PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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XX SETTEMBRE

XX SETTEMBRE

(Pa.Vit) Roma, 18 settembre 1998 – In occasione della ricorrenza del XX Settembre il prof. Franco FRANCHI, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Il XX Settembre, per noi Massoni della Gran Loggia d’Italia Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, è una data carica di storia, ricca di sensazioni ed affetti, foriera di riflessioni, ponte tra ieri e oggi.

Senza rinnegare le valenze del passato, anzi alla luce dell’insegnamento della storia, noi Massoni del 2000 interpretiamo la Breccia di Porta Pia non più come risultato di scontri, spaccature, incomprensioni, ma apertura verso una via di libertà e di tolleranza.

Noi Massoni crediamo profondamente che un muro abbattuto non debba essere sostituito da un altro, anche se di natura diversa, che le barriere, benché ancora troppo rigide in certi punti, stiano scomparendo.

La continua celebrazione del XX Settembre non significa che noi massoni restiamo fermi su una posizione rigida, risposta, all’epoca, dolorosamente necessaria ad una tenace impostazione.

La Tradizione ed il pensiero massonico rifiutano ogni forma di dogma; il flusso delle truppe che diede all’Italia la sua capitale non pose l’assedio al pensiero, ma la liberò da ogni vincolo.

I Massoni, uomini “liberi e di buoni costumi”, ricordando anche il Cinquantenario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, augurano che l’umanità, dimostratasi sempre capace di far crollare i muri innalzati dalla violenza e dalla tracotanza, possa segnare il prossimo millennio di momenti di costruzione e mai di annientamento”.

AGENZIA STAMPA PALAZZO VITELLESCHI

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300 ANNI DI STORIA

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300 ANNI DI STORIA

Stefano Bisi

Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Palazzo Giustiniani

Ha quasi 300 anni e non li dimostra affatto. La Massoneria Universale si avvia a celebrare nel prossimo mese di giugno il terzo secolo ufficiale di vita legato alla svolta di Londra del 24 giugno 1717. Con la riunione di quattro officine inglesi nell’osteria “All’Oca e alla Graticola”, nacque allora la Gran Loggia d’Inghilterra, si chiuse il periodo che è stato definito “operativo”, risalente alle corporazioni muratorie medievali, e si aprì quello “speculativo” di una Massoneria moderna impegnata ad innalzare il Tempio interiore di ciascun affiliato e contemporaneamente a tendere alla realizzazione della grande utopia massonica: la fratellanza dell’Umanità.

Da allora, forte della sua Tradizione e della ricerca dell’optimum dell’umano, della perfettibilità di una ricerca che, abolendo i dogmi tenga conto delle necessità spirituali dell’essere, la Libera Muratoria ha attraversato le diverse Ere della storia costituendo ovunque un faro e al tempo stesso un insormontabile baluardo di Libertà, del Libero pensiero, della dignità e dei diritti dell’Uomo.

Essa è passata indenne da periodi oscuri, da dittature – come in Italia fu il Fascismo – da estremismi e conflitti, riuscendo a dare il proprio contributo di uomini, di idee e di sangue all’affermazione dei principi-guida del trinomio che all’Oriente vede scritte le tre eccelse parole di “Libertà-Uguaglianza-Fratellanza”.

La Massoneria ha anche accompagnato il progresso con le su scoperte scientifiche e tecnologiche, ma ha sempre privilegiato su di tutto un irrinunciabile principio: l’elevazione dell’Uomo.

Che avviene attraverso il duro lavoro di Officina, dove si mettono da parte le scorie profane e si cerca, conoscendo prima di tutto se stessi, di giungere gradatamente a diventare degli uomini migliori e giusti, pronti a partecipare alla costruzione di progetti che possono dare qualcosa di importante e bello per lo sviluppo ulteriore dall’umanità. È questo duplice lavoro che fa del massone un uomo particolare, direi speciale. È questo il “segreto” da intuire e, soprattutto da attuare quotidianamente, per far sì che la Massoneria universale e l’Istituzione di cui noi facciamo orgogliosamente parte, possa continuare ad andare avanti con la stessa inesauribile energia e

il grande patrimonio di contenuti anche nel futuro, verso i prossimi 300 anni.

E, per fortuna, nonostante i difficili tempi che il mondo attuale vive, nonostante le problematiche economiche e politiche che condizionano questa fase dell’esistenza di tanti uomini e Stati, la Massoneria ancora oggi costituisce una solida certezza a cui appigliarsi nella difesa di nobili e insindacabili ideali e di fronte alla fine delle ideologie.  La Massoneria c’è e non ha paura di mostrarsi e mostrare il suo volto migliore e le sue sedi. Quella del Grande Oriente d’Italia, lavora con l’incessante impegno di tutti i fratelli, dopo aver fatto tesoro anche dei suoi errori del passato per non ripeterli, e pone grande attenzione alla risoluzione di quei problemi che possono offuscare la ragione e condurre gli uomini a sedersi su una disastrosa e mortale polveriera.

La Massoneria c’è e guarda con attenzione ai giovani, al lavoro, alla difesa dei valori inalienabili scritti nella Costituzione della Repubblica Italiana, al futuro di un Paese che ha contribuito a far nascere nel periodo risorgimentale. In questa fase particolare e complessa delle vicende umane il ruolo della Libera Muratoria nella Società e’ più che mai di grande rilevanza civile e democratica.

Gli “uomini liberi e di buoni costumi” hanno la fondamentale missione di mantenere vivi e pulsanti quei valori che l’attuale sistema sta giorno dopo giorno contaminando, emarginando, oscurando. A nessuno, credo, potrà sfuggire la delicatezza e la grande responsabilità che ogni singolo fratello avrà nel sostenere e proteggere questi principi che hanno sempre camminato di pari passo con la Massoneria. Ne sono la ragione e l’essenza. Bisognerà essere speranzosi, coraggiosi, testardi e lungimiranti nell’andare incontro all’epoca dei continui ed imprevedibili cambiamenti con la giovinezza e la bellezza senza tempo e senza rughe che rende attuale la Massoneria. Quella bellezza che ci consente e consentirà alle generazioni che verranno dopo di noi di “innalzare templi alla virtù e di scavare oscure e profonde prigioni al vizio”, continuando a lavorare alla “Gloria del Grande Architetto dell’Universo” per il “Bene dell’Ordine e dell’Umanità'”.

TRATTO DALLA RIVISTA “HIRAM” .1/2017

Gran Maestro del Grande Oriente d’ItaliaPalazzo Giustiniani

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L’ETICA DEL MASSONE

L’etica che il Libero Muratore viene maturando in sé è fondamentalmente diversa sia da quella delle religioni “della promessa” (di chi?), sia dagli schemi etici della polis greca. Pur essendo comunque basata sull’etica socratica della virtù, di fronte agli interrogativi che si pongono rispettivamente lo schema platonico-agostiniano del “cammino-tra-essere-e-dover-essere” (che cosa?), e quello aristotelico-tomistico del “bene-che-motiva-l’essere-per-il-fine” (quale?), essa risponde ad entrambi innestando il “cammino” platonico in quello di un millenario metodo di lavoro ed il “fine” aristotelico nel concetto totalizzante del divenire di una umanità alla ricerca della sua armonia con il proprio universo.

E’ in sostanza l’idea originale dell’Illuminismo, coltivata con rigorosa fedeltà e gelosamente protetta, nel chiuso della Loggia, dagli inquinamenti dell’uomo moderno. E’ l’idea per la quale la legge della natura non è qualcosa che le cose ricevono dal di fuori, ma che scaturisce dalla loro propria essenza ed è insita in loro fin dall’origine. Per trovare questa legge l’uomo non deve immettere nella natura le sue proprie idee e le sue fantasie soggettive ma deve piuttosto limitarsi a conoscerla e ad esprimerla.

Questo compito diventa particolarmente difficile quando l’uomo rivolge il suo sguardo verso sé stesso come ente strutturato di leggi che, ancora una volta, “scaturiscono dalla sua propria essenza e sono insite in lui sin dall’origine. Infatti, se la natura è osservabile, misurabile oggettivamente dall’uomo come osservatore esterno, come è possibile sfuggire alla condizione di soggettività dell’osservatore quando guarda dentro di sé?

E d’altra parte, come può anche conciliare ciò che trova nelle profondità del proprio spirito (e lo accetta come legge del proprio essere), con il principio etico di miglioramento di tutta l’umanità? Come può orientarsi tra il desiderio di dar sfogo istintivo a tutta la libertà spirituale che scaturisce dal suo essere individuo unico ed irripetibile e le limitazioni che gli derivano dall’appartenere ad una società, di cui peraltro deve prendersi carico?

Sono due aspetti di un unico problema esistenziale estremamente complesso, per risolvere il quale, generalmente, si pensa che l’uomo non abbia in sé né le capacità, né le energie sufficienti per risolverlo.. In genere l’animo umano finisce con l’accogliere con rassegnazione l’idea, largamente diffusa, che solo  con l’aiuto di Dio e l’esperienza della Storia egli possa risolvere i problemi etico/esistenziale della propria vita.

Di contro il massone (come chiunque senta, per proprio spirito naturale, l’orgoglio di rivendicare la propria dignità di fronte al suo creatore), si ribella a questa subordinazione integrale. Ma, bisogna riconoscerlo, solo il Libero Muratore ha le energie necessarie a superare la complessità oggettiva del problema: e le ha perché le trae dalla forza rinnovatrice dell’Iniziazione.

Ogni atto iniziatico riguarda l’uomo che intende modificare il proprio stato, la propria condizione di essere e, pertanto, ogni esperienza iniziatica viene condotta sull’uomo: “su sé stesso”. Il Massone deve sperimentare su di sé quella investigazione soggettiva che rappresenta il primo indispensabile lavoro, cioè l’introspezione: metodo usato da secoli nelle scuole iniziatiche e che si differenzia nettamente dalle metodiche religiose che seguono, invece, “l’imitazione”.

Il Massone non crede in ciò che altri possono aver già elaborato e risolto, non riconosce verità dogmatiche, non resta in attesa passiva di un qualche cosa che debba provenire dall’esterno, ma procede attivamente, consapevole del suo “libero arbitrio”, con le proprie forze, con la sua ragione, passo passo alla conquista della propria verità.

L’uomo può ritenersi dotato di libero arbitrio quanto più conosce quali siano i condizionamenti esterni che possano influenzarlo e quale metodo sia necessario seguire per pervenire a dei ponderati giudizi. Questi, infatti, anche quando appaiono formulati in piena coscienza e libertà, possono essere stati determinati da processi psicologici di cui l’individuo non era cosciente, o influenzati da preconcetti e pregiudizi che fanno parte di un bagaglio, situato nelle parti più recondite della sua memoria, di cui è oltremodo difficile liberarsi completamente.

Qualsiasi giudizio, qualsiasi valutazione e conseguente decisione debbono essere parto della sua mente, la quale, dopo aver esaminato il problema nelle sue varie componenti, alla luce dei valori della nuova morale, liberamente ridefinita, e degli impulsi sinceri del proprio cuore, altrettanto liberamente affinati, deve compiere un vero processo creativo, in modo che la soluzione sia esclusivamente sua, originale.

Contemporaneamente, lungo il suo cammino evolutivo, egli ha inserito questo processo che opera su sé stesso, tra le motivazioni archetipi che lo hanno portato a richiedere l’aiuto ai suoi consimili. Accanto agli istinti per la sopravvivenza ed agli stimoli per la ricerca del cibo per il suo sostentamento, la società gli diviene indispensabile per puntare su di un telos, su di una ragione di vita comune che proietti, con il miglioramento di tutti, la vita sua e della sua specie oltre i confini inesorabili del non-essere. Cioè della morte.

Inizialmente questa idea fu definita una semplice Utopia illuministica, una tra le tante. Agli inizi del terzo millennio si inizia a riconoscerla come “modello socialmente avanzato”.

I suoi primi risultati concreti, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948 e la stessa Costituzione italiana ne sono affermazioni storiche di immensa portata universale.

Questa Utopia sta diventando ormai “progetto di riferimento”.

Ciononostante è impressione diffusa, nel mondo profano, che il massone sia comunque un ribelle, un diverso, un uomo “scandaloso” e quindi da tenere lontano..! E’ questo un costo costante che il Massone deve comunque pagare, perché niente lo costringerà mai a ritenersi omologato dal “Principe” di turno, come niente potrà mai attenuare la responsabilità che distingue la sua etica da quella di qualsiasi altro.

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IL TRIANGOLO DELLA LUCE MASSONICA

IL TRIANGOLO DELLA LUCE MASSONICA

(di Michele Moramarco)  

L’obiettivo verso il quale converge l’attenzione del Libero Muratore, sin dal momento dell’iniziazione, è la ricerca di una compenetrazione di sé con la Luce. Di quale Luce si tratta ?

Il tempio stesso è “orientato”, ovvero volto ad Oriente: ex Oriente lux.

Ma questa luce fisica, che ci consente la chiara visione del mondo fenomenico, è solo la manifestazione – e in qualche modo il simbolo, sotto forma di quel Sole che campeggia sopra e a fianco del Trono del Maestro Venerabile – di altre due modalità della Luce.

La prima di queste è la “Luce intellettuale”, ovvero la sottile e nel contempo potente irradiazione dell’intelligenza, simbolizzata dalla Stella fiammeggiante . La Stella può rappresentare l’uomo leonardesco, proteso ad una espressione completa delle proprie facoltà. La Luce intellettuale è la facoltà interiore di riconoscere, ovvero di conoscere di nuovo, interpretandole, le realtà dapprima colte mediante la percezione sensoriale.

Luce fisica e luce intellettuale sono ben note all’uomo, poiché appartengono rispettivamente al campo dell’esperienza e a quello della ragione e della coscienza.

Ma esiste un altro genere di Luce, superiore alle due precedenti e generalmente latente per l’uomo fino a che le “porte della percezione” non si aprano in lui: è la “Luce spirituale”, illustrata nel Tempio massonico da Minerva, ed è la fonte di ogni intuizione, ispirazione e visione interiore.

Di carattere abissale e misterioso, la Luce spirituale albeggia sull’iniziando fin dal suo ingresso nel Tempio, che è rischiarato da lumi ancora fiochi, per farsi poi dirompente, abbagliante, al terzo colpo di maglietto del Maestro Venerabile. Con il suo rituale, la Massoneria evoca un processo ben noto in psicologia, quello dell’iter che conduce un soggetto – mediante percorsi di memoria e associazioni simboliche relative a materiali tratti dall’oscurità dell’inconscio – fino a quell’attimo luminoso e travolgente che a ragione viene definito catartico, ossia purificatore e liberatorio. In termini maslowiani, si parlerebbe di peak-experience.

 Osserviamo il triangolo di Luce che illumina la Loggia: negli angoli alla base, troviamo la Luce naturale (Sole) e quella intellettuale (Stella), che presiedono rispettivamente al mondo dei corpi e a quello delle idee; al vertice troviamo la Luce spirituale (illuminazione completa del Tempio), che presiede al mondo noumenico, essenziale.

Non si giunge alla compenetrante visione della Luce spirituale se non per tappe successive e progressive, che costituiscono altrettanti auto-trascendimenti. Proprio questo è il significato della ripartizione in gradi dell’iter massonico: occorre preparare il veicolo umano a divenire un “vaso di Luce”; in caso contrario, si corre il rischio di essere bruciati o di esser fatti “esplodere” dalla grande potenza di quella Luce. Il mito di Icaro insegna.

Ma c’è di più: per quanto potente, la Luce spirituale può avere accesso a noi soltanto se ci disponiamo ad accoglierla, spogliandoci da esteriorità, pregiudizi, false certezze, pigrizia. Ciò viene mirabilmente simbolizzato nell’iter massonico: a) dalla procedura del “testamento” all’interno del Gabinetto di Riflessione; b) dall’antica pratica della discalceazione – oggi spesso surrogata dal meno impegnativo scompiglio degli abiti – e del ritiro dei metalli; c) dall’interposizione di ostacoli (fisici, fonici, ecc.) tra l’iniziando e la meta del suo cammino.

Resta una considerazione da fare. Per raggiungere, dopo la visione, la compenetrazione con la Luce spirituale, occorre procedere preliminarmente alla riflessione. E’ palese che nella parola stessa è implicato un fotismo, sia pur di tipo speculare (non siamo forse noi, del resto, Massoneria speculativa ?) più che assimilativo, ma si può aggiungere che – intesa in senso esoterico – la riflessione comporta comunque, necessariamente, un certo grado di assimilazione della sostanza che “rispecchiamo” col nostro pensiero.

In altre parole, quando un Libero Muratore impegna tempo ed energie a riflettere sui valori e sui misteri dell’esistenza, già si fa centro raggiante della Luce spirituale che essi contengono. Perciò il lavoro del Libero Muratore in Loggia è una fonte di Luce dinamica, creatrice, ascensionale, in breve: la risposta dell’uomo-costruttore alla perenne emanazione di Luce che discende dal Grande Architetto dell’Universo

Michele Moramarco

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IL TRINOMIO MASSONICO

IL TRINOMIO MASSONICO

Prof.  FRANCO FRANCHI

La complessità, la varietà e la sottigliezza dei concetti che vanno sotto il nome di libertà sono tanto numerosi quanti sono gli uomini. Percorrendo i secoli, studiando i filosofi, leggendo i teologi, analizzando gli storici vediamo snodarsi l’evoluzione dell’idea di libertà legata ad uomini e vicende, a scuole di pensiero, a situazioni culturali e politiche. Dove esiste l’essere umano si pone il problema della libertà, o della sua mancanza, nasce la domanda su cosa sia la libertà, quali sfere della vita affetti, se si tratti di un fatto individuale, sociale, politico, religioso, filosofico, se essa scaturisca dall’uomo o se a questi viene data. Ad infinità di quesiti, infinità di risposte. Non è mia intenzione né mio compito entrare in merito di discussioni ed argomentazioni di qualsiasi genere, nascono in me alcune riflessioni ispirate dagli avvenimenti attuali e dalla mia fede di massone. E’ quasi banale, ma non del tutto inutile, ripetere che pochi sono gli uomini che godono di libertà civili religiose e politiche, che forme di dittature e di imposizioni si manifestano anche nei paesi considerati progrediti e politicamente democratici. Laddove un uomo non ha diritto a processi equi, i poteri prevaricano gli uni sugli altri, la chiesa impone i suoi dogmi Stato, laddove la società si difende con la pena di morte, si sfruttano dei bambini, alle donne si impone lo chador o altra forma di costrizione, laddove si soffre la fame, non c’è lavoro non esiste la libertà. Quale paese è esente da almeno uno di questi mali ? Esiste una “Città del Sole”? Purtroppo la risposta è negativa e continuerà ad esserlo; è utopia anche la speranza che un giorno l’umanità possa raggiungere un equilibrio tale da non parlare più della libertà perché condizione acquisita. Possiamo soltanto lavorare a migliorare certe situazioni contingenti, a risolvere casi immediati, a difendere i più deboli, lottare per i diritti di tutti. Seguendo questa condotta compiremmo una parte del nostro dovere di uomini favorendo anche noi stessi che viviamo in un ambiente dove numerose e subdole sono le limitazioni alla libertà che spesso ci colpiscono senza che ne abbiamo l’immediata coscienza. Per il massone la ricerca è più sottile; egli ha la consapevolezza che quanto ci viene garantito dalla Costituzione e dalle leggi è una parte della libertà, quella più labile perché, lo insegna la storia, alla mercé delle vicende e capricci degli uomini detentori di un potere che trasformano in violenza. Trovare una forma assoluta di libertà è stata aspirazione di tutte le generazioni; molte l’hanno individuata in una fede religiosa, la “franchigia” di manzoniana memoria, nell’annullamento di se stessi, nel rifiuto di essere uomini e l’aspirazione a diventare santi, altre nella sottomissione assoluta alla ragione, al materialismo, alla negazione dello spirito. Il cammino iniziatico, le “lezioni” della Massoneria insegnano che anche nelle migliori condizioni esterne l’uomo può non essere libero se non è liber animo, se è dominato “dalla passione dei sensi, dalla cupidigia, dall’ambizione, dalla speranza e dal timore” (Seneca), che altro non sono che i metalli della profanità. La liberazione dalle scorie proviene dall’acquisizione di un equilibrio interiore, dalla volontà di lasciarsi guidare la crisma iniziatico, dalla capacità di critica che è giudizio equilibrato, dal rifiuto della cecità imposta da altri o da noi stessi scelta. E’ certamente indispensabile l’uso della ragione, il Virgilio che ci accompagna nel riconoscimento e la presa di coscienza dei difetti e delle lacune umane, il Maestro che ci guida verso la decisione di lavorare ad un miglioramento nostro e dell’umanità. Per il massone l’acquisizione della libertà non può scaturire dalla sola ragione, essa deve sorgere dalla totalità dell’essere ed alimentarsi di tutte le sue risorse, della sua ragione dapprima, dopo, e soprattutto, del suo spirito la cui completa libertà è il frutto maturo della Conoscenza che “entrando in noi mette in fuga l’ignoranza” (Pimandro). Per giungere alla Conoscenza non sono sufficienti la ragione, la logica e la deduzione, strumenti del filosofo, servono il cuore, lo spirito, la purificazione, la disciplina dell’anima e l’interiorità che si conquistano lungo il cammino iniziatico. Con il passaggio ad un gradino superiore della piramide l’iniziato si libera dalle schegge impure e si nutre alle successive fonti di sapienza che lo portano a lasciare sempre più la sua natura imperfetta di uomo e diventare massone, un adepto che vive in seno alla famiglia umana, che vi lavora vivendone e soffrendone tutte le vicende, le sensazioni, le passioni. La libertà vera del massone non consiste nell’isolamento e nell’egoistica convinzione di possedere un bene prezioso in esclusiva; essa fiorisce nell’espandersi, nel propagarsi, nella comprensione assoluta dell’uomo “teniamo fermo questo,” affermò Seneca, “siamo nati per la comunità. La nostra società è molto simile ad una volta di pietre che sarebbe destinata a cadere, se esse non si appoggiassero a vicenda, e proprio per questo si regge.” La libertà iniziatica non è superiorità, è invece superamento, mai totale, degli ostacoli profani generati dalla natura stessa dell’uomo – massone, il quale, moderno Sisifo, vede spesso svanire la meta che sembra ormai raggiunta. Questo lavoro incessante con i numerosi fallimenti ed i pochi successi maturano e raffinano l’essenza del massone, la materia diventa spirito, la pietra, Oro. La raggiunta spiritualità consente al massone di “sentire con gli altri”, di provare quella che i Greci definirono simpatia, unico terreno fertile sul quale possono crescere le piante di una Uguaglianza e di una Fratellanza dettate dall’amore per l’uomo e non da una costituzione, dall’animo e non dalla ragione e sole foriere dell’autentico lavoro per il bene ed il progresso dell’umanità. La Libertà è il vertice del trinomio, del Sacro Triangolo, mente dell’Assoluto dalla quale nascono il buono ed il bello della cui sopravvivenza gli uomini sono garanti. Sia il massone conscio di aver ricevuto, con il crisma dell’iniziazione, il dono della scelta e la responsabilità di salvaguardare, proteggere, nutrire la Libertà, fonte di ogni forma di vita.

Prof. Franco Franchi

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LA FESTA DELLA LUCE Uomini liberi, laboratorio di speranza

LA FESTA DELLA LUCE Uomini liberi, laboratorio di speranza

Hanno preso il via il 10 dicembre da Villa Vittoria a Firenze

le celebrazioni massoniche del Solstizio d’inverno. L’invito

lanciato dal Gran Maestro a guardare agli altri con umanità

“Con forza e con dolcezza dico a tutti i Fratelli: Avanti!”

Noi dobbiamo essere un laboratorio di speranza”. Il Grande

Oriente sarà più luminoso e forte con l’aiuto e l’appoggio dei

Fratelli: possiamo e dobbiamo tenere acceso il fuoco sacro e irradiare

reale luce attraverso il sorriso, la benevolenza e la comprensione.

E’ questo il messaggio lanciato alla Comunione dal Gran Maestro Stefano Bisi nel dar via il 10 dicembre scorso da Firenze alle tradizionali celebrazioni del Solstizio d’Inverno, che si tengono in queste settimane in tutt’Italia. Gremitissimo il tempio allestito per la grande Festa della Luce a Villa Vittoria, splendida dimora ottocentesca di proprietà della Regione Toscana, oggi adibita a Palazzo dei Congressi. Mille i posti a sedere nell’ampio anfiteatro che ha contribuito a regalare all’evento un’appropriata atmosfera.

Lo squarcio delle tenebre. L’apertura rituale dei lavori è stata affidata alla guida esperta del maestro venerabile della loggia Alberto Mario (121) di Sansepolcro. “Siamo qui – ha esordito Olinto Franco Baragli, dopo i saluti – in una dimensione fuori del tempo e dello spazio, insieme per celebrare ancora una volta il ritorno della luce”. In questi giorni, ha spiegato, il sole arriverà al suo punto più basso nell’orizzonte: questa discesa terminerà il 22 dicembre e allora parrà fermarsi fino a quando non ricomincerà a risalire. E’ l’uscita dall’oscurità, lo squarcio delle tenebre. Il rinnovamento di sé stessi e del Cosmo.

Queste date sono porte, soglie, che dividono e mettono in comunicazione mondi diversi e contrapposti, spazi temporali dalle opposte caratteristiche che si alternano e si completano, in un dualismo ermetico che succedendosi, va a formare una unità: l’Anno,

nome che proviene da annus e da annulus, l’anello, che con il suo

significato circolare richiama qui, l’anello del tempo. I Solstizi –

ha detto – sono come due confini entro i quali si possa e si debba

svolgere l’attività degli uomini. Una serie di continue discese e

continue salite in cui si snoda la nostra ricerca e il viaggio della

nostra vita. Occorre scendere per poi salire e non si può andare in

alto senza aver conosciuto il profondo. E, soprattutto, non c’è termine

a questo alternante viaggio, che è libero nelle sue direzioni,

è scandito se mai ed è regolato, solo da dei principi che sono universali e ci vengono ricordati dalla magnificente grandezza di ciò

che ci circonda e ci sovrasta. Questi principi, questi confini, ci dicono

che dobbiamo agire con ponderatezza, con equilibrio, cercando

il giusto mezzo, avendo come riferimento la Verità e la Giustizia

e l’ordine cosmico di Armonia e di Giusta Misura. Est modus

in rebus, c’è un modo per far le cose. Per poter agire così, per poterlo

fare, occorre essere ed avere consapevolezza di Sé”. “I Massoni,

come iniziati – ha concluso – indagano se stessi, indagano la

Natura, la Grande Madre, essi si riferiscono alla Luce e come ausilio

alla loro indagine hanno la Geometria e gli strumenti geometrici

e come riferimento, hanno la Fratellanza tra gli uomini. Festeggiamo,

dunque, il periodo più buio dell’anno, il ritorno della Luce

che guiderà il nostro cammino, in una metafora che indica il Lume

indispensabile alla nostra Ragione e la Conoscenza che fortifica il

nostro Spirito e ci permette di conseguire le nostre mete”.

Grandi numeri in Toscana E’ intervenuto poi il Presidente del Collegio toscano, Francesco Borgognoni, che si è soffermato ad analizzare la presenza della Massoneria sul territorio, confermandone l’ottimo stato di salute con dati che parlano da soli. Sono 120 le logge del Grande Oriente, ha riferito, attive in tutta la circoscrizione e distribuite in maniera uniforme da nord a sud della regione e 3093 i Fratelli a piè di lista, con un saldo annuale positivo di 83 unità. Numeri importanti

che confermano la presenza storica della Libera Muratoria in

Toscana e il primato che da tempo detiene. Grande soddisfazione

ha espresso Borgognoni anche per l’intensa attività in cui sono

impegnate le officine e ha augurato un buon inizio con il motto

templare: Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam

(dal salmo 114 della “Antica Vulgata”). Ricevuti gli ospiti,

a partire dalla numerosissima delegazione dei Capitoli toscani

delle Stelle d’Oriente e da un gruppo di giovani rappresentanti

dell’Ordine di DeMolay, ha preso la parola il Gran Maestro Stefano

Bisi che ha delineato i tratti simboli della ciclicità temporale,

introducendo la consueta cerimonia prevista per la Festa della

Luce con l’accensione rituale delle candele, simbolo del ritorno

solstiziale alla crescente luce. Irradiamo la luce attraverso il sorriso.

Subito dopo Bisi insieme al G.M.O. Massimo Bianchi ha consegnato

le onorificenze e gli attestati ai fratelli che hanno compiuto i 40

anni di appartenenza all’Istituzione. Fratelli che rappresentano la

luce, ha detto il Gran Maestro, rivolgendosi anche ai rappresentanti

dei Collegi presenti, come Carlo Ricotti (Lazio), Lucio Doriano

(Campania), Luca Castiglione (Umbria). Citando il maestro venerabile

dell’“Alberto Mario” e la recente iniziativa organizzata a

Sansepolcro, dedicata ai 70 anni della Repubblica Italiana, alla Costituzione e in particolare agli articoli che tutelano alcuni diritti

fondamentali come quello alla salute e alla associazione, Bisi ha

ricordato come sia possibile conciliare il nostro lavoro tra le colonne

con l’impegno fuori del tempio e ha invitato i Fratelli, tutti, a essere

ottimisti. “Il Grande Oriente – ha sottolineato il Gran Maestro – sarà più luminoso e forte con l’aiuto e l’appoggio dei Fratelli, con il loro entusiasmo, con la loro positività; possiamo tenere acceso il fuoco sacro e irradiare reale Luce attraverso il sorriso, la benevolenza

e la comprensione. Noi dobbiamo poi essere – ha aggiunto  – un laboratorio di speranza”.

Valorizziamo, è stato il suo appello, “i piccoli gesti quotidiani,

pensiamo a costruire ponti, guardiamo le persone con

umanità, stringiamoci l’uno all’altro confortando i più sfortunati di noi, quelli che hanno subito disgrazie familiari, coloro che sono

in difficoltà di fronte alle avversità della vita. Ancora con forza e

dolcezza dico a tutti i Fratelli: Avanti!”. Un’emozione fortissima

e una lunga, interminabile standing ovation ha concluso la parte

della serata aperta agli ospiti. Poi, in un grande clima di armonia,

c’è stata la ripresa dei lavori per la chiusura rituale.

I punti cardinali del tempo

Il Solstizio d’inverno è simbolo della rinascita spirituale. Insieme

al Solstizio d’estate e agli Equinozi costituisce i quattro cardini

dell’architettura del tempo nell’arco di un anno. E questo appuntamento perenne che scandisce il ritmo dell’universo, rappresenta per i liberi muratori il momento della completa comunione con la natura, un’unione fortificata dal moto del sole, che

il Grande Architetto dell’Universo ha creato per irradiare e vivificare

generosamente e senza distinzione ogni forma di vita

terrena. Il Solstizio invernale è il simbolo della rinascita spirituale,

la sconfitta delle tenebre da parte del Sole, il trionfo della

Luce e la Luce è il simbolo centrale dell’iniziato. Le porte del

cielo si spalancano, il sole, nel suo moto apparente lungo l’eclittica,

raggiunge il punto di declinazione minima, il più vicino

alla terra, e pare fermarsi per poi riprendere la sua ascesa e tornare

a espandersi. Per questo è considerato il momento che segna

la rinascita e che nelle officine viene scandito da un rituale rigoroso,

solenne, pieno di significati simbolici ed esoterici. La

tradizione della celebrazione della luce in sintonia con l’attimo

in cui essa parrebbe averci abbandonato e invece torna a illuminare

il nostro cammino e le nostre vite è comune a molteplici civiltà, religioni, credenze di ogni tempo e paese.

Un ponte verso l’ignoto. Gli antichi celti fissavano l’inizio del loro calendario poco prima del Solstizio invernale, per darsi tempo di programmare le proprie attività in funzione della rinascita della luce. I romani celebravano nella seconda metà di dicembre la festa del Sole Invitto in onore del dio Mitra, dio della vita, della fertilità, della rinascita. Ed è anche per questo che i primi cristiani, dovendo fissare una data per la nascita del Cristo, scelsero un giorno vicino al solstizio, simboleggiando così l’avvento di una nuova luce. Per tutti, comunque, questo straordinario evento astronomico ripropone il tema dell’attesa – e dunque della speranza – attesa per quello che la stasi del sole implica e che implica l’oscurità che l’ha preceduta, con tutti

i dubbi, le paure e gli interrogativi che poi felicemente finiscono

per dileguarsi nella ripresa splendente del moto dell’astro. Una

tappa che ha sempre rappresentato nella memoria dell’umanità

un ponte tra il visibile e l’ignoto. Il Solstizio d’inverno è caduto

quest’anno il 21 dicembre alle ore 10.44. E’ in questo preciso

momento che il sole ha raggiunto la sua massima distanza al

di sotto dell’equatore celeste.

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‘A MAMMA

TOTO

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ATEI E CREDENTI IN MASSONERIA

ATEI E CREDENTI IN MASSONERIA

Secondo un dire comune per ateo si intende chi non crede in nessuna divinità (dal greco atheos = senza dio).

E’ necessario distinguere tra l’ambito religioso e l’ambito filosofico.

Ciascuna religione ha sempre condannato come atee tutte le rappresentazioni non conformi alla propria: nell’antichità politeisti contro monoteisti e viceversa, più tardi cristiani contro mussulmani, e poi ancora cattolici contro protestanti

Più volte l’accusa di ateismo é stata motivo di persecuzioni, da Socrate a Giordano Bruno, fino a Spinosa. Spesso ne furono colpiti i filosofi che dissentivano dalla concezione religiosa del loro paese e del loro tempo, e spesso , furono considerati atei coloro che non concepivano Dio come entità-persona o come creatore.

In ambito filosofico una distinzione può essere posta fra ateismo dogmatico (negazione vera e propria dell’esistenza di dio), ateismo scettico o agnostico (impossibilità di conoscere la verita’ sull’esistenza di Dio) e ateismo critico (confutazione delle prove avanzate per dimostrare l’esistenza di Dio).

A metà del 1500 Cesare Vanni enunciò teorie panteistiche basate sulla divinità intrinseca della natura, sull’appartenenza dell’uomo ad essa come sua parte.

Nel ‘700, in forme filosofiche, l’ateismo ha una rilevante ripresa nell’Illuminismo, tra gli altri con Diderot.

Il messaggio illuminista si condensa nella laicità e razionalità producendo frutti dando all’Enciclopedia e all’Occidente un passato culturale.

Con l’Ottocento si entra nella modernità, questo anche grazie ai filosofi atei che hanno dato un forte contributo, rompendo il fronte di una religiosità rispetto al cristianesimo ed al deismo dominante.

Carl Marx studia il fenomeno religioso interno alla società contemporanea .Egli é il deciso assertore dell’ateismo.

A metà dell’800 nella classe intellettuale si abbandona il cristianesimo per abbracciare il deismo ed assumere un atteggiamento agnostico.

Ma fu solo con Charles Darwin e con la pubblicazione del suo trattato ”L’origine della specie”, che la teoria dell’evoluzione prese definitivamente forma: un meccanismo che favorisce i caratteri genetici che meglio si adattano all’ambiente, eliminando invece quelli svantaggiosi.

L’Evoluzionismo sostiene dunque che le specie animali e vegetali discenderebbero tutte da specie più antiche, da cui sarebbero per l’appunto ”evolute”.

L’Evoluzione non é predeterminata: le mutazioni sono casuali ed anche il tempo ed il modo in cui insorgono sono imprevedibili.

Nonostante i differenti accenti, la quasi totalità del mondo scientifico odierno ha fatto propria la teoria dell’Evoluzione. Ciò in base a prove inconfutabili.

Una teoria concorrente dovrebbe essere in grado di produrre altrettante evidenze.

Al momento non vi é riuscito ancora nessuno.

Con le evidenze a proprio favore che l’ Evoluzionismo può vantare oggi, però, desta perplessità che vi siano ancora tante persone legate alla concezione Creazionista Classica, sulla base della lettura del testo biblico.

Si deve ricordare che nell’800 la maggior parte delle nazioni occidentali aveva il cristianesimo come religione di stato e gli atei potevano essere accusati di blasfemia, e come tali legalmente perseguiti.

In età contemporanea l’ateismo si é diffuso ed é spesso associato al razionalismo ed al materialismo.

Dopo la fondazione a Londra della Gran Loggia di Inghilterra nel 1717 , al pastore presbiteriano J. Anderson era stato affidato il compito di redigere una costituzione che apparve nel 1723.

Il primo articolo dei cosiddetti ”Old Charges” riguardante Dio e Religione affermava: “un massone é tenuto , per la sua condizione, a obbedire alla legge morale, e se egli intende rettamente l’ Arte non sarà mai uno stupido ateo, né un libertino irreligioso”.

Lo stesso Anderson esprimeva nella costituzione i contenuti culturali del deismo e cioè l’atteggiamento di indifferenza nei confronti delle diversità delle religioni storiche giustificate solamente nella ricerca di un fondamento comune basato su legge morale ed etica.

L’esperienza Massonica presenta al suo interno tendenze diverse (razionalismo illuminista , misticismo e teosofia). Dal linguaggio delle corporazioni medioevali erano derivati  i tre gradi azzurri .

La massoneria francese inserì ulteriori gradi a carattere prevalentemente cristiano, come emerge nel celebre discorso di  A.M. de Ramsay, discorso che ridefinì in tal modo il contesto massonico contrapponendo al modello illuminista quello cavalleresco ”Scozzese ”.

Vennero quindi introdotti i cosiddetti ” alti gradi ”.

La cultura massonica si arricchì di contenuti provenienti dall’ambito dello spiritualismo cristiano, della tradizione rosacrociana e dal simbolismo ebraico–cabalistico.

Esistono probabilmente tanti ateismi e tanti agnosticismi quanti sono gli atei e gli agnostici. Esiste poi una specie particolare di ateismo, i cosiddetti “atei devoti” che sostengono i valori cristiani , pur non credendo nell’esistenza di Dio.

La massoneria non é irreligiosa né antireligiosa e non é di per se stessa anticlericale né atea né necessariamente deista.

Il Grande Architetto dell’Universo può essere concepito non solo in chiave radicalmente teista , ma anche e soltanto come ” Dio Interiore’, quindi come rappresentazione di un intimo ordine spirituale .

E’ con questa impostazione che la massoneria  può lasciare le porte aperte anche ad atei , agnostici e a tutti coloro che sono in cerca di una risposta che non trovano nelle rivelazioni dall’antichità ad oggi .

I massoni non saranno quindi mai “stupidi atei” bensì persone aperte alla conoscenza ed alla ricerca anche del sacro e del divino  (A. Panaino)

Nel rito Scozzese il Gran Sovrano ( 1965 ) asseriva che la massoneria ha il suo fondamento essenziale nella fede in una Potenza Suprema che si onora sotto il nome di G.A.D.U. .

In questa affermazione si intravede una concezione panteistica: il fine ultimo dell’iniziazione massonica é la conquista e l’applicazione pratica di una cognizione di sé individuale e universale, in virtù della quale i Massoni dovranno ”cercare Iddio non fuori ( di loro ), ma dentro e nell’umanità, che ne é la manifestazione e l’interprete” , come scriveva G. Mazzini.

Il Grande Architetto dell’Universo non é altro che un locuzione ”a doppio fondo ” che può adattarsi a tutti i gusti religiosi, ancorchè a  quelli di un ateo.

Ci si chiede oggi, nell’era atomica, nel furore delle dispute su creazionismo ed evoluzionismo, se vi sia ancor posto per un Dio-persona, un Dio creatore e giudice, qual è configurato dalla rivelazioni delle religioni storiche, positive.

Lasciateci citare il Nostro Potentissimo che, in una sua tavola, ebbe a dire : “E’ proprio il continuo monito a ringraziare Dio per averci creato che mi inquieta particolarmente: dover ringraziare Dio per la nostra nascita, per le nostre sofferenze , per le nostre malattie e persino per la nostra morte. E’ difficile accettare tutto ciò. Da laico e Massone dico che la morale cattolica deve essere rispettata e mai oserò criticare le scelte personali di comportamento dettate dalla fede”. “Io – dice ancora il Potentissimo – credo che l’Esistenza, in tutte le sue espressioni cosmiche, dalla generazione dell’Universo al concepimento di una vita , non derivi dal disegno di alcun Grande Architetto, ma risponda alla legge eterna (e questa sì divina) di una Grande Architettura”.

Desideriamo concludere citando Norberto Bobbio: “Penso che la vera differenza sia tra chi , per dare un senso alla propria vita , si pone con serietà ed impegno domande sui misteri della vita , e cerca la risposta , anche se non la trova, e colui a cui non importa nulla, a cui basta ripetere ciò che gli è stato detto fin da bambino”.

TAVOLA SCOLPITA DAI FRR .’. S:. M:. e P:. M:.

29 Aprile 2014 e. v.

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GLI ALTI GRADI

GLI ALTI GRADI

Agli Antients, in particolare, sembra doversi attribuire l’introduzione degli “alti gradi”, cioè i gradi superiori al terzo, anche se con certezza essi conferivano e praticavano soltanto quelli evolutisi nell’odierno Arco Reale, che non presentano diretta connessione o affinità con i gradi “scozzesi”, la cui origine, nonostante il nome, deve rintracciarsi in Francia o comunque nell’Europa continentale.

A onta della corrente denominazione, all’apparenza toponimica, la maggioranza degli Autori ritiene che le fonti dirette dello scozzesismo massonico debbano essere ricercate non già in Scozia, bensì in Francia, in Germania e in America.

Di fatto, la prima menzione certa di una massoneria “scozzese”, come espressione di gradi addizionali ai tre detti simbolici, risale al 1743 e più esattamente alle Ordonnances Générales pubblicate l’11 dicembre di quell’anno dalla Gran Loggia di Francia.

Successiva conferma proviene dalle riedizioni, a partire dal 1744, del libello Le Secret des Francs-Maçons Trahi et le secret des Mopses révélé, attribuito in genere all’abate Pérau ed edito nel 1742, ove si fa menzione di “maestri scozzesi”.

Un’altra opera “non autorizzata” del 1746, Les Francs-Maçons Ecrasés, esplicitamente menzionava gradi superiori sotto il nome di Architetti o di Scozzesi e riportava il rituale d’iniziazione al grado di Maestro Aspirante Scozzese. Ulteriore antecedente viene indicato nella storia favolosa della libera muratoria tratteggiata da André Michel de Ramsay attraverso il famoso Discours scritto nel periodo 1736-1737, pubblicato una prima volta nel 1738 e riprodotto nel 1742, ove le origini della massoneria erano indicate nell’epopea delle Crociate.

Nonostante l’iniziale ostilità manifestata dalla G. L. di Francia nelle citate Ordonnances Générales del 1743, ben presto (nel 1745) lo stesso gran maestro, il conte di Clermont, approvava gli Statuti di una sorta di loggia-modello all’Oriente di Parigi, sotto il titolo distintivo di Saint-Jean de Jérusalem, nei quali riconosceva ai Maestri Scozzesi un diritto di sorveglianza sulle logge simboliche.

Secondo una tradizione non del tutto certa, il 27 agosto 1761 dalla loggia Saint-Jean de Jérusalem di Parigi fu rilasciata al commerciante Etienne Morin, in partenza per l’America, una patente per la diffusione dei gradi “scozzesi”. Prima a Santo Domingo e poi nella Giamaica, Morin diffuse gli “alti gradi”, che secondo il sistema a quel tempo praticato dalla loggia Saint-Jean-d’Écosse du Contrat Social erano 16 in tutto, da quello di Apprendista a quello di Principe di Gerusalemme. Morin non si limitò a creare logge e a iniziare agli “alti gradi” appartenenti al “sistema” suddetto, ma arricchì il sistema stesso incrementandolo fino a 25 gradi (il Rito di Perfezione) e ponendovi in cima il Principe del Real Segreto, con tutta probabilità da lui stesso elaborato. Alla morte di Morin nel 1771, la sua opera fu continuata da Henry Andrew Franken, il quale dette ulteriore impulso alla propagazione del Rito nel continente americano.

Il Rito di Perfezione, che risultava essere una sintesi sistematica di alti gradi, prevedeva 22 gradi oltre i primi tre (vedi riquadro.

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DIECIMILA ABITANTA. 3 LOGGE MASSONICHE


Giovedì 30 maggio 2002

Diecimila abitanti, 3 logge massoniche
Un convegno organizzato dalla Vetulonia, una delle più vecchie d’Italia

Fausto Poli

MASSA MARITTIMA. Massa Marittima, città con forte tradizione massonica, fa il gran colpo. Per il prossimo 22 giugno, nella sala del comune, una delle più vecchie logge massoniche d’Italia, la Vetulonia, operante in via Goldoni, ha organizzato un convegno a carattere nazionale al quale parteciperà anche il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani – l’avvocato Gustavo Raffi. Moderatore del convegno addirittura l’ex sindaco diessino della città, il professo Renato Bolognini. Il tema è massoneria e religione, alternative o complementari nella costruzione dell’uomo? Queste premesse sono davvero più che sufficienti per far discutere tutti, anche chi di massoneria non conosce molto. Sede della diocesi vescovile, con una forte presenza dell’elettorato di sinistra, Massa Marittima conta però anche una forte tradizione massonica. Sono tre, su una popolazione di poco meno di 10mila abitanti, le logge operanti nella cittadina mineraria. Due di esse, la Vetulonia che ha organizzato il convegno e la Giustizia e Libertà, operano all’interno di Palazzo Giustiniani, un’altra, La Fenice, opera invece sotto l’egida di Piazza del Gesù. Una quarta loggia, operante sotto l’egida dell’ex Maestro Di Bernardo sembra invece essersi sciolta in questi giorni. Di certo sono centinaia le persone coinvolte direttamente od indirettamente con il mondo massonico che il prossimo 22 giugno uscirà allo scoperto per questo importante appuntamento.
Il programma del convegno prevede l’apertura dei lavori da parte di Renzo Cappellini, Maestro Venerabile della Loggia Vetulonia, quindi il saluto del sindaco Luca Sani, diessino, ai massoni a nome dell’intera città. Successivamente interverrà Arturo Pacinotti, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili e quindi vi saranno le relazioni del professor Silvio Calzolari dell’Università di Firenze, del dottor Mario Fineschi, vice presidente della Comunità ebraica Toscana, del professor Morris Ghezzi dell’Università di Milano, di padre Paolo Renner, gesuita, direttore dell’Istituto di Teologia di Bolzano e di Abd Al – Wahid Pallavicini che è discendente della nobile famiglia romana dei principi Pallavicini, convertitosi all’Islam ed attuale presidente della Comunità religiosa islamica. I lavori, come detto, saranno chiusi dal Gran Maestro della Massoneria del Grande Oriente d’Italia, l’avvocato Gustavo Raffi. L’intero convegno sarà coordinato e moderato dal professor Renato Bolognini, sindaco della città per 15 anni, prima come iscritto al partito comunista e successivamente al partito democratico della sinistra. Un appuntamento, quello del 22 giugno, che farà discutere a lungo l’intera città.
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