PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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IL PRIMO FRSA GLI UGUALI

Gli Uffici sussidiari della Loggia, che dovrebbe aver ricoperto PRIMA di assidersi sul Trono del Re Salomone.

E per questo stesso, ogni Venerabile Maestro nel governare una Loggia dovrebbe rendersi conto, dovrebbe saper giudicare delle difficoltà che possono incontrarsi nei posti degli altri Ufficiali, Ufficiali che EGLI STESSO, salvo poche eccezioni,        dovrà nominare tutti e che dovranno TUTTI assisterlo durante i dodici mesi del suo Ufficio nei vari Doveri che, quale Governatore Insediato, incombono su di Lui

Il Venerabile Maestro dovrebbe essere indulgente circa l’inesperienza di ciascuno dei Fratelli della propria Loggia ed INTUIRE che con la GENTILEZZA, la CORTESIA e il TATTO potrà materialmente assisterli durante i Lavori della Loggia.

TATTO, FERMEZZA ed una DELIBERATA maniera di condotta nel suo alto Ufficio gli consentiranno di dare armonia alla Loggia e porranno LUI STESSO in ARMONIA con quella.

IL VENERABILE MAESTRO DI FRONTE ALLA LOGGIA

Prima di definire i Doveri del Venerabile Maestro come SUPREMO UFFICIALE della Loggia è conveniente, è utile insistere sopra i suoi OBBLIGHI verso coloro con i quali deve Lavorare.

È vero che egli trae la propria autorità dai voti che gli conferirono i Fratelli della sua Loggia, però, e dobbiamo dire PURTROPPO, talvolta questo Onore viene considerato da taluni come un tributo alla sua “superiore” lungimiranza, alla sua

“capacità”, doti certamente indispensabili per tenere un posto così difficile e delicato, come un “PREMIO” ad un Servizio onorevole e diligente, invece dovrebbe essere profondamente compreso, e ciò da OGNI Fratello, che la Loggia non deve essere considerata quale beneficio, quale vantaggio, quale premio del Venerabile Maestro, ma al contrario è proprio lui, il Venerabile Maestro, che deve esistere ed agire unicamente per il bene e per il vantaggio della Loggia, in ultima analisi, è proprio lui che deve essere il PRIMO SERVITORE DELLA LOGGIA.

Senza dubbio è vero che, durante il periodo del proprio Ufficio, il suo Potere è  AUTOCRATICO e QUASI illimitato, ma se egli è un uomo SAGGIO, BUONO, ONESTO, se egli è un VERO Massone non gli verrà MAI nella mente di abusare di quella grande fiducia che venne riposta nella sua persona dai suoi Fratelli.

Innalzato così come è al disopra dei Fratelli egli è veramente (come già osservammo) il PRIMO TRA GLI EGUALI, un DITTATORE AUTOCRATICO di una democrazia la cui sola ambizione è, o dovrebbe essere, l’aumento della conoscenza, il progredire della educazione, il sollievo dei diseredati e la promozione di tutte le iniziative buone e patriottiche.

Gli obblighi che pesano su di lui sono fondati tutti su queste considerazioni e tutta la sua susseguente azione dovrebbe essere fondata sull’incrollabile risoluzione di non consentire giammai a lasciarsi trasportare dalle proprie opinioni ed emozioni, né a consentire alla propria visione di essere oscurata nei confronti di ciò che

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AM ISRAEL CHAI

AM ISRAEL CHAI

INTERPRETAZIONE IN CHIAVE MASSONICA DELLA STORIA DEL POPOLO EBRAICO

Quando poi vedrete Gerusalemme circondata da armate, allora sappiate che la sua devastazione e giunta. Quelli che sono nella Giudea fuggano sui monti, quelli che sono dentro la città se ne vadano; chi è nelle campagne non  entri in città perché quelli saranno giorni di vendetta, in cui si adempirà tutto cù che e stata scritto. Guai alle donne incinte o allattanti, in quei giorni. Ci sarà, infatti” grande calamità nel paese e ira su questo popolo; e cadranno a fil di spada e andranno prigionieri fra tutte le genti, e Gerusalemme sarà calpestata finché siano compiuti i tempi dei Gentili. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli smariti a causa del fragore del mare e dei flutti; gli uomini morranno di spavento nell’attesa di ciò che minaccerà la terra; perché le potenze dei cieli saranno squassate. Allora si vedrà il Figlio dell’uomo venire da una nube con grande potenza e gloria. Quando tali cose cominceranno a venite, alzatevi e levate la testa, perché la vostra Liberazione e vicina.

                                                               (Luca, cap. XXI, vers, 2O,27)

Se nulla e effetto del caso, specialmente nella volta celeste, dove il Grande Architetto dell’Universo tiene la sua eterna lezione all’umanità, potrei allora dire che il caso è una progressione sconosciuta e il tempo una successione di numeri. Il caso e il tempo formano l’avvenire, ed è compito del Maestro libero muratore utilizzare gli strumenti a sua disposizione, i simboli, per scoprire il finale di un evento o il futuro di un destino. La storia del mondo si svolge secondo una legge interiore, che è la legge nascosta della natura divina stessa. Stasera, utilizzando il metodo massonico, userò la storia del popolo ebraico come simbolo del processo  cosmico per ipotizzare quindi l’avvenimento futuro verso il quale l’uomo tende. Si discute di religione tra un cardinale ed uno scrittore ebreo. Questi, ad un certo punto, per dimostrare al cardinale quanto la cultura ebraica abbia influito in generale sulla vita e sulla storia dell’ umanità, racconta:

Primo venne Mose, che illuminato sul monte Sinai, alza le mani per ricevere la legge e dà la prima grande spiegazione della vita: tutto viene dal cielo.

Secondo venne Salomone il saggio, abbassa le mani dal cielo e le porta alla fronte, come dire. tutto viene dalla saggezza, dalla luce della giustizia e dall’intelligenza. Tutto viene dalla testa.

Terzo venne Gesù  e fa scendere le mani dalla testa al cuore e dice Tutto è amore, ama il prossimo tuo come te stesso. Tutto e amore.

Quarto venne Marx che fa scendere le mani dal cuore sullo stomaco, e dice: tutto viene da qui. I conflitti, le filosofie ed ogni altro significato della vita sono nell’economia.

Quinto venne Freud che fa scivolare le mani ancora più giù e spiega che il senso profondo di tutto sta lì: eros, psiche, follia, arte, vita e morte, tutto si riassume nel sesso.

Sesto arriva Einstein e blocca tutti dicendo: attenti, tutto è relativo!

Fratelli, se non prendessimo sul serio questa storiella, il non essere noi ebrei ci farebbe commettere, come accade normalmente, il solito errore di credere che la distruzione del Tempio la conseguente dispersione del popolo ebraico, la cultura e l’esoterismo ebraico si siano esauriti da circa duemila anni. A tale errore di valutazione, di solito ne facciamo seguire un altro: e cioè il ritenere che nell’avventura spirituale dell’uomo occidentale, l’ebraismo ha un posto di primo piano solo grazie alla fortuna della Bibbia, anche se riconosciamo in essa uno dei pilastri su cui si basa la nostra civiltà. Che ciò sia vero nessuno lo può disconoscere, ma quanti si sono posti il problema di studiare e dimostrare quale sia il nostro debito verso l’ebraismo post-biblico? L’ebraismo non ha terminato la propria funzione e non è vero che sia stato ripreso e portato avanti dal Cristianesimo, ma sopravvive ancora dopo duemila anni dalla distruzione del Tempio. Con la dispersione, il

popolo ebraico si organizzò in tanti gruppi sottoposti all’autorità dei rabbini. La paura di non poter conservare la propria identità, l’istinto naturale di difesa, li spinse a serrare sempre più le proprie file per difendersi tra l’altro dal nascente antagonismo religioso del Cristianesimo. Da questo clima, da questo desiderio di riorganizzarsi secondo una struttura adeguata alla nuova vita nacque quell’opera vastissima che fu il Talmud. La letteratura talmudica ha carattere prevalentemente giuridico, sorta come commento alla raccolta di leggi tramandata oralmente detta Mishnah; ed è particolarmente importante notare come da questo immenso materiale di testi e di interpretazioni, la coscienza religiosa ebraica non volle mai ricavare un credo definitivo o una dogmatica professione di fede. L’unica professione di fede accolta

senza il minimo dubbio dall’ebraismo è contenuta nella preghiera “Shemà Israel” (ascolta, Israele) composta di tre passi del Pentateuco. All’immenso lavoro legalistico, codificato dai rabbini nella Mishnah e nel Talmùd, rimasto chiuso tra le mura dei ghetti, subentrerà un’altra dottrina, quella cabalistica, che inserì il giudaismo in quell’importante tendenza del pensiero rinascimentale e post-rinascimentale, influendo in maniera decisiva in quelle correnti che vengono comunemente definite ermetiche ed esoteriche, come l’alchimia, l’astrologia, la magia ed altre.

L’importanza che queste correnti di pensiero ebbero nel Rinascimento, era dovuta, essenzialmente, alla fiducia nell’uomo e nella sua capacità di diventare arbitro cosciente del proprio destino.

ll valore di questa filosofia nei confronti dello sviluppo del pensiero moderno è abbastanza noto ed evidente; ma è importante per noi osservare la parte che vi ebbe il giudaismo, parte senza dubbio rilevante come dimostra, tra l’altro, la quantità di simboli ermetici che furono presi alla tradizione ebraica. Basti ricordare il simbolismo dei numeri applicato alle parole delle preghiere al fine di costruire un punto di appoggio per l’ascesa dell’uomo verso il divino. È quindi nel cabalismo, che va rintracciata la spinta che porto le elites ebraiche ad aderire al pensiero illuministico e alla rivoluzione francese, trovandosi così accanto ad altri movimenti di carattere esoterico, come la Massoneria, la quale proprio in quel secolo si era andata costituendo in istituzione quale oggi la conosciamo, ultima sintesi delle diverse correnti magico ermetiche, ricca nel proprio simbolismo di profondi segni dell’influenza ebraica. Questo orientamento progressista e rivoluzionario della mentalità ebraica contribuì notevolmente ad importanti sviluppi nel secolo XIX che si rifletterono in numerosi aspetti ideologici che vanno dalla Rivoluzione Francese al nostro Risorgimento, dalla Rivoluzione Russa al Sionismo. Basti ricordare i nomi di M arx, Freud, Trotskj, Einstein, Levi-Strauss, Durkheim, Marcuse, Pareto, Oppenheimer, Pontecorvo, Sakharov ed altri, con tutto cio che questi nomi significano per la nostra civiltà. Questa breve sintesi del popolo ebraico, traccia l’ipotesi che vi avevo preannunziato. Abramo esce da Ur dei Caldei. Si distacca dalla sua famiglia e va verso il deserto. Inizia così la storia del popolo eletto, che organizzato da Giacobbe in dodici tribù, riceve il norne gi Israele, che significa. lottare con Jahve. In seguito le tribù si trasferirono in Egitto, dove, dopo un periodo di benessere, vengono resi schiavi e adibiti al solo lavoro della fabbricazione di mattoni. Tale periodo è caratterizzalo dall’elemento Terna, tipico del nomadismo prima e della fabbricazione di mattoni poi, oltre naturalmente a quello del contemporaneo segno zodiacale: il Toro. Tale periodo può considerarsi come l’attesa dell’iniziando che ha bussato alla porta del Tempio . Grazie a l!{ose, colui che e rinato dalle acque, il popolo di Israele guada l’acqua del Mar Rosso ed entra nella Terra Promessa, cioè nel Tempio immaginario. Tale periodo è caratterizzata infatti da un archetipo maschile: il padre, tipica la figura del patriarca, e dalla Forza, caratteristica questa delle Leggi che Mose dà al suo popolo: occhio per occhio, dente per dente.

Inoltre è proprio in questo periodo che Salomone costruisce il Tempio. Con la Distruzione del Tempio termina un’altra era ed il popolo ebraico è disperso per tutta la terra. Ma la dispersione è caratteristica tipica del Vento e quindi dell’elemento Aria. Inoltre tale periodo è caratterizzato da un archetipo femminile: la Shekinàh, concetto passivo, come l’esilio, che rappresenta nella cultura ma ancor più nel sentimento ebraico: la presenza di Dio, l’anima collettiva di Israele, la madre, la vergine, la sposa di Dio, piangente ed esiliata perché l’impurità del mondo le impedisce di unirsi al suo sposo. E questo concetto archetipico che stimola e dà vita ed energia al popolo ebraico, che guarda a Sion come ad una ricongiunzione mistica. Per duemila anni circa, infatti, durante la cena di Pasqua è stata rinnovata la speranza, pregando: l’anno prossimo a Gerusalemme. Ma col 1945 ii popolo ebraico subisce l’ultima prova: quella del fuoco. Nei forni di Auschwitz, Dachàu, Buchenwald e di Mathausen, si compie l’olocausto. Mai prima d’allora ha sofferto persecuzione cosi vasta da essere definita genocidio. È la morte fisica, condizione necessaria al passaggio successivo. E dopo tre anni, i tre giorni simbolici, quando nel 1948 termina l’era dei Pesci, l’era del fanatismo e dei contrari, che aveva

caratterizzala la passività e la riflessione, ecco che il 14 maggio, Ben Guriòn, il figlio ciel Leone , annunzia al mondo la ricostituzione dello Stato di Israele. La Resurrezione è avvenuta! E iniziata allora la terza ed ultima fase dell’iniziazione del popolo ebraico, che consacra Israele al grado di Maestro. Ma tale grado e caratterizzato dal simbolo della Saggezza. E se Israele, il sale del mondo, come dice il Testo Sacro, ha influenzato la storia del genere umano fin ora, potrei ipotizzare che continuerà a farlo sotto questo segno: la saggezza; e i presupposti credo che ci siano, al di là degli avvenimenti, tipici di ogni periodo di transizione, che sembrano farci immaginare il contrario. Infatti il segno dell’Acquario, nella cui era siamo entrati nel 1948, è caratterizzato dalla Fraternità, dalla cooperazione, dall’unione, dalla fusione, dal desiderio di conoscenza. Inoltre il simbolismo proprio di questo seguito, le due linee ondulate e parallele, sta pure a caratterizzare che finalmente gli opposti, che pure si ritrovano in ogni cosa, finalmente non si scontrano più. La scienza e la Filosofia, il Concreto e l’Astratto tendono verso gli stessi fini, verso gli stessi lirniti.

TAVOLA  DEL FR.’.  L.  M.

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SOLSIZIO D’ESTATE

Solstizio d’Estate (dedicato a Giovanni il Battista)   (tratto dal racconto “Un sentiero dell’anima” di PierLuigi Vannucchi)
 Al “Maestro”   La quercia dorme, il tasso è nella tana, il melo accanto al pesco pare uno scheletro, l’erba del prato coperta dalla brina è una distesa d’aghi di cristallo, il cavallo, il bue, il contadino sonnecchiano al calduccio, pensando solo a mangiare e riposarsi.   L’acqua nelle fosse corre senza rumore e le stelle nel cielo debolmente risplendono lontanissime; pare anche che la gente discorra a voce bassa, per non disturbare il riposo della grande dormiente.   Santa Lucia era ieri; da oggi tutti: alberi, semi, animali, uomini, cominciano senza avvedersene e senza farlo vedere, a caricare la molla.   Tutto pare come prima, ma non è così: le energie vitali danno inizio ai processi biochimici che metteranno in moto la macchina della vita.   Il giorno e la notte si alternano ancora per alcune settimane, in questa gestazione silenziosa, misteriosa e sorprendentemente prevedibile, in un rinnovarsi sempre uguale e sempre diverso.   Il grande riposo sta per terminare, ormai la molla è sin troppo carica ed il Febbraietto corto e maledetto, con l’impazienza e l’impeto della prima giovinezza, fa esplodere il mandorlo e poi il susino e poi il pesco, in un tripudio sconvolgente di fiori bianchi e fiori rosa.   E col primo lieve scirocco le api vanno frenetiche a suggere, e la merla cerca con accortezza il posto dove farà nascere la prole. L’uomo esce di casa per partecipare al miracolo e mette il bue all’aratro, il ciuco al barroccio e le opre sui campi intenti ad aiutare la madre terra a far crescere dentro il suo ventre, quei mille attesi e sperati frutti.   Marzerello pazzerello ti regala delle ondate di luce e di calore frammiste a repentine e scroscianti piogge, così com’è giusto che faccia il mese che non ha ancora preso una decisione: – fò continuare l’inverno o preparo l’estate? –   Poverino, lui non sa che la decisione l’hanno già presa il mandorlo ed il pesco, la merla con un filo d’erba secca in bocca e quella gattina nera che con la coda nervosa reclama la sua fetta di ebbrezza vitale.   Aprile non si fa aspettare e l’aria mite accompagna piogge leggere che tutto fanno gonfiare e tutto fanno rinverdire; i campi fitti di grano che ha fatto la levata, protendono le verdi foglie verso il sole e il vento leggero le abbatte e le solleva come fossero onde del mare. Il sole si arrampica sempre più in alto, come un “gigante giovinetto”.   Maggio passa in un battibaleno come sono passati i diciott’anni ma la sua opra è preziosa ed insostituibile; con fiducia nel domani ed il vigore della giovinezza, sotto la sua tutela e grazie al suo lavoro i primi frutti di questo grande parto cominciano a prendere colore e maturare; il loro atteso e gioioso arrivo fa da annunciatore di quello che sarà il primo vero grande raccolto.   E’ Giugno che vede il sole in vetta alla sua ascesa, e vede le prode delle viti gonfie di pampini verdi protesi a custodire come in un grembo materno il primo fiore dell’uva; vede i campi con le spighe del grano che il vigore della grande luce e del calore ha portato alla maturazione.   – Uomo, il tuo lavoro è stato benedetto dal “Grande Architetto dell’Universo”, tu ora possiedi l’essenza: per i tuoi figli hai il pane ed hai l’acqua, il miracolo ti si è compiuto; ora cerca la saggezza –   – “Maestro”, prima di continuare la grande fatica dell’estate e della vita, siedi e riposa; questa grande quercia, ora così frondosa, mitiga e filtra i raggi del sole troppo forti per i nostri occhi.   Tu che sai, istruisci su come è potuto accadere tutto ciò, parlaci di questo continuo miracolo; dicci del nostro ieri, così le tue parole saranno più chiare per noi quando ci dirai del nostro oggi, così, forse, se avremo cuore e cervello, ci potrai istruire come vivere meglio il domani: ci parlerai della libertà, della tolleranza, dell’uguaglianza, della fratellanza, della carità; ci dirai quello che i tuoi “Maestri” in tanti anni hanno insegnato a te.   Rimaniamo ancora qui, attendiamo la sera, mentre tu ci racconti dell’uomo e della vita, della terra e del cielo. –
FR’.’. G,. T.
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SCOPO DELLA MASSONERIA

SCOPO DELLA LIBERA MURATORIA
Alcune considerazioni personali.

Quando penso al mondo prima dell’inizio penso ad un grande abisso oscuro abitato da un silenzio assoluto. Da una parte c’è DIO dall’altra una valle di tenebra. Nell’intimo del Padre esiste, però la luce ed il calore d’un fuoco infinito che arde per sempre! Ma brucia in segreto e non riscalda nessuno. Di fronte alla Causa Prima c’è dunque l’abisso, grande spazio vuoto in attesa della parola che lo renda vivo; entrambi dormono chiusi nella loro potenzialità . tutto tace come nella notte prima dell’alba, il creatore freme nella sua stasi ed il fuoco che ha dentro vibra, impaziente.

Intanto la sua infinita energia circola nel mondo ineffabile nel quale abita, tutto intorno a lui è luce senza ombra, ma il silenzio regna e l’energia non trova il suo fine perché nulla si muove.

DIO vive la tristezza del silenzio e contempla quella valle desolata popolata di creature tenebrose; la tristezza aumenta e la notte s’impadronisce del cuore divino.

Ma quando questa tristezza raggiunge il suo culmine e sembra schiacciare ogni cosa ecco che il Primo Motore Immobile esplode lasciando che la sua energia calda e luminosa fluisca nell’abisso, lo riempia, lo riscaldi! Tutto incomincia a muoversi, a ruotare nascono le nebulose che si condensano in stelle dalle quali scaturiscono i pianeti e su quei pianeti inizia a nascere la vita che porta in se stessa quella luce uscita dal cuore di DIO, quella luce rende vive tutte le creature della natura. Ora il mondo si è modificato: da una parte c’è il Creatore dall’altra le cose create che portano dentro la sua luce. Ma questa non riesce a compiere il suo destino perché esse non conoscono chi le ha create e tutto si esaurisce in una semplice risonanza come di due corde che suonano all’unisono ma non si toccano mai, la Fonte Di Ogni Luce è separata dal creato.

Ecco che nella mente Divina nasce un’idea, popolare la terra di creature capaci di immaginarlo, di far ritornare il fuoco alla sua fonte e chiudere il cerchio della creazione, quella creatura è l’uomo capace d’immaginazione e d’amore. Lo scopo della nostra esistenza è proprio questo: far ritornare l’energia che ha dato vita al mondo al suo creatore e chiudere il cerchio.

Lo scopo della Libera Muratoria è questo: far vivere quel Fuoco che abita ciascuno di noi, esaltarlo e consentire all’essere umano di ricongiungere quell’Amore con il creatore e chiudere il cerchio! Come può la nostra Grande Famiglia consentire tale ritorno?! In primo luogo con il nostro rituale che muove la nostra vita e la esalta, poi con il cemento che unisce le pietre dell’edificio e lo rende saldo e quel cemento è l’amore che deve unirci durante i nostri lavori esaltando quello spirito di fraternità che ci deve caratterizzare, ed infine l’amore che ognuno di noi deve riversare nel mondo, quando la Loggia è “chiusa” per renderlo migliore.

Questo ritorno, al Padre, equivale ad una “seconda creazione” che vede la natura umana evolversi, crescere fino alla Perfezione assoluta, fino alla Identificazione con DIO. E, solo una comunità come la nostra che si fonda sulla Fraternità può compierla. La loggia è come il crogiolo in cui si compie il miracolo, il piombo si trasforma in Oro incorruttibile ed eterno; il nostro essere si esalta e si illumina d’una luce che non ammette ombre ed, in quel momento il bruco è diventato farfalla e tutto si è compiuto.

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LE MINACCE DI PUTIN

LE MINACCE DI PUTIN/

Sapelli: Italia, obiettivo n. 2 nella “guerra dei mondi”

Pubblicazione: 22.09.2022 Ultimo aggiornamento: 16:17 – int. Giulio Sapelli

Nel giorno in cui Biden parla all’Onu, Putin va in tv e dice che “l’integrità territoriale della Russia “sarà assicurata con ogni mezzo”. Si rischia la guerra atomica

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Il presidente russo Vladimir Putin (LaPresse)

L’obiettivo dell’Occidente è “indebolire, dividere e distruggere la Russia” ma “l’integrità territoriale della nostra patria sarà assicurata con ogni mezzo”. Putin va in tv di prima mattina è pronuncia il discorso che segna un ulteriore aggravarsi del conflitto. Il presidente russo dichiara una mobilitazione parziale, richiamando 300mila militari riservisti. Ieri si sono registrate proteste e arresti in diverse località della Russia.

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Ucraina, un bus con i primi riservisti parte dalla Russia

I referendum nelle repubbliche del Donbass e nelle città di Kherson e Zaporizhzhia sono la risposta politica e militare del Cremlino all’offensiva ucraina: quando gli abitanti chiederanno con il loro voto l’annessione alla Russia, e dopo che questa sarà ratificata dalla Duma, Mosca sarà autorizzata a difendere, appunto “con ogni mezzo”, l’integrità territoriale. Una difesa che contempla anche l’uso di bombe nucleari tattiche, come prevede la dottrina militare russa.

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“Inizia la guerra totale”, dice al Sussidiario Giulio Sapelli, economista, già ordinario alla Statale di Milano. Nel suo ultimo saggio, Ucraina anno zero. Una guerra tra mondi (Guerini, 2022) Sapelli esplora le faglie geopolitiche di un mondo in frantumi, segnato dalla crisi accelerata dell’unipolarismo americano. Ma il prezzo di queste trasformazioni, come stiamo vedendo in questi giorni, rischia di essere sempre più alto.

I referendum nel Donbass sono l’ultima risposta del Cremlino alla controffensiva di Kiev. Che cosa succederà?

L’esito sarà che i territori vogliono essere annessi alla Russia. È una strategia collaudata, come abbiamo visto nella repubblica georgiana dell’Ossezia del Sud (dove il referendum è stato sospeso da un decreto del 30 maggio 2022 del presidente de facto Alan Gagloev, ndr). Siamo davanti a un aggravarsi della situazione.

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Infatti dopo l’annessione la Russia difenderebbe il proprio territorio. Per questo Mosca ha ordinato la mobilitazione parziale?

Certamente. Vuol dire che inizia la guerra totale. Il papa ha ragione nel dire che c’è un pericolo tangibile di guerra nucleare.

Come si può fermare il rischio di una escalation?

Ci vorrebbe un sussulto di realismo, che però non si vede. L’unica via per mettere fine alla guerra sarebbe che Kiev rinunciasse alla Crimea e al Donbass, ma non ne vedo i presupposti. Siamo davanti a due ideologie “risorgimentali” contrapposte.

Perché risorgimentali?

Gli ucraini si considerano giustamente ucraini. I russi invece li considerano russi. Mosca non accetta che l’Ucraina sia separata dal novi mir, da mondo russo.

C’è anche un errore di Kiev?

Sì, nell’escludere l’ipotesi di una Ucraina neutrale tra Occidente e Russia. Ma la situazione si complica, perché non solo gli Usa intendono mortificare la Russia, ma anche la Cina, unico possibile soggetto di mediazione, ora sembra volerlo.

Gli Stati Uniti?

Non vogliono che la guerra finisca. Ne hanno bisogno per continuare ad avere un’influenza forte in Europa e mettere in crisi la Germania. È tristissimo dirlo, ma la loro strategia segna una sconfitta tremenda dei valori cristiani e occidentali. Tutti hanno fallito: gli Usa, la Russia, che ha rivelato il suo lato peggiore, quello della potenza imperialistica, e l’Europa.

Perché l’Europa?

Perché non è riuscita ad opporsi al dominio americano. Ma anche l’Italia ha fatto un errore terribile: ha calpestato il lascito di Moro e Andreotti. Draghi ha volutamente ignorato il ruolo storico di mediazione svolto dal nostro Paese.

Ci spieghi meglio.

Moro e Andreotti non avrebbero mai fatto i segretari del partito delle sanzioni. Anzi: sono morti per non averlo fatto.

In Ucraina anno zero lei scrive che Putin e i gruppi dirigenti dominanti in Russia sono segnati da una “angoscia” esistenziale e politica che è aumentata in modo pari al loro inasprimento revanchista. Perché?

Si sentono accerchiati, soprattutto non si sentono più considerati una grande potenza. Il culmine fu quando Obama nel 2014 definì la Russia come “potenza regionale”. Da tempo intorno a Putin si è fatto strada il timore che la Russia possa finire.

Se si vuol capire questa crisi, secondo lei non ci si può fermare neppure ai fatti di Maidan 2014. Qual è lo snodo fondamentale?

La paretesi di Eltsin. Quando Gennadij Janaev e la vecchia nomenclatura sovietica cercarono di riportare indietro l’orologio dell’Urss e l’Occidente non sostenne Gorbaciov, il piano fallì e Boris Eltsin prese il potere. Ma Eltsin spianò la strada a Jeffrey Sachs e agli uomini che Washington aveva mandato a Mosca per privatizzare l’ex Unione Sovietica. L’alta finanza e la grande industria nordamericana e tedesca attuarono una vasta opera di depredazione dell’economia e delle risorse. Una parte della nomenclatura, compreso Putin, allora delfino di Eltsin, si oppose e mise fine all’esperimento.

Dove avrebbe portato quel processo?Avrebbe smembrato la Russia. Che poi era quello che gli Usa volevano.

C’è sempre un’idea sottostante alle relazioni internazionali. Quando si è passati dalla realpolitik al primato dell’“ordinamento morale” propugnato dagli Usa?

Nel 1928, con il trattato Briand-Kellogg. Inaugura il progetto degli americani di sostituire alla diplomazia internazionale un ordinamento fondato sui diritti umani, per giustificare la loro ambizione di estendere a tutto il mondo la dottrina Monroe, applicata fino ad allora alla sola America Latina.

Per spiegare l’attuale ordinamento internazionale lei usa spesso l’immagine dei frattali: un disordine fatto di elementi ricorsivi ma instabili, frananti. Quando il mondo è diventato frattalico?

Con la firma del Trattato di Versailles, che gli Usa non ratificarono. In questo modo sconvolsero l’Occidente, perché crearono un ordinamento fondato sul principio nazionale ma senza implicarsi con esso e con le sue conseguenze. Lì comincia la distruzione del vecchio sistema delle relazioni internazionali e prende il loro posto un nuovo sistema, fondato sul conflitto di potenza.

Può farci un esempio?

Il patto Molotov-Ribbentrop. Stalin non esitò a firmarlo, pronto ad abbandonarlo una volta che la Germania fosse avanzata oltre misura. Un’assoluta spregiudicatezza non più fondata sulla fiducia, vero architrave delle relazioni internazionali, ma sulla potenza.

Lei afferma che la guerra tra Russia e Ucraina mette allo scoperto la debolezza dell’architettura funzionalistica dell’Unione Europea. Perché?

Jean Monnet e Alexandre Koyré recepiscono la lezione di Robert Triffin e del suo tentativo di costruire un sistema a moneta unica con Paesi a livelli di produttività diversi. Koyré dovrebbe essere noto non tanto per avere interpretato Hegel, quanto per avere ipotizzato che si potesse costruire un mondo fondato su equilibri di potenza provvisori basati su soluzioni tecniche segmentate – i futuri trattati europei – invece che su costituzioni popolari e legali. Ma nel mondo nessun “impero” è mai stato edificato su un sistema di trattati.

Perché dice questo?

Perché è proprio ciò che l’Europa cerca di fare nel dopoguerra su pressione statunitense. Gli americani capiscono che è il prezzo meno doloroso per fermare l’avanzata di Stalin nel vecchio continente. È Stalin, infatti, il vero vincitore nel 1945, perché a Berlino è arrivato lui per primo, non altri

Può un sistema istituzionale come quello europeo, fondato sull’euro e sullo stop al debito, sopravvivere a questa guerra?

No, non può. La vicenda energetica, la quale altro non è che una destrutturazione delle relazioni di potenza, dimostra che l’Europa è destinata a soccombere. A Washington lo hanno capito benissimo, e infatti con la guerra in Ucraina ottengono due obiettivi: la distruzione del capitalismo tedesco e la rottura tra economia tedesca e imperialismo cinese.

Non va in rovina solo l’industria tedesca.

No, ovviamente le andrebbe dietro anche quella del Nord Italia.

Qual è l’obiettivo degli Usa?

Destrutturare l’Europa perché la sfida si gioca altrove, contro la Cina, e le risorse vanno investite là, in una Nato del Pacifico.

Vuol dire un altro disastro su altre macerie.

È l’avvento della prossima guerra nucleare. Perché come hanno detto Primakov e Karaganov, quando la Russia si troverà alle strette lancerà le bombe. Non ci sono dubbi. I primi target sarebbero Germania e Italia, il Paese che ha sfidato Mosca dopo una lunga consuetudine di fiducia.

Cosa si può ancora fare?

Ogni sforzo possibile per arrivare a un cessate il fuoco

Lei scrive che una delle possibili vie di uscita dal conflitto è trasformare la competizione militare in competizione economica. A quali condizioni questo può ancora avvenire?

Occorre che i Paesi latini, Spagna, Francia, Portogallo, insieme alla Germania, si mettano d’accordo per controbilanciare gli Usa, che vogliono la guerra.

L’Italia non fa parte del gruppo?

È tagliata fuori perché condizionata da esponenti troppo subalterni agli americani.

Di chi si tratta?

Il Paese attraversa la fase che chiamo dei personalismi tecnocratici.

E la Russia?

È preda di un misticismo etnico grande-russo pericolosissimo. L’unica nostra speranza è che si rafforzi la dissidenza russa e che ci sia un colpo di Stato a Mosca. Altrimenti resta solo la guerra nucleare.

ARTICOLO SEGNALATO DAL FR.’. A. F-

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INTRODUZIONE ALLA MASSONERIA

INTRODUZIONE ALLA MASSONERIA

LE ORIGINI

I costruttori, che possedevano conoscenze speciali, costituirono sin dalla più remota antichità (età in cui usavano raggrupparsi in “Collegi sacerdotali”), una sorta di aristocrazia tra altri corpi del mestiere. Nel Medio Evo, quei particolari costruttori di cattedrali e palazzi, beneficiarono, da parte delle autorità ecclesiastiche e secolari, di numerosi privilegi (franchigie ed esenzioni tribunali diverse, speciali ecc), donde il nome di “franchi muratori” (letteralmente “muratori affrancati”), col quale erano designati.

L’Architettura era allora, “Arte Reale”, i cui segreti erano comunicati solamente a coloro che se ne mostravano degni, donde l’idea di una specie di “Opera Suprema”: la costruzione, con un lavoro incessante, di un TEMPIO IDEALE, sempre più perfetto, immenso, universale e infinito.

Il passaggio dalla Massoneria “operativa”, composta da gente del mestiere, da costruttori, da tagliatori di pietre, alla Massoneria moderna, detta “speculativa” si operò in Inghilterra, grazie alla parte sempre più importante avuta dai “Massoni accettati”.

Il XVI secolo, periodo inquieto! vide una diminuzione molto sensibile delle grandi costruzioni, e le corporazioni di mestiere – sentendosi in pericolo – ammisero nelle loro fila persone che non erano uomini di mestiere, detti “massoni accettati”, per lo più personaggi influenti, destinati a Tialzare il prestigio della Corporazione; fra questi, anche dei Rosa+Croce che ebbero parte decisiva”.

A poco a poco, infatti, i Rosa+Croce introdussero i loro simboli e modificarono profondamente il rituale iniziatico. 1 tagliatori di pietra non avevano che un grado, quello di Compagno (gli Apprendisti non facevano parte della Corporazione) ed il Maestro era, in realtà il Compagno incaricato della direzione di un cantiere.

In quella che doveva diventare la Masonry speculativa, al contrario, era istituita una iniziazione per l’Apprendista, ed anche di Maestro, il cui rituale, riferito al mito di Hiram, di origine di Consorteria, i Rosa + Croce svilupparono con profondo simbolismo.

Ai grandi corporativi e alla leggenda della costruzione simbolica del Tempio di Salomone,

essi aggiunsero anche nuovi gradi ispirati agli antichi Ordini Cavaliereschi dei quali la Scozia era terra di elezione; da quella regione arrivò, infatti, il nome di Massoneria “scozzese” dato al sistema degli Alti Gradi, il cui rituale ermetico-cristiano si riferiva alle iniziazioni Rosa+Croce.

Il 24 giugno 1717 (San Giovanni Battista, o d’Estate) quattro Logge della capitale inglese,

riunite a mezzanotte nella cattedrale di S. Paolo, fondarono la prima Grande Loggia, con lo scopo precipuo di unificare i regolamenti della Massoneria. 1 regolamenti o Costituzioni, redatti da Anderson, ma sotto la guida spirituale di Desaguliers  furono pubblicati nel 1723; la Massoneria non era più una corporazione di mestiere, di maestri d’opera, ma un corpo puramente “speculativo”, pur conservando simboli, rituali, linguaggi, abiti ed abitazioni di origine corporativa. Un corpo speculativo nel quale i Massoni si assumevano l’impegno di coltivare “l’amore fraterno che è il fondamento e la pietra maestra, come il cemento è la gloria di questa antica Fratellanza”.

INIZIAZIONE

I riti iniziatici derivano da più fonti: iniziazioni operative e di consorteria, “misteri dell’antichità”, rituali gnostici, alchemici…; per quanto concerne gli Alti Gradi, i rituali sono di origine Rosa+Croce, ossia dell’ermetismo cristiano.

Il “gabinetto di riflessione” e la “alchimia spirituale”

L’aspirante opera una “riflessione” nel senso etimologico della parola, un ripiegamento su se stesso.

Il profano rappresenta la “materia prima” della Grande Opera Alchemica: il gabinetto di riflessione corrisponde all’alambicco dello alchimista, al suo Uovo filosofale (di origine orficopitagorica) ermeticamente sigillato; è nel sepolcro tenebroso nel quale volontariamente muore la esistenza sua passata per rinascere quindi rinnovato: il gabinetto di riflessione realizza qualche cosa di simile ad un riassunto della Creazione, essendo condizione primordiale per qualsiasi generazione, l’essenza totale di luce.

V.LT.R.LO.L. che è l’acrostico della formula ermetico-alchemica Visita Interiore Terrae Rettificando Invenies Occultum Lapidem (“visita l’interno della terra, rettificando troverai la pietranascosta”), è invito alla ricerca dell’EGO, dell’IO profondo, che altro non è se non l’anima umana,nel silenzio della sua meditazione. Il profano “spogliato dei suoi metalli” è l’essere umano ricondotto simbolicamente allo statonaturale (il metallo tolto rappresenta la civiltà con tutto ciò che è artificiale), e, nello stesso tempo,vestito in modo da non intralciare gli influssi magici al centro dei quali sarà posto (i metalliostacolano la circolazione delle correnti magiche); denudata una parte del petto (segno di franchezzae sincerità), ed una gamba (segno di umiltà) ed attorno al collo un nodo scorsoio che rappresentatutto ciò che lo trattiene ancora nel mondo in cui vive.

Significato dell’iniziazione

L’iniziazione è un processo destinato a realizzare psicologicamente nell’individuo il passaggio da uno stato inferiore dell’essere, ad uno stato superiore: la trasformazione del profano in iniziato. Con atti simbolici, prove morali e fisiche, il profano acquisisce la sensazione che egli “muore” per “rinascere” a nuova vita: cioè avanzare in un mondo superiore, in uno stato psichico più perfetto del precedente. Al limite estremo, l’iniziazione diventerebbe una vera “deificazione”, proponendo all’iniziando la possibilità di condursi aldilà di qualsiasi stato condizionato.

La iniziazione è intesa cioè come realizzazione puramente interiore dell’essere umano, realizzazione di una possibilità che l’uomo già aveva in sé allo stato virtuale. L’iniziato è colui che è messo sul cammino. In questo l’iniziato si distingue dal “mistico” che è un “irregolare”, un “isolato”, mentre l’iniziazione può essere tale solo per effetto di un Ordine iniziatico: di qui il carattere “sociale” dell’iniziazione. Quanto può essere fornito dal di fuori (cioè la presenza dei membri della organizzazione) è per l’iniziato solo un aiuto, un appoggio, una catena di “corrente” magica; l’opera principale è svolta dal singolo su se stesso. In questo senso il segreto iniziatico è veramente incomunicabile, perché ognuno “personalizza” a suo modo il simbolismo rituale: i riti agiscono quasi impregnando il subcosciente cui danno una potenza ed una efficacia reali.

L’iniziazione è una autenticizzazione dell’esistenza.

PERFEZIONAMENTO

La Massoneria si propone di costruire il “Tempio Ideale”, cioè di trasformare l’essere umano, di “sgrossare” la Pietra “grezza”: il profano riceve la Luce, diventa Apprendista Libero Muratore, e attraverso un “aumento di salario” diventa Compagno d’Arte; la “Pietra grezza” cioè, diventa “Pietra cubica”, quella che può inserirsi nel Tempio Ideale. Il processo di perfezionamento del Massone si completa quando l’iniziato diviene Maestro Libero Muratore (in teoria, poiché molti autori ammettono francamente che taluni iniziati non raggiungono mai – malgrado successivi aumenti di paga e luce – lo stato della “Pietra Cubica”).

IL TEMPIO

La disposizione della Loggia o Tempio Massonico, varia seconde i riti ed i gradi, anche se vi sono sempre delle simbologie obbligate da osservare: la forma rettangolare del Tempio, rappresenta il cammino che conduce dall’Occidente all’Oriente, e cioè “verso la Luce”; l’entrata è situata verso l’Occidente, il seggio del Venerabile all’Oriente, il lato destro a Mezzogiorno, il sinistro al Nord. Il soffitto, in forma di volta, rappresenta il cielo stellato. Il Tempio simboleggia il cosmo: ecco perché è proibito ai massoni darne le dimensioni (devono rispondere: “la sua lunghezza va dall’Occidente all’Oriente, la sua larghezza dal Settentrione al Mezzogiorno, la sua altezza dal Nadir allo Zenith”).

Il nome stesso di Loggia, deriva etimologicamente dalla radice d’origine indo-aria, lonke, lodke, luogo nel Cosmo, non luogo preciso, nel senso di spazio precisato, indicato, specificato, ma “punto”, punto indefinito dell’Universo.

I SIMBOLI MASSONICI

Il pavimento a scacchi bianchi e neri è simbolo del dualismo, ossia dei contrapposti che dominano la vita: maschile e femminile, luce e tenebre, bene e male, alto e basso, ecc. In senso più esoterico, il pavimento rievoca il famoso e leggendario palazzo di Minosse, a Creta, chiamato

labirinto che, come i templi dell’antico Egitto, costituiva il tragitto che l’iniziando doveva

percorrere nei rituali d’iniziazione.

Boaz (B) e Jachin (SJ): la Bibbia ricorda le due colonne poste all’entrata del Tempio di Salomone in Gerusalemme, e dice che sono rievocanti delle divinità del fuoco e dei venti, di origine siriana. In senso esoterico più compiuto, le due colonne sono i due alberi, uno del bene e del male, l’altro della vita e della morte, che si trovavano nell’Eden, o Paradiso terrestre, posti uno vicino all’altro. Possono anche rappresentare, le due colonne, la lotta delle forze costruttrici e delle forze distruttrici dell’Universo.

Il simbolo dell’infinito è rintracciabile nella “cordicella” che circonda il Tempio vicino al cielo: i nodi hanno la figura di un OTTO che in magia rappresenta l’infinito ed è un simbolo molto simile all’infinito in matematica. La cordicella, cosmo e infinito, si “interrompe” alle colonne, all’entrata del Tempio, ad Occidente, lasciando, simbolicamente, entrare gli iniziati nel Lonke, in quel “punto” indefinito dell’Universo che è il Tempio, rappresentazione del Cosmo.

Il Triangolo equilatero o “Delta Luminoso” è il simbolo della Divinità: nel centro del Triangolo, l”occhio divino” o il tetagramma ebraico che designa il Nome che non si deve

pronunciare. Il triangolo è all’Oriente della Loggia, sopra e un po’ dietro il seggio del Venerabile e simboleggia la Trinità divina in tutte le sue forme: Passato, Presente e Futuro; Saggezza, Forza, Bellezza; Sale, Zolfo, Mercurio (i tre principi della pietra filosofale); i tre Regni della Natura; la Nascita, la Vita e la Morte; la Luce o principio Attivo, le tenebre o principio Passivo e il Tempio che realizza l’equilibrio tra il principio maschile e il principio femminile. L’occhio simboleggia ad un tempo il Sole, espressione visibile della Divinità da cui emanano la Luce e la Vita, il Verbo o il Logos, principio creatore (nella sua unitaria e indifferenziata espressione comprendente le manifestazioni della cognizione e della volizione), e cioè, il Grande Architetto di cui non conosciamo l’esistenza se non dalla sua manifestazione sensibile che è l’Universo.

La Stella Fiammeggiante con al centro la lettera G, è il simbolo dell’azione benefica; costruita  secondo le proporzioni del “Numero d’Oro” pitagorico, ha un significato profondo per l’esoterismo massonico: con la punta all’insù, è considerata bianca, benefica, e simboleggia l’Uomo, unità psicoconcettuale, nel significato universalistico dell’Uomo. Ad essa è deferita l’intera Realtà (in interiore homine abitat veritas). È un invito alla individualizzazione, alla autocoscienza e autoconsapevolezza dell’Io, della particolare funzione che caratterizza l’uomo come entità pensante in proprio e per sé; è cioè la Coscienza Universale nel suo Divenire. In senso magico-esoterico, l’Uomo – così concepito – è il Dio di questa terra, così come Dio è l’Uomo dell’Universo.

Rovesciata, la Stella fiammeggiante diventa malefica, rappresenta la magia nera, il Non-  Uomo, la rinuncia all’“Uomo” nelle caratteristiche di cui sopra, la rinuncia a quel Divenire

Cosmico: rinuncia operata attraverso vari e infiniti modi di “condizionamento”, pretese “verità” possedute, che sono in fondo solo espressioni di presunzioni ignoranti e dogmatiche.

La Stella fiammeggiante, in conclusione, pone da sola tutta la problematica della Massoneria: la filosofia, la religione, la scienza dell’Uomo, la fede infinita nell’Uomo quale Centro dell’Universo, purché gli uomini, individualità esistenti, realtà empiriche, siano tali, cioè ciascuno personalmente realizzi se stesso, tenti di raggiungere il suo proprio io, affinché l’Uomo entrando in Sé sia Io.

La squadra e il compasso. La squadra simboleggia l’azione dell’Uomo sulla materia e l’organizzazione del Caos; il compasso è simbolo della Ragione dell’Uomo, del relativo, in quanto misura il più vasto campo che può raggiungere il genio umano.

Il compasso simboleggia anche i due principi (rappresentati dalle braccia) che sorgono dal

“punto”, inizio di ogni manifestazione cosmica.

Nel Sigillo di Salomone (Stella a Sei Segmenti), o Stella di Davide, il triangolo bianco con la

punta rappresenta la Divinità, le forze dell’evoluzione, il Fuoco spirituale; il triangolo nero, opposto al primo, simboleggia l’involuzione, le forze terrestri e l’uomo puramente sensibile.

La Pietra grezza e la Pietra cubica: l’iniziazione massonica ha per scopo di trasformare il profano in iniziato, di “tagliare la pietra grezza” per farne “pietra cubica”. Da qui l’importanza di simboli come il Martello e le Forbici, la Perpendicolare (“filo a piombo”), la Livella, la Riga e la Leva, la Cazzuola, tutti utensili che sono indispensabili per sgrossare la “pietra grezza”.

La Spada Fiammeggiante simboleggia la Creazione per mezzo del Verbo luminoso, ed anche

la purificazione dell’iniziato per mezzo delle prove.

LA LEGGENDA DI HIRAM

La leggenda di Hiram (che viene vissuta dal Compagno nel corso dell’iniziazione al grado di Maestro), è il dramma simbolico che costituisce, nella Massoneria speculativa, non tanto e non solo

la sopravvivenza dei Misteri dell’antichità, quanto la continuazione di essi.

Gli elementi del dramma sono apparentemente semplici: tre Compagni, gelosi dei privilegi del Maestro, assalirono, uno dopo l’altro, Hiram (leggendario architetto costruttore del Tempio storico di Salomone) e l’ultimo di essi lo uccise; sotterrarono il corpo e piantarono un ramoscello d’acacia nella terra appena rimossa. Grazie a quel ramoscello, i Compagni partiti alla ricerca di Hiram ne scoprirono il cadavere. (Questo Mito viene rivissuto dall’aspirante, che simbolizza lo stesso Hiram “ferito dalla Riga”, poi dalla “Squadra”, ed “ucciso dal Martello”). Dopo questa “triplice morte”, e una “putrefazione” avanzata, Hiram resuscita.

Le interpretazioni “mitiche” così come quelle esoteriche della leggenda, sono invece assai

complesse; tra esse: – il “dualismo” delle potenze buone e malvagie, come nei Misteri antichi nei quali si fronteggiano sempre un uomo ed un dio destinato a perire, vittima di una potenza malvagia, ed a resuscitare in una esistenza gloriosa o trasfigurata; – Hiram è Osiride, il Sole. L’Acacia, simbolo delle antiche teologie solari, rappresenta la nuova generazione, cioè la vegetazione generata dalla resurrezione del Sole, donde il nome di “Figli della Vedova” con il quale i Massoni si riconoscono; (la Natura, Iside, abbandonata dal suo Sposo, il Sole, sceso nella tomba) quando in dicembre il Sole invernale sembra lasciare i nostri climi per andare a regnare sull’emisfero australe, inferiore, e scendere nella tomba, la “Natura” è “Vedova” del suo “Sposo”, del Sole, dal quale riceve gioia e fecondità.

I suoi figli si disperano: a giusta ragione i Massoni, discepoli della Natura e che nel grado di Maestro ritrovano questa bella allegoria, si dicono “Figli della Vedova” (o della Natura); alla riapparizione del dio diventano “Figli della Luce”. La Vedova è caratterizzata da un velo

nero e simbolizza le Tenebre che sono… inerenti allo Spazio. È per questo che i Massoni sono nello stesso momento Figli della Vedova e Figli della Luce: sono cioè figli del Mondo

delle Tenebre, ma in seno a questo mondo, si manifestano come figli della Luce;  – -infine, Hiram, il suo mito, costituiscono una allegoria Alchemica della Grande Opera spirituale, essendo la “Morte” (fase di putrefazione) la tappa indispensabile attraverso la quale la “materia prima” deve passare per poter trascendere. I tre Compagni, uccidendolo, “liberano” Hiram (l’iniziato) dal piano materiale, dal piano fisico e da quello… astrale: i tre

piani del mondo “profano”, contingente. Hiram resuscita sul piano dell’Io, del Manas, sul

piano divino-umano:è allora veramente Maestro, Guru. La morte simbolica di Hiram, come quella di Osiride (e di altri simbolici simili personaggi), o, come quella di Rama, di Cristo,

di Krisna, annuncia non una distruzione totale dell’Essere umano, ma un suo rinnovarsi, una sua metamorfosi.

LE OBBEDIENZE

Contrariamente a talune credenze, la Massoneria non è retta da un potere unico, mondiale,

centrale: le Officine o Logge costituiscono gruppi che si amministrano autonomamente e formano in ogni nazione una Obbedienza diretta da una Grande Loggia (o da un Grande Oriente), organi a carattere nazionale e completamente indipendenti, così come lo è lo Stato stesso dagli Stati vicini.

Tuttavia la Massoneria è una, e, in teoria, tutte le singole Logge non costituiscono che una Loggia Ideale, così come gli uomini, quale che sia la loro nazionalità, appartengono tutti all’umanità.

Taluni adattamenti, di luogo e di tempo, hanno peraltro determinato, in seno a questa universalità, dei singoli specifici “Riti”, i quali pur diversificandosi in qualche aspetto particolare, confluiscono tutti allo stesso fine.

IL SIGNIFICATO ESOTERICO

La Massoneria deriva il suo insegnamento da una premessa etica, e cioè: la Verità fu creata

con l’Uomo; la verità è la legge morale che deve governare e dirigere l’uomo, gli uomini; conseguentemente, la Massoneria è ricerca e culto della Verità. Nel Libro che si apre sull’Ara, è contenuta la frase significativa di S. Giovanni: “cercate la Verità, essa vi renderà Liberi”.

Ma se la ricerca e il ritrovamento della Verità è il gran fine cui l’uomo deve tendere, significa

che l’uomo ha in sé la disposizione e la potenza per poterla raggiungere: le “virtù” che rendono l’uomo consapevole dei propri doveri e dei propri diritti, fanno dell’uomo stesso un essere armonizzato e armonizzante con i suoi simili.

Verità e virtù, l’una fuori di noi, l’altra in noi, sono i due termini etici della scienza della vita.

D’altra parte, l’ignoranza, la superstizione, le passioni, sono come le parassitarie dell’animo

umano. Esse rendono l’uomo schiavo di ogni tirannide morale e materiale; paralizzano l’esercizio delle virtù, e trattengono l’uomo in un ambiente di pregiudizi e di menzogne convenzionali.

Ma d’altro canto, l’ignoranza, la superstizione, le passioni non possono distruggere il sentimento innato delle virtù; ed anche l’uomo più rozzo, ignorante e superstizioso, dinnanzi allo spettacolo straziante dei dolori umani, sente in sé prepotente e inconsapevole il bisogno di risentimento contro la forza ignorata che lo domina. È indubbio che in quel momento, uno sprazzo di luce gli illumina la mente: egli sente in sé la forza che ignorava di possedere: una forza che squarciando il velo misterioso che lo avvolgeva e lo isolava, lo spinge allo studio dell’Universo.

Il dubbio è il primo passo della sua rigenerazione.

Nei primi tre gradi della piramide massonica è contenuta ed espressa questa rigenerazione: la costruzione del Tempio ne è il simbolo. Ma Hiram, costruttore di questo Tempio viene assassinato; la sua morte interrompe la costruzione, la Parola della Verità è perduta. Subentrano cioè, nel dominio del mondo, l’invidia, la cupidigia, l’ipocrisia (la menzogna, l’ignoranza, la superstizione): i tre assassini allegorici del Maestro. In tal modo il simbolismo, così come la costruzione del Tempio, è interrotto e trionfa il vizio; ma il vizio può a lungo trionfare?

Il simbolismo massonico non si interrompe: materializzandosi nella vita reale, porta il contrasto in un altro campo, e la lotta assume un carattere diverso. Morto Hiram, Sette Maestri, sono da Salomone insigniti della direzione del Tempio, in modo che il vicendevole aiuto li renda atti a scoprire il segreto del grande Artefice e a vendicarne la Morte: essi cioè, devono tendere, non solo alla ricerca della Parola perduta della Verità (perduta con la morte del Maestro) ma anche a riabbattere tutti i vizi.

Per vendicare Hiram è cioè necessario vincere il vizio.

In questo senso, il simbolismo massonico, al di là del segreto Rituale rievoca la storia antica:

la Verità nacque con l’Uomo, fu perduta con il primo errore dell’Uomo, nell’Eden. Fu riacquistata da Noè animò la vita dei patriarchi, ma ancora una volta fu perduta dal popolo eletto. Giuseppe scacciato dai fratelli la rivelò ai sacerdoti di Egitto e fece la grandezza della Terra del Nilo. Da quei sacerdoti la apprese Mosè che, designato a propagarla, la soffocò nella tirannide e nel significato di un dominio sulla terra, sugli altri uomini: la verità fu sostituita dalla menzogna; dalla uguaglianza si passò al privilegio, eleggendo a legge del mondo l’arbitrio di una casata o di una classe; facendo del popolo eletto non l’anima di una guida esoterica, ma la cricca di una razza di dominatori.

Così la storia della menzogna divenne la storia del genere umano, finché Salomone ed Hiram  non rintracciarono nuovamente la Parola Perduta: la Verità che sovrintese e diresse la costruzione del Tempio. Poi, la direzione del Tempio si interruppe per la uccisione del Maestro Hiram, e il mondo ricadde in balia del vizio.

A questo momento il simbolismo massonico  passa dalla storia antica alla storia moderna, collocando la leggenda giudaica a quella del  Cral, attraverso l’esoterismo dei templari collocando cioè, sullo stesso piano Hiram, Ugo dei Pagani (fondatore dell’Ordine del Tempio) e Jacopo de Molay, ultimo Gran Maestro dell’Ordine monastico-cavalleresco templare.

1 Templari intrapresero la ricerca della Verità: dopo molte ricerche ritrovarono la Parola Perduta: costruendo, con le proprie mani, un tempio a Gerusalemme, i cavalieri del Tempio ritrovarono, nel corso degli scavi, tre pietre, sulla ultima delle quali era incisa una parola misteriosa, Jehovah, la chiave del Mistero.

I Templari, ritrovata la Parola, fecero di Essa un culto e la propagarono nel mondo, scacciando gli scribi e i farisei; ma questi, ed è storia, vinsero ancora: con Filippo il Bello di Francia e con l’aiuto della Chiesa di Roma, distrussero l’Ordine del Tempio. Trionfò come prima, se non meglio di prima, il vizio; l’umanità soggiaceva nuovamente alla tirannide religiosa e politica.

La Parola della Verità non fu tuttavia dispersa: essa fu rivelata, dall’ultimo dei Templari, ai Massoni che fecero della Verità un sacerdozio per il quale e nel quale l’uomo si rigenera. Il cerimoniando, esotericamente, scende, risale, ridiscende, tra immense difficoltà; si solleva angosciato, avvilito, stanco, mentre una fiaccola invisibile lo precede e lo guida nel regno del terrore, tra patiboli e carceri, tra grida soffocate di dolore, fra i deboli, gli umili, mentre una voce gnorata gli grida “avanti”. E quando d’un tratto la luce rimbalza scacciando le tenebre, egli si sente rigenerato…

La Luce ha vinto le tenebre, la Verità ha vinto la menzogna e il massone si sente sacerdote

della Verità, principe di se stesso.

I simboli della sua potenza sono la scienza e la verità, il dovere e il diritto, immedesimati per un unico fine: la gloria del Grande Architetto, cioè della legge morale che è in lui.

IL FINE DELLA MASSONERIA

Lo scopo della Massoneria è la “ricostruzione simbolica del Tempio di Gerusalemme”, cioè la      costruzione di una Società conforme ai principi razionali, in modo da assicurare all’Umanità il suo perfetto sviluppo. Gli uomini devono lavorare al piano della Natura, sotto gli ordini del Grande Architetto dell’Universo.

La Massoneria cioè ha per finalità la conoscenza dell’Uomo e della natura; fondata sul Tempio di Salomone, non può essere estranea alla scienza dell’uomo, perché tutti i savi vissuti dopo   la sua fondazione hanno riconosciuto che quel famoso Tempio non è esistito se non come tipo universale dell’uomo, considerato come genere, nei suoi stati passati, presenti e futuri e nel quadro figurato della propria storia.

I mezzi adottati dalla Massoneria sono l’esecuzione di quegli atti simbolici che formano i riti; l’insegnamento reciproco e l’esempio, la cultura intellettuale, la pratica della                                            fraternità e della  solidarietà.

La Massoneria è cioè una particolare Istituzione filantropica e umanitaria il cui primo fine è il miglioramento morale e materiale dell’uomo, visto nel contesto del genere umano, e conseguentemente dell’umanità, i cui principi sono le credenze nel progresso dell’umanità, la tolleranza    e la fratellanza al di 1à e al di sopra di tutte le distinzioni religiose e nazionali.

La Patria del Massone è il Mondo intero e non soltanto il luogo in cui è nato o la collettività in cui si è sviluppato.

Il fine della Massoneria non è di sconvolgere le istituzioni sociali, ma di compiere delle      conversioni morali al di sopra delle singole patrie e delle singole religioni, per formare un’alleanza universale di tutti gli uomini d’Amore, che aspirano e necessitano all’unione, per lavorare tutti insieme al perfezionamento intellettuale e morale dell’umanità.

Lo scopo iniziatico

La Massoneria apre la via all’Iniziazione, cioè alla Conoscenza, e lo studio dei suoi simboli offre al Massone la possibilità di accedervi. La filosofia della Massoneria non impone ai suoi Fratelli alcuna credenza religiosa, alcun sistema dottrinale determinato, ma indirizza gli iniziati verso uno studio dell’uomo, del progresso dell’uomo, che ha per termine delle …pietre cubiche.

Il simbolismo tende a suggerire il lavoro interiore ed a stimolare l’orientamento personale

sulle vie del Costruttivismo universale.

La Grande Opera Massonica è un compito sempre in movimento, un ideale cui occorre sforzarsi di tendere, poiché il Tempio non sarà mai compiuto e nessuno può attendersi di vedere resuscitato in esso l’autentico ed eterno Hiram.

Il simbolismo massonico è cioè l’aspetto sensibile di una sintesi concettuale di ordine trascendentale ed astratto, alla quale l’iniziato deve cooperare.

La Massoneria si apprende soltanto, ed esclusivamente, quanto ciascuno ha trovato sé in se stesso.

L’esoterismo

Il fine della Massoneria dunque è un qualcosa di fondamentalmente diverso da una dottrina segreta nel senso stretto e tradizionale del termine.

Tuttavia, si incontrano, nella letteratura massonica, ripetuti’ richiami ad una “tradizione

segreta”, ad un “segreto massonico” del quale la Fratellanza sarebbe depositaria, cioè di misteriose conoscenze venute dall’Oriente nel lontano passato, coltivate e trasmesse dai Savi e dai Filosofi: Pitagora, Mosè, Zoroastro, Rama, Krishna, Cristo, Budda, Lao-tze. In senso esoterico la Massoneria – e per essa gli Iniziati Massoni – deve ritrovare la “Parola Perduta”: riunire le vestigia della   Tradizione primordiale. La Massoneria è cioè, la religione “naturale” dell’uomo: sul cammino che può portare alla Massoneria tutte le religioni non sono che fasi storiche sul cammino che può portare al ritrovamento del Tempio dell’Umanità edenica ed al ristabilimento del regno della Età dell’Oro.

1 pensatori della Massoneria ritrovano così i classici temi dell’esoterismo del quale si conosce la lunga storia e la evoluzione attraverso tutte le epoche; l’unità creatrice è un tutto universale: uomo e donna, bruno e biondo, spirito e materia, che conosciamo soltanto nelle sue manifestazioni particolari, nelle quali ogni uomo è di volta in volta attore e spettatore. Si ripete così l’antico  dualismo dei due Principi, maschile e femminile: il Padre universale di natura ignea che feconda la Madre universale, principio materiale (simbolizzato dalle due colonne).

Il Grande Architetto non è un Essere superiore al Mondo, ma la forza, l’energia che regge il Mondo, la Legge dell’Universo di cui gli uomini non possono percepire che la manifestazione  sensibile.

Come il Rosa+Croce e massone Fludd, così i filosofi iniziati hanno ritrovato la teologia

solare; la Luce del Sole è espressione sensibile della Vita cosmica e divina: il Sole è la residenza

donde Dio anima il nostro universo. Dio è tutto e tutto è Dio: è la onnipotenza, l’intelligenza

universale che anima tutto l’Universo sensibile e visibile; da Dio promana il Principio conduttore e conservatore, la Divinità allo stato della manifestazione. L’origine dell’Universo sta nell’azione reciproca della Luce e delle Tenebre. La moderna letteratura iniziatica si appella di frequente alla scienza contemporanea nel campo della fisica nucleare. Secondo Boucher, ad esempio, l’ultima teoria della scienza è il risolversi di qualsiasi “materia” in fotoni (particelle luminose) che a loro volta, accumulandosi nello spazio, formano le nebulose del mondo in formazione… “Se l’essenza ultima e intima della Materia è la Luce, l’ambiente in cui essa si muove è la Tenebra: lo Spazio è la Notte, la Materia il Giorno. Il Tempo esiste solo quando i fotoni raggruppati in elettroni, atomi e molecole, formano dei mondi votati alla segregazione”…

Si ha così una formulazione moderna dell’antica dottrina dell’Uovo dei mondi, in cui tutti gli  esseri sono contenuti allo stato dei germi non manifestati.

Quanto all’Uomo, egli occupa un posto privilegiato nella Natura: la Divinità è rappresentata

dall’Uomo che porta in Se stesso l’ideale del Vero, del Bello e del Bene, cioè un architetto che presiede alla costruzione del suo essere morale. Ciascuno porta in sé un Dio, principio pensante,

“Sole occulto che brilla nel soggiorno dei Morti” dal quale emana la ragione e l’intelligenza.

L’uomo è un Dio in potenza che può sviluppare i suoi poteri in un modo illimitato

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L’ALLOCUZIONE DEL GRAN MAESTRO STEFANO BISI.

L’ALLOCUZIONE DEL GRAN MAESTRO STEFANO BISI.

 “Difendiamo il valore della laicitá. Il XX Settembre é una festa da ripristinare”/Video

Buonasera a tutti, gentili signore, cari amici e cari fratelli  e grazie di essere qui insieme ai membri della giunta del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani che invito ad affiancarmi anche in questa allocuzione.

Il gran maestro aggiunto Antonio Seminario, il primo gran sorvegliante Sergio Monticone, il secondo gran sorvegliante Marco Vignoni, il grande oratore Michele Pietrangeli, il gran tesoriere Giuseppe Trumbatore, il gran segretario Emanuele Melani, il presidente dei grandi architetti revisori Fabio Federico, i consiglieri dell’Ordine in giunta Adriano Tuderti da Roma e Antonio Mattace Raso da Bari.

Siamo lieti e onorati di darvi il benvenuto alla celebrazione del XX Settembre e di vedervi in tantissimi al Vascello. Siamo lieti e onorati   di darvi il benvenuto alla celebrazione del XX Settembre e di vedervi in tantissimi al Vascello. Vi ringrazio, cosi come desidero ringraziare un fratello,  che ha pensato questo giorno, che ha atteso questo giorno preparandolo in maniera meticolosa che purtroppo oggi non é qui insieme a noi. E’ il nostro fratello Massimo. Il primo applauso va a lui. Va a lui insieme a lui ai fratelli che ha addestrato mirabilmente in questa occasione. Se tutto va bene il merito è suo, se qualcosa non va bene la responsabilità è esclusivamente mia.

Grazie Massimo per quello che hai fatto per questo appuntamento che è fra i più importanti fra quelli che il nostro Ordine celebra ogni anno.

E oggi, come in passato, il nostro obiettivo è sempre lo stesso: celebrare tutte le battaglie della libertà, a cominciare da quella che nel 1870 con la Breccia di Porta Pia pose fine al dominio della Chiesa, favorendo la nascita dell’Italia libera e laica.

E da uomini liberi e aperti al Mondo, da convinti e solerti propugnatori della Tolleranza verso Tutto e Tutti, noi massoni del Grande Oriente d’Italia continuiamo con orgoglio e senza alcuna paura a sbandierare il valore della Laicità, di questa parola spesso abusata e mortificata che fa parte del nostro dna, del nostro modo di essere e di agire da liberi muratori e liberi cittadini. Lo abbiamo fatto in passato, nelle epoche più buie della storia, e continuiamo a farlo oggi con quella responsabilità che ci spinge sempre ad azioni volte al Bene di tutti e dello Stato in cui viviamo e del quale rispettiamo la Costituzione e le leggi che alla stessa si conformino.

Laicità per noi, in coerenza con quanto dettato dalla Corte Costituzionale, non significa rifiuto o negazione della religione, della fede, di Dio ma rispetto di tutte le proprie personali e legittime convinzioni e lo Stato è, e dev’essere, il garante di tutti. Di tutte le fedi, di tutte le convinzioni, di tutte le religioni. E’ per questo che celebriamo il XX settembre e dovrebbero farlo tutti coloro che credono nell’unità dello Repubblica italiana. E questa festa dovrebbe essere ripristinata nel calendario civile come indicato da alcune proposte di legge presentate in parlamento e finite nel nulla. Non si tratta di innalzare barriere anticlericali ma dare il giusto valore a una data fondamentale della storia civile italiana a cui tutti dobbiamo inchinarci con rispetto.

Ecco, la parola rispetto.

In tempi carichi di odio e di guerre noi pronunciamo questa parola che sembra eresia. Lo facciamo con costanza. Abbiamo la scorza e la testa dura come gli antichi muratori e come la solida calcina che usiamo per unire le nostre lucenti pietre per la simbolica costruzione del Tempio. Siamo stati capaci di non piegarci alla violenza della pandemia che ci ha costretto in alcuni periodi a chiudere i templi e a non poterci abbracciare e lavorare ritualmente. Ma il virus non ci ha impedito ne’ potrà mai impedirci di continuare la nostra Grande Opera, per l’affermazione dei principi di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Ci siamo ritrovati, appena è stato possibile, osservando tutte le precauzioni, indossando la mascherina e senza stringerci le mani. Per due volte ci siamo trovati in gran loggia, nel 2020 e nel 2021. Precisi, rigorosi, non ci siamo abbracciati ma siamo stati appaiati. Quando ci abbracciamo diventiamo una sola persona. L’abbraccio, che ci è mancato, lo hanno inventato per questo. Non abbiamo potuto farlo per due lunghi anni e anche ora dobbiamo essere molto prudenti. Ma anche senza abbracci la catena d’unione non si spezza. Vorrà dire che cammineremo appaiati ma non mancherà il sostegno dell’uno all’altro, il conforto, il senso di comunione, come abbiamo fatto in questi anni durissimi trasformando le pietre simboliche del nostro lavoro rituale in reali e solidi Mattoni della fratellanza.

Così l’abbraccio c’è stato comunque, lo abbiamo fatto sopravvivere a tutte le intemperie, perché veniamo da lontano. Abbiamo attraversato, tra la luce e il buio, tutte le epoche perché siamo eterni e instancabili “viaggiatori nel tempo”. Veniamo dal passato ma siamo presenti nel tempo, senza esserne schiavi, e proiettati nel futuro. Le nostre radici sono forti come quelle degli alberi, come le radici di quel tiglio che è lì, di fronte a me, come una sentinella, che guarda quello che facciamo e, se lo facciamo bene, ci protegge. Ne ha viste di tutti i colori; è il tiglio più antico di Roma. Ha radici solide perchè antiche, è cresciuto negli anni, e l’albero che cresce non ha paura delle proprie radici che si protendono a dismisura sottoterra.

Guardiamo avanti. Andiamo avanti. La nostra meta finale è e resta quella della Fratellanza Universale, la realizzazione di un futuro di pace e cooperazione dei popoli dove tutti siano fratelli di tutti.

Certo non abbiamo i paraocchi e da tempo abbiamo capito di avere a che fare con un periodo complicato per l’Umanità, e quindi anche per noi. Percorriamo una strada lastricata di allarmi e macigni che si chiamano pandemia, guerra nel cuore dell’Europa e cambiamenti climatici che diventano sempre più preoccupanti.

La pandemia ci ha distanziati, martoriati negli affetti più cari e ci ha anche resi più cupi e persino egoisti. Ha diviso gli uomini di Scienza, ai quali va il nostro sentimento riconoscente per quello che hanno fatto, soprattutto a coloro che “hanno fatto”.

Non siamo ancora usciti dal ciclone covid. Attenzione e prudenza.

Restano i problemi legati all’economia, al lavoro perso da tanti, a quello sottopagato e a quello che non c’è. Solo il lavoro dà dignità ad ogni persona. Nessuno ne deve essere privato, tutti devono avere maggiori opportunità. Noi non diciamo per chi votare o per chi non votare perchè rispettiamo le regole del nostro essere al governo del Grande Oriente d’Italia ma auspichiamo che il nuovo parlamento possa varare preparare e attuare progetti capaci di affrontare le emergenze e garantire la dignità del lavoro a tutti e l’istruzione a tutti, perchè non vorremmo che tra carolibri e crisi energetica fosse ancora la scuola pubblica a rimetterci e soprattutto non vogliamo che a farne le spese siano i ragazzi e soprattutto i figli delle famiglie in difficoltà. Non lo vogliamo!

E si spera inoltre che al più presto possa chiudersi la pagina drammatica della guerra in Ucraina che ha portato morti e distruzioni. Noi, abbiamo dato un piccolo contributo, facendo dialogare in Gran Loggia i fratelli ucraini e russi e aiutando i nostri fratelli che hanno avuto case e posti di lavoro distrutti. Crediamo che solo una forte politica diplomatica possa e sia necessaria per far sedere al tavolo le parti in causa e arrivare a un piano di pace.

Non sappiamo ancora quando finirà questa maledetta guerra ma sappiamo bene quali sono i rischi d’estensione del conflitto vista la notevole quantità di armi atomiche in grado di distruggere l’umanità.

Sappiamo anche quanto male tutti stiamo facendo da decenni alla Terra. Parlo del problema clima. Sempre più attuale, sempre più vitale. Abbiamo preso in giro Greta Thumberg. Lei si è presa la sua rivincita e ci ha avvertito: “La crisi climatica continuerà a intensificarsi e a peggiorare finché mettiamo la testa sotto la sabbia e diamo la priorità al profitto e all’avidità rispetto alle persone e al pianeta”. Quante volte ho ripetuto l’affermazione del capo indiano: “Non è la terra che appartiene a noi ma noi che apparteniamo alla Madre Terra”. Difendiamo il pianeta e pensiamo anche a irrorarla con l’acqua che è fondamentale per la vita di uomini, animali e piante.

L’acqua è come la libertà, te ne accorgi quando manca. La siccità da record di questa estate ha colpito le colture e ha provocato danni ambientali. Dopo aver sottovalutato e perfino ridicolizzato l’attivista svedese ora ci accorgiamo che senz’acqua muore la vita. Senz’acqua non c’è vita. A prendere sul serio Greta sono stati solo i più anziani, i nonni, coloro che hanno bevuto l’acqua tirata su dal pozzo con secchi di alluminio, coloro che hanno fatto il bagno nel catino, coloro che non avevano il rubinetto nel lavandino e chi andava a lavare i panni nel fiume. Loro sì, hanno capito che questa ragazzina svedese aveva visto lontano. Anzi, molto vicino, perché i grandi e piccoli fiumi italiani in estate sono stati quasi in secca. Il Po, il Tevere. Anche l’Arno: la sorgente ridotta a un rigagnolo sotto la lapide con i versi di Dante: “un fiumicel che nasce in Falterona e cento miglia di corso nol sazia…”.

Allora riflettiamo e soprattutto cominciamo ad agire.

Il futuro dei Viaggiatori nel tempo è essere ancorati alla terra. Ma essere ancorati alla terra non vuol dire non andare avanti con intelligenza e prudenza, equilibrio e coraggio. Mi viene in mente un simbolo, l’aratro. Ho avuto la fortuna di conoscere questo antico strumento per rivoltare la terra, per aprirla alla fecondazione. Ormai è un oggetto dimenticato, relegato in qualche museo della civiltà contadina. L’aratro rappresenta la continuità, direi l’unicità, tra oggetto, animale, uomo.

Il bue che trascina l’aratro con fatica, l’uomo che lo guida con destrezza e precisione (“Stai al solco” diceva il contadino), che lo preme con vigore nel terreno e il vomere d’acciaio penetra nel profondo della terra. L’aratro è indice di potenza, di forza, di pazienza, di caparbietà, di fiducia del futuro perchè prepara la terra che aspetta l’acqua, il sole e la cura dell’uomo per il seme.

L’aratro è memoria. Ma il mondo è in evoluzione, cambia, si trasforma. L’aratro, così come lo abbiamo conosciuto, non c’è più. Non facciamoci trovare impreparati ma neppure dobbiamo farci schiacciare dalle trasformazioni. C’è un marchio, è il marchio di una banca popolare della campagna toscana che è un’efficace sintesi di tradizione e innovazione: i manici dell’aratro si trasformano in sottili ali sospese nell’aria, il vomere assume la sembianza e la leggerezza del volo di un gabbiano, dalla profonda terra all’azzurro del cielo.

Guardare in alto, volare in alto, volare verso il cielo, con i piedi sulla terra. Quello che sta in alto è come ciò che sta in basso, quello che sta in basso è come quello che sta in alto.

Il Grande Oriente d’Italia è stato sempre capace con i suoi uomini di andare incontro al futuro interpretando e talvolta anticipando i cambiamenti dell’umanità e contribuendo alla crescita e al Bene di tutti. Lo facciamo ancora preparando uomini che vogliono essere migliori, non “i migliori”. Uomini migliori che fanno parte di una squadra, che fanno parte di un’orchestra. Nessuno di noi può suonare la chitarra e il piano nello stesso momento. Nessuno di noi, da solo, è più forte di tutti noi insieme.

Dice Michael Jordan, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi: “Il talento ti fa vincere una partita, il gioco di squadra ti fa vincere i campionati”. E noi vogliamo vincere i campionati. Di qualche vittoria portiamo lo scudetto nell’anima, in un luogo invisibile, altri si aggiungeranno.

I nostri campionati vinti sono stati la nascita della Fondazione (Domani sarà visitabile la sede, per la prima volta, con le stanze più belle del Vascello), e l’acquisto e la valorizzazione delle case-gioiello di Bologna, Cosenza, Pescara, Udine, Taranto.

Il nostro campionato vinto è la convenzione con l’Archivio centrale dello Stato che ci fa riportare a casa i documenti sequestrati con la violenza dal fascismo; e poi la resistenza alle pretese della commissione Antimafia dell’altra legislatura che voleva metterci fuori legge (lo scrisse nella relazione finale. Noi ci siamo ancora); e poi, un altro campionato, le richieste di un magistrato che trenta anni fa, il 20 ottobre, mandò qui, al Vascello, i carabinieri per prenderci gli elenchi. Li mandò qui, in questo palazzo, per prendere i nostri nomi. Li prese dopo giorni e settimane di paure e un’inchiesta finita nel nulla per ben due volte. E le ormai tristemente famose liste Cordova sono ancora in rete, si trovano su internet. Dovranno sparire. Non è facile, ci stiamo lavorando. Lo dobbiamo ai fratelli passati all’oriente eterno, alle loro famiglie che per quei sequestri e quelle liste di proscrizione hanno subìto, e subiscono ancora, danni morali e materiali.

Quei giorni di 30 anni fa furono devastanti per il Grande Oriente d’Italia. Rimanemmo soli, circondati da diffidenze e da pochi amici; anche dall’estero alcuni ci sbeffeggiarono e ci tolsero il saluto. Ma a volte ritornano. Oppure arrivano nuovi amici. La Sovrana Gran Loggia di Malta ci ha chiesto il riconoscimento poche settimane fa. Ne siamo orgogliosi. Ringrazio anche oggi il gran maestro della Sovrana Gran Loggia di Malta che ha chiesto di suggellare con un atto formale la fratellanza con il Grande Oriente d’Italia. Grazie Simon. Grazie per la sensibilità e l’affetto che ci hai voluto dimostrare nonostante le malevole incursioni di qualche pifferaio poco magico e molto maldicente.

E’ il primo passo… per….per ristabilire la Giustizia. Ci riprenderemo quello che anche per colpa di traditori ci è stato ingiustamente tolto. E ce lo riprenderemo perché ce lo meritiamo.

Il Grande Oriente d’Italia, da tre anni è nella Confederazione massonica interamericana e si è guadagnato sul campo la dignità internazionale. Aumenterà ancora. Statene certi, a dispetto di qualche uccello del malaugurio e di qualche denigratore seriale che vorrebbe l’opposto. Si dirà: “Non c’è tempo”.

Il tempo non ci manca, “nella vita ci sono più giorni che salsicce” dicono nelle campagne toscane.

E, a proposito di tempo e di date, non dimenticate il 13 ottobre. Tra un mese saremo al Consiglio di Stato al quale ci siamo rivolti affinchè rimetta al Tar del Lazio la decisione sulla proprietà di palazzo Giustiniani. Noi e i nostri avvocati siamo convinti che quel palazzo deve tornare a chi ne è proprietario. E il proprietario è il Grande Oriente d’Italia. Lo dicono le carte, si rileva dai documenti. La Giustizia, siamo certi, farà…giustizia perchè è più forte delle violenze e degli inganni. Lì è stato ucciso un nostro fratello, il gran maestro aggiunto Achille Ballori; lì i nostri fratelli hanno resistito agli assalti degli squadristi. I fascisti si presero quel nostro palazzo. Con la forza, mentre il gran maestro era al confino di polizia e non poteva reagire. La Repubblica ha firmato un atto pubblico in cui ci assegna 140 metri quadrati per allestirvi un museo. Non pensino che ci dimentichiamo di quello che è giusto e dovuto, di quello che è stato scritto e firmato, di quello che è stato annunciato nel 1988, pensate, dall’allora presidente del Senato Giovanni Spadolini quando disse che quel museo doveva testimoniare “il significato del contributo che il Grande Oriente d’Italia ha reso alla tormentata storia d’Italia dal Risorgimento in poi. Ed è così che il Senato -deceva Spadolini- patrocinerà idealmente la costituzione di un museo che possa rendere pubbliche quelle testimonianze intrecciate alla nostra vicenda nazionale”. Non abbiamo paura a rivendicare quello che ci spetta.

Noi non ci facciamo immobilizzare dalle paure. Sappiamo trasformare i momenti difficili in opportunità perchè la nostra agenda è dettata dalla voglia di fare, non dalla paura. E’ dettata dai desideri. Dalle visioni, non dagli incubi. La nostra agenda è fatta di desideri, di ambizioni legittime.

Semmai, ognuno di noi dovrebbe mettere da parte visioni condominiali e avere qualche visione un po’ più alta ed evitare tutti i rischi di cadere nel narcisismo che nasce dalla legittima e umana aspirazione ad avere riconoscimento e attenzione ma l’ambizione sfrenata diventa patologia socialmente distruttiva quando l’io prevale sul noi. Noi, che riteniamo di essere iniziati, non possiamo derogare dalla via maestra da percorrere senza cadere nelle molteplici trappole dell’ego e dell’interesse personale.

Non si deve dimenticare la leggenda di Hiram e dei tre cattivi compagni che si chiamavano menzogna, fanatismo, smisurata ambizione. Dico questo perché chi bussa alle porte del Grande Oriente d’Italia presta una promessa solenne e spontaneamente si impegna a rispettare le regole sancite dalle Costituzioni e dagli Antichi Doveri che non sono in contrasto con la Costituzione della Repubblica e le leggi dello Stato, ma con loro si armonizzano, e si impegna moralmente a rispettare questo patto associativo anche nel caso, spiacevole, di incappare in un procedimento disciplinare interno per un comportamento non appropriato e disdicevole. E’ tutto qui. E’ tutto molto semplice da capire per chi vuol capire. Non c’è supremazia delle nostre regole interne sulle leggi dello Stato (ci mancherebbe altro) ma di questioni disciplinari liberomuratorie si parla al nostro interno, non sui social e non nelle aule di un tribunale civile. Spero di essere stato chiaro.

Allora cari amici, cari fratelli, voglio concludere questa allocuzione dedicata al viaggio attraverso le intemperie invitando tutti riflettere sulle parole di un’antica leggenda che ha come titolo “Anche questa passerà”.

Un re chiese ai saggi di corte un anello speciale: “Voglio che fabbrichiate per me un anello che racchiuda un messaggio che possa aiutarmi nei momenti di disperazione. Il messaggio dovrà essere breve, affinché possa essere contenuto nell’anello”. Gli eruditi non sapevano come trovare un messaggio di sole due o tre parole.

Il sovrano aveva un vecchio servo, che con umiltà si fa avanti e gli dice: “Non sono saggio né erudito ma so di quale messaggio avete bisogno, perché un uomo mi disse queste parole molto tempo fa”. L’anziano scrive tre parole su un foglietto, poi lo piega e lo consegna al re, avvisandolo: “Non leggetelo, ma tenetelo nascosto nell’anello. Apritelo solo quando tutto andrà male e vi sembrerà che la situazione in cui vi trovate non abbia soluzione”.

Il momento fatidico giunge quando il regno viene invaso ed il re costretto a fuggire a cavallo per salvarsi dai nemici che lo inseguono. Arriva in un luogo in cui il cammino costeggia il bordo di un precipizio. In quel momento si ricorda dell’anello. Lo apre, estrae il foglietto e legge il messaggio: “Anche questa passerà”. Mentre legge quella frase i nemici che lo seguono si perdono nel bosco sbagliando il cammino e presto il re non sente più il rumore dei cavalli. Dopo quell’assalto, il re riesce a riunire il suo esercito e a riconquistare il regno. Nella capitale si celebra una grande festa. Il re vuole condividere la sua felicità con l’anziano servo, ringraziandolo per quella provvidenziale perla di saggezza. Gli racconta in che modo quelle semplici parole lo avevano aiutato a non farlo scoprire dai nemici e a non buttarsi giù dal precipizio quando tutto sembrava perduto.

L’anziano sorride, comprendendo l’allegria del re, e gli dice: “Legga, legga nuovamente il messaggio”. Vedendo il volto sorpreso del re, che a stento comprende l’idoneità del messaggio in quel momento di festa, gli spiega: “Non è solo per le situazioni disperate, ma anche per quelle piacevoli. Non è solo per quando tutto va in frantumi, ma anche per quando ci si sente vittorioso. Non è solo per quando si è l’ultimo, ma anche per quando si è il primo”.

Il re apre l’anello e legge di nuovo il messaggio: “Anche questa passerà”. Allora, e soltanto allora, comprende la profondità di quelle parole. “Tutto passa, o perché rimane indietro o perché ti ci abitui” gli ricorda il vecchio servo. E allora che cosa resterà per sempre? “Restiamo noi” dice il servo.

Ma che cosa vuol dire “restiamo noi”?

Me lo sono chiesto anche io ed io rispondo così.

Rimarranno le nostre azioni, rimarranno le nostre opere, se le avremo fatte. Rimarrà quello che abbiamo costruito, se avremo costruito. Rimarranno le nostre gioie e i nostri dolori. Rimarranno i nostri difetti e le nostre virtù. Rimarranno le cicatrici delle nostre ferite a ricordarci chi ce l’ha procurate e a ricordarci che siamo stati capaci di cucirle.

Rimarranno il nostro coraggio e le nostre paure. Rimarranno la nostra forza e la nostra fragilità. Rimarranno i nostri sorrisi e i nostri pianti che hanno bagnato queste stanze, le nostre case, che hanno bagnato la spalla di chi ci è stato vicino.

Rimarranno le nostre opere, carissimi fratelli, è a voi che mi rivolgo, rimarrà il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani con i suoi due secoli di orgogliosa, travagliata e nobile storia. A questa Comunione tutti noi abbiamo dedicato e dedichiamo ogni giorno la nostra vita, il nostro operato, i nostri sacrifici, il nostro tempo, il nostro bellissimo e difficile cammino di eterni, audaci, tenaci, coraggiosi,tenaci fieri e mai domi Viaggiatori nel Tempo.

Viva il Grande Oriente d’Italia e Viva la Repubblica

19 Settembre 2022

Il Grande Oriente d’Italia è membro della Confederazione Massonica Interamericana (Cmi) fondata il14 aprile 1947, un’organizzazione che riunisce 84 Grandi Potenze Massoniche, ammesse come membri e distribuite in 26 paesi del Sud, Centro e Nord America, Caraibi ed Europa. Il CMI promuove un modello istituzionale innovativo attraverso l’integrazione della Massoneria Iberoamericana e, per estensione, della Massoneria Universale, con l’obiettivo di sviluppare tutte le potenzialità esistenti in un’organizzazione che conta quasi 400.000 membri che, attraverso lo scambio di idee, attività, principi, preoccupazioni ed esperienze, cioè il loro modo di vedere e comprendere il mondo, cercano di arricchire il pensiero dell’umanità e delle sue culture.

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IL VENERABILE MAESTRO

IL VENERABILE MAESTRO

Affermare che l’Ufficio di Venerabile Maestro (così quello di Gran Maestro) sia l’ufficio più arduo che possa essere confidato ad un Fratello non appare più come un giudizio audace quando lo si osservi sotto determinati profili.

Un capo politico è, quasi sempre, un uomo di buona cultura il quale, però, signoreggia su di un gruppo più o meno vasto a lui fortemente inferiore, che spesso applaude o uccide a comando.

Un Venerabile Maestro è un uomo di buona cultura il quale deve guidare per un cammino non certo agevole una Assemblea di uomini non solo ben qualificati ma talvolta superiori, per cultura e posizione sociale a Lui stesso.

Il capo di un partito non accetta mai dibattiti seri col proprio gregge.

In una Loggia, il Venerabile Maestro deve essere sempre pronto a qualunque interrogazione che, spesso, proviene da uomini di alta qualificazione.

Un Leader politico ben difficilmente deve rendere conto del proprio operato, inoltre ha fronte a sé una massa amorfa non sempre in condizioni da comprendere ciò che espone.

Il Venerabile Maestro deve rendere conto del proprio operato ad ogni scadenza dell’Ufficiò, ogni dodici mesi, e di fronte ad una Assemblea che comprende molto bene quanto gli viene esposto.

Un leader spesso assume atteggiamento olimpico e sembra perfino inamovibile dalla poltrona che occupa e che ha saputo conquistarsi.

Un Venerabile Maestro viene eletto annualmente e per il periodo massimo di DUE anni, da una Assemblea ben preparata che ha attentamente soppesata la di Lui personalità.

Un leader politico è una persona quasi inavvicinabile.

Un Venerabile Maestro deve essere pronto per i suoi Fratelli, ad ogni ora del  giorno e della notte. Deve essere il PRIMO servitore dei Fratelli, il loro confidente, il depositario di tanti loro segreti … il PADRE comprensivo di tutti e specialmente di coloro che hanno bisogno di Lui.

Un leader COMANDA e spesso ad alta voce.

Il Venerabile Maestro prega sempre, e sempre a BASSA VOCE!

Un leader è sempre presente in scena fa “spettacolo”, è un esibizionista, quasi sempre, avido di applausi e di omaggi.

Il Venerabile Maestro non apparisce MAI sulla scena, la sua opera è silenziosa, vive in umiltà e in modestia. E, sopratutto, non ha bisogno di applausi.

Ma un leader crolla nell’indifferenza senza aver, quasi sempre, costruito nulla. Un Venerabile Maestro ha creato UOMINI!

L’uno ha riempito la sua scena di chiacchiere, l’altro ha dato al mondo delle Pietre Squadrate, polite, con le quali viene costruito il Glorioso Tempio dell’Umana Fratellanza.

Come, allora, non affermare che l’Ufficio del MAESTRO di una Loggia non solo è il più difficile, ma anche il più elevato compito che l’Ordine possa affidare ad un Uomo?

Nelle lingue Anglosassoni, il Venerabile Maestro viene chiamato WORSHIPFUL MASTER, dall’anglosassone WEORTH, “che deve essere stimato”, “che deve essere onorato”, “che deve essere riverito”, “che deve essere obbedito”, mentre la parola SCIPE stabilisce uno stato d’essere, cioè “che DEVE essere”.

MASTER, dal latino MAGISTER, viene dalla radice sanscrita MAG, dal

significato di GRANDE e dalla quale provengono MAG.istrato, MAG.nificenza, MAG.ia, ecc.

Tale parola, nel Medio Evo, venne sostituita con quella di DOTTORE, doctor, da “docere”, insegnare. Un MAESTRO è il dottore, il cui insegnamento venne denominato DOCTRINA, ma nel titolo di “dottore” si è perduto il meraviglioso significato di “grandezza” insito nella parola MAGISTER, che permane però nel titolo del VENERABILE MAESTRO.

I MAGI della Bibbia non erano necessariamente dei RE, erano dei MAGISTRI, dei “grandi” in Sapienza, dei “grandi” nello spirito,

È al suo giusto posto, quindi nell’ARTE, il titolo di MAESTRO concesso al Capo di una Loggia dell’ARTE, ad un Uomo, cioè, d’ordine superiore, che si suppone e che dovrebbe essere perfetto conoscitore del proprio compito, della propria missione, un COSTRUTTORE, quindi, PERFETTO e perciò DEGNO di essere obbedito, seguito, rispettato.

E la nostra parola di VENERABILE non è troppo appropriata, poiché si

VENERANO I SANTI e non gli uomini, però poiché essa significa anche “amare profondamente”, si VENERA il Padre, la Madre, essa può essere usata anche nel senso inglese. Però il titolo rituale dell’UFFICIO è quello di MAESTRO DELLA LOGGIA, la parola Venerabile è una qualifica, non IL TITOLO.

Ma l’Ufficio di MAESTRO, non è solamente ONORIFICO è anche PERICOLOSO!

Il Venerabile Maestro è sempre il Membro di una Loggia, il quale fino al giorno della sua Installazione ha sempre obbedito.

Improvvisamente si trova circondato da un apparato che, specie nelle antiche ” Logge anglosassoni, è anche di magnificenza, si trova circondato di rispetto, di fiducia, di affetto, si trova a “DIRIGERE” un’Assemblea disciplinata che lo segue, tutto ciò, in qualcuno meno provveduto, può condurre ad una trauma vero e proprio e indurlo a ritenersi un semidio a cui l’adorazione è obbligo. E indurlo, tale sensazione, a trasformarsi in un dittatore la cui azione può assumere, a seconda del carattere dell’interessato, un aspetto o paternalistico o tirannico, egli può arrivare fino a dimenticarsi di essere il servitore della sua Loggia e a trasformarsi in una specie di condottiero orgoglioso e pieno di boria, senza neppure rammentarsi che quel suo regno è destinato a finire dopo dodici mesi.

Quando tale inconveniente si realizza (e nel mondo è accaduto più di una volta) vediamo quel Fratello ritenere la Loggia come cosa propria, come una specie di feudo, come proprietà privata da “difendere” contro tutti.

Ed allora, sotto i pretesti più strani, lo vediamo nel tentativo di eludere perfino i legittimi interventi delle Gerarchie Superiori i quali, secondo lui, “offenderebbero o minerebbero” la sovranità della sua Loggia, mentre, in definitiva, il di lui desiderio è solo quello di sentirsi LUI e LUI SOLO il Signore, l’arbitro supremo della sua Loggia. Tale crisi di misura può arrivare fino all’estremo limite

Fargli dimenticare, perfino, che il Venerabile Maestro Governa la Loggia in nome e per conto dell’ARTE, che la sua azione deve armonizzarsi con quella di tutta l’Istituzione e che Egli, il Venerabile Maestro, è PARTE di un TUTTO e che quindi deve procedere in armonia all’andamento generale.

Una crisi del genere, spinta cosi fino al parossismo, si ripercuote anche sui Membri della Loggia che, galvanizzati del proprio Maestro, finiscono realmente per ritenersi i soli e unici rappresentanti della Massoneria e che la loro Loggia è realmente il centro motore dell’Ordine, e non PARTE di quello.

Ecco perché l’Ufficio di Maestro di una Loggia nasconde anche delle insidie e che possono trasformarsi in pericoli gravi perfino per l’armonia dell’ARTE stessa, perché una crisi pervenuta a quel punto termina sempre col distacco della Loggia dall’Ordine, quindi con una scissione sempre penosa, sotto qualunque aspetto la si osservi.

Ed ecco perché, nello scegliere il proprio Maestro (e ancor più il Gran Maestro) una Loggia DEVE considerare in lui, prima di tutto, quella dote che deve rappresentare il più prezioso gioiello per ogni Massone: L’UMILTÀ.

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UN VENTAGLIO MASSONICO

Un ventaglio massonico

Un piccolo manufatto, semplice, con il peso degli anni e dell’uso, suscitò un giorno il mio interesse, colpì la mia fantasia. Simbolo potente dell’essenza della vita, ben lungi dal rappresentare un accessorio lezioso destinato a far vana mostra di sé, il ventaglio, oggetto che ha accompagnato l’uomo fin dai primordi, ci mostra invece come la storia si sia in esso lentamente dispiegata, in una sorta di lungo dialogo con l’arte. A tale destino non si sono sottratti nemmeno i simboli massonici, che in alcuni casi, come in questo, hanno creato un ponte fra esoterismo ed exoterismo. Il mondo dei ventagli è talmente vasto da poter essere considerato un universo praticamente infinito: nel mio percorso di ricerca ho incontrato di tutto, anche, appunto, un esemplare massonico. Quando all’improvviso, navigando nel web, ne è apparsa l’immagine, non vi erano indicazioni, né spiegazioni, solo che esso è conservato al Colonial Williamsburg Museum, che la fotografia fa parte di un catalogo a cura di Linda Baumgarten intitolato “Abbigliamento del XVIII secolo al Williamsburg” e che è di produzione inglese.

A seguito di ulteriori approfondimenti, scoprii che la ventola ( denominazione tecnicamente corretta, dal momento che così vengono definiti tutti i ventagli con schermo rigido ) fu acquistata dal museo nel 1950 e protocollata con il numero 1950-379, è su pergamena stampata e ripassata con coloritura a mano, abbellita con parti in carta applicata; inoltre è doppiata con seta, ha il manico in legno, e viene denominata “Compass fan”, cioè “Ventaglio compasso”. Può essere datata verso il 1785, anche se, ad esser sinceri, alcune immagini di opere similari reperite in seguito, non di ottima definizione, lasciano intuire date diverse stampate nella parte bassa delle varie copie. Da ricerche effettuate sugli incisori, Bowles and Carver, questi avevano un’attività già dal 1763, ma solo dal 1793 si trasferirono in St Paul’s Churchyard, a Londra, indirizzo riportato su tutti gli esemplari da me reperiti.

Dopo oltre un anno di indagini, in cui la ventola pareva essere assolutamente misconosciuta sia nel mondo del collezionismo che in quello virtuale, mi sono finalmente imbattuta nel blog ufficiale sulle collezioni, mostre e programmi del Museo e della libreria del Rito Scozzese di Marrett Road, Lexington, Massachusetts. La stampa originale dalla quale la ventola è stata creata si è manifestata ai miei occhi nelle sue molteplici varietà ed anche nei suoi vari utilizzi. Finalmente ho potuto leggere il tenore delle scritte presenti sul ventaglio e scoprire che è tratta da un’opera di Robert Dighton, di cui un esemplare si trova anche al British Museum. Altri invece ipotizzano un’influenza di altre stampe di William Hogarth dedicate al Rake’s Progress, verso il 1732/1735. Ho poi reperito, per un caso raro e particolarissimo, di quelli che capitano solo ai collezionisti accaniti ed ai ricercatori certosini, una edizione moderna e limitata, prodotta negli Stati Uniti, di cui ho immediatamente acquistato un esemplare. Seguito poi da un piccolo piatto antico, originale, sempre con le stesse raffigurazioni.

Ricordando che la massoneria anglosassone è rigidamente maschile, la prima domanda che sorge è perché il soggetto del ventaglio settecentesco di cui qui si tratta sia femminile. Ho tuttavia potuto constatare che nelle altre incisioni, come nei pezzi da me acquisiti, vi sono anche personaggi maschili. Riflettendoci, ne ho dedotto che colei che possedeva la ventola era probabilmente appartenente ad una massoneria di adozione.

Nel XVIII secolo i massoni francesi diedero accesso alle donne tramite il meccanismo dell’adozione: crearono infatti uno spazio dove esse potevano partecipare a riunioni differenti e separate da quelle della loggia maschile. Dal momento, tuttavia, che le donne non potevano lavorare da sole o creare logge solo femminili, esse dovevano comunque lavorare con gli uomini. Questa “convivenza” veniva però taciuta agli apprendisti di primo grado. Soltanto a partire dal 1770 la massoneria femminile fu ufficializzata.

Tal genere di massoneria si interruppe intorno al 1860 a causa dei movimenti rivoluzionari, per poi ripartire nel 1952 con la creazione della Gran Loggia Femminile di Francia. Anche in altri paesi ci fu posto per le donne, come in Belgio con la Gran Loggia Femminile, oppure negli Stati Uniti dove risiede il quartier generale del Rito Adottato dell’Ordine Internazionale della Stella d’Oriente per le donne degli uomini massoni. Ovviamente, già dal XX secolo, sono nate obbedienze miste di cui, in Italia, la Gran Loggia degli Antichi Liberi Accettati Muratori è la maggiore rappresentante.

Esiste, fra gli altri, un caso emblematico che mi colpisce, quello di Elizabeth Aldworth, considerata la prima donna massone. Nacque nel 1695 nella Contea di Cork in Irlanda e nel 1713 sposò Richard Aldworth. E’ conosciuta come “the Lady freemason” proprio perché è stata la prima donna iniziata alla massoneria irlandese. Nel XVIII secolo le logge si riunivano spesso nelle case private, ed è proprio in una di queste riunioni segrete che Elizabeth, che si trovava in una stanza adiacente, avendo trovato un’apertura forse dietro ad un quadro o un orologio, avrebbe assistito alla cerimonia della loggia. Quando i membri della loggia scoprirono che il loro segreto era stato violato, decisero di iniziarla alla Massoneria. A testimonianza dell’iniziazione abbiamo un ritratto di Elizabeth , dove viene raffigurata con gli emblemi massonici. Poteva dunque essere possibile che esistessero donne massone rimaste sconosciute in Inghilterra nell’epoca del nostro ventaglio? Le stampe con il
soggetto di cui trattiamo dovevano comunque essere assai famose in quel tempo, in quanto esistono diverse varianti che addirittura furono applicate ad oggetti di uso comune, come le teiere. Il tema quindi non solo era rappresentato in modo esteticamente attrattivo, ma comunicava anche un importante messaggio sociale. Nel nostro caso, attraverso gli slogan e le illustrazioni, ricorda sia ad uomini che donne di rispettare un codice morale di autocontrollo e di “mantenersi all’interno del compasso”. Le stampe su ambedue i lati della teiera (uno con un uomo, l’altro con una donna) raffigurano i frutti di un comportamento corretto contro i pericoli della tentazione. L’immagine centrale, quindi, contenuta appunto all’interno del compasso, rappresenta una visione idealizzata della vita perfetta alla fine del 1700. Intorno a ciascuna di queste principali illustrazioni, quattro vignette forniscono racconti cautelativi della rovina che attende coloro che non si dedicano ad una vita virtuosa. Da una parte, un uomo ben vestito, con sacchi di denaro ai suoi piedi, è circondato da campi con messi abbondanti, un grande mulino, e persone che lavorano nella sua fattoria. Dall’altra, una donna alla moda è similmente circondata dalla sua casa elegante e dal suo cane fedele. Ambedue i lati riportano il proverbio “Per evitare i molti problemi che affliggono gli altri, mantenetevi entro il compasso e sarete al sicuro”, così come altri brevi ammonimenti: “Temi Dio. Conosci te stesso. Imbriglia tua volontà. Ricordati della tua fine”. Le vignette intorno a queste immagini centrali mostrano i pericoli in cui una persona imprudente potrebbe facilmente cadere, tra cui la reputazione rovinata, il carcere e il naufragio, metafora della perdita di fortuna e dello smarrimento della via. Si trovano altri aforismi biblici sotto alle immagini principali, come: “Il fine di un uomo retto è la pace” e “La donna virtuosa è la corona del marito”.

La ventola di cui però ci occupiamo riporta solo alcuni di questi aforismi, cioè “Keep within compass” che sarebbe un po’ l’antenato del nostro attuale e gettonatissimo quanto ormai scontato “Keep calm and…” ed il proverbio, scritto in senso orario “To avoid many troubles which others endure, keep within compass and you shall be sure” (Per evitare i molti problemi che affliggono gli altri, mantenetevi entro il compasso e sarete al sicuro). Il compasso è un simbolo massonico centrale, che rappresenta moderazione, circoscrizione delle emozioni, capacità di controllo dello spirito sulla materia. Probabilmente le incisioni originali avevano sia un significato familiare alla società inglese dell’epoca, permeata dall’illuminismo ormai affermatosi, ma soprattutto dai valori morali di una chiesa protestante assai presente, che anche una valenza simbolica massonica profonda, la quale poteva essere latente oppure molto chiara. Non credo che riusciremo mai a scoprire i veri intenti di colei che, molto probabilmente, si auto-costruì la ventola oggetto della nostra digressione, tuttavia molti indizi portano a pensare che gli attrezzi di uso massonico fossero conosciuti e compresi nel loro significato profondo anche nel mondo profano dell’epoca.

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LA CRITICA A SOCRATE NEL PENSIERO DI F. NIETZCHE

di Antonio Binni

È stato un caso esemplare di fraintendimento di giudizio, forse il maggiore conosciuto. Considerato, dapprima, come un originale pensatore: di poi, di volta in volta, come un visionario di genio o un semplice moralista, è stato, da ultimo, finalmente riconosciuto per quello che era veramente: un autentico filosofo. Un filosofo rigoroso, profondo, acuto, penetrante, sorretto da una cultura solida e da una logica ferrea. Da giovane gli è stata incredibilmente respinta la candidatura per la cattedra di filosofia alla Università di Basilea perché riconosciuto come del tutto digiuno della materia. Eppure fu certamente il filosofo più influente del Novecento, con un suo posto nella storia del pensiero occidentale accanto a Descartes, Leibniz, e Kant. Ma non è mai stato un filosofo di professione! Divenne filosofo attraverso un avventuroso esercizio del pensiero e della scrittura compiuto nella più profonda notturna e meridiana solitudine. Il che gli permise di non sottostare ai canoni tradizionali propri della filosofia accademica. Con la conseguenza che il suo pensiero ha finito per influenzare la letteratura mondiale e, in particolare, quella di lingua tedesca. Si pensi a Thomas Mann e al suo capolavoro La montagna incantata (1924) e all’austriaco Robert Musil con il suo romanzo-fiume L’uomo senza qualità (1930). Per non ricordare ancora l’importanza della sua riflessione critica sull’opera musicale di Wagner, l’amico nemico per tutta la sua vita. Nietzsche era professore di filologia classica. Né si può dire che abbia appreso la filosofia da qualcuno. Non si può dunque non gridare al miracolo, anche se dal gusto molto amaro, visto che un pensiero, così vasto e acuto, come quello del Nostro, si è affermato quando questi era ormai sprofondato nella notte della follia. All’evidenza, non può essere questa la sede per tracciare una epitome, anche soltanto succinta, di una dottrina tanto complessa e variegata quale è stata, per certo, quella del Nostro filosofo con l’approdo – noto – quanto inevitabile – al nichilismo, visto che, affermata la morte di Dio e dei valori tradizionali della civiltà occidentale, non poteva restare che il nulla. Quel nulla che è poi divenuta la cifra della moderna filosofia. A conferma e riprova della incisiva influenza e fortuna che il Nostro autore ancora oggi ha sulla materia. Da qui la conseguente necessità di una scelta che circoscriva e delimiti l’analisi: scelta che palesemente non può essere dettata unicamente da un criterio soggettivo. Riflettere su un punto o un altro di un fiume in piena di una riflessione incandescente non può infatti che essere, in principalità, dettato da una motivazione oggettiva. Da qui la preferenza all’argomento prescelto perché trattasi di un tema, oltre che di evidente importanza, di intrigante originalità soprattutto perché mette in discussione un pensiero, ancora oggi dominante. A venticinque secoli dopo Socrate, noi continuiamo infatti a pensare ancora socraticamente, nonostante la critica, serrata e distruttiva, che, di quel pensiero, ha fatto Nietzsche invero con un’acutezza e una lucidità che non possono non lasciare sbalorditi. Socrate ha insegnato che la vita non è degna di essere vissuta senza quella ricerca che conduce alla conoscenza. Socrate comanda così di sapere, conoscere, classificare, descrivere. Solo così la vita si redime dalla sua animalità per divenire autenticamente umana. Nell’ottica socratica solo la conoscenza ha allora valore, non la vita in sé! L’esistenza, in tutta la sua complessità, a questa stregua viene così sacrificata sull’altare della conoscenza. Veduta che ancor oggi domina il nostro modo di pensare perché è alla conoscenza-scienza che si guarda dai moderni come l’unico punto di riferimento autenticamente sicuro. Fare della conoscenza la funzione guida della vita significa però – obietta il Nostro – allontanarsi dalla vita, non parteciparvi, visto che si conosce solo ciò di cui non si partecipa. La razionalità, osserva ancora, non appartiene alla vita, è al di fuori della vita, alla stessa è pertanto estranea. La domina dall’alto, per finire poi per giudicarla, quando invece la vita non accetta di essere giudicata. La vita che agli albori abbiamo incominciato a vivere socraticamente – che è poi quello che noi ancora stiamo facendo – secondo Nietzsche – risulta plasmata sul modello del dio Apollo, che è luce, misura, ordine, ragione, che, in quanto tale, osserva appunto la vita a distanza con un atteggiamento interrogativo, non partecipativo, essenzialmente valutativo. Ma, afferma ancora il Nostro, l’esistenza conosce pure un cuore di tenebra costituito da molteplici forze che si intersecano e violentemente si intrecciano. È il fondamento irrazionale dell’esistenza, forze barbariche che si chiamano passioni, tormenti, eccessi. Sotto i colori sgargianti di Apollo si nasconde Dioniso, il dio del delirio, dell’ebbrezza. Il dio che invita a superare il limite. Il dio della contraddizione lacerante e della dissonanza, abisso profondissimo, fondo della esistenza stessa, che è crudeltà e ferocia. Apollo e Dioniso – il giorno e la notte – sono allora i due principi che, di per sé avversi, furono conciliati dai Greci nella forma della tragedia: dolore del conflitto sfociato nella pace dello spazio-tempo. A differenza di noi moderni abituati, invece, a tenere ingenuamente separati i due profili esistenziali: la ragione, con la sua creazione intellettuale, da un canto, e la ubriachezza, dall’altro. Secondo il Nostro filosofo è poi colpa di Socrate l’avere spezzato il fragile equilibrio fra i due principi opposti. Socrate, superando Omero ed Eschilo, ha infatti costituito il punto di inversione fra i Greci e i moderni. Da qui, secondo il Nostro autore, la necessità di un ritorno all’antico in vista della creazione di un uomo “nuovo” e di una “nuova” società. Nuova, perché riempita da uno o più sensi, non dati, ma creati dalla volontà di potenza (Wille zur Macht) dell’uomo nuovo. Dove la volontà di potenza altro non è che potenza di metamorfosi, sguardo sul futuro essenzialmente incompiuto. Uomo nuovo, perché è un uomo che ha abbandonato la condizione umana per accedere ad una umanità superiore. L’Übermensch, non è infatti, come pure abitualmente si traduce, un super-uomo, ma un uomo altro. Il prefisso über indica, infatti, il superamento, l’oltrepassamento, l’andare oltre, uno sfondamento in avanti che sfocia appunto in un altro da sé. Questo “uomo nuovo” – proprio come il massone! – esteriormente non si distingue dai suoi simili. Interiormente è invece profondamente diverso, perché, con un lavorio impietoso di analisi verso sé stesso, sa realizzare un perfetto equilibrio fra la ragione apollinea e la forza barbarica dionisiaca. Una visione, dunque, nuova, perché non più socratica, e di un uomo “nuovo” e di un mondo “nuovo”, intravisto dal Nostro, a conferma della sua natura di autentico filosofo. Filosofo autentico è infatti chi sa interpretare i segni del tempo presente e prefigurarne, nel contempo, il futuro, contribuendo – per dirla con Epicuro – “a guarire le malattie dell’anima” dei contemporanei. Conviene ribadirlo. Non siamo in presenza di scritti di ricerca, né di studi disinteressati. All’opposto, si tratta di scritti che si propongono di intervenire sulla situazione presente e di lasciare un segno indelebile nelle coscienze dei lettori. Un autentico insegnamento se, com’è pacifico, educare significa proprio far cambiare direzione al modo di pensare. Questa è la “nuova strada” per una umanità “nuova”, non più socratica, capace di superare lo stato attuale nel quale il Nostro scrive. Anche se poi, in questa società non più socratica, non si ha più bisogno di verità trascendenti né di Dio, prodotti di una fondamentale domanda di sicurezza propria del socratismo. Fotografia puntuale del nostro oggi, mentre l’anticristianesimo del Nostro è propriamente il frutto della mai tradita esperienza del luteranesimo da parte del filosofo, figlio e nipote di pastori. È pacifico che Nietzsche non abbia mai avuto contatti con la massoneria. È probabile che ne abbia perfino ignorato l’esistenza. Ciò malgrado, è significativo il fatto che il suo “altro uomo” assomiglia terribilmente alla figura dell’iniziato massone! Anche quest’ultimo è infatti chiamato a incontrare la Luce, un mondo nuovo, senza però mai trascurare nulla, sia esso giorno, sia esso notte. La stella polare del massone coincide infatti col motto di Terenzio: “nulla di ciò che è umano mi è estraneo”. Così, senza staccare mai i piedi dalle strade polverose della esistenza quotidiana fatta di luce e tenebre, questi intraprende l’ascesa verso l’Alto, mirando al senso ultimo dell’essere e dell’esistere.

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