PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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COME ARMONIZZARE LA VITA CHE È IN NOI

COME ARMONIZZARE LA VITA CHE È IN NOI

di G. C.

Troppo sovente l’unica preoccupazione dell’uomo moderno è rivolta a soddisfare le esigenze, i desideri e gli impulsi della propria è persona, del proprio corpo e cioè del suo «essere prettamente materiale»; a lottare quasi esclusivamente per migliorare la sua posizione nell’ambito della società, della famiglia, del lavoro.

Gli impulsi più profondi, le esigenze interiori, spirituali, morali, esoteriche molto spesso non vengono neppure avvertiti o, se avvertiti, vengono compressi e trascurati.

L’io interno e profondo che alberga in tutti noi viene negletto o, comunque, posto in secondo piano.

Poco numerosi, purtroppo, sono gli uomini diversi, quelli cioè che soli, forse, hanno diritto ad essere considerati veramente «uomini». Il nostro Istituto, tutto sommato aristocratico, è ben conscio delle esigenze che sgorgano dal più profondo della nostra essenza, dalla nostra vita interiore e cerca di soddisfare, nei modi più adeguati, tali esigenze.

Accade, però, che taluni eccedano in tal senso fino a giungere a vere e proprie forme di fanatismo religioso, filosofico, esoterico ecc. ecc. L’Uomo-e torniamo a parlare di quello con la «U» maiuscola — deve, pertanto, essere consapevole e non già limitato dalle esigenze materiali e dai condizionamenti sociali ma, nel contempo, non potrà vivere estraneo alla sua materialità ed al mondo che lo circonda, solo attratto da ciò che gli sgorga dal più profondo del suo essere e solo dedito a percepire e soddisfare i conseguenti impulsi ed esigenze. La giusta via di mezzo è, forse, il segreto per armonizzare la vita interiore senza comprimerla ma senza enfatizzarla all’eccesso. La saggezza è, in definitiva, il nocciolo di tutta la questione. Ed è, infatti, «Uomo saggio» quello che sa percepire e tenere in giusta considerazione le esigenze interiori dando spazio ad una doverosa ricerca volta alla conoscenza del proprio intimo.

Quando poi l’«Uomo saggio» può utilizzare nella sua ricerca un valido «metodo», ecco che arriva a percepire i «grandi problemi», avviandosi sulla strada della vera conoscenza e perfezione.

Ma è sempre l’«Uomo saggio» quello che mantiene, nonostante tutto, un aggancio ben tangibile con la realtà e con le esigenze quotidiane, certo senza stupidamente ingrandire e moltiplicare queste ultime e senza, soprattutto, drammatizzare gli alterni casi che caratterizzano la vita umana.

Si è detto della saggezza, ma non si può, altresì, prescindere da una certa cultura, o meglio, da un certo bagaglio di conoscenze, le più varie, e da un metodo — come già si è detto — che porti non solo all’acquisizione dei vari elementi conoscitivi, ma anche all’uso ed all’amalgama ditali elementi nell’ambito di una ricerca interiore ed esteriore veramente efficace.

Si è così evidenziato un trinomio: «saggezza», «CONOSCENZA» e «metodologia» che, ritengo, possa risolvere il quesito posto dal titolo della presente tavola.

Il suddetto trinomio, inoltre, seppure non precipuo del pensiero e della terminologia massonica, ritengo sia certamente alla base dell’idea massonica attuale.

Ad esso tutti i FFr.’. devono tendere, arricchiti dal metodo a loro elargito dalla massoneria stessa, scuola di metodologia per eccellenza, onde acquisire e/o aumentare le proprie conoscenze ed utilizzarle nel giusto equilibrio interiore/esteriore che è proprio del saggio.

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TRAGEDIE E COMMEDIE ITALIANE

TRAGEDIE E COMMEDIE ITALIANE

Di  Amarilli

11 Gennaio 1990

Io sono contro la pena di morte, e l’ho chiaramente detto su queste pagine. Tuttavia, l’indignata reazione dei nostri politici alla dichiarazione dell’on. Forlani, che auspicava per certi crimini — nel caso specifico i sequestri di persona — la pena di morte, ha provocato in me un forte senso di irritazione. Non però di sorpresa: a certi atteggiamenti dobbiamo ormai essere abituati.

Si è immediatamente sollevato un concitato brusio: interrogazioni, contro interrogazioni. Parole, parole, parole. Mirate soprattutto, penso io, a colpire l’uomo politico e la sua corrente, per la gestione delle prossime elezioni e l’acquisizione di nuovi voti.

Ho rivisto con la mente la figura di quella madre, tragica figura, che da sola ha affrontato Aspromonte per reclamare la restituzione di suo figlio, da due anni prigioniero dei sequestratori. Un ragazzo che non sappiamo se ancora vivo e che, se mai verrà restituito alla sua famiglia, non sappiamo, dopo così orrenda esperienza, quanto colpito nel suo intimo, nel suo atteggiamento verso la vita, nel suo coraggio, nella sua allegria, nel suo ottimismo, in tutto il suo slancio giovanile. Se ben ricordo, la reazione dei nostri politici, non è stata allora così pronta e veemente e indignata verso i sequestratori, né di partecipe collaborazione verso questa donna coraggiosa. Come se certi delitti fossero ormai entrati nella nostra personalità nazionale.

Dire che la pena di morte è inaccettabile, che è improponibile, è                                         sacrosantamente giusto. Ma è troppo facile pronunciare delle parole, il mondo è pieno di falsi predicatori. Non costa nulla esprimere idee che in fondo non richiedono impegno di denaro, determinazione, e forse anche impopolarità nell’ambito politico. Molto più difficile è colpire il male, è impegnarsi davvero per pulire l’Italia da questa vergogna, una delle tante, che offende la nostra coscienza e di fronte alla quale ci sentiamo vinti ed indifesi. Un uomo di legge, oggi, commentando la crisi della giustizia in Italia, ha dichiarato che le cose dovrebbero migliorare «perché ormai abbiamo toccato il fondo». È ottimismo? Oppure una dichiarazione di disfatta?

Intanto in quel piccolo lembo di terra che è monte è l’inespugnabile Aspromonte stato oggi compiuto l’ennesimo sequestro di persona. E la tragedia, e la vergogna, continua.

da “DELTA” n. 24

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LA RICERCA DI UN AMICO

Lettera di un apprendista al suo M. V. dopo l’iniziazione di R. L. B.

La ricerca di un amico

Per lunghi anni disseminata di ingenue illusioni, insabbiata e resa  vana da visi recanti tratti e apparenza di ostentata cordialità, ma troppe volte ricchi di rughe che celano l’inganno, l’indifferenza e il torpore di una vita vissuta all’insegna dell’egoismo.

La ricerca della luce negli occhi di un uomo, della luce che significa purezza, lealtà e desiderio di donare, troppe volte offuscata dalla polvere soffiata e sollevata dal vento caldo e arrogante che proviene dallo stagno del male.

Il desiderio di un giovane uomo di condividere, insieme ad un amico, la bellezza di un cielo senza nuvole, di un mare ricco di luci create dal riflesso del sole, di un monte innevato che si staglia e si specchia in un lago increspato dalla brezza di un mattino luminoso.

In contrasto con tali armonie, notare, troppe volte, la persona al tuo fianco, distratta dalla noia della luce troppo vivida, dalla paura del buio che seguirà al tramonto, dal freddo…, che se da un lato rende più nitido il profilo del monte, dall’altro sferza il viso e spettina i capelli di colui che non accetta la fatica del cammino e il rigore dell’inverno.

In una sera nebbiosa e per questo di per sé esoterica e misteriosa, sono stato condotto da un amico in un luogo a me sconosciuto, uomini incappucciati mi hanno bendato e condotto in un’angusta stanza; mi sono avvicinato ad un tavolo, ove un fioco lume illumina un foglio.

Uomini esperti mi hanno invitato a stilare il mio testamento spirituale, mentre i miei occhi guardavano intimoriti oggetti e scritte che inevitabilmente hanno condotto il mio animo alla riflessione dei doveri che io sento profondamente verso l’umanità, verso la patria e verso me stesso. _

Inginocchiato all’altare mi è stata concessa la mezza luce, mi hanno levato la benda dagli occhi e in quell’attimo… ho visto volti sorridenti e sicuri che mi guardavano. Non ho più avuto timore, un’atmosfera severa, ma calda ed avvolgente mi ha riscaldato il cuore e mi ha reso partecipe di una cerimonia antica e nobile, fatta di parole e di gesti che conserverò gelosamente come un caro ricordo.

La ricerca di un amico ora diventa meno penosa, la fatica del viaggio ora si smorza al pensiero di essere entrato nel tempio e di aver visto volti che posseggono la luce.

Grazie Fratelli, per aver saputo alleviare il mio sforzo di ricerca, per avermi accolto donandomi la consapevolezza di non essere solo.

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ELEVAZIONE AL GRADO DI MAESTRO

Elevazione al Grado di Maestro

dei FFr.’.  CS. e  AA.

(M. C.)

Venerabilissimo,

rispettabili Maestri e soprattutto

neo Maestri C-. e A.

      con la cerimonia di questa nostra tornata avete raggiunto il grado più alto del nostro ordine; da questa sera il lavoro della nostra officina sarà e dovrà essere per voi più impegnato, più carico di responsabilità nei confronti della loggia e di voi stessi.

      Questa sera è stata raggiunta l’iniziazione integrale, è stata acquisita la pienezza dei diritti massonici; ora forti del solido e proficuo lavoro compiuto nei due gradi precedenti potete veramente portare a compimento la costruzione del tempio interiore.

      Tutto il simbolismo della iniziazione al grado di maestro gravita attorno alla leggenda di Hiram o, più esattamente, all’assassinio di Hiram.

      E’ questo un dramma simbolico che fa della massoneria attuale non una sopravvivenza dei misteri dell’antichità, ma una continuazione degli stessi.

      Apuleio, che nel libro XI delle Metamorfosi sembra descrivere la propria iniziazione, dice: “Il sacerdote, allontanati i profani, mi fa indossare una candida veste di lino e, prendendomi per mano, mi guida nella parte più intima del santuario… Sono giunto al limite della morte; il mio piede si è posato sulla soglia di Proserpina. Al ritorno ho attraversato gli elementi. Finalmente nella notte ho visto il sole irradiare”.

      Va detto anche che la morte simbolica si ritrova non solo nei misteri dell’antichità, ma pure nei riti di iniziazione dei primitivi. In tutte le parti del mondo (Nuovo Galles del Sud, Isole Figi, Congo in Africa, Pellerossa in America ecc.) i popoli non civili celebrano vari misteri ai quali si è ammessi soltanto con l’iniziazione. Quasi sempre contengono scene mimate, che rappresentano delle avventure nel paese delle anime.

      L’elemento drammatico più frequente è dato dalla simulazione di una morte seguita da una resurrezione.

      Qualche volta il trapasso è rappresentato da una inumazione; altre volte con una discesa al paese delle ombre, seguita dal ritorno sulla terra o dall’ammissione nel paese degli dei.

      Il simbolismo poi dell’acacia e dei fiori fa della mimosa l’emblema della sicurezza, cioè in senso più largo, della certezza.Certezza che la morte simbolica di Hiram, come quella di Osiride, come quella di Cristo, annuncia non già una totale distruzione dell’Essere, ma un rinnovo, una metamorfosi.

      Uscendo dalla tomba, uscendo dalla bara, l’Iniziato che prima era il bruco o il verme strisciante sulla terra e nell’oscurità, diventa, uscendo dalla crisalide, la farfalla variopinta che si slancia nell’aria verso il Sole e verso la Luce.

      Questo Sole, questa Luce sono annunciati dalla mimosa, dai fiori gialli dorati, simbolo di magnificenza e di potenza.

      E’ nato un maestro, che da ora in avanti si troverà sempre fra la squadra e il compasso, cioè nel luogo medesimo in cui si iscrive la Stella Fiammeggiante e che è propriamente l’Invariabile Mezzo. Dunque non senza ragione la loggia dei maestri è chiamata “Camera di Mezzo”: il maestro è assimilata con ciò all’uomo vero, posto fra la terra e il cielo ed esercitante la funzione di mediatore. Hiram risuscitato è il Maestro individuato, è l’uomo vero.

       Così se da un lato la Massoneria è una comunione che riunisce degli uomini con una stessa liturgia, cioè per mezzo di riticomuni, da un altro lato essa tende a creare degli uomini, degli individui, ciascuno avente coscienza del proprio valore.

      E questo spiega la difficoltà incontrata dalla Massoneria nella storia recente e passata da parte della Chiesa e dei governi dittatoriali. Questi non possono ammettere che un solo individuo si distingua dal resto del gregge. Invece l’attenzione verso l’individuo è propria della Massoneria: se ogni Loggia, e noi della Guerrazzi lo sappiamo bene, ha il suo spirito speciale, ogni massone deve conservare e sviluppare le sue qualità innate.

      La Loggia è per il massone una scuola dove può esprimersi liberamente dinanzi ad un uditorio attento e benevolo. Il confronto delle idee vi avviene senza urti e con cortesia.

      L’apprendista (pietra grezza), dopo una fase durante la quale si sgrossa, acquista delle facce uniformi e diventa compagno. Queste facce (pietra cubica) si levigheranno e perderanno poco a poco la loro rugosità.

      Infine il Maestro, nella pienezza dei suoi diritti massonici e dei suoi doveri, individuato veramente, sarà nella Loggia un elemento, una pietra perfetta, indispensabile all’esistenza della Loggia. Indispensabile anche, mi si permetta fratelli carissimi, nella vita profana e nella società cosiddetta civile.

      Quanto c’è bisogno in essa di uomini veri, quanto c’è bisogno di regolamenti e di comportamenti che si ispirino a quei superiori livelli fissati dalla nostra disciplina etica! Eppure con estrema naturalezza gruppi di uomini faziosi e non veri non si sono fatti scrupolo a fissare, anche con apposite leggi, il diritto di indagare, interferire e quindi discriminare, sul nostro essere Liberi Muratori.

      E tutto ciò in palese contrasto non solo con la norma morale, ma, se si vuole, con gli stessi principi fissati dal dettato costituzionale che pure si ispira ai grandi valori della libertà individuale e della non discriminazione dei cittadini.

      Verità, ragione, giustizia… Quante parole, quante energie, quanta passione, ma anche quanto dolore sono stati spesi per la affermazione nel mondo di questi tre fari, di questi tre fini ideali !

      Amaramente, molto amaramente, noi massoni dobbiamo riconoscere che siamo molto lontani oggi dall’aver accolto e assimilato i tre famosi valori, come d’altra parte ci insegna il nostro Rituale del passaggio al terzo grado, appunto il grado di Maestro.

      Furono i tre cattivi compagni ad uccidere Hiram, che non voleva rivelare il segreto, perché ancora impreparati a raggiungere la completezza della formazione massonica. E quei tre compagni rappresentano allora altrettanti disvalori, valori diversi e opposti rispetto a quei tre famosi della verità, della ragione e della giustizia.

      Furono proprio loro, fanatismo, ignoranza e ambizione, che condussero i tre sciagurati a scagliarsi contro il saggio maestro, a colpirlo con quelli che avrebbero dovuto essere solo strumenti dell’arte, a provocarne la morte ad Occidente del tempio, là dove il sole tramonta per lasciare l’universo, non più rischiarato, nel buio delle tenebre. Appunto delle tenebre del fanatismo, dell‘ignoranza, dell‘ambizione.

      Il fanatismo. Uno dei mali più terribili del nostro tempo che, a dispetto della nostra società civile e tollerante, è ben lontano dall’essere sconfitto e ricacciato. E’ il figlio prediletto della menzogna e nel nostro XX° secolo le vittime innocenti di guerre religiose e di forme più o meno velate di razzismo, stanno a dimostrare quanto la mala pianta del fanatismo sia ancora radicata intorno a noi.

      L’ignoranza non è da meno. I cattivi compagni uccisero il loro buon maestro perché ignoranti, ossia non ancora in grado di conoscere e quindi comprendere l’essenza stessa dell’arte, i suoi segreti più riposti. La scienza moderna è talvolta una scienza ignorante, ha la colpa di aver condotto il mondo sull’orlo del baratro, perché irrispettosa delle leggi eterne come quella inerente per esempio i rapporti uomo-natura.

      Infine l’ambizione. Una delle molle, forse quella più potente e insidiosa, che spinge i cattivi compagni al loro orrendo misfatto. Dal terreno fertile dell’ambizione quanti uomini hanno calpestato altri uomini, quante rivoluzioni tradite, quante atroci tirannidi sorte !

      Noi massoni dobbiamo lavorare sull’uomo, trasformarlo, perfezionarlo per poterlo impiegare nell’edificazione del tempio. Allora la nostra funzione sarà soprattutto una funzione educativa. Educativa sul singolo adepto, come pure su tutti gli altri, sui tanti che non hanno superato né supereranno mai la porta del Tempio. Occorre quindi che il massone trasformi se stesso e contemporaneamente funga da esempio, da stimolo e da modello di comportamento ideale.

      Sul finire del 1700 la Massoneria fornì all’uomo quei formidabili strumenti per dare al proprio pensiero il prezioso orizzonte delle libertà e le conseguenze sono sfociate in quel portentoso e sconvolgente rinnovamento i cui frutti ricadono ancora oggi.

      Alle soglie del 2000 saprà la Massoneria fornire identici contributi all’umanità, offrendole altrettanti straordinari strumenti?

      Il  tempo che stiamo vivendo è un tempo difficile, ma è anche il tempo in cui molte cose si rinnoveranno.

      Il vecchio mondo dei pregiudizi, delle esclusività e del materialismo sta per finire, mentre deve fiorire una nuova era di illuminazione spirituale e scientifica.

      La Massoneria non solo deve contribuire a questo rinnovamento, ma deve offrire all’umanità il maggior numero possibile di uomini che abbiano raggiunto la condizione di Uomo. E questo perché la Massoneria da una parte custodisce le tradizioni e i riti che la legano ai secoli, dall’altra perché si pone all’avanguardia del mondo.

      E quando la Massoneria produce i suoi uomini, cioè i suoi Maestri d’Arte che hanno ruolo d’avanguardia, sforna i suoi pezzi migliori. Questi Maestri avranno la nuova fisionomia dell’uomo rigenerato!

      Siamo di fronte ad uomini che hanno scelto non già la libertà di fare qualunque cosa, ma di fare solo quelle cose che sono compatibili con la scelta, assorbente, di essere massoni, da loro stessi consapevolmente compiuta. E, a scanso di equivoci, è bene ricordare che si tratta di scelte di carattere esclusivamente etico, prima fra tutte la scelta severamente condizionata di essere uomini di “buoni costumi” estesa ad ogni possibile manifestazione del loro agire.  Altri condizionamenti non esistono.

     Non nella religione per la quale al massone viene unicamente richiesto il requisito minimale della credenza dell’Essere Supremo, simbolicamente indicato nel G .A. D. U.

      Non nella politica, non nella scienza, non nella filosofia, ritenuti, come effettivamente sono, strumenti del vivere e del conoscere.

      Fratelli Massoni, come facciamo a ritenerci buoni Massoni se ci ritireremo indietro in questo alto compito? Non dobbiamo essere proprio noi i protagonisti della grande e indispensabile riconciliazione fra uomo e uomo, fra uomo e natura, fra uomo e morale?

      Se non risponderemo all’appello del nostro presente, come faremo poi a lagnarci di nuove crociate o delle denigrazioni dei nostri avversari di sempre? Incamminiamoci pure e i compagni di viaggio non tarderanno a seguirci !

      Sforziamoci a divenire modelli di vita e i sorrisi di intesa si moltiplicheranno ad ogni passo. Termino citando una quartina di un  celebre sonetto di Baudelaire, poeta ottocentesco del simbolismo francese, intitolato “Corrispondenze”:

E’ la Natura un Tempio che a volte ribisbiglia,

dai Vivi plinti formule d’arcana risonanza,

l’Uomo in questa foresta di simboli s’avanza

fra sguardi che l’osservano con aria di famiglia.

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RIFLESSIONI SUL TEMA “SOLIDARIETA'”

Riflessione sul tema “LA  SOLIDARIETà”

(A. A.)

Rispet.mo   M.’.  V.’-,      

Carissimi Fratelli,

      Se noi apriamo un vocabolario della lingua italiana alla lettera “S” e cerchiamo il termine “Solidarietà”, troveremo che si tratta di un sostantivo femminile al quale vengono attribuiti più significati:

1)  Qualità, condizione, di chi è solidale con altri.

2)  Sentimento di fratellanza, di vicendevole aiuto, materiale e morale, esistente fra i membri di una   

     società, una collettività ecc…

3)  Nelle obbligazioni con più soggetti: diritto di esigere, da parte del creditore, l’estinzione dell’intero debito      

     ad uno qualunque dei debitori con l’effetto di estinguere l’intera obbligazione.

      Da queste tre definizioni, pur nella loro fredda esposizione, si intuiscono già l’importanza e le potenzialità insite in questo “sostantivo femminile” al quale noi Massoni facciamo costante riferimento. Fra i principi massonici la Fratellanza ricopre certamente uno dei gradini più alti e la Solidarietà è la naturale conseguenza di questo principio, basti pensare a quello che è il legame e la reciproca assistenza fra fratelli biologici. Ritornando alla seconda definizione riportata dal dizionario, troviamo scritto “vicendevole aiuto materiale e morale” e viene spontaneo pensare a quanto è stato detto e scritto in questi ultimi mesi, purtroppo anche a ragione, sul fatto che noi Massoni dessimo molta più importanza a quel “materiale” che non al “morale”.

      Infatti le nostre officine sono state dipinte come luoghi dove all’insegna della Solidarietà venivano fatti accordi, stipulate alleanze per la gestione del potere nel mondo profano.

      Se provo, invece, ad analizzare le sensazioni che suscita in me il rapporto Solidarietà/Fratellanza alla luce di quanto ho imparato nella mia vita di Loggia, nelle tornate in cui il silenzio mi era d’obbligo ed ero costretto, molto opportunamente, solo ad ascoltare ed a guardare quanto mi succedeva intorno, viene fuori un concetto di Solidarietà molto particolare e tutt’altro che materiale. Infatti, il farsi nostri i problemi altrui, più o meno esternati, il gioire per le gioie di altri, essere partecipi, magari solo con una stretta di mano, od uno sguardo, al dolore di un fratello, ritengo che siano i momenti massimi di quel “sostantivo femminile” che è la Solidarietà.

      A conferma di quanto affermato mi permetto di riportare due passi  dell’intervento che il Prof. Di Bernardo ebbe modo di fare in questa Loggia in occasione del 25°  anniversario della sua fondazione:

      “Quando sono entrato in questo Tempio ho sentito delle percezioni particolari, questo significa che in questo Tempio si sono accumulati nel tempo eventi umani, fatti, sensazioni di nostri fratelli” ed ancora “Però oggi venendo qui in Maremma, trovandomi con voi fra le colonne di questo Tempio, respirando questa atmosfera veramente massonica, ebbene, io ho la precisa e chiara convinzione   che qui, lontano da Roma, lontano dagli intrighi, in Maremma, in località come queste, si fa la vera Massoneria, si è certamente Massoni,  si è autenticamente Massoni”.

      A mio parere credo che sia chiara la spontaneità e la sincerità che traspare da queste parole, il piacere, per l’allora Gran Maestro, di trovarsi in una piccola Loggia di provincia in cui i principi Massonici sono vissuti in modo semplice ma intenso, senza inquinamenti profani, ed in netto contrasto con quanto lui, probabilmente, conosceva in altre realtà. Al di là di quanto è accaduto successivamente ed alle posizioni che il prof. Di Bernardo ha preso nei confronti del GTOTIT e di tutti noi, credo trasparisse chiaramente il travaglio interiore che viveva in quel momento a causa del fatto che poteva verificare l’esistenza di luoghi dove la Fratellanza e la Solidarietà Massoniche non erano motivo di loschi affari, contrariamente a quanto, pubblicamente e con danni enormi avrebbe di li a poco affermato.

      Vorrete perdonarmi per avervi rammentato vicende molto tristi e purtroppo, sempre attuali, per la nostra Istituzione ma ritengo che quanto detto contribuisca a dare merito a chi, in questa nostra Loggia, ha lavorato, lavora e lavorerà in futuro per alimentare, con vari sentimenti Massonici, l’armonia che regna fra di noi.

      Tornando ai significati da cui siamo partiti è interessante analizzare quello, che nell’ambito del mio lavoro mi trovo spesso a dovere affrontare. Se nei confronti di un creditore comune più debitori sono solidali fra loro e sono chiamati ad estinguere il debito, il creditore ha la facoltà di chiedere l’estinzione dell’intero debito ad uno qualsiasi dei debitori solidali.

      Quanto detto, oltre che essere una interpretazione del termine Solidarietà, è una norma del Codice Civile e se accantoniamo l’aspetto puramente economico/giudiziario troviamo una asserzione di un grandissima valore umano. Infatti ipotizzare che, nell’ambito di un rapporto che lega due o più persone, gli impegni morali e spirituali di uno sono gli impegni degli altri, sarebbe sintomo di aver trovato un equilibrio personale e collettivo che ci metterebbe al riparo, fra le altre ipotizzabili conseguenze positive, da molte situazioni tristi come poc’anzi ricordavo.

      Concludo queste brevi ed elementari riflessioni ringraziando i Fratelli presenti per l’attenzione prestata e con l’auspicio di sentire le opinioni ed i consigli di Fratelli più esperti.

      Di nuovo grazie a tutti.

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IL SENTIMENTO: RAGIONE O VOLONTA’

Il sentimento:   Ragione o Volontà ?

(L. M.)

 

Rispet.mo   M.’. V.’.,      

      “Il Sentimento è la fonte delle emozioni, cioè il principio, la facoltà o l’organo che presiede alle emozioni e da cui esse dipendono.

      In questo senso il sentimento viene distinto da un lato, dalla ragione, che è il principio teoretico o facoltà conoscitiva, dall’altro dalla volontà che è il principio dell’azione o facoltà pratica; costituisce insieme con la ragione e la volontà la trinità delle forme o delle facoltà dello spirito, alla quale corrisponde la trinità dei valori fondamentali: il vero, il bene, il bello e dei disvalori corrispondenti: il falso, il male, il brutto.”

      Il sentimento, secondo me, è una grande ricchezza dell’uomo; aiuta a vivere prendendo tutto l’essere umano e gli dona lo slancio per compiere cose grandi, talvolta persino eroiche. Quando si sente qualcosa la si fa propria, ci si immedesima in essa e si riesce ad intuire anche quello che occhio non vede e orecchio non sente, il sentimento colorisce la vita di poesia, scopre la bellezza, favorisce il dono di se stessi.

      Il sentimento viene dopo la ragione e la volontà; se invece pretende di porsi al primo posto, superando le altre due facoltà dello spirito umano, rischia di produrre più danni che vantaggi, occasioni di male piuttosto che di bene.

Conosciamo tutti le esagerazioni e i pericoli del sentimentalismo, che ne è il peggiorativo, come di una forza travolgente cieca, talvolta persino violenta.

Il sentimento va controllato, dominato, incanalato nella giusta via, l’unica che sia in grado di renderlo utile al vero bene dell’uomo.

      Nessuna forza cieca, dunque, ma una forza controllata dal lume della ragione. E’ un po’ quello che avviene in un fiume, dove ci vogliono gli argini perché l’acqua non straripi.

      Messo così al giusto posto, il sentimento rimane un’immensa ricchezza per l’uomo. Il sentimento accende la fantasia, le fa scoprire valori che forse non avrebbe intuito, contribuisce a creare un vincolo di fraternità e di amore tra persone diverse.

      Ci fu un’epoca storica in cui scoppiò una forte reazione al freddo dominio della ragione, chiamato Razionalismo: e fu il sentimento a prenderne il posto, quel movimento si chiamò Romanticismo a indicare il predominio del sentimento destinato a spezzare quello precedente della ragione.       Com’era da prevedersi esso degenerò, pur dando vita a opere egregie. Come sempre è questione di equilibrio: e il sentimento ne ha proprio bisogno

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INIZIAZIONE E ESTOTERISMO

Iniziazione e Esoterismo(

Rispet.mo   M .’.  V.’.,                         

Carissimi Fratelli

      l’iniziazione può definirsi in linea generale come “un processo destinato a realizzare psicologicamente, nell’individuo, il passaggio da uno stato,reputato inferiore, dell’essere, ad uno stato superiore, la trasformazione del “Profano” in “Iniziato”. Con una serie di atti simbolici, di prove morali e fisiche, si tratta di dare all’individuo la sensazione che egli “muore”  per “rinascere” a nuova vita.

      Si possono distinguere tre elementi complementari dell’Iniziazione:

1) L’Iniziazione propriamente detta, cioè l’introduzione, in un mondo superiore, diciamo in uno stato psichico più perfetto. Essa va intesa dunque come una realizzazione puramente interiore dell’Essere umano. E’ chiaro che il profano per poter essere iniziato deve essere provvisto di talune disposizioni, sono cioèdelleattitudini naturali che caratterizzano l’“Iniziabile”, attitudini senza le quali i riti resterebbero lettera morta.

      Il segreto iniziatico é, per natura, inesprimibile e solo l’iniziazione può dare accesso alla Conoscenza. Esso è veramente incomunicabile e quindi si può sostenere senza paradosso che  se anche un Profano conoscesse i riti della Massoneria fino agli ultimi particolari, il Segreto Massonico non potrebbe esserne penetrato.

      Con l’iniziazione dunque l’Essere si “realizza” in un modo autentico, fa passare le sue possibilità latenti dalla potenza all’atto, ed una volta raggiunta essa diviene permanente, resta cioè uno stato acquisito una volta per tutte che niente può cancellare.

      Ed ecco perché secondo il Guénon é assurdo parlare di “Ex-Massone”, proprio perché la qualità di Massone è inamovibile.

      L’Iniziazione inoltre non é un processo passivo, ma qualcosa di essenzialmente attivo, che resta semplice virtualità se il profano non vi coopera in seguito con tutto il suo essere. In questo modo i teorici della Massoneria spiegano la mediocrità in cui rimangono alcuni Fratelli anche dopo la loro iniziazione: “Non penetrerete nello Stato Massonico se non avrete trovato Voi stessi”, (dice appunto Wirth).

      Tutto sommato il processo iniziatico é triplice:

a)—Attitudine inerente al profano;

b)—Impregnazione del subcosciente;

c)—Lavoro di realizzazione che il neofita deve compiere.

2) – I riti Iniziatici. Essi sono essenzialmente delle prove fisiche e morali che mirano ad agire sulla psiche dell’individuo.

      Si svolgono in segreto esono quindi dei “Misteri” che il neofita si impegna con giuramento a non rivelare mai ai profani. I riti iniziatici debbono essere osservati sin nei minimi particolari, altrimenti nessun risultato effettivo può essere ottenuto.

      Ma, differenza capitale, all’inverso del battesimo cristiano, per esempio, operante quali che siano le disposizioni dei neofita, il rito iniziatico della Massoneria rimane senza efficacia se non é conferito ad un individuo “iniziabile”, suscettibile cioè di essere iniziato.

      Tanto per chiarire alcuni significati simbolici sulla preparazione, diciamo che il profano é spogliato dei suoi metalli in modo da ricondurre simbolicamente l’essere umano allo stato naturale (il metallo rappresenta la civiltà, con tutto ciò che comporta di artificiale) e in modo da non intralciare gli influssi magici, dato che i metalli ostacolano la circolazione delle  correnti magnetiche.

      Si denuda quindi la parte sinistra del petto (segno di franchezza e di sincerità) e la gamba destra (segno d’umiltà); gli si toglie la scarpa sinistra (segno di rispetto) e gli si mette attorno al collo un nodo scorsoio, che rappresenta tutto ciò che trattiene ancora il profano nel mondo in cui si trova.

3) – La Gerarchia iniziatica, cioè mentre il ”mistico” perviene di colpo alla pienezza dell’intuizione, l’iniziato in Massoneria acquista la Conoscenza solo progressivamente: la via é, si dice spesso, attiva, lunga e laboriosa per l’individuo che l’affronta. Donde l’esistenza d’una Gerarchia in ogni organizzazione iniziatica e quindi anche nella Massoneria.

      La Massoneria apre la via all’Iniziazione, cioè alla Conoscenza, abbiamo detto, e i suoi simboli danno al Massone la possibilità di accedervi. La filosofia iniziatica della Massoneria si trova al di sopra ed al di fuori delle dottrine religiose e politiche: essa non impone ai suoi adepti alcuna credenza, alcun sistema dottrinale determinato, ma indirizza gli iniziati verso un progresso indefinito.

      L’iniziazione non é in sestessa conoscenza e i diversi “misteri”non sono mai consistiti nell’esposizione dogmatica d’una dottrina, ma in una serie di riti e di operazioni destinate a dare all’individuo la sensazione di una morte, come si diceva all‘inizio, seguita da una resurrezione, da una “nascita”. Quindi l’iniziazione completa sarebbe insieme (secondo il Persigout).

  • Purificazione dell’essere che “muore” ai suoi desideri profani per divenire una creatura perfetta: è la 

      “Grande Opera Spirituale” degli Alchimisti.

  • Illuminazione, che dà il modo di ritrovare la “parola perduta”, di pervenire alla Conoscenza che i nostri Antenati hanno perduta.
  • Reintegrazione simbolica nei privilegi che l’individuo possedeva all’origine, prima della caduta.

      La parola “Esoterismo” viene dal greco Eisotheo (letteralmente: “faccio entrare”) ed il significato del termine balza immediatamente dall’etiologia: “Fare entrare” significa aprire una porta, offrire agli uomini del “di fuori” di penetrare nell’“interno”. Simbolicamente significa rivelare una verità nascosta, un significato occulto.

      Come tutti gli occultisti, i pensatori Massonici sono sempre stati tormentati dai “problemi” più astrusi:

– Perché c’é qualcosa anziché nulla?

– Come é stato creato?

– Perché esistiamo?

– Perché il male regna  quaggiù?

– Quale sarà sortedell’uomo e dell’Universo?

     Sin dal principio l’Uomo in generale ed il Massone in particolare ha sentito la necessità di conoscere le cause della sua origine, lo scopo della sua esistenza ed il suo destino dopo la morte.

      “Donde veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” .

      Ecco le tre domande cruciali chesi sono poste molti Spiriti, unite al desiderio innato che l’uomo ha di possedere una “potenza” senza limiti. Come abbiamo visto, scopo dell’iniziazione Massonica é qualcosa di fondamentalmente diverso da una dottrina segreta e tuttavia si incontrano nella letteratura Massonica ripetute allusioni ad una “tradizione segreta” di cui la Fratellanza sarebbe depositaria, a conoscenze misteriose venute dall’oriente, coltivate e trasmesse da una serie di savi: Pitagora, Mosè, Zoroastro, Gesù. I pensatori della Massoneria ritrovano così i classici temi dell’esoterismo di cui si conosce la lunga storia e la permanenza attraverso le epoche.

      “L’unità creatrice é un tutto universale uomo e donna, bruno e  biondo, spirito e materia, che non conosciamo enon possiamo conoscere senon nelle sue innumerevoli manifestazioni particolari, nelle quali ognuno di noi é di volta in volta attore e spettatore” (dice il Mazaroz).

      Abbiamo lì l’antico dualismo dei due Principi, maschile e femminile: il “Padre” universale, di natura ignea, che feconda la “Madre”, principio materiale simbolizzato dalla due colonne (Jachin e Boaz).

      Il Grande Architetto non é un Essere superiore al mondo: é la Forza che regge la materia, la Legge dell’Universo di cui gli uomini non possono percepire che le manifestazioni sensibili: non è  il Dio “Creatore” del Cattolicesimo, poiché il Grande Architetto Dell’Universo “organizza” una materia che non ha creato, e che é impotente a creare.

      Quanto all’Uomo, egli occupa un posto privilegiato nella Natura: in effetti, la Divinità é rappresentata dall’Uomo che porta in sé l’ideale del Vero, del Bello e del Bene. “Un architetto chepresiede alla costruzione del suo essere morale” (Wirth).

      L’Uomo porta in sé un Dio, principio pensante, e da cui emana la Ragione e l’Intelligenza. L’Uomo é un Dio in potenza, che può sviluppare i suoi poteri in modo illimitato.

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DIO

Fratello, tu crederai in Dio.

La Muratoria universale è credente in Dio

per tradizione e per storia.

Ma tu, Fratello,

crederai in Dio anche in nome di quel pensiero,

che liberamente professi.

Oltre tutte le filosofie,

è l’esistenza stessa del mondo

che porge alla Ragione

l‘unico dilemma di un Dio creatore o di un panteismo generico.

Ma a questa seconda alternativa

si ribella la  individualità autonoma e inconfondibile

di ciascuno di noi, microcosmo psichico e fisico

compiuto e assoluto,  fatalmente incomunicabile,

se non attraverso una fede trascendente e suprema,

dal mistero di una  nascita inconsapevole

sino alla tragica subiettività  della morte!

Perciò, Fratello, tu crederai in Dio,

creatore  degli uomini e delle cose.

ANONIMO

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ELEVAZIONE AL GRADO DI MAESTRO DEI FR.’. L.B E P.P.

Elevazione al Grado di   Maestro

dei  FFR .’. L. B.e P. P. 

(M.  L.)

Venerabilissimo,

Rispettabili Maestri,      

Carissimi Fratelli neo-Maestri,

           nel darVi il benvenuto nella Camera di Terzo Grado, voglio leggerVi e brevemente commentare, la Leggenda di Hiram, una Leggenda che racchiude tutti i Simbolici Segreti del nostro Grado ed il cui significato profondo dovete adesso sforzarvi di penetrare come una esperienza vissuta interiormente

………………………………….

…………………………………

      Carissimi Fratelli, con il rito del passaggio a Maestro, non si vuole rappresentare la morte così come nella iniziazione del neofita; in quel caso è lui stesso che decide di morire spogliandosi del suo stato di Profano per poi rinascere Massone. Qui stasera abbiamo celebrato la rappresentazione della morte fisica e contemporaneamente l’unione del Maestro Massone con il Grande Architetto dell’Universo, attraverso la rinascita.

      Il mito della Resurrezione infatti altro non è che il passaggio da una sfera puramente materiale e terrestre, ad una sfera spirituale e perfetta.

      Hiram con la sua morte e rinascita rappresenta così lo spirito Massonico vincitore contro l’ignoranza, il fanatismo e l’ambizione: simboli a loro volta dei tre Compagni assassini.

       Ma se è vero che l’imperfezione umana tende ad uccidere continuamente l’Architetto del Grande Tempio ed Hiram muore ogni giorno, in ogni parte del mondo, è altresì vero che questa leggenda ci insegna che l’unione di più forze, insieme all’amore fraterno, può annullare il male, le tenebre, la morte, e far prevalere il bene, cioè la luce e la vita.

      Ma con il passaggio a Maestro si celebra anche lo sforzo per superare le prove più difficili della vita stessa.

      Anche se noi Maestri siamo inevitabilmente immersi nel mondo profano, dobbiamo essere consapevoli che è proprio qui che dobbiamo operare per migliorare l’Uomo e la vita. Molto resta da compiere per edificare quel Tempio rimasto incompiuto, per edificare noi stessi e dare esempio agli altri.

      I tre Compagni volevano possedere la Verità senza cercarla loro stessi. Non esiste chi ci può dare la Verità, nè tanto meno è possibile conquistarla con le armi dei tre Compagni assassini: la verità va ricercata da soli, giorno dopo giorno, in ogni momento della vita, raggiungendo gli obbiettivi che ci siamo posti volta per volta e salendo i gradini su quella scala che ci porterà più vicini al Grande Architetto dell’Universo.

      Carissimi neo-Maestri, nel rinnovarVi il benvenuto nella Camera di Terzo Grado, vorrei ricordarVi l’importanza di riflettere sulla vostra nuova condizione e sulle responsabilità che adesso avete verso Voi stessi e verso la Vostra Loggia.

      Combattete anche Voi l’ignoranza e il fanatismo, e siate ambiziosi solo nel vero senso della parola, cioè quello di desiderare il raggiungimento degli obbiettivi che Vi dovrete porre solo per il bene dell’Umanità e alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Or T di FOLLONICA    29-11-1991     E T  V T

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ELEVAZIONE A COMPAGNO D’ARTE DEL FR.’. B.M.

Iniziazione a Compagno d’Arte

del Fr .’.  B. M.

(M.  L.)

Rispettabilissimo Maestro Venerabile,

Caro Fratello B.,

      questa sera, dopo che i tuoi Fratelli di Loggia ti hanno ritenuto degno della loro fiducia e idoneo a ricevere un aumento di salario, sei diventato Compagno Libero Muratore.

      Dato che purtroppo non c’è stata la possibilità di effettuare la cerimonia in maniera completa, ti esorto quanto prima a leggere il Rituale per sapere nel dettaglio come questa si sarebbe svolta, per capirne l’intimo significato dei diversi passaggi che il candidato deve effettuare ed anche il significato dei numerosi simboli e strumenti che si ritrovano durante la cerimonia.

      Cerca di riflettere sul significato vero del tuo stato attuale: il rito simbolico di iniziazione o di passaggio di grado è come tracciare un programma di lavoro, dopo deve iniziare il lavoro vero e proprio per chi vi partecipa.

      Purtroppo i ritmi attuali della vita profana lasciano poco spazio alla riflessione e siamo tutti portati ad osservare piuttosto superficialmente quello che ci circonda, mentre dovremmo andare più nel profondo e cercare di scoprire quello che c’è dentro le cose e dentro noi stessi.

      Voglio in proposito leggere qualcosa che riguarda il pensiero e l’opera di ERMETE TRISMEGISTO, un filosofo alchimista il cui nome avresti pronunciato durante uno dei viaggi previsti dal rituale del passaggio di grado a Compagno:

“L’inferiore è uguale al superiore,

il superiore  all’inferiore:

così si compie il miracolo dell’unità.”

(Ermete Trismegisto, Tabula Smaraldina)

      Questo è il concetto fonda­mentale della “Tavola di Smeral­do” di Ermete Trismegisto. Il miti­co filosofo dell’antichità, il cui no­me significa emblematicamente “tre volte grande”, è tradizional­mente considerato l’autore del corpus Hermeticum, l’insieme dei trattati ermetici alla base della alchi­mia occidentale.

      Il concetto sembra riassume­re in maniera inquietante la somi­glianza tra la struttura atomica e quella del sistema solare, con tutte le loro intricate relazioni tra mate­ria ed energia, tra forze negative e positive in perenne equilibrio. Ma le intuizioni della filosofia alchemi­ca hanno spesso precorso in ma­niera inquietante quello che poi la scienza si sarebbe incaricata di di­mostrare. Leggiamo insieme alcu­ne frasi di una filosofia millenaria in cui chi sa leggere può riconoscere significati profondamente attuali.

Dalla Tabula Smaraldina

–  L’inferiore è uguale al superiore, il superiore all’inferiore: così sì compie il miracolo dell’unità.

–  Come tutte le cose sono state create da una sola parola di un solo Essere, così tutte le cose sono prodotte

   da una sola per deri­vazione.

–  Il Sole è il padre, la Luna la ma­dre; il Vento la porta con sé nel suo ventre, sua nutrice è la Terra.

–  La forza èvigorosa se può essere trasformata in Terra.

–  Separa la terra dal fuoco, il fine dal grossolano, agendo con pru­denza e con giudizio.

–  Unisci insieme la forza delle cose celesti e di quelle terrestri.  In que­sto modo potrai ottenere la gloria di tutto

   l’universo e l’oscurità spa­rirà da te.

Scindere e unire.

      Per gli alchi­misti il lapis philosophorum non è, come comunemente si crede il mezzo per trasformare metalli vili in oro. è il fine ultimo della ricerca alchemica, simbolo del raggiungi­mento di una realtà superiore. A tale risultato si poteva arrivare sol­tanto dopo un lavoro lungo e soli­tario condotto nel laboratorio. Qui l’alchimista compiva le progressive mutazioni che trasformavano la materia.

      Ha scritto Goethe:

“Per o­rientarti nell’infinito  

Distinguer devi e poscia unire”.

      Ecco che l’al­chimia diventa la base di quello che è sempre stato uno dei pensieri guida dell’uomo: raggiungere, at­traverso l’energia, il dominio sulla materia. 

Caro fratello B.,

      rifletti su quanto hai ascoltato, non ti stancare mai di lavorare per il tuo perfezionamento morale ed intellettuale: solo questo ti può portare al vero grado di Compagno ed in seguito a quello di Maestro.

      Nel frattempo ricordati che adesso hai la Parola e che potrai quindi intervenire durante i Lavori di Loggia su tutto ciò che verrà discusso. Cerca di portare sempre il tuo personale contributo per il bene della Istituzione, dei tuoi Fratelli e per la Gloria del Grande Architetto dell‘Universo.

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