PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILLICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILLICI

 

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».(ANSA). GAL 15-OTT-02 18:35 NNN

 

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DIRITTO ALLA FELICITÀ

DOVERE DI ESSERE FELICI


Diritto alla felicità.

È il diritto di vivere intensamente, il diritto di sentirsi liberi e di poter disporre del nostro personale libero arbitrio per vivere felicemente. E’ il diritto di scegliere il nostro futuro sereno e tranquillo senza coercizioni di sorta, sia politiche che psicologiche. Ogni uomo nella sua sfera culturale e individuale, familiare o in relazione con gli altri uomini, ha diritto di scegliere secondo le sue esigenze e i suoi bisogni, sempre che non invada il campo altrui offendendo la libertà degli altri. Il diritto alla felicità è quindi legato strettamente a quello della libertà, fino a creare un binomio inscindibile. Ovviamente esso deve coniugarsi nell’ambito della legalità, di quelle leggi che la comunità locale, nazionale o internazionale si è data per non cadere nell’anarchia.

Per un massone è questo il diritto di ricercare la felicità interiore secondo il proprio individuale e liberamente scelto percorso iniziatico, diverso anche dal fratello che ti siede accanto. La diversità è data dalla coscienza di ognuno, dalle inclinazioni e i livelli culturali che sono personali e che devono essere sempre rispettati senza invasioni di campo gratuite.

La diversità di ognuno in campo massonico deve però essere accomunata dalla consapevolezza che chi ti siede vicino è veramente tuo fratello ed è pronto a dartene una prova di questa fratellanza, aiutandoti se chiedi aiuto, aprendoti se bussi alla sua porta, dimostrandoti comprensione, saperti ascoltare, trovare il tempo da dedicarli se i momenti che passi non sono proprio come vorresti.

Già il mondo esterno corre freneticamente alla ricerca di una falsa felicità, che rende falsamente felici, nell’istituzione occorre invece trovare tutto il tempo che occorre e magari fermarsi anche un po’.

La Massoneria è una sintesi nelle diversità, che presuppone però frequenza attiva, impegno e disponibilità a riflettere personalmente e con gli altri. E’ evidente che se un fratello frequenta solo sporadicamente il tempio, senza giustificazioni credibili, è lui per primo che non dà certezze e né può pretenderle e il suo diritto alla felicità interiore avrà un percorso solitario e incostante, difficile da comprendere ed eventualmente difficile da soccorrere.

Dovere di essere felici.

È il dovere che, per dirla con Dante, ti stimola a “non vivere come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Dovere di essere attivi e non essere codardi, di aver rispetto di sé e degli altri. E’ il dovere che ti spinge ad organizzarti per raggiungere i traguardi di felicità che ti sei prefissato, è il dovere che ti fa sentire utile alla vita e impegnato nel migliorarla

Il dovere alla felicità mi piace inquadrarlo in una dimensione sia interiore che esteriore. La prima comprende il rispetto di sé, imporsi obiettivi e tenere intimamente alla propria persona, cosa ben diversa dal proprio tornaconto, desiderio di affinarci le proprie capacità e educare le proprie inclinazioni, acquisire un metodo di lavoro per migliorarsi, sapersi mettere in gioco per ricominciare sempre, non considerare mai finita la strada da percorrere, volontà costante di scoprire in continuazione cose nuove. L’uomo in generale e il massone in particolare deve sentirsi in dovere di vivere felice e in modo appagante nel profondo del suo animo, indipendentemente dal suo grado d’istruzione, dalla religione o razza d’appartenenza, dal lavoro che esercita.

La seconda dimensione, quella esteriore, comprende l’impegno profuso per gli altri, per la dimensione sociale in cui uno vive. Anche qui inedia o impegno sporadico cozzano con la vita come la intendiamo noi massoni, che vale sempre e ottimisticamente la pena di essere vissuta. Anche il Massone quindi ha il dovere d’essere felice, di impegnarsi per raggiungere sempre nuovi traguardi; anzi di questa ricerca, con l’impegno personale e di gruppo, ne ha fitto una bandiera Resta alquanto difficile infatti, se non impossibile, pensare una Massoneria clandestina per sua scelta o avulsa dalla situazione sociale in cui opera giornalmente.

I suoi affiliati non possono non figurare in una èlite che governa i problemi e non li subisce, uomini che preventivamente sanno indicare ad altri uomini la rotta da percorrere e mai a traino come gregge. E tutto ciò deve avvenire all’insegna di sani principi democratici, nel rispetto delle leggi che regolano la società umana nel suo complesso.

Uomini, i massoni, che sono pronti sempre a combattere le dittature di ogni colore, le sopraffazioni, le scelte dogmatiche imposte e tutto ciò che non prevede la centralità dell’uomo.  Se c’è necessità di dar vita a un nuovo Risorgimento occorre come nell’800 essere e sentirsi nuovamente disponibili, noi massoni, a combattere la nostra guerra, con le anni che ci sono proprie, quelle della cultura che combatte l’ignoranza, quelle dell’ospitalità, dell’accoglienza e dell’integrazione contro il cieco scontro fra culture ed etnie diverse, contro ogni fondamentalismo a cominciare da quello religioso, con le armi delle idee e delle parole spese in difesa della laicità dello stato e dei diritti civili.

Quello che i massoni devono perseguire è una società più giusta e più democratica, nel rispetto delle idee e delle sensibilità di ciascuno, all’insegna dei principi inalienabili di libertà, uguaglianza e fratellanza.

Il perseguimento di questi obiettivi difficili, ma possibili, anche nelle nostre piccole comunità locali, non può esaurirsi con il vedersi ritualmente una volta al mese. Bisogna quindi pensare a come vivere, diversamente e vicini, nei trenta giorni di intervallo fra tornata e tornata, non accontentandosi mai e guardando sempre verso orizzonti lontani ma alla nostra portata.

Pensiamo a quali iniziative prendere,a quali impegni ci possiamo sottoporre, a come attualizzare i sani principi che ci animano da oltre tre secoli, qual è il nostro carico di mattoni che possiamo portare. E per il numero dei mattoni da portare in dote non dobbiamo temere e non dobbiamo mai affliggerci: c’è chi li porterà più di uno e chi ne avrà uno solo sottobraccio. Anche quello però è indispensabile, magari è quello angolare e particolarmente prezioso. Tutti dobbiamo essere pronti nell’impresa che ci aspetta per costruire la cattedrale che ci è stata commissionata. Ognuno farà quello che può e sa fare, basta che si abbia chiara l’intenzione concreta di costruire il nostro tempio, di passare dalla teoria alla pratica e dal passato al presente e al futuro.

Non mi sottraggo a lanciare qualche idea e a mettere sul tavolo da lavoro delle iniziative. Siamo da anni gemellati con due logge,l’Arcadia di Napoli e la Jefferson di Milano. Un gemellaggio da oltre 4 anni purtroppo dimenticato. Uno scambio operativo di vedute con questi fratelli di latitudini diverse su questi temi o su altri che si riterranno più opportuni sarebbe forse utile e ci schiuderebbe degli orizzonti oggi un po’ troppo angusti. Ricordo ai fratelli che in particolare nell’Arcadia di Napoli figurano fratelli di religione ebraica e musulmana. In attesa della lodevole Fondazione culturale che abbiamo intenzione di far nascere, forse una iniziativa simile potrebbe aiutarci ad ampliare le nostre vedute spesso ristrette al massimo nei limiti del nostro piccolo oriente.

Ancora. E’ uscito di recente (dicembre 2006) un ottimo libro sulla Massoneria sugli Annali Einaudi della Storia d’Italia, con una critica sembra assai lusinghiera: potremmo incaricare un fratello di farci prossimamente una relazione e, se occorre, invitare l’autore prof. Gian Mario Cazzaniga dell’Università di Bologna a rispondere ai nostri dubbi e alle nostre sollecitazioni.

Ultima proposta concreta che purtroppo mi riguarda anche personalmente. Tutti i fratelli sanno che esiste nel nostro oriente una associazione onlus di bambini disabili che offre con tante difficoltà gratuitamente a 30 di loro un servizio di ippoterapia ben organizzato e lodevole sotto ogni aspetto.

Al di là che, cosa non secondaria, il Presidente di questa associazione sia un fratello, non vedrei male, diciamo, una nostra visita diretta a questo centro ippico e una adozione da parte nostra di questo servizio ippoterapico in modo tale da garantire con iniziative mirate la sua continuità nel tempo.

 Per completezza di informazione vi informo che l’associazione Anffas è regolarmente iscritta alle associazioni onlus presso l’Ufficio Regionale delle Entrate e che per qualsiasi contributo viene rilasciata regolare ricevuta, deducibile nella dichiarazione dei redditi.

Ringrazio i Fratelli della tolleranza mostrata nell’avermi ascoltato e mi scuso se sono stato un po’ prolisso. Non era nelle mie intenzioni elargire ricette miracolose, che non ho, sul nostro futuro di massoni del terzo millennio e offro questa tavola alla riflessione e alla pazienza dei fratelli.

                                                                         Corti  Massimo

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Vocabolario per persone colte di MIMMO

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SOLI A NATALE

La porta della chiesa è aperta appena
e qualche donna anziana con il velo
si reca a recitare una novena,
pensando all’uomo suo che volò in cielo.

All’ombra, solitaria è una panchina,
d’un platano già spoglio e malandato:
il freddo viene giù dalla collina,
e invade la piazzetta del sagrato.

Seduto è, come statua indifferente,
un uomo dalla barba non curata.
La sigaretta brucia lentamente,
e sembra assorto o forse addormentato.

E’ il giorno di Natale e lui sta solo,
i figli ed i nipoti son lontani,
la donna sua, da anni, ha preso il volo
ed anche lui la seguirà un domani.

Son lì che guardo e penso al mio futuro:
qualcuno passa, guarda e resta muto,
come se avanti agli occhi avesse un muro,
ma io mi fermo e piano lo saluto.

Solleva il volto ed è meravigliato.
La sigaretta, consumata e spenta,
gli cade, rotolando sul selciato.
Lui guarda, pensa ma par che non senta.

Poi mi sorride, mentre siedo accanto,
e nei suoi occhi sembra luce nasca …
“Fa freddo, dico, e pioverà anche tanto…”
Ma lui sorride con le mani in tasca.

“Che vuoi che importi” e, quasi bisbigliante,
“insieme all’acqua che vien giù a fatica,
in questa solitudine assordante,
la voce tua è la sola voce amica.”

MIMMO

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PER SORRIDERE UN PO’ …



Regno delle due Sicilie
Canzone … semiseria

Ahi servo Sud, dell’Italia orpello,
già Regno di Sicilie in gran tempesta,
le tue regioni fanno un gran bordello,
con lo federalismo in sulla testa!

Quell’anima gentil di Federico
te fece magna con li suoi castelli,
ma, al fresco stesa sotto a un verde fico,
ti pascoli di pecore e di agnelli.

E como, pien d’arsura, lo terreno
risugge l’acqua per ristorazione,
così lo cittadino aspetta il fieno
c’arriva da lassù, dalla nazione.

Lo desiderio poi di un terremoto,
che porti l’euri a li poveri cristi,
cor tempo l’aiutare resta voto
e spera in San Gennaro che l’assisti.

Lo Regno de le due Sicilie è morto,
ma c’è chi aspetta la resurrezione,
como, se per miracolo, risorto,
devien de ratto ricco ogni garzone.

Lo sai, sudista, che la terra è bassa
e che li pomodori van raccolti ?
Ma, se aspettiamo, poi lo tempo passa
sanza che niun li colga e che rivolti

la terra per piantare fave e ceci;
si manca all’orecchiette rossa salsa,
ci tocca metter schiavi a far le veci,
como succede in certa terra balsa.

Qualcuno c’è lassù con lo spadone:
è il bel Matteo, con l’Umberto appresso,
che, da Pontida, urla col vocione:
“io dai terrun non mi fo’ fare fesso” !

I torti veri non li ha tutti certo,
ma noi dobbiamo tosto dimostrare,
sanza lo deretano allo scoperto,
che non ci manca voglia a lavorare.

Le origini diverse al sud Italia
ci fa bastardi da generazioni,
ma la cultura che ci tenne a balia
ci ha fatto omini e donne coi co…ni !!!

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ORIGINE DELL’UNIVERSO …. secondo io


Lezione numero 1Nel principio …
– quale principio?
Niente domande per ora! Nel principio non c’era NIENTE. E non avendo niente da fare si annoiava. Allora decise: Facciamo qualcosa.
– Facciamo? Ma se non c’era nessuno ancora …
Zitti e ascoltate!
E così il Niente fece Qualcosa. E siccome Qualcosa era sola e s’annoiava a morte, allora incominciò a spezzettarsi: un po’ qui, un po’ là e un po’ più in là. Nacque una confusione del diavolo.
– Il diavolo c’era di già?
Ma no, facevo per dire, insomma c’era un casino.
– C’era già il casino?
Porca miseria, zitti e mosca !
– Accidenti c’erano già le mosche?
– Viaaaaaaaaaaaa! Dietro la lavagna !!!
Dicevo che c’era un po’ di confusione tra tutti i pezzi di qualcosa che si urtavano l’un l’altro e si sa che, per attrito, ci si riscalda. Così nacque il sole che era contento, col freddo che c’era allora. Non c’era ancora il riscaldamento centralizzato e il Niente non aveva ancora inventato il petrolio per riscaldamento. Fu allora che a qualche pezzo di qualcosa gli giravano perché aveva un freddo cane.
– Allora i cani c’erano?
NO, ho detto zitti che ora che viene il bello. Fu così che qualche qualcosa incominciò a girare intorno al sole, giusto per riscaldarsi. Alcuni pezzi di qualcosa, i più freddolosi, giravano più vicini e si bruciacchiarono il pelo.
– Avevano il pelo i qualcosa?
Ma no, facevo per dire … Ma volete stare zitti?
Un pezzo di qualcosa era fatto di terra e si chiamò TERRA. Stava ad una certa distanza dal sole e stava non c’è male. Solo che la notte cadeva la nebbia e l’umidità incominciò a cadere e, notte dopo notte, venne giù tanta di quella nebbia che si raccolse nelle buche. In quelle piccole nacquero i laghi e nelle bucone nacquero i mari e gli oceani. Voi potreste chiedermi: ma come mai tutti i pesci che bevevano non prosciugarono i laghi e i mari? Domanda da ignoranti. I pesci bevono, ma poi sputano l’acqua che serve solo a sciacquarsi i denti dopo aver mangiato l’alga per togliere quella rimasta attaccata alle ganasce.
Un giorno un pesce uscì dall’acqua e vide che, considerato tutto, non si stava poi tanto male. Non c’era l’alga, però c’era la cicoriella di campagna e i fichi d’India.
– I fichi d’India? Allora c’erano già gli indiani?
Noooo dovevano ancora nascere, ma i fichi c’erano già.
Il pesce si adattò alla spiaggia, incominciò ad assaggiare le arselle, le cozze e le trovò buone. Conobbe altri pesci più grandi ed esperti ed anche uno che aveva studiato ingegneria genetica. Un giorno chiamò gli amici della zona e disse: facciamo l’uomo così ci fa le cozze alla marinara e gli spaghetti con le arselle ! Ci fu un’ovazione generale di batti-pinne. Allora il Pescio, l’ingegnere genetico, prese un po’ di creta, ci sputò sopra e disse, svegliati, figlio di buona madre! Non si è mai capito perché ce l’avesse con la madre, visto che l’aveva fatto lui e che le madri non le avevano ancora inventate. Ma gli ingegneri genetici son fatti così. Ma cosa fu o non fu, la creta si mosse e nacque Adamo. Appena sveglio, mise le cose in chiaro: io non so cucinare, le cozze le mangio crude come fate voi. Se volete gli spaghetti allo scoglio, dovete inventare una donna. A questo punto si capisce che la donna nacque per necessità. Adamo non sapeva fare nemmeno un uovo sodo. L’ingegnere genetico, cavò una costola a Adamo, che imprecò notevolmente. Non erano state inventate ancora le bestemmie. Il Pescio manovrò e si divertì un po’ esagerando con la creta nella parte superiore. Era un giocherellone di palla ovale. Difatti, quando doveva fare il canaletto di scolo davanti … aveva già finito la creta. Bisogna dire che Eva, la donna costolare di Adamo, gli venne da dio! Messa alla prova, cucinò subito alla brace una spaghettata ai frutti di mare che non vi dico. Beh, come sono nati gli omosex, ve lo dico un’altra volta. Ehì tu, Vieni fuori da dietro alla lavagna che debbo interrogarti per vedere se hai capito.
(Continua ? Non chiedetemelo. Sono in attesa di Scomunica …)

MIMMO

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Angelica

DI MIMMO

La pelle s’ambra al carezzar del vento
e il corpo annudi con molta eleganza,
per evocar sensuale turbamento
sembrando un passo di un’arcana danza.

Profumi, tra le pieghe dei tuoi veli,
inondano i cuscini dell’alcova
e, mentre con movenze lente sveli
le forme tue, ognun amor ritrova.

E’ il desiderio che l’Amor ribelle,
nel caldo amplesso, sazia lietamente
e inonda dei suoi fremiti la pelle.

Tu vergine ed ancella di Afrodite,
Angelica tu voli nella mente,
svegliando le emozioni più sopite.

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L’amplesso del mare

di MIMMO

La sera il mare calmo, con la brezza,
lambisce lieve la sua amata riva.
Ogni riflusso sembra una carezza
per chi gli è accanto come amante viva.

Se poi le onde le rinforza il vento,
carezze audaci sono di passione,
quasi un amplesso fatto con l’intento
di far la riva sua con aggressione.

Il mare a volte bacia come amante
che aspetta ansante il ritornar dell’onda,
per riprovar carezze e sono tante

che arrivano alle dune impertinenti:
e questo ansar dell’onde la feconda,
se bacia la sua spiaggia coi frangenti.

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La fratellanza è solo un falso ?

La fratellanza è solo un falso ?

Bruciati sono i sogni
con le delusioni,
che amare sono e fanno ancora male.

Crollati i falsi miti e le illusioni,
mortificato il trepido ideale,
t’accorgi che la fratellanza
è spesso un falso,
che, nella realtà,
è solo un’eco in lontananza.

L’indifferenza ti ha tarpato l’ali
e tu, l’orgoglio per un po’ messo da parte,
triste ti prostri a chiedere la vita,
con rassegnazione,
ma dentro urla muta
la dignità perduta
e sogni ancora per il tuo futuro:
forse un riscatto,
ma non è sicuro,
se il Cielo, ch’è di tutti,
forse ti darà.

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Innamorarsi ancora

Innamorarsi ancora

Innamorarsi ancora è una magia
nel viale che conduce ad un cancello,
se già l’argento spruzza i miei capelli
e il lento passo è figlio dei miei anni.

Innamorarsi ancora della Luna
che a sera toglie luce alle mie stelle
e il mare attende che la luna cali,
per farla sua in attimi struggenti.

Innamorarsi di due occhi scuri
che al mare cupo ruba i suoi colori
per poi sognare al tatto i suoi capelli
e dare un bacio agli occhi suoi socchiusi.

Innamorarsi è come rifiorire
e raddrizzar le spalle avanti al sole
e, se la mano sua la tua ti sfiora,
sentir l’anima tua che s’accalora.

Di MIMMO

 

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Il miele spremerò alle mie stelle

Il miele spremerò alle mie stelle

Ed ora,
che la mia strada già volge alla meta,
non guarderò di certo indietro,
ma mi proietterò al di là,
dove il traguardo apre la porta
al tunnel della vera Conoscenza.

Anche se il dubbio mi tormenta sempre,
il miele spremerò alle mie stelle
e mi ricoprirò
di brina rilucente,
poi varcherò la soglia luminosa
timidamente.

La strada che io lascio è strada bianca
che quasi certamente
non avrà alcun nome,
ma le mie tracce parleranno
dei miei pensosi passi
e delle mie emozioni
e chi li sfiorerà
avvertirà profonde
e arcane vibrazioni.

La vita mia s’appressa
ad esser muta ormai,
ma parlerà in un sussurro
emozionante
a chi saprà ascoltare
silenziosamente.

Chi al di là mi aspetta,
per rivedermi ancora:
“lascia che scorra l’ora
e non avere fretta”.

di MIMMO

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