particolari “campi magnetici” che. in alcune torri ormai chiuse al pubblico. mettono in tilt macchine fotografiche e videocamere lasciando alquanto “perplessi” i malcapitati turisti di turno? Cosa dire poi della “misteriosa musica” che è udibile e registrabile prevalentemente in occasione di ogni solstizio d’estate? Così il Tempio di Federico diviene “l’ottava” che aziona, fino alla trasmutazione completa. “l’harmonia mundi”

Il 29 e 30 maggio ho avuto la graditissima occasione di accompagnare un cospicuo numero di ‘amici” nella visita di Castel del Monte, della chiesa di Sovereto e della Basilica di San Nicola.

La sera del sabato si è tenuta in Villa Romanazzi Carducci una cena medievale con originali ricette fedeliciane innaffiate dal buon “octagone” o vino dell’Imperatore. Hanno fatto da cornice alla splendida serata I ‘esibizione di giocolieri, mangiafuoco. trampolieri, musici con strumenti originali ed un avvenente danzatrice del ventre di origine saracena proveniente dalla vicina Lucera. tutti rigorosamente in costumi d’epoca.

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