PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».(ANSA). GAL 15-OTT-02 18:35 NNN
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LA STELLA FIAMMEGGIANTE

Venerabile Maestro in Cattedra,

Dignitari all’Oriente,

Fratelli tutti tra le colonne

Il simbolo che questa sera abbiamo meditato é rappresentato dalla stella fiammeggiante. Essa è costituita da una linea continua che unisce cinque punti equidistanti tra di loro. disposti su una circonferenza. E’ la rappresentazione delle forze dell`Universo che garantiscono stabilità ed armonia ai pianeti primi conosciuti del nostro sistema solare: Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio. Questi pianeti si reggono nel nulla grazie alle forze di equilibrio cosmiche che ne garantiscono il reciproco rapporto. Al centro della stella, la lettera G, iniziale di Grande Architetto, la Potenza primigenia da cui prende origine il creato.

Questo simbolo é per un Compagno di vitale importanza: come l’Universo è la risultante di intrinseci equilibri dinamici, così un Iniziato che conosce la vera Arte deve protendere i suoi sforzi al raggiungimento dell’interiore equilibrio, che permette la serenità di vita e (armonia con i fratelli.. Questa condizione è raggiungibile ad un patto: che veramente ognuno si sforzi di conoscere se stesso. Sembra scontato ed assurdo, ma in realtà nessuno di noi conosce a pieno se stesso, distratto com’è dai mille affanni della vita quotidiana e dai tormenti delle umane passioni. Conoscere se stessi, perchè in se stessi è racchiusa la Chiave del Mistero, svelata solo ai veri iniziati. Non (esteriorità del culto o del rito, quindi è richiesto a chi vuole salire la scala della perfezione, mala profonda riflessione e comprensione di ciò che si è, nella convinzione che il motore dell’armonia è nel cuore di ognuno di noi. Il cuore, non a caso infatti, è il punto di incontro di tutte le religioni e di tutte le filosofie positive; sulla sua importanza tutti concordano, perchè chi possiede il proprio cuore, sede dei sentimenti e delle passioni, delle positività e delle negatività, possiede l’Universo ed acquista (immortalità.

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AMARE RIFLESSIONI DI UN CANE

Amare riflessioni di un cane

Io non vado a rubare. Eppure, nonostante l’uomo lo faccia spesso,

Grandi Magazzini vi è la scritta…: “Vietato l’ingresso ai cani”.

Io non bestemmio Dio. Eppure, nonostante l’uomo lo faccia spesso,

all’ingresso delle chiese vi è la scritta…: “Vietato l’ingresso ai cani”

Io non sono mai stato coinvolto in scandali.Eppure, nonostante l’uomo lo sia spesso,

al Parlamento vi è la scritta…: “Vietato l’ingresso ai cani”

Io non baro mai quando gioco. Eppure, nonostante l’uomo lo faccia spesso,

nei Casinò vi è la scritta…: “Vietato l’ingresso ai cani”

Io non ho mai dirottato aerei. Eppure, nonostante l’uomo sia solito farlo,

sugli aerei è assolutamente… “Vietato l’ingresso ai cani”

Io non ho partecipato mai ad alcuna guerra. Eppure, nonostante l’uomo ne faccia tante

è d’uso la scritta…: “Attenti al cane”.

E’ questa la ricompensa all’unico vero e fedele amico dell’uomo, che chiede soltanto un po’ di pane e qualche carezza?

Cani di tutto il mondo uniamoci! Non facciamoci imbrogliare!

Il nostro nemico non è il gatto: è l’UOMO!

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ASSENTEISMO

Premessa

Questo modestissimo lavoro è stato realizzato dai Fratelli  D.N e G.N.

che lo hanno separatamente composto ed  insieme poi sintetizzato.

‘ASSENTEISMO’

Prima di entrare nell’argomento suggerito dal tema, è necessario  precisare ancora una volta il concetto di “Loggia”.

Loggia è una definizione polivalente, che, oltre a significare l’unità di base  e fondamentale della Massoneria, è di fatto, una aggregazione di persone ri­unite nel luogo e nel tempo, per attuare i Principi ed i Programmi, in altri ter­mini gli Ideali, della Massoneria stessa.

E’ quindi il Luogo ed il Tempo, senza ombra di dubbio il più importante, dove la Massoneria si realizza.

Il Luogo, il Tempo si, ma SOPRATTUTTO  i Fratelli.

Appartenere alla Massoneria vuol dire, e dobbiamo tenerlo sempre ben presente, dedicarsi al

miglioramento proprio ed altrui.

               E, chiaramente, non si tratta assolutamente né di miglioramento fisico né  economico.

La Loggia, dunque, non è né una palestra ginnica, né un ufficio mercantile!

La Loggia, é una scuola di pensiero, di etica, di morale, di cultura, nel signifi­cato più ampio della parola.

E’ una scuola alla quale un giorno, coscientemente, ci siamo iscritti.

E’ qui che si studia, è qui che si lavora.

Questo é lo scopo, l’unico che giustifichi l’appartenenza all’Obbedienza.

Non ce ne sono altri!

Ci auguriamo che non ve ne siano altri!

Non ce ne devono essere altri!

Guai a coloro che permangono nelle nostre file per altri motivi!

Se ne vadano!!!

Il  presupposto  principale affinché  i lavori della Officina, abbiano una loro ef­ficacia, una loro continuità ed un soddisfacente funzionamento, è che gli ap­partenenti siano sempre presenti.

Solo la presenza assidua dei Fratelli garantisce al  Maestro  Venerabile la tranquillità  necessaria al buon  funzionamento della Officina.

In una Loggia come la nostra,  del tutto normale  come  gruppo di persone  con impegni  di lavoro e  sociali più o meno usuali,  le assenze sono da rite­nersi  eventi del tutto eccezionali.

Al di sotto di certi limiti di partecipazione dobbiamo veramente preoccuparci, e la preoccupazione diventa ansietà quando le assenze  hanno  questi tipi di giustificazione:

“Questa sera non posso venire perché mi sono capitati degli ospiti.”

“Questa sera non posso venire perché ho un impegno di lavoro.”

“Questa sera non posso  venire perché……..”

Ad ogni buon conto, queste le situazioni migliori, perché  altri non ritengono necessario neppure giustificarsi.

Eppure, vorremmo  ricordare che al momento dell’iniziazione, nella promessa solenne, prima letta ad alta voce e poi sottoscritta, siano evidenziati sia il do­vuto rispetto ai Fratelli che la partecipazione ai Lavori.

Perché invece tanta mancanza di questi doveri?

Perché provocare nei Fratelli nell’attesa di aprire i Lavori l’angosciante inter­rogativo del “verranno o non verranno?”.

E’ un guardarsi in faccia e un ricontarsi continuo, ed un rallegrarsi quando fi­nalmente arriva qualcuno.

Certo che ci rallegriamo, siamo qui con il legittimo desiderio di incontrare tutti gli amici, per scambiare i nostri pensieri, fare tutti partecipi delle nostre gioie o trovare conforto ai nostri  affanni.              Che delusione quando entriamo nel Tempio ed  i presenti  rappresentano si e no la metà di tutti noi.

          Come si può  giustificare un Fr. che dice di avere già un impegno quando si sa da   anni, che  il primo Venerdì di ogni mese appartiene alla Loggia, che ci dobbiamo e vogliamo incontrare?

E come giustificare un Fr. che dice di avere un improvviso impegno di lavoro. Ne aveva già uno con noi; perché non dice all’altro che quella serata per lui è già impegnata?

Ricordiamolo che i nostri incontri  si chiamano per l’appunto, lavori di Loggia;  perché allora non considerarli per lo meno,  alla stregua  dei lavori profani?

Perché dare ad essi minore importanza?

Se si pensa che l’anno è di 365  giorni, che gli impegni  improvvisi di lavoro dopo le ore 21, in un anno, si possono contare sulle dita di una mano,  che questi poi  vadano a coincidere proprio con i nostri 10/12 nostri incontri. non possiamo fare a meno di considerare la particolare sfortuna del Fratello op­pure come la sua giustificazione sia  di una banalità sconvolgente.

Diciamoci la verità; avremmo preso due impegni profani  nella stessa serata? Poco probabile.

Se abbiamo un appuntamento con un amico, ci guardiamo bene dal non ar­rivare in ritardo o  tanto peggio  di non presentarsi per niente all’appuntamento.  Bene, questo della Loggia è un impegno ben preciso  con molti amici, anzi con molti Fr. alcuni dei quali hanno sicuramente fatto dei sa­crifici per essere presenti e puntuali.

E che cosa dire dell’improvviso arrivo di ospiti?

L’educazione insegna che l’ospite preannunci l’arrivo se non vuol passare da persona poco educata.  E se si ha a che fare con una persona poco educata si può chiedere scusa e comunicare di avere un vero precedente impegno ed uscire per raggiungere dei fratelli che stanno aspettando . C’è poi anche in questo caso, la precedente considerazione statistica che tutto questo debba proprio accadere il primo venerdì del mese.

Sì, è vero che dopo cena prende un po’ di pigrizia, ma gli impegni sono im­pegni. Cerchiamo di essere coerenti con noi stessi, cerchiamo di liberarci da pigrizie e falsi impedimenti. Noi alla base di tutto dobbiamo risultare sì, “di buoni costumi”, e “liberi”.

Se la stanchezza, la pigrizia, gli impegni programmati o  im­previsti e specialmente l’indifferenza  prevaricano questi fratelli  e che per questo non sono più liberi, ci comunichino francamente questa nuova situazione, così che  non staremo  più ad aspettarli inutilmente.

Questo riferito a quei fratelli che hanno rispetto per gli altri e sentono il do­vere di giustificare la propria assenza.

Che dire di coloro che privi di ogni elementare buon senso, e ci sia consen­tito, privi di educazione, non sentono neppure il dovere di giustificarsi.

Nella nostra Loggia ,la media dei presenti alle tornate  ordinarie si  può valu­tare intorno al 40-50 %. Per le tornate informali  si stenta  a raggiungere il 30%. Questi  i  numeri.

Inoltre, se si considera che i fratelli presenti sono sempre gli stessi, é evi­dente come gli assenti siano di tipo cronico.

Si hanno quindi due logge. Una Carducci di fratelli quasi sempre presenti, operosi, attenti e rispettosi dei principi massonici, ed un’ altra  Carducci di …..fantasmi.

Per quanto ancora dobbiamo inutilmente aspettare, e cosa ,e chi aspettare?

Che i fantasmi ci prevarichino?

Se è vero che il profitto di appartenere alla Massoneria è quello del migliorare la nostra coscienza, la nostra conoscenza, i nostri ideali, se è vero che tutto questo si realizza nell’Officina, quale profitto traggono  gli assenti?

Sorge legittima e spontanea, anche se purtroppo irriverente la domanda:

“ma cosa ci stanno a fare?”

E’ veramente triste esprimere considerazioni così pesanti nei confronti di queste persone che noi, con tanto amore, continuiamo a considerare fratelli, ma che  non hanno più, nei nostri confronti, uguale considerazione  e ri­spetto.

Occorre trovare una soluzione ad una situazione divenuta intollerabile.

A questo punto ci assale un grave problema di coscienza: poiché non ci sen­tiamo  di sopportare oltre questa situazione siamo nel giusto   o  stiamo cal­pestando il basilare principio massonico della tolleranza ?

E’ quindi legittima la nostra intolleranza o sono legittimi tali comportamenti?

Non è assolutamente  possibile la coabitazione fra due tipologie così diverse! 

La soluzione non può essere che definitiva, e purtroppo, drastica !

Qui il nostro lavoro più che terminare, volutamente si interrompe!

Si interrompe perché non vogliamo trarre conclusioni.

La Loggia, nella sua saggezza e sovranità, dovrà stabilire , una volta per tutte, se siano la nostra intolleranza o i comportamenti denunciati  da eliminare!

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INIZIO LAVORI

INIZIO   LAVORI

          Prima di tutto vorrei precisare che con questo lavoro non intendo fare né una tavola di catechismo, né una di carattere esoterico.

      Desidero esporre a tutti i fratelli  alcune considerazioni personali sul rituale di apertura e di chiusura dei lavori in grado di apprendista.

       Purtroppo molto spesso capita di sentirlo recitare senza alcuna spiritualità e con tanta disattenzione e, tant’altre volte, con quella fretta che purtroppo assilla  noi tutti, tutti i giorni nella vita profana e che non riusciamo purtroppo a lasciare fuori del Tempio.

       Voglio precisare che non é una critica rivolta ai dignitari della nostra  Loggia, é  però uso comune sentir leggere il rituale come un formulario un po’ noioso e antiquato, un po’ fuori moda diciamo, e vien fatto di pensare che non tutti i Fratelli lo abbiano appreso nei suoi valori essenziali.

       Il Maestro Venerabile, dopo essersi assicurato che il Tempio sia al coperto, che tutti  i Fratelli presenti fra le colonne e all’Oriente siano tutti liberi muratori, che i dignitari di Loggia siano giustamente orientati nel Tempio, chiede al primo sorvegliante  qual’é  lo scopo della nostra riunione.

       “Per edificare templi alla virtù, scavare oscure prigioni  al vizio, lavorare al bene ed al progresso dell’umanità.”   Sembrano tre scopi ben precisi e distinti, ma in realtà con l’analisi del primo si riesce a capire il secondo che é simmetricamente opposto al primo, ed il terzo é il corollario conclusivo dei primi due.

       Edificare templi alla virtù non é certamente cosa facile, ma dobbiamo provarci  ogni volta che ci riuniamo; non si possono edificare templi alla virtù leggendo solamente le balaustre che ci arrivano dal centro. 

       Molto spesso, per necessità organizzative e amministrative, sono fatte di date, di numeri, di notizie di cronaca massonica e  se capita una balaustra di  contenuto esoterico, non  é sufficiente prestare attenzione alla sua lettura;  per edificare templi alla virtù, queste tavole vanno interpretate  anche e soprattutto  con riflessioni personali, sviscerarle senza animosità perché questo é l’iter  necessario per assimilarle in maniera efficace e costruttiva.

       Ma per realizzare  gli scopi delle nostre riunioni é necessario che noi tutti ci si presenti in Loggia con la convinzione di portare qualcosa, non dico necessariamente di contenuto filosofico, ma che dia  però,  la possibilità  a tutti i Fratelli di arricchirsi di conoscenze, quali esse siano, esoteriche e essoteriche.

       Ci dobbiamo riunire per conoscere meglio la dottrina massonica, per poterci perfezionare con la sua morale e con la sua virtù , per amarci e per imparare a diffondere meglio nel mondo profano i valori di Libertà, di Uguaglianza, di Fraternità, perché è nostro dovere credere che l’Umanità sia assetata di amore, di giustizia e di verità.

       Ad ogni modo nel tempio non è possibile trovare nulla se non quello che si è stati capaci di portare  e  di scoprire da noi stessi.

        “Scavare oscure prigioni al vizio”

       Questo secondo scopo non può essere ben compreso se non si dà il giusto significato alla  parola “vizio”.  Spesso chiamiamo vizzi  quelli che sono in effetti  deprecabile abitudini: dal fumo alla droga, dal bere al gioco, ma che a parer mio, non c’è affatto necessità di chiuderli in oscura prigioni;  sono cattive abitudini profondamente radicate che determinano nell’ individuo un desiderio morboso, ma che richiedono solo   qualche cura e tanta buona volontà.

       Perciò basta un momento di riflessione per capire  che la parola vizio del rituale  ha un valore che non è quello consueto.

       Leggiamo sul dizionario: “Incapacità del bene, e abitudine e pratica del male”, il concetto del vizio è dunque strettamente correlativo a quello della virtù, di cui costituisce la semplice negazione.

       E dunque, al di fuori del linguaggio simbolico, l’impegno massonico fa si che l’individuo, nel pieno  esercizio del libero arbitrio, debba sempre respingere la scelta del male  per optare per la virtù e per la pratica del bene  con le quali  si impegna ad edificare templi.

       Il libero  muratore, se vuole impedire che nella vita profana abbia il sopravvento la malvagità, deve lavorare tra le colonne per dare a sé stesso e soprattutto agli altri Fratelli le  basi morali necessarie a questo scopo.

       Non solo deve imporre a sé stesso di non fare  il male ma deve anche precludere che altri lo  compia.

       Nelle oscure prigioni  va rinchiuso il male che è in lui e quello che è negli altri.  Va rinchiuso il male del mondo.

       Il libero muratore deve essere convinto della bontà di questi principi e li deve applicare ogni giorno  e in ogni occasione anche se a discapito del proprio orgoglio e del proprio tornaconto. Concetto molto difficile, ma non  del tutto utopistico.

       Se riusciremo a diventare un esempio per tutti sicuramente avremo offerto un contributo notevole  “AL  BENE  ED  AL  PROGRESSO  DELL’ UMANITÀ“.

G.N.

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PREGHIERA A DIO

 – Preghiera a Dio

(Voltaire da “Trattato sulla tolleranza” – 1763)

Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi: se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato, a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa’ sì che questi errori non generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda; fa’ che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa’ sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te, insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati “uomini” non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole; che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera; che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa’ che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo, e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano “grandezza” e “ricchezza”,  e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c’è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!
Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,
come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell’attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.

La riflessione e l’impegno nei casi considerati nel “Trattato sulla tolleranza” e in altri simili, porta Voltaire a concepire un grido di battaglia: “Ecrasez l’infame”, schiacciate l’infame. Schiacciare l’infame significa lottare con tutte le forze della propria ragione e della propria morale contro il fanatismo intollerante tipico della religione confessionale (cattolica, protestante, musulmana o altro). Ogni uomo di buona volontà è chiamato a lottare per la tolleranza e la giustizia della religione naturale, una religione governata da un Dio aconfessionale, senza dogmi, che rende inutili le cerimonialità e che punisce i malvagi e remunera i buoni, come un giudice giusto. Il Dio di Voltaire sovrintende alla macchina meravigliosa che ha creato come un orologiaio, che ne cura il meccanismo. La concezione di Voltaire è perciò deista. Il problema che Voltaire principalmente si pone è l’esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere ad una giusta nozione dell’uomo. Il filosofo non la nega, come alcuni altri Illuministi che si dichiaravano atei (Diderot, D’Holbach e altri) perché non trovavano prova dell’esistenza di un Essere Supremo, ma nemmeno, nel suo razionalismo, assume una posizione agnostica. Egli vede la prova dell’esistenza di Dio nell’ordine superiore dell’universo, infatti così come ogni opera dimostra un artefice, Dio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all’esistenza degli esseri, si deve ammettere che sussiste un essere creatore. La sua posizione fu pertanto deista, come già accennato. Dunque Dio esiste e sebbene abbracciando questa tesi si trovino molte difficoltà, le difficoltà che si pongono abbracciando l’opinione contraria sarebbero ancora maggiori. Il Dio di Voltaire non è il dio rivelato, ma non è neanche un dio di una posizione panteista, come quella di Spinoza. È una sorta di Grande Architetto dell’Universo, un orologiaio autore di una macchina perfetta. Voltaire non nega una Provvidenza, ma non accetta quella di tipo fideistico; secondo le sue convinzioni (come quelle di molti del suo tempo), l’uomo nello stato di natura era felice, avendo istinto e ragione, ma la civiltà ha contribuito all’infelicità: occorre quindi accettare il mondo cosi com’è, e migliorarlo per quanto è possibile. Aveva contribuito a queste sue convinzioni lo studio di Newton: la cui scienza, pur rimanendo estranea, in quanto filosofia matematica, alla ricerca delle cause, risulta strettamente connessa alla metafisica teistica, implicando una razionale credenza in un essere supremo. Voltaire crede in un Dio che unifica, Dio di tutti gli uomini: universale come la ragione, Dio è di tutti. La sua fede nei principi della morale naturale mira ad unire spiritualmente gli uomini al di là delle differenze di costumi e di usanze. Proclama quindi la tolleranza contro il fanatismo e la superstizione (che stanno alla religione come l’astrologia alla astronomia) nel  “Trattato sulla tolleranza”.
Il trattato sulla tolleranza è una delle più famose opere di Voltaire. Pubblicata in Francia nel 1763 costituisce testo fondamentale della riflessione sulla libertà di credo, sul rispetto delle opinioni e di molte di quelle caratteristiche con cui oggi identifichiamo una società come civile.
Vi invito a leggerlo, è di un’attualità impressionante e non solo pensando al fanatismo islamico, ma al fanatismo fideistico di tutte le religioni (quella della nostra tradizione compresa) fondato non sulla ragione ma sul dogma.

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SICILIA, STAMPA CONTRO LA MASSONERIA.

Sicilia, stampa contro la Massoneria.

Il Gran Maestro scrive alle logge isolane: Grande Oriente pronto a tutelare la privacy degli iscritti

Alcune testate giornalistiche siciliane hanno avviato in internet una violenta campagna mediatica contro i Liberi Muratori. Il Gran Maestro Stefano Bisi si è già rivolto agli operatori dell’informazione replicando alle notizie che parlano di indagini in corso a Trapani sulla Massoneria e alle quali il Grande Oriente d’Italia è totalmente estraneo. Ora si rivolge direttamente alle logge della Sicilia per esprimere ancora una volta il suo sdegno e la sua vicinanza ai Fratelli del Grande Oriente per “questi reiterati, ingiustificati e ingiustificabili comportamenti”.

“Rispettabilissimi Maestri Venerabili, Carissimi Fratelli della Sicilia, – scrive il Gran Maestro Stefano Bisi – ritengo doveroso far giungere la mia forte indignazione e allo stesso tempo la mia totale vicinanza e solidarietà a tutti Voi per quanto si sta verificando da qualche settimana nella Vostra meravigliosa terra. Una martellante campagna mediatica, nata da un’inchiesta giudiziaria, che peraltro non ci riguarda, ha portato alcuni siti giornalistici a pubblicare sul web i nomi di Fratelli iscritti nei pie’ di lista delle Logge del Grande Oriente d’Italia di Marsala, Castelvetrano, Salemi e Trapani”.

“Un atto inaccettabile, – si legge ancora nella nota inviata alle logge della Sicilia – al quale da subito ho risposto con una lettera che sicuramente avrete avuto modo di leggere sugli organi di stampa e sul nostro sito istituzionale. Ai Fratelli che hanno visto i loro nomi pubblicati, e ai quali va tutta la mia comprensione e la mia stima, posso assicurare che il Grande Oriente d’Italia non è in alcun modo responsabile della pervenuta disponibilità degli elenchi da parte dei soggetti che li hanno editi, e che di fronte a questi reiterati, ingiustificati e ingiustificabili comportamenti è pronto con grande fermezza e decisione a tutelare ogni ulteriore violazione della privacy”.

“A tutti Voi amatissimi Fratelli siciliani – conclude il Gran Maestro – dico di fare catena in questo momento delicato e di continuare a lavorare con coraggio, perseveranza, forza e vigore nei nostri Templi e con altrettanta determinazione nella società profana per il superamento di ogni pregiudizio e l’affermazione dei sublimi principi della nostra Nobile Arte. Vi abbraccio fraternamente”.

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LA “PAURA” NELLA MODERNITA’ LIQUIDA.

2015-03-24   LA “PAURA” NELLA MODERNITA’ LIQUIDA.

In occasione della visita  

del  Grande Maestro del Grande Oriente d’Italia Fr. Stefano Bisi

M.V.  Fr. C. S.

LOGGIA G. GARIBALDI n° 1436 Or. Follonica (Ghirlanda 24 marzo 2015)

Illustrissimo e Venerabilissimo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Fr. Stefano Bisi,  

Siamo profondamente onorati di Ospitare, qui nel nostro Tempio di Ghirlanda, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. La presenza del Gran Maestro è un motivo di orgoglio per tutti noi. Ringrazio tutti i Fratelli presenti per aver accolto con gioia l’invito e per aver partecipato così numerosi a questi Lavori.

Voglio esprimere al Grande Maestro tutta la mia soddisfazione perché ho appreso, dal rapporto 2015 dell’Eurispes, che il numero degli affiliati, al Nostro Ordine Iniziatico, è andato progressivamente aumentando con un ritmo di 600 adepti per anno.

Nel giugno 2104 eravamo in Italia 23000 Liberi Muratori, il picco più alto mai rilevato.

Inoltre, si è abbassata l’età media degli adepti; sono sempre più numerosi i giovani che chiedono la “Luce” al Nostro Ordine Iniziatico e un aspetto ancora più rilevante è che la maggior parte di essi sono laureati.  La Toscana ha il maggior numero di affiliati, pari a 3075.

Questo risultato è merito di tutti Noi…di tutti i Fratelli d’Italia e in particolare del Grande Oriente d’Italia, che ha costruito un’immagine nuova della Massoneria, più moderna, più trasparente, più aperta alla società civile, più coraggiosa. Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Fratello Stefano Bisi, ha contribuito…e contribuisce , con il suo prezioso Lavoro, ad incrementare in senso positivo l’immagine della Massoneria Italiana; e questo, grazie al suo agire equilibrato e pacifico, al suo pensiero alto, espresso sempre con parole chiare e semplici che penetrano direttamente e rimangono a lungo nel cuore di tutti coloro che lo ascoltano.

Credo che la Massoneria debba essere vissuta con “Coraggio”. Non a caso il “coraggio” è stato l’oggetto dell’ultima balaustra del Grande Maestro Stefano Bisi, letta nel mese di dicembre… e sarà anche uno dei temi della Grande Loggia che si terrà il prossimo mese a Rimini.

La “persona coraggiosa” è quella che agisce stando nel “giusto mezzo”, come ha scritto nell’Etica Nicomachea Platone, ed è proprio dell’“Uomo Saggio” il saper stare nel giusto mezzo.

Il giusto mezzo è quel punto di equilibrio, difficile da trovare, situato tra la paura e la temerarietà.

L’antitodo più forte della paura è, comunque, l’”amore”…la “passione” per i propri ideali… è credere in ciò che si dice e in ciò che si fa”.  Solo armati di una “Volontà colorata da una grande passione”, noi possiamo trovare la forza di affrontare e superare qualsiasi difficoltà.

Lo spettro della “Paura “ si aggira, purtroppo, come un demone nella nostra società…in questa “società liquida” com’è stata definita, nel suo libro, dal sociologo Zygmunt Bauman.

E’ l’insicurezza del presente e l’incertezza del futuro che alimenta la nostra paura.

 Ci sentiamo sempre più vulnerabili difronte a forze che non riusciamo a controllare e forse neppure a comprendere fino in fondo…ci sentiamo “sottomessi” …tanto per usare il termine del titolo del libro di Michel Houellebecq “Sottomissione” (Ed. Bompiani 2015) a un destino cui sembra difficile opporsi. Oltre all’attuale crisi socio-economica e geopolitica ci sono ben altri motivi di paura come: l’individualismo spiccato, l’affievolirsi dei legami umani, l’inaridirsi dei sentimenti, la limitazione della libertà. Un ruolo, non da poco, è svolto anche dall’“iconofobia”, cioè dalla paura che suscitano in noi le ripetute immagini di morte… di distruzione. Assistiamo quotidianamente a una “furia iconoclastica”, cioè a distruzioni d’immagini sacre e per “sacro” intendo, secondo l’interpretazione massonica, tutto ciò che noi rispettiamo in modo “ab-soluto”. L’immagine sacra per eccellenza è sicuramente quella dell’”uomo”. Ormai siamo invasi continuamente da immagini che ritraggono “uomini” selvaggiamente uccisi da altri uomini…senza nessun rispetto per la “dignità umana”, che rappresenta il principio primo della Libera Muratoria. Così come… le immagini dei colpi di spranga e mazza contro la “Croce” sulla cupola del monastero di San Giorgio a Mosul, per poi essere sostituite con una bandiera nera o le immagini delle ruspe contro i templi e le statue, sempre a Mosul, antichi tesori assiro-babilonesi.

 Gli storici hanno trovato delle analogie tra il momento odierno e la così detta “età dell’angoscia” cioè il periodo che ha caratterizzato il tramonto e la caduta dell’impero romano (periodo compreso tra l’Imperatore Commodo e Diocleziono – dal 180 al 350 d.C.). Gli Imperatori e i membri delle classi dirigenti furono inadeguati a fronteggiare quella situazione storica, caratterizzata da una lenta ma progressiva trasformazione religiosa e culturale del mondo greco-romano; fenomeno unico dominato dalla conversione del paganesimo al cristianesimo (G. Bardy: “La conversione al cristianesimo nei primi secoli”. Ed. Jaca Book 2015).

Gli eventi storici passati devono essere un “avvertimento per noi”.

Il nostro edificio, ricco di valori, sul quale sventolano le bandiere della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, sembra oggi traballare…ma è dalla “Libera Muratoria”, che dobbiamo attingere quel “coraggio” … quell’”energia” …quella “forza” capace di contrastare e vincere le nostre paure.

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SEGRETO MASSONICO

SEGRETO MASSONICO

E’ questo un tema molto sentito e dibattuto, ognuno infatti, cerca di illuminare, di dare la propria interpretazione a questo punto base della Massoneria con l’apporto di nuovi elementi di discussione, in modo da avere le idee le più chiare possibili. 

Il fatto stesso che dia adito a delle discussioni, dimostra la difficoltà dell’argomento, per svolgere il quale non è più sufficiente il ragionamento, ma occorre un impegno d’immaginazione e di sensibilità squisitamente Massonica.

Una prima distinzione da fare è tra il Segreto profano e il Segreto Massonico.

SEGRETO PROFANO

Ogni forma di società mondana ha i suoi segreti, che, se trasgrediti, sono puniti in base alla legge vigenti; per esempio, i segreti di Stato; segreti d’ufficio; segreti industriali e professionali. Questo per tutelare gli interessi morali e individuali del singolo o della comunità.

SEGRETO MASSONICO

Per gli Statuti Generali del nostro ordine, “la manifestazione dei Misteri e dei Segreti Massonici , così a un profano, che a un Massone di grado inferiore, a cui si riferiscono i segreti ed i misteri rivelati” è prefigurata come colpa grave.

E’ evidente un intento cautelativo sia verso il mondo profano, sia verso i Fratelli i quali ultimi debbono pervenire in modo graduale alla conoscenza dei Segreti Massonici.

Già nelle cerimonie dell’iniziazione il M.·.V.·., dopo aver elencato i compiti e i doveri, invita l’iniziando ad assumere il primo impegno Massonico:

– IL SILENZIO –

L’impegno deve essere mantenuto ad ogni costo e viene preso sulle due coppe: del sapere e dell’amarezza.

La funzione del Segreto Massonico si può configurare sotto due aspetti diversi: come funzione Protettiva e come funzione di “conoscenza”.

Riguardo alla funzione protettiva, i suoi scopi sono evidenti.

In un regime democratico, come l’attuale, la Massoneria ha poco da temere: se però, i tempi dovessero cambiare e a capo della Società profana si dovesse istaurare una tirannide, la Massoneria, che persegue finalità di:

LIBERTÀ – UGUAGLIANZA – FRATELLANZA

sarebbe perseguitata.

Anche in circostanze meno drammatiche, è opportuna il segreto operativo, specialmente riguardo ai Fratelli che, per la loro professione sociale, potrebbero essere danneggiati se si venisse a conoscenza della loro appartenenza alla Massoneria.

Noi tutti, Fratelli, quando siamo iniziati, abbiamo intrapreso un cammino dall’oscurità verso la chiarezza, dall’ignoranza verso la conoscenza; questo cammino si svolge in particolar modo in Tempio.

Il luogo e l’atmosfera del tempio, improntata alla massima serenità, con i suoi riti e simboli intesi a favorire la concentrazione del pensiero, aiutano ad ampliare la conoscenza Massonica ed a penetrare il significato del simbolo.

E’ questa la funzione della conoscenza che se non è possibile comprendere in pieno per le sue alte significanze e per la sua complessità, è tuttavia intuitiva e chiaramente percepibile.

La presente esposizione vuol essere un modesto contributo di approfondimento dell’argomento, che, se non altro, potrà essere ampliato ed ulteriormente approfondito da dibattito e dal confronto delle idee.

HO DETTO

Fr.·. R.P.

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LA TEGOLATURA

L

Ovvero il metodo di valutazione degli aspiranti all’Iniziazione massonica

Una breve premessa

Questo lavoro non vuole e non può essere esaustivo per un argomento che assume delle connotazioni così determinanti per il presente e per il futuro delle Logge e dell’intera Istituzione; è da intendersi come spunto, qualora sia necessario, ad una revisione dei sistemi di approccio che le Logge hanno alla questione del Proselitismo.

Noi tutti riteniamo di offrire una opportunità di cambiamento a coloro i quali bussano alla porta del Tempio; l’esame delle caratteristiche dell’individuo che intende  sottoporsi al percorso iniziatico è quindi da inserirsi tra gli elementi  a cui dedicare maggior attenzione.

Non dobbiamo dimenticare che la causa della Libera Muratoria è la causa dell’Uomo, e che nel nostro contesto si vanno a formare Uomini che con il loro esempio devono rischiarare il buio nel quale è immersa gran parte dell’ Umanità.

Non ho volutamente inserito esempi di altri contesti iniziatici o di sistemi profani, quali riferimenti esperienziali ;  reputo infatti la nostra Istituzione esclusiva rispetto alle risposte che può dare alla società profana e ancor di più rispetto alle richieste che fa ai suoi appartenenti; di conseguenza esclusivo dovrà essere il sistema di valutazione del profano.  

Un po’ di chiarezza sui termini

L’origine del termine tegolatore è da riconoscersi nella parola inglese Tyler , che viene tradotta come Custode di una Loggia Massonica; in francese Tyler diventa Tuileur; l’azione che essi compiono è “To tile a visitor” , “Tuileur un visiteur” in italiano “Tegolare un visitatore”.

Al Tyler si presenta il Cowan parola scozzese derivante dall’antico francese Cullion tradotto in italiano con, un educato, vigliacco: il Cowan è un muratore che non ha compiuto        un’ apprendistato regolare, che costruisce muri a secco quindi un inferiore un sottomesso.

E’ curioso notare che inglese antico Tyler è Tigele derivante dal latino Tegula.

Questo ultimo elemento ci chiarisce il perché la parola viene usata nel gergo Massonico: Tegula è Tegola cioè la copertura del tetto, quindi il Tegolatore è colui che mette al riparo la Loggia dai pericoli derivanti dal mondo profano; il sistema è quello di porre una serie di domande atte a qualificare il soggetto che si ha di fronte.

Il Tegolatore/Tuileur/Tyler è, in questa accezione, il Copritore della Loggia, colui il quale esamina il sedicente Fratello Libero Muratore.

I Commissari informatori

Il termine Tegolatore viene quindi usato, impropriamente, per indicare i Commissari Informatori di cui agli Articoli 342, 344 e 345:

342- (…) Chiede (il Maestro Venerabile) poi alla Loggia la presa in considerazione se questa è approvata, nomina tre Commissari Informatori.

344- Decisa la destinazione dei Commissari Informatori, il Maestro Venerabile indica segretamente tre Fratelli al Fratello Segretario, che darà loro le relative istruzioni, senza che l’uno sappia dell’altro.

345- Le informazioni vertono principalmente sulla probità costante del profano nel corso della sua vita; sulla esattezza del disimpegno dei doveri del suo stato sulla saviezza e sicurezza dei suoi principi; sulla fermezza del di lui carattere ; sulla attività ed ingegno a penetrare, svolgere e conoscere da sé medesimo le altre scienze che l’Istituto Massonico offre all’esame dei Fratelli.

 Il Fratello si rivolge, nella funzione Tegolatore/Copritore ad un presunto Libero Muratore, userà quindi i termini, per Tegolarlo, tipici del gergo massonico; esaminerà il soggetto alla luce di cognizioni, che deve in lui riscontrare, proprie della Libera Muratoria.

Ben altro lavoro è quello che si appresta a fare il Fratello che riceve l’incarico di Commissario Informatore; egli può non rivelarsi, ed a mio parere non dovrebbe rivelarsi, deve quindi avvalersi di termini di uso comune: parlare della Libera Muratoria senza usarne il gergo.

I Commissari dovranno essere in grado di valutare alcuni elementi determinanti le qualità del profano che ha chiesto di entrare nell’Ordine:

  • Le qualità che il profano esprime in ambito sociale
  • La capacità del profano d’inserirsi nella Loggia
  • L’utilità del profano per l’Istituzione

Fattori che sarà possibile esaminare solo se:

  • Si avrà la possibilità di verificare da vicino ed attentamente il sistema di vita del profano
  • Si ha la visione chiara delle caratteristiche della Loggia
  • Si conoscono le necessità dell’Istituzione e il percorso che il profano vi potrà fare

Alla luce di questi componenti i Commissari Informatori dovranno essere scelti tra quei Fratelli:

  • Con grande capacità di valutazione degli elementi profani
  • Con grande sensibilità e affinità con la Loggia
  • Con esperienza nelle Camere superiori del Rito

Il Commissario Informatore dovrà essere in grado di suggerire al profano l’idea di dimensioni diverse di ragionamento, indirizzandolo sulla strada che porta ad una visione introspettiva delle sue aspettative; egli dovrà fare in modo che il profano si rivolga con chiarezza alla propria coscienza .

Il Commissario deve poi considerare la sua azione come parte della possibile Iniziazione del profano; la parte che lo riguarda personalmente.Voglio essere più chiaro: l’Iniziazione è un momento che ci deve vedere attivi anche se non siamo noi i diretti interessati; l’ esame di un profano è anche essa un momento di reiniziazione e di conferma; è il test che non ci imponiamo per verificare lo stato delle nostre capacità di relazionarci con gli altri alla luce del percorso iniziatico fin lì compiuto.

Perché questo sia possibile dovremo considerare l’eventualità di affidare questo incarico a Maestri di provato equilibrio, Fratelli tra i più attenti; il Maestro Venerabile dovrà compiere questa scelta con il pensiero al cammino che i singoli Commissari  testimoniano di aver fatto quali Fratelli partecipi e attivi all’eggregore della Loggia.

Il Commissario Informatore è un indagatore con capacità di giudicare l’adeguatezza dell’individuo che ha di fronte; egli non è un giudice, le informazioni che trarrà da questo confronto saranno sottoposte all’attenzione, che deve essere critica, della Loggia. Non dimentichiamoci mai che la responsabilità di tante delusioni, ma anche di pericoli, nei quali l’Istituzione è incorsa, e potrà incorrere, è da ascriversi alla leggerezza che si riserva alla selezione dei profani.

Sprazzi di metodiche

Si possono fornire indicazioni circa i canoni da considerare per valutare il Profano, ma è chiaramente difficile stabilire una metodica normalizzata adattabile a tutte le individualità che ci troveremo ad esaminare.

Quindi grande senso dell’orientamento nelle opinioni altrui e capacità di adattamento ai ritmi di chi abbiamo di fronte.          Ci corre, infatti, l’obbligo di capire ciò che il profano non ci vuol dire, dobbiamo quindi familiarizzare ma anche provocare in lui reazioni istintive, pronti a coglierle e valutarle.

Dal punto di vista pratico, è nostro dovere informare il profano delle difficoltà che si possono riscontrare nell’appartenere ad una società iniziatica ed (qualora si volesse o dovesse qualificarsi come Liberi Muratori) in particolare alla Libera Muratoria; rimarcare, quindi, questo elemento perché gli si dia la possibilità di valutare la cosa in modo oggettivo.

Un cenno alla questione del  Giuramento da prestare, cercando di essere chiari sul contenuto simbolico di gran parte di esso, è a mio parere necessario acciocché il profano gli riconosca, a tempo debito, la dignità che gli spetta.

Vi sono quindi una serie di componenti, che personalmente ritengo marginali rispetto ad una scelta così categorica, sulle quali dobbiamo far sì che non vi siano ombre di dubbio; ne voglio ricordare, in questa sede, solo alcune: l’obbligo di frequentare la Loggia nelle occasioni previste, la necessità che di questa scelta ne siano informati i familiari, la presenza nella Loggia e nell’Istituzione di pensieri e modi di vita assai diversi dal proprio, il lavoro di studio che non ammette requie.

Infine è fondamentale far capire che le proprie convinzioni possono subire sostanziali modificazioni, talvolta anche dolorose.  

Il profano

Credo quindi che sia  importante aver chiare quali sono le peculiarità che dovremo riscontrare nel profano.

Alcuni elementi importanti ci derivano dagli Statuti Generali :

11- Se il fine della Istituzione è il perfezionamento dell’Uomo, è indispensabile che il Libero Muratore pratichi la vera morale, che suppone la cognizione e l’esercizio dei doveri e dei diritti dell’Uomo.

Egli deve essere quindi giusto, umano, sincero, benefico verso ogni specie di persona e soprattutto buon padre, buon figlio, buon fratello, buon marito, buon cittadino.

18- Il libero Muratore deve essere cittadino nella pienezza dei suoi diritti, di una probità riconosciuta e di una regolare intelligenza. Niuno è ammesso nell’Ordine se non abbia l’età prescritta dagli Statuti.

Non può essere ammesso ne conservato chi abbia esercitato o eserciti mestieri e impieghi servili, abbietti e disonoranti, o abbia subito una condanna o pena infamante.La espiazione di tal genere di pena non induce ripristinazione di diritto a far parte dell’Ordine Massonico.

E dal Rituale di iniziazione quando si dichiara che il recipendario è “Nato libero e di buoni costumi” quindi può osare chiedere di divenire Libero Muratore.

Questi elementi, seppure indispensabili, possono non essere sufficienti a farci capire se questo profano è quello che a noi interessa.

Il profano deve essere “uomo di desiderio”, la premessa interiore che dobbiamo accertare essere in lui è quella di una “effettiva disponibilità alla trasformazione creativa” ; mi è di aiuto il , mai troppo compianto, Fr\Giancarlo Pazzagli che in occasione dell’apertura dei lavori del seminario Pitagora 1982-1983, avente per argomento il proselitismo, citava un sonetto di R.M.Rilke che vi riporto integralmente:

“Desidera la trasformazione. Sii entusiasta della fiamma; in essa ti si sottrae una cosa che

fa sfoggio di trasformazioni; quello spirito che progetta e che domina il mondo terreno non ama niente, nello slancio della figura, come il punto di svolta.

Ciò che si chiude nell’inerzia è già rigidità, che si crede sicura al riparo dello smorto

grigiore. Aspetta, l’essere indurito è ammonito da lontano da ciò che è ancora più duro. Bada, si solleva, non visto, un martello.

Chi effonde come fonte, lo riconosce la conoscenza; e lo conduce, rapito, per il sereno

creato, che spesso finisce con l’inizio e comincia con la fine.

Ogni spazio beato che essi stupiti percorrono è figlio o nipote della separazione. E la

trasformata Dafne, dacché si sente diventare alloro, vuole che tu ti trasformi in vento.”

Il profano deve essere quindi uomo che vuol conoscere e che dalla conoscenza voglia trarre gli elementi che lo porteranno alla tanto agognata trasformazione.”

Le conclusioni

Il valutare i profani è cosa dei Maestri , il lavoro dei Commissari è da compiersi con vera Maestria.

Con questo voglio dire che i FF\ Apprendisti e Compagni possono sì rivolgere il loro pensiero alla propagazione dell’Ordine, ma niente di più; il loro Apprendistato e il Compagnonaggio lo passino a prepararsi, sotto la vigile attenzione dei Maestri, all’impatto con le responsabilità dei gradi successivi. Non affrettiamo gli impegni di chi non può essere in grado di valutarne la portata ; se un Apprendista reputa un profano  degno dell’appartenere alla Libera Muratoria, invitiamolo bonariamente ad occuparsi del lavoro simbolico ed a rimandare il suo entusiasmo ad una maggiore esperienza.

Se un Compagno si rivolge a noi sottoponendoci un candidatura, prendiamo tempo chiediamo al nostro Fr\ una riflessione ulteriore, non investiamolo di un così grave problema.

Che i Fr\Maestri non si prestino a sottoscrivere richieste di avvicinamento che non siano più che, preventivamente, circostanziate.

Vorrei concludere questo mio insufficiente lavoro con le parole di un Fr\ che molto tempo fa scriveva:

“Molte vicende degli ultimi anni possono essere spiegate col fatto che, se la comunità massonica non ha in se gli anticorpi necessari ad isolare e a neutralizzare chi della vita massonica ha una visione distorta, si creano degenerazioni gravi che possono mettere in pericolo l’avvenire e la continuità stessa di un’Obbedienza, se è vero, come è vero, che le idee camminano anche sulle gambe degli uomini, oltre che su quelle delle Istituzioni.

In sostanza, quando prevalgono gli interessi profani la Massoneria stessa soffre in modo grave, poiché all’esterno si generano convinzioni errate.

Il danno consiste nel fatto che in breve volger di tempo si disperde un enorme patrimonio iniziatico, esoterico, filosofico ed autenticamente solidaristico, un patrimonio che è il risultato di un lungo, secolare investimento di energie intellettuali ed umane, retaggio del pensiero dei Grandi Iniziati, dei nostri padri spirituali che, spesso, a prezzo della propria vita, ci hanno dato la possibilità di sviluppare le nostre facoltà interiori di uomini che tendono al progresso”.

R. C.

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IL PRIMO LAVORO DI UN APPRENDISTA

          Carissimi Fratelli

           È trascorso un anno dal giorno in cui ho avuto la fortuna  di guardare nei vostri occhi e vedere la luce della nostra fede, li lavoro duro e la severa responsabilità del aio incarico profano non hanno diminuito la mia sete dì luce e la mia ansia a partecipare devotamente alla costruzione dei tempio

           Ho la gioia di dirvi che da quando vi ho conosciuti sono diventato migliore: mi avete insegnato ad amare la verità, la libertà , la giustizia e il bene, che già avevo fatto norma e scopo della mia vita. Perdonate se oso prendere la parola in vostra presenza, ma la vostra fraternità mi aiuta ,la vostra comprensione mi incoraggia a dirvi le meditazioni che ho fatto in solitudine negli squarci di tempo che il lavoro mi lasciava. Chiedo ancora perdono se al vostro orecchio qualche osservazione sembrerà illazione: sono un apprendista e l’ansia di luce  mi provoca fremiti forse disordinati.

           Pur accettando l’invito del Fr. F ,che mi e’ stato di sprone non e’ sul filo a piombo che ho lavorato , vi. prometto di farlo in futuro. E’ invece del simbolo che mi ha fatto provare le prime emozioni da iniziato che voglio parlarvi.

L’emozione maggiore l’ho provata al momento che mi vide cingere col grembiule bianco alla fine della cerimonia della mia iniziazione, l’assistere altre volte durante l’anno massonico alla stessa cerimonia ha rinnovata in me ogni volta la stessa emozione.

           I chiarimenti diretti che ho travato sui libri riguardo al grembiule non hanno soddisfatto appieno la mia ricerca di verità, in quanto venivano dati significati, peraltro altissimi, solo morali; ho creduto di trovare significati più profondi andando a cercare cose molto lontane da noi nel passato.

           Convinto che guanto più le meraviglie del passatoci  rivelano i loro segreti attraverso scavi di monumenti ed interpretazioni di antiche scritture, tanto più dobbiamo persuaderci che ogni fatto umano e’ vecchio come vecchio il mondo,

           In alcune tombe egiziane della diciottesima dinastia da circa trentacinque secoli esistono rappresentazioni grafiche di. uno dei misteri che più hanno appassionato in tutte le nazioni gli eruditi.

           Sulle  pareti  di alcuna di  queste tombe si nota un uomo accoccolato come il feto nell’utero ,sopra una slitta trainata da serventi guidati da un sacerdote di Anubi, nella scena successiva si assiste allo sgozzamento e spellamento di un caprone, con questa pelle viene poi rivestito l’apprendista, e mentre vengono bruciati il cuore della vittima e i capelli dell’apprendista ,dallafiamma si levano versa il cielo l’immagine dell’uomo e la pelle della vittima.

           Se dal misterioso antico Egitto si passa alla non meno misteriosa antica India, si ritrova in un rito discendente dai 4 libri Veda una cerimonia chiamata Diksa che serve alla deificazione dell’uomo.. Questa cerimonia si svolge facendo entrare in una capanna il neofita ricoperto con una pelle di antilope e cinto da un cordone di seta rossa; l’interpretazione che i Bramini datano agli elementi del sacro rito é la seguente: il neofita rappresenta il feto, la pelle é la placenta, la cintura é il ,cordone ombelicale e la capanna è l’utero.

           Presso gli Esseni nessuno poteva essere ammesso nella comunità se non subiva un anno di noviziato, al termina del quale il novizio veniva autorizzato a compiere le abluzioni, rituali dopo di che gli si consegnava un grembiule che doveva coprirlo per decenza.

           La civiltà classica greca ci ha tramandato inmiti e leggende analoghe cerimonie: il vello d’oro, la pelle di leone indossata da Ercole  durante le sette fatiche, Non menoimportante del grembiule é la cintura che secondol’iconografia religiosa significa lavoro, forza, castità.

           Nel Medio Evo tutti indistintamente indossavano la cintura esserne privati era segno di degradazione, d’incapacità di compiere certi obblighi, di rinuncia a certi diritti, i debitori insolventi venivano obbligati ad abbandonare la cintura, mentre le vedove deponevano la loro sulla tomba delmarito quando rinunciavano alla successione.

           Le idee madri sono una tradizione unica e comune per tutta l’Umanità, é per questo che imisteri in  tutte le religioni, in tutte le scuole iniziatiche hanno sempre un unico denominatore comune, é per questo che anche in Massoneria ritroviamo il rito del grembiule di pelle bianca che di materia animale perché la natura perfeziona la materia con cose che sono dello stessoregno naturale, così che l’animale genera l’animale, la pianta riproduce la pianta; la pelle é un contenitore di. materia animale in continua trasformazione e’ una forma di guscio per salvaguardare l’essere che in esso compie il suo ciclo di vita.

           Pertanto io vedo nel mio grembiule il simbolo del corpo fisico, dell’involucro materiale del quale lo spirito deve rivestirsi per partecipare all’OPERA della Costruzione UNIVERSALE.

 L.  M,

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