PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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PINOCCHIO MASONE

Pinocchio massone
Tratto dal libro “Pinocchio in arte mago”

La massoneria viene ritenuta una scuola d’iniziazione, in stretto legame con la parte più intima dell’essere umano e di coloro i quali vogliono comprendere il significato della vita.
Del segreto della massoneria rimane traccia soprattutto nell’ermetismo e nell’esoterismo conosciuto in Francia nel XVIII secolo, che si basa sull’idea di trasformazione spirituale assimilata alla trasmutazione di metalli.
Le corporazioni rappresentavano un punto d’incontro in cui erano trasmessi ideali profondi e spesso non comunicabili all’esterno. Per questo motivo, la corporazione muratoria, base della massoneria, consentì un fiorire di strutture nelle quali spesso erano introdotti simbolo ed emblemi rappresentativi della cultura di quel periodo. In tutta Europa, ebbero particolare rilievo queste congregazioni, che sotto differenti nomi, si riunivano in segreto per discutere di simboli, arte e architettura. Il simbolismo contenuto in queste varie discipline era parte integrante anche dell’opera dei Maestri Muratori, che traduceva i valori numerologici, astrologici, filosofici nelle opere architettoniche.
Si deve al lavoro di questi Maestri la bellezza e la varietà artistica presente soprattutto nell’arte gotica, ove ogni formella rappresenta un simbolismo ermetico, profondo e rappresentativo di ogni singolo concetto dell’esistenza.
I Maestri furono, di conseguenza, guidati da quest’istinto geometrico, considerato come la chimica della storia o l’elemento archetipale del Paradiso.

La parola, nell’arte, è soggetta a metriche esatte, misurate attraverso alcuni strumenti, come per esempio il compasso, la squadra, l’archipendolo, attrezzi divenuti, poi, simboli esoterici legati alla massoneria operativa.
I membri delle logge effettuavano cicli di discussione su temi di natura esoterica, e ogni loggia aveva i suoi riti di riconoscimento su come camminare, stringersi le mani, posizionare le mani sul corpo. Vi erano anche vestiti particolari, raccomandati per accrescere le conoscenze individuali.
Quando un massone si presentava presso logge straniere doveva farsi riconoscere bussando tre volte, rispondere correttamente a tre domande, e solo dopo di ciò, il cancello si sarebbe aperto. Questo rituale, viene descritto anche nella storia di Pinocchio, quando egli si trova all’osteria del Gambero rosso e sta sognando la moltiplicazione delle monete che, per consiglio del Gatto e della Volpe, ha intenzione di seminare la mattina seguente.
Mentre egli sta sognando “si trovò svegliato all’improvviso da tre violentissimi colpi dati nella porta della camera” alla mezzanotte. Questi tre colpi  richiamano la ritualistica appena citata, ma anche la cosiddetta triplice “batteria” (una sorta di battimano) dell’Apprendista, nel Rito Scozzese e Francese, dal momento che Pinocchio si sta preparando alla “morte iniziatica”, che avverrà, quando sarà impiccato alla grande Quercia.
Appena entrati nella loggia, i massoni dovevano sostenere un esame di geometria, che corrispondeva ad una sorta d’iniziazione. Bisognava disegnare le radici simboliche su una pietra preparata, spandere queste o potenziarle, e inserirvi all’interno il proprio marchio distintivo. Se l’adepto superava l’esame veniva accettato nella nuova loggia.

Prima del suo avanzamento, lo studioso doveva effettuare almeno tre viaggi e differenti lavori. In termini di tradizione massonica, ciò significava realizzare tre lavori di ricerca esoterica, prima di procedere e divenire Maestro.
I tre viaggio rappresentavano i tre esami attraverso i quali il novizio doveva passare, superando la paura della morte, dell’Acqua, del Fuoco e dell’Aria, dominando questi elementi, ed essere pronto per accettare la luce.
I lavori delle logge erano tenuti segreti, per cui poco si sa sulle esatte attività di ognuna di queste e della portata dei loto intendimenti.
Queste tre prove risultano anche nella storia collodiana, infatti, diverse volte Pinocchio deve affrontare il pericolo dell’Acqua, per esempio, quando sta fuggendo dai carabinieri, dopo essere stato incolpato di aver ferito alla testa il suo compagno di scuola. Egli, dopo aver salvato dall’annegamento il mastino che lo perseguitava, si trova a nuotare verso una grotta ove incontrerà il Pescatore verde. Pinocchio è attratto da quella meta, in quanto gli pare di scorgere il Fuoco.
Inoltre, proprio verso la fine del racconto, il burattino, viene inghiottito dal Pescecane e dovrà, poi, fare un’enorme traversata, insieme ala babbo.
Il Fuoco agisce quasi all’inizio della storia, bruciando i piedi di Pinocchio, quando questi li appoggia sul caldano.
Questo elemento è ancora presente nella figura minacciosa di Mangiafuoco e nel fuoco stesso che il burattino sta preparando, dove Pinocchio e Arlecchino rischiano di essere buttati.
Il fuoco viene appiccato dagli assassini, che vogliono impadronirsi delle monete d’oro di Pinocchio, il quale rischia ancora di bruciare.

Ed infine, egli è ad un passo dall’essere buttato dentro il fuoco, dal Pescatore verde, che lo vuole friggere come un pesce.
L’Aria è presente nel volo del pulcino, quando Pinocchio rompe il guscio all’uovo, spinto dall’enorme appetito. Questo elemento, lo troviamo, poi, in tutti i volatili presenti nella fiaba: il Pappagallo, la Civetta, il Corvo, il Falco. Inoltre, il Colombo è proprio l’animale che porta Pinocchio in alto nel cielo, massimo raggiungimento di obiettivi, legato all’Aria che, in più, sta solcando il mare, in stretto collegamento con l’elemento Acqua.
Vi sono, poi, tutta una serie di rituali e comportamenti legati alla massoneria, che ritroviamo durante la storia. Tra gli altri, occorre ricordare gli strumenti che usa il falegname per costruire il burattino e il fatto che gli stessi Falegnami appartenessero ad una Corporazione, collegata ai Maestri Muratori Massoni.
Proseguendo è interessante notare che Pinocchio procede solamente su piani orizzontali, con un cammino ravvisabile in quello dell’Apprendista o Compagno, mentre solo una volta sale volontariamente su un albero (piano verticale), quando fugge dagli assassini, attuando un cammino tipico del Maestro, che si muove, al contrario dell’Apprendista, nello spazio.
La stessa Isola delle Api operose, potrebbe essere ravvisata nel Tempio di Hiram, leggendario architetto di re Salomone, il cui simbolismo ha pervaso tutto l’Ordine iniziatico massonico. Infatti, la tradizione vuole che nel Tempio suddetto, siano presenti duecento melagrane, divise in due ordini, attorno a ciascun capitello, in tutto, quattrocento. Non a caso i panini preparati dalla Fata sono proprio di questo numero. Anche le duecento tazze di caffè e latte richiamano questo ordine numerico, ma anche un valore cromatico. Infatti, il caffè è nero, mentre il latte è bianco. Il nero e il bianco sono i colori del Tempio. Questi sono ravvisabili nel pavimento a forma di scacchiera, che indica l’eterna conflittualità tra bene e male, ma anche la necessaria complementarità e fusione, affinché queste due forze antagoniste, lavorino positivamente per erigere templi alla virtù.

Il bacio che la Fata dà in sogno a Pinocchio, la notte prima della sua trasformazione in ragazzo, appare in linea al bacio massonico, che è sempre uno solo, ed è legato a molte forme di iniziazione, non esclusa quella Templare (il famoso bacio in ore). Indica un messaggio orale, che ha lo stesso valore del soffio vitale e della parola trasformatrice, così come avviene la mattina seguente, per Pinocchio.
Andare “in sonno” è un altro gergo massonico, che significa ritirarsi per un certo periodo dall’Ordine, a causa di impedimenti di varia natura, ma continuare a credere, e soprattutto proseguire un comportamento in linea ai dettami della Confraternita. Anche Pinocchio va “in sonno” diverse volte. Intanto, quando gli si bruciano i piedi e quindi viene eliminata la possibilità di movimento. Poi, ancora, all’osteria del Gambero rosso, poco prima di un passaggio iniziatici (morte simbolica), quando viene impiccato.
Un altro sonno significativo avviene quando sta per essere trasmutato in ragazzo, proprio la note precedente.
Anche il concetto di morte evoca il messaggio legato all’iniziazione massonica, ove muore il profano e nasce l’iniziato. Per questo, appare decisamente essenziale l’impiccagione, attraverso la quale Pinocchio sale di stato, morendo da un certo punto di vista; ma, dopo la purificazione (purga), rinasce come iniziato, con tutta la serie di prove che, poi, dovrà affrontare. 
Osserviamo, tra l’altro il fatto che, nella storia di Pinocchio, si fa spesso riferimento ad Ordini settari, per esempio, vengono citati gli Assassini, che erano, appunto, un’antica setta.
La setta degli Assassini di Djebel Ansarieh, si trovava nella contea di Tripoli. Si afferma che, attraverso il contatto con questa famosa setta, l’equivalente islamico dei Templari, essi strinsero legami precisi con il mondo mussulmano.
La struttura dei due ordini era uguale, e identici erano i gradi, per cui è ritenuto di vedere in essi un elemento di unità che può avere favorito lo scambio, anche iniziatico-esoterico, tra le due culture che essi rappresentavano 
(…)

Proseguendo su questa analisi, possiamo osservare l’incontro di Pinocchio con gli altri burattini, che lo definiscono fratello, gergo massonico per definire gli appartenenti alla stessa loggia. Quando il burattino giunge nel teatro viene accolto con clamore. “E’ il nostro fratello Pinocchio”, “vieni a buttarti tra le braccia dei tuoi fratelli di legno!”
E’ impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni al collo, i pizzicotti di amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza che Pinocchio ricevè…” rituale significativo della Confraternita massonica.
Questa congregazione di burattini è capitanata dal temibile Mangiafuoco, minaccioso ed oscuro, ma dal cuore umano e compassionevole, così come ogni buon Maestro, che si prende cura dell’Apprendista. Infatti, prima lo minaccia, affinché Pinocchio possa comprendere l’errore fatto, ma poi, commosso, gli ridona la possibilità di continuare il suo percorso, regalandogli le cinque monete, che il burattino aveva sperperato incautamente.
Proseguiamo, quindi, con altri simbolismo che riguardano la ritualistica massonica e che collegano alla storia di Pinocchio.
Uno di questi, appare proprio all’inizio della storia, ed è uno dei pochi strumenti del lavoro di falegnameria, che viene citato nel libro, ovvero l’ascia. Infatti, testualmente è scritto: “detto fatto, prese (maestro Ciliegia) subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e digrossarlo”.
Questa frase evoca il cammino alchemico di cui si è trattato precedentemente, che è affine a quello massonico, ovvero lo sgrezzamento della materia, affinché questa divenga levigata. Come dicevamo, uno dei pochi attrezzi di cui si descrive, sia un questo capitolo, che successivamente, è appunto l’ascia.

Il culto di questo arnese risale all’epoca preistorica ed era in connessione con il fulmine, a sua volta collegato a Zeus. Si possono riscontrare similitudini anche coi raggi solari e, per questo molti simboli di questa natura, come il cavallo, la ruota, la svastica, erano in analogia all’ascia.
Questo simbolismo percorse la cultura celtica e romana, dove la formula sub ascia, incisa sulle tombe, le rendeva sacre e, quindi inviolabili.
Si tratta di uno dei simboli, non solo massonico, ma universale, tra i più antichi. Questo evoca l’operato del Maestro tagliatore, che lavorava per costruire le antiche tombe, sulle quali doveva tracciare la sigla di un’ascia, altrimenti il compratore l’avrebbe restituita.
Un altro importante simbolo massonico è la Spada Fiammeggiante. Questa vibra da ogni parte per custodire la via dell’albero della vita (Genesi, III, 24). I Cherubini, secondo le Sacre Scritture, hanno, appunto, una spada di fuoco. La Spada Fiammeggiante massonica è una rappresentazione di quella dei guardiani angelici, ecco perché la una forma ondulata, ad evocare il fuoco. Questa è un’arma simbolica, la quale significa che, l’insubordinazione, il vizio ed il delitto devono essere respinti dai Templi. Troviamo un collegamento con questa arma e la frusta di Mangiafuoco, fatta di serpenti e code di volpe attorcigliate insieme. Anche la sua funzione è quella di mettere ordine nel teatrino-Tempio, non dimenticando la situazione di fratellanza tra i burattini. Una volta che l’ordine viene ristabilito, vi è il perdono, la salvezza e la gratificazione.
Un altro simbolo massonico è in relazione allo spoliazione dell’Apprendista dei metalli, e cioè questi deve consegnare tutto il denaro, in metallo e in carta, i gioielli e gli oggetti metallici, in quanto deve comprendere che tutto si paga, e non si può sperare di ricevere senza dare.
Questa spoliazione simboleggia anche l’abbandono dell’attaccamento alle idee preconcette, e il distacco da ogni passione, prima di entrare nella loggia. La stessa cosa avviene a Pinocchio, nel momento in cui semina le monete d’oro nella terra, per cui dovrà continuare il suo percorso, al di là dei beni materiali e delle abitudini. Solamente alla fine della cerimonia, i metalli vengono restituiti, così come accade al burattino, che, verso la fine del racconto dona i suoi quaranta soldi di rame e, una volta divenuto ragazzo, li riceve indietro, trasformati in monete d’oro. In questo modo, il suo patrimonio viene moltiplicato e diviene prezioso, come ilo metallo aureo.

Proseguendo l’analisi sugli emblemi massonici, troviamo “la benda”, che copre gli occhi dell’iniziando. Ciò significa che il profano non sa vedere e ascolta troppo spesso le parole del mondo, per cui, avendo bisogno di una guida, egli afferra consideratamente il primo che gli si presenta. Dal momento che l’iniziazione porta alla Luce, la benda verrà tolta proprio durante questo passaggio.
Il Gatto, compagno malfattore della Volpe, infatti, è cieco in tutte e due gli occhi. Per cui, anche se si sta trovando su un cammino iniziatico, col suo comportamento ha perso la possibilità di vedere la Luce, e la benda simbolica continuerà ad avvolgerlo sempre, facendolo rimanere nelle tenebre.
Inoltre, va considerato che la Volpe, a sua volta, è zoppa e ciò evoca un altro simbolo massonico legato a questo concetto. Infatti, il profano che sta per accedere all’iniziazione, deve avere gamba e ginocchio destro nudo e piede sinistro scalzo. La nudità del ginocchio vuole che, piegandolo, egli entri a diretto contatto con un terreno sacro, calpestato dal piede scalzo. Inoltre, i primi passi dell’iniziazione vanno eseguiti zoppicando, solo dopo di ciò il cammino può diventare regolare.
La Volpe, quindi, sta compiendo un eterno cammino zoppicante e, quindi, non ha la possibilità di accedere ad un altro livello di comprensione. La sua mente è limitata e oscurata dai bisogni materiali, per cui continuerà sempre ed inesorabilmente ad essere zoppa ed incapace di compiere una vera e propria iniziazione.
Molto diverso è lo zoppicare di Geppetto, che va dalla sua officina a quella dell’amico Maestro Ciliegia, e viceversa, proseguendo un suo percorso creativo e trasmettendo agli altri la sua Materia Prima, assumendo, così il ruolo di collegamento da un’azione all’altra.

Un simbolo pregnante del tempio massonico è la volta stellata, ovvero sul soffitto del tempio è dipinto il cielo, la notte e le stelle. Ciò rappresenta il cosmo, in tutte le religioni, e ha lo scopo di portare serenità di spirito e di stimolare, non tanto il sogno, bensì la meditazione. Per questo, la volta stellata dei Templi massonici è emblema di universalità e di trascendenza.
In Pinocchio, troviamo l’evocazione di ciò nel Campo dei Miracoli, o Campo della stella, più volte citato, ove si enuncia la possibilità di una trasformazione e, qui, il burattino perde i metalli (monete). Questo concetto, viene ribadito più volte, ma il punto saliente è quello finale, all’uscita dal Pescecane, ove il cielo, oltre che tema di meditazione, diviene guida verso la meta.
(…)
Proseguendo in questo viaggio simbolico, passiamo ad analizzare un altro momento della storia, ovvero quando Pinocchio si trova dentro al Pescecane e soprattutto nel momento in cui incontra il vecchio padre. Questo luogo ha delle similitudini col Gabinetto di Riflessione massonico, in cui l’Apprendista è introdotto, prima dell’iniziazione, ovvero del passaggio di stato. Intanto, la scena che viene descritta nella fiaba è la seguente:

“Trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco come se fosse di neve e panna montata”
Il Gabinetto di Riflessione, è nero, così lo stomaco del Pescecane. Vi sono poste delle ossa, un cranio, un tavolino su cui giace un pezzo di pane, una brocca d’acqua e del sale. Anche nello stomaco dell’animale sono presenti resti di ogni tipo, ad indicare la temporaneità dell’esistenza e che tutto è destinato ad essere trasformato.
Nel Gabinetto sono poste alle pareti queste frasi: “Se la curiosità ti ha condotto qui, vattene”, ad indicare che non deve essere questa l’intenzione con cui l’Apprendista inizia il suo percorso massonico, così come Pinocchio non deve essere più motivato da questa condizione, ma proseguire secondo coscienza.
La seconda frase è: “Se la tua anima ha provato spavento, non andare più oltre”, ovvero non superare gli stessi limiti che contraddistinguono ogni personalità.
Pinocchio, infatti, è spaventato, ma motivato nel proseguire nel suo intento, senza più farsi irretire da falsi messaggi.
“Se perseveri, sarai purificato dagli Elementi, uscirai dall’abisso delle Tenebre, vedrai la Luce” è la terza frase, che pare abbastanza eloquente, soprattutto messa a confronto con quello che sta per succedere a Pinocchio. Infatti, egli è stato purificato dagli elementi, come abbiamo visto, Fuoco, Aria, Terra, Acqua. Uscirà dallo stomaco dell’animale (Tenebre) e vedrà la Luce, ovvero le stelle in cielo che lo guideranno, insieme alla luna che appare quanto mai splendente.

Anche la candela infilata in una bottiglia di cristallo verde evoca il simbolo della luce all’interno delle tenebre. Il verde, poi, nella terminologia massonica rappresenta il testo della Tavola di Smeraldo, di Ermete Trismegisto, padre di ogni scienza magica, il quale affermava :

E’ vero senza menzogna, è certo è tutto verissimo quello che dicono;
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto,
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso;
con queste cose si fanno i miracoli di una cosa sola.

Di conseguenza, il verde è il colore dello smeraldo e del Sacro Graal. Questo colore si lega ai quattro elementi e, in particolare, all’Acqua (Pescatore verde). Si connette anche alla decomposizione dei corpi e, per questo, diventa simbolo di rigenerazione, dal momento che la vita nasce dalla morte.

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IO NON MI SENTO ITALIANO

di Giorgio Gaber

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente

Non è per colpa mia

Ma questa nostra Patria

Non so che cosa sia.

Può darsi che mi sbagli

Che sia una bella idea

Ma temo che diventi

Una brutta poesia.

Mi scusi Presidente

Non sento un gran bisogno

Dell’inno nazionale

Di cui un po’ mi vergogno.

In quanto ai calciatori

Non voglio giudicare

I nostri non lo sanno

O hanno più pudore.

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente

Se arrivo all’impudenza

Di dire che non sento

Alcuna appartenenza.

E tranne Garibaldi

E altri eroi gloriosi

Non vedo alcun motivo

Per essere orgogliosi.

Mi scusi Presidente

Ma ho in mente il fanatismo

Delle camicie nere

Al tempo del fascismo.

Da cui un bel giorno nacque

Questa democrazia

Che a farle i complimenti

Ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese

Pieno di poesia

Ha tante pretese

Ma nel nostro mondo occidentale

È la periferia.

Mi scusi Presidente

Ma questo nostro Stato

Che voi rappresentate

Mi sembra un po’ sfasciato.

E’ anche troppo chiaro

Agli occhi della gente

Che tutto è calcolato

E non funziona niente.

Sarà che gli italiani

Per lunga tradizione

Son troppo appassionati

Di ogni discussione.

Persino in parlamento

C’è un’aria incandescente

Si scannano su tutto

E poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente

Dovete convenire

Ce li dobbiamo dire.

Ma a parte il disfattismo

Noi siamo quel che siamo

E abbiamo anche un passato

Che non dimentichiamo.

Mi scusi Presidente

Ma forse noi italiani

Per gli altri siamo solo

Spaghetti e mandolini.

Allora qui mi incazzo

Son fiero e me ne vanto

Gli sbatto sulla faccia

Cos’è il Rinascimento.

Che i limiti che abbiamo

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese

Forse è poco saggio

Ha le idee confuse

Ma se fossi nato in altri luoghi

Poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente

Ormai ne ho dette tante

C’è un’altra osservazione

Che credo sia importante.

Rispetto agli stranieri

Noi ci crediamo meno

Ma forse abbiam capito

Che il mondo è un teatrino.

Mi scusi Presidente

Lo so che non gioite

Se il grido “Italia, Italia”

C’è solo alle partite.

Ma un po’ per non morire

O forse un po’ per celia

Abbiam fatto l’Europa

Facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano

Ma per fortuna o purtroppo

Per fortuna o purtroppo

Per fortuna

Per fortuna lo sono.

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LA MAGICA NOTTE DEL SOLSTIZIO D’ESTATE

LA MAGICA NOTTE DEL SOLSTIZIO D’ESTATE

“Misteriosa anche alla luce del giorno,

Natura non si lascia spogliare dei suoi veli,

e ciò ch’essa non vuole palesare al suo spirito,

non glielo strapperai con leve, né con viti”

                                                                         Goethe

Non vi è appuntamento più arcano della notte del “solstizio d’estate” per consacrare al mistero tutto ciò che di inspiegabile vive in noi, ed intorno a noi, e che alla luce della scienza ufficiale rimane privo di alcuna risposta logica, sia pure approssimativa.

I riti della “notte di San Giovanni”, ovvero della “notte di mezza estate”, hanno origini antichissime proprio perché questo appuntamento della natura, sia pur tinteggiato di apparente cristianità, affonda le sue profonde radici nel paganesimo più antico, in coincidenza della posizione del Sole, giunto ormai nel punto più culminante del suo viaggio,lassù nel cielo.

Tradizioni ermetiche e scuole iniziatiche si danno appuntamento, in questa notte misteriosa, per

sacralizzare, con cerimonie e feste, questo importante evento della natura.-Il leggero diaframma che separa il mondo del “visibile” da quello “invisibile”,per un cosmico evento, da molti ritenuto divino, si apre, consentendo, in tal modo, agli abitanti degli attigui mondi, quello del reale e dell’irreale, di poter trasmigrare.

Poter elencare i vari aspetti tipologici legati agli avvenimenti di questo giorno, tanto particolare e marcatamente pagano – religioso, legati alla magia ed alle più svariate percezioni extrasensoriali, sarebbe cosa veramente ardua. La ricca bibliografia, i tantissimi fatti misteriosi e le esperienze inspiegabili di vita vissuta, ovvero ricordi di racconti legati alle tante tradizioni familiari, non possono che indurci a considerare “la notte di San Giovanni” come un arcano appuntamento della natura: l’impossibile, per effetto di sconosciute e magiche coordinate, diventa realizzabile. Fate e gnomi, elfi e silfidi si materializzano e, abbandonando i libri di fiabe e i sogni ancestrali, consentono agli uomini di scrutare oltre il confine del razionale.

E’ molto strano! Non v’è luogo della terra che non sia legato, per la stranezza degli avvenimenti, al mistero di questo giorno!

In questo giorno, quasi certamente per un magico ed insolito incantesimo, qualcuno potrebbe scoprire il codice arcano che consenta di poter entrare in contatto col suo inconscio; percepire per via paranormale, cioè, l’opportunità di poter contattare il mondo che è accanto a noi, in un’altra dimensione parallela. I1 dischiudersi dell’arcano diaframma che separa i rispettivi mondi del visibile e dell’invisibile invisibile, renderebbe percorribile il tunnel verso l’ignoto, in questo giorno di “solstizio d’estate” .

Sono in tanti, purtroppo, a non sentire questo sottile e magico richiamo, perdendo, così, un’occasione che va perduta e che si riproporrà, forse, ad un successivo appuntamento solstiziale.

In alcune isole della Grecia, ad esempio, nella notte di San Giovanni, si pratica la“pirobazia”, l’arte di camminare a piedi nudi sul fuoco. Cosa dire, poi, dei “sabba” che gli appartenenti alle cosiddette chiese sataniche praticano, anche con sacrifici animali, tentando in tal modo di esorcizzare i ricordi legati al fuoco della Inquisizione, e gli effetti devastanti che esso fece sui poveri corpi di coloro che sventuratamente vennero ritenuti, da un impietoso tribunale di frati ignoranti, in contatto con il demonio?

Fu quello, un vero periodo di profondo oscurantismo della mente umana, e di quella religione: si, proprio quella che predicava ed elargiva amore, mediante il perdono!

Significativo e inquietante è I’invito ad osservare con molta attenzione la natura circostante, che Stanislay de Quaita rivolge, nella sua opera “Il Serpente della Genesi” – edito a Parigi nel 1891 – a quanti vanno in

cerca di erbe e fiori, passeggiando per colline o per campi. “Strano ma vero – egli dice – spesso si incontrano delle fasce circolari, di un verde più scuro, ove la vegetazione è più fitta e, in alcuni casi, alta quasi il doppio. Fasce scure che sembrano tracciate col compasso”

Una vecchia tradizione dice che le Fate, ovvero le entità positive della natura, in questa magica notte, hanno danzato, al chiarore della luna, in quel luogo, formando un cerchio rituale. La gioia esuberante e la positività di queste entità buone, spandendosi sotto i loro passi leggeri ha permesso all’erba di crescere abbondantemente nella notte rischiarata dal luccichio del loro volto argenteo.

“Guardatevi bene – dice ancora Stanislay de Quaita – di frequentare le rovine maledette di un castello infestato da spiriti maligni, al pari dei cimiteri abbandonati o le balze di scogliere frananti: troverete delle aride fasce ove I’erba non cresce giammai, come se qualche alito avvelenato, passando di là, avesse reso sterile la terra”.

Leggende ingenue, e non so fino a quanto, mettono spesso in guardia, invitando a non calpestare suoli maledetti ed acquitrini putridi che potrebbero essere, a detta di chi è addentro alle misteriose cose, veri e

propri “sfiatatoi dell’ inferno”.

In Erbis, in Verbis, in Lapidibus. I segreti arcani e universali sono scolpiti nel grande libro della natura!

In queste tre parole sono racchiuse le alchemiche formule della immortalità dello spirito. Penetrare nel “santuario della natura” significa acquisire la conoscenza, non quella delle scienze umane, ma la nozione diretta al pieno possesso della materia!

Mi chiedo, a questo punto, perché mai non viene colta anche la più piccola manifestazione fenomenica della natura e considerarla un tutt’uno con la “grande opera” che il Divino Architetto dell’Universo ha voluto offrirci, direi, quasi “in comodato”, per esaltare il nostro desiderio di ascesa?

Chissà! Solo allora, forse, nella paziente ed umile attesa, da muti ed attenti spettatori quali dovremmo essere, assisteremo al fondersi dei mondi dell’impossibile e del reale, mentre passato, presente e futuro, fusi, come per incanto, in un tutt’uno, ci sveleranno, finalmente, il perché della nostra esistenza…

Silvio Nascimben

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IL NOSTRO TRINOMIO È UN DOVERE MEGLIO CHE UN DIRITTO

IL NOSTRO TRINOMIO È UN DOVERE MEGLIO CHE UN DIRITTO

Menotti Riccioli (1882- 1969)

Machiavelli asseriva che per non perdere la libertà, l’unica maniera era quella di non permettere ad alcuno di metterci le mani sopra; ed ammoniva anche che il migliore baluardo di difesa della Patria erano  i petti  dei cittadini.

Sino dalla fine del ‘400 quindi vi era chi pensava alla libertà come un insopprimibile Dovere anziché come Diritto.

Questo tema viene ripreso da Mazzini quattro secoli dopo, nei “Doveri dell’Uomo” dove il grande Pensatore afferma i Doveri che un uomo ha verso se stesso, verso la Patria, verso l’Umanità.

Questo concetto della Liberta come Dovere, ancor più che come Diritto, vi è espresso chiaramente: “Senza Libertà voi non potete compiere alcuno dei vostri doveri.

Voi avete dunque diritto alla Libertà, e Dovere di conquistarla in ogni modo contro qualunque potere la neghi…”. “Dove non è libertà, la vita è ridotta ad una pura funzione organica…”. “Non v,è libertà dove una casta, una famiglia, un uomo s’assuma dominio sugli altri in virtù d’un preteso diritto divino, in virtù d’un privilegio derivato dalla nascita, o in virtù di ricchezza”.

E si capisce che sotto questo aspetto debbono essere considerate le dittature di un partito sugli altri, o di una oligarchia su tutti gli altri.

La Storia insegna quale sorte aspetti un popolo che considera la libertà come  un Diritto anziché come Dovere, perché ad un diritto si può rinunziare mentre ad un dovere non si può.

Tutti i paesi che hanno considerato la Libertà solo come un Diritto, sono politicamente finiti in malo modo.

La Francia insegna: la Nazione francese ha trovato un uomo che ha ragionato così: “La Francia è stata potente: si può ancora renderla tale se ad un Uomo di forte ascendente, si attribuiscono pieni poteri nella guida del Governo”. La Francia ha giuocato la carta; non ha raggiunto lo scopo  e la sua libertà è finita.

La Russia, dopo la caduta degli zar e la cattiva sorte toccata a Kerenski, ha subito il bolscevismo,  che ha promesso pane se si fosse dato il pieno potere ad un partito (quello Bolscevico)’ E’ successo  che la Russia ha perso la libertà; non c’è bisogno di ricordare  che cosa sia avvenuto in questo mezzo secolo. Il pane non è stato assicurato: il potere è caduto in mano di oligarchie politiche, che sono degenerate in oligarchie di gruppo o personali: la Siberia ed i campi di concentramento e di “rieducazione”, sono stati popolati da milioni di perseguitati e il grano non è stato sufficiente.

Nei Paesi satelliti è avvenuto qualcosa di simile: a Cuba è successo lo stesso sviluppo delle cose: in Cina non se ne parla nemmeno; si sa quale  orientamento prendano le cose.

In Spagna, in Portogallo succede qualcosa di simile e la Libertà è rimasta parola vana.

Non si può quindi che dedurne ciò che Mazzini prevedeva: la libertà, se non è considerata come un rigoroso  dovere da conquistare                                                                  da mantenere e da sviluppare, è destinata ad avere una cattiva sorte.

Tocca a noi a trarre profitto dell’insegnamento della Storia.

Dalla Libertà considerata come un Dovere ne emergono altri altrettanto imperiosi e inderogabili. La libertà come dovere impone il concetto di eguaglianza: dove i cittadini non godono degli stessi diritti e si impongono gli stessi doveri, non può esservi Libertà.

La Libertà non si afferma che dove i cittadini hanno gli stessi diritti e doveri: dove si sviluppa il privilegio, non può esservi libertà: questa presuppone l’Eguaglianza, intesa  come  parità di considerazione, di obblighi, di doveri di tutti i cittadini.

Se è un Dovere quindi la Libertà, non lo è in minor grado I’Eguaglianza.

E se si vuole conservare per i nostri figli e per i nostri discendenti la Libertà, bisogna come Dovere istituire l’eguaglianza. Non si conserva e non si sviluppa la Libertà, dove fiorisce il privilegio.

Politicamente quindi la Libertà non è conciliabile che con la Repubblica e la Democrazia.

E dalla Libertà considerata come Dovere, come dall’Eguaglianza considerata altrettanto come un Dovere, emerge il principio di Fratellanza.

Poiché non si vive soli od isolati, ma si svolge la vita assieme ai nostri simili, non possiamo fare a meno di sentire un Dovere di Fratellanza. E come voi siete vincolati a coloro che vi circondano e con voi si fondono in Nazione, così le Nazioni non vivono e non progrediscono isolate, ma si sviluppano nella Umanità.

I popoli sono quindi come gli individui dell’Umanità: ogni Popolo ha una missione da compiere e deve considerarsi fratello degli altri Popoli, senza discriminazione di razza, di lingua e di costume. La Fraternità fra gli individui quindi si traduce in una fraternità di Popoli.

La Fratellanza quindi sorge come dovere da quelli della Libertà e della Eguaglianza. Ne consegue la universalità del nostro trinomio considerato come Dovere: e ne consegue anche la sua immortalità, cioè il suo carattere perenne.

L’Eguaglianza quindi è indivisibile dalla Libertà: la Fratellanza non può sussistere senza la Libertà.

I1 Trinomio così assume per noi un aspetto del tutto particolare e questo trinomio resta pur sempre immortale perché noi possiamo interpretarlo in funzione delle nostre convinzioni filosofiche e politiche, ed in funzione del grado di civiltà in cui viviamo.

La immortalità del Trinomio quindi, è dovuta al fatto che in ogni epoca questo Trinomio può essere considerato in funzione dello stato di progresso e di sviluppo della civiltà.

Nel ‘700 la Libertà era rivolta soprattutto al concetto politico: una volta affermata in questo campo si rivolge al campo sociale: Libertà dal bisogno ed in questo senso si collega al concetto della Eguaglianza e della Fratellanza.

In oggi noi siamo all’avanguardia sviluppando il concetto di Libertà sotto I’aspetto della “Libertà di coscienza”. Si capisce come la nostra posizione di avanguardia possa e debba essere patrimonio delle comuni idealità democratiche.

Altri aspetti della Libertà e del Trinomio si svilupperanno in avvenire ed anche allora il nostro Trinomio potrà essere pienamente efficiente, perché assumerà altro carattere ed altro intento; ma comunque avrà sempre nei secoli il suo valore purché venga considerato un dovere insopprimibile e non un diritto che possa essere alienato.

E poiché a questo riguardo il Trinomio deve essere considerato un Dovere, abbiamo l’obbligo morale di seguirlo e svilupparlo sotto ogni aspetto in tutti i nostri atti, anche nella vita quotidiana.

Per questa ragione perciò ci incombono dei Doveri e si profilano imprescindibili.

A noi così si impone il compito di essere di esempio a tutti.

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LA GUERRA UNA FOLLIA!

LA  GUERRA  UNA  FOLLIA!

di Silvio Nascinben

in un’epoca caratterizzata da problemi dominanti come I’integrazione razziale e l’instabilità dei rapporti tra le diverse etnie, per i mutati equilibri in seno alla società contemporanea, non possono che evidenziarsi serie e preoccupanti perplessità per íl futuro dell’Umanità, Aristotele sosteneva che l’uomo è un animale sociale. se, quanto egli diceva fosse tale, come mai dopo millenni di convivenza ancora oggi l’egoismo umano non accenna a mitigarsi? La coesistenza di culture e di tradizioni diverse, per effetto anche di flussi

migratori sempre più incontrollabili, ha ridestato nell’uomo antiche rivalità e rancori sopiti che, nonostante la vernice sociale di un’apparente solidarietà umana, acuiscono le abissali diversità delle condizioni socio-economiche tra i popoli.

Il processo d’integrazione, che può realizzarsi solo con la reciproca comprensione e la buona volontà, s’arresta, però, irrimediabilmente dinanzi a barriere insormontabili su cui troneggiano i simboli totemici di presunte verità assolute – le religioni che, seppur riconducibili a messaggi illuminanti d’amore e di fratellanza tra le genti, stranamente

inducono gli intolleranti, e gli irriducibili del fondamentalismo, alla violenza. Non c’è religione in cui l’esercito dei fanatici integralisti, nel nome di un Dio giusto e misericordioso, non si attivi per seminare odio, e versare sangue innocente per I’affermazione del proprio credo. A questo punto – mi domando – com’è possibile che il Dio d’amore e di giustizia, invocato a gran voce dai credenti delle diverse religioni, consenta che  nel suo nome siano perpetuati infami delitti, ed efferate nefandezze di cui il genere umano dovrebbe, senza ombra di dubbio, vergognarsi?

Qualcuno mi dirà – e a giusta ragione – che circhi e bestie feroci, crociate, pulizie etniche, inquisizioni con roghi e torture, l’olocausto, le persecuzioni staliniste, lo sterminio dei curdi e poi ancora, gli Hitler i Milosevich, i Saddam e tutti gli stramaledetti demoni del passato, e del presente, che hanno vergato col sangue le pagine buie del processo evolutivo dell’uomo, sono sempre esistiti, e quel che oggi avviene, purtroppo, seppur sotto aspetti e comportamenti diversi, non è che il riproporsi di storie già passate…

Certo, l’uomo, sfatando miti e leggende è andato sulla Luna, ed ha inviato macchine volanti che si sono spinte oltre i confini del nostro sistema solare. Ha messo in orbita attorno alla Terra stazioni spaziali, ed ora si prepora a conquistare Marte. Niente di tutto questo fa una grinza! Anzi, le conquiste attuali in campo tecnologico lasciano intravvederne altre, prossimamente, ancor più stupefacenti. Perché mai – continuo a chiedermi – malgrado tutto ciò, l’uomo, non è riuscito a sconfiggere la fame nel mondo, aiutare i milioni di bambini che muoiono per mancanza di medicinali, e, soprattutto, ad avviare un concreto processo costruttivo per una pace complessiva  e duratura  fra tutti gli abitanti della Terra?

Non può che evidenziarsi, fatale come non mai, l’insensibile disinteresse totale di tutti a voler stabilire un dialogo leale e “laico” tra le diverse civiltà, senza che intervengano gli onnipresenti condizionamenti religiosi. Perché? Perché nelle religioni monoteistiche, l’agnello, in passato immolato a Dio, diventato adulto si è sostituito al lupo famelico, non accetta alcun confronto tra culture diverse e, coso ancor più grave, il processo inarrestabile della globalizzazione.

“Sogno – diceva Pablo Neruda – di vedere tutti gli uomini della Terra intorno ad un gigantesco immenso pone grande come la Luna, finalmente in pace, e tutti insieme a sfamarsi come fratelli…'” Questo poetico sogno ahimè, per quanto utopistico alla luce di quanto avviene, allontana definitivamente la speranza di vedere, in un prossimo futuro, risolti gli endemici mali che affliggono l’umanità.

L’imperialismo delle super-potenze, pur di assicurare maggiori ricchezze alle multinazionali che dominano il mondo, non s’arresta neppure dinanzi all’incalcolabile numero di vittime innocenti di un conflitto bellico! A quale risultato può condurci una guerra, questa poi in particolare, se non a scavare un baratro ancora più profondo, ed incolmabile, tra potenti e meno abbienti, tra culture e… religioni diverse?

Le guerre si dichiarano, com’è sempre stato, per la risoluzione di crisi economiche interne o d’insanabili contrasti ideologici e politici. I venti di guerra che stiamo respirando in questi giorni, pur conseguenti al comprensibile desiderio di riscatto per il sanguinoso attentato del fatidico 11 Settembre, non possono che giustificarsi con la malcelata cupidigia d’appropriarsi di strategiche fonti energetiche, riportando fatalmente alla mente quanto in passato

avveniva per la conquista di terreni più fertili o pascoli ricchi di vegetazione e d’acqua. E, i prepotenti e i più forti – come nella favola antica del lupo e dell’agnello – ricorrevano a futili motivazioni per giustificare le aggressioni.

A quel tempo, però, I’uomo affrontava un altro uomo, sia pur con armi improprie. Per la legge del più forte, o del più astuto, vinceva infine il migliore. Oggi ahimè tutto è cambiato! Armi sempre più sofisticate sono in grado d’annientare in un solo attimo intere popolazioni; senza tener conto dell’immane pericolo derivante dall’impiego di missili con testate atomiche e batteriologiche.

E’ l’eterna lotta tra il Bene ed il Male…” qualcuno dirà; per altri, invece i cultori delle antiche profezie, la Terra è il predestinato campo di battaglia su cui s’affronteranno demoni ed angeli, per il definitivo scontro finale…! Chi saranno i vincitori? La follia dei tutori del libero-garantismo, i cosiddetti gendarmi del mondo, oppure gli stati che sovvenzionano ed alimentano politiche destabilizzanti e gli attentatori kamikaze?

La fatale macchina della guerra, una volta azionata, non può essere più fermata. La legge del più forte della nostra contemporaneità non ammette ripensamenti, perché segnali di debolezza! E intanto, tutto il mondo, incollato ai televisori, segue in diretta questa crudele guerra, come in una gran sagra paesana al momento dei fuochi d’artificio. Con la solo insignificante differenza; che ogni scia luminosa tracciata da un missile, che piomba “intelligentemente” impietoso su un quartiere, vite umane si dissolvono nell’esplosione di fuoco e detriti che volano verso il cielo.

Il “grande spettacolo mediatico” è già iniziato! Le grandi emittenti televisive – state tranquilli – non mancheranno di farci vedere palazzi che crollano, gente che corre in preda al terrore, genitori che stringono al petto i corpi straziati di bambini, mamme urlanti, donne che piangono disperate accanto alle macerie delle proprie abitazioni…

Assisteremo serrando tra le mani, noi, un panino ed un bicchiere di vino, altri, hot-doq, pop-corn e una lattina di birra ai dispacci di guerra, tifando per gli uni o per gli altri,  come secoli addietro succedeva nel Colosseo, quando, aperte le  gabbie, si liberavano le fameliche bestie feroci…  Le vere belve invece… siamo proprio noi che permettiamo tutto ciò, come in passato erano coloro che dagli spalti, urlavano… godendo nel vedere uomini divorati senza pietà!

Dio misericordioso della giustizia e dell’amore, che secondo le religioni hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza – pedonami – è proprio questo … il tuo volto?

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L’ANTISEMITISMO RICORDATO DA UN NON EBREO

L’ANTISEMITISMO RICORDATO DA UN NON EBREO

di Hesi Ra

Diospora è una parola d’origine greca che significa dispersione e parlando d’ebreì della diaspora, s’intendono gli appartenenti alle comunità ebraiche che vivono fuori d’Israele.

La diaspora iniziò nel 586 a.C. con la deportazione a Babilonia, con Nabucodonosor; in età imperiale, gli ebrei, dopo la distruzione di Gerusalemme, nel 70 d.C., furono deportati a Roma come prigionieri di guerra, sotto il regno di Tito. In seguito, dall’Italia gli ebrei si diffusero in tutta Europa, in Palestina, in Olanda e negli Stati Uniti, e

verso la terra d’origine, dopo la nascita dello stato d’Israele nel 1948.

Ma cos’è, e quando è nato l’antisemitismo?

Indubbiamente rappresenta l’avversione nei confronti degli ebrei che, com’è noto, si tradusse in forme di discriminazione e di persecuzioni cruente culminate, nel corso della seconda guerra mondiale, nello sterminio di milioni di persone.

Le sue radici storiche però, sono molto più antiche. Pur essendo presente già nel mondo greco e romano, l’antisemitismo si diffuse con il cristianesimo. Dal IV secolo d.C., la discriminazione nei confronti degli ebrei divenne universale e sistematica perché considerati dai cristiani responsabili della morte del Cristo.

Nel periodo delle Crociate (1096-1270) gli ebrei furono massacrati a migliaia, segregati in ghetti, obbligati a portare segni di riconoscimento e fu loro vietato alcun tipo d’attività commerciale. Il termine antisemita fu tuttavia coniato solamente intorno al 1879 per designare I’ideologia e I’atteggiamento persecutorio nei confronti degli ebrei.

Tale antisemitismo ideologico, in verità, si basa su una teoria razzista formulata, inizialmente in Francia e in Germania, nella seconda metà dell’800, secondo cui le persone della cosiddetta razza ariana sarebbero per fisico e temperamento superiori agli ebrei. In Europa, verso la fine dell’Ottocento, il ritorno dei pregiudizi antisemiti fu conseguenza del profondo disagio sociale indotto dalle crisi economiche e politiche, e I’uso strumentale dell’antisemitismo fornì un capro espiatorio sul quale indirizzare i risentimenti e le frustrazioni collettive. In Germania, tali teorie razziste fornirono la legittimazione ai nuovi partiti antisemiti che nacquero allo scoppio della guerra franco-

prussiana e dopo la crisi econo-mica del 1873. Da allora sulla scena politica tedesca vi fu sempre almeno un partito apertamente antisemita fino al 1933, anno in cui I’antisemitismo divenne politica ufficiale del governo nazista.

In questo periodo, infatti, l’antisemitismo, che fra la prima e la seconda guerra mondiale aveva continuato ad essere in Europa un sentimento largamente diffuso, sebbene non organizzato, esplose nella Germania degli anni Trenta sotto il regime nazista guidato da Adolf Hitler, culminando nello sterminio degli ebrei che vivevano nei territori occupati dai tedeschi tra il 1939 e il 1944 (la ben nota soluzione fînale o Shooft degli ebrei’, conosciuta dai più con il termine d’Olocausto). Al termine della guerra, con l’olocausto persero la vita milioni d’ebrei, slavi, zingari, omosessuali, testimoni di Geova e comunisti.

L’orrore dei crimini nazisti coinvolse unanimemente la comunità internazionale e i campi della morte furono menzionati chiaramente nella “Dichiarazione universale dei diritti uomini“, adottata nel 1948 dall’Assemblea Generale dell’ONU.

Nel 1945, durante il primo processo internazionale per i crimini di guerra di Norimberga agli alti gerarchi nazisti, le persecuzioni compiute contro gli ebrei furono giudicate come “crimini contro I’umanità”. I beni, e le proprietà sottratte agli ebrei dai nazisti, furono però restituiti soltanto in Parte.

Nonostante l’universale sdegno suscitato nell’opinione pubblica dai crimini nazisti, purtroppo ancora oggi si verificano in diversi paesi europei sporadici atti di violenza e ostilità nei confronti degli ebrei’ fra

cui le ben note profanazioni di cimiteri.

La Chiesa cattolica, condannando l’antisemitismo, cercò col Concilio Vaticano II (1962-65) di rimuovere le basi su cui si fondava I’antico conflitto religioso, ufficialmente negando alcuna responsabilità degli ebrei della morte di Gesù Cristo. Fu duramente condannato, pertanto, il regime nazista.

Dalla fine degli anni Sessanta fino ai giorni nostri, gruppuscoli di fanatici neonazisti continuano a fare propaganda antisemita e proseliti, sia in Europa sia negli Stati Uniti. Anche in America latina, rifugio di molti nazisti fuggiti alla fine della guerra, si sono verificati episodi antisemiti. In Medio Oriente poi, una nuova forma di antisemitismo, sviluppatasi come reazione al sionismo dopo la costituzione nel 1948 dello stato d’Israele, innescò tutta una serie di laceranti tensioni con i vicini paesi arabi.

Ma, soffermiamoci sul periodo più triste e a noi storicamente e civilmente più vicino: quello del nazionalsocialismo tedesco.

Il nazismo nasce in Germania a seguito della grave crisi economica e delle tensioni sociali sorte dopo la sconfitta della I° guerra mondiale. Il trattato di Versailles, obbligando la Germania a pagare tutti i debiti di guerra, contribuì al suo tracollo economico, e ad un’inflazione spaventosa che determinò un elevatissimo tasso di disoccupazione, questa difficile situazione economica non fece altro che acuire quel nazionalismo che divenne sempre più aggressivo e, soprattutto, esasperato dal desiderio di rivalsa sul trattato di Versailles.

Questo era il clima in cui nacque il partito nazista, negli anni ’20, e che dopo il l939 ebbe il maggior numero di seguaci. Adolf Hitler, già protagonista di una rivolta nel 1923 a Monaco che gli procurò solo una leggera condanna, ne fu come è noto il fondatore. Egli accusò il trattato di Versailles e gli ebrei di essere la causa della crisi della Germania perché responsabili dei centri di potere. Risvegliando l’orgoglio nazional-popolare, auspicò il ritorno della nazione forte e dominatrice che la Germania era stata nel passato.

Hitler acquistò potere grazie all’appoggio dei grandi industriali, degli ambienti militari e dei conservatori che vedevano nel esplose nel nazismo la via per contrastare il proliferare dei movimenti socialisti e comunisti.

Dopo le elezioni che sancirono il successo dei nazisti, Hitler assunse in breve tempo pieni poteri dittatoriali ricoprendo tutte le cariche, compresa quella di presidente della repubblica. Instaurò un regime che limitava le libertà personali, eliminando nel frattempo gli oppositori. Furono controllate dal regime tutte le attività, abolite la libertà di stampa e di sciopero, e tutti i partiti politici furono messi al bando. E fu così che, con le elezioni del 5 Marzo 1933, il partito nazista ottenne il 43,90% dei voti.

Nell’assumere il titolo di Fuhrer, Hitler creò, all’interno della Germania, le SS, instaurò milizie militari ed una polizia segreta di stato. Furono ben 500.000 i tedeschi che, dopo aver letto il programma del partito nazionalsocialista presentato a Monaco il 14 Febbraio 1920, ed il “Mein Kampf’, il libretto di Hitler pubblicato nel

1925 in circa 1.200.000 copie, chiesero volontariamente di entrare nelle SS con lo scopo di partecipare attivamente alla realizzazione del programma nazista. E circa 100.000, dei 500.000 volontari delle SS,

furono addetti ai lager. Mai nessuno di loro fu costretto a rimanerci perché, se solo lo avessero voluto, avrebbero potuto fare domanda di trasferimento ad altri sevizi.

Contemporaneamente, in politica estera Hitler stabiliva alleanze con regimi autoritari tra cui quello fascista in Italia.

Successivamente, fu avviata la stagione della rinascita del paese: quella delle grandi opere pubbliche che dovevano servire a migliorare l’economia, ma che in realtà preparavano la Germania allo scontro bellico.

Quando il progetto hitleriano di conquistare l’Europa divenne evidente, nessuno poté più fermare l’avanzata del Terzo Reich e, con essa, il conseguente scoppio della II° guerra mondiale. Fu proprio allora che il germe dell’antisemitismo esplose in tutta la sua violenza.

Le masse furono aizzate all’odio razziale e al militarismo più violento. Il culto della razza ariana, che voleva la stirpe germanica dominante su tutte le altre (considerate inferiori), era impartito fin dai primi anni nelle scuole al punto che si fornivano continue prove della superiorità biologica dei tedeschi, anche a livello scientifico. Gli ebrei, al centro di

questo odio razziale, subirono le più spietate conseguenze del regime nazista.

Dal 1933 al 1939, il partito nazista, gli enti governativi, le banche e le imprese, misero in atto un’azione comune volta ad emarginare gli ebrei dalla vita economica del paese. I non ariani furono licenziati dalla pubblica amministrazione; gli avvocati e i medici ebrei persero i clienti ariani; le aziende ebraiche furono liquidate, o acquisite da non-ebrei a un prezzo molto inferiore al valore reale ed i ricavi ottenuti dal trasferimento delle imprese ai nuovi proprietari furono assoggettati a speciali tasse di proprietà.

Gli ebrei impiegati in ditte liquidate o aria-nizzate persero irrimediabilmente il lavoro. Infatti, come conseguenza delle idee proclamate da Adolf Hitler nel suo “Meín Kampf“, il regime nazista adottò misure sistematiche contro gli ebrei sin dalla sua ascesa al potere in Germana nel gennaio 1933. Uno dei primi provvedimenti si preoccupò, infatti, di definire chi dovesse essere

considerato “ebreo”: ebreo era chiunque risultasse avere tre o quattro nonni osservanti della religione ebraica, indipendentemente dalla sua effettiva partecipazione alla vita della comunità ebraica; mezzo-ebreo era chi aveva due nonni osservanti o era sposato con un ebreo; chi aveva un solo nonno ebreo era designato come misch-linge (meticcio). Sia gli ebrei sia i mischlinge erano non-ariani, e come tali soggetti a leggi e direttive discriminatorie.

Successivamente, le leggi di Norimberga del 1935 privarono gli ebrei di quasi ogni diritto e libertà. Furono proibite le attività commerciali, i

matrimoni misti, e promosse azioni di violenza da parte delle SS. Obiettivo dichiarato del regime nazista, prima della seconda guerra mondiale, era spingere gli ebrei ad emigrare.     

Nel novembre I938, in seguito al’assassinio di un diplomatico tedesco a Parigi da parte di un giovane ebreo, in Germania furono incendiate tutte le sinagoghe, infrante le vetrine dei negozi di proprietà ebraica e arrestate migliaia di ebrei. Fu quella, la”Kristal Nacht”: la notte dei cristalli. Fu allora che molti ebrei tedeschi e austriaci si convinsero ad abbandonare il paese senza ulteriori indugi; centinaia di migliaia di persone trovarono rifugio all’estero, ma altrettante scelsero di rimanere;  ad altri fu impedito l’espatrio.

Col tempo le persecuzioni aumentarono, fino ad arrivare alla famigerata “soluzione finale“, cioè l’eliminazione fisica per purificare la Germania.

Durante la guerra, l’espansione della Germania nazista in Europa portò con sé il suo antisemitismo. Nelle città dell’Europa orientale, dove gli ebrei erano più numerosi, furono creati i ghetti. Gli ebrei, relegati in questi luoghi totalmente isolati dal resto della città, erano costretti a portare sugli abiti la stella gialla di Davide e a vivere in condizioni di sovraffollamento e denutrizione. Dal settembre l94l, anche gli ebrei tedeschi furono costretti a indossare fasce recanti la semitica stella gialla; nei mesi seguenti poi, decine di migliaia ebrei furono deportati nei ghetti in Polonia e nelle città sovietiche occupate.

Le atrocità del nazismo raggiunsero l’apice con la creazione dei campi di concentramento dove furono deportati, e rinchiusi, tutti gli oppositori del regime, i prigionieri di guerra, gli omosessuali, gli zingari e, ovviamente, gli ebrei.

I campi di concentramento nacquero infatti, come strutture appositamente con concepite per eliminare col gas le vittime deportate dai ghetti vicini (300.000 da solo ghetto di Varsavia). Bambini, vecchi

handicappati e tutti gli inabili al lavoro furono condotti direttamente nelle camere a gas. Gli altri, invece, sfruttati per un certo periodo in officine private o interne ai campi, furono eliminati successivamente. Questi ultimi, sfruttati al limite della sopportazione umana, subirono un trattamento peggiore, per le condizioni di vita disperata, per i soprusi e le violenze di cui furono vittime, come racconta lucidamente Primo Levi nel suo “Se questo è un uomo“: un libro denuncia di esperienze vissute in prima persona.

Alla fine della II° guerra mondiale, oltre sei milioni di ebrei erano stati sterminati dal nazismo. Fra i lager più tristemente famosi vale la pena ricordare quelli di Auschwitz-Birkenau, quello di Mauthausen e la Risiera di San Sabba e Fossoli, in Italia. Il trasporto delle vittime nei campi di sterminio generalmente avveniva in treno, in condizioni che oggi farebbero inorridire un qualunque animalista. La polizia speciale pagava alle ferrovie di stato un biglietto di sola andata di terza classe per ciascun deportato. Se il carico poi superava le 1000 persone, veniva applicata una tariffa collettiva pari alla metà di quella normale. I treni, composti da vagoni merci sprovvisti di tutto, persino di prese d’aria, viaggiavano lentamente verso le destinazioni finali. Moltissimi deportati morirono lungo il tragitto. I principali punti di arrivo in Polonia erano Kulmhof, Belzec, Sobibor, Treblinka, Lublino e Auschwitz-Birkenau. In quest’ultimo, il più grande tra i campi di sterminio, trovarono la morte oltre un milione di ebrei, molti dei quali furono prima usati come cavie umane in esperimenti di ogni tipo. Per una rapida eliminazione dei corpi, nel campo vennero costruiti grandi forni crematori che lavoravano a tempo pieno. Nel 1944, il campo fu fotografato da aerei da ricognizione alleati a caccia di obiettivi industriali; i successivi bombardamenti eliminarono le officine ma non le camere a gas.

Il nazismo e l’antisemitismo tedesco approdarono anche in Italia, ed il regime fascista emanò le leggi razziali del 1938, sebbene alcuni storici del tempo indicassero già nel 1933 I’esistenza di operazioni antisemite.

Quelle leggi, tracimanti di pesanti conseguenze di tipo giuridico economico, come ad esempio la confisca dei beni, la perdita della cittadinanza e del diritto allo studio, vennero applicate con le conseguenze che tutti conosciamo.

In tal modo, con l’interdizione da ogni attività economica si impedì anche quella intellettuale: insegnanti e scienziati furono costretti ad interrompere le loro ricerche presso strutture pubbliche e università. Fu consentito loro di lavorare esclusivamente presso scuole o istituti ebraici. Per esprimere liberamente le proprie idee, i più fortunati riuscirono ad emigrare.

Dopo questa breve rivisitazione storica, viene spontaneo chiedersi: perché mai, nonostante l’orrore che caratterizzò quelle buie pagine della storia dell’uomo, simili episodi di crudeltà e di morte di un passato non certo lontano, vengono ahimè sminuiti, se non quasi giustificati col pressappochismo dell’ignoranza, da cui traspare una latente endemica intolleranza antisemita? Non ci è bastato vedere o studiare i tragici eventi del secolo scorso? O, forse non studiamo, e non vogliamo vedere?!

Spesso, queste considerazioni riportano alla mia mente una frase che spesso mi veniva ripetuta a scuola, come interpretazione del motto “historia magistra vitae”: …è stolto colui che non fa tesoro dell’insegnamento della storia, sia di quella personale, unica per ognuno di noi, che dí quella collettiva, la Storia con l’esse maiuscola.

Non resta che augurarsi che l’uomo rinsavisca per il bene di tutti, e che gli episodi a cui facevo riferimento nella prefazione siano solo episodi sporadici di follia.

Dal libro Mein Kamp  di Adolf  Hitler

“Il segno più caratteristico del rapporto tra gli ebrei e la cultura umana sta nel fatto che una “cultura ebraica” non è mai esistita e che le due regine dell’arte, architettura e musica, non devono niente di originale all’ebraismo. Ciò che l’ebreo produce in campo artistico è o furto o paradosso. Gli mancano le qualità geniali delle razze dotate di valori.”

“Può perfino capitare che una parte del popolo creda veramente che un ebreo possa essere tedesco o inglese, francese o italiano… ma questa è solo un’illusione.”

“Gli ebrei sono indubbiamente una razza, ma non sono umani.”

“Provai profonda ammirazione per il grande uomo a sud delle Alpi, che pieno di fervido amore per il suo popolo, non venne a patti con il nemico interno all’Italia, ma volle annientarlo con ogni mezzo. Ciò che farà annoverare Mussolini fra i grandi della Terra è la decisione di non spartirsi l’Italia con il Marxismo, ma di salvare la sua patria dal Marxismo distruggendolo.”

“Se gli ebrei fossero soli su questa terra, essi annegherebbero nella sporcizia e nel luridume, combattendosi ed eliminandosi in lotte gonfie d’odio; la mancanza di senso del sacrificioresa evidente dalla vigliaccheria che li contraddistingue – fa della loro lotta una farsa.”

“I negri sono delle mezze scimmie.”

“La degradazione della razza e del sangue è il peccato mortale di questo mondo e la fine dell’umanità che vi si abbandoni.”

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LA TOLLERANZA

  

La tolleranza è un’erba rara

che non cresce in giardino

di principi o di re,

né si acquista a buon prezzo

in ogni dove.

Chi ce I’ha, non lo dice

né si gloria o si vanto

di tal bene

che per lui è naturale.

Chi si gloria di averla,

ascolta bene,

non sa, inver, cosa sia

né com’è fatta.

Essa è pianta leggiadra,

assai sottile,

con radici profonde,

che, dal cuore, senza fatica alcuna,

salgon su,

quando I’animo è nobile

e non si affanna, negli altri,

a separar dai vizi le virtù.

Alessandro Cambareri

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ORAZIONE PER L’ACQUA

Nell’Agape rituale è prevista un breve orazione dedicata all’acqua. quella che riportiamo è stata pronunciata in Umbria ed è quindi intuitivamente pervasa di spirito francescano.

ORAZIONE PER L’ACQUA

” LAUDATE SI MI SIGNORE PER SORA ACQUA

LA QUALE È MULTO UTILE ET HUMILE ET CASTA”

sintesi che potrebbe continuare con le:

“CHIRE E FRESCHE  ee DOCI ACQUE”

Del Petrarca e concludersi  con l’alato

messaggio del Grande  Fratello:

“PLAUDONO I MONTI AL CARME E I BOSCHI

E L’ACQUE DE L’UMBRIA VERDE”

Acqua

Acqua santa

Acqua che da dolce diventi amara

Acqua pagana delle fonti del Clitunno

Acqua che mondi il peccato

Acqua che scendi dai lavacri dell’Appennino

Acqua che inondi le risaie del Nord

e dai colore agli agrumeti del Sud

Acqua che passi sotto i ponti della terra

e riempi le fosse degli’Oceani

Acqua che caschi rotolando chiassosa

dal Niagara all’Aniene

Acqua  delle nostre sorgenti

Acqua delle nostre pozzanghere di pioggia

Acqua gloriosa dei ghiacciai dell’Adamello

Acqua della Visotola e del Mississipi

Acqua del Tamigi e del Nilo

Acqua nostra di casa del Tevere e dell’Arno

Acqua del Trasimeno arrossata da Annibale

Acqua che frangi ancora come ieri

sullo scoglio  di Quarto

Acqua sacra del  Piave e dell’Isonzo

Acqua che spengi i roghi dell’intolleranza

Acqua, infine, dolcissima acqua della serenità

che riempi stasera i calici di questa nostra

Agape fraterna e gioiosa LAUDATA SII, veramente,

sorella in eterno, perché in eterno sarai,

per gli uomini come noi, il simbolo dell’umiltà

contro la presunzione del mondo.   

 Acqua!

  Giorgio  Giannini

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SI PUO’ UCCIDERE IL MARE ? L’UOMO CI PROVA.

SI PUO’ UCCIDERE IL MARE?

…LUOMO CI PROVA

di

Sergio Conti

Le bolene suicide

Queste frasi verranno distribuite come note evidenziatrici.

Nel 1979 un biologo tedesco di chiara fama, il dottor Gottèif Hempel, si esprimeva nei confronti della situazione biologica dei mari, con queste parole: Dieci anni or sono avreí risposto negativamente alla domanda, se l’uomo potesse inquinare irrimediabilmente iI mare. Oggi direi che è possibile.”

Da anni moltissimi ecologi sostengono il pericolo incombente di una lenta morte del mare, a causa dell’inquinamento provocato dall’azione umana.

La”morte” del mare sarebbe l’inizio di un irreversibile processo, che a sua volta condurrebbe alla”morte” del nostro pianeta.

L’uomo, per millenni, ha considerato il mare con una certa irresponsabile fiducia. per lui il mare è stato sempre un’immensa e meravigliosa distesa di acqua, dalle misteriose e suggestive profondità che, nei suoi abissi, ospita una inesauribile riserva di cibo; una utile e preziosa via di comunicazione; una fonte di ispirazioni poetiche e di leggende. Ma l’uomo non ha mai sospettato – o, forse, nel suo torbido egoismo, non ha mai voluto sospettare – per I’ottusa cecità di non voler guardare oltre il prossimo futuro, che questo vitale, essenziale elemento del nostro globo, potesse un giorno rischiare di perdere le sue caratteristiche per divenire un amorfo, tragico cadavere liquido.

L’umanità lo ha sempre considerato una enorme pattumiera senza fondo, nella quale si poteva scaricare impunemente qualunque scoria, rifiuti e lordure, fidando nelle sue facoltà di assorbimento e di rigenerazione, da sempre ritenute inesauribili. In verità, l’uomo non ha mai preso in seria considerazione il fatto che questa preziosa ed enorme riserva di risorse per la sopravvivenza umana, è strettamente legata ad una catena di trasferimento di energia vitale, che giunge fino all’uomo partendo dai protozoi: turbandone I’equilibrio ecologico, si possono fatalmente provocare fratture irrimediabili, creando soluzioni di continuità che potrebbero portare fatalmente alla sua distruzione.

 Tutti gli ambienti in cui si sviluppa l’attività biologica, sono organizzati in un sistema di scambi di energia e di materia, tantoché anche tra gli organismi che vivono in uno stesso ambiente naturale intercorrono rapporti che si determinano essenzialmente in funzione delle caratteristiche dell’elemento fisico (acqua, aria, suolo), del complesso dei problemi che esso presenta, e dalle sostanze chi miche da cui è costituito.

Questi complessi rapporti che permettono la vita sono detti ecosistemi.   Ognuno di essi è organizzato internamente da un proprio ritmo di vita ed è altresì strettamente legato all’equilibrio generale degli altri ambienti. E’ pertanto fondamentale che lo sfruttamento delle ricchezze naturali sia condotto senza causare sfasamenti o rotture dell’equilibrio ecologico.

Se vent’anni or sono, uno scienziato si faceva portavoce dei risultati della ricerca scientifica ecologica, gettando questo grido di allarme, oggi le cose non sono cambiate. Anzi, nonostante qualche modesto tentativo, la violenza e la quantità degli interventi distruttivi sulle risorse naturali si sono moltiplicate e forse siamo sull’orlo di un abisso, che si sta spalancando sotto i nostri piedi, pronto a distruggerci e a distruggere l’habitàt terrestre.

ll mare  sta morendo

L’ecosistema marino è ovviamente formato dall’insieme degli organismi viventi e dai fattori fisici e chimici, che costituiscono il suo ambiente. Nel caso specifico esse sono: la luce, l’acqua, la temperature, la salinità, le sostanze minerali e tutta la gamma delle espressioni biologiche.

Se è pur vero che esiste una forma di autodifesa delle acque marine, le quali tendono a mantenere inalterate la loro composizione producendo una catena di reazioni chimiche, non bisogna, tuttavia, adagiarsi sull’idea che tale auto depurazione sia illimitata. Il tipo di inquinamento cui sono attualmente soggette ha le caratteristiche più adatte a interrompe per la catena di trasferimento energetico, tendendo così a diminuire gradualmente le facoltà di rigenerazione. Infatti, ogni ambiente dove si svolge l’attività biologica attinge la propria sopravvivenza dall’organizzazione del sistema di scambi di energia e di materia, e di conseguenza anche gli organismi che vivono in tale ambiente, ne fanno parte attiva interagendo nel rapporto dell’ecosistema. Se nel passato gli scarichi che il mare assorbiva nel suo seno, oltre che essere in quantità assai minore, erano per lo più formati da materiali di sostanze organiche e, pertanto, facilmente e naturalmente reintegrabili e fagocitabili, tanto da potersi reinserire nella struttura ecologica marina, oggi (e da vari anni) gli scarichi, che in maniera  macroscopica finiscono giornalmente nelle acque, sono formati in gran parte da prodotti altamente inquinati e velenosi e, per lo più, non biodegradabili.

Nel mare finiscono sempre maggiori scorie di materiali tossici e inorganici, non solubili. I fiumi vi riversano le loro acque (inquinate a tal punto da essere vietato farvi il bagno) sature di tutte le scorie industriali, spesse volte radioattive che, unitamente agli scarti e residui dei materiali plastici, vanno a sedimentare i fondali, con possibilità assai minime di essere assorbite e sostanzialmente distrutte.

Uno dei maggiori fattori, che costituiscono costantemente un mortale pericolo per il mare, è il petrolio. Ve ne è una continua massiccia immissione. Le oltre duemila petroliere che fanno “toilette” liberandosi di tutti i residui dei loro serbatoi; le piattaforme per la trivellazione in mare aperto (oltre tremila); l’affondamento delle petroliere stesse, riversano migliaia e migliaia di tonnellate di petrolio nelle acque. Molti anni fa fu calcolato che finivano in mare circa dieci milioni di tonnellate all’anno. Negli ultimi anni, la quantità è notevolmente e pericolosamente aumentata.

Questa immissione nelle acque crea un velo oleoso e persistente sulla superficie del mare, che in maniera sempre più dilagante ostacola la evaporazione, producendo un’azione coibente nell’ambiente acqueo con il conseguente perdurare della stasi delle sostanze venefiche. col ritardo del riassorbimento, si creano irregolarità di distribuzione delle piogge nei continenti, con gravi ripercussioni sulla vita e sugli ecosistemi dei continenti stessi. Anche l’equilibrio interno dei mari viene minato, e le interruzioni nella catena energetica di trasferimento ostacolano fatalmente la riproduzione del fitoplancton.

In effetti, l’uomo sembra non vedere lo sfacelo che va provocando e sembra non udire le voci d’allarme che, se pur fioche e sparute, si levano da molte parti. Il medico teologo alsaziano Albert Schweitzer scrisse : ” Forse l’uomo ha perso (se mai l’ha posseduta) l’attitudine a provvedere e così sta per distruggere la Terra.”

L’inquinamento, prodotto dall’uomo, non è forzato solo dalle cause testé accennate, e la cui portata è evidente anche per chi non vuol vedere, ma nella diuturna normale attività di ciascun individuo vi è un costante contributo alla demolizione degli ecosistemi.

Cominciando dall’inquinamento adducibile a sostanze organiche, come i rifiuti urbani, scaricate nelle acque che, seppur potenzialmente

reinseribili in quanto atte a subire il processo di degradazione, in grandi concentrazioni sottraggono l’ossigeno necessario alle vitali funzioni degli abitanti marini. A questo tipo di inquinamento sono spesso soggette le zone costiere, i golfi e i mari chiusi. L’inquinamento chimico, poi, che è in massima parte causato dai rifiuti industriali, proviene anche dai centri urbani e dalle terre coltivate, sotto forma di residui di detersivi, insetticidi, diserbanti ecc. A tutto ciò si aggiunge I’azione deleteria dell’inquinamento radioattivo e termico, che interessa i corsi d’acqua in cui vengono scaricate le acque di raffreddamento delle centrali nucleari e termoelettriche.

Gli effetti più immediati del degrado dei mari, e di evidente realtà per tutti, sono le decimazioni subite dai pesci e dagli uccelli marini, che di questi si nutrono. Da anni vengono notate forti alterazioni biologiche e di comportamento in alcune specie della fauna marina, e notevoli quantità di pesci presentano evidenti formazioni cancerose. Oltre a questo è impressionante la rapidità con la quale la balena azzurra (balenottera), la più grande tra le specie di questo cetaceo, va incontro all’estinzione, nonostante sia un animale protetto.

Il comportamento delle balene desta veramente impressione. Molti anni or sono fu scoperta una spiaggia, dove molti di questi animali andavano a “suicidarsi” . La balena, come è noto, è un animale notoriamente solitario. Questo strano e insolito aggrupparsi, unitamente al lasciarsi morire su spiagge deserte, ove giungono come strani naufraghi a esalare I’ultimo respiro, denotano un cambiamento sostanziale di quelle che sono le caratteristiche comportamentali di una determinata specie e ciò non può che essere riconducibile alle profonde alterazioni subite dal loro “habitat” naturale. Le balene si nutrono di plancton. Di conseguenza, lo squilibrio e l’alterazione di tale sostanza vitale, provocati dall’inquinamento, possono averne stravolto la natura, trasformandolo in un nutrimento insufficiente e contaminato, tanto da influire sul sistema neurovegetativo dell’animale, con le conseguenti instabilità e mutabilità di comportamento.

Questa situazione, che va sempre più aggravandosi, sconvolge lentamente tutto il sistema ecologico, con la grave conseguenze che un mare inquinato perde progressivamente la sua funzione di produttore di ossigeno e di riserva di alimenti, fino a trasformarsi in un “mare morto“, con il conseguente ed inevitabile inizio dell’agonia di tutto il pianeta.

Possono sembrare dichiarazioni eccessivamente esagerate e riguardanti giorni lontani a venire. Ma non c’è molto da illudersi.

Lo scienziato francese Jacques Yves Cousteau, un trentina d’anni or sono, affermò che nel 1985 i mari sarebbero arrivati allo “stato di morte” . Ciò non si è verificato, ma non c’è da rassegnarsi troppo.

Il cammino verso la distruzione, seppur più lento di quello che aveva previsto Cousteau, è un cammino inesorabile ed impietoso, che avanza fra l’indifferenza della gente e, soprattutto, fra inadeguate strutture di difesa e la scarsa preoccupazione dei Governi e dei Centri di potere, che si perdono, come sempre avviene, in pompose dichiarazioni polemiche e incostruttive.

E’ da chiedersi veramente, se si volge uno sguardo al panorama desolante dello sconvolgimento ecologico, i cui aspetti tangibili giungono fino alle nostre case e ai nostri giardini, se I’umanità si sia veramente resa conto del tragico orrore verso il quale il nostro pianeta sta scivolando, come condannato da un lento irreversibile e inesorabile destino.

L’uomo sembra non darsi pensiero ditutto ciò… Dunque si può uccidere il mare? E’evidente che l’uomo, con il suo comportamento, ci sta riuscendo…

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CHE NE DICI SIGNORE?

CHE NE DICI SIGNORE?

Tu che ne dici o Signore, se in questo Natale

faccio un bell’albero dentro il mio cuore e ci attacco,

invece dei regali, i nomi di tutti i miei amici?

Gli amici lontani e vicini. Gli antichi e i nuovi.

Quelli che vedo tutti i giorni e quelli che vedo di rado.

Quelli che ricordo sempre

e quelli che, alle volte, restano dimenticati.

Quelli costanti e intermittenti.

Quelli delle ore difficili e quelli delle ore allegre.

Quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire.

Quelli che conosco profondamente

e quelli dei quali conosco solo le apparenze.

Quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo molto.

I miei amici semplici ed i miei amici importanti.

I nomi di tutti quelli che sono già passati nella  mia vita.

Un albero con radici molto profonde

perche i loro nomi non escano ma dal mio cuore.

Un albero dai rami molto grandi,

perche nuovi nomi venuti da  tutto il mondo

si uniscano ai già esistenti.

Un albero con  un’ombra molto gradevole,

la nostra amicizia sia un momento di riposo

durante le lotte della vita.

(Anonimo)

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