L’UOMO E LA GNOSI

L’UOMO E LA GNOSI

(L’esigenza di spiritualità tra miti, leggende e superstizioni)

di

Silvio Nascimben

Nel vasto panorama dei piccoli e grandi misteri, nell’antica Grecia, il mondo del magico rivestiva un molo certamente principale perché, a quel tempo. si tendeva all’accettazione ed alla codificazione di tutto ciò che appariva meraviglioso. Ogni possibilità di verifica approfondita era scartata e, com’era logico fosse, tutto il panorama del mondo dell ‘inspiegabile e del fenomenico, diede origine ad una miriade di credenze, di miti e d’ angosciose superstizioni.

Da Eraclito a Socrate, da Platone ad Aristotele, nel percorso evolutivo culturale dell’Ellade, la magia era tenuta in alta considerazione tanto da essere considerata appartenente al mondo della realtà, così come gli eventi, le leggende, gli incubi e le credenze ad essa riconducibili.

Le cronache dell’ insolito di quel tempo, raccontavano che Aristotele e Platone fossero soliti parlare della combustibilità di salamandre e grilli, allorquando venivano a contatto del fuoco, e che Socrate fosse invece costantemente in rapporto con un daimon, che spesso si rendeva visibile ai suoi discepoli.

Di Platone, era noto che parlasse spesso di una misteriosa sorgente di vita che alimentava tutti gli esseri viventi: I ‘Anima del Mondo, presente in ogni cosa del Creato e che gli alchimisti, attraverso lo studio del simbolismo, ricercarono freneticamente nei laboratori alchemici per risalire alla “materia prima’

La “creazione del mondo”, per la scuola pitagorica, era il risultato di una serie di formule numeriche, di misteriose e impenetrabili combinazioni di parole note solo a coloro che, dopo il superamento delle prove rituali dell’iniziazione, pervenissero alla personale conoscenza dell’effettivo valore numerico, e della verità in esso celata.

Lc conoscenze intrasmissibili della scuola pitagorica influenzarono, com’è noto, l’universo magico-esoterico occidentale, fino ai giorni nostri. I discepoli di Pitagora non solo studiavano e praticavano la magia ma l’attuavano anche pubblicamente, tant’è vero che Empedocle esorcizzava le calamità atmosferiche mediante pratiche arcane. riuscendo perfino a resuscitare i morti.

L’esoterismo orientale, in verità, influì notevolmente sulle religioni e la magia greca, tanto da poter affermare che proprio lo stadio esasperato di misteriose dottrine, spesso legate alla demonologia, a cui pervennero gli ultimi filosofi del decadentismo ellenico, abbia alimentato lo stesso Cristianesimo, trasmigando in esso anche l’enorme bagaglio di credenze, superstizioni, di miti e incubi.

Quanti simboli della tradizione magico-esoterica greca riaffiorano nell’ iconografia religiosa del Medioevo!       

L’ossessione dell’occulto e l’atteggiamento della Chiesa

L’ossessione dell’ occulto, alimentato dalla contrapposizione esasperata d’ impeti religiosi e credenze demonologiche di memoria antica, prese sempre più corpo: maghi, streghe ed ermetisti, si trasformarono in bersagli da contrastare, e lottare. Le riaffioranti credenze antiche divennero le testimonianze concrete dell’operato del Maligno. Persino Apuleio, suo malgrado, con I • Asino d’Oro e le Metamorfosi, contribuì ad alimentare la campagna demonizzatrice del “mondo del magico”. Nelle Metamorfosi, ad esempio, Aristomene, in viaggio con un amico. si fermò a dormire in un luogo equivoco. ln sogno. vide due streghe, entrare di soppiatto nella stanza. Le due megere, dopo aver accoltellato a morte il suo amico, recitando alcune formule magiche, strapparono dal petto del malcapitato il cuore che ancora pulsava. Terminato il crudele rito, raccolto il sangue che sgorgava copiosamente in un otre, ebbero cura di sostituire l’organo espiantato con una spugna. Il mattino seguente, Aristomene, che nulla ricordava del sogno vissuto, e l’ amico ripresero il cammino. Giunti in prossimità di un ruscello, l’ amico si fermò per bere la fresca acqua che scorreva. Non ebbe il tempo di chinarsi: dalla ferita, improvvisamente apertasi sul petto, fuoriuscì una spugna che venne trascinata via dalla corrente. E con essa, il corpo dell’uomo privo di vita.

 L’incubo vissuto da Aristomene, sebbene sfruttato per fini facilmente collegabili ai pericoli derivanti da pratiche di stregoneria, evidenzia, altresì, il culto del sogno che era diffusissimo in Grecia. Si riteneva, infatti, che gli dei si servissero dei sogni per inviare moniti e suggerimenti agli uomini.

Le interpretazioni dei sogni, codificate ed elencate per avvenimenti e circostanze, furono raccolte da Artemidoro in un libro che incontrò, a quel tempo, notevole successo. Non vi era condottiero o marinaio che non attendesse dai sogni l’indicazione divina per operare delle scelte. Anche allora, come oggi, gli interpreti dei sogni, e dell’insolito riconducibile al divino, erano tenuti in gran considerazione e, come i mercanti dell’ occulto contemporaneo, spesso ricompensati con ricchi doni e lauti compensi.

Il culto degli eroi

Un’altra pratica molto diffusa nell’antica Grecia, era il culto degli eroi. Essi erano venerati come semidei ed i resti mortali dei personaggi che si distinguevano in vita per ardite operazioni belliche. o per coraggio, non venivano arsi, com’era allora consuetudine, ma conservati quasi fossero preziose reliquie. A quel tempo. era convinzione comune, la sola presenza della reliquia di un eroe, bastava a calamitare le forze benefiche e positive dell’ astrale. che si diffondevano nell’ ambiente circostante.

Le reliquie degli eroi, nascoste in posti segreti per timore che qualcuno potesse sottrarle, erano oggetto di particolari cerimonie. secondo rituali segreti che venivano eseguiti nottetempo.

Chi praticava la magia, in Grecia, aveva due opportunità per officiarla: seguire quella benefica, per il bene del prossimo, oppure quella nera, per produrre malefici. A tale proposito, Platone racconta, la condanna a morte era la pena inflitta a colui che venisse sorpreso a tessere sortilegi nei confronti di qualcuno.

La divinazione del futuro. come le diverse arti divinatorie, era la pratica magica più seguita in Grecia tanto che vennero promulgate apposite leggi per disciplinarla.

Dalla lettura del fegato degli animali uccisi, consigliata da Platone, si passava a magie più potenti come il sacrificio umano. Apollonio di Tiana, un grande e potente mago che nei suoi tanti viaggi si era spinto perfino nelle Indie. lasciò traccia di terribili sortilegi rituali. Venne processato. secondo l’ accusa. per aver sacrificato un bambino con lo scopo di ottenere un importante oracolo.

L’ afte del la divinazione, coinvolgendo tutti, nessuno escluso, incuteva timore e rispetto nei confronti di coloro che, prescelti dagli dei, la potevano officiare. Socrate. sebbene condannato a morte, si offrì spontaneamente di leggere il futuro ai suoi nemici perché, era convinzione diffusa a quel tempo, che le capacità di veggenza si potenziassero nell ‘ imminenza del trapasso.

Il misterioso rito di Demetra ad Eleusi

Era il tempo in cui fiorirono culti segreti e pratiche iniziatiche riservate a pochi eletti, tassativamente interdette ai profani. Ad Eleusi. Demetra ritrovò la figlia perduta, dopo lunghe peregrinazioni in tanti paesi. Proprio ad Eleusi. la dea instaurò il suo credo iniziatico, ricco di misteri riconducibili. per buona parte. alle pratiche dionisiache ed orfiche, e così potente da inserirsi nella tradizione delle dottrine segrete, tanto da influenzare persino le religioni. Il rito d’iniziazione. poi, era spettacolare e ricco di coreografie allegoriche: dopo la purificazione, i bussanti venivano fatti immergere nelle acque del mare e, successivamente, mediante l’interpretazione di scene simboliche mimate, dovevano penetrare i primi aspetti della verità che cercavano. Tra queste, quella mitologica del rapimento della figlia di Demetra e il lungo peregrinare della dea. molto simile a quello di Orfeo. I neofiti, dopo aver bevuto particolari pozioni, pervenivano. durante i rituali segreti di Demetra, a stadi superiori di conoscenza che consentivano l’ accesso al regno delle ombre. Poco si conosce dei misteri di Eleusi. salvo gli ostacoli che dovevano essere superati in oscuri sotterranei, compiendo gesti simbolici come quello di tenere serrata sulla bocca una chiave d’oro. Chiaro ed inequivocabile invito al segreto. Quando i popoli vennero a più stretto contatto tra loro, sia per l’intensificarsi dei commerci che a causa di guerre e di relative conquiste. diverse religioni dovettero confrontarsi tra loro. Il concetto dell ‘ esistenza di una realtà unica, comune in ogni religione rivelata, avviò la nascita della Gnosi. che significa conoscenza, ovverosia la ricerca esoterica di questa verità che traeva origine da miti antichi, e dalla tradizione. Sorsero così numerose sette, e tutte. con un comune denominatore: la segretezza. Furono in tanti ad essere attratti dalla Gnosi. intere masse di adepti salutarono con un entusiasmo senza pari il movimento che si prefiggeva di penetrare i concetti più suggestivi e profondi della conoscenza suprema. Malgrado ciò, venne aspramente avversata perché giudicata nociva per la religione rivelata. Eppure, la Gnosi attingeva stimoli introspettivi dai misteri orfici, dal culto di Mithra, dalla tradizione mistica dell’ antica Caldea, dalle rivelazioni di Ermete Trismegisto, dal buddismo, dalla religione egizia c, non da meno, dallo stesso Cristianesimo. Sebbene San Paolo mettesse in guardia i credenti dalla Chiesa di Efeso, furono in tanti del Cristianesimo ad accogliere, e propagandare, i concetti gnostici.  Anche nell’ antica Roma [a magia. e tutto quanto ad essa si legava, venne avversata in quanto ritenuta malefica per l’ umanità. Nei libri dedicati all’imperatore Tito, Plinio il Vecchio, pur riconoscendo la potenza della magia, elenca una serie di sortilegi c pratiche magiche, tra cui i tentativi falliti di Nerone, evidenziando I ‘ottusità e la stupidità dei maghi di quel tempo.

La leggenda di Simon Mago

Il più celebre ed emblematico personaggio del mondo mitologico gnostico fu, senza ombra di dubbio, Simon Mago. I suoi insegnamenti giungevano sino all’ animo degli adepti. Egli predicava che Dio, il padre supremo di ogni essere vivente, avesse generato un principio femminile da cui ebbero origine gli angeli. Essi, peccando d’ orgoglio, crearono la terra, che successivamente generò i suoi abitanti, costringendola ad un serie di raccapriccianti reincarnazioni. Chi fosse questo prodigioso personaggio, nessuno non lo ha mai saputo. Certamente non fu l’essere malefico, il prototipo demoniaco di stregone nero che viene descritto negli Atti degli Apostoli. che tentò di appropriarsi, mentre Pietro e Giovanni battezzavano i fedeli, della facoltà di elargire lo Spirito Santo. Non, quindi. il rivale di Pietro, ma la personificazione del desiderio di conoscenza”. comune nella ricerca delle verità gnostiche, sempre nell ambito della verità e della fede.

La leggenda che Simon Mago riuscisse a librarsi nel cielo, creando un incontenibile stupore tra i presenti, venne rimaneggiata ad hoc, e spiegata in modo tale da screditarlo. Si diceva infatti che Pietro, sbalordito per il prodigio e temendo che le folle si lasciassero sedurre dal mago, si fosse rivolto a Dio, implorando il suo intervento. L’invocazione, si racconta. ottenne l’effetto voluto. I demoni invisibili che sorreggevano Simon Mago si allontanarono, ed egli, cadendo rovinosamente al suolo, si provocò la frattura delle gambe.

Lo stesso Nerone, pur osteggiando filosofi cd operatori dell’occulto di quel tempo, ossessionato com’ era dall ‘ incubo che trame e operazioni magiche lo spodestassero, era solito consultare veggenti e dotti di astrologia, per conoscere i nomi dei suoi nemici e degli eventuali cospiratori.

Anche allora. come ai giorni nostri. gli oracoli, dalla Pizia greca al Nostradamus del Medioevo, si prestavano, di sovente, ad una duplice interpretazione. Per ambiguità dei responsi abilmente guidati dai sacerdoti, l’intervento di un Iniziato a quei misteri consentiva la decodificazione delle ermetiche profezie che. quasi sempre. si adattavano ad opposte interpretazioni. Scrutare nel futuro per conoscere l ‘ arcano significato della vita in contrapposizione alla morte. come il pervenire a livelli di conoscenza superiore, sono state da sempre considerate pratiche che solo agli eletti, i prescelti dagli dei, era consentito penetrare. Gli antichi. ben sapevano che i segreti arcani del divenire ultraterreno dell’uomo erano strettamente collegati alle forze che la natura emanava. Rivolgersi al vate, per l’ interpretazione di eventi naturali come la pioggia, i tuoni, gli incendi, le calamità e i rumori inspiegabili, significava per gli antichi stabilire una forma di comunicazione con la divinità. L’uomo del Duemila è possibilista. Attribuisce credibilità a fonti diverse di conoscenza, e l’anelito religioso, seppur lo induca alla riscoperta di miti dell ‘antichità, rivolge la sua attenzione anche a movimenti pseudo scientifici, come Scientology, o alternativi come l’Olistica, il “The Gospel of Prosperity” e il ‘”Vangelo del Benessere” delle chiese fondamentaliste americane.

Il mondo, con Internet, è raggiungibile in tempo reale, premendo un semplice tasto. L’esigenza imperante della post-modernità, sembra essere, ahimè, la conquista del benessere. In altri termini una vita migliore, non contaminata da malattie. anche mediante l’utilizzo di mezzi poco ortodossi.

La nostra società. in verità, è tra l’altro caratterizzata da un disinteresse sempre più crescente nei confronti della cosa pubblica: le disillusioni riconducibili all’arrivismo politico e, non da meno, il dilagante malcostume che s’ insinua in ogni dove, spingono l’uomo. fatalmente, verso tensioni edonistiche esasperate. Il desiderio di conquista del “suo particolare” lo protende più ancora verso un eccesso di individualità.

Le ultime stime quantificano in 250 milioni i terrestri che sono atei, lontani da ogni credo che ammetta l’esistenza di una “entità superiore”; queste cifre, stando ai rapporti, sono decisamente in costante crescita.

Dire però che l’uomo del XX secolo non avverta più l’esigenza di dialogo con la parte più sottile che è in lui, da sempre, sarebbe come affermare la totale inesistenza delle emozioni. Egli, seppur integrato nel sistema consumistico del quotidiano, avverte la presenza di vuoti che non riesce a spiegarsi. Insegue, quasi stimolato da un bisogno sempre più crescente, l’esigenza di una non meglio identificata “spiritualità” senza però lasciarsi coinvolgere da impegni di studio, dedizione e sacrificio alcuno: rivolge la sua attenzione alla medicina sciamanica, agli oroscopi e, purtroppo, ai tanti mercanti dell’occulto.

L’aspetto di questo nuovo risveglio di gnosticismo, è sicuramente diverso da quello del passato. Le religioni istituzionalizzate, anche per i dispotici atteggiamenti politici ed economici di memoria antica, non vengono considerate più depositarie di verità assolute. La ricerca del sacro, assume oggi una connotazione decisamente individuale, molto vicina al desiderio di ascesa spirituale del singolo, e nello stesso tempo simile a quella dello gnosticismo dell’antichità.

L’esigenza di spiritualità dell’uomo moderno

Una verità incontrovertibile meriterebbe, a questo punto, una riflessione più approfondita.

L’uomo contemporaneo, vive una profonda situazione di disagio. L’esodo di popolazioni dal cosiddetto “terzo mondo”, l’acuirsi di competizioni tra le religioni consolidate  e quelle emergenti, ed ancor più il confronto costante tra filosofie e tradizioni culturali appartenenti ad etnie radicalmente diverse tra loro, per effetto della crescente facilità di migrazione, non possono sollecitare nella società che la fuga da stereotipi obsoleti. non più al passo coi tempi, verso orizzonti nuovi in grado di dare altre risposte, e più appaganti.

La linea di demarcazione tra I ‘ antico ed il nuovo, tra passato e futuro, è una sottilissima membrana che divide due periodi esistenziali della storia dell’ uomo. Malgrado egli si protenda verso l’ identificazione di nuovi totem più validi ed attuali, il suo sguardo si rivolge costantemente al passato per l’individuazione di uno “stargate”, ovvero una porta spazio-temporale, che gli permetta di riscoprire, ln un non meglio identificabile stato di animazione sospesa, le antiche verità perdute. E non s’ accorge. ahimè, che le verità eterne sono, da sempre. sotto i suoi occhi.

Gin erbis, in verbis e in lapidibus” – dirà nel 1700, il conte Cagliostro – “sono racchiusi gli arcani segreti della Conoscenza. Penetrare nel segreto santuario della Natura. vuol dire conquistare l’essenza umida dell ‘Universo: il Mercurio filosofale. indispensabile per la costruzione della Grande Opera”.

Questa voce è stata pubblicata in Lavori di Loggia. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *