PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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LONTANO DALLE PESSIONI E IN POSSESSO …

Lontano dalle passioni ed in possesso dell’Arte lavoriamo in serenità

L’arte muratoria è il metodo che, “vissuto” nel Tempio e con i Fratelli più anziani, unitamente allo studio e all’esperienza, educa l’Iniziato alla Virtù e quindi lo libera dalle umane passioni.

L’Iniziazione consegna all’Apprendista gli strumenti dell’Arte, che in lui operano inconsapevolmente, compiendo una specie di “impregnazione del subcosciente”; l’Iniziato non “apprende” qualcosa, ma “avverte un sentimento”, la percezione è diretta, non passa da schemi intellettuali.

In questo senso il segreto è “indicibile”.

Controllare gli istinti e le passioni con la meditazione e l’ascolto di sé stessi permette di agire con Ragione, Giustizia, Prudenza e Temperanza (che sono appunto le quattro virtù cardinali del Quadro di Loggia).

Lo scopo della Massoneria è quello di unire gli uomini in una morale universale governata dalla Tolleranza e dalla Fratellanza senza più alcuna distinzione di razza, ceto o credenza religiosa.

L’amore che ci unisce durante i nostri lavori esalta lo spirito di fraternità che ci caratterizza e che ognuno di noi deve riversare nel mondo per renderlo migliore “chiudendo il cerchio”: far ritornare l’energia, che ha dato vita al mondo, al suo Creatore.

E’ovvio che abbracciando questo nuovo concetto definibile in un trinomio di “fratellanza – amore verso il prossimo – amicizia” vengono per forza escluse dal nostro mondo di massoni, ma anche di profani, gelosie, tavole di accusa per meschine questioni personali, disonestà, furbizie e pseudo-furbizie, arrivismo, avidità per il denaro, vendette, vanità per patacche e riconoscimenti, eccessi di superbia e di superiorità, intemperanze – intolleranze di qualsiasi tipo ed una infinità di altri atteggiamenti e comportamenti che sono tipici proprio del mondo profano, che ci siamo un tempo impegnati proprio a combattere, che dovrebbero fare la “differenza” fra Massone e uomo comune, ma che troppo spesso filtrano invece anche all’interno delle nostre Officine.

Nello stato virtuoso in cui si trova il Libero Muratore, che ha ben compreso l’Arte, risiede invece la ragione fondamentale della sua spontanea tendenza a vivere in armonia non solo con gli altri Fratelli e il mondo massonico, ma con l’Universo intero.

Nel lavoro per raggiungere il citato stato virtuoso, il Maglietto simboleggia la volontà manifestata, la forza della coscienza con cui il Libero Muratore riesce a rimuovere gli ostacoli rappresentati dalle discordie e dalle faziosità tra Fratelli, che spesso, purtroppo, generano malumori e malesseri tali da non poter essere abbandonati neppure all’ingresso del Tempio.

L’autore massonico Leadbeater ricorda che i metalli/passioni impediscono, con il loro essere impuri/e, all’interno del Tempio sacralizzato, la circolazione delle correnti sottili.

E si può tranquillamente aggiungere che essi/e impediscono, altresì, all’energia stessa, di fatto, di creare quella vivificazione del Tempio, che nel contempo ne è suggello appunto della sua sacralità.

Il Tempio vuoto e non sacralizzato è un inutile e spoglio simulacro.

Il Libero Muratore è uomo del dubbio e la sua elevazione morale, spirituale e intellettuale va di pari passo al controllo di tutto ciò che intralcia la sua ricerca della Verità.

L’ira non è in sintonia con il dubbio ed è quindi ostacolo al percorso iniziatico.

La filosofia sufica ricorda che durante il tempo della sua vita un uomo dovrebbe provare ira una sola volta e indignazione cinque.

L’ira, come pure l’indignazione, aggravano il conflitto e sono nemiche della tolleranza e della sempre possibile negoziazione armoniosa.

L’Arte Muratoria deve invece consentire agli uomini di vivere in armonia tra di loro e con la natura che li circonda nel disegno del G.A.D.U.

TAVOLA SCOLITA DAL FR.’. G. T.

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LA MELAGRANA

LA MELAGRANA

La melagrana, celata da una scorza coriacea, racchiude una notevole quantità di granuli, separatamente individuabili ma uniti tra loro in un corpo unico, contenenti a loro volta più semi piccolissimi.

Così come la melagrana, la filosofia massonica  unisce ed affratella la molteplicità delle singole individualità dei Fratelli e la laboriosità di più Logge diverse in onore di un principio di fratellanza e libertà.

La libertà dell’uomo deve essere rispettata sopra ogni cosa; la Massoneria lascia che ognuno occupi nella società il posto che meglio gli permette di portare a buon termine il suo lavoro. Niente impedisce a chi può farlo di raggiungere i primi posti nella società: è sufficiente esserne degni. Il valore è nel merito: tutto al sapere e non alla fortuna, tutto alla fratellanza e non all’intrigo.

La via del miglioramento passa attraverso la tolleranza, ha il respiro dell’universalità. Il principio che porta il frutto a maturazione è l’unicità d’intenti che soffoca le spinte egoistiche individuali esaltando fertilità ed introspezione.

Il più difficile per noi, non è conoscerci, ma correggerci. Abbiamo molta più intelligenza che coraggio.

Un triplice abbraccio… Il  Vostro Maestro Venerabile

TAVOLA SCOLPITA DAL FR .’. G. T.

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RITUALITA’, SIMBOLOGIA, TEMPIO

Ritualità, Simbolo, Tempio

Si parla molto e si scrive molto riguardo all’argomento della regolarità e dell’ortodossia Massonica.

Al termine di tutte le riflessioni e le dissertazioni si giunge, comunque, alla conclusione che questa ricercata “ortodossia” Massonica consista innanzitutto nel seguire fedelmente la tradizione, nel conservare con cura i simboli e le forme rituali che esprimono questa tradizione e ne sono veste, e infine nel rifiutare ogni innovazione che sia sospetta di modernismo.

Detto ciò io non penso che il ritualismo debba essere qualcosa di assolutamente immutabile al quale non si possa aggiungere o togliere niente senza macchiarsi di colpe più o meno tremende.

Se così fosse bisognerebbe ammettere che non c’è differenza tra ortodossia tradizionale e stretto formalismo, permettendo, purtroppo, alla ritualità di soggiacere ad un pericoloso dogmatismo che deve essere del tutto estraneo allo spirito Massonico.

La ritualità tradizionale non esclude l’evoluzione e il progresso.

Ciò che, in buona sostanza, voglio dire è che appare assolutamente necessario riprendere con serietà e dedizione quegli studi iniziatici senza i quali il ritualismo (cristallizzato o adattato alle necessità del progresso) è solo un insieme di cerimonie prive si senso, come nelle religioni esoteriche.

Uno dei più importanti bersagli di questi studi è la conoscenza del simbolismo e la sua interpretazione esoterica.

Ma cerchiamo di capire cos’è il simbolismo Massonico e perché la sua completa comprensione è condizione necessaria e sufficiente per compiere il disegno Massonico.

Il simbolismo Massonico è la forma tridimensionale visibile di una sintesi trascendente, astratta, tra principio e oggetto fisico (per esempio: filo a piombo – rettitudine, equilibrio; stella fiammeggiante – illuminazione, gnosi).

Le concezioni che rappresentano i simboli non possono dare origine a nessun insegnamento dogmatico; esse sfuggono a formule concrete di linguaggio parlato e non si riesce a dare di esse una tradizione a parole che sia oggettiva e non invece adatta alla singola personalità e necessità interiore di ognuno.

Si tratta, come tutti sostengono, di misteri che si sottraggono alla curiosità profana, e quindi sono delle verità che lo spirito di ognuno non può veramente afferrare se non dopo essere stato opportunamente preparato.

La preparazione alla comprensione dei misteri è allegoricamente rappresentata dalle prove dei tre gradi fondamentali dell’Ordine, dalla sequenza delle figure rituali da assumere durante i lavori nel Tempio e dalle iniziazioni medesime.

Contrariamente a quanto superficialmente spesso si afferma, tutte queste prove, allegorie, simboli, non hanno lo scopo di tirar fuori il coraggio e le qualità morali, sia del neofita che dell’iniziato, ma raffigurano un insegnamento al soggetto, una metodologia operativa che fondamentalmente è la seguente: osservare, discernere e poi meditare e quindi, senza parole, scegliere; questo nel corso dell’intera propria vita Massonica.

Vero è che la Massoneria ha un certo modello di uomo-soggetto, che, come si legge nelle Costituzioni, pone alla base di ogni sua azione, di ogni suo pensiero il proprio perfezionamento, la propria elevazioni morale, la ricerca continua ad ogni livello del vero e del giusto.

Si tratta, come la tradizione ci racconta, di un modello che si prefigura come costruttore, muratore, “Libero” Muratore; un costruttore di se stesso e del proprio Tempio Interiore, un costruttore che insegue ostinatamente la perfetta realizzazione di un cantiere che è la sua interiorità.

La ritualità durante i lavori nel Tempio è disseminata di simboli che sono fisicamente legati all’operatività muratoria e quindi all’Architettura delle Cattedrali.

Ma il Tempio, il Tempio Massonico, non nella sua struttura fisica, ma nella sua sostanza esoterica, non è la Cattedrale, e l’0rdine Architettonico del Tempio Massonico non è l’Architettura della Cattedrale; l’uno è il significato simbolico dell’altro.

Questo è vero come è vero che l’ordine matematico, per esempio, che è alla base dell’architettura fisica del Tempio, è l’immagine simbolica dell’ordine cosmico universale, che si rispecchia nel microcosmo interiore, la cui perfezione è lo scopo della vita Massonica.

In buona sostanza, e per spiegare il primo dei simboli legati alla ritualità Massonica, si dovrà cercare di comprendere che il Tempio Massonico nella sua struttura fisica, visibile, rappresenta una verifica tridimensionale di una metodologia operativa, questo per rassicurare l’iniziato che la simbologia visibile è la vera rappresentazione del cammino verso la perfezione.

Ciò almeno in parte mi può permettere di comprendere che il Massone ha scelto un percorso durante il quale costruirà, guidato dalla ritualità e dai simboli, il proprio Tempio interiore, realizzando punto per punto la propria architettura che sarà lo specchio, sebbene per difetto, di un’altra architettura ben più complessa e globale: l’ordine del perfetto organismo universale.

Il Massone, nell’attuazione del proprio compito, e cioè nel tentativo di costruire il proprio Tempio interiore, ha come unico mezzo la Ritualità.

Questa di per se stessa è l’ordine che propizia l’alleanza tra il simbolo del cielo (il cielo terrestre, il cielo del Tempio) e la perfezione dell’Universo, la perfezione del cosmo; essa collega la materia allo spirito, l’uomo fisico, muscolare, all’uomo Massone.

E’ quindi solo con la ritualità che un gruppo di iniziati neofiti si trasforma in una struttura ordinata ed organizzata in cui ciascuno di loro, pur mantenendo la propria individualità, si sentirà investito da una nuova forza funzione; essere la parte di un tutto.

La Ritualità pertanto è lo strumento che trasforma un Tempio Massonico da una somma matematica di Fratelli in un organismo simbiotico che esprime una forza unica, unitaria, per questo molto più grande di un semplice quantitativo numerico.

E’ per questo che la Ritualità è l’unico mezzo con il quale un luogo del mondo qualsiasi, eletto geograficamente o no, architettonicamente definito o no, fornito di simboli guida o no, diviene un Tempio, uno spazio sacro, il centro stesso dell’Universo, ed è questo spazio universalmente perfetto, che rappresenta il simbolo dentro cui cercare la via affinché l’uomo possa realizzare dentro di sé un uguale spazio sacro, un uguale Tempio interiore; possa cioè in una parola sola, tentare di raggiungere la perfezione.

Ma durante questa impresa, che poi è l’unica motivazione dell’essere massone, può accadere che il pensiero rimanga prigioniero delle strutture, che il concetto rimanga prigioniero delle parole.

Può accadere insomma che il linguaggio delle parole sia inadeguato, insufficiente per esprimere pienamente i convincimenti, gli orientamenti di fondo caratteristici della nostra formazione.

Può accadere cioè che le parole ancorché dotte, colte, diventino una prigione per il nostro pensare, cioè appaiano loro stesse l’unica ragione del nostro pensare, e non, come invece sono, un semplice strumento per comunicare il nostro pensiero.

Questo può capitare quando, la nostra coscienza, percorrendo le Tavole tracciate per la costruzione del Tempio interiore si ritrovi, all’improvviso, come sull’orlo di un baratro senza fondo, ad esplorare gli sconfinati abissi dell’anima nostra.

E’ in questo momento allora che il linguaggio universale schematico dei simboli, adoperato come giusto cemento per le componenti architettoniche dell’edificio interiore riesce, solo lui, a fornirci la chiave per interpretare nella giusta direzione il significato di: spazio sacro, perfezione interiore.

Soltanto nel momento in cui il linguaggio delle parole si incontra con quello dei simboli, quindi soltanto attraverso la ritualità che diventa fonte di conoscenza per tutti i Fratelli, siamo in grado di comprendere come la perfezione dell’infinitamente grande, che è rappresentato dal Tempio intorno a noi, sia il solo simbolo da leggere per capire la perfezione dell’Universo che è rappresentato dal Tempio che deve esistere dentro di noi.

Permettetemi ora, Fratelli, una piccola digressione storica.

Fin dai tempi antichissimi il Tempio è certamente l’edificio, che più di ogni altro, possiede le caratteristiche che lo individuano come un’opera che trascende se stessa e la propria natura per divenire simbolo.

In ogni momento storico il Tempio ha rappresentato, comunque, l’aspirazione dell’uomo a raggiungere la perfezione dell’Ordine Universale ed ha contenuto dentro la sua struttura il simbolo del Cielo Stellato, che rappresenta l’immagine fisica della perfezione del Cosmo.

Dal quadrilatero dell’Aruspice di memoria greca, che individuava un rettangolo di cielo e trasferiva sulla Terra la sacralità cosmica, alle vele delle navate ed alle absidi stellate delle cattedrali fino al rettangolo di stelle di questo Tempio, questa è sempre stata l’immagine simbolica ricorrente.

Ed in essa si trova riflessa, con tutto il suo dinamismo, la perfezione architettonica universale.

Quando i Fratelli danno inizio, con ritualità, ai loro lavori architettonici, questo Tempio, fino ad ora così tridimensionalmente limitato, si trasforma in un luogo sacro, nel centro stesso dell’Universo.

Esso rappresenta allora uno spazio celeste, il divenire dell’Architettura Universale, ma anche il divenire dell’interiorità dell’uomo e quindi lo spazio celeste ritagliato nella sacralità del suo tempio interiore.

Qualsiasi impronta lasciata dalla cultura nella storia ci consente sempre di leggere al di sopra di tutto o fra le righe di tutto l’analogia tra macrocosmo e microcosmo, tra interiorità ed esteriorità, tra contenuto dell’uomo e contenuto del Tempio e ciò che è più importante tra percorso verso la perfezione interiore e percorso verso il perfezionamento del comportamento Massonico nel mondo profano.

Il Tempio rimane comunque, quindi, l’ombelico del mondo iniziatico, il tramite che unisce il macrocosmo al microcosmo, il tramite attraverso il quale l’uomo è illuminato, avvicinato alla Verità, fatto ricco di saggezza, poiché la vera ricchezza dell’uomo, come ci ricorda il rituale è: “… lavoriamo senza tregua al nostro miglioramento, perché è solo regolando le nostre inclinazioni ed i nostri costumi che perverremo a dare a noi stessi quel giusto equilibrio che costituisce la saggezza, cioè la scienza della vita” (da una Balaustra del 18 marzo 1989 del GOI).

Pertanto si possono percorrere, Fratelli carissimi, antiche strade oppure nuove, per ricercare quei valori che sono sempre attuali perché fanno parte della natura stessa dell’uomo, e con quelli tentare di costruire il Tempio.

L’uomo medesimo vuole essere il costruttore di se stesso e perciò chiede aiuto in questo alla universalità ed ai simboli nei quali è sicuro di trovare il filo di Arianna per compiere fino in fondo la propria opera.

Piegare la materia è difficile.

Piegare lo spirito per conquistare lo spirito è una battaglia che può essere facilmente perduta senza l’orientamento del trascendente.

Per questo noi chiediamo in prestito all’Ordine Celeste “il modello simbolico”, perché possiamo cominciare ad esistere dentro di noi.

Così coniugando indissolubilmente Ritualità, Simbolo e Tempio avremmo trovato il vero nesso tra esteriorità ed interiorità, tra sembrare Massoni ed essere Massoni.

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UN GRAZIE DEL MAESTRO VENERABILE

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Carissimi Fratelli,

            voglio innanzi tutto ringraziare tutti voi per la partecipazione massiccia all’Agape bianca di venerdì 11/6 e per la presenza non marginale, ma importantissima delle splendide nostre metà lunari, abbiamo sperimentato un percorso che può dare frutti abbondanti e che può fortificare la nostra appartenenza a questa istituzione, portate a loro il mio più caro saluto e la mia preghiera ad accompagnarci in futuro sempre più spesso.

            Non vi nascondo che ho costatato con gioia che la vostra presenza ai nostri Lavori è aumentata notevolmente da inizio anno, questo è importante perché il miglioramento individuale di ciascuno di noi si raggiunge solo con l’aiuto reciproco e la condivisione delle nostre tornate.

            Gli episodi che hanno coinvolto mediaticamente la nostra Loggia in questi ultimi tempi non devono procurarci preoccupazioni, la Massoneria va avanti con la forza di tutte le sue idee e di tutti i suoi principi virtuosi; una cosa vi chiedo, con vigore, non ergiamoci a giudici, ma esercitiamo in questo momento la comprensione e la tolleranza con la consapevolezza che ciascuno di noi può trovarsi un domani in analoghe circostanze.

            Sappiate comunque che la Loggia deve essere ed è una Famiglia e che qualunque problema individuale è un problema di tutti, non abbiate timore a confidarvi con il Maestro Venerabile o con qualsiasi altro Fratello della Loggia, non esistono ostacoli insormontabili, c’è sempre una via di uscita, un percorso che uniti si può affrontare meglio.

            Questo periodo estivo non prevede la mia assenza, sono a vostra completa disposizione anche, se volete, solo per il piacere di incontrarci in libertà; mi preme farvi sapere che stiamo lavorando insieme al Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili per organizzare a Settembre-Ottobre un Convegno di respiro nazionale a Scarlino con la presenza del Gran Maestro Gustavo Raffi e grandi relatori, non massoni, per parlare della “Genesi e composizione della Massoneria in Maremma” e della “Libertà di associazione e segretezza della Massoneria”, saprò essere più chiaro e tempestivo quando avrò notizie più certe, sappiate in ogni caso che non siamo silenti e assenti.

            Desidero arricchire questa mia comunicazione  con alcuni passi della tavola, pronunciata dal Fratello Salvador Allende durante la tornata della Gran Loggia di Colombia a Bogotà il 28 agosto 1971, dove l’allora presidente del Cile proclama la sua profonda e costante adesione agli ideali massonici che l’hanno guidato nell’azione politica. Il progetto e il programma di Unidad Popular, il movimento che condusse Allende alla presidenza del Cile, emergono chiaramente come il recupero storico e politico d’un fronte popolare cileno che venne guidato negli anni ’30 dal fratello massone Pedro Aguirre Zerda, radicale di destra e leader d’una formazione che spaziava dai marxisti ai radicali, ai democratici. Evidente e probabilmente tutt’altro che casuale il rapporto che il fronte popolare di Zerda ha con la lista che portò il fratello Ernesto Nathan a divenire sindaco di Roma.

“Appresi anche che nel nostro Ordine non ci sono gerarchie di natura sociale né economica. Fin dal primo momento divenne dunque più forte in me la convinzione che i principi dell’Ordine, proiettati nel mondo profano, potevano e dovevano essere un contributo al gran processo rinnovatore che tutti i popoli del mondo cercano di effettuare, specialmente i popoli di questo Continente, la cui dipendenza politica ed economica accentua la tragedia dolorosa dei paesi in via di sviluppo.
Per questo, ed essendo sicuro che la tolleranza è una delle virtù più profonde e solide, in tutta la mia vita massonica, che è già arrivata ai 33 anni, nelle Tavole presentate alle diverse Logge della mia patria ho sempre insistito sulla sicurezza, per me certa, che potevo coesistere nei Templi con i miei Fratelli, anche se per molti era difficile immaginare che questo fosse possibile per un uomo che nella vita profana dice pubblicamente di essere marxista. Questa realtà compresa nelle Logge, fu incompresa molte volte nel mio partito. Più di una volta nei congressi del partito fondato nientemeno che da un Ex Serenissimo Gran Maestro dell’Ordine Massonico del Cile, Eugenio Matto Hurtado, fu discussa l’incompatibilità tra l’essere massone e socialista
È più dura l’intolleranza nei partiti politici. Sostenni il mio diritto a essere massone e socialista allo stesso tempo. In questi Congressi dissi pubblicamente che qualora si fosse accettata questa incompatibilità, avrei abbandonato il partito come militante, anche se non avrei mai smesso di essere socialista in quanto a idee e principi. Allo stesso tempo sostenni che il giorno che nell’Ordine si fosse accettata l’incompatibilità tra le mie idee e la mia dottrina marxista, e l’essere massone, avrei abbandonato le Officine, convinto che ivi la tolleranza non era una virtù praticata. Ho potuto vivere questa realtà (essere marxista e massone, n.d.t.), e credo di poter offrire ai Fratelli della Gran Loggia di Colombia solamente una vita leale ai principi dell’Ordine, dentro l’Ordine e nel mondo profano.”…..

….“Pensiamo che l’uomo del Cile debba vivere il contenuto delle parole così significative, come quelle che costituiscono il trinomio fondamentale della Massoneria: FRATELLANZA, UGUAGLIANZA e LIBERTÀ. Abbiamo sostenuto che non può esistere l’uguaglianza quando pochi hanno tutto e molti non hanno niente. Pensiamo che non può esistere la fratellanza quando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è la caratteristica di un regime o di un sistema. Perché la libertà astratta deve cedere il passo alla libertà concreta. Per tutto ciò abbiamo lottato.
Sappiamo che il compito è duro, e abbiamo piena coscienza che ogni Paese possiede realtà, metodi, storia e maniera di pensare assolutamente propri. E perciò rispettiamo le caratteristiche che danno un profilo peculiare a ciascuna nazione del mondo, e particolarmente quelle di questo Continente. Però, sappiamo anche, e con piena coscienza, che queste nazioni riuscirono a emergere rompendo le catene, grazie allo sforzo solitario di pochi uomini che, nati in terre diverse, con bandiere diverse, si unirono tutti sotto la stessa bandiera ideale, per rendere possibile un’America indipendente e unita”….

….”Sogno la notte dell’Iniziazione, quando ascoltai queste parole: «gli uomini senza principi ed idee ferme, sono come quelle imbarcazioni che, perso il timone, si incagliano sugli scogli». Voglio che i Fratelli di  Colombia sappiano che non perderò il timone costituito dai miei principi massonici. È difficile fare una rivoluzione senza un costo sociale, ed è duro scontrarsi con i poderosi interessi internazionali e nazionali.
L’unica cosa che desidero è che un domani, una volta compiuto il mio mandato, possa entrare (a testa alta, n.d.t.) nel mio Tempio, così  come sono entrato ora in qualità di Presidente del Cile”.

Un fraterno affettuoso saluto dal vostro Maestro Venerabole

TAVOLA SCOLPITA DAL FR.’. G. T.                                                                                             i

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COMUNICAZIONE E MASSONERIA

“Comunicazione e Massoneria”

“Come utilizzare le nuove tecnologie per diffondere i valori della massoneria nel mondo profano”

La Massoneria è sempre stata e probabilmente sempre sarà, una scuola permanente di pensiero che educa le persone a divenire cittadini, uomini sempre migliori, nel rispetto reciproco dei propri doveri e diritti. Può essere definita una “pedagogia del dialogo”.

Nell’opera di educare e di preparare ad un futuro progressivamente migliore si è trovata talvolta ad essere l’elemento propulsore di un rinnovamento culturale, sociale e politico.

Ogni rinnovamento, inteso come cambiamento positivo della società, non è mai avvenuto improvvisamente, ma è sempre stato il frutto di una lunga sequenza coordinata di avvenimenti fatti di correnti di pensiero innovatrici, continuo fiorire di studi e di ricerche, nuovi ideali molto spesso in contrasto con “i dogmi” degli ambienti del potere politico istituzionale, fonte di corruzione e di distribuzione di ingiusti privilegi.

Possiamo certamente affermare che nel periodo risorgimentale in Italia la Massoneria riuscì nei suoi obiettivi primari che portarono l’Italia all’unità, combattendo sul campo con gli strumenti dell’epoca: un perfetto modello di “rete” costituito da gruppi (la Carboneria, la Giovane Italia, i Maestri Perfetti, i Riformati, i Figli di Marte ecc.) ben collegati e coordinati tra di loro con un unico obiettivo ed ideale. Si diffusero così la cultura dei valori massonici di Unità in uno spirito di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza.

Vi sono alcuni aspetti del senso di smarrimento etico dell’attuale situazione italiana che ricordano il periodo pre-risorgimentale.  Forse maggiormente che in altre parti del mondo occidentale, si percepisce un comune sentimento di incertezza, di precarietà, di difficoltà ad avere speranza nel futuro. Molte, troppe persone vivono in questo stato e quando al disagio si accumula disagio, dilaga la sensazione di solitudine e facilmente l’egoismo o meglio gli egoismi prendono il sopravvento e con loro emergono il desiderio dell’apparire, i facili arricchimenti, il potere, la frammentazione politica, il rifiuto del Bene comune. Fattori che facilmente possono portare a rigidità totalitarie e ad integralismi, anche religiosi, con conseguenti ulteriori disagi e povertà materiali e spirituali.

L’avvento di nuove tecnologie, che sono sempre più parte integrante della nostra vita, personale, professionale, sociale, ha radicalmente modificato le abitudini dell’Umanità.

Alcuni intellettuali parlano di quinta rivoluzione che la storia umana registra nel decisivo settore della comunicazione:

1 – l’invenzione dell’alfabeto (lingua parlata) che ha codificato il modo di trasmettere il pensiero e aperto la strada al sorgere delle prime organizzazioni umane;

2 – l’invenzione della scrittura che ha fornito un importante supporto alla trasmissione del sapere dall’elite di un gruppo sociale ad un altro e da una generazione alle successive;

3 – l’invenzione della stampa, che ha fornito lo strumento decisivo per una potenziale trasmissione a tutti, delle conoscenze e dei valori e che ha pertanto cambiato la faccia dell’Europa e del mondo aprendo la via alla democrazia e alla tolleranza;

4 – la nascita dell’elettricità e dell’elettronica che hanno consentito la trasmissione analogica (telefono, radio e televisione) e digitale (computer) dell’informazione realmente a tutti rendendo possibile, nell’arco di soli 100 anni, l’introduzione delle grandi masse nella storia e la nascita delle mega organizzazioni produttive dell’attuale mercato globalizzato;

5 – l’integrazione sistemica dei mezzi elettrici ed elettronici di comunicazione (world wide web, satelliti, canali a microoonde, wi-fi ecc.) che sta rapidamente facendo di ognuno di noi il “terminale” finale di una rete mondiale in costante connessione.

Nello spazio di un paio di generazioni si è arrivati ad una realtà  in cui le dinamiche, le metodologie ed i canali di informazione si sono moltiplicati al punto da creare nuove difficoltà di relazione e comunicazione intergenerazionali e di conseguenza educative. I giovani hanno metodologie di comprensione ed aspettative condizionate dalle esperienze multimediali e dall’utilizzo di queste  nuove tecnologie che agevolano connessioni e salti concettuali.

Le fisiologiche difficoltà sempre esistite tra diverse generazioni sembrano perciò amplificate rispetto al passato proprio dalla difficoltà con la quale gli ambienti familiari e i docenti ai vari livelli faticano ad adeguarsi ai nuovi modelli, prediletti invece dai giovani, e questo rende più difficile l’educazione intesa come “trasmissione dei valori”.

Pur essendo fondamentale per alcuni versi il ruolo giocato dagli individui più maturi di età, i giovani restano comunque sempre la maggiore risorsa per la continuazione di qualsiasi tradizione e sottovalutare ciò potrebbe risultare un fatale errore anche per la Massoneria.

Occorre pertanto elaborare una strategia di comunicazione moderna e costantemente aggiornata che trasmetta ai giovani, ma non solo, i nostri ideali, e sgombri però il campo da interpretazioni errate e pregiudiziali. Per quanto riguarda nello  specifico il panorama italiano si ha una necessità in più: far conoscere ai profani, quasi sempre totalmente disinformati, gli eventi storici dei quali la massoneria è stata protagonista perseguendo la sua tradizione liberale, le iniziative filantropiche e sociali che i massoni sostengono alacremente nel silenzio, il costante impegno per i diritti umani, gli insegnamenti etici che il messaggio massonico veicola facendo chiarezza sul fatto che la massoneria italiana non è la “P2”.

Una massoneria moderna non può prescindere dal presentarsi con maggior trasparenza e visibilità nell’enunciare il proprio pensiero.

L’impegno delle figure istituzionali dovrebbe pertanto cogliere le opportunità della moderna comunicazione mediante una reale disponibilità alle apparizioni pubbliche, siano esse interviste on line, presenze televisive, partecipazione ad eventi culturali, convegni o tavole rotonde multimediali, al fine di divulgare il progetto massonico.

Le più moderne conquiste tecnologiche ci mettono a disposizione mezzi di comunicazione sociale alternativi che si rivelano spesso strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e quindi possono esserlo anche per la causa della massoneria.

Come i massoni risorgimentali sono riusciti a fare rete, perchè non dovremmo riuscirci noi nell’era della “rete” per antonomasia?

Ovviamente è fondamentale la qualità di questa interconnessione che oggi, a differenza di ieri, non ha più limite territoriale ma si estende al globo intero.

Le reti tra istituzioni che, come la nostra, divulgano cultura e tradizione,  possono diventare uno strumento per affrontare e risolvere problematiche dell’Uomo, promuovendo lo sviluppo integrale dell’individuo che vive in ambiente sociale, il suo sviluppo intellettuale ed estetico con l’obiettivo di perseguire la comprensione reciproca fra i popoli e le nazioni su scala globale, un mondo governato da giustizia, pace e amore.

Tuttavia non si deve trascurare l’altra faccia della medaglia: l’utilizzo di queste tecnologie che dovrebbe essere rivolto al Bene degli individui e delle comunità, può invece produrre anche sfruttamento, manipolazione, corruzione.

La diffusione del “world wide web” solleva pertanto questioni etiche di varia natura: la riservatezza, la sicurezza, la proprietà intellettuale, l’incitamento all’odio e alla violenza, la diffusione di pettegolezzi e di diffamazioni mascherati da notizie solo per citarne alcune.

Proprio per questo i massoni dovrebbero sentire in maniera ancora più stringente l’esigenza di strutturare i propri sistemi d’informazione e divulgazione con una modalità tale da garantire autenticità, certificazione, eticità dei messaggi, ma come?

Uno dei criteri fondamentali per garantire una informazione è l’autorevolezza di chi ce la trasmette; non casualmente il più grande tra i problemi del web è quello di recepire notizie non verificate e mancanti di una ragionevole certificazione: la stessa informazione trasmessa da un oscuro sito o da quello di una grande testata ha un diverso peso di credibilità.

Il nostro dovere come massoni quindi è quello di operare affinché la nostra Istituzione acquisisca il massimo della autorevolezza e di credibilità anche nel mondo delle nuove tecnologie di comunicazione e, con tale autorevolezza, faccia circolare le corrette informazioni.

Fare circolare le informazioni, oggi questo significa “fare rete”.

Troppo spesso molte ed importanti idee, spesso innovative, rimangono all’interno delle Logge o degli “addetti ai lavori”.

Ad esempio i forum dedicati e limitati agli addetti ai lavori hanno sì permesso ai FF di comunicare  meglio tra di loro implementando la reciproca conoscenza, ma non consentono normalmente la divulgazione delle idee a quella parte del mondo profano che sarebbe in grado di accoglierle e condividerle; in tal senso il limite dell’auto-referenzialità è quello che impedisce la formazione di un circolo virtuoso che allarghi gli orizzonti  della nostra istituzione.

Il 2009 è stato dichiarato l’anno europeo della Creatività, perché non approfittarne?

Il logo dell’iniziativa è una rete: di neuroni, di stelle…….

Accettiamo questo invito e questa sfida e proviamo ad applicare la creatività alla tradizione!

Se riusciremo a parlare un linguaggio più comprensibile al mondo di chi non ci chiama FF solamente perché non ci conosce o non sa come raggiungerci, con particolare attenzione a quello dei giovani, la nostra ambizione di realizzare quel progetto in cui crediamo, quel disegno di una umanità riunita sotto il segno del GADU, potrà allora avere maggiore probabilità di essere perseguito e realizzato.

TAVOLA SCOLPITA DAL FR’.’ G. T.

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FAMIGLIA E PROFESSIONE O LOGGIA

“Famiglia e professione o Loggia”

            Famiglia, lavoro e Massoneria: tre impegni, tre “attività” che richiedono, ognuna, tempo, passione e dedizione.

Ogni ambito, sia esso familiare, lavorativo o massonico, preso a sé, potrebbe costituire un’occupazione a tempo pieno.

Come dunque conciliare i tre compiti, tutti, nessuno escluso, di massima e vitale importanza? Ecco la domanda che ogni Fratello dovrebbe analizzare e tentare di dare una risposta.

Nella vita ogni persona, presto o tardi, si trova a doversi confrontare con dei doveri, degli impegni, degli obblighi; arriva il momento di impegnarsi professionalmente, di formare una famiglia, ma anche di evolvere interiormente.

Occorre fare delle scelte? Fissare delle priorità? O conciliare le diverse attività?

Sono profondamente convinto che i vari impegni, tutti ugualmente importanti nelle vita dell’Uomo, siano interdipendenti e complementari, e che nessuno possa escludere l’uno dagli altri.

Il lavoro è indispensabile per il mantenimento e il benessere della famiglia, d’altra parte lo sviluppo interiore della persona, ossia, la coltivazione e la pratica delle virtù, è altrettanto fondamentale sia per lo svolgimento onesto di una professione, sia per la costituzione amorevole e duratura di una famiglia.

C’è tempo per tutto, se volontà, impegno, convinzione, intelligenza e amore uniscono in armoniosa simbiosi le parti in causa.

Il lavoro e la famiglia hanno i loro “momenti” e si regolano da sé.

L’evoluzione interiore non invade alcuno spazio; si coltiva in silenzio in ogni luogo e in ogni momento.

Per il Massone non sarà dunque mai una questione di scelta, bensì un modo più intenso e profondo di vivere sia gli impegni familiari, sia quelli della vita professionale e sociale.

Ma ricordiamoci che non esiste soltanto la Massoneria; la maturazione interiore si sviluppa anche tramite l’arte, la musica, la natura, l’istruzione ecc.; lo spirito massonico ne è una parte preziosa, discreta, presente ovunque.

In Massoneria è sempre più diffusa l’opinione che occorra una maggiore apertura verso l’esterno; con ciò non si intende né di aprire le porte del Tempio ai non-iniziati, né di fare i “predicatori” nel mondo profano.

Però, qualche informazione mediatica, competente e mirata, sulla storia e sui principi massonici, sarebbe sicuramente cosa utile per chiunque.

Ma il vero coinvolgimento massonico nella professione e nella famiglia, senza chiedere né tempo, né sacrifici a nessuno, è, soprattutto, quello dell’esempio: comportarsi da Massone senza nascondere la propria appartenenza all’Ordine, che, tutto sommato, è sicuramente un grande privilegio e onore.

TAVOLA SCOLPITA DAL FR.’. G. T.

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IL GRANDE FRATELLO E IL GRANDE ARCHITETTO

IL GRANDE FRATELLO

E IL GRANDE ARCHITETTO

Con quali strumenti i “piccoli fratelli” potranno opporsi al Grande

Fratello mediatico?

Tavola del fr:. A:. M:.

Il Grande Fratello ed i reality show della televisione stanno sferrando un’offensiva sempre più intensa al mondo reale. Ogni giorno milioni di persone, come in una saga tolkeniana, infilano il proprio dito nella moderna versione dell’anello di Frodo – il telecomando – e spariscono in un mondo virtuale, fatto di ombre ed illusioni.

Ed ogni giorno aumentano le persone che non fanno più ritorno da quella dimensione subdola e narcotizzante (adolescenti che si perdono in un videogioco e credono di essere veramente un personaggio elettronico;

oppure commesse e massaie che trasferiscono totalmente le proprie sfere emotive ed affettive in una soapopera, diventando assenti ed insensibili nella sfera reale della propria famiglia o delle proprie amicizie).

Nuove sindromi mettono a dura prova gli psicologi. Per alcuni sociologi, poi, perfino la crescita dell’odio e dell’intolleranza nei confronti dell’Occidente da parte del Terzo e Quarto Mondo sembra alimentata dalle soap-opera, che globalizzano immagini e valori di facile ed eccessivo benessere, rendendo sempre più stridente il contrasto con la grama vita reale di tante masse diseredate.

Il Virtuale avanza, sospinto dai nuovi “media” e dalle nuove tecnologie. La società Reale sta subendo pesanti trasformazioni, Non tutte come si è visto in senso positivo. I nuovi mass media diffondono indubbiamente molta più cultura, molta più informazione. Ma pare che nello stesso tempo introducano anche nuove, indesiderate, “tossine” sociali e culturali. Banalizzando valori, sentimenti, pensieri della vita reale, talvolta perfino il senso religioso delle persone.

Cosa accadrà, quando questa sfida raggiungerà le porte dei Templi dedicati al Grande Architetto? Con quali strumenti i “piccoli fratelli” potranno opporsi al Grande Fratello mediatico?

I timori sono giustificati, visto i già considerevoli danni che i mezzi di comunicazione tradizionali (la stampa) hanno arrecato, nel tempo, all’immagine della Massoneria.

Fra Massa (e relativi Media) e Massoneria (e relativi Simboli) sembrano esservi inconciliabili antinomie. E come non accorgersi che in queste antinomie sono in gioco forze davvero notevoli e potenti. E’ in gioco soprattutto il confronto basilare fra l’individualità massonica ed il resto del mondo.

Il Tempio unisce o separa il massone dai suoi simili? Se la Massoneria è davvero la fonte inesauribile di sentimenti universali – quali Amore, Fraternità, Eguaglianza e Libertà – perché è così racchiusa in se stessa?

Dal mondo profano giungono certamente pericoli e minacce, e la Massoneria ha sempre dovuto difendersi da incomprensioni, dogmatismi e vere e proprie persecuzioni. Ma questo può bastare a giustificare la sua separatezza e la ritrosia a manifestarsi ed a comunicare se stessa al resto della società?

Secoli di sangue versato proprio in nome degli ideali più sacri ed universali dell’uomo, custoditi all’interno delle Logge, suggeriscono certamente una risposta affermativa.

 Il Tempio dunque è un confine. Un confine penetrabile ed impenetrabile al tempo stesso; nel senso che chiunque può in realtà oltrepassarne la soglia, ma quando ne uscirà non sarà più la stessa persona. Quindi il profano/profanatore non esisterà più. Di fatto questo lo rende impenetrabile.

La stessa sorte accomuna la Parola. La parola è lo strumento basilare della Comunicazione. Ed il Massone, più di ogni altro possiede la Parola, in tutte le sue più alte e complesse dimensioni.

Il LOGOS, la parola, è il fondamento stesso della Massoneria. Non a caso costituito e costruito dagli strumenti fondamentali della Libera Muratoria: il lambda “_”, ed il gamma “_”, il compasso e la squadra.

Ma varcando la soglia del tempio – in un senso o nell’altro – la Parola stessa si trasforma, muta contesto e significato, cambiano le stesse vibrazioni con cui la mente umana la percepisce sensorialmente ed intellettualmente. Probabilmente nasce proprio da ciò, la sostanziale incomunicabilità della Massoneria.

I suoi segreti sfuggono inesorabilmente ad ogni divulgazione perché vertono su verità di un ordine filosofico così elevato che la Parola stessa è impotente a tradurli. Per questo la filosofia iniziatica non è mai stata formulata in un linguaggio adatto all’orecchio (O. Wirth).

Sembra infatti non esistere alcun linguaggio umano adatto a tale scopo. Gli Antichi pensavano che la lingua di Dio, quella con cui parlava ad Adamo, potesse essere quella degli uccelli, creature alate come gli angeli, per loro natura più vicini al cielo ed ai suoi segreti. Sulla terra, forse solo la musica sembra potersi avvicinare a tale funzione espressiva.

Eppure nel nostro animo, si avverte quasi una ribellione a questa incomunicabilità, se è davvero tanto forte in ogni fratello l’amore per il prossimo, ed il desiderio di rendere il mondo migliore.

Ecco allora che le stesse possenti Colonne del tempio, acquisiscono un significato particolare. Non più solo Boaz e Jachin, ma Scilla e Cariddi, Abila e Càalpe, le celebri Colonne d’Ercole. Un limite per l’Uomo. Ma anche un confine da sfidare e da varcare.

La simbologia di Ercole è fortemente presente nel Tempio. I segni zodiacali, ripercorrono le sue fatiche iniziatiche. E le colonne sacre sembrano porsi come monito e confine, per avvisarci e renderci coscienti delle trasformazioni irreversibili che subiremo oltrepassandole.

Eppure sono state più volte oltrepassate. E più volte spostate. Ogniqualvolta che l’Uomo si è sentito pronto per varcarne la soglia senza naufragare, le sue conoscenze si sono ampliate ed il suo confine esistenziale si è spostato. E nuove colonne sono state poste di fronte al suo cammino.

Nella più remota antichità le Colonne d’Ercole erano probabilmente poste nel Canale di Sicilia, in quella che allora era la cortina di ferro fra Mondo Greco e Mondo Fenicio. Poi con l’espandersi del primo ed il tramonto del secondo, il mito (e soprattutto il cartografo alessandrino Eratostene nel secondo secolo a.C.)

aggiornò la sua geografia e pose il nuovo limite dell’Uomo alle porte dell’Oceano Atlantico, laddove ancora se ne conserva il ricordo ancestrale, a Gibilterra.

Ed ecco Ulisse, Erik il Rosso, probabilmente le Flotte templari prima ancora di Colombo, ecco l’Uomo pronto a raccogliere la nuova sfida, pronto a mettersi totalmente in gioco, a morire e rinascere Uomo Nuovo per varcare il nuovo limite.

In tempi più vicini a noi, le Colonne d’Ercole sono state nuovamente spostate, questa volta probabilmente fra le stelle. Ed è significativo il fatto che a raggiungerle ed oltrepassarle di nuovo, abbiano contribuito tanti Fratelli impegnati nei progetti spaziali (come non intravedere tale presenza nella scelta simbolica dei nomi delle varie serie di veicoli per la conquista del Cosmo: Mercury, Gemini, Apollo, sinonimi della Sapienza, della Fratellanza, e del dio della Luce e della Verità; la capsula di Alan Shepard si chiamò “Libertà”, quella di Gus Grisson “Statua della Libertà”, quella di John Gleen “Amicizia”, quella di Gordon Cooper “Fede”; erano tutti fratelli, come lo erano Neil Armstrong e Edwin Aldrin, i primi astronauti ad aver posato il piede sul suolo lunale, “un piccolo passo per l’Uomo, un grande passo per l’Umanità”).

Ecco dunque le Colonne d’Ercole, come le Colonne del Tempio, potrebbero essere un confine mobile, una porta dimensionale attraverso cui l’Uomo attraversa diversi stadi evolutivi (come nell’Officina l’iniziato si evolve da apprendista in compagno, da compagno in maestro).

Più propriamente tali Colonne potrebbero essere dei catalizzatori dell’evoluzione. Come gli obelischi egiziani. Come gli inquietanti monoliti dell’opera di Arthur C.Clarke: sentinelle e segnali dei gradi di evoluzione raggiunti dall’uomo, ed al tempo stesso “strumenti” di passaggio ad ulteriori stati di conoscenza (“Odissea nello Spazio”).

Lo stesso Massone è per sua natura un catalizzatore di cambiamento. Egli per primo l’ha subito, trasformandosi in un essere che non appartiene più a se stesso. Egli è diventato a tutti gli effetti un Operaio della trasmutazione universale del male in bene, un Artigiano illuminato del Progresso, un costruttore in grado di contribuire al piano del G.A.D.U. (O. Wirth)

Ma per quanti spostamenti subiscano le Colonne della conoscenza, anche ad opera dell’incessante esplorazione iniziatica portata avanti dagli stessi Liberi Muratori, il mistero è destinato a persistere. Nonostante tutti gli sforzi compiuti per svelarlo, il suo dominio si allarga ed arretra, a mano a mano che si avanza per scoprirlo (id.). Per questo è tanto difficile “comunicare” all’esterno la reale identità e l’essenza della Massoneria. Sappiamo che la Luce non è negata a nessun uomo, ma al tempo stesso può essere concessa solo a pochi, solo a chi la cerca veramente, ed è disposto a sopportare dure fatiche per conquistarla. Eppure c’è da chiedersi se chi si è posto a custode della Luce stessa, abbia realmente la volontà di diffonderla a tutti gli uomini.

Talvolta sembra che il Massone sia destinato a girare per il mondo con la tenue fiamma di una candela, e che per evitare che venga spenta da qualsiasi flebile vento, la debba proteggere tenendola sempre avvolta nel palmo della propria mano. In questo modo, però, la Luce di quella fiammella rimarrà sempre circoscritta, e saranno pochi a scorgerne il bagliore.

Così anche le più intime e fondanti Verità dell’essere umano e della sua trascendenza divina, da sempre, hanno dovuto essere difese da un velo protettivo per evitare contaminazioni della loro purezza. E questa protezione, da sempre, è stata offerta dai Simboli, “verità velate” per eccellenza.

La Massoneria è maestra nell’uso dei Simboli. Così come, con un faticoso e lungo apprendistato, essa rende i suoi membri abili nell’uso degli strumenti necessari per il lavoro nell’Officina e per costruire una società più giusta e fraterna.

Eppure la stessa Massoneria appare frastornata di fronte agli strumenti della Comunicazione di Massa (i mass media), quasi incapace di servirsene e di utilizzarli.

La Loggia possiede indubbiamente tutti gli strumenti per perfezionare l’individuo e la società, ma sembra che nessuno di essi sia adeguato per “comunicare” al proprio esterno, nel mondo moderno.

Anzi, sembra accrescersi nel tempo, una per altro giustificata diffidenza. Soprattutto verso alcuni rischi di degenerazione che l’esasperazione di talune tecnologie potrebbe arrecare sia nella sfera individuale che in quella sociale dell’uomo.

Questo soprattutto perché la Comunicazione, con i propri strumenti, sta creando sempre più alacremente un “suo” mondo particolare, un Mondo Virtuale, che sta acquistando sempre più spazio e potere, sottraendolo al Mondo Reale. E molti, fra gli iniziati ed anche fra gli studiosi profani più avveduti, cominciano ad avvertire

il pericolo che questo dualismo possa prima o poi spezzare la catena dei reali rapporti umani.

 La tendenza evolutiva più comune e condivisa fra tutti i generi della comunicazione moderna (stampa, televisione, internet, ecc.) è infatti quella di proiettarsi verso metodologie on demand, ovvero verso mezzi e contenuti destinati ad un uso il più possibile “personalizzato” ed “individuale”.

Sembra stia inesorabilmente finendo il tempo in cui tutta la famiglia si riuniva di fronte allo stesso televisore, od il tempo ancora più lontano quando nei bar, nei circoli, od anche semplicemente dai barbieri, i giornali venivano letti e commentati tutti insieme fra i clienti e gli avventori …

D’altro canto, una volta, si doveva scegliere fra uno, al massimo due canali.

Oggi, nel più comune televisore domestico, si ricevono normalmente 30-40 canali terrestri, e circa 400 canali satellitari.

Presto (in Italia a partire dal 2006, al massimo, con le solite proroghe, nel 2008-2010) assisteremo al rivoluzionario avvento della cosiddetta TV “Digitale Terrestre”… Il che significa che le 40 frequenze “analogiche” ricevute attualmente dalle normali antenne terrestri (della nostra zona), si moltiplicheranno almeno per 4 volte: ogni televisore sarà infatti in grado di ricevere 4 nuovi canali digitali per ciascuna frequenza del vecchio sistema analogico. La qualcosa significherà ricevere almeno 160 diversi palinsesti (da altrettante TV locali e nazionali).

Di fronte ad una scelta così vasta di opzioni, le emittenti ed i produttori di programmi televisivi dovranno affrontare un dilemma sostanziale: come farsi “scegliere” e “riconoscere” fra tanti canali (un problema esiziale anche per gli investimenti pubblicitari).

E’ probabile che solo le emittenti che già ora sono più conosciute e ricercate (le reti RAI o quelle Mediaset, la 7, o le più grosse ed importanti televisioni locali) potranno mantenere un assetto generalista.

Quasi certamente tutte le altre saranno costrette ad assumere connotati più specialistici: prolifereranno così i cosiddetti “canali tematici”, ovvero il canale dei cacciatori, quello dello sport, quello dei viaggi, il canale della cucina, il canale dedicato ai documentari, quello dedicato agli animali, e così via …

Il televisore di casa assomiglierà pertanto sempre di più ad un’edicola: dove accanto a non più di una decina di quotidiani generalisti, vi sono centinaia, forse migliaia, di riviste specializzate (moda, armi, antiquariato, giardinaggio, ecc. ecc.).

A questo punto l’ascolto televisivo sarà ancora più “spezzettato” ed “individualizzato”, per la gioia dei pubblicitari che potranno “mirare” con una precisione mai conosciuta prima i propri target di specifici consumatori.

Ad ogni telespettatore la “sua” televisione su misura? Ad ogni prodotto e ad ogni pubblicitario il “suo” telespettatore preferito? Tutti felici e contenti? Forse sì, ma solo fino ad un certo punto, perché dietro a tutto ciò si cela una grossa incognita di tipo sociale …

E’ innegabile infatti che già ora la televisione ed internet ci stanno chiudendo sempre di più nelle nostre case, come spettatori solitari di un flusso continuo di immagini e suoni, che paradossalmente ci mantengono legati (solo virtualmente, però) a tutto il resto del mondo.

Ed all’interno delle stesse case, si compie un’ulteriore fase di isolamento: non si guarda più la televisione nella stessa stanza, ma ciascuno dei familiari tende a crearsi un proprio “spazio” riservato di visione, in singole stanze, davanti a singoli televisori (è sempre più raro che moglie e marito guardino lo stesso programma insieme ai loro figli).

Robert Putnam parla addirittura di “solitudine elettronica”, di “demos indebolito” da troppa realtà virtuale e televisiva.

 Gli studi di questo scienziato americano evidenziano infatti una preoccupante e crescente “perdita di comunità”, una continua erosione di “capitale sociale”, ovvero un inesorabile allentamento dei legami di vicinato e dei vincoli di collettività.

Il sociologo Giovanni Sartori osserva infatti che la televisione ed internet stanno creando una “folla solitaria” anche fra le pareti domestiche.

Le relazioni umane sono sempre più “catodiche” e “digitali”; non hanno più calore, sapore, non hanno più odore.

Anche il rito collettivo di assistere ad uno spettacolo cinematografico è destinato a subire profonde trasformazioni, con l’avvento della TV digitale.

Attraverso i decoder digitali che ogni televisore dovrà presto possedere (forse ci sarà una colossale rottamazione di tutti i vecchi modelli) sarà infatti possibile compiere un’altra sostanziale rivoluzione: la convergenza fra la televisione ed internet, e la totale “interattività” del sistema.

Questo significherà che i telespettatori del prossimo (IMMINENTE) futuro potranno richiedere uno specifico programma quando e come vorranno. Potranno anche “scaricare” film in DVD direttamente da internet, e “goderseli” (?) sul grande schermo al plasma appeso, come un quadro, ad una parete del salotto, con tutti gli effetti sonori dell’home theatre (lo standard “casalingo” del sistema di amplificazione con effetto dolby sorround del sonoro delle sale cinematografiche)

Per ora si avverte un solo limite tecnico: la durata. Quella dei film digitali domestici dovrà essere ridotta (da un’ora e mezza, a circa 40-45 minuti). Mentre le sale collettive (quelle degli attuali cinematografi) saranno riservate agli “eventi speciali”, ovvero ai film di durata tradizionale.

Probabilmente di ogni film si faranno due o più versioni: una ridotta per l’uso domestico, un’altra con scene aggiuntive per la visione nei cinematografi tradizionali (che comunque subiranno anch’essi trasformazioni tecnologiche: spariranno le tradizionali “pizze” di pellicola, sostituite da megabites digitali distribuiti tramite il satellite).

C’è di più: i film ad uso domestico potranno prestarsi ad una fruizione interattiva; potranno avere cioè più finali, o trame modificabili dallo stesso telespettatore.

A questo punto quale sarà il “vero” film? Quale sarà il vero significato dell’opera d’arte cinematografica?

Quello che potrà dargli qualsiasi telespettatore modificandone scene e sequenze a suo piacimento, o quello che aveva pensato il regista?

La cinematografia sembra così destinata ad assomigliare sempre di più ad un videogioco, dove lo spettato re giocatore può seguire diversi percorsi e disegnare trame diverse.

E’ una rivoluzione già in atto da tempo. Molti avranno infatti notato che le “trame” dei film hollywoodiani si stanno sempre più elementarizzando; molti avranno notato che gli effetti speciali digitali stanno assumendo un’importanza sempre più rilevante.

Questo proprio perché il mercato si sta rivolgendo prevalentemente proprio al pubblico dei videogames: il pubblico degli adolescenti, che altro non sono che i telespettatori-consumatori di domani …  Per addomesticare in questo modo la realtà, per cambiare la trama ed i comportamenti di un attore, bisogna però disporre di una tecnologia che permette di modificare movimenti, espressioni, frasi, ecc.  Ecco dunque comparire sulla scena gli ATTORI DIGITALI: attori che non esistono, interamente disegnati al computer, più realistici di un attore in carne ed ossa, ai quali, comunque, il computer può far compiere qualsiasi azione.

Ecco dunque ricreato in chiave moderna il GOLEM cabalistico.

 Tutta questa ambiguità fra reale e virtuale – nella fiction – sarebbe di per sé ancora accettabile, senza grossi problemi culturali.

Il vero problema è che questa nuova frontiera tecnologica pone grossi interrogativi etici soprattutto per quanto riguarda la percezione stessa della realtà nell’informazione.

L’immagine televisiva od una fotografia, non possono e non potranno più essere considerate prove irrefutabili della realtà. Perché anche un’intervista o le immagini di un telegiornale, già oggi con le più aggiornate tecnologie di broadcasting professionale, possono essere facilmente e verosimilmente alterate in mille modi.

Perfino gli avvenimenti sportivi in diretta rischiano di subire un processo di alterazione ed estraniamento dalla realtà: c’è infatti già ora chi studia di trasformare le telecronache dei Gran Premi di Formula Uno in una specie di videogioco, nel quale il telespettatore può inserirsi con una propria vettura virtuale nella gara vera e propria …

A questo punto, dunque, cambierà profondamente anche l’etica e la percezione dell’informazione e della realtà nei mass media.

Un problema già aperto oggi, prima del definitivo ingresso della società nell’ipersfera della realtà virtuale, dal momento che un giovane, grazie alla televisione (cartoni animati, telefilm, ecc.), prima di aver terminato le scuole elementari, assiste in media a ben 8mila omicidi ed a 100mila atti di violenza (come è riportato, nella raccolta di saggi “Cattiva Maestra Televisione” di Karl Popper, John Condry e Charles S. Clark).

Può quindi non stupire il fatto che il medesimo bambino non rimanga poi impressionato più di tanto quando la morte e la sofferenza, quelle “vere” e drammatiche di esseri umani reali, affiorano crudamente nelle immagini di qualche Telegiornale.

Per quel bambino è quasi impossibile percepire la differenza fra realtà e finzione del Dolore (sempre più spesso accanitamente evidenziato come elemento spettacolarizzante della stessa informazione televisiva, costretta anch’essa a sottomettersi alle ciniche leggi dell’audience – cfr. Luc Boltanski “Lo spettacolo del

dolore. Morale umanitaria, media e politica” – Cortina Editore).

L’aderenza alla realtà fisica dei fatti e delle persone rischia di diventare sempre meno rilevante.

Inoltre la moltiplicazione dei canali, delle fonti, delle versioni e delle manipolazioni, rischia anche di creare una sorta di bulimia informativa, alla quale probabilmente potrà essere posto riparo solamente con una nuova cultura esercitata soprattutto a distinguere la finzione dalla realtà.

Una cultura calata nell’Umano. Una cultura che preservi i valori di una vita degna di essere vissuta, e non soltanto “guardata” o “riprodotta” in una sfera di esistenze edonistiche e virtuali, in cui la finzione (o “fiction” come si dice oggi nel gergo dei media) possa appagare ogni esigenza o lenire ogni insoddisfazione.

Nel Tarocco, la carta dell’Innamorato, sembra rappresentare proprio questa scelta morale. In essa, l’Iniziato compare fra due donne che sembrano disputarsi il suo cuore. Un’allegoria che richiama il mito e le colonne d’Ercole che avevamo citato all’inizio. Ad Ercole infatti, quando ebbe finito il suo apprendistato, si presentarono due magnifiche donne, la Virtù ed il Piacere, la prima promettendogli di farlo trionfare in tutte le prove della vita, l’altra di risparmiargli la pena di lottare. Il figlio di Alcmena non esitò, rifiutò di abbandonarsi senza gloria alle dolcezze, e scelse un vita di incessante e penoso lavoro a profitto dell’umanità (O.W.)

Ed è la scelta che compie ogni Fratello, ogniqualvolta accede al tempio passando fra la colonna dorica e ionica, che gli ricordano appunto l’essenza del proprio impegno di un incessante lavoro di perfezionamento, per difendere se stesso e gli altri dalle insidie di vane adulazioni materiali.

La saggezza della Libera Muratoria è stata in questo senso alquanto preveggente, dotando i fratelli di un’arma di difesa, la Spada, che trasformandosi nel Tempio da lama rigida in lama ondulata, fiammeggiante, acquista la caratteristica di un’arma vivente, simbolo dell’irraggiamento del Verbo massonico, considerato

nel suo ruolo di protettore e custode del carattere peculiare della Libera Muratoria.

In magia la punta della spada tiene lontano le larve e dissolve le coagulazioni fluidifiche dei fantasmi.

E per chi non è schiavo della Lettera Morta, ciò significa che la Ragione che vigila non può essere ingannata dai miraggi dell’immaginazione (O.W.)

Particolarmente significativa, in questo contesto, la similitudine simbolica fra la spada e l’antenna ricevente di un moderno mass media. Come se la saggezza del Tempio volesse sottolineare l’esigenza di “difendersi” e “filtrare” tutto ciò che viene captato dall’etere mediatico, i cui segnali devono appunto essere intercettati dalla spada, e tramite la mano sinistra che l’impugna (parte difensiva-passiva) essere veicolati alla mente illuminata che dovrà vagliarli, e quindi scorrere nella mano destra (parte delle azioni attive) per riedificare il mondo reale, rigenerare l’amalgama dell’umanità, alzare steccati fra il Vero ed il Falso, con gli strumenti

muratori che gli sono propri (in particolare il maglietto e la cazzuola).

Una preveggenza che viene da lontano. Già nel 1775 un piccolo trattato intitolato “La Grande Opera svelata a favore dei Figli della Luce“, sembrava prevedere il contrasto moderno fra Reale e Virtuale, e vi si leggeva:”La vita è troppo corta per gli uomini che pensano. E’ troppo lunga per quelli che non pensano. Il tempo

passa rapidamente quando si è occupati, lentamente quando non si fa nulla. La vita consiste unicamente nell’azione. Senza l’azione la vita non differisce in nulla dalla morte. Vivere oziosi non è vivere, è vegetare. Non occuparsi che di sé, è vivere a metà. Interessarsi del benessere universale degli uomini ed agire di conseguenza, è veramente vivere e sentire che si vive“.  

TAVOLA SEGNALATA DAL FR.’. G. T.                                                                                                                    

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9 DOMANDE SULLA MASSONERIA

Domande sulla Massoneria

Cos’è la Massoneria ?

Quali sono gli obbiettivi della Massoneria?

Chi può far parte della  Massoneria?

La Massoneria è un’associazione segreta ?

La Massoneria può essere considerata una religione?

Quali sono le cause di tanta ostilità che nutre la Chiesa di Roma nei confronti della Massoneria e che  non trova eguali in altre fedi?

Le Logge massoniche commettono atti sacrileghi?

La Massoneria può essere considerata alla stregua di un partito politico?

Che cos’è la “Via Maestra”?

Cos’è la Massoneria ?

La Massoneria è al contempo un’Istituzione exoterica ed una Comunione iniziatica.

L’Istituzione exoterica è l’associazione di uomini e donne di buoni costumi, liberi da pregiudizi, con un innato senso della ricerca, spiccate doti di autogoverno e di libertà intellettuale, che respinge ogni forma di strumentalizzazione ideologica che possa limitare od opprimere il diritto alla libertà. Ma una successiva “scelta iniziatica” implica la determinazione di percorsi che non sono necessariamente sovrapponibili, né sono condivisi da ognuno. Il percorso più palese e comunemente seguito è quello simbolico, exoterico e virtuale.

Dedicando la propria attenzione agli aspetti exoterici del percorso simbolico il massone può raggiungerne l’epilogo, pur mantenendo gran parte dell’originaria essenza profana della propria personalità magari abbellendone gli aspetti ed intellettualizzandone le espressioni.

Approfondire questo percorso, però, è impossibile se non operando una netta trasmutazione dell’imprintig personale di ogni candidato.

La trasmutazione iniziatica è la metamorfosi della coscienza fisica ed individuale che elabora le comuni prospettive mentali, elevando le quali la coscienza individuale può trascendere le impostazioni date dalle prime visioni collettive.

La cosiddetta prima visione è la suggestione dei primi condizionamenti culturali (imprinting); è il vincolo alle abitudini sociali e alle inibizioni dei modelli che accomunano l’emotività personale alle passioni collettive. I modelli collettivi sono tutte quelle abitudini a cui si conformano (conformismo) uomini e donne nella ricerca dell’approvazione sociale o del gruppo al quale l’individuo crede di appartenere.

Una coscienza individuale evolutasi intimamente (processo di autocoscienza ed identificazione di sé)è in grado di scegliere e di decidere ed è capace d’esprimere il “libero arbitrio”, ch’è dote dell’ego superiore e transpersonale. In una coscienza evoluta il libero arbitrio va a sostituire la “libertà di scelta” che segna le esperienze dell’ego fisico.

Libera dalle inibizioni dei modelli collettivi, dai vincoli culturali e dalle abitudini estranee alla propria natura, la coscienza s’innalza ad una condizione mentale in cui ogni elemento, a cominciare da se stessi, viene osservato da una prospettiva più veritiera perché oggettiva.

D’altronde è proprio il raggiungere una visione obbiettiva il primo sintomo che si sta compiendo una prima espansione di coscienza.

Allargarsi ad una visione più profonda e impersonale comporta anche la capacità di percepire un nuovo quadro di sé, penetrare le proprie condizioni, sino a saper distinguere obbiettivamente e al di fuori di ogni illusione o speranza i valori del proprio senso della vita che verrà, così, ad essere sempre più in sintonia con i valori universali del senso dell’esistenza.

Nelle celebrazioni dei Misteri minori il candidato è condotto ad attraversare una sequenza di rappresentazioni di carattere psicodrammatico. La chiave per interpretare la valenza di queste rappresentazioni sta nel fatto che il neofita “è condotto” e che, quindi, il “venire condotto o accettato” nell’azione presuppone che l’iniziando sia posto nelle condizioni di passività, attesa e sorpresa. Infatti è la sorpresa ad essere il fine ultimo dello psicodramma iniziatico.

Nello psicodramma il candidato subisce una partecipazione a fatti che gli sono estranei, perciò con poche probabilità di raggiungere i significati offuscati dalle allegorie che, di fatto, subisce. Lo si vedrà partecipare solo come spettatore ad una rappresentazione dove gli vengono mimati i significati apparenti del grado massonico o rituale a cui verrà ammesso.

Rivivendo antichi fatti, il neofita dovrebbe appropriarsi dei presupposti morali che vi si esprimono per poi trasferirli nei significati da dare alla propria vita. Ma un transfert breve quanto una rappresentazione difficilmente può ritenersi efficace. Tanto più un transfert che non è sostenuto da una vera pressione emotiva o da una qualche sorta d’empatia con i fatti rappresentati.

Si porta, poi, l’adepto ad approfondire i significati simbolici del proprio grado reiterando i fondamenti dello psicodramma, ripetendone i contenuti durante ogni incontro e sempre attraverso lo strumento della rappresentazione cerimoniale.

Però, seguendo solo il metodo rappresentativo (dei misteri) durante tutti gli incontri, non vengono mai raggiunti i significati iniziatici che si vorrebbero rappresentare, perché questi restano ancora avvolti nel velo delle allegorie utilizzate dal simbolismo. Inoltre, focalizzare l’attenzione sulla forma apparente del simbolo o della rappresentazione fa perdere il senso di quanto si vorrebbe trasmettere, e se si scambia il significato apparente della rappresentazione con il significato ch’essa ri-vela (vela due volte), allora s’ingenera e s’istituzionalizza un equivoco rituale.

Molte Istituzioni adoperano forme morali per rappresentare i “misteri” sul Bene assoluto e nelle proprie cerimonie exoteriche, di norma, fanno uso dello psicodramma in cui morali sacre e misteriche si fondano su sistemi intessuti di storia, miti e leggende oniriche. E se l’attenzione dello spettatore si accentra sulle riproduzioni exoteriche dei misteri, o sui suoi interpreti, le forme usate per “fabbricare” lo psicodramma finiscono per ricoprire la sostanza sino a rendere invisibile l’anima del soggetto. Dunque, assimilando solo la superficie dello psicodramma, lo spettatore passivo finirà per trattenere solo il significato exoterico del cerimoniale, con il risultato che la forma esteriore dello psicodramma viene scambiata per il soggetto della rappresentazione.

Altra via è quella di colui che attraversa il segmento simbolico con coscienza viva e vigile.

L’iniziato si avvale dell’indagine esoterica per spogliare ogni significato dalla sua apparenza. Impadronendosi, così, del “messaggio” contenuto all’interno delle parole, dei simboli, dei sogni e delle allegorie. Espugnare un messaggio dalla sua forma, riporta il ricercatore al pensiero di chi lo ha concepito.

Una tale comunione intellettuale annulla per un attimo il tempo e lo spazio che divide il pensatore presente dal pensatore passato, facendo scaturire quel lampo d’emozione che talvolta sfiora la spiritualità. Questo lampo squarcia la tenebra dell’ignoranza illuminandola, rimanendo per sempre nel cuore dell’iniziato. Queste comunioni intellettuali e talvolta spirituali sono i lampi con cui si manifesta la vera trasmissione iniziatica, che è a fondamento del cosiddetto insegnamento occulto.

Ogni contatto con brani di conoscenza perpetua ricompone con un nuovo anello la perenne Catena d’Unione che, come recitano i catechismi esoterici della Massoneria,unisce gli iniziati al di là del tempo e dello spazio”.

 In conclusione, la Massoneria simbolica racchiude un complesso sistema di rappresentazioni; un continuum teoretico-speculativo in cui si contempla l’inanellarsi di 33 psicodrammi che velano significati, che vanno sempre distinti dal senso esteriore delle forme “costruite” per rappresentarli. Questo ripropone il postulato che vi si trovano sovrapposte sempre più realtà: arcaiche, antiche e moderne, tutte altrettanto vere ed utilizzabili. Ad una prima osservazione, la sovrapposizione di più realtà può essere giudicata un esempio di sincretismo. Ma seguendo una più attenta analisi del costrutto vi si può intravedere la straordinaria duttilità di uno strumento didattico adatto ad ogni stadio dell’evoluzione. Con insegnamenti che, a partire dalle semplici figurazioni simboliche adatte all’infanzia exoterica dell’iniziato, si approfondiscono per i livelli successivi di capacità e di sensibilità, sino alla soglia della maturità iniziatica della vera maestranza. Non già una semplice maestranza, ma quella del  Magister vitae, il “Maestro di vita” che offre sé stesso per il Bene comune: ecco il vero iniziato.

La Libera Muratoria cela nei precetti dell’Ars Muratoria l’anello di congiunzione tra i percorsi che distinguono i diversi livelli dei postulanti. Queste distinzioni nascono dalla “libera scelta” a cui è sottoposta la Regola iniziatica.

L’iniziato-massone che abbia un alto concetto di sé, si riterrà soddisfatto del percorso simbolico e, risparmiandosi faticose trasformazioni interiori, si farà massone pur restando ciò che già era prima del suo ingresso in Massoneria. In tal caso, potrà profondersi nei temi cari all’Istituzione exoterica quali la solidarietà, la morale storico-sociale e l’esaltazione dei Diritti umani, senza approfondire gli aspetti esoterici del simbolismo massonico.

Per chi tende, invece, ad una realizzazione più profonda rispetto a quella contrassegnata da sciarpe e decorazioni, i “Passi dell’Opera” sono velati nei significati alchemici dei colori massonici.

Il massone che vuole travalicare il proprio versante simbolico e virtuale, dovrà riconoscere le fasi dell’Opera iniziatica sottintese nelle fasi di trasmutazione indicate in: Massoneria Azzurra, Rossa, Nerae Massoneria Bianca.

Dal disegno dei misteri minori al piano dei misteri maggiori si debbono attraversare 3 “Passi” iniziatici velati nei significati esoterici di:

Ars Muratoria. Elemento Acqua (piano della ragione emotiva):

Opera edificante e vivificante della personalità fisica, i cui fondamenti morali sono sommariamente condivisi con quelli del percorso simbolico.

Ars Regia. Elemento Aria (piano della ragione super-razionale e dell’intelletto).

Opera in cui verrà annichilito e “putrefatto” ogni principio di egocentrismo materialista ristabilendo il potere della mente nell’atto di volontà iniziatica.

Ars Pontificia. Elemento Fuoco (piano ascetico della comprensione intuitiva).

Opera di sublimazione della sostanza mentale della personalità fisica (sub-stanziam materiale) nell’unione con l’essenza metafisica che accomuna gli intenti materiali e spirituali dell’iniziato. Questa è l’opera del pontifex, il costruttore di ponti coscienziali che, ponendosi tra il proprio “cielo e terra” interiori, li unisce in un solo dominio.

L’iniziato fonde in sé i 5 regni di natura (minerale-vegetale-animale-uomo e spirituale) diventando lui stesso un primo unico Regno nel quale l’uomo-animale si confonde con l’uomo-spirituale attraverso l’uomo-psichico, tornando, così, a costituire un’unica anima.

Quali sono gli obbiettivi della Massoneria?

L’obbiettivo ultimo della Massoneria è la conoscenza dell’uomo. Cercando la realtà nella sua storia, nei difetti della sua indole, nei pregi dei suoi pensieri e nei veri moventi delle sue azioni. Capirne, così, le cause e le sue origini, i motivi della sua emancipazione esteriore ed i mezzi per il suo perfezionamento interiore.

Inoltre, affinare ogni strumento che possa edificare una Catena fraterna iniziatica e perciò universale.

Chi può far parte della  Massoneria?

La Massoneria è aperta a Uomini e Donne che possono accedere sia alla sua parte exoterica che a quella iniziatica. La distinzione avverrà per le qualità che sapranno dimostrare, dalla volontà nel perseverare sul proprio cammino e dalla qualità del lavoro che sapranno e vorranno operare su sé stessi.

L’aspirante deve dimostrare una predisposizione verso il bello ed il giusto. Oltre ad un buon grado di tolleranza verso chi, o cosa, gli appaia diverso anche dai propri presupposti. La tolleranza massonica si esprime pure, nell’accettare come fratello e sorella ogni rappresentante di razza, ceto o religione o anche chi non aderisce a nessuno dei culti esteriori. In ogni caso l’aspirante deve essere prima riconosciuto dai propri pari come persona libera da pregiudizi, cosciente e rispettosa dei propri doveri. Desiderosa di conoscersi per migliorarsi, accogliendo di buon grado le finalità morali ed iniziatiche della Massoneria.

Il versante simbolico della Massoneria è l’ombra exoterica di una realtà iniziatica. Per accedere in quest’ultima non è più sufficiente una domanda o un grado d’anzianità, ma è necessario esservi riconosciuti. Un riconoscimento che avviene inavvertitamente, e solo a seguito della felice conclusione di un primo lavoro di trasmutazione interiore. Perché, solo questa metamorfosi potrà riconfermare l’iniziazione simbolica conferita al candidato.

Gli insegnamenti sono velati in antiche rappresentazioni simboliche ed exoteriche, perciò la loro trasmissione si avvale dell’indagine esoterica, accentuata dalla predisposizione del candidato all’intuizione e dallo sviluppo delle sue capacità dinamiche mentali. Questo permette di vedere ciò che non appare agli occhi di chi percepisce esteriormente la propria vita.

la Massoneria è un’associazione segreta ?

La Massoneria, come Istituzione illuminista, ha combattuto tenacemente la sovranità assolutista monarchica e teocratica attirandosi, così, le loro ire e rancori.

Opporsi con forza alla dittatura di quelle sovranità fu dapprincipio opera assai rischiosa. Così, pensando ai moti rivoluzionari di Francia e d’America come ai moti carbonari del Risorgimento italiano, è comprensibile come i cospiratori, patrioti che rischiavano ad ogni istante la vita, tenessero più che in segreto la propria appartenenza agli ideali liberali e repubblicani. In loro ricordo, la tradizione del “segreto d’appartenenza” rimase a lungo, per onorare la memoria dei martiri massoni che sacrificarono la vita per gli ideali, la cui massima espressione restano il diritto all’emancipazione ed all’autodeterminazione.

Ma da tempo, a scanso di calunniosi equivoci  e provocazioni, si può escludere che in Massoneria possa essere rimasto il retaggio dell’antica associazione segreta.

Come avviene per ogn’altro tipo di libera associazione, anche ogni sede massonica è comunicata all’autorità civile. Nonostante ciò, è ancora diffuso il gioco della controinformazione. Si vuole confondere una opinione pubblica spesso indolente e pedissequa, equivocando sul concetto di segretezza iniziatica (la cui inaccessibilità è garantita dalle sue intrinseche difficoltà a raggiungere i piani spirituali dell’iniziazione) frammischiandola con il  principio riservatezza individuale (ch’è garantita per legge) e tentando di coniugarli con l’immagine di segretezza deviata quale sinonimo di cospirazione.

E si tenta ancora, a decenni di distanza, di coinvolgere l’opinione pubblica nei ricordi di squallidi eventi di politica-squillo che hanno visto coinvolti, assieme al “piccolo ragioniere di Arezzo”, una nutrita schiera di “servitori dello Stato e servitori della Chiesa” che curavano i propri interessi in collusione, forse talvolta inconsapevole, con frange mafiose. Ma la sensazione che risalta da tutti questi tentativi denigratori, è quella di chi grida allo scandalo in casa altrui per coprire le indecenze di casa propria.

La Massoneria può essere considerata una religione?

Nella Massoneria simbolica e nei Riti superiori, si ripercorrono temi approfonditi dalle maggiori  tradizioni esoteriche, mistiche e cavalleresche. Inoltre, il catechismo massonico afferma di propugnare la virtù e di scavare profonde prigioni al vizio.

Dunque, tutto pare ricondursi alla composizione di un aspetto ideale: morale, etico ma non religioso. In più, l’impegno dimostrato nel propugnare la socializzazione dei Diritti umani non fa che rafforzare l’idea di un consesso laico e liberale, certamente immune da ogni forma di fideismo. Resta il fatto, però, che nel suo versante iniziatico la Massoneria riconosce la gnosi, ha istituito lo strumento della sacralizzazione, sostiene di perseguire l’illuminazione interiore, formula ogni suo giuramento sulla Bibbia, in una cerimonia viene rappresenta la resurrezione spirituale del Maestro, si parla di progresso spirituale dell’umanità e pronuncia ogni sua azione alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Anche non andando oltre tanto basta per rilevare che, osservato da questa angolatura, il divario tra religione e Massoneria sembra restringersi ed è forse questa la causa del malcelato risentimento della Chiesa cattolica romana. Comunque sia, l’argomento sollecita un rapido approfondimento.

Religio-onis (dal latino religere: legare) significa raccogliere gli uomini attorno ad uno stesso ideale. In tema di religione, però, si tratta di stabilire se si parli di fede incondizionata o di verità, perché, i due termini sovente non si sovrappongono. Nel trattato di Augusta (1555), ad esempio, viene affermato che: cuius regio eius religio (la religione di un paese sarà quella di chi lo governa). Questo induce ad un atteggiamento di naturale cautela nei confronti di quanti pretendono di addurre assolute certezze nel contesto di verità incondizionate ed indiscutibili.

 Anche la Massoneria raccoglie Uomini e Donne attorno ad un ideale: quello di una Comunione fraterna edificata sulla verità, sull’amore altruistico, sulla libertà di pensiero e sulla tolleranza verso il dissimile. Elementi, questi, che pur contenendo un’evidente carica di universalità non sono, però, da mettere in relazione con il comune sentimento religioso. D’altra parte, l’emotività religiosa appartiene a coloro che più che credere hanno bisogno di credere. Allora, la ricerca del consolamentum scaturisce da un sentimento che comunemente viene professato da una fede autolimitante, perché circoscritta ad un culto particolare. Bisogna ricordare che nella storia della devozione, questa si è trasformata spesso da tesi ad antitesi di se stessa. Capace di postulare l’amore e d’esprimere, al contempo, disprezzo per gli uomini ed odio per i dissimili. Perciò, paragonando l’atteggiamento super partes dell’ideale massonico ai confini tratteggiati dai credo popolari, si può escludere che la Massoneria contenga una qualche connotazione che possa ritenersi in analogia, in antitesi od in opposizione con il comune senso religioso. Ma, cadendo le barriere psicologiche dei nazionalismi, si vedrebbe annullata la settorialità delle religioni cosicché, l’universalismo misteriosofico e quello mistico potrebbero ritrovare proprio nell’uomo il loro naturale anello di congiunzione.

La Massoneria indirizza gli adepti d’ogni livello, grado e taratura iniziatica verso una coerente pratica della virtù. Afferma l’esistenza di un Ente Supremo-UNO, da cui tutto proviene e a cui tutto torna, la cui esistenza, però, non deve essere articolo di fede, ma un’attestazione a cui giungere prima per le vie del cuore e poi per quelle dell’intelletto. E se le religioni sono “un insieme eterogeneo di regole e di culti istituiti ed osservati dagli uomini per propiziarsi il favore e la benevolenza della Divinità”, la Massoneria ne ammette la coesistenza: purché queste siano contenute nella debita forma, ovvero, che il sentimento individuale non vada a ledere le altrui sensibilità. Ed è per evitare qualsiasi tipo di faziosità religiosa che la Massoneria ha inteso chiamare il Principio Creatore: il Grande Architetto dell’Universo senza, però, destinargli  alcun culto esteriore. Ma è innegabile che al di là di qualsiasi nome, ogni iniziato è spinto, pur mantenendo la propria individualità, alla ricerca del Principio Creatore nella frazione di sé che condivide con il Tutto vivente.

Il massone ricerca Dio attraverso la conoscenza di sé essendo “solo un veicolo transeunte, senza importanza particolare, ma di sconfinato valore per quello che di Dio ha in sé[1][1]. Questo è il fondamento spirituale che traspare con più evidenza dall’insegnamento massonico.

 quali sono le cause di tanta ostilità che nutre la Chiesa di Roma nei confronti della Massoneria e che  non trova eguali in altre fedi?

La Massoneria può suscitare ostilità in una professione di fede che non riconosce all’individuo nessuna prerogativa spirituale propria. Ed anche se molti religiosi, pure illustri, si siano seduti su seggi massonici, l’apice delle gerarchie romane è sempre stato ostile nei confronti di ogni laico che non interponga intermediari tra sé stesso e Dio. Il vero iniziato usa il proprio libero arbitrio ed anche nella sua imperfezione tende al vero, al bello e al giusto. Opera alla luce di una piena libertà di coscienza e delega solo a se stesso, alla sua volontà e capacità, il proprio progresso interiore. E’ questo il nocciolo del sacrilegio massonico: l’aver resa superflua l’intermediazione di un uomo nella spiritualità di un altro uomo.

Non va dimenticato che la Chiesa di Roma, e non quella di altre fedi, ritiene colpevole la Massoneria di aver leso la sua maestà per aver combattuto, e vinto, la sua sovranità sui propri “sudditi”. Con l’eccezione dell’Italia: unico stato laico dove la Chiesa di Roma può ancora permettersi d’influenzarne le scelte politiche per assecondare i propri criteri religiosi.

Le Logge massoniche commettono atti sacrileghi?

Questo è stato per lungo tempo l’anatema lanciato dai detrattori della Massoneria che si basano sul noto luogo comune, che il diverso è sempre “pericoloso o cattivo”.

Si vuole biasimare che all’apertura e alla chiusura dei lavori in Loggia viene sempre aperta e poi chiusa una Bibbia, a rappresentare ogni Libro sacro scritto dagli uomini. Così, come i giuramenti massonici che vengono anch’essi prestati su di una Bibbia sempre a rappresentanza di ogni Libro sacro agli uomini. Ed all’inizio come al termine d’ogni attività rituale o amministrativa è detto o scritto, che quanto è stato fatto è posto ad onore e gloria del Grande Architetto dell’Universo. Ma anche fuori della Massoneria s’invoca la sacralità del Principio creativo e un Libro sacro viene aperto nelle più diverse occasioni pubbliche e sociali, per sottolineare la sacralità del luogo e del momento. Ma l’antinomia tra Chiesa e Massoneria non è insorta certo a causa di un tale “sacrilegio”. Più verosimilmente, il dissidio profondo che separa le due Istituzioni è da ricercare in certe similitudini che le oppongono, nel sostenere ognuna i significati del proprio carisma etico e spirituale. Il massone-Iniziato, per la Chiesa, ha il torto di trattare con piena autonomia i simboli ed usare strumenti teurgici e cerimoniali; di liberalizzare certi insegnamenti e di usare certe parole o segni distintivi come fossero propri e senza seguire le direttive dell’autorità ecclesiale.

Sembrano, allora, irrisolvibili le cause d’antinomia tra le due Istituzioni anche se, paradossalmente, ai comuni livelli di entrambe, dove maggiore s’accende lo scontro, la compiutezza del carisma iniziatico e della teurgia cerimoniale resta misconosciuta. Ma in deroga a questa regola, oggi come nel passato adepti di entrambi i fronti, per amore della verità e degli ideali dello spirito, assumono tra loro atteggiamenti concilianti. Sono coloro che intendono le geometrie che uniscono mente a spirito, interpretate con messaggi ri-velati (velati due volte) nei cerimoniali e nei segni distintivi. Ed è naturale che le conciliazioni tra i diversi lembi di una stessa realtà iniziatica e spirituale, anche se svolte prudentemente, sapute ma non viste, vengono intese. Ciò crea ulteriori motivi di astio e gelosia in chi non è ancora adombrato da una ferma luce iniziatica, e barcolla nella penombra di se stesso e delle proprie idee.

La Massoneria può essere considerata alla stregua di un partito politico?

La Massoneria non ha interesse in nessun potere politico particolare, se non quello di difendere da un potere estraneo i propri principi ed i propri intimi convincimenti. La Massoneria è un’Istituzione mondiale ed i massoni, per la facoltà di autodeterminazione che li contraddistingue, sono presenti in ogni schieramento politico e religioso, anche in posizioni di vertice. La distesa presenza di fratelli in coalizioni anche notevolmente diverse non evidenzia, però, tra loro alcun atteggiamento velleitario, perché, come è stato detto, il principio fondamentale del massone è quello della Fratellanza. La solidarietà fraterna ingenera tra massoni il principio di desistenza,che sfocia da un atteggiamento di riconoscimento reciproco non-velleitario. Resta comunque il fatto che il principio di fratellanza posto accanto all’obbedienza per la propria Istituzione, si frappone tra il massone ed una vera e propria militanza politica o religiosa.

Che cos’è la “Via Maestra”?

Una strada maestra è un strada che ammaestra, cioè, un cammino d’esperienze e di conoscenze. E questo può essere interpretato in vari livelli.

Un contadino che aspirava a diventare “uomo d’arme”, lasciva i campi (l’essere profano) e bussava al castello del signore, chiedendo d’essere accettato per intraprendere l’addestramento alle armi.  Un altro che voleva farsi religioso, bussava alla porta del chiostro, chiedendo d’essere accettato come postulante. Chi si sentiva versato per l’arte cercava l’artista e domandava di diventare apprendista. Chi voleva cucire andava dal sarto e chi amava cucinare chiedeva al cuoco migliore che conosceva. Poi, tutti volevano crescere e migliorasi, ognuno nella propria arte, mestiere e professione.

Oggi le cose non sono affatto cambiate. Il metodo della “trasmissione” o del “bocca orecchio” , non solo sono ancora necessari ma, come nel passato, l’affidarsi alle cure di un “Fratello Esperto e Terribile” è ancora una garanzia di successo.

Non basta collezionare un po’ di libri (commerciali) e dedicarvi un po’ di tempo per diventare “esoteristi”, tutt’al più si esercita la propria curiosità. Come l’uomo d’arme, il religioso, l’artista, il sarto e il cuoco hanno bisogno di ammaestramenti di qualità per diventare ciò che desiderano, anche l’iniziando deve seguire la stessa procedura. Farsi riconoscere, accettare e ammaestrare da un vero ordinamento iniziatico, da un maestro esperto, o da un iniziato avanzato,  capaci di far metabolizzare dei principi  d’ordine superiore ad una struttura mentale comune, fino a renderla straordinaria.

Ma ammesso che si trovi la “porta giusta” (ed io credo sia questa scelta la vera prova dell’Aspirante), e dopo un buon ammaestramento, bisogna lasciare la “sicurezza della teoria” per inoltrarsi nell’“incertezza della pratica”.

Il ché significa lasciare il mantello protettivo di chi ci ha accolti e accresciuti, e passare alla prova dei fatti.

Entrare in una strada maestra significa, con una metafora, lasciare le mura del  castello per intraprendere la ricerca del Santo Graal.

Di norma pochi “cavalieri” scelgono di percorrere questa via, alla ricerca della sacralità dimenticata. Molti, nonostante “spada e speroni” , preferiscono bivaccare nelle osterie dei trivi, tra fumi di vino e gioco di dadi, dimenticando lo scopo del Giuramento fatto alla “cavalleria iniziatica”.


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GIA’ CHIRAC DICEVA DELLA MASSONERIA:

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Già Chirac diceva della Massoneria: «Rendo omaggio al vostro ruolo e alla vostra eredità»


Si è, e giustamente, sottolineato questo curioso particolare, e cioè che il giorno prima della “notte della democrazia”, il sequestro (illegittimo?) delle liste dei massoni di Calabria e Sicilia da parte della Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, il presidente francese Hollande testimoniava ancora una volta il suo rispetto per la storia, gli ideali e la tradizione della Massoneria. Ma Hollande, che anni fa si recò anche in Gran Loggia, non è l’unico presidente francese che ha reso omaggio ai fratelli. Prima di lui già Chirac, in uno storico discorso, in presenza di delegazioni massoniche di tutta Europa, che è importante riportare qui.

«Gran Maestri, Signore e Signori,
sono felice di ricevere oggi, gli esponenti di una tradizione filosofica che rappresenta una parte importante in Francia e nel mondo per l’elaborazione e la diffusione degli ideali repubblicani.
Ci sono piccolo storie che contribuiscono a forgiare la storia, eventi che fanno progredire la causa della libertà. La creazione, nel 1728, della prima Loggia francese è uno di questi.
Avete scelto di festeggiare insieme questo fatto e avete voluto associare le Massonerie straniere: a tutte e a tutti vi do il più caloroso benvenuto.
Ricevendovi oggi, desidero rendere omaggio al ruolo civico delle vostre società di pensiero. Ruolo attivo di difesa e di affermazione dei principi repubblicani, un ruolo di vigilanza e di riflessione.
Questo anniversario e anche la vostra occasione di esprimere il concetto giusto di quello che è la Massoneria, al di là dei clichés e delle opinioni.
Avete inserito il vostro impegno nell’eredità dell’Illuminismo. Illuminismo della ragione, della tolleranza e della solidarietà umana, della libertà: la libertà assoluta di coscienza, la libertà del dubbio, perché il dubbio è il motore del progresso. Una libertà che riassume bene il trittico: “provocare ma non imporre, suggerire senza proclamare, interrogare piuttosto che rispondere”. In breve, la vera libertà del uomo che è riuscito ad affrancarsi tanto dalle passioni come dalle costrizioni sociali.
Alain Bauer (Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, ndr), del quale plaudo l’iniziativa che ci riunisce in questo giorno, ha evocato la nascita della Massoneria in Francia all’alba del XVIII secolo con questa bella formula: “È il popolo dell’Enciclopedia che cerca di diventare il popolo dell’Illuminismo”. Nato tra gli spasmi delle guerre civili e religiose inglesi, l’ideale massonico, quello di Isaac Newton, sognava di sostituire ai dogmatismi il dibattito sul progresso scientifico, di allentare la stretta, di spaccare la rigidità, per instaurare uno spazio di libertà, fuori dai tabù e dagli indici dell’epoca.
La Massoneria può attribuirsi con fierezza questa storia e queste convinzioni. Esse sono il fondamento del suo impegno. Esse permeano le sue tradizioni. Sono passati tre secoli e voi custodite tutto questo affinché i vostri lavori continuino a compiersi nella libertà, nel rifiuto di certezze, con un respiro internazionale, cercando sempre la serenità indispensabile su cui deve essere portata la riflessione, lontano dalle agitazioni del mondo.
La Massoneria ha pagato caramente la sua fedeltà alle tradizioni, il suo impegno al servizio dell’uomo, venendo perseguitata da tutti i totalitarismi.
Le nere ore dell’occupazione e del collaborazionismo l’hanno dolorosamente marcata. Nell’agosto 1940, una legislazione anti-massonica fu promulgata. Le Obbedienze furono sciolte, i loro locali occupati, i loro templi devastati, i loro archivi distrutti, le loro collezioni trafugate. I Massoni sono stati denunciati, i loro nomi dati all’occupante nazista. Molti fra di loro furono deportati e trovarono la morte nei campi di concentramento. Mai nella sua storia, la Massoneria francese, che si era sempre sviluppata nel più grande rispetto delle istituzioni e delle leggi, aveva dovuto subire un tale scatenamento di violenza e di odio.
Questo accanimento non può che essere spiegato con l’indefettibile attaccamento dei Massoni alla Repubblica. Hanno aiutato la Repubblica a nascere, diffondendo le idee della ragione e del progresso. L’hanno vegliata nei momenti in cui era fragile o aggredita. L’hanno nutrita di quanto le occorreva e dei loro pensieri. Sono stati sempre in prima fila per difenderla.
Durante i secoli XVIII e il XIX furono tra tutti i naturali combattenti contro l’autoritarismo. Sin dalle origini nelle taverne, contribuirono a diffondere i valori che furono quelli della Rivoluzione Francese che proclamò la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Nel grande slancio del 1848, militarono per le libertà politiche e sindacali, per la libertà di stampa, per la libertà di associazione, per l’abolizione della schiavitù.
Dopo aver contribuito a far nascere la Terza Repubblica, sono stati numerosi ad impegnarsi nella Lega dei Diritti dell’Uomo, per il trionfo dell’innocenza del Capitano Dreyfus. Qualche anno prima, avevano preparato, in larga parte, e ardentemente sostenuto la legge del 1882, legge capitale per la Repubblica, che istituiva l’insegnamento primario obbligatorio, laico e gratuito. Con la stessa fermezza, lo stesso entusiasmo, hanno appoggiato la legge del 1901, che garantiva la libertà d’associazione, e poi quella del 1905, che separa le chiese dallo Stato.
La lotta per la laicità deve molto al loro impegno. È una battaglia d’ogni momento che resta ancora d’attualità. La battaglia per la tolleranza e per una fratellanza fondata sul rispetto altrui che non discrimina le diversità, né le origini, né le credenze religiose.
Nel corso del tempo, con l’affermazione della Repubblica e dei valori universali che difende, la Massoneria francese ha saputo attirare donne e uomini impegnati nella vita sociale e che rappresentano la Francia in tutte le sue componenti.
Non c’è grande questione sociale relativa alla condizione umana che i Massoni non abbiano affrontato. Recentemente, in forma individuale o collettiva, sono intervenuti nei dibattiti sul ruolo delle donne nella nostra vita pubblica, sulla bioetica, sull’accoglienza e l’inserimento degli handicappati, sul futuro della scuola, sulla costruzione dell’Europa, sullo sviluppo sostenibile, sulla globalizzazione, sulle diversità culturali ed anche sulla questione dell’impatto demografico e l’adattamento necessario della società francese e delle sue strutture.
Dato che i Massoni hanno a cuore soprattutto l’umanità, si trovano in prima linea nella lotta contro il razzismo, l’antisemitismo, e la xenofobia, contro le discriminazioni e contro la violenza. Per voi non esiste progresso individuale o collettivo, non esiste una vera convivenza se non si è affrancati dalle passioni e dagli interessi particolari, affrancati dai comunitarismi e dagli integralismi, affrancati dall’ignoranza e dagli antagonismi che questa genera.
Signore e Signori, state vivendo questo anniversario che ci riunisce come un rinnovato impegno per l’avvenire, per altro progredire, per altre libertà.
Adesso, voglio rendere onore al vostro impegno che gioca un ruolo essenziale nel radicamento dell’ideale repubblicano in Francia. Ricevendo tutti voi, desidero testimoniarvi il rispetto della Nazione per ciò che siete e ciò che fate».

Francia, GOdF: Hollande in visita al Museo della Massoneria Top News

27 February 2017

François Hollande
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IL CANTO DEI CIGNI

IL CANTO DEI CIGNI

DI PLATONE

E, come pare, nell’arte divinatoria io vi sembro essere più incapace dei cigni, che quando si accorgono che bisogna che essi muoiano, pur cantando anche nel tempo di prima, allora proprio cantano moltissimo e benissimo, essendo contenti perché stanno per andarsene presso il dio del quale sono ministri. Gli uomini invece per la propria paura della morte anche sui cigni mentono, e dicono che essi lamentando la morte cantano per dolore, e non tengono presente che nessun uccello canta quando ha fame o ha freddo o soffre qualche altro dolore, né l’usignolo stesso e la rondine e l’upupa, uccelli che appunto dicono cantare lamentandosi per dolore. Ma né questi uccelli mi sembrano cantare soffrendo né i cigni, ma, credo, in quanto sono sacri ad Apollo, sono profetici e prevedendo le cose buone che stanno nell’Ade cantano e si rallegrano in quel giorno più intensamente che nel tempo di prima. E io penso di essere anche io compagno di servitù dei cigni e sacro allo stesso dio, e di avere non meno di quelli la capacità divinatoria da parte del padrone, e di non allontanarmi dalla vita più tristemente di loro.

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