PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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L’ESOTERISMO MASSONICO (PARTE III“)

L’ESOTERISMO MASSONICO (PARTE III“)

di E. B.

8. Il simbolismo della Camera (o Gabinetto) di riflessione del Neofita.

La suddetta meta si scorge già nella Camera (o Gabinetto) di riflessione(o di meditazione) nella quale è posto il neofita prima della sua introduzione nel Tempio, per compiere, secondo la ritualità massonica, da solo il primo viaggio che è raffigurato nelle viscere della Terra, negli inferi, per dare inizio da lì alla sua rinascita verso la Luce che richiede entrando in Massoneria. Il pavimento, le pareti ed il soffitto

sono dipinti in nero opaco. Nella parete Nord è dipinto il segno zodiacale del cancro ed uno scheletro umano, la scritta V.I.T.R.LO.L. ed i simboli alchemici dello zolfo e del Sole, una lucerna e la frase: «Se la tua anima ha provato spavento: non andare più oltre». Sotto è posto un Triangolo con la punta verso il basso, simbolo dell’elemento acqua.

Nella parete Ovest è dipinto il segno zodiacale della bilancia una porta

con spioncino, un Triangolo con la punta in alto tagliata da una barra

orizzontale, simbolo dell’elemento aria ed è posta la scritta: «Se la curiosità ti ha condotto qui: Esci». Nella parete Sud vi è il segno zodiacale del capricorno, una falce, e la clessidra, una finestrella con uno specchio, un triangolo con la punta in basso tagliata da una barra orizzontale, simbolo dell’elemento terra, ed è posta la scritta: «Se tieni alle distinzioni umane: Vattene». Nella parete Est è disegnato il segno zodiacale dell’ariete, la figura di un gallo che canta, un Triangolo con la punta verso l’alto, simbolo dell’elemento fuoco, la scritta «vigilanza e perseveranza» e la scritta: «Se tu perseveri sarai purificato dagli elementi, verrai fuori dall’abisso delle tenebre: Vedrai la Luce».

Sul tavolino è posto un calamaio con la penna d’oca, una candela, tre ciotole con sale, zolfo, sabbia, un pane secco, una brocca d’acqua, un teschio umano. Simbologicamente nel Gabinetto di riflessione il candidato muore per rinascere al canto del gallo (1° viaggio).

Cerchiamo, ai fini della nostra indagine, di seguire nell’interpretazione del messaggio esoterico questo viaggio ideale del profano invitato a riflettere sui simboli e sulle parole che vede apposte lungo il cammino che va dalla parete Nord a quella Ovest, a quella Sud, per terminare a quella Est (Oriente). Sulla parete Nord legge la scritta V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Ratificandoque Invenies Occultum Lapidem = Visita le viscere della terra e rettificando «correggendo» il cammino troverai la pietra occulta).

Già tale scritta indica il suddetto processo di liberazione mentale e spirituale, perché per trovare la pietra occulta (o pietra filosofale, o pietra cubica, o verità) l’uomo deve sapere rettificare più volte il cammino e superare gli ostacoli rappresentati dalle sue cecità, dai pregiudizi, dalle passioni, dalle sofferenze, dalle disperazioni, dalle apatie, dalle sue paure e per farlo deve sapersi spogliare di tutto ciò, come simbolicamente (dopo la consegna dei metalli) indica lo scheletro

in piedi. È «la diritta via nella selva oscura» di Dante, il cammino della rinascita (la lucerna).

Ma in ciò l’uomo è solo nella riflessione, ed è questo già un messaggio gnostico; la «pietra occulta» non può essergli donata da altri – neppure da Dio – lui solo deve compiere il cammino della propria realizzazione. Per questo nella parete Nord è stato scritto l’avvertimento: «Se la tua anima ha provato spavento» (a proseguire in questo solitario cammino verso una tale meta di realizzazione interiore, senza l’affidamento dogmatico) «Non andare  più oltre»(la strada dell’iniziazione massonica non è per te). Proseguendo il viaggio di riflessione sulla parete Ovest, la porta – simbolo alchemico – sta a significare che non può essere aperta se non si sa trasformare la materia (spirituale) (già simboleggiata nella

parete Nord dallo zolfo e dal sale) con il giusto fuoco (dei sentimenti e dell’intelletto) e se non si sa guardare verso l’alto come è indicato dal simbolo del Triangolo con la punta in alto sbarrata orizzontalmente, che raffigura l’elemento aria.

La scritta d’avvertimento è conseguente: «Se la curiosità ti ha condotto qui: Esci»; cioè l’impegno con te stesso deve essere appropriato, costante, ispirato, non dettato da una fugace curiosità; la porta resta ermeticamente chiusa se non si attua la trasformazione interiore. Passando alla parete Sud campeggia la scritta: «Se tieni alle distinzioni umane: Vattene», ed i simboli che l’attorniano chiariscono l’ammonimento. Se guardi alle cose della terra solo pensando ai vantaggi personali, senza «ordinare» la tua vita terrena (simbolo della clessidra e della falce, emblemi di Saturno) ad una sollecitazione dello spirito rivolta a conoscere te stesso (simbolo dell’apertura dello spioncino o finestrella per vedere la propria immagine riprodotta dallo specchio) non puoi saperti identificare con la legge universale ed essere

partecipe dell’umanità. Questo è il significato del Triangolo con la punta rivolta in basso tagliata orizzontalmente (terra): la proiezione dell’iniziato verso l’umanità. Soltanto se nella riflessione il profano comprende che può affrontare l’esperienza massonica compiendo il «cammino iniziatico» raffigurato nelle pareti nord-ovest-sud, cioè se si sente «uomo libero» dai pregiudizi, dalle superstizioni, dalle passioni e dagli egoismi e se si sente di «buoni costumi» — cioè «specchiato», nella sua coscienza ed in una benefica proiezione verso i propri simili con i quali s’identifica – allora può aspirare a proseguire il cammino verso l’iniziazione. Nella parete Est (Oriente), infatti riceve l’ultima indicazione: «Se persevererai» con «vigilanza e perseveranza» – nel cammino iniziatico, sempre «rettificandolo» – «sarai purificato dagli elementi» (abbiamo visto i significati esoterici dell’acqua, aria, fuoco) «verrai fuori dall’abisso delle tenebre: vedrai la Luce». Il Triangolo, non più sbarrato, ha la punta verso l’alto; simbolo del fuoco. Il Gallo canta nella luce dell’alba. Ecco dunque, che nel «primo viaggio» simbolico, che precede la cerimonia d’iniziazione vera e propria, al neofita che realmente «rifletta» è già stato detto tutto l’essenziale sull’esoterismo massonico e su cosa significhi – se diviene massone – la sua duplice ricerca iniziatica, sempre rivolta verso il cielo e verso la terra; verso l’indizione, riconoscendo in se stesso la propria «deità» e verso «l’umanizzazione», riconoscendosi partecipe attivo dell’umanità. Deve già essere un potenziale «Maestro di vita», «libero» da ogni schiavitù spirituale – e di «buoni costumi» – cioè benevolmente versoi suoi simili nel rispetto di una legge morale. In sostanza, gli si prospetta di iniziare il proprio processo di liberazione mentale e spirituale. Se non aspira a ciò gli si dice tre volte: «Non andare più oltre», «Esci», «Vattene», ma anche, se positiva è la sua volontà, gli si dice che nella «vigilanza e perseveranza»: «Vedrai la luce»

9. Nell’iniziazione al 1° grado (apprendista libero muratore).

Nell’iniziazione al 1° grado il neofita — dopo aver sostato nella Camera (o Gabinetto) di riflessione, già ricca di ammonimenti e di simboli, e dopo aver reso «testamento» (risposta a domande), è introdotto bendato nel tempio per la cerimonia d’iniziazione. AI neofita si precisa che la cecità della benda sta ad indicare la cecità spirituale in cui si trova l’uomo quando è dominato dalle passioni ed è vittima della ignoranza e delle superstizioni. Gli si fanno compiere tre giri del Tempio – «viaggi»- (ed il primo, solitario, s’intende compiuto nella «camera delle riflessioni» prima della sua introduzione nel Tempio) ed il Maestro Venerabile ogni volta spiega il significato simbolico del viaggio, al termine del quale il neofita è simbolicamente purificato via via dall’acqua, dall’aria, dal fuoco. I rumori, intensi, uditi  nel primo viaggio nel Tempio (simbologicamente considerato secondo e così via) stanno ad indicare le passioni che agitano l’uomo e la difficoltà che incontra nella vita e che per vincere le une e le altre occorrerà che egli abbia acquisito la necessaria energia morale (e il cammino nel «labirinto»).

Il secondo viaggio, meno rumoroso, sta ad indicare che con la perseveranza è possibile all’uomo liberarsi delle passioni e porsi sul binario della virtù.

Nel terzo viaggio, senza rumori, si simboleggia la conquistata purezza

ed il raggiunto equilibrio ed il Maestro Venerabile gli indica il precetto:

«Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te», che per il massone va integrato con: «Fai agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a te».

Abbiamo citato solo qualche brano della ricca simbologia e del dialogo

della cerimonia di iniziazione libero-muratoria, rendendoci conto che la lettura di essa e la descrizione dell’apparato scenico in cui si svolge non possa certo rendere l’idea del contenuto emotivo-spirituale che può suscitare sui partecipanti ed in particolare sull’iniziando. Quello che ci premeva evidenziare era come già in essa si delineino nettamente quali siano i principi o le idee-guida della Massoneria e del suo esoterismo. Indicativo al riguardo ci appare il «dialogo» con il quale

il Venerabile precisa i concetti di libertà, morale, virtù, vizio e le finalità

della Massoneria. «Libertà è il dovere di compiere o non compiere atti secondo la determinazione della propria volontà. È il diritto di fare tutto ciò che non è contrario alla legge, alla morale ed alla libertà altrui. È il diritto di approfittare dei vantaggi garantiti dalla legge a tutti i cittadini

di partecipare col proprio voto alla promulgazione della legge che deve

essere rispettata ed obbedita da tutti». «La morale è una scienza che riposa sulla ragione umana. È la legge naturale universale ed eterna che regge tutti gli esseri intelligenti e liberi. La coscienza, scientificamente spiegata, scientificamente ammissibile, che ci insegna i nostri doveri e l’uso ragionato dei nostri diritti. Essa si indirizza ai puri sentimenti del cuore per assicurare il trionfo della ragione e della virtù».

«La virtù. La parola virtù secondo la sua etimologia vuol dire forza; forza di fare il bene assoluto e di compiere i propri doveri (…)» (e poi precisa i termini della virtù pubblica, privata, domestica). «Il vizio è ogni concessione fatta all’interesse ed alla passione a spese del dovere. È la soddisfazione delle cattive tendenze dell’uomo (…) pericolo contro il quale bisogna armarsi di tutte le forze della ragione, con tutte le energie del carattere (…)».

Spiegando cos’è la Massoneria il Maestro Venerabile precisa: «è un Ordine che ha il suo principio nella ragione ed è perciò universale; essa ha una origine propria non confondibile con quella di nessuna religione, perché lasciando a ciascuno la libertà di fede, essa è libera  da qualsiasi dogma religioso. Quantunque ferma nei suoi principi fondamentali è innanzi tutto progressiva e non impone alcun limite alla

ricerca del vero».

10. Nell’iniziazione al 2° grado (compagno d’arte).

Nell’iniziazione al 2° grado (compagno) il Venerabile, do poi viaggi simbolici (che vengono fatti senza benda), indica il significato esoterico che gli antichi davano ai quattro elementi, allora ritenuti semplici, della natura: Terra, Acqua, Aria, Fuoco (simbologicamente, nell’ordine). Successivamente il Venerabile indica il significato simbolico ed allegorico dato agli oggetti dall’arte muratoria, precisando che anzitutto

il massone «deve conoscere se stesso», e ci sembra indicativo al riguardo

di tale concetto gnostico che prima all’iniziando al 2° grado siano stati fatti leggere i nomi di Solone, Socrate, Licurgo, Pitagora. Il Venerabile precisa poi il significato simbolico dei cinque sensi che «non vanno intesi in senso fisico quanto quali facoltà dell’anima». «L’occhio evoca l’idea dell’immaginazione, dell’ideale, dell’universale» (e si connette con il ricorrente simbolo della luce, che sta per verità). «Il tatto conferisce moralmente all’anima l’idea del mio e del non mio, cioè la conoscenza e la certezza dei mondi interno ed esterno». «Il gusto simboleggia la sensibilità più vicina al mondo fisico». «L’odorato ha qualche cosa di più sottile e penetrante. Tutti i nobili sentimenti che spingono l’uomo alle più virtuose azioni non sono essi come profumi dell’anima?». Il Venerabile conclude: «I cinque organi del corpo, simbolo dei cinque sensi dell’anima, possono divenire per il massone studioso e intelligente altrettanti simboli delle nostre facoltà spirituali».

In base alla tradizione ieratica, l’uomo ha una triplice costituzione energetica:

– Fisica: legata al corpo, alla forza vitale, alla razionalità, alla capacità di sperimentare e padroneggiare il proprio essere e la realtà circostante;

– Animica: legata ai cinque sensi, ai sentimenti, alle emozioni, alla psiche, alla fantasia, all’immaginazione;

– Spirituale: legata all’intelletto, alla capacità mentale di astrazione e di sintesi, all’intuizione.

«Piani» tra loro inscindibili. Simbolicamente il grado di apprendista si riferisce al piano fisico, quello di compagno al piano animico, quello di maestro al piano spirituale ed alternativamente riferibili all’elemento fuoco, aria (così da «Quaderno di Simbologia Massonica», a cura del Grande Oriente d’Italia, 1977).Per la Cabbala ogni entità umana è costituita da tre aspetti animici: il Nefesh, forza eterica, l’anima vegetativa o animale; il Ruah, il principio spirituale od astrale capace di distinguere tra il bene ed il male; il Neshamah, la sostanza immortale capace di compiere solo il bene. Dopo lo stadio di Neshamah, l’anima giungerebbe ad altri due modi di essere (ormai di superiore realizzazione). Partizione che si ritrova, sostanzialmente, nei pitagorici ed in altre concezioni della Tradizione; potrebbe pertanto spiegare il concetto espresso sui 5 sensi dell’anima del rituale del 2° grado, posto come tematica di studio per il massone.

Nella cerimonia, inoltre, il Venerabile precisa: «il simbolo degli strumenti che sono stati consegnati, ha un significato morale». «Il regolo insegna che dobbiamo essere giusti, diritti, equanimi, il compasso è il segno della saggezza, della prudenza, della circospezione». Altri significati allegorici si rilevano negli altri viaggi della ricca simbologia della cerimonia di iniziazione al 2° grado. Emergono le citazioni sull’architettura, sull’insegnamento delle scienze, sull’ordine cosmico. In merito a quest’ultimo rileviamo che cosa è rappresentato da due sfere, prospettate come simbolo della rivoluzione della terra attorno al sole e della rotazione attorno al suo asse, ed il Venerabile ricorda Galileo «che pagò con la sua libertà l’ardire che ebbe a dirlo ed a provarlo», con ciò indicando, riteniamo, che non può essere posto alcun vincolo, di superstizioni e di pregiudizi, sulla strada del sapere.

Il Maestro Venerabile, al termine del 5° viaggio, infatti dice: «Avete compiuto, fratello, il 5° viaggio con le mani libere, ma con il vostro grembiule massonico, simbolo del lavoro.

Ciò è per rammentarvi che noi siamo anzitutto lavoratori nel vasto campo del sapere(…)». «Il simbolismo dell’ultimo vostro viaggio», dice il Venerabile, «è la libertà. Per questo avete le mani libere; ed è perciò che dovete compenetrarvi nei doveri che la libertà impone all’uomo sociale». «Per poterla godere senza apportare disordine è necessario farne uso senza nuocere ai vostri simili». «Sappiate che lo scopo costante della Massoneria è il civilizzazione della società, sviluppando e diffondendo le scienze; ed è il miglioramento della specie umana insegnando e praticando la morale che deriva dall’influenza di ognuna delle scienze».

È una concezione scientifica ed evoluzionistica, ma che non conduce ad una concezione materialistica o razionalistico-materialista, in quanto ci ricorda quella illuministica saldamente ancorata però ad una concezione umanistico-razionale, come ci sembra dimostrare il precedente richiamo a Socrate e Pitagora in quanto posero a base del loro insegnamento «l’immortalità dell’anima», la «credenza di un Ente Creatore», la «morale del dovere». Il richiamo «scientifico» ed «evoluzionistico» non ripudia quindi, nel pensiero massonico, una visione metafisica ed immanentistica, anzi la traduce in «scienza» per la ri- cerca speculativo-spirituale dell’uomo. È, riteniamo, una ulteriore con- ferma dell’indirizzo esoterico, gnostico umanistico che permea la Massoneria, da ogni angolo di visuale la si esamini.

11. Nell’iniziazione al 3° grado (Maestro).

Nell’iniziazione al 3° grado (Maestro) il rituale evoca la leggenda di Hiram architetto del tempio di Salomone. Si descrive la sua uccisione ad opera di tre «Compagni» dopo che Hiram aveva rifiutato la loro pretesa di ricevere il grado e la mercede di Maestro prima che fosse terminato il tempo d’istruzione e che fosse votata da tutti i Maestri la loro cooptazione. Successivamente si descrive il ritrovamento della salma di Hiram sotto l’acacia (simbolo della scienza e della vita che ritorna) e si evoca la sua resurrezione. La cerimonia che si legge sul Farina è complessa, piena di simboli e di allegorie. Da essa si può trarre il significato esoterico che l’uomo non può realizzarsi con la violenza e la sopraffazione, né con l’impazienza e l’ingiustizia, ma con la paziente o graduale maturazione interiore. Inoltre si esalta con Hiram l’uomo saggio, giusto, fedele al dovere morale fino al sacrificio. L’altro messaggio esoterico che ci sembra si possa trarre dal rituale del 3° grado su Hiram è rappresentato dalle tristezze e dalle aridità che in  certi momenti avvolgono il mondo, e ciò è simbolicamente indicato dal luogo triste e deserto nel quale giace la salma di Hiram, ed inoltre si avverte il senso di sconforto che se ne può trarre, e ciò è significato dalla frase «il mondo resta nelle fitte tenebre, tutti i lavori sono sospesi», ma a far ritrovare la speranza è la certezza che la scienza ed il sapere, simboleggiate dall’acacia che rivela il punto dove è sepolto Hiram, possono indicare e far ritrovare, anche nei momenti bui, la via della giustizia e della verità, rappresentate dalla salma di Hiram ritrovata e dalla resurrezione del maestro, e quindi rende possibile la ripresa dei lavori sospesi. È simbologicamente, la resurrezione spirituale con il riacquisto della «luce» dopo la fuga dalle tenebre. È, ci sembra, la strada di una umanità progrediente, pur nell’alternanza di tenebre e di luce, sconforto e di speranza, nella immagine della morte e della resurrezione spirituali, che consente la ripresa della costruzione del Tempio, inteso in pluralistiche dimensioni e proiezioni come micro-cosmi e macro-cosmo. Il dialogo finale del Maestro Venerabile ci pare indicativo di tale significato esoterico della leggenda di Hiram: «Leggete la storia dei secoli passati, gettate gli occhi intorno a voi»(ed abbiamo visto un possibile significato dell’occhio nel Delta, come «occhio della coscienza», ed abbiamo letto nel 2° grado la simbologia dell’organo dell’occhio: l’idea dell’immaginazione, dell’ideale, dell’universale). «Dappertutto vedrete il talento discontinuo, la virtù perseguitata, l’ignoranza ed il fanatismo governare il mondo intero». «Distruggete questo impero del male per fare regnare al suo posto la carità, l’amore, la verità, la scienza e la virtù». Tutto ciò è evocato prima come lotta in se stessi, nel simbolo del sollevamento dell’iniziando dalla bara e la sua comparazione con il maestro Hiram risorto, è poi indicato nel dovere «di lavorare anche per il bene ed il progresso della vostra Patria e dell’umanità intera».

È riteniamo, ancora un’altra indicazione del duplice piano prospettato dall’esoterismo massonico: la ricerca introspettiva e la dazione verso l’umanità (di cui la Patria è una proiezione più piccola) che d’altra parte si ripropongono nella più volte prospettata diarchia della ricerca del Vero e del Giusto. Ancora una volta, ed ancor più nel grado perfetto di Maestro, si ripropone dunque la diarchia fra i due orientamenti: l’uno pratico-operativo (ricerca del giusto), l’altro speculativo spirituale (ricerca del vero), soltanto che qui ci appaiono posposti; mentre nel grado di apprendista ed in quello di compagno all’inverso si dava precedenza, e quindi si deve supporre preminenza, allo studio, al sapere e alla ricerca del giusto, qui si dà preminenza all’introspezione,

al conosci te stesso, all’indizione, con la resurrezione spirituale e l’identificazione con l’Hiram. Ma è ormai una disposizione in parallelo delle due ricerche (lavorare anche). D’altra parte ciò ci sembra nella logica della sequela additata all’adepto: «chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?». Il Maestro è ormai nella pienezza iniziatica, secondo la simbologia massonica, dei suoi poteri-doveri (anche nei riflessi dell’istituzione massonica) per cui gli spetta l’azione meditata nell’ambito dell’Obbedienza massonica e nella sua proiezione profana, ma per questo non viene a cessare la sua mai finita ricerca spirituale, di ascesi.

La possibile cooptazione del Maestro negli Organismi Massonici dei Riti ha anche il suddetto significato di possibile ulteriore ricerca ed esperienza massonica e nei Riti, sostanzialmente, viene svolta la stessa

tematica della Massoneria Azzurra (con il richiamo a molteplici tradizioni religiose, storiche, filosofiche); quello che può variare, caso mai, è l’angolo di visuale con il quale la si affronta e con una maggiore

«velocità del convoglio» perché si presume una maggiore  preparazione massonica degli adepti.

12. Considerazioni di sintesi.

La ricerca della massima liberazione mentale e spirituale dell’uomo

— pur nella duplicità della parallela proiezione verso il giusto ed il vero

— ci sembra, giungendo al termine del nostro excursus, la possibile sintesi, l’essenza concettuale che permea da tutto l’esoterismo massonico, perché ci pare avvertibile in tutta la simbologia, nei rituali, nei «dialoghi», perfino nelle strutture istituzionali che la Massoneria si è data negli Organismi massonici che via via abbiamo cercato di analizzare. Quello che ci ha più colpito in questa analisi ed al termine di questo tentativo di sintesi – che ovviamente prospettiamo al lettore soltanto come una introspezione personale, dato l’esoterismo della istituzione massonica che lascia liberi in ogni interpretazione — è che tale essenza concettuale non è in realtà celata all’adepto fino al termine della sua iniziazione gradualistica — così come si legge in molta letteratura anche di parte massonica — ma può apparire sostanzialmente avvertibile o recepibile anche all’iniziando fin dal momento in cui è lasciato solo nella Camera di riflessione e, comunque, quando l’iniziato apprendista, al termine della cerimonia di iniziazione, toltagli la benda e ricevuta la Luce, vede il Tempio.

Perché tali essenze concettuali, tali sintesi, ci sembrano intuibili dai simboli che adornano il Tempio. L’essenza dell’esoterismo massonico ci sembra, quindi, già racchiusa nell’invito alla intima e libera meditazione dei simboli — nel coattivo dei lavori di Loggia – nonché nella domanda che il massone è, a nostro avviso, sempre chiamato a porsi: «chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?» e nella costante esortazione: «conosci te stesso» che adorna il frontone del Tempio. Non sono — né la domanda, né l’esortazione – rivolte soltanto a «chi bussa alla porta del Tempio» per farsi massone, ma ci sembrano rivolte al massone – uomo di desiderio — in ogni momento della sua vita massonica o profana, perché «ogni concezione dell’uomo è progressiva e di conseguenza relativa e nessuna concezione può darsi come definitiva». Tutto ciò ci induce a rammentare il massone Fichte che ebbe a definire come dovrebbe essere il massone realmente «iniziato»: «La sua

mente è talmente limpida e libera da pregiudizi di sorta. Egli domina nel regno delle idee ed abbraccia il campo della verità umana fin dove è possibile (…). Tale fase ci induce a pensare che esista un problema di fondo per la Massoneria (forse da sempre): basta una buona persona per fare un buon massone? Sul piano «corale» forse sì, sul piano individuale forse no.

Esoterismo massonico parte 1°. 2° e 3° tratti dalla rivista “DELTA”

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L’ESOTERISMO MASSONICO (PARTE II )

L’ESOTERISMO MASSONICO (PARTE II )

di E. B.

II° L’ESOTERISMO DEI SIMBOLI MASSONICI                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

5. Simbologia nel Tempio.

A) Descrizione del Tempio.

Prima di proseguire nella nostra indagine, riteniamo opportuno prospettare al lettore i possibili significati esoterici dei principali simboli  recepitili nel tempio massonico. Nel Tempio, alle spalle del posto (Trono) occupato dal Maestro Venerabile «presidente della loggia»,

che simbolicamente s’intende sempre collocato ad Oriente, campeggia

la scritta A.’.G.’.D.’.G.’.A.’. D.’.U.’. (Alla Gloria Del Grande Architetto Dell’Universo). Sotto a tale scritta vi è il Delta luminoso rappresentato da un triangolo equilatero con all’interno un occhio.

Sotto di esso è posta la Stella fiammeggiante a cinque punte con all’interno la lettera G (o, per alcuni rituali, in grado d’apprendista un triangolo con la lettera G). Ai lati, dietro il Trono, sono posti i simboli del sole e della luna; la scritta: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza.

Davanti al trono del Maestro Venerabile (discesi sette gradini) e dietro un candelabro a sette bracci, è posta l’Ara, fatta in forma di triangolo, sulla quale, in apertura dei lavori di loggia, viene aperta la Bibbia, alla prima pagina del Prologo di S. Giovanni, e sulla quale, incrociati, vengono apposti la squadra ed il compasso aperto. Ai due lati del trono sono poste una pietra grezza ed una pietra levigata (cubica).

All’ingresso del Tempio, di forma quadrangolare, sono poste due colonne, la prima a destra con capitello dorico sul quale è riposto un mondo e sul centro della colonna è segnata la lettera B (Boaz, o Bohaz, o Booz), la seconda, a sinistra, con un capitello corinzio (per alcuni jonico) sul quale sono riposte tre melagrane e sul centro della colonna è segnata la lettera J Jfakin o Jachin). Altri simboli che adornano il Tempio sono la Spada fiammeggiante posta sul trono, mentre candelabri sono sul trono del Venerabile, (a 3 luci), sul banco del «1°Sorvegliante» (a 2 luci), sul banco del 2° Sorvegliante (a 1 luce) il 1°e 2° Sorvegliante sono, dopo il Maestro Venerabile le massime autorità (Luci della Loggia, seguite dal Segretario ed Oratore). Al centro

del Tempio, accanto a tre candelabri singoli, all’apertura dei lavori viene posto il Quadro (o quadrato) di Loggia, contenente il disegno dei principali simboli e la riproduzione della pianta del Tempio. Sulle pareti sono disposti una corda con 7 nodi ad intreccio. Il pavimento del Tempio è fatto a scacchiera a quadretti alterni bianchi e neri. Il soffitto riproduce un cielo stellato.

B) Possibili interpretazioni dei simboli del Tempio

Cerchiamo ora di indagare sul possibile significato di tali simboli del

Tempio massonico, premettendo che su di essi gli studiosi di simbologia massonica sono spesso discordi nell’interpretazione e che la stessa Massoneria afferma che ogni adepto è libero di dare ad essiil significato spirituale che possono avergli stimolato la sua ragione ed i suoi sentimenti.

  1.  È univoco il significato dato alla scritta:

A.’.G.’.D.’.G.’.A.’.D.’.U.’. Alla Gloria del Grande Architetto Dell’Universo; anche se, come si è detto, per la Massoneria rappresenta la glorificazione del concetto di Ente Supremo, o Dio, così come ognuno se lo rappresenta.

b) Il Delta luminoso (triangolo) con all’interno l’occhio è variamente interpretato: per alcuni rappresenta l’antico simbolo della «Trinità» cristiana (Nardini); per altri sarebbe il Veggente eterno, cioè Dio (Porciatti); per il Righini significherebbe la «cristianizzazione della Tetractys» cioè del simbolo pitagorico:

.

…..

……

 raffigurante la «totalità divino-cosmica»; per altri ancora (Gentile) rappresenterebbe – l’Occhio della coscienza – (che non è la sola «ragione») «che sarebbe pienamente risvegliata dalle tre verità: Tesi, Antitesi, Sintesi» concepite come i «tre momenti del ciclo dialettico, non solo cosmico, ma inteso come categoria di base della ricerca razionale:

affermazione, negazione, posizione nuova per una ulteriore ricerca».

Noi propendiamo per quest’ultima interpretazione, perché il simbolo dell’Ente Supremo è già stato dato dal richiamo alla gloria del G.’.A.’.D.’.U.’., e non avrebbe ragione, a nostro avviso, un duplice richiamo (Veggente eterno) al concetto di divinità. Né, tanto meno, ci sembra accogliere un triplice o quadruplice, o quintuplice richiamo se, come vedremo, si dovesse dare un significato di Dio anche agli altri simboli. Del pari non condividiamo il riferimento alla Tetractys, sia perché pensiamo che in tale caso sarebbe stato usato direttamente il simbolo pitagorico del triangolo formato dai nove puntini o, quanto meno, entro un triangolo non vi sarebbe stato bisogno di disegnare un occhio al posto del puntino centrale, sia perché sarebbe pur sempre una specificazione ulteriore del concetto di divinità.

Analogicamente non riteniamo attendibile la tesi che il Delta luminoso

con l’occhio rappresenti l’antico simbolo della Trinità cristiana, perché sarebbe una determinazione teologica della divinità, che è invecevista in Massoneria, come vedremo, come fatto di gnosi; ed inoltre, caso mai, già basterebbe, in senso gnostico, il triangolo a dare l’idea della Trinità (Delta) non solo in una prospettiva cristiana, ma in quella di tutte le tradizioni ieratiche che l’esprimono. Propendiamo infine per l’interpretazione suddetta dell’occhio della coscienza perché nella Massoneria ci sembra fondamentale non solo il richiamo gnostico (vedremo poi a proposito della lettera G), ma, come diremo più innanzi, anche il richiamo alla più completa liberalizzazione dell’uomo da ogni sudditanza spirituale, dogmatica o teologica, secondo la concezione pitagorica e platonica che fa appello alla ragione ed alla immaginazione («occhio della coscienza») che implica pur sempre una ulteriore ricerca. Ciò è in armonia, come vedremo, con il principio massonico che «ogni concezione dell’uomo è progressiva e di conseguenza relativa», giacché «la Libera Muratoria non ammette alcuna concezione come definitiva» (dal rituale del 1° e 4° grado scozzese).

c) La stella fiammeggiante a cinque punte, starebbe a significare il fuoco centrale della natura o fuoco sacro (per Ermete Trimegisto) o il Principio Generatore. La lettera G che compare entro la stella, è variamente interpretata: per alcuni significherebbe God, Dio Jod, Jehovah in ebraico (Guénon, Moramarco), per altri Geometria, in senso pitagorico come invito «ad agire geometricamente, giustamente» (Kloss, Testi, Farina); per altri significherebbe Generazione (dei corpi), non in senso alchemico ma in quello della filosofia Ermetica, come «principio generatore», «generazione», e quindi come tale Dio (Ragon); per altri ancora significherebbe Gnosi, nel senso di «rivelazione individuale» (Gentile, Porciatti). Noi propendiamo per quest’ultima interpretazione di G = Gnosi, giacché, come si è visto per il Delta luminoso, il Simbolo dell’Ente Supremo è già espresso nella lettera G.’.A.’.D.’.U.’. che già di per se stesso è anche «principio generatore» come ciascuno possa rappresentarselo – e quindi la G, come God, o «Generazione» sarebbe una inutile ripetizione del concetto. La G come Gnosi ribadirebbe invece

proprio la affermata libertà di rappresentarsi il concetto stesso di divinità, come fatto di Gnosi, e come accettazione di rivelazione individuale del «principio generatore» espresso dalla Stella fiammeggiante (o dal Triangolo). Né ci sembra prospettabile la G per Geometria in senso pitagorico (come «agire geometricamente», «giustamente») perché tale concetto è espresso da altri simboli, fra i quali la squadra ed il compasso.

d) Il Sole simboleggia la fermezza, la forza razionale, la «forza che dissolve il solidificato delle idee» (Porciatti) ed è massonicamente inteso

quale simbolo maschile.

e) La Luna simboleggia la sensibilità intuitiva, l’immaginazione che «riveste l’idea di una forma appropriata» (Porciatti) e è massonicamente

intesa quale simbolo femminile. I suddetti significati simbolici del Sole e della Luna non appaiono controversi nella letteratura massonica, anche se possono, come sempre, prospettarsi ulteriori implicazioni

e molteplici richiami storici su di essi da parte di svariate scuole iniziatiche che usano detti simboli. Secondo noi può assumere rilievo il dualismo dei due simboli, intesi però fra loro non disgiungibili, perché potrebbe affermare il concetto che nella ricerca introspettiva l’uomo non può affidarsi soltanto alla fermezza, od alla forza razionale,

cioè alla pura ragione (od alla sperimentazione, o al razionalismo scientista), ma deve sapere fare appello anche alla sensibilità intuitiva ed alla forza della immaginazione (o alla forza del sentimento), da porsi fra loro in armonica correlazione.

f) Le due colonne poste all’ingresso del Tempio, hanno anch’esse indicazioni di opposto segno: maschile e femminile. La prima colonna,

con la lettera B (Boaz, ebraico Beth = in forze, forza, fermezza) è ritenuta simboleggiare il sole, segno maschile, fecondante, che incide sul mondo. Il mappamondo è posto sul capitello dorico e, per il Farina, simboleggia il regno etico della Massoneria. La seconda colonna, con lettera J (Jakin = Stabilità) è ritenuta simboleggiare la luna, segno femminile, recettivo. Le tre melagrane sono    poste sul capitello corinzio (per alcuni autori jonico) e simboleggiano il frutto e la Fratellanza umana (Porciatti). Ambedue le Colonne simboleggiano gli opposti complementari, l’equilibrio delle forze (fisiche e psichiche) a cui devono tendere i fratelli che nella loggia siedono nel lato dell’una e dell’altra colonna, rispettivamente agli ordini (e sotto la guida) del 1° e 2° Sorvegliante (ufficiali, o «Luci», delle rispettive colonne).

g) Il pavimento a scacchiera, ad alterni quadrati bianchi e neri, esprime

ancora il dualismo: fra luce e tenebre, fra bene e male, o  la dialettica della vita stessa, nel dramma degli opposti, ed inoltre il dualismo  che regge la manifestazione cosmica, intesa come polarità dei ritmi del cosmo.

h) Il Quadro di Loggia – che riproduce, in 1° grado, la pianta ed i simboli del Tempio – ci sembra evocare l’immagine del micro-cosmo nel cosmo, quest’ultimo rappresentato dal Tempio (Macro-cosmo); concetto sempre ricorrente nell’esoterismo massonico. Il «quadro di Loggia» potrebbe quindi significare anche il «Tempio interiore» di ogni fratello e nel contempo quello creato dall’unione corale dei Fratelli di Loggia.

î) Le Statue di Minerva, Venere, Ercole, che figurano nel Tempio, per accettata interpretazione, rappresentano la Sapienza (o Saggezza), la Bellezza, la Forza. Concetti quest’ultimi che vengono evocati, prima di dare inizio ai lavori della Loggia, accendendo le tre candele poste a triangolo al della centro sala (o accanto al Venerabile, al 1° ed al 2° Sorvegliante) e pro- nunciando le parole, dopo ogni accensione: «Che la sapienza illumini i nostri lavori», «che la forza li renda saldi», a cui fa seguito la finale invocazione: «alla gloria del Grande Architetto dell’Universo, e per il bene ed il progresso dell’Umanità». Cioè, nella sempre presente duplice proiezione della ricerca spirituale del vero e della ricerca strumentale del giusto.

C) Tentativo di una sequela interpretativa dei simboli.

Si potrebbe quindi tentare di prospettare una sequela interpretativa dei simboli del Tempio:

a) Sui tre simboli centrali: A.’.G.’.D.’.G.’.A.’.D.’.U.’., Triangolo con l’occhio; Stella fiammeggiante con la G (o triangolo con la. La Loggia nel Tempio lavora: – alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo (A.’.G.’.D.’.G.’.A.’.D.’.U.’..) richiamandosi «all’occhio della coscienza» (occhio) che consente alla ragione, attraverso il metodo della ricerca razionale — rappresentato da: Tesi = affermazione, Antitesi = negazione, Sintesi = posizione nuova per immettersi ancora în una ulteriore ricerca — di proiettarsi verso il perfetto infinito (Triangoli, Delta) cercando di comprendere il « principio generatore» (0 «Forza creativa»), (Stella fiammeggiante, o il «Delta») come un fatto di Gnosi (G) — e non una rivelazione teologica accettata a priori — nella quale l’uomo, sentendosi «partecipe del tutto» (indizione), può prendere coscienza della propria Deità.

b) Sugli altri simboli, che ci paiono confermare la suddetta prospettata sequela, ad integrazione della stessa, ci sembra possibile prospettare la seguente concatenazione interpretativa.

La Loggia lavora inoltre, affinché:

— si ottenga il risultato dell’armonica riconciliazione degli opposti complementari, rappresentati (per ciascun adepto e collettivamente) dalla fermezza e dalla forza razionale (Sole, Colonna B) e dalla «sensibilità intuitiva e dall’immaginazione» (Luna, Colonna J) così da consentire (all’adepto e collettivamente) di discernere fra luce e tenebre,

fra bene e male (scacchiera bianca e nera) e di equilibrare ciascun «opposto» in una duplice contemporanea proiezione fra Trascendente (luce, bianco, Triangolo con la punta in alto) ed immanente nelle cose del Mondo (tenebre, nero, Triangolo con la punta in basso), così come avviene nella dialettica della vita stessa;

– nel contempo ricercando ciascuno la propria realizzazione spirituale

(quadro di Loggia: tempio interiore «microcosmo ») e dall’altro lato la partecipazione attiva ad una ascesi collettiva (catena dai sette nodi di «amore» che collega le due Colonne, Quadro di Loggia inteso come Tempio di tutti i Fratelli);

– per realizzare tutto ciò ciascuno deve raggiungere la sapienza (la conoscenza) «Minerva», essere ispirato dalla bellezza (intuizione, immaginazione) «Venere» rivelata dalla natura e dall’armonia del Cosmo, ed acquisire la forza (Ercole) che possa rendere saldi i propositi

contro tutte le avversità esterne e psichiche;

_ consentendo a ciascuno di comprendere ed essere partecipe sia del

la propria Deità sia della propria Umanità (alla gloria del G.’.A.’. D.’.U.’., e «per il bene ed il progresso dell’Umanità»)

Ed è quest’ultima l’invocazione collettiva, formulata dalle Tre luci della Loggia (Maestro Venerabile, 1° e 2° Sorvegliante) all’apertura dei lavori attuata all’atto dell’accensione delle Tre candele poste al centro del Tempio, (o per alcuni, ai lati dei posti delle Tre «Luci»), sempre in modo da formare fra loro i tre angoli di un Triangolo. Triangolo che può evocare: il Delta; la Trinità di ogni Tradizione; i Tre piani della costituzione energetica umana: fisico, animico, spirituale; i Tre aspetti animici: vegetativo, astrale, immortale; le Tre verità intellettive:

tesi, antitesi, sintesi; ed ogni altra delle molteplici rappresentazioni

esoteriche del numero Tre in Massoneria.

D) Significato simbolico dei numeri.

Tralasciamo, non rientrando nel più ridotto quadro delle nostre indagini, di prospettare al lettore il significato simbolico dei numeri, limitandoci a segnalare che essi hanno notevole rilievo nell’esoterismo massonico, anche se su di essi i rituali ed i dialoghi non danno spiegazione — richiamandosi prevalentemente alla tradizione pitagorica e qabbalistica (nella letteratura massonica al riguardo in particolare segnaliamo le opere di Guénon, Ragon, De La Ferrière, Boucher, Porciatti, Farina, Baylot, Stol ed altri). Da quando abbiamo fin qui esposto confidiamo che sia già apparsaal lettore l’importanza del numero 3 per i massoni (almeno nel grado d’apprendista) e ciò può spiegare come essi amino riconoscersi, come è notorio, con i tre puntini

posti a triangolo, rispondendo ciò ad un significato esoterico e non meramente di codice convenzionale, come con superficialità alcuni hanno sostenuto.

6. La dispensazione massonica.

Da quanto abbiamo fin qui esposto, riteniamo sia parso evidente al lettore come non si possa concepire la dispensazione massonica su base dogmatica o come proclamazione di una dottrina che l’uomo debba singolarmente conoscere ed abbracciare fideisticamente. Le uniche dispensazioni a nostro avviso sono:

a) L’indicazione di un metodo per la ricerca introspettiva e di gruppo che ha per fine di consentire la più ampia possibile autoliberazione dell’uomo da ogni sudditanza spirituale. La Massoneria, infatti, non pone alcuna meta a tale ricerca interiore e già nell’iniziazione ad «apprendista» (1° grado) si precisa iniziando: «La Massoneria è avanti tutto progressiva, non impone alcun limite alla ricerca della verità» e non prospetta premio o compenso finale (come invece avviene in quasi tutte le religioni). Al massimo si indica un concetto di auspicata identità con il Tutto, così come però ognuno singolarmente può giungere a rappresentarselo, in una visione, teistica o naturalistica di energia cosmica che sia, secondo la propria ragione.

b) Altra dispensazione è rappresentata dalla offerta di un mezzo: quello

della iniziazione muratoria ai vari gradi degli organismi della istituzione, nella quale, il massone è partecipe su un piano di eguaglianza, anche se l’ascesa nei «gradi» che compongono gli organismi massonici avviene sempre per cooptazione da parte di chi è già insignito nel grado e mediante iniziazione. La eguaglianza nei diritti-doveri si acquista con l’iniziazione al 1° grado, ma nel contempo vi è una gerarchia di funzioni, liberamente accettata dagli adepti, per cui un massone non potrà mai «lavorare» ad un grado che non gli sia proprio per avvenuta cooptazione iniziatica.

III. LA RICERCA DEI CONTENUTI ESOTERICI ATTRAVERSO

L’ESAME DEI RITUALI, DEI SIMBOLI, DEI DIALOGHI,

DEI GRADI DELL’ORDINE

7. Schema unitario dell’esoterismo massonico.

La ricerca dei contenuti — in una sintesi concettuale – dell’esoterismo massonico, a questo punto va spostata, per trovare o meno conferme sulle considerazioni fin qui tratte, partendo da altri « angoli di visuale» sui rituali, sui simboli, sui dialoghi della Massoneria Azzurra, che rivelano l’esistenza di uno schema concettuale unitario, recepitile  da tutte le Tradizioni «tesaurizzate» dalla Massoneria nell’Ordine  e nei Riti. Sostanzialmente esatta ci sembra a tale riguardo l’osservazione del Moramarco della esistenza di una equazione:

Massoneria = Gnosi, che forse può costituire uno degli elementi più salienti per comprendere cosa sia l’esoterismo massonico. Noi aggiungiamo a tale equazione, come caratteristica peculiare:

a) l’esistenza di una diarchia d’indirizzo: pratico-operativo (ricerca del giusto) e speculativo-spirituale (ricerca del vero), così come è costante il collegamento con i valori espressi dalla Tradizione ed è costante il richiamo alla ragione ed alla libertà di coscienza e di pensiero, attraverso una ricerca introspettiva sia della propria moralità (ricerca del Giusto, partecipazione dell’Umanità) sia della propria Deità (ricerca del Vero, partecipazione della Divinità, od Indizione).

b) L’esigenza di permearsi, attraverso l’idea di un perfezionamento progressivo dell’adepto, mediante una rinnovata catarsi-iniziatica nell’immagine della morte e rigenerazione (o rinascita) spirituale nei «gradi» iniziatici — di saldi principî morali, che gli consentono un sempre più vivo spirito d’indipendenza – di pensiero, di coscienza e d’azione – che lo stimoli sempre più, facendo appello alla ragione, da ogni sudditanza dalle idee ricevute che egli possa avere acquisite e liberamente accettate – per fede religiosa, o per formazione filosofico socio-politica — perfino che lo svincoli dallo stesso acquisito legame spirituale o culturale con la Tradizione offerta dalla stessa Massoneria o dai richiami alle molteplici scuole ieratiche del passato delle quali la massoneria conserva l’eredità. Al limite quindi dell’evoluzione iniziatico-spirituale offerta dalla dispensazione massonica, non vi  è la rivelazione della verità, né la conoscenza di un millenario segreto o mistero ieratico, come compendio della acquisita conoscenza dell’Arte Reale, ma vi è la più elevata liberalizzazione dell’uomo, che in pieno spirito d’indipendenza può aspirare a rilevare in sé il Giusto ed il Vero.

Nel simbolismo massonico dei vari gradi, vi è la costante della edificazione del Tempio, ma è essenzialmente concepita come costruzione del Tempio interiore e non come Tempio della fede, casa di Dio, cioè come creazione in una chiesa che raccolga dottrine teologiche

dispensate da «sacerdoti» depositari di un verbo, ed accettate fideisticamente dagli adepti come atto di credo, così come avviene nelle

religioni e nel loro concetto di Tempio. La fede, infatti, in chiave teologica, può essere simboleggiata dal Tempio, inteso come casa di Dio o come chiesa, come luogo di culto per invocazioni adoratorie o propiziatorie, tipiche di ogni concezione esoterica della religiosità.

La fede, qualunque essa sia — compresa quella che il massone possa acquisire recependola dai tesori della Tradizione o dalle scuole umanistiche delle varie epoche — può apparire appagante per l’uomo (anche per la sua relativa semplicità) e può essere illuminante in alcuni

stadi della sua evoluzione spirituale. Gli statuti ed i rituali dell’istituzione massonica non respingono di per sé una «fede», riconoscendone

il valore morale, rispettandola come libera estrinsecazione d’ognuno. Anzi, in un Antico dovere se ne fa una condizione indispensabile per ogni massone (non essere un «ateo stupido ed un libertino irreligioso) che aspiri ad una autentica conoscenza spirituale, indicando come minimo credo la credenza nell’esistenza di Dio e ponendosi «come veicolo di quella religiosità universale e metastorica fondata sul sentimento  dell’unità della vita, sulla certezza interiore dell’esistenza di una legge morale, sull’esperienza mistica e razionale al contempo, del “sacro” che irrompe nella quotidianità», come acutamente scrive il Moramarco. Il massone però, così indicano tutti i rituali, deve avere come meta la verità della ragione e quindi deve porre al vaglio critico ogni fede acquisita, compresa quella che gli possa essere insorta, come «credo» od assioma accettato ed immodificabile, attraverso le sue esperienze iniziatiche muratorie. È, sostanzialmente, un processo di liberazione mentale e spirituale dell’uomo che la Massoneria propone all’adepto di compiere — in tutti i campi — e questo, a nostro avviso, è uno dei pilastri del pensiero massonico e dell’esoterismo, deducibile dalla dispensazione gradualistica dei rituali massonici.

Cercheremo di verificare quanto sopra attraverso l’esame dei simboli e dei dialoghi del rituale massonico dell’Ordine.

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VIAGGIARE

Viaggiare
Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere
passo di giorno in giorno
come di stazione in stazione
nel treno del mio destino
affacciato sulle finestre e sulle piazze
sui gesti e sui volti
sempre uguali e sempre diversi
come in fondo sono i paesaggi.
(Fernando Pessoa)

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L’ESOTERISMO MASSONICO

L’ESOTERISMO MASSONICO

di E. B.

  1. CARATTERISTICHE DELL’ESOTERISMO MASSONICO

1. Essoterismo ed esoterismo nella tradizione ieratica.

Nell’antichità i «sapienti» — sacerdoti o filosofi — vedevano nel segreto un fatto di necessità, reputando che le verità ieratiche da loro conseguite non potessero venire date in pasto ai «profani», che potevano non comprenderle o sviarle, per cui il Tempio sacerdotale (o la « scuola») divenne il luogo ove custodivano tali verità segrete che venivano «rivelate » per gradi man a mano che «l’iniziato» ascendeva i vari gradi dell’ordine al quale era stato ammesso. Si coltivavano così in maniera religiosa o filosofica e perfino scientifica (sulla natura, la cosmologia, l’astronomia, la medicina, ecc.) due dottrine:

– luna essoterica (dal greco exotericos = pubblico, comune, esternato);

– l’altra esoterica (dal greco esotericos = riservato, intimo, interiore).

La prima adottata per la generalità, la seconda riservata agli iniziati.

Le «verità» celate nell’esoterismo, venivano trasfuse in simboli — numerici o grafici, o in immagini prevalentemente di ordine naturale (ad esempio: il Fuoco, il Sole, la Luna, la Pianta, Ue cello ecc.), o instrumenti di mestiere ecc., che dovevano servire al l’iniziato, od all’iniziando, come mezzo per cogliere l’essenza concettuale in esso racchiusa e farne oggetto di intima (cioè esoterica) meditazione, mentre il dialogo rappresentava il mezzo ed il metodo dell’insegnamento da parte del Maestro.2. L’esoterismo massonico. Il «mistero» massonico.                                                                                                                                                                                                                                             Limiti del «segreto» massonico.

  1. La metodologia dell’esoterismo massonico

La Massoneria sembra avere adottato tale sistematica, tesaurizzando (cioè raccogliendo per conservare o quanto meno per ricordare e richiamare) nei suoi rituali i princìpi e le simbologie di molteplici Tradizioni ieratiche, intendendo con tale sistematica addestrare i propri adepti sui significati della vita spirituale, ricorrendo nei suoi rituali tanto al simbolismo, in gran dalle parte preso Fratellanze libero-muratorie, quanto al metodo del dialogo, in gran parte preso dalle «scuole» filosofiche, specialmente da quelle pitagoriche, platoniche, gnostiche, ed a nostro avviso dalle Accademie del XIV, XV, XVI secolo italiane ed europee, che rinverdirono tali tradizioni filosofiche. Parrebbe pertanto una contraddizione in termini un tentativo di rendere essoterico — cioè pubblico ed intellegibile ad un « profano » — ciò che è esoterico — cioè riservato agli «iniziati» — specie se si prospetta alla fine della gradualistica «scala» iniziatica, l’esistenza d’un segreto ieratico, di una verità nascosta. Tutto questo sarebbe esatto se la Massoneria fosse una religione segreta, che racchiudesse nel celebramento del tempio un mistero ieratico, ma la Massoneria non è una religione. È un’idea o meglio col Lennhoff, è un’arte di vita, che i massoni definiscono Arte Reale (o Regia), che ha come suo precipuo fondamento: «l’assoluto riconoscimento della libertà di spirito e di conoscenza e la rinuncia ad ogni legame dogmatico» e che si manifesta soprattutto come una «scuola di tolleranza», che ha per scopo di fare in modo che gli adepti possano «sentirsi uniti in una catena spirituale di fraternità».

In una acuta definizione inglese della Massoneria, citata dal Moramarco, si legge: «è un bel sistema di morale velato nell’allegoria ed illustrato da simboli», e forse tale definizione, se non tutta, coglie in larga parte l’essenza dell’esoterismo massonico, giacché la Massoneria si prospetta anche come una scuola iniziatica, caratterizzata però dall’assenza di ogni legame dogmatico. I simboli libero muratori — anch’essi liberamente interpretabili secondo il significato emotivo-spirituale che possono suscitare in ciascun adepto — hanno inoltre il pregio istituzionale di essere identici per tutte le Obbedienze massoniche del mondo — dato il carattere universalistico della Massoneria — e quindi di poter costituire, in certo qual modo, un linguaggio unico per tutti i massoni del mondo e facilitare — al di sopra delle personali diverse credenze religiose, ovvero delle diverse tradizioni culturali o filosofiche — la ricerca di quella che Vico definì la «lingua mentale dell’Umanità».

B) Il «mistero» massonico.

Va, quindi, sfatato un altro dei tanti luoghi comuni: l’esistenza di un segreto mistero massonico conosciuto soltanto al vertice dell’Organizzazione. È questa una tesi molto frequente nella letteratura

anti-massonica, di matrice cattolica, quanto meno di un passato anche recente, che ha prospettato l’idea del mistero massonico conosciuto solo al vertice e particolarmente in quello del 33° grado del Rito Scozzese. Mistero massonico che, sul piano religioso, per alcuni sarebbe una specie di Luciferismo o Satanismo e da qui le leggende « popolarizzate» di una specie di «messe nere» che si compirebbero nella ritualità e si celebrerebbero nella simbologia massonica, e che sono del tutto prive di reale fondamento, come si evince da un serio esame dei rituali massonici che sono tutti pubblicati. A parte molta pubblicistica dozzinale, sul preteso Luciferismo si rammentano le polemiche antimassoniche di parte cattolica sul noto Inno a Satana del Carducci, notoriamente massone. A riguardo il sacerdote cattolico Bellomo seriamente commenta: «Giosuè Carducci appartenne alla Massoneria Palladiana ed è significativo, al riguardo, il suo celeberrimo Inno a Satana che, a suo tempo, suscitò qua entusiasmo, là scandalo e polemiche vivacissime. Ma sarà opportuno precisare che per il massone Satana rappresenta non già la potenza tenebrosa che si immagina il volgo, ma quella “ragione” che intende opporsi alla “fede”. Satana fu per il Carducci, come lo è per i massoni palladiani, il libero pensiero». Lo stesso Carducci in una lettera al massone Filopanti, citata dal Bellomo, precisa che: «con Satana si riferiva inneggiare “alla natura” e alla “ragione”». «Sì, ho inneggiato a queste due divinità dell’anima mia, dell’anima tua e di tutte le anime generose e buone». «A queste due divinità che il solitario e macerante e incivile ascetismo abomina sotto il nome di carne e di mondo, e che la teocrazia scomunica sotto il nome di Satana. Satana, per gli asceti è l’Eccellenza, l’amore, il benessere, la felicità». Il Carducci poi non fu un palladiano, come afferma il Bellomo, ma fu iniziato massone nel Bologna 1862 dalla Loggia Severa di e nel 1866 fu segretario della Loggia Felsinca di Bologna, entrambe del Grande Oriente d’Italia. Fece inoltre parte del Rito Scozzese Antico ed Accettato nel quale conseguì il 33° grado nel 1888. Per altri il mistero condurrebbe ad una finale manifesta- zione di ateismo, mentre nella realtà fra i princìpi basici, cioè nei landmarks, si pone come presupposto la credenza in un Ente Supremo: G.A.D.U. (Grande Architetto dell’Universo), anche se ogni massone è libero di darvi il significato teologico che crede. conferma di ciò stanno gli Antichi doveri, in cui nel punto 1 si legge: «il massone è obbligato dalla sua condizione ad obbedire alla legge morale e se egli comprende bene l’arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso». Per altri ancora il mi- stero massonico lo si associa all’idea del complotto politico, e soprattutto a quello anti-cattolico, mentre nella realtà non si pone ostacolo alla libera credenza di ogni massone, cattolico 0 meno. Infatti come una seria indagine nel curriculum vitae dei massoni conosciuti comprova, alcuni di essi furono perfino sacerdoti catto- lici (ad esempio Ugo Bassi), o sacerdoti di altre fedi (come, ad esempio, lo stesso Anderson).

A parte il noto falso del Taxil — sul quale ancora (nonostante lo stesso Taxil abbia poi ammesso il suo falso) fiorisce un indulgente riferimento di certa letteratura anti-massonica, specialmente quando sono imperanti le persecuzioni dei regimi totalitari verso i massoni — non si sottraggono a tale prospettiva del «Complotto» neppure studiosi seri, come il sacerdote cattolico Bellomo o l’economista cattolico Palomba. Il Bellomo vede al vertice del Rito Scozzese Antico ed Accettato una «rivelazione» dell’ateismo mas- sonico. Il Palomba vede nella eredità della tradizione corporativa o delle Fratellanze medioevali il proseguimento del paganesimo in opposizione al cristianesimo o al cattolicesimo. Per il primo (Bellomo), a smentirlo ci sembra sufficiente non solo il richiamo al concetto del Grande Architetto dell’Universo (G.A.D.U.) ma tutto lo gnosticismo che permea ogni grado massonico, nonché il rilevante richiamo in esso alle Tradizioni jeratiche bibliche- ebraiche, od al cristianesimo gnostico. Pertanto l’opposizione «concettuale», se così si può chiamare, della Massoneria è verso ogni sudditanza teologica (o dogmatica), e verso l’accettazione aprioristica di una fede, cattolica o meno, in funzione del libero arbitrio che è auspicato come meta per ogni uomo, giacché la Massoneria, diversamente da ogni religione, come afferma il Porciatti, «considera il mistero della verità intimamente connesso all’intrinseco dell’individuo, da lui comprensibile perché sostanzia il suo sé, verità alla quale si può e si deve pervenire ricercandola (…)» (non quindi accettandola per puro atto di fede). Tutto ciò non ha nulla a che fare però con 1’“ateismo”, che, caso mai, sarebbe anch’esso un «risultato» dell’“intrinseco dell’individuo” e non della gradualistica iniziazione massonica, che propugna invece di riconoscere una deità rilevabile in tutte le cose del Cosmo; ed è questo, forse, per certi aspetti il solo «dogma» della Massoneria. A smentire il Bellomo, stanno inoltre gli stessi rituali del Rito Scozzese. Infatti in quello del 18° grado si ribadisce: «la Massoneria non intende né può avere preferenze di carattere religioso, come non può averne e non né ha di carattere politico» e dopo avere menzionato i principali «credo» delle Fedi monoteiste si legge: «voi avete incontrato la fiaccola della Fede e avete inteso proclamare i vari credo degli uomini. Se ve ne è una che la vostra coscienza accetta, seguitela, siete libero ». Nel rituale del 32° grado nella «cripta» sono poste le statue di Confucio, Zaratustra, Budda, Mosè, Ermete Trismegisto, Platone, Gesù, Maometto e una Stella per «Colui di domani», e nel «dialogo» si evocano brani del loro insegnamento rilevandone la «rimarchevole concordanza

in quanto facenti parte di una «catena ermetica che non si è mai spezzata» e si prospetta l’insegnamento di «colui del domani» e si precisa: «Siate tolleranti, perché nulla può definire il G.A.D.U. cercate la verità, praticate la giustizia ed amate il vostro prossimo come voi stessi, tale è la via del dovere, la sola via di salvezza» e si auspica il «Terzo Tempio» avente per colonne la libertà, la giustizia, la ragione, l’amore, in cui « ciascuno farà se stesso».

Non si prospetta, quindi, un «ateismo», ma caso mai una «religione universale» che ci fa rammentare l’Umanesimo di Ficino,  Pico della Mirandola, Bruno, Socino, Bacone, Herbert e l’Illuminista o deista di Boyle, Spencer, Voltaire ed altri; liberi comunque i massoni di seguire la « fede » che la loro «coscienza accetta».

Per il secondo (il Palomba) si può osservare che, caso mai, storicamente le Corporazioni di mestieri e le Fratellanze trovarono una prima opposizione con la lex Julia nel 42 a. C., con il divieto o le limitazioni alle libere strutture dei collegia di mestiere. Corporazioni e Fratellanze che ritrovarono spazio proprio con la con trasposizione del cristianesimo all’autorità imperiale romana ed una consacrazione giuridica nel diritto Giustinianeo e nel diritto medioevale, specialmente con l’editto di Rotari nel 632 d. C. mentre appare come una costante storica, come afferma il Gamberini, la loro soppressione o la loro costrizione quando si affermano strutture statali accentrate (comprese quelle derivate dalla rivoluzione francese), ovvero forme di cesarismo, indipendenti dal connotato teocratico. Né, d’altra parte, come alcuni hanno fatto, può assumersi come occulto paganesimo il richiamo massonico ad una simbologia pagana (in vero non provato per quanto riguarda il simbolismo della Libera Muratoria medioevale o della Corporazione e Fratellanze in genere). Infatti, nell’attuale simbologia massonica, il richiamo a Venere, Giove, Marte, Ercole, Minerva ecc., ha un valore chiaramente disgiunto da un «culto» pagano (almeno in termini essoterici dello stesso), essendo visto nella simbologia massonica soltanto come richiamo ad energie cosmiche, od animistiche 0 psicologiche dell’uomo, come d’altra parte i «dialoghi» dei rituali comprovano. Inoltre va inteso anche nei termini di ogni altra trasposizione poetica che possa avere fatto richiamo alle deità pagane, di cui è ricca da secoli tutta la letteratura occidentale. Infine è evidente la concezione monoteistica della Massoneria già nello stesso richiamo al Grande Architetto dell’Universo (G.A.D.U.) e nell’art. 3 della Costituzione dell’Ordine, nonché nella condanna di tutti gli idoli religiosi espressa in molti punti del rituale mas- sonico. Alla stessa stregua va visto il richiamo nella simbologia massonica, e nei rituali, al ricordo di profeti, eroi, eroine, santi (si pensi ai Quattro Coronati architetti martiri cristiani al tempo  di Diocleziano, uccisi perché si rifiutarono di scolpire figure di dei e che sono onorati dalla Massoneria) che appartengono alla tradizione Cristiana e Cattolica, ovvero il ricordo di altri «personaggi» appartenenti ad altre Tradizioni religiose, in particolare bibliche ed ebraiche (ad esempio Salomone, Hiram, Stolkin, Zarobabel), ma anche isiache e zoroastriche (ad esempio: Mithra, Confucio, Zoroastro, Ermete), oppure a tradizioni filosofiche (con i richiami a Pitagora, Socrate, Platone, ecc.) ed infine lo stesso frequente

ricordo del Gesù di Nazareth. Tali richiami non sono fatti però per affermare una data validità teologica, secondo la qualificazione di culto che possa essere data  a tali figure, ma îl richiamo massonico viene fatto per indicare simbologicamente e sincreticamente (nel senso usato dalle scuole neo-platoniche) un modo di essere dell’uomo — positivo  o negativo — al fine della sua evoluzione spirituale, intesa come conoscenza di sé (o presa coscienza di sé) al pari di ogni altro simbolo (cosmico, materiale, strumentale) usato dalla Massoneria. Ferma, s’intende, la libera interpretazione di ognuno di tali «mezzi» simbolici ai fini di un esoterico — cioè intimo — cammino nella ricerca del Giusto e del Vero. È questo angolo di prospettiva, che a nostro avviso, è stato sovente ignorato e falsato da molta letteratura che si è occupata di esoterismo massonico, soprattutto in riferimento alla interpretazione dei simboli o delle figure (spesso mitiche) rievocate dalla Massoneria (come noi la conosciamo nella sua immagine «moderna» o «speculativa» dopo il 1717), che ha tratto tali simboli 0 figure dalle varie tradizioni ieratiche, religiose, filosofiche, letterarie, esclusivamente per i suoi «fini» iniziatici e non per fare «scelte di campo» teologiche © filosofiche. In molta letteratura, invece, in chiave antimassonica vengono sovente usati tali «simboli» e tali «figure» per dimostrare determinate tesi interpretative in modo tale da poter ingenerare nel lettore l’impressione che esse rispondano a dei postulati dell’Istituzione _ attribuendo loro scelte di campo — quando invece possono essere soltanto interpretazioni soggettive dell’autore; rischiando così di fare attribuire infondatamente alla Massoneria l’uno o l’altro in dirizzo teologico o filosofico al quale l’autore si sente portato, 67 ovvero guidato dalla propria interpretazione della simbologia e della ritualità stero massonica; ingenerando anch’essi l’idea di un mi- ieratico. Ci sforzeremo di non cadere, in un senso o nell’altro, in analogo errore, cercando d’intuire le essenze concettuali da una analisi del Materiale offerto dai rituali e regolamenti massonici, senza ricercare misteri o verità Nascoste, precisando di volta in volta che si tratta pur sempre di personali opinioni interpretative, nostre od altrui.

C) IL «Segreto» massonico.

In questa prospettiva va, a nostro avviso, affrontato anche il problema

del Segreto massonico, per individuarne la natura ed i li miti. Bisogna riconoscere, in vero, che non esiste associazione, segreta o meno, che sia meno segreta della Massoneria moderna, Infatti, non vi è simbolo, cerimonia, rituale, o «dialogo», non vi è statuto o regolamento che non sia stato pubblicato in molteplici libri — ad opera di massoni, di antimassoni o di studiosi neutrali — e che non sia stato depositato presso le autorità statali di ogni paese del mondo. Quello che la Massoneria impone come segreto ai suoi adepti è soltanto il dovere di preservare il silenzio sui lavori compiuti nelle logge; così come, d’altra parte, avviene per i lavori svolti in ogni consesso, sia esso quello di un organo religioso, di partito, o di una società per azioni. Il silenzio degli adepti può inoltre riguardare certe forme di costume solidaristico o di ritualità © sui segni di riconoscimento, così come prescrivono gli statuti Massonici, ma tutto ciò in vero ha ormai soltanto valore puramente formale e tradizionale, giacché anch’essi sono oggetto di pubblicazione in ogni lingua del mondo. Inoltre, solo il retaggio di antiche persecuzioni, od il timore di attuali più o meno sotterranee malevolenze od Ostracismi peri massoni, ha determinato in alcuni paesi il costume di prescrivere il dovere di non rivelare all’esterno i nomi dei massoni che non abbiano liberamente scelto di «scoprire» la loro appartenenza alla Massoneria, e perfino quello di creare logge «coperte» (non conosciute) anche per i Fratelli ospitanti massoni illustri od impegnati. Costume forse an- cora giustificato, anche in Italia, dai perduranti pregiudizi verso chi è massone, ma che è del tutto sconosciuto in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America dove l’essere massone non è celato — e sono milioni — e non crea alcun pregiudizio né all’attività professionale, sociale o politica, né a qualsiasi «carriera» intrapresa dall’adepto nelle strutture dello Stato od in quelle di società private. Dunque il segreto permane solamente nell’ambito della vita massonica.

D’altra parte, se possono essere estensibili le cerimonie (come ogni altra «cerimonia» di qualsiasi religione) con ciò si svela solo la parte esteriore, ed esse permangono incomprensibili nella loro essenza e se non se ne vive l’esperienza del loro significato etico ed esoterico — che poi permane un fatto esclusivamente individuale, intimo, cioè esoterico — e se non se ne vive la produttività creativa che promana da tutti i partecipanti, come fatto corale, in quella che nel simbolismo massonico si chiama catena d’unione. Scrisse il Lessing: «il segreto della Massoneria è ciò che il massone non potrebbe far uscire dalla sua bocca anche se volesse». In termini similari si è espresso Giacomo Casanova: «il mistero della Massoneria è per sua natura inviolabile: il massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso. Lo scopre a forza di frequentare la loggia, di osservare, di ragionare, di dedurre.

Quando lo ha conosciuto si guarda bene dal far parte della scoperta a chicchessia, sia pure il migliore amico massone, perché se costui non sarà   costui non è stato capace di penetrare il n

meno capace di profittarne se lo apprenderà da altri. Il mistero

 rimane sempre tale». Cioè rimane l’intimo esoterico risultato  della propria esperienza di vita massonica nel cammino della propria evoluzione spirituale

Sul segreto massonico il Moramarco scrive: «Se le riunioni massoniche e se le logge non sono aperte al pubblico, ciò non avviene per motivi illeciti, o per amore del settarismo, ma “affermano i massoni” per ossequio alla tradizione iniziatica, che prevede la riservatezza  e il silenzio . Il segreto poi impalca – nell’eccezione massonica – che ognuno deve pervenire autonomamente alla conoscenza senza riposare sull’opera altrui. Il ricercatore volenteroso sarà messo alla prova e spronato dal  silenzio di chi lo ha preceduto sulla via della conoscenza a incrementare i propri sforzi, le proprie ricerche». Giustamente il Lennhoff afferma: «Quello che distingue la Massoneria dalle società di culto dei tempi antichi è il suo contenuto: l’ideale dell’umanità.

Essa non è quello che molti vorrebbero che fosse: un santuario di cavalieri del Graal. I massoni non custodiscono il sacro recipiente…

L’Arte Reale non è di per sé mistica, non possiede alcuna istruzione segreta, alcuna chiave per i misteri del mondo, essa lavora con materiale umano, con uomini viventi. Essa non ha bisogno di cercare segreti fuori dal mondo materiale, perché è sufficientemente segreto il fatto che da quando l’uomo è comparso sulla terra, nonostante tutti i sovvertimenti interni ed esterni, milioni di uomini si affannano, basandosi solo sulle forze dell’amore, al fine di portare nel loro intimo pietre alla costruzione, che sarà un giorno effettivamente compiuta e che dovrà troneggiare su roccia di granito». (Il Graal è la leggenda della «Coppa sacra» custodita dai Cavalieri della Tavola rotonda, o la «Coppa profetica» dei Celti, o per altri la «pietra filosofale»; sempre l’immagine di un sacro mistero).

Per il Reghini «l’idea centrale dei misteri massonici è l’antica idea mediterranea della sopravvivenza privilegiata, dalla resurrezione alla immortalità dalla morte, della palingenesi, insomma conseguita attraverso la morte mistica». Per noi, più latamente, tutto il rituale massonico sembra permeato dal problema: vita-morte e vita-trasformazione, senza però offrire una soluzione al di fuori del concetto gnostico di libera ricerca in sé del vero. Per questo, anche se può prospettarsi una certa concatenazione logica, riteniamo che non si possa affermare a priori una adesione del pensiero massonico all’idea della reincarnazione animica in una pluralità di umane esperienze spirituali. Se il massone giunge a tale concezione sarà una sua libera scelta, come può giungere ad accettare la concezione di una unica esperienza animica in una sola vita terrena. Del pari la Massoneria non ha nulla a che vedere — come invece molti pensano — con le varie dottrine dell’occultismo, dello spiritismo, della teosofia, e della antroposofia e simili, anche se dei massoni possono essere individualmente cultori delle suddette  discipline e come tali possono essere portati ad interpretare, personalmente, il simbolismo e l’esoterismo massonico in chiave con luna e l’altra di tali dottrine; con l’accennato pericolo però di essere portati a volere dimostrare determinate tesi, per certi versi affascinanti, sul mistero massonico, che invece non esiste, giacché la Massoneria non è una religione, né una scienza occulta, né una scuola filosofica particolare. Essa, come afferma Porciatti: «considera il mistero della verità intimamente connesso all’intrinseco dell’individuo, da lui comprensibile perché sostanzia il suo sé, verità alla quale si può e si deve pervenire ricercandola… ». In questa luce la Massoneria può essere intesa come scuola iniziatica essenzialmente individualistica, o meglio intimistica (0 esoterica), valida per l’uomo di desiderio, come l’ha definito il Salvini, richiamandosi ad una espressione del De Saint-Martin, che «ricerca ad oltranza i segni del Divino nell’umano e nel naturale», giacché «in ogni settore dell’esperienza esistenziale e culturale dell’uomo c’è spazio per la ricerca del Divino».

Per noi l’essenza dell’esoterismo massonico può essere individuata nella ricerca intima e libera di una propria verità € di una propria forza d’amore, che concretizzi un comportamento etico verso i propri simili; cioè il «logos» della gnosi greca € dell’esoterismo cristiano, ad esempio, johannita. Contenuto gnostico che, come vedremo, emerge in tutto il rituale e nel simbolismo massonico, ed infatti sul frontone del tempio massonico è posto l’imperativo: «conosci te stesso». Sotto questo aspetto può essere visto anche il richiamo al prologo del Vangelo, di S. Giovanni, sul quale, aperto alla prima pagina, in apertura dei lavori massonici si pongono il compasso e la squadra. «Prologo» indubbiamente di contenuto gnostico. Chiarificatore al riguardo è quanto si legge nella premessa ai «Quaderni di simbologia massonica» (editi dal Grande Oriente): «La Massoneria è una istituzione iniziatica che: ignora la guida spirituale di un Maestro; non si fonda su alcuna dottrina, ma tutte le abbraccia e le supera; si propone come scuola tesa alla ricerca di una via illuminativa; in quanto compresa nella dinamica

della vita, e quindi nel suo continuo divenire, non pone paradigmi, assiomi, dogmi, ma esige soltanto il sacrificio dei singoli componenti affinché questi si sforzino nella ricerca interiore, alla scoperta di se stessi, e alla costituzione di se stessi per compiere il lavoro di gruppo». (…) «La via muratoria, in indirizza quanto iniziatica, a risolvere la problematica: Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? contribuendo in tale modo a liberare l’uomo dalle angosce della vita e della morte ».

3. Criteri d’indagine sull’esoterismo massonico. Ricerca delle essenze concettuali.

 Il suddetto aspetto gnostico dell’esoterismo massonico — senza addentrarci nel linguaggio dei simboli, che meno può interessare qui — traspare nettamente dagli statuti e da tutto il rituale mas- sonico. Si riscontra in quello dei tre gradi dell’Ordine come in quelli dei gradi dei Riti. Così come traspare inoltre dal pensiero espresso dai massoni nei confronti di quelle che possono definirsi le principali «idee-forza» sulle quali regge l’umanità.

Tenteremo pertanto di rilevare l’esoterismo massonico attraverso una simile indagine, cercando di scoprire i caratteri essenziali sui quali si fonda l’istituzione (rinviando il lettore allo specifico nostro saggio sugli Organismi massonici dell’Ordine e dei Riti), così come appaiono dagli statuti e dai regolamenti, resi pubblici, cercando di intuire quelli che possono definirsi i principi informatori o le essenze concettuali della Massoneria così come emergono dai «rituali» anche essi pubblicati. Si deve infatti considerare che l’uomo moderno, già di pet sé, è portato ad una certa dissacrazione ed aspira alla ricerca dell’essenza concettuale, più che all’ermetismo di un linguaggio simbolico e quindi a tale figura d’uomo va oggi imposto anche l’esoterismo massonico, e pertanto una analisi dello stesso va vista in funzione di un tentativo di sintesi di quelle che potrebbero definirsi le idee guida dell’apprendimento gradualistico ai fini dell’evoluzione spirituale dell’uomo-massone. Senza con ciò sottovalutare l’importanza che ancora riveste l’ermetismo del linguaggio simbolico, né l’insegnamento che può recepirsi dalla conoscenza di quella che i massoni chiamano la Tradizione, cioè la

tesaurizzazione» del pensiero degli uomini più illuminati che  nelle varie epoche hanno arricchito l’umanità, al di là di ogni bandiera religiosa, filosofica, razziale, statuale o politica e che si compenetra principalmente nel Rito scozzese ed in tutto il simbolismo massonico.

4. I due orientamenti: Pratico-operativo (ricerca del giusto) e

Speculativo-spirituale (ricerca del vero).

La struttura degli Organismi massonici ha carattere universali stico e tende, in primo luogo a favorire l’ascesi individuale e collettiva mediante una evoluzione iniziatico-spirituale, ma ha anche una funzione strumentale per l’Istituzione. Tutta la struttura massonica appare permeata, anche nei primi tre gradi (detti simbolici) da tale esigenza di evoluzione iniziatico-spirituale dei Fratelli, ma nel contempo si compenetra delle esigenze di conciliare e perseguire in parallelo due orientamenti, anche se a volte pare prevalere l’accento più su l’uno che sull’altro:

A) L’uno pratico-operativo, rivolto principalmente alla ricerca strumentale del « Giusto », in una aspirazione di fratellanza universale

che trascende, pur trovandone stimolo, la stessa esistenza nell’Ordine e dei Riti, per riversarsi operativamente nel mondo profano al fine, sempre auspicato e richiamato nella ritualità massonica, del bene e del progresso dell’umanità.

  • L’altro speculativo-spirituale, rivolto principalmente alla ricerca del trascendente, del « Vero » attraverso il riconoscimento di una comune discendenza spirituale che si riallaccia all’Ente Supremo, massonicamente espresso nel concetto del Grande Archi tetto dell’Universo (G.A.D.U.), che non rileva da una determinata «rivelazione» teologica 0 dogmatica a priori non accetta nel pensiero massonico, ma dalla essenzialità della Tradizione che porta a credere nell’esistenza di Dio, che trova conferma  nella osservazione della stessa natura e dalla unicità, al di sopra delle disparità teologiche, di un concetto animico e trascendente dell’uomo ed a un concetto cosmico della Creazione divina. Da ciò quel minimo credo che, pur nella più assoluta libertà per ogni massone di farsi una propria rappresentazione del Grade Architetto  dell’Universo (G.A.D,U.)è prescritto da un landmark (cioè limite, confine immutabile  per la Massoneria, od antico dovere) in quanto essenziale per una ricerca speculativo-spirituale. La ricerca del Giusto e del Vero si riflette quindi per il massone:

a) da un lato nel costante collegamento coni valori espressi dalla Tradizione, intesa come tesaurizzazione (o conservazione o ricordo) del pensiero degli uomini più illuminati, di qualsiasi fede religiosa o di qualsiasi corrente filosofica essi siano stati.

b ) Dall’altro Jato si riflette nel riconoscimento che in ogni uomo — pur nella complessità e relatività della sua natura, fatta di sti- moli e di idealità _ alberga in nuce, nella sua ragione, l’essenza del Giusto e del Vero. Per cui si ha il richiamo costante, che via via si accentua in ogni ritualità gradualistica, ad una ricerca introspettiva della deità dell’uomo, che è inteso come partecipe ed emanazione del Tutto.

Uomo che aspira a salire la ideale scala (ed è la «scala» uno dei più importanti simboli muratori) del proprio riconoscimento e del proprio perfezionamento iniziatico (concetto pertanto gnostico), con il progressivo abbandono delle scorie che lo attanagliano nel suo stato di imperfezione e di tenebra e lo rendono schiavo di superstizioni, di pregiudizi, di paure. Da qui nel simbolismo il costante richiamo alla pietra grezza, intesa come stato d’imperfezione umana, che il massone deve imparare a levigare ed il richiamo alla costruzione del Tempio — che è essenzialmente concepito come Tempio interiore così come, poi vedremo, vi è il richiamo alla pietra cubica, intesa come « estrema dimensione possibile della materia » e sinbologicamente  vista anche come espressione delle possibilità intellettive dell’uomo. La suddetta diarchia fra la ricerca strumentale del Giusto e la ricerca trascendente ed introspettiva del Vero appare quindi come una costante per la Libera Muratoria che si riscontra nel fine, nel mezzo, e nel metodo indicati per l’ascesi individuale e collettiva che l’istituzione persegue. Diviene pertanto indispensabile Ja funzione strumentale degli Organismi massonici, così come indispensabili divengono gli apporti che in varia guisa — in ragione delle doti individuali — i singoli massoni debbono dare in base agli statuti ed ai regolamenti che essi via via liberamente accettano con la cooptazione iniziatica ai vari gradi. Nella Massoneria, infatti, acquista rilievo il lavoro in comune, nell’officina (sinonimo di Loggia operante) e non ha invece rilievo l’ascesi individuale perseguita nell’isolamento, cosicché per la Massoneria, anche se può essere oggetto di apprezzamento, non si pone come criterio di realizzazione evolutiva iniziatico-spirituale l’immagine del «santo» o «santone» o del «saggio» che nel rifugio dell’eremo «intuisce» la Verità e si realizza. Vi è pertanto nella Massoneria tutto un simbolismo che ricorda, recepito in gran parte dalle Fratellanze muratorie, questa compartecipazione collettiva al «Lavoro» muratorio. Così, accanto al concetto di Tempio interiore, si affianca quello del Tempio di tutti, nell’immagine simbolica dell’accostamento delle varie pietre levigate, armonicamente composte con Pausilio della livella, della squadra, del compasso, per cui il Tempio creato dall’unione dei Pratelli assurge a rappresentazione microcosmica del cosmo.

DA DELTA N. 19

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GEOMETRIA

GEOMETRIA

di Mirosa Occhiena

Se un mio nipote, nell’età dei «perché?», mi avesse chiesto:

«Zia Mirosa, cos’è la geometria?», mi sarei trovata in un qualche imbarazzo. Ma poiché alle domande è giusto dare una giusta risposta, avremmo insieme consultato fonti attendibili. Ed avremmo trovato: « La geometria è un ramo della matematica che si occupa dei punti e delle figure da essi generati»; oppure «Propriamente l’Arte del misurare la terra; ma oggi si piglia in senso più largo e si dice della scienza che indaga la proprietà e la misura delle linee, delle superfici, dei solidi» e poi: «La geometria ci dimostra ed insegna le ragioni delle grandezze, delle figure e dei termini che sono in esse» ed ancora: «La geometria è l’arte per cui noi sappiamo le misure e le proprietà delle cose per lungo e per alto e per ampiezza».

Molto vero, ma forse non ancora tutto il vero.

Il tempo dei primi «perché?» è ormai lontano; nel tempo sono cresciuti e maturati nipote e zia, e tempo è venuto per andare oltre il significato apparente delle parole. Da qualche anno, per mia libera scelta, partecipo a lavori con Fratelli e Sorelle, riunendoci tutti insieme in un punto geometrico. Così, ho avuto modo di meditare che il punto non è solo «il più semplice degli enti geometrici, privo di dimensioni», ma un inizio spirituale dal quale partire per giungere ad un altro punto che, a sua volta, sarà insieme arrivo e nuovo inizio. Poiché in questi nostri lavori mi è stata presentata una riga, con essa traccio una prima linea che diventa la mia strada, il cammino da percorrere per tendere al perfezionamento di me stessa, e per ciò, in tale fase, la linea deve essere «retta»! Questo tracciare e percorrere la linea, che diventa la Via, è il progressivo lavoro «alla ricerca della verità cui non è posto limite alcuno» come mi è stato detto all’Iniziazione, aggiungendomi anche, perché io bene lo intendessi e molto vi meditassi, «occorre che tu sia disposta a lavorare senza tregua al tuo perfezionamento».

Da allora mi si è via via insegnato e ho fatto maggior uso, della riga perché cominciassi a tracciare linee componendole in figure: primi passi nella difficile arte di costruire superfici per passare poi ai volumi, nell’intento sempre di giungere ad «architettonici lavori».

Nel frattempo ho imparato a capire che linee e figure sono misura ed armonia e che il cammino di lavoro da compiere entro se stessi, è quello di giungere a misura ed armonia considerate non più come solo fatto esteriore, ma come fatto di interiorità: all’estetica va aggiunta l’etica.

Speso alcun tempo a sgrossare pietra grezza con maglietto e scalpello, ho ricevuto dai Fratelli, che me ne hanno fatto consegna con fiducia, squadra, compasso, regolo, leva. Ero partita da quel punto senza dimensioni ed ora, lavorando di riga e di squadra, mi trovo a tracciare non solo più linee ma a disegnare superfici. Ardirò al quadrato perché quadrata sia la mia vita e quadrati siano i princìpi che la informano e la regolano?

Tenterò il triangolo che mi addita un vertice?

Ed ancora, se mi è stato dato un compasso, ne dovrò fare uso (ahimè, non sono Giotto…). Se vorrò continuare nel lavoro, sempre partendo da un infinitesimo punto che ne diverrà il centro, traccerò un cerchio. Mi fermo a meditare: un punto infinitamente piccolo diventa un centro attorno al quale si sviluppa una linea — curva ora — che lo racchiude, linea curva che parte anch’essa da un punto e su quello stesso punto si completa. Ciò che è principio diventa fine e la fine genera un nuovo inizio. Osservo questa figura bidimensionale che attinge alla perfezione,

per quanto di perfetto sia dato all’uomo di fare e di raggiungere.

Cerco di capirne il significato al di là del segno grafico e delle sue proprietà (dei diametri, degli angoli iscritti, delle corde, di tangenti comuni) via via scoperte da Talete a Baltzer.

Questo cerchio lo posso anche riempire di colori: uno solo? Bianco?

Nero? Non risulterà carente? Secondo la teoria dello yin e dello yang, il cerchio comprende entrambi i colori che rappresentano gli estremi per antonomasia, cosicché in esso sia tutto contenuto.

C’è della saggezza in questa teoria! Maturata l’età dei cinque anni, il Venerabile mi ha additato la Stella Fiammeggiante che racchiude nel suo centro il brillare di una «G»: Geometria, appunto, della quale Talete disse: «È l’Arte della Misura».

Così ora mi dice il Venerabile e spiega perché io meglio intenda: «La Geometria è l’arte di misurare. Il geometra ha sottomesso l’estensione al suo compasso e misurato le dimensioni dell’universo visibile. Tal metodo razionale ha condotto l’uomo, di verità in verità, fino all’infinito e perciò tale arte deve essere oggetto di studio speciale da parte del Compagno. La lettera “G” che tu vedi nel centro della Stella Fiammeggiante è il simbolo particolare del secondo grado. È l’immagine dell’intelligenza universale».

Ora il vero si approfondisce e se ne discopre la parte che ancora era mancante.

Ma io devo continuare nei miei lavori e fare sì che essi diventino «architettonici» per poter «edificare templi alla virtù, scavare oscure, profonde prigioni al vizio». Ma per poter fare ciò mi manca ancora la terza dimensione: dalle superfici occorre passare ai volumi.

A sbozzare e disgrossare il cubo ho già dato mano; ora lo devo perfezionare e dopo iniziare ad innalzare una piramide, immagine del Monte Analogo, la cui cima si cela all’occhio ma che sarà percepibile a viste più acute: quelle dell’intelletto e del cuore, se la volontà saprà essere molta e sorreggere le fatiche dell’ascesa, se la consapevolezza saprà maturare passo dopo passo in continuo salire.

Di là acquisirò «conoscenza» della sfera? Essa mi è già stata presentata, ma quanto a capirla, forse, per ora, ho solo tentato. «Un solido in cui i punti situati sulla superficie sono equidistanti da un punto interno detto centro». Sempre quel piccolo punto a far da centro. Sempre quel niente che dà origine al tutto. Sempre quell’infinitesimo piccolo che dà origine all’infinitamente grande: atomo e universo; micro-leggi che si dilatano in macro senza nulla perdere e nulla acquisire perché ordine ed armonia sono già all’inizio. Sfera, forma che fai sognare, che induci a pensare!

Quanto a costruzione, di sferico per ora forse ho saputo solo fare… bolle di sapone che lievi, salendo, si portavano via piccoli frammenti dei miei arcobaleni. Erano affascinanti nel loro andar per lo spazio, mentre per lo spazio le prime lucciole tracciavano misteriose vie luminose.

Ma se piccole sfere di sapone, piccole luci ancora fioche, tanto ci attraggono e ci affascinano, quanto più potrà attrarci, affascinarci ed appagarci la visione e la comprensione, seguendo «virtude e canoscenza», della sfera che tutto ingloba e tutto illumina? Possa il mio cammino giungere a tanto e possa Pan l’Eterno accogliermi nella sua divina armonia!

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UN INCONCEPIBILE VIAGGIO NELL’ARTE

UN INCONCEPIBILE VIAGGIO NELL’ARTE

Di Amarilli

È un antico austero castello che domina imponente, dalla vetta di una collina, i dintorni di una grande città. L’avanzare dell’industria ha stravolto il villaggio primitivo che è ora un ibrido di antico e moderno. Quassù, tuttavia, ci si sente ancora fuori del tempo e si può ammirare il vecchio campanile dalla struttura armoniosa, i suggestivi tetti di tegole rosse e, indistruttibile arte della natura, i viali di grandi alberi, le cui foglie, ancora fitte nel tepido autunno, brillano di un bel colore dorato, sotto il sole che filtra fra la leggera nebbia.

Una lodevole opera di restauro — meglio tardi che mai — ha restituito

all’edificio la maestosa dignità di monumento storico, che fu testimone e partecipe di vicende nazionali. Ora è diventato «Tempio dell’Arte Moderna».

Il visitatore, dapprima curioso, si aggira fra le sale dagli alti soffitti. Alcune, chissà perché, semplicemente imbiancate a calce, gli trasmettono un senso di gelo; altre, con affreschi fortunata mente           salvati che, da soli, basterebbero a dare incanto all’ambiente.

Lo sgomento visitatore non è un profondo conoscitore d’arte, ma non è privo di innata sensibilità: ma in questo suo viaggio, che sperava sarebbe stato di arricchimento, sente man mano nascere nel suo intimo e crescere a dismisura, sbigottimento, stupore,  sdegno. Ma in che mondo siamo!!!

È forse arte il cerchio di pietre (proprio semplici pietre) sul pavimento? o gli scuri cubi ricoperti di un liquido nauseabondo? o le  pareti « decorate » (o deturpate) da parole senza senso, non certo tratte dalla Kabala o dal simbolismo dell’Arte Reale? (Umoristica la targa che invita al rispetto delle pareti: forse per evitare il comprensibile impulso dell’indignato visitatore?!). E son forse arte quei tristi tronchi d’albero essiccati e verniciati, dolente retaggio di un rigoglio passato? È arte l’ingombrante mobile cassettiera che da solo occupa una intera sala?

Ogni epoca ha il suo modo di esprimersi, sempre diverso. Ma se è vera arte, sia essa letteratura, musica, o arte decorativa, rimane.

Si può non subito comprenderla, ma comunque ci fa vibrare. Qui

nessuna «ardua sentenza» verrà richiesta ai posteri. Qui il giudizio 

è immediato, perentorio, severo, senza appello. Un vuoto assoluto e la sconfortante consapevolezza di una beffa.

Certo gli « artisti », di cui lo sgomento visitatore neppure vuol conoscere il nome, non sanno, come ha detto un grande critico, Roberto Longhi, che « La poesia nasce “in primis” sulla poesia, e così l’arte ».

Prima di lasciare il museo l’ormai sgomentatissimo visitatore ammira dalle finestre le rosse tegole, le foglie dorate, il cielo sempre più azzurro, il campanile. Ammira, con senso di sollievo e di liberazione, la perenne arte della natura, non oltraggiata da oscene elucubrazioni di pseudo profeti di un nuovo verbo.

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UN PROSELITISMO MIRATO

UN PROSELITISMO MIRATO

di Adele Menzio

Paragonare la Massoneria ad una azienda che cerca di espandere il proprio mercato e conquistare nuovi clienti potrebbe parere quasi sacrilego e certo poco elegante.

Tuttavia se pensiamo che i nostri princìpi, la nostra filosofia, il nostro stile di vita sono tra i migliori che si possano sperimentare nel mondo, non vedo perché essi non debbano essere propagandati non possano, nei giusti modi, essere estesi al maggior numero di persone che, pur avendo determinati requisiti essenziali, rischiano oggi di essere privati di una ricchezza spirituale inestimabile sol tanto perché un certo uso consolidato sembra imporre il proselitismo nell’ambito di cerchie ristrette.

Prima di avventurarmi in medias res vorrei chiarire quali sono i princìpi cui deve obbedire un massone, sia iniziato che in pectore.

Alcuni concetti della Massoneria sono comprensibili anche ai profani, sebbene alle volte con angolazioni diverse.

Libertà, tolleranza, fratellanza,  trascendenza. Si può dire che un uomo è libero solo se può scegliere i propri fini e le proprie azioni tra alternative diverse. Egli deve essere libero di ed esser libero da.

In senso massonico ed iniziatico la libertà ha un significato diverso indirizzandosi precipuamente alla liberazione da ogni condizionamento fisico e mentale che possa ostacolare la comprensione dell’uno.

Connesso con il principio della libertà è quello di tolleranza che, al contrario della libertà (che denota caratteristiche positive e moralmente approvabili) si riferisce generalmente a caratteristiche negative ed alle volte moralmente non commendevoli. Tanto che si potrebbe anche intendere la tolleranza come l’aspetto negativo della libertà.

È tollerante un atteggiamento che pur non condividendo un modo di agire e di pensare ritenuto erroneo, lo lascia sussistere per rispetto verso la altrui libertà.

La Fratellanza consente di cogliere le differenze che gli uomini che, sussistono tra se sono eguali di fronte ai diritti, sono diversi per le caratteristiche soggettive e queste diversità (anche nelle idee) non solo il Massone ammette ma rispetta perché provengono da esseri che gli sono simili e degni: cioè fratelli.

La Trascendenza è il presupposto per la levigazione della pietra grezza. Non si può perfezionare se stessi rimanendo abbarbicati all’immanenza.

II principio trascendente è per la Massoneria il G.A.D.U.,, intelligenza

suprema ed ideale regolativo.

Libertà, tolleranza, fratellanza e trascendenza configurano un particolare modello di uomo che si può trovare anche nel mondo pro- fano ed è proprio verso gli individui liberi, tolleranti, che sentono ogni uomo come fratello e che aspirano al trascendente che deve indirizzarsi il proselitismo.

Ciò che fa di un uomo (dotato delle peculiari caratteristiche di cui ho detto brevemente), un massone è il segreto iniziatico. L’iniziazione, come ben sappiamo, è una Luce che conferisce un senso più profondo e più vero alla libertà, alla tolleranza, alla fratellanza, alla trascendenza.

Sulla base di queste premesse mi sembra ovvio che per appartenere alla Massoneria non sono necessari né una laurea particolare, né un dato censo, né lo svolgimento di un determinato lavoro e nemmeno una età anagrafica matura o veneranda. Man mano che passano gli anni io mi convinco che la cultura ufficiale (quella dei pezzi di carta) è ben misera cosa di fronte alle qualità morali e di intelligenza di tante persone (per il volgo «ignoranti») così cariche di valori umani positivi, di comprensione, di altruismo, di bontà, di naturale predisposizione verso gli altri. E quante volte mi sono meravigliata nel constatare come un contadino spiegasse con parole semplici ed accessibili i misteri della vita e l’immanenza divina in ogni creatura; uomo, animale o vegetale che fosse.

Ho imparato molto sia dalle persone colte e raffinate che da quelle semplici ed illetterate.

E devo confessare che spesso la poesia di alcuni concetti è sgorgata spontanea proprio dal cuore e dalle parole di persone cosiddette

«semplici».

È indubitabile che un minimo di cultura sia necessaria al neofita per intendere i fondamenti della nostra filosofia. Dato che ci esprimiamo con parole occorre che il significato delle medesime sia chiaro a tutti.

Direi, tuttavia, che il senso univoco dei vocaboli sia necessario in fase di proselitismo e nel primo periodo di apprendistato. Noi, si sa, ci esprimiamo attraverso | simboli, eleviamo il silenzio ad alto valore di espressione, dirigiamo le nostre energie fraterne più al cuore che al cervello e la frequentazione consapevole dei lavori nel Tempio, se operata con la dovuta concentrazione, opera il miracolo della comprensione reciproca ad un livello che trascende il grado di cultura (inteso in senso profano) dei singoli.

È sempre sorprendente e bellissimo «sentire» ogni nostra facoltà acuta e tesa, capace di captare nozioni, sentimenti, intuizioni che solo tra le Colonne è possibile realizzare e soltanto se «tutti» partecipano all’unisono.

Quante volte quelli tra noi che, per ragioni diverse, sono abituati ad esercitare la loro intelligenza in una certa direzione, che tutto sanno e tutto leggono, si sono meravigliati ed hanno in cuor loro ringraziato il fratello «semplice» che con una sola frase non solo ha messo a fuoco un problema dibattuto con discorsi lunghi e complicati, ma ha colto la profonda essenzialità ed i misteriosi legami che uniscono ogni fenomeno al tutto.

Oggi, per fortuna, quasi tutti godono di quel minimo di istruzione necessario a capire il significato delle parole (la licenza media, la tanto vituperata televisione che ha unito il paese e familiarizzato con la lingua italiana, anche con gli orrori delle frasi pubblicitarie) e molti anelano ad una vita spirituale più intensa e, di fronte alla Grande Paura, desiderano sia la pace interiore che quella esterna.

Credo sia un imperdonabile errore, una forma di cieco egoismo non rivolgere la nostra attenzione verso classi e persone sino ad oggi del tutto ignorate dalla Massoneria che è sì una aristocrazia, ma non certo di censo.

Come potrebbe la Massoneria operare nell’ anelito mondo profano, nel suo al miglioramento, senza conoscere a fondo i problemi di tutte le classi sociali, senza sentite la voce diretta d’ogni ceto e senza valutare concretamente le istanze di ogni tipo di individuo? Quando si parla di proselitismo mirato questo si intende: completare, se possibile, nel microcosmo delle logge la composizione sociale del Paese senza trascurare nessuno e senza pregiudizi.

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LA MORTE NEL MEDIOEVO

LA MORTE NEL MEDIOEVO

di Giulio Ferratini

Ritengo che l’immagine che otteniamo della tradizionale iconografia  del Medioevo sia distorta e caricaturale: troppe epoche lo hanno riutilizzato deformandone l’assetto storico, dipingendolo spesso grottescamente, permeandolo di misticismo a volte, di romanticismo altre.

Le stesse Cronache del basso Medioevo già risentono pesantemente dei primi pedanti classicismi, in cui l’eloquenza aulica della tarda epoca altera già lo spirito ed il senso della Storia. Oggi, alcuni storiografi di grande rilievo, hanno riportato alla luce esatta lo scenario sociale, oltre che quello storico, del Medioevo, divulgando così una inedita fotografia. L’atmosfera, se così possiamo definirla, in cui si è svolta l’avventura dei secoli bui della nostra storia, è estremamente significativa ed indicativa di alcune profonde motivazioni e sensazioni che tutt’oggi agitano, sotto altre forme, il nostro pensiero.

La Morte ha un ruolo di rilievo nel pensiero medievale: per capire quanto essa sia compenetrata in ogni azione, in ogni aspetto interiore ed esteriore della vita dell’uomo di quel periodo, si devono fare alcune necessarie puntualizzazioni. La vita quotidiana era scandita da ore molto più pesanti delle nostre: la notte era completamente nera, come certamente poche volte a noi è capitato di vedere, l’inverno era spaventoso, il freddo un pericolo mortale, la violenza era brutale, la devastazione era totale, un bicchiere di vino era qualcosa di estremamente prezioso, le malattie una maledizione.

Non esiste nella realtà medievale che un’unica e piatta dimensione: una emotività esasperata dovuta ai fortissimi contrasti

che ne dominavano la scena. Il violentissimo pathos che ha caratterizzato la vita medievale ha lasciato traccia di sé nella musica, nella pittura, nella cronaca: la stessa storiografia si compiace nella descrizione di atrocità di ogni sorta come di episodi di tenerezza indicibile, di fedeltà amorevole, cieca ed assoluta. In questo quadro dobbiamo cercare di comprendere quale enorme importanza rivestisse la parola.

Essa è praticamente l’unico sistema di comunicazione, essendo la scrittura sconosciuta alle masse, la letteratura limitatissima e nota solo a una ristrettissima cerchia di nobili, religiosi o ricchi borghesi.

La parola, l’enfasi retorica, hanno un effetto enorme, ingigantito dall’arte figurativa, sempre delineata nei suoi aspetti marcatamente essenziali presenti tra le navate delle chiese, sotto le arcate dei cimiteri:

luoghi questi di comunicazione per eccellenza. Veicolo di diffusione della cultura del periodo sono essenzialmente le corti ed i centri di culto.

Ci interessa sottolineare, nella ricerca della cultura della Morte nel Medioevo, come il «memento mori» divenga uno dei punti centrali della coscienza popolare: «E quando si mette a letto, egli si ricordi che, come ora si corica da sé sul letto, presto il suo corpo sarà messo da altri nella tomba». È Dionigi il Certosino che in poche righe riassume una filosofia divenuta popolare e diffusa da un fenomeno peculiare del Medioevo: quello dei predicatori pellegrini.

Pensiamo che la parola del predicatore è l’unica forma di comunicazione che raggiungesse gli strati più umili della popolazione dell’Europa nel Medioevo. Sono gli ordini mendicanti che spargono la cultura della morte: l’immagine che ne deriva è nitida, efficace, sanguinaria, cruda, tutta tesa ad ammonimento violento sulla caducità di tutte le cose.

Ne sono ancora oggi testimonianza pitture e sculture macabre nelle cattedrali e nei cimiteri: corpi putrefatti, scheletri avvinghiati a corpi femminili, visioni apocalittiche e spettrali di ogni tipo. Il monaco predicatore sembra aver elaborato nei secoli dell’Alto Medioevo, in piena solitudine, negli eremi, al sicuro da pestilenze e guerre che insanguinavano l’Europa, quanto nella Bassa Epoca viene poi diffuso a livello di predicazione alle masse, dagli ordini mendicanti: il Medioevo esprime il tema della morte solamente concentrandosi sul memento mori: è la caducità delle cose terrene la vera filosofia della morte medievale.

Questo concetto, il tema della caducità della vita, assolve a due ordini di funzioni: è un sistema primitivo di persuasione nei confronti delle masse ignoranti circa il bisogno immediato di un pentimento necessario alla redenzione, ed è un moderatore politico, utile all’alleanza del potere civile col potere ecclesiastico, teso alla eliminazione di ogni emotività sociale.

Ritornando alla tematica relativa al forte pathos di cui era impregnata

la vita nel Medioevo, accostiamola ora al pensiero vivo, immediato, lapidario della caducità della vita, così come tradotto in termini semplici e vigorosi dagli ordini mendicanti e da una iconografia variopinta: ne traiamo uno scenario semplicemente spaventoso. Il terrore della morte così si trasforma in paura della vita: negazione di ogni bellezza e felicità, come concetti temporali, caduchi, contrari all’etica religiosa quindi assimilabili al peccato. La vita è una prova tremenda a cui si viene sottoposti, il cedimento ai suoi piaceri comporta sicuramente una pena apocalittica nell’Aldilà, un mondo di morte che può essere vicinissimo. Non poteva che essere vissuto così il pensiero della morte, in considerazione proprio della violenta passionalità dell’ambiente sociale del Medioevo: è un vero e proprio compiacimento, da parte dell’espressione filosofica medievale, quel sottolineare l’orrore ed il ribrezzo verso le malattie, i vermi, le interiora, la paura. Citiamo:

«La bellezza del corpo si limita alla pelle… tutta quella grazia consiste

di mucosità e di sangue, di umori e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola o nel ventre, non si troverà che lordume… ». È Odone di Cluny. E ancora: «La donna concepisce con immondezza e fetore, partorisce con tristezza e dolore, nutre il figlio con peso ed angustia» è Innocenzo II.

Il concetto, così utile agli scopi del pensiero corrente, della dissoluzione

del corpo, si accompagna spesso con disgustoso e morboso compiacimento al corpo femminile, rappresentante una delle più tremende vie del demonio per trascinare il fedele nell’inferno: ne parlano non solo i moralisti, ma anche i letterati ed i poeti cosiddetti cortesi; fino a Villon che canta della bella Heaulmière, la cortigiana:

«che cosa è diventata quella fronte liscia, quei capelli biondi, le sopracciglia arcuate, l’ampio spazio fra gli occhi, il grazioso sguardo con cui mi prendevo i più furbi, quel bel naso diritto, né grande né piccolo, quegli orecchi piccolini, ben uniti, il mento forcuto il bel viso ovale c le labbra rosse? La fronte rugosa, i capelli grigi le sopracciglia cadute, gli occhi spenti… ».

Esiste in effetti una vera e propria familiarità quotidiana col cadavere,

oggi sconosciuta. Basti ricordare come spesso, per personaggi di riguardo morti lontano da casa, si usasse tagliarne a pezzi i cadaveri,

bollirli, dissecare accuratamente lo scheletro dalla carne e spedire poi colla dovuta pompa le ossa in una urna, a destinazione per una degna sepoltura.

La seconda funzione del concetto del Memento mori, il compito di moderatore sociale, non è di secondaria importanza: praticamente                     in tutta Europa, è presente il concetto della Morte come grande livellatrice, colei che fa giustizia, colei che riduce tutti al medesimo denominatore. Si compiace il popolo di vedersi accomunato nell’orrore al Principe. È la grande epopea iconografica del Totentanz,  la dance macabre, la danza della Morte. È definita un grande fatto culturale dagli storici del Medioevo. Dal punto di vista pittorico è un cedimento ad elementi popolareschi, in cui lo spettrale, la reminiscenza antica del phantasma, si fonde con  lo spirito religioso più «nero», del tardo Medioevo. Il Totentanz è presente in Francia, nel Nord Italia, in Germania ed in Spagna; rappresentazioni grafiche, in luoghi di culto (sono privilegiati i cimiteri), in cui si era soliti ascoltare le prediche dei monaci mendicanti: il cimitero degli Innocenti, a Parigi ospitava la                       Dance macabre forse più famosa del Medioevo.

Il Totentanz vedeva la Morte sotto le sembianze di scheletro paludato

di un sudario macchiato dalla sua carne sfatta. A dire il vero nelle rappresentazioni più antiche i versi che accompagnano il dipinto indicano il danzatore come «Le mort», il morto, non «La morte», come appare invece più tardi: è il morto che viene. Ad accogliere se stesso e si trascina danzando la propria copia ancora viva nell’inferno. La Danza era dunque sempre condotta dal cadavere che cantando tiene per mano se stesso Imperatore, che trascina se stesso Papa, Vescovo, Principe, nobile, banchiere, mercante, bambino, e via fino all’ultimo gradino della scala sociale: una catena umana che cantando e ballando viene trascinata dalla Morte verso la fine. «Yo so la muerte cierta a’ todas criaturas» — è l’inizio della ballata i cui versi sono dipinti in una danza della morte spagnola.

La morte danzante: uno spaventoso specchio dell’uomo vivente che vede se stesso già decomposto venire a prendersi e trascinarsi via: «Siete voi stesso» ammonisce in versi la pittura — mai come in questo concetto il Memento mori è così terrificante: tu sei già che tu sia l’Imperatore o l’ultimo dei sudditi, non ti servono a nulla; di fronte alla Morte si è tutti uguali. Non manca, in Germania una danza della morte tutta femminile, curiosa attenzione al sesso debole in un’epoca in cui godeva di scarso credito. Dice Huizinga «nella danza macabra femminile riappare l’elemento sensuale che attraversa anche il tema sulla bellezza trasformata in putredine»: da notare che in tutte le Dances macabres i personaggi sono sempre una quarantina; per questo motivo, nella espressione femminile, la Danza vede trascinate via, una avvinghiata al l’altra, oltre a poche figure di mestieranti, come l’Imperatrice, la badessa, la cortigiana, la monaca, la levatrice, anche gli stadi di vita della condizione femminile: la vergine, la gravida, la vecchia, la fidanzata, ecc. La cultura della morte non concede praticamente nulla alla delicatezza di un sentimento di vivo dolore per la scomparsa della

persona cara; mi piace riportare però due spunti che derivano sempre

dai versi dipinti che accompagnano la danza macabra che mi hanno colpito. È la morte che cerca  di consolare il contadino, spezzato da una vita di fatiche, che pur non vuole farsi trascinare verso la fine:

– O tu che hai lavorato con fatica e affanno, hai vissuto tutto il

ora devi. morire, è cosa certa; [tuo tempo;

tornare indietro non serve e non si può.

Della morte devi essere contento, poiché ti libero da un grande affanno».

Ancora, i versi fanno dire al bambino portato via dalla morte, alla madre — bada ai miei giocattoli, alla mia bambola ed al mio bel vestitino —. E ancora, l’invocazione del bambino morto alla madre, perché smetta di piangere, affinché il suo camicino si possa asciugare. Concludo con una osservazione: la Morte non è un fenomeno  osservabile dal punto di vista scientifico, un fatto naturale come un’eruzione, una malattia. La Morte è un concetto immanente che ha condizionato l’esistenza stessa dell’uomo in modo differente: in funzione della sua capacità di vivere la Morte l’uomo si è dotato in maggiore o minor misura di strumenti per sopportarne il pensiero.

Sulla tremenda esasperazione dell’angoscia per la fine, che il Medioevo ha costruito su di sé per esorcizzare la Morte, nasce  una forza nuova: una autocoscienza consapevole della possibilità di affrontare la fine più serenamente, non tanto fidando su di una resurrezione incerta e comunque spaventosa, quanto sulla certezza di aver vissuto in una società di uguali e collaborato a costruirne una migliore: quello che poi abbiamo chiamato Rinascimentale.

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TAUMATURGIA DANTESCA

Davide Riboli

TAUMATURGIA DANTESCA

OVVERO UNA RIFLESSIONE LAICA

poi tanto furo, che ciò che sentire

doveano a ragion senza veduta,

non conobber vedendo; onde dolenti

son li miei spirti per lo lor fallire,

e dico ben, se ’l voler non mi muta,

ch’eo stesso li uccidrò que’ scanoscenti!

In occasione della presentazione delle principali iniziative organizzate per le celebrazioni dantesche di quest’anno, il ministro Franceschini ha rimarcato l’esistenza di un sentimento di identità nazionale, nato assai prima dello Stato Italiano. Non v’e dubbio che di quel sentimento, capace di aggregare gli individui in comunità e le comunità in nazione, Dante e la sua opera siano i simboli massimi, sebbene sia ancora molto il lavoro da compiere per diffonderne la conoscenza. Non è un caso che – sempre stando alle parole del ministro – il programma organizzato per le celebrazioni abbia come scopo principale quello di “avvicinare ancora di più Dante alla gente”. Non so se le celebrazioni riusciranno in questo scopo e non so neppure se sia cosi necessario, ma so che nei versi di Dante risiede il potere di avvicinare le persone tra loro, superando ogni distinzione politica per un bene comune. E lo so per esperienza diretta… 2 agosto 1980, ore 10:25. L’ala Ovest della stazione di Bologna Centrale esplode. Muoiono 85 persone e con loro si torce in agonia un paese tormentato da ferite che il tempo, invece di guarire, squarcia: piazza Fontana (1969), questura di Milano (1973), piazza della Loggia (1974), treno Italicus (1974). Bologna la governa un marziano: Renato Zangheri, riminese per nascita e professore per vocazione, iscritto al Partito Comunista dal 1944. E un uomo di cultura e la fiducia nella cultura ne guida le scelte che spesso lo fanno apparire un alieno tanto agli occhi dell’opposizione che a quelli della sua stessa maggioranza. Quando presenta il progetto di commemorare il primo anniversario dell’orrenda strage con una lettura pubblica di Dante, anziché in San Petronio, succede il putiferio. E non si tratta tanto del fatto che a dar voce alla Commedia sarai un personaggio discutibile come Bene. Ad apparire massimamente inopportuna e la scelta di sostituire le gramaglie del cordoglio con le luci dello spettacolo. E con Dante, per di più…

La maggioranza, composta da PCI, PSI e DC, rischia la crisi. Garofani e Scudocrociati gridano in coro allo scandalo. Qualcuno passa al gruppo di minoranza con l’intento di far cadere la giunta. Gli stessi compagni di partito di Zangheri si grattano la testa, perplessi. Fior di professori ricordano al Sindaco che Dante i bolognesi li piazza all’inferno perché bottegai, ipocriti e ruffiani. Il sonetto della Garisenda poi, nessuno ha mai capito cosa volesse dire davvero. E se quel matto si mette a recitare proprio i versi in cui Bologna e condannata? Ma Zangheri tira dritto e per un soffio riesce a far passare il progetto. Assessori e consiglieri di maggioranza critica e minoranza inferocita non si danno per vinti e qualcuno passa la notizia – che sarebbe dovuta rimanere riservata il più a lungo possibile – alla stampa.

E d’obbligo un florilegio composto dai migliori titoli dell’epoca: “Il programma uscirà indenne dalla bufera delle polemiche?”, Il Resto del Carlino, 8 luglio 1981; “Ma questi milioni sono per Bene?”, Il Corriere della Sera, 22 luglio 1981; “Alla vigilia della recita Bene polemizza su giovani e terrorismo”, Corriere della sera, 31 luglio 1981; “Celebrazioni Bolognesi – ‘La Merda’, poema di Carmelo Alighieri”, L’Espresso, 2 agosto 1981. La polemica monta al punto che la RAI ritira la diretta, rifiutando cosi di documentare uno dei momenti più alti della Cultura italiana.

Più tardi, ricordando quei giorni nell’autobiografico “Sono apparso alla Madonna”, Bene definirà quell’occasione come “uno dei più infernali casini del dopoguerra ma anche il più grande, irripetibile evento della mia vita”.

Come e nato davvero un casino tanto infernale? Nel solco della migliore tradizione di genere, da una passeggiata notturna, dopo teatro. Zangheri la butta li, quasi parlando d’altro: “Carmelo, perché non fai qualcosa che ricordi laicamente la strage alla stazione?”. La discussione che ne scaturisce s’incardina proprio sulla necessità d’una commemorazione che sia innanzitutto riflessione laica e civile. E’ in quella notte dopo teatro, un grande artista ed un politico colto e coraggioso convengono naturalmente che il solo ad avere il potere di risanare la ferita della città è Dante.

Per l’evento, serve un luogo che non abbia alcun connotato di parte, quindi niente chiese, niente piazze e, soprattutto, niente teatri o qualsiasi altro edificio possa anche solo rimandare al concetto di “spettacolo”. Alla Democrazia Cristiana che chiede quanto si spende per “ballare il rock sui morti”, il sindaco risponde d’aver scelto di celebrare i caduti della strage con l’arte, invece che con “riti vuoti e inutili”.

La Torre degli Asinelli e la scelta perfetta e quindi la sola possibile: l’altezza del cuore della città chiama (laicamente) gli occhi al cielo e al tempo stesso nega Bene alla vista degli astanti, perché il protagonista non è lui, ma lo sono Dante e Bologna. Un impianto di amplificazione titanico sonorizza tutto il centro storico e, sebbene persino le Brigate Rosse si prendano il disturbo di contrastare l’iniziativa invitando a non trascurare un’occasione di lotta armata, la presenza silente della città e sbalorditiva. Sotto la torre si sono radunate dalle cento alle centocinquantamila persone, in un silenzio raggelante che viene strappato dalle prime note delle musiche composte da Sciarrino. Poi Bologna prende a vibrare dei versi di Dante e al boato barbarico dell’anno precedente risponde il ruggito della vox civilitatis.

I versi di Dante giungono anche a chi non li aveva mai letti prima d’allora e forse mai li avrebbe letti poi e finiscono col comporre un’orazione civica commossa e commovente capace di processare un’intera classe politica, oggi come sette secoli fa.

Al termine, uno degli assessori più convinti dell’indecenza di quella operazione, s’arrampica sulla torre perché vuole essere il primo a manifestare il proprio entusiasmo a Bene. Ma sulla cima trova Bene con Zangheri. Per gli anni a venire, l’uno e l’altro si contenderanno la paternità della risposta alle felicitazioni: “Se non se ne va immediatamente, mi vedrò costretto a buttarla giù a calci in culo!”.

Non posso sapere se chi legge queste righe ha mai avuto il bene di ascoltare la registrazione di quella irripetibile lettura, ma chi scrive può assicurarvi che l’essenza del suo straordinario potere taumaturgico era distillata dall’assoluta mancanza d’ogni dimensione spettacolare. Lo stesso purtroppo non può essere detto delle molte (troppe?) letture a seguire che, più che avvicinare Dante alla gente, l’hanno avvicinato all’avanspettacolo.

HIRAM 2021/2

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LA TAVOLA SMERALDINA

LA TAVOLA SMERALDINA

di Adele Menzio

Nel 1978 una sonda spaziale americana ha scattato fotografie sul pianeta Marte.

Soltanto recentemente, dopo sviluppi ed ingrandimenti, gli studiosi hanno svelato quella che, senza dubbio, costituisce una delle più sensazionali e sconvolgenti scoperte. Le fotografie ritraggono piramidi e sfingi. Esattamente il doppio delle opere egizie.

Non vi paia strano od azzardato che io inizi questa breve nota sulla Tavola smeraldina di Ermete Trismegisto con un collegamento tra il molto antico e l’avveniristico.

Se la «corrispondenza» tra Terra e Marte è addirittura identità ciò prova quanto tutti gli iniziati, fin dai primordi, hanno sempre intuito, saputo e predicato.

Che UNA è la cifra 0, se vogliamo, il Numero o Logos; che il Tempo non esiste; che alto e basso, grande e piccolo sono identici.

Potevano parere — queste affermazioni — ai profani increduli vuote formule, postulati azzardati e non verificabili. Oggi la scienza, e non soltanto per quanto riguarda le sfingi e le piramidi di Marte, sta verificando, passo per passo, la verità oggettiva delle antiche conoscenze ed induce ad un profondo ripensamento sulla natura dell’uomo e del cosmo.

Sul pensiero Ermetico del Trismegisto sono stati versati fiumi di inchiostro e si sono cimentati studiosi, filosofi, sapienti, illuminati ed ermetici.

Non pretendo quindi di dire cose nuove o strabilianti. Voglio invece confessarvi il metodo da me seguito. Se, in un primo momento, ebbi l’idea e l’intendimento di leggere il maggior numero di testi e di studi sull’argomento, in un secondo stadio ho invece pensato che avrei dovuto leggere e rileggere e ancora leggere il testo e lasciare che le parole antiche, una ad una, lentamente potessero penetrare in me, carica ciascuna di una sua verità intrinseca, quasi che il suono stesso e la morfologia d’ogni sostantivo, aggettivo e verbo dovessero in qualche modo svelarmi una loro verità.

E ancora. Che se fossi riuscita a «sentire» il legame tra l’una e l’altra parola, ma in un modo diverso da quello logico e forse consueto, una piccolissima, infinitesima parte del pensiero ermetico mi avrebbe in qualche modo misterioso raggiunta.

È estremamente difficile dire l’indicibile, parlare senza emettere suoni, farsi capire senza un gesto esplicativo, comunicare soltanto con il silenzio.

Quindi ci rinuncio anche perché non credo di essere depositaria di grandi verità.

Devo però dire che questo metodo ha funzionato.

Leggi e rileggi, medita ed assapora, ad un certo momento che non esito a definire magico, ho acquistato come una sorta di visione unitaria.

Ricorrerò ad una metafora.

Su una specie di grande schermo sul quale contemporaneamente ed esattamente collocate trovavano dimora tante cognizioni diverse ed apparentemente contrastanti, si snodava una storia infinita che cominciava là dove finiva e trovava nuovo inizio proprio nel punto che pareva d’arrivo.

E LEI, la Legge cosmica, era arcanamente immanente in ogni immagine che compariva; la si poteva sentir pulsare dentro l’infinitesima parte, percettibile e non, d’ogni cosa e, al tempo stesso, gigantesca ed ordinatrice, sovraintendeva al disegno generale dell’opera.

Così che tutte le cose erano la stessa cosa: ogni apparenza era il suo esatto contrario; ogni molecola (l’infinitamente piccolo) si specchiava nell’infinità di una grandezza senza misura.

Mentre queste immagini continuavano a snodarsi ininterrotte a significazione dell’infinito, uno ad uno i misteriosi insegnamenti di Ermete mi giungevano all’orecchio interiore, sempre scanditi da un ritmo, sottolineati dalla magia della parola «OSA». Assistetti così alla creazione, alla nascita del Cosmo in un vortice abbagliante e coinvolgente che mi riportò, poco dopo, nella terra d’Egitto, tra gli adoratori del dio Sole, unico e solo, riconosciuto dalla intelligente e sintetica visione del più illuminato tra i faraoni.

Mi sentivo inondata di Sole, di luce, come folgorata dalla sia pure imperfetta percezione di una verità tanto intensamente bella e straordinaria da non poterla sopportare a lungo.

Ma quando, guidata dalle parole di Ermete, percepii che io stessa, solo che avessi osato, avrei potuto essere sole e luce, allora, dopo tanti anni, mi riuscì di ricompiere il viaggio astrale.

Credo sia opportuno che si mediti insieme sulle parole del Trismegisto.

«È vero senza menzogna, certo e certissimo che l’inferiore è come  il superiore ed il superiore è come l’inferiore.

Per compiere i miracoli di una cosa unica.

E come tutte le cose ebbero inizio a cominciare da uno per mediazione

dell’uno.

Così tutte le cose nacquero per adattamento di questo uno.

Suo padre è il sole. Sua madre la luna. Lo portò nel centro il Vento. Sua nutrice è la terra.

Questo è il padre di ogni talismano e consumazione del mondo intero.

La sua forza è perfetta se convertita in terra. Separerai la terra dal fuoco.

Il sottile dallo spesso soavemente. Con grande ingegno. Ascende di terra in cielo. Quindi cola di muovo in terra e riceve la forza dei superi e degli inferi. Così hai la gloria di tutto il mondo. Perciò fugge da te ogni oscurità.

Questa è la forza di ogni forza che vince ogni cosa sottile e penetra ogni cosa solida. Così fu creato il mondo. Di qui adattamenti meravigliosi dei quali questo è il modo. Così sono chiamato Ermete Trismegisto che ha le tre parti della filosofia di tutto il mondo».

Dalla tavola emergono sette fondamentali princìpi che vi enuncerò

brevissimamente.

Essi sono: mentalismo, corrispondenza, vibrazione, polarità, ritmo,

causa ed effetto e genere.

1. Tutto è mente.

L’universo è mentale. Infinito, eterno, immutabile. Secondo il pensiero ermetico qualsiasi cosa, ciò che noi chiamiamo reale, è nulla. Il TUTTO è spirito o Mente vivente infinita che l’uomo non può comprendere appieno. Il TUTTO crea mentalmente l’universo. La conseguenza? Tutto qui è illusione o, per dirla con Calderon, sogno.

2. Corrispondenza.

Tutto ciò che è nell’universo emana dalla stessa fonte. C’è dunque una armonia, o meglio, una corrispondenza tra i diversi piani di manifestazione dell’essere.

3. Vibrazione

Gli ermetici dividono l’universo in tre principali categorie fenomeniche.

Piano fisico, piano mentale, piano spirituale. Si tratta di tre diversi gradi della scala della vita che, partendo dalla materia grezza, giunge allo spirito. Come si differenziano i tre piani?

In base alla vibrazione, appunto. Tanto più intensa è la vibrazione, tanto più alto è il piano e tanto più elevato il fenomeno vitale che occupa quel dato piano.

Il principio della vibrazione evidenzia il concetto e la verità del movimento, che si manifesta in ogni aspetto del cosmo.

L’etere universale è la più alta manifestazione della materia, così come l’intensa vibrazione spirituale, quella che può condurre alla trasmutazione mentale, è uno dei capisaldi dell’arte ermetica.

4. Polarità. È il principio che mette in evidenza il duplice aspetto (positivo e negativo) d’ogni cosa ed insegna come la verità debba ricercarsi nella conciliazione degli opposti.

5. Ritmo

Qualsiasi fenomeno ed ogni nostro modo umano ed individuale oscilla da un polo all’altro.

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Per quanto riguarda l’uomo il suo animo è continuamente preda di questa oscillazione che dal dolore lo porta al piacere e viceversa.

Insegnano i maestri ermetici che con la trasmutazione è possibile sottrarsi ad alcuna delle azioni ritmiche. Ciò in quanto spesse volte la oscillazione del pendolo avviene sul piano inconscio. Possiamo qui vedere anticipato il nucleo della teoria freudiana che risolve i malesseri della psiche invitando ad una presa di coscienza dei sussulti inconsci.

6. Causalità

Nel cosmo regna l’ordine. Non il caos. Nulla avviene per capriccio, ma tutto ha una causa derivante dalla mente.

7. Genere

Su ciascun piano sono presenti il principio maschile e quello femminile. (Il Sole e la Luna). Loro compito è quello di generare. Cioè produrre. Creare. Il principio maschile dirige una particolare energia verso il principio femminile che compie, a sua volta, il lavoro creativo.

Entrambi i princìpi soggiacciono alla legge di gravitazione in base alla quale, per attrazione misteriosa, tutte le particelle dell’universo tendono l’una verso l’altra per determinare ogni cosa.

Tra i mille e più pensieri che la tavola smeraldina può suscitare in ciascuno di noi, solo che la si compenetri quotidianamente, mi piace qui proporre un solo tema di meditazione.

Abbiamo parlato di ritmo.

Tutti noi portiamo dentro un ritmo che è quello del nostro respiro. Senza il quale non potremmo esistere come fenomeno. Ora tale nostro ritmo personale, che è parte del ritmo dell’armonia globale, deve necessariamente sintonizzarsi con il Verbo. Attraverso

un altro ritmo: quello del    cuore.

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