PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

PINOCCHIO: IL MITO DEL BURATTINO SECONDO FOLCO QUILICI

  1. NSA) – ROMA, 15 OTT – «C’è ancora molto, molto da scoprire su d i lui», con questa frase si chiude il bel Viaggio nel mondo di Pinocchio di Folco Quilici (durata circa 50 minuti) che Raitre proporrà domenica alle 23.10. Realizzato da un’idea di Paolo Fabbri e prodotto da Raitre con Arte Geie, Ex Nihilo, F.Q.P.E. e Avro Tv, il film documentario attraversa il mito di Pinocchio in ogni sua forma. Si va dalla vita di Lorenzini di cui si sfatano alcune leggende («Non era Massone come qualcuno ha detto, nè donnaiolo e giocatore», ci tiene a dire Quilici) alle mille versioni di Pinocchio che sono state date in tutto il mondo.  Si visita poi la fondazione di Carlo Collodi che raccoglie centinaia di edizioni del libro, si vedono sequenze del primo film a lui dedicato nel 1911 fino al Pinocchio di Comencini e a quello di Disney. Ma ci sono anche due rari cartoni animati: uno russo, ‘Buratinò e l’inedito Pinocchio di Enzo D’Alo ancora in produzione per la Rai. E anche, infine, un omaggio alla singolare lettura del mito Pinocchio che ne ha dato Carmelo Bene. E il Pinocchio di Benigni? Risponde candidamente Folco Quilici a margine della proiezione stampa a Viale Mazzini: «Non l’ho ancora visto. Il fatto è che devo mettere insieme tutti i miei nipotini per andarlo a vedere».  Per il resto dal documentarista anche una sua lettura del mito Pinocchio: «Pochi sanno che Collodi non ha avuto padre e forse il suo Pinocchio alla ricerca del babbo non è che una sua proiezione e anche un qualcosa che in un modo o nell’altro riguarda ognuno di noi». Sulla messa in onda in seconda serata del film documentario interviene il direttore di Raitre Paolo Ruffini: «non è vero che è un orario penalizzante – dice il direttore -. In fondo non è un programma per i ragazzi, ma chissà si potrebbe anche pensare a una replica in un altro orario più agevole».
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ELEVAZIONE AL GRADO DI MAESTRO DEI FR.’. L.B E P.P.

Elevazione al Grado di   Maestro

dei  FFR .’. L. B.e P. P. 

(M.  L.)

Venerabilissimo,

Rispettabili Maestri,      

Carissimi Fratelli neo-Maestri,

           nel darVi il benvenuto nella Camera di Terzo Grado, voglio leggerVi e brevemente commentare, la Leggenda di Hiram, una Leggenda che racchiude tutti i Simbolici Segreti del nostro Grado ed il cui significato profondo dovete adesso sforzarvi di penetrare come una esperienza vissuta interiormente

………………………………….

…………………………………

      Carissimi Fratelli, con il rito del passaggio a Maestro, non si vuole rappresentare la morte così come nella iniziazione del neofita; in quel caso è lui stesso che decide di morire spogliandosi del suo stato di Profano per poi rinascere Massone. Qui stasera abbiamo celebrato la rappresentazione della morte fisica e contemporaneamente l’unione del Maestro Massone con il Grande Architetto dell’Universo, attraverso la rinascita.

      Il mito della Resurrezione infatti altro non è che il passaggio da una sfera puramente materiale e terrestre, ad una sfera spirituale e perfetta.

      Hiram con la sua morte e rinascita rappresenta così lo spirito Massonico vincitore contro l’ignoranza, il fanatismo e l’ambizione: simboli a loro volta dei tre Compagni assassini.

       Ma se è vero che l’imperfezione umana tende ad uccidere continuamente l’Architetto del Grande Tempio ed Hiram muore ogni giorno, in ogni parte del mondo, è altresì vero che questa leggenda ci insegna che l’unione di più forze, insieme all’amore fraterno, può annullare il male, le tenebre, la morte, e far prevalere il bene, cioè la luce e la vita.

      Ma con il passaggio a Maestro si celebra anche lo sforzo per superare le prove più difficili della vita stessa.

      Anche se noi Maestri siamo inevitabilmente immersi nel mondo profano, dobbiamo essere consapevoli che è proprio qui che dobbiamo operare per migliorare l’Uomo e la vita. Molto resta da compiere per edificare quel Tempio rimasto incompiuto, per edificare noi stessi e dare esempio agli altri.

      I tre Compagni volevano possedere la Verità senza cercarla loro stessi. Non esiste chi ci può dare la Verità, nè tanto meno è possibile conquistarla con le armi dei tre Compagni assassini: la verità va ricercata da soli, giorno dopo giorno, in ogni momento della vita, raggiungendo gli obbiettivi che ci siamo posti volta per volta e salendo i gradini su quella scala che ci porterà più vicini al Grande Architetto dell’Universo.

      Carissimi neo-Maestri, nel rinnovarVi il benvenuto nella Camera di Terzo Grado, vorrei ricordarVi l’importanza di riflettere sulla vostra nuova condizione e sulle responsabilità che adesso avete verso Voi stessi e verso la Vostra Loggia.

      Combattete anche Voi l’ignoranza e il fanatismo, e siate ambiziosi solo nel vero senso della parola, cioè quello di desiderare il raggiungimento degli obbiettivi che Vi dovrete porre solo per il bene dell’Umanità e alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Or T di FOLLONICA    29-11-1991     E T  V T

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ELEVAZIONE A COMPAGNO D’ARTE DEL FR.’. B.M.

Iniziazione a Compagno d’Arte

del Fr .’.  B. M.

(M.  L.)

Rispettabilissimo Maestro Venerabile,

Caro Fratello B.,

      questa sera, dopo che i tuoi Fratelli di Loggia ti hanno ritenuto degno della loro fiducia e idoneo a ricevere un aumento di salario, sei diventato Compagno Libero Muratore.

      Dato che purtroppo non c’è stata la possibilità di effettuare la cerimonia in maniera completa, ti esorto quanto prima a leggere il Rituale per sapere nel dettaglio come questa si sarebbe svolta, per capirne l’intimo significato dei diversi passaggi che il candidato deve effettuare ed anche il significato dei numerosi simboli e strumenti che si ritrovano durante la cerimonia.

      Cerca di riflettere sul significato vero del tuo stato attuale: il rito simbolico di iniziazione o di passaggio di grado è come tracciare un programma di lavoro, dopo deve iniziare il lavoro vero e proprio per chi vi partecipa.

      Purtroppo i ritmi attuali della vita profana lasciano poco spazio alla riflessione e siamo tutti portati ad osservare piuttosto superficialmente quello che ci circonda, mentre dovremmo andare più nel profondo e cercare di scoprire quello che c’è dentro le cose e dentro noi stessi.

      Voglio in proposito leggere qualcosa che riguarda il pensiero e l’opera di ERMETE TRISMEGISTO, un filosofo alchimista il cui nome avresti pronunciato durante uno dei viaggi previsti dal rituale del passaggio di grado a Compagno:

“L’inferiore è uguale al superiore,

il superiore  all’inferiore:

così si compie il miracolo dell’unità.”

(Ermete Trismegisto, Tabula Smaraldina)

      Questo è il concetto fonda­mentale della “Tavola di Smeral­do” di Ermete Trismegisto. Il miti­co filosofo dell’antichità, il cui no­me significa emblematicamente “tre volte grande”, è tradizional­mente considerato l’autore del corpus Hermeticum, l’insieme dei trattati ermetici alla base della alchi­mia occidentale.

      Il concetto sembra riassume­re in maniera inquietante la somi­glianza tra la struttura atomica e quella del sistema solare, con tutte le loro intricate relazioni tra mate­ria ed energia, tra forze negative e positive in perenne equilibrio. Ma le intuizioni della filosofia alchemi­ca hanno spesso precorso in ma­niera inquietante quello che poi la scienza si sarebbe incaricata di di­mostrare. Leggiamo insieme alcu­ne frasi di una filosofia millenaria in cui chi sa leggere può riconoscere significati profondamente attuali.

Dalla Tabula Smaraldina

–  L’inferiore è uguale al superiore, il superiore all’inferiore: così sì compie il miracolo dell’unità.

–  Come tutte le cose sono state create da una sola parola di un solo Essere, così tutte le cose sono prodotte

   da una sola per deri­vazione.

–  Il Sole è il padre, la Luna la ma­dre; il Vento la porta con sé nel suo ventre, sua nutrice è la Terra.

–  La forza èvigorosa se può essere trasformata in Terra.

–  Separa la terra dal fuoco, il fine dal grossolano, agendo con pru­denza e con giudizio.

–  Unisci insieme la forza delle cose celesti e di quelle terrestri.  In que­sto modo potrai ottenere la gloria di tutto

   l’universo e l’oscurità spa­rirà da te.

Scindere e unire.

      Per gli alchi­misti il lapis philosophorum non è, come comunemente si crede il mezzo per trasformare metalli vili in oro. è il fine ultimo della ricerca alchemica, simbolo del raggiungi­mento di una realtà superiore. A tale risultato si poteva arrivare sol­tanto dopo un lavoro lungo e soli­tario condotto nel laboratorio. Qui l’alchimista compiva le progressive mutazioni che trasformavano la materia.

      Ha scritto Goethe:

“Per o­rientarti nell’infinito  

Distinguer devi e poscia unire”.

      Ecco che l’al­chimia diventa la base di quello che è sempre stato uno dei pensieri guida dell’uomo: raggiungere, at­traverso l’energia, il dominio sulla materia. 

Caro fratello B.,

      rifletti su quanto hai ascoltato, non ti stancare mai di lavorare per il tuo perfezionamento morale ed intellettuale: solo questo ti può portare al vero grado di Compagno ed in seguito a quello di Maestro.

      Nel frattempo ricordati che adesso hai la Parola e che potrai quindi intervenire durante i Lavori di Loggia su tutto ciò che verrà discusso. Cerca di portare sempre il tuo personale contributo per il bene della Istituzione, dei tuoi Fratelli e per la Gloria del Grande Architetto dell‘Universo.

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INSEDIAMENTO DEL MAESTRO VENERABILE

Insediamento del M.’.V.’.  E.  R.

(M. L.)

Rispett.mo  M.’.V.’.

Carissimi FFr.’.,

      iniziando con viva emozione a parlare per la prima volta, in qualità di oratore, dal posto che i Fratelli di Loggia hanno voluto assegnarmi, desidero innanzi tutto rivolgere un sincero ringraziamento all’ex maestro Venerabile per il lavoro che ha svolto durante il suo mandato, con costanza ed attaccamento, per il bene dell’Ordine in generale e di questa Officina in particolare.

      Quello passato è stato per la Nostra Loggia i un biennio molto importante, per i molteplici aspetti e situazioni che si sono venute a creare e che hanno richiesto volta per volta scelte diverse. E’ stato in queste occasioni che abbiamo potuto apprezzare la linea che il Fratello F. B. ha tracciato con la necessaria decisione ma, è bene ricordarlo, usando sempre gli strumenti dell’Arte muratoria: la Squadra, il Filo a Piombo, la Livella, il Compasso.

      Per gli stessi motivi desidero altresì ringraziare le Luci e gli altri Dignitari che hanno lasciato l’incarico. Grazie anche a loro possiamo affermare che oggi la Nostra Loggia è   diversa, in una parola sola è più aperta.

      E’ opportuno far loro sapere che la Loggia li considera come un grande deposito di Sapienza Esoterica e che ci aspettiamo ancora molto da questi Fratelli per far sì che i lavori possano procedere spediti ed il Tempio possa essere costruito.

      Voglio quindi salutare il nuovo Maestro Venerabile: a Lui, che oggi ha vissuto quasi una nuova Iniziazione, e alle Luci, va l’augurio di un proficuo lavoro.

      Il programma che il Fratello E.R. ci ha illustrato è interessante e tocca importanti argomenti massonici di carattere interno ed esterno all’officina; esso coinvolge un po’ tutti i Fratelli che avranno così più di una occasione di riflessione, poiché nessuno può sperare che il Lavoro dell’Officina sia proficuo se crede di poterne attribuire il peso al solo Maestro Venerabile. Questi può e deve, insieme alle Luci, tracciarne il Disegno Architettonico, ma la costruzione del Tempio è un lavoro collettivo al quale Apprendisti, Compagni e Maestri (ognuno secondo le proprie capacità) devono partecipare sovrapponendo mattone su mattone.

      Se, come il Maestro Venerabile suggerisce nel suo programma tracciato, tutti i Fratelli chiamati a raccolta sapranno rafforzare il loro spirito di Fratellanza e sapremo tutti insieme lavorare in operosa Concordia di spirito ed Armonia di intenti, saranno rafforzate le Colonne di questa Loggia che sarà sempre più robusta per un migliore avvenire della Massoneria Universale.

      Voglio infine ringraziare tutti gli ospiti intervenuti per la loro presenza che ci riempie di gioia e per le parole rivolte al nostro Fratello F.B. e ricordare Loro che la Nostra Loggia i è sempre aperta. Speriamo di rivederli tutti presto tra le Nostre Colonne.

      Vorrei per ultimo richiamare l’attenzione di tutti su un fatto: la Umana Società si trova ad affrontare un grave problema che ci tocca tutti molto da vicino. Si tratta, come già avrete capito, del pericolo di guerra che c’è tra Iraq e le altre nazioni direttamente impegnate nel Golfo Persico.

Questo è il frutto della prepotenza di un dittatore e della manipolazione delle coscienze di un popolo.

      Viene quindi una riflessione: come sarà il nostro futuro? Potrà esserci la Pace che noi tuttiquali Uomini Liberi cerchiamo? Potrà la Luce vincere le tenebre?

      Il primo giorno del nuovo anno ho acceso la televisione, ed ho ascoltato con piacere la 9°Sinfonia di Beethoven: “An die Freude”, l’inno di gioia e di fiducia nell’Uomo.

      Traducendo letteralmente le parole cantate nella parte finale della Sinfonia, si legge tra l’altro: .,.“tutti gli uomini diventano Fratelli: per raggiungere tutto questo c’è dolore, c’è lotta, occorre una volontà che possa superare tutti gli ostacoli in una battaglia che tocca i limiti della disperazione…”

      Ecco, io credo che il miglior augurio per il Lavoro del nuovo maestro Venerabile e per tutti Noi Fratelli, sia quello contenuto in queste parole.

      E’ quindi con questa speranza e questo augurio di pace che Vi prego, rispett.mo  M.’. V.’. di chiudere i Lavori.

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NON BASTA

Al Fraterno amico C.  C.

17 Maggio 2004

 

Non basta

Non basta, a volte, la scienza

A risanare il corpo,

A riportare luce

Dove c’è solo oscurità.

Tu sorridi, sorridi, sorridi

E dolcemente parli

E incoraggi e sostieni

Con suoni di voce soavi.

Tu guardi negli occhi

Una creatura dolente

E doni il calore di un gesto

D’affetto sincero.

Tu accarezzi paterno

La testa di un bimbo

E spegni l’affanno con tocco

Di dita leggere.

E quando regali

La dolce speranza

Un raggio di luce

Ti illumina il volto.

E l’uomo, il fanciullo, la donna

Ti guardan sereni,

Ti stringon la mano,

Si senton sicuri.

Ché l’animo anela

Un gesto d’amore

E un fraterno sostegno

E un tenero abbraccio.

Non basta, a volte, la scienza …

                                                                                         Eros Rossi

Follonica 17 maggio 2004

         Carissimo Fratello Prof. C. C. (Genova),

ho ancora negli occhi, nella mente e nel cuore il bellissimo gesto di amore fraterno che tu mi hai donato a Genova. (cura della amata moglie Luisa)

         Pensando alla tua missione per guarire o comunque alleviare le sofferenze di tante persone, ho scritto di getto questa piccola poesia in tuo onore.

         So perfettamente di non possedere le sublimi qualità dei Fratelli Quasimodo, Pascoli o Carducci, ma ritengo che una poesia, scritta con il cuore e in sincerità, possa con la sua sintesi rendere palesi il pensiero e i sentimenti meglio di tante frasi.

         Nelle raccolte delle Tavole scolpite nella mia R\ L\ (che ho avuto il piacere di donarti), ci sono due mie poesie (“La Luce” e “Dieci di Marzo”) che i Fratelli della mia Loggia hanno, bontà loro, apprezzato.

         Spero che la  lettura di questa nuova poesia possa suscitare in te le emozioni e l’affetto che io ho provato mentre la scrivevo.

         Ti abbraccio fraternamente.

                                                                                Eros

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LA MASSONERIA E’ RICERCA DI LUCE, GIOIA, METAMORFOSI, BELLEZZA

“La massoneria è ricerca di Luce, Gioia, Metamorfosi, Bellezza”

Rispettabilissimo Maestro Venerabile, Fratelli nelle  Vostre rispettive cariche all’Oriente e tra le Colonne. Questa è una serata molto importante, ed io sono contento e onorato di avere avuto direttamente dal neo MV, che ringrazio, l’incarico di svolgere, per questa occasione, la carica di Oratore.

            Con l’insediamento del Fratello L. M. alla massima carica della Nostra Rispettabilissima Loggia Giuseppe Garibaldi, inizia un nuovo viaggio… per la Nostra amata Nave, su cui è issata la bandiera della Libera Muratoria e il cui equipaggio è costituito da Uomini di Libero Pensiero. Ripartiamo con un altro capitano, dopo essere stati saggiamente guidati in questi tre anni dal Fratello P. P., che ringrazio, a nome mio e di tutti i Fratelli di Loggia, per il suo ottimo Venerabilato.  Il periodo pandemico lo ha reso difficoltoso ma superato con grande abilità grazie ai suoi fattivi e numerosi collegamenti da remoto, che hanno permesso di mantenere vivo il Lavoro di Loggia. Questa è stata un’occasione favorevole anche per i più giovani, perché hanno avuto l’opportunità di riflettere su importanti temi esoterici, scrivendo e presentando eccellenti Tavole a tutti i Fratelli, facendo in tal modo crescere il profilo culturale della Loggia stessa.

            Il capitano della nave – il Maestro Venerabile – è il rappresentante di tutti gli adepti della Loggia, perché tutti abbiamo pari dignità, e per questo viene definito con un’espressione latina “Primus Inter Pares”. Questo concetto, però, impone che tutti noi abbiamo il dovere …l’onere di sostenere il MV durante il suo viaggio, con lo spirito che caratterizza il “modus operandi” – cioè il modo di agire – degli “Iniziati”, uniti nella loro totalità da specifici impegni e da reciproci principi morali.

            La metafora del viaggio, l’immagine di spingersi verso un orizzonte non noto, è una delle caratteristiche più affascinanti del pensiero Libero Muratorio. Essa esprime perfettamente il significato della nostra visione utopica, cioè di credere di poter raggiungere porti sicuri. Ed è proprio questo pensiero utopico che ci permette di sperare, di sognare, di fantasticare, di ricercare, di avere, tramite la nostra forza della volontà, una visione ottimistica – lasciando la visione pessimistica alla nostra parte più razionale. E’ grazie ad essa che perseguiamo la nostra idea di felicità e agiamo per il bene del prossimo e dell’umanità intera. Infatti, Noi uomini Libero Muratori dobbiamo sforzarsi di colorare, istante dopo istante, il nostro “orizzonte”, cercando di renderlo più bello possibile. La visione utopica (il termine “utopia” vuol dire “luogo che non c’è”ou “non”, topos “luogo”) se ci pensiamo bene è illogica, ma è necessaria per superare le difficoltà e le miserie del presente…perché purtroppo, siamo tutti consapevoli che il “miglior tempo non esiste”,ma esistono invece le famose sette camicie che dobbiamo sudare tutti i giorni.

            “La realtà è scadente, dice il regista Antonio Capuano a Fabietto – protagonista del recente film di grande successo di Paolo Sorrentino: “E’ stata la mano di Dio” –; solo la fantasia, la creatività, l’immaginazione, la speranza può ingannare la cruda realtà, e il regista continua, dicendo a Fabietto – che aveva creduto che la zia pazza avesse visto davvero San Gennaro- “Non ti disunire”. Ecco questo è il messaggio più importante del film; un concetto profondo che vuole sottolineare come la visione del reale deve essere sempre unita a quella fantastica, utopica: nonostante le avversioni del vivere, dobbiamo continuare a inseguire i nostri sogni, pur mantenendo le nostre radici.

            Nella tradizione mistica cristiana, il buio è l’occasione per ritrovare la Luce!

E Noi Iniziati, in fondo, dobbiamo fare la stessa cosa: cercare la Luce in ogni evento della nostra esistenza…la Massoneria, pertanto, è ricerca di Luce …di gioia!!

            E il Nostro Rispettabilissimo neo Maestro Venerabile è una chiara testimonianza di cosa vuol dire ricercare la Luce…Lui ha seguito i suoi sogni…desiderando di gestire in prima persona la Loggia alla ricerca di nuove esperienze, di nuove idee, di nuovi spunti di riflessione…questo vuol dire trasformarsi …questo vuol dire sottoporsi ad una metamorfosi. Solamente rinnovandosi, giorno dopo giorno, possiamo dare senso al nostro vivere…altrimenti senza una spinta, come ogni cosa fisica – ogni elemento della natura, ogni particella elementare – tenderemmo all’equilibrio, all’inerzia. Solo acquisendo continue pulsioni o accelerazioni per la mente …per l’anima, possiamo continuare la nostra corsa…la nostra marcia esistenziale. Se un uomo non possiede il dono della metamorfosi, con il tempo cade nella malinconia, e nel suo viso si staglia sempre più un’espressione stanca e triste, perdendo progressivamente la sua bellezza…la Massoneria pertanto è stimolo alla metamorfosi! Non a caso, il Nostro Rispettabilissimo MV stasera ha parlato di “BELLEZZA”…ecco la bellezza rappresenta la principale pulsione che dobbiamo ricercare, quotidianamente, per continuare gioiosamente il nostro cammino…per andare avanti e dare un senso alla nostra esistenza. Bellezza, quindi, come iniziazione alla vita…perché la vita inevitabilmente si spenge, ma la “bellezza” ci stimola, ci rinnova, ci spinge verso una vita sempre nuova. Ecco che la Massoneria deve essere vista come un’opportunità che stimola i Suoi adepti a ricercare la bellezza …la Massoneria, quindi, è ricerca di bellezza!!!

            Grazie Rispettabilissimo MV per averci stimolato, già dall’insediamento, a compiere queste considerazioni…un grande augurio a Voi e ai Dignitari e Ufficiali eletti per un proficuo Lavoro Iniziatico.

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INIZIAZIONE DEL PROFANO A.A.

Iniziazione del  profano  A.A.

(M. L.)

Rispett.mo  M.’. V.’.

Carissimi FFr.’.

Carissimo Fratello A.,

      è compito mio questa sera darti il benvenuto, anche a nome di tutti gli altri Fratelli, in quella che sarà, d’ora in avanti, la tua Officina. Certamente sei consapevole che stai vivendo uno dei momenti più belli della tua vita, un momento che ricorderai per sempre, come è successo a tutti noi, con amore e profonda emozione.

      Ogni volta che lo farai, sentirai che tutto questo è stato qualcosa di tuo, di irripetibile e la gioia che provi adesso, anche se non così intensamente, potrai ritrovarla solo quando ritornerai tra i tuoi Fratelli qui, nel Tempio.

      Dato che per ora non conosci quasi niente del mondo che ti si sta aprendo davanti agli occhi, voglio parlarti, brevemente e perché tu possa iniziare a riflettere fin da adesso, di tre argomenti che sono fondamentali per la tua condizione di iniziato: voglio cercare di spiegarti il significato della Massoneria, della Loggia e dei Simboli che si trovano all’interno del Tempio.

      Ti sarai sicuramente accorto che oggi molte persone del mondo profano fanno scempio del nome della Massoneria. Direi quasi che è di moda parlare male della Massoneria e di coloro che ne fanno parte; per lo più questa viene considerata una setta segreta all’interno della quale si tramano chissà quali torbidi intrighi.

      La Massoneria non è niente di tutto questo. Ti assicuro che la nostra non è nemmeno una associazione segreta, ed anche se sentirai parlare di segreti, ti accorgerai che questi fanno parte di qualcosa che è dentro di te, dentro ad ognuno di noi, è quel qualcosa che ci permette (e ti permetterà) di migliorarci continuamente.

      Attraverso questo miglioramento individuale si migliora la collettività e quindi l’umanità intera.

      Ecco perciò che si parla di Massoneria universale, di una MORALE COMUNE a tutti gli uomini della terra senza distinzioni di razza, credo religioso o tendenza politica.

      Una Morale, un modo di vivere o meglio ancora di essere, capace di affratellare tutti e nello stesso tempo di rispettare quell’aspetto umano che l’Istituzione esalta: l’INDIVIDUALITÀ’.

      Ecco la vera essenza, il vero significato di Massoneria. Ricordati quindi che da oggi deve iniziare per te un nuovo lavoro, una specie di impegno che hai preso con te stesso e con gli altri Fratelli della Comunione.

Ricordati anche che la Massoneria da sola non può renderti migliore, essa ti offre le opportunità, gli strumenti, moltissimi esempi passati e presenti, possibilità di studio ecc., ma te lo ripeto, è da te stesso che devi fare la parte più importante.

      La Loggia e il luogo dove si raccolgono i Fratelli ed è il nucleo centrale di ogni attività muratoria.

      Qui, dopo aver lasciato fuori ogni passione, tutti noi in armonia e riservatezza compiremo i nostri lavori.

      Certo non puoi ancora capire in pieno che cosa significhi “lavorare” in Loggia, così come sarà difficile spiegarlo a tua moglie, né tanto meno possono capirlo i profani che troppo spesso attraverso la stampa, la T.V. o il cinema stravolgono o peggio ancora ridicolizzano le nostre riunioni.

      Noi ci riuniamo in Loggia per approfondire i concetti iniziatici, per conoscersi meglio e sviluppare un reciproco sentimento d’amore. Si tratta quindi di un lavoro che viene fatto su noi stessi.

      La Loggia è inoltre una palestra, dove anziché il fisico si sviluppa l’intelletto, si apprende dai Maestri per poter poi a nostra volta essere strumento ed esempio per altri, sia all’interno dell’Istituzione ma soprattutto all’esterno, nel mondo profano.

      Ti accorgerai presto come qui ci si senta raccolti, protetti dall’Amore Fraterno e sicuri della Solidarietà di tutti.

      Per questo ti ricordo che è importante la tua presenza ai lavori della Loggia: oltre che un piacere, deve essere un dovere poiché, se hai ben capito quello che ti ho detto sino ad ora, tu adesso sei stato chiamato a dare oltre che a ricevere.

      Per ottenere quel miglioramento di cui ti ho parlato, la Massoneria adotta una sua simbologia che si rifà ai mestieri degli antichi muratori.

      I simboli sono necessari per avere una universalità di interpretazione, così in Italia come in qualsiasi altra Loggia del mondo, ma non hanno un significato assoluto: è il nostro significato personale che conta. Nel momento stesso che si volesse imporre un significato tassativo al Simbolo, lo si trasformerebbe automaticamente in un oggetto dal valore dogmatico e quindi inutile per tutti noi.

      I Simboli invece sono qui esposti in Loggia per aiutarti a riflettere. Tu che adesso sei una Pietra Grezza, sarai contemporaneamente soggetto ed oggetto del tuo lavoro, poiché sei stato chiamato a trasformare te stesso in blocco squadrato capace di stare esattamente al suo posto nell’Edificio che ci proponiamo di costruire.

      Avrai già capito che tutto questo significa che, se saprai migliorarti imparando a conoscerti meglio ed a lavorare sul tuo carattere usando alcuni strumenti a seconda delle circostanze (il Maglietto, lo Scalpello, la Squadra o la Livella…), sicuramente sarai un cittadino esemplare e potrai diventare nella vita profana un punto di riferimento, cioè una pietra squadrata che servirà a costruire una società migliore.

      Detto questo, carissimo Fratello A- ti rinnovo il benvenuto nell’Istituzione e nella Ns. Officina.

      A te che questa sera sei divenuto Apprendista Libero Muratore, che non sai ancora né leggere né scrivere, auguro buon viaggio: ricordati che all’inizio i tuoi passi saranno insicuri, per questo dovrai soprattutto ascoltare e riflettere su tutto ciò che sentirai durante i lavori; stai vicino al tuo Maestro e vedrai che Lui saprà indicarti la sicura strada tracciata dalla Luce che stasera hai solo intravisto e che ti condurrà sicuramente verso la ricerca della Verità, Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Or T di FOLLONICA    10/06/1991      E T  V T

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RIFLESSIONI SUL TRINOMIO

Riflessioni sul  Trinomio

(L. M.)

Rispet.mo   M.’.  V.’.,      

Carissimi Fratelli,

      Durante la Rivoluzione Francese, tra tante idee, tre sopra le altre divennero attive socialmente, due di queste Libertà e Uguaglianza da allora non sono più uscite di scena dal contesto sociale, mentre la terza componente del trio, la Fratellanza ha dato prova di minore efficacia.

      Che cosa vuol dire letteralmente Libertà?

      La Libertà è un termine vago, ma questo non è strano: quasi tutti i termini importanti del nostro linguaggio hanno questa caratteristica; la loro vaghezza non li rende meno importanti. Il punto importante è rendersi conto che la Libertà sin dall’origine non indica un qualcosa di omogeneo e univoco; la Libertà è un termine singolare che sta per un plurale. La Libertà è essenzialmente un catalogo. Secondo me in ogni caso l’esercizio dei tipi di Libertà e i dilemmi della loro combinazione si basano sul presupposto che l’Umanità sia costituita da persone emancipate capaci di scegliere autonomamente.

      La Libertà è regolata dalle leggi ma soprattutto è consapevolezza dei propri doveri e dei propri diritti.

      Nel mondo profano viene di domandarsi dove è l’Uguaglianza, in quanto oggi regna la qualità, quindi la diversità, oggi i valori si presentano: nello spazio come diversità, nel tempo come discontinuità; il globale, l’indistinto, l’omogeneo sembrano fuori moda.

      La domanda che mi pongo spesso è se si possono conciliare Uguaglianza e diversità. Dico che la diversità ha caratteristiche e radici sessuali, etniche, religiose, razziali, culturali, economiche e sociali: se rispetto la diversità e lascio le cose come sono dove va a finire l’uguaglianza? Ma se cerco di assimilare il più debole al più forte dove finisce la diversità? Viene allora proposta la soluzione dell’Uguaglianza come uguale diritto alla diversità con l’indirizzo pratico delle pari opportunità: dare vita ad uguali condizioni di partenza al di sopra delle quali l’individuo possa affermarsi liberamente. Per questo non bastano leggi; occorre un impegno collettivo, un salto di cultura. La ricetta per guarire dal razzismo, dal nazionalismo, dal fondamentalismo sta secondo me nell’applicazione dei principi Massonici in quanto il male è dentro di noi senza tregua, la paura del diverso che minaccia la nostra identità e la necessità del diverso per l’affermazione della nostra stessa identità convivono senza sosta.

      E’ prima di tutto dentro di noi che dobbiamo batterci per trovare una soluzione al rapporto fra uguale e diverso.

      E’ quello che avviene dentro le nostre Officine, dove con l’iniziazione ognuno di noi si è fatto riconoscere Fratello da altri, con uguali diritti e doveri indipendentemente dalle condizioni profane.

      Le idee di Libertà e Uguaglianza sono talmente astratte da consentire una vasta gamma di interpretazioni; la Fratellanza invece è un concetto aderente al tempo reale ed è priva dell’elasticità delle sue due sorelle. La Fratellanza non è un mezzo per raggiungere qualche altro obbiettivo, ma è il fine principale stesso. La Massoneria è identificabile come Fratellanza, originariamente di mestiere oggi ideale.

      Secondo me gli uomini possono riconoscersi Fratelli se hanno acquisito il concetto della paternità comune dell’Essere Supremo; infatti in Massoneria non ci si iscrive ma ci facciamo riconoscere Fratelli. L’Uguaglianza e la Fratellanza non possono raggiungersi che per libera e spontanea volontà individuale che infranga le leggi della natura; ciò avviene solo fra le nostre colonne.

      A differenza della società che ci circonda, noi qui diamo, o cerchiamo di dare, del tutto gratuitamente qualcosa agli altri, ed è proprio questo disinteressato rapporto di dare e ricevere che cambia sostanzialmente i valori. Quando entriamo nel Tempio siamo spogli dei metalli ma siamo ricchi di una forza e di un fluido quasi percepibile che ci accomuna, che ci rende più sensibili ma anche più determinati e tolleranti allo stesso tempo. La Tolleranza è una virtù sublime; erroneamente si ritiene che chi è tollerante sia uno che accetta più o meno di buon grado tutto ciò che gli si propina. Se ciò accadesse veramente sarebbe un grave errore perché nessuno deve accettare ciò che gli viene proposto se non ne è veramente convinto. Se così fosse verrebbe a cadere quel rapporto di dare e ricevere e verrebbe a mancare il dialogo costruttivo che viene chiamato critica; Tolleranza non è quindi silenzio ma rispetto.

      La Tolleranza è la risultante del trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza.

      A cosa porta operare in Libertà, Uguaglianza, Fratellanza? Una teoria dice che l’allievo troverà il Maestro solo quando sarà pronto a ricevere i suoi insegnamenti; io credo che il segreto di questi fenomeni sia dentro il nostro cuore e ognuno di noi ne sa fare l’uso più appropriato a seconda del caso.

      Questo segreto si chiama limpidezza d’animo, amicizia, rispetto, umanità; in una parola sola: Tolleranza. Ognuno di noi si è accorto che la sua vita è cambiata con il suo ingresso in Massoneria: sono cambiati i suoi rapporti con gli altri, cambiato il modo di pensare, le ragioni e le aspirazioni, trova cioè lungo il suo cammino il Maestro e trova pure se stesso.

      Per finire dico che il trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza è la catena d’unione sempre viva, che non si spezza mai, dove ho trovato tutti voi e me stesso in voi.

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INIZIAZIONE AL GRADO DI MAESTRO

Iniziazione al Grado di   Maestro

dei FFr .’. G.Ba.,  A.C.,  L.M.,  M.S.

(E. R.)

Venerabilissimo,      

Rispettabili Maestri,

      Con la cerimonia di questa sera avete raggiunto il massimo grado previsto dal nostro Ordine  e possedete, ritualmente, l’iniziazione integrale; avete inoltre acquisito la pienezza dei diritti massonici e le facoltà elettive, che sono appunto riservate ai Maestri.

      Con l’elevazione al 3° grado inizia un periodo di lavoro massonico più intenso, più impegnativo, più carico di responsabilità sia nei confronti della Loggia che nei confronti di voi stessi.

      Nei confronti della Loggia in quanto il vostro contributo diventa finalmente attivo e propositivo nelle decisioni che l’Officina deve via via prendere, sia per i temi generali dell’Ordine sia per gli aspetti più particolarmente  inerenti la propria vita interiore.

      Inoltre potrete, in futuro,  essere chiamati a ricoprire posti di responsabilità a livello della struttura operativa della Loggia o negli organismi dell’Ordine, doveri graditi ai quali non potrete sottrarvi ma  che richiederanno da parte vostra uno spirito di sacrificio e di dedizione assoluti ed una maturità di equilibrio tali da farvi svolgere nel modo migliore i compiti che vi verranno assegnati.

      Il raggiungimento di un livello di saggezza sempre più elevato è legato a molti fattori, spesso interagenti tra di loro.

      L’assiduità ai lavori della propria Loggia  è fondamentale per mantenere un contatto reale e costruttivo con le problematiche che di volta in volta possono essere sollevate e discusse, per essere sempre in grado di valutare con obiettività ogni situazione che si venga a creare, per arricchire il proprio bagaglio iniziatico attraverso le cerimonie e i lavori rituali, per migliorarci continuamente anche tramite le meditazioni indotte dalle tavole tracciate dai Fratelli, per potenziare le nostre capacità di studio, di analisi e di esposizione  producendo proprie riflessioni su varie tematiche massoniche.

      La partecipazione ai lavori di altre Logge è importante perché evita al Maestro  di cedere alla tentazione di chiudersi in se stesso,  in una torre intellettuale e spirituale che alla lunga  si rileva negativa in quanto la mancanza di un confronto sereno ed obiettivo con la realtà che ci circonda può produrre una scala di valori irreali, fittizi,  che possono indurci a ritenere che solo noi siamo nel giusto  e che solo gli altri sono in errore: la logica e la ragione ci dicono che ciò non può essere sempre e comunque vero ! 

     Si trova scritto negli antichi Doveri:  “tutte le preferenze tra i Muratori sono fondate soltanto sul valore reale e sul merito personale; perciò nessun Maestro sia scelto per anzianità, ma per il suo merito; è impossibile descrivere tali cose per iscritto ed ogni Fratello deve stare al suo posto e addestrarsi  in una via peculiare a questa fraternità…”

      La Maestria implica pertanto una trasformazione radicale, totale e profonda  del comportamento, in tutta la gamma dei significati  attribuiti a tale termine.

      Solo per trattare un aspetto importante, il comportamento corretto del Maestro nel corso dei lavori rituali  è basilare per non turbare l’animo degli altri Fratelli, e in particolare degli Apprendisti e dei Compagni d’Arte,  i quali vedono i Maestri come punto di riferimento e  come esempi da imitare.

      Il Maestro deve evitare qualunque atteggiamento di intolleranza, di malcelata sopportazione, di insofferenza; deve ascoltare con serenità e serietà chi prende la parola, senza lasciarsi andare a smorfie, sogghigni o battute ironiche.

      Chi dimostra uno scarso rispetto per  la sacralità del Tempio o per un Fratello, testimonia, purtroppo per lui, una scarso rispetto per se stesso !

      Tutto questo ed altro ancora caratterizza un Maestro, il quale nel suo  lavoro di perfezionamento deve sentirsi svincolato  dal contingente ed elevarsi su di un piano puramente spirituale; se i  riti iniziatici hanno avuto pieno effetto su di lui, egli è stato veramente trasformato in un uomo nuovo che tende con tutto se stesso verso la conoscenza dell’Assoluto, per mezzo della quale spariscono, a poco a poco, tutte le relatività dell’esistenza materiale.

      Carissimi e rispettabili neo-Maestri, nel darvi il benvenuto nella camera di mezzo tralascio volutamente di trattare i simboli legati  al grado (l’acacia, la tau greca, il numero sette, i cinque punti della maestria, il compasso finalmente sovrapposto alla quadra , ecc.) in quanto ritengo più produttivo che ciascuno di voi trovi gli stimoli interiori per studiare e riflettere su tutto ciò che è legato al terzo grado.

      Vorrei invece approfondire alcuni aspetti della stupenda cerimonia che abbiamo appena conclusa, con particolare riferimento alla rappresentazione della leggenda di Hiram, nella quale, come avete potuto notare, il simbolismo della morte assume  toni esoterici di grande spessore.

      Anche la cerimonia di iniziazione è incentrata su tale simbolismo, utilizzato per significare al neofita che egli muore spiritualmente come profano per rinascere libero  muratore. La  morte dell’iniziando è spirituale in quanto occorre che il suo spirito e la sua mente  si liberino di ogni scoria e condizionamento preesistente per essere pronti al accogliere i valori massonici; viene fatta tabula rasa di tutto ciò che gli appartiene sul piano animico in modo che il seme ideale della Massoneria possa inserirsi in un terreno vergine e sviluppare fino ad ottenere i massimi frutti.

      Nell’elevazione al  3° Grado  il simbolismo della morte assume connotati e significati completamente diversi; infatti non si vuole indicare al Compagno d’Arte che egli deve liberarsi di tutto ciò che ha appreso, poiché al contrario la sua esperienza nei gradi inferiori è un suo patrimonio fondamentale, molto importante per il suo cammino iniziatico.  I mattoni che egli faticosamente ha posto in opera nel corso del lavoro del suo perfezionamento  rappresentano la base sulla quale completare, nel grado di Maestro, la costruzione del suo Tempio interiore.

      Perciò la morte simbolica del Compagno d’Arte che diventa Maestro non può essere spirituale, in quanto il suo spirito, già arricchito dei valori via via assimilati  e nutrito dagli ideali massonici, deve essere pronto e maturo per un salto di qualità tale da portarlo ai massimi vertici esoterici.

      Nella leggenda di Hiram si rappresenta la morte fisica,  intesa come momento di profonda trasformazione da uno stato materiale, legato al contingente, ad uno stato   legato al sublime, all’assoluto, alla perfezione.

      Il Maestro si è simbolicamente sottratto a  tutto ciò che di caduco, di imperfetto, di provvisorio caratterizza l’esistenza per tendere verso una condizione  totale di purezza, di saggezza, di equilibrio, di armonia.

      Ma niente nel cammino iniziatico si realizza senza sforzi, ogni conquista è frutto di grossi sacrifici, ogni scalino salito impone il superamento di prove anche difficili; così questa sublime trasformazione avviene simbolicamente a seguito di una morte drammatica, violenta, sofferta.

      Questi sono, a mio giudizio, alcuni aspetti di carattere generale sui quali la Leggenda di Hiram ci sollecita  a riflettere e a meditare; ma vediamo, addentrandoci di più nel particolari, di trovare altri spunti di analisi esoterica.

      La figura centrale del racconto è quella di Hiram, il maestro, nel quale si esaltano il senso di responsabilità e l’attaccamento al lavoro, “primo dovere e massima consolazione dell’uomo”. Egli infatti continua a lavorare anche quando  gli altri riposano  e ispeziona l’opera prodotta durante il giorno, in modo da accertarsi che  tutto sia stato eseguito a regola d’arte; di questa solerzia sono a conoscenza i Compagni che intendono strappargli la parola segreta che può condurli, senza aspettare il loro tempo, a ricevere il salario nella Camera di mezzo.

      Di fronte al loro assalto, pur intuendo che la sua vita è in pericolo, Hiram non viene meno al giuramento prestato di non rivelare i segreti del grado a coloro che non ne sono ancora meritevoli, testimoniando una fermezza d’animo incrollabile e un attaccamento ai valori iniziatici tale sa superare la paura della morte.

      Il primo Compagno colpisce il Maestro alla gola, simbolo della parola, della espressività , ma egli non cede; il secondo Compagno gli vibra un colpo al cuore, simbolo dell’amore, dei sentimenti, degli affetti, ma il Maestro pur ferito seriamente nel suo intimo più profondo, trova la forza per cercare di illuminare la mente, offuscata dall’odio, dei compagni.  Il terzo colpo infine lo raggiunge alla testa, simbolo della ragione, del pensiero, della creatività, e solo allora Hiram muore, a testimoniare che ogni Maestro deve temere soprattutto il declino della sua capacità di essere razionale,  lucido, obiettivo: può avere nel corso della sua vita massonica momenti di pausa nell’esprimersi, nel dialogare, nell’esporre le proprie idee, può avere cadute affettive e sentimentali, può avere momenti di sfiducia e di sbandamento,  dai quali però sarà sempre in grado di riemergere se la sua razionalità, il suo intelletto, il suo pensiero si sono mantenuti limpidi, equilibrati e quindi capaci di prevalere sugli impulsi irrazionali, se la sua saggezza avrà raggiunto quella pienezza e quella ricchezza di contenuti che sono propri del Maestro nel pieno della sua maturità.

      In  caso contrario, la sua discesa verso la morte massonica diventerà un processo inarrestabile !

      I tre Compagni che uccidono Hiram rappresentano l’ignoranza, il fanatismo, l’ambizione, flagelli che assillano il mondo da sempre  e che ancora oggi producono danni notevoli all’umanità  nonostante il lavoro incessante di tante menti illuminate; possiamo ben dire che ogni giorno Hiram , il Maestro, il giusto, l’onesto,  muore in ogni angolo delle terra !

      Riflettiamo un attimo su questi tre elementi: mentre l’ignoranza e il fanatismo hanno sempre  e comunque un significato ed un valore negativo e la loro unione produce una miscela esplosiva che ha sempre creato notevoli tragedie al genere umano, l’ambizione merita, a mio avviso, un discorso a parte, un approfondimento maggiore.

      Infatti di per sé l’ambizione in limiti logici, ha rappresentato e rappresenta per l’uomo un elemento positivo, una spinta a migliorare la propria condizione sociale, spirituale, intellettuale.

      L’individuo privo di una qualsiasi ambizione è portato a vegetare, a mantenere il livello che la sua natura gli ha consentito di raggiungere, senza sentire il bisogno di elevarsi, di scoprire cose nuove, di crescere,  di dedicarsi alla realizzazione di  opere di qualche significato per sé e per gli altri.

      Senza un briciolo di ambizione e di consapevolezza che le proprie qualità possono essere messe  a frutto anche per il bene del prossimo, nessuno accetterebbe di assumere maggiori responsabilità in ogni ramo della vita civile e sociale o all’interno della nostra stessa Istituzione, nessuno troverebbe più il piacere  di misurarsi con se stesso per stabilire nuovi limiti  e nuove frontiere alle proprie capacità, per sviluppare  le proprie potenzialità alla ricerca di traguardi più elevati in ogni campo.

      L’ambizione che arma la mano omicida del Compagno, e dalla quale la leggenda di Hiram ci invita a prendere le distanze e a rifiutarla come un sottile ma micidiale veleno, è l’ambizione sfrenata che annebbia la mente dell’uomo fino a fargli credere che ogni azione è lecita pur di raggiungere lo scopo, a fargli perdere la percezione dei confini invalicabili fra il bene e il male, a fargli sacrificare ogni  rapporto umano  senza arrestarsi nemmeno di fronte ad una azione ignobile se essa è finalizzata a realizzare il suo obiettivo.

      L’ambizione che uccide il Maestro è l’ambizione cieca di colui che non riesce più a cogliere il livello esatto dei propri valori e delle proprie capacità, che sopravvaluta in modo eccessivo se stesso e  sottovaluta altrettanto pesantemente gli altri, insensibile ai consigli più disinteressati tanto da non ascoltare più la voce amica, fraterna, che lo invita a non bruciare le tappe, ad avere pazienza, ad essere umile, equilibrato: “LAVORA, PERSEVERA, IMPARA –  SOLO COSI’ AVRAI DIRITTO ALLA MAGGIORE RICOMPENSA !”

      Ma il folle e cieco Compagno, vittima della sua ambizione sfrenata e insensata, colpisce a morte Hiram, rendendo vano ogni tentativo di farlo ragionare, di fargli riacquistare la perduta armonia: la tragedia del Maestro volge all’epilogo, si consuma in tutta la sua drammaticità !

      Rispettabili Maestri, quelle che vi ho esposto sono solo alcune delle riflessioni che la leggenda di Hiram mi ha indotto dopo una lettura attenta e meditata, che non esauriscono certamente tale ricco filone di analisi esoterica; altri Fratelli possono trovare diversi e altrettanto validi elementi di approfondimento ed è auspicabile che al mio lavoro si aggiungano ulteriori tavole sull’argomento.

      Solo per fare alcuni esempi, una trattazione a parte meriterebbero gli utensili usati dai Compagni per aggredire ed uccidere Hiram e il simbolismo che ne deriva sul corretto utilizzo degli strumenti massonici e sui pericoli che scaturiscono da un loro uso improprio.

      Stimolante è ancora  il simbolismo della resurrezione presente nella leggenda di Hiram, analizzato anche in confronto allo stesso tema utilizzato in molte scuole di pensiero religioso (basti pensare ai riti complessi legati alla resurrezione di Gesù) ;in tali espressioni simboliche è il Maestro stesso che risorge, vincendo la morte e quindi ponendosi a livello di mito, di oggetto di culto, di dogma, proprio per la sua capacità  di realizzare un evento impossibile ai comuni mortali.

      La Massoneria non vuole creare miti e oggetti di culto, e pertanto nel rito di elevazione al 3° grado non si assiste ad una rievocazione di un miracolo, di un fenomeno straordinario;  non Hiram risorge, ma il compagno d’Arte che supera simbolicamente la propria  morte fisica per accedere al grado superiore, diventando da quel momento in poi  attore principale della cerimonia:

“ECCOTI,  MAESTRO, RISORTO FRA DI NOI ! ”

      La parola perduta è ritrovata, la catena d’unione fraterna che si era spezzata si riforma e si rinsalda attraverso le nuove maglie rappresentate dai neo-maestri, la serenità e l’armonia tornano a regnare nel Tempio.

      L’orizzonte esoterico che ora si apre davanti alla sguardo dei Fratelli appena eletti al Grado di Maestro è infinito, lo spazio di analisi interiore e di ricerca della verità è senza confini, ogni passo compiuto in avanti li porta sempre più vicino alla luce e alla  piena saggezza, il loro cammino iniziatico procede sicuro e spedito, ogni ostacolo può essere affrontato  e superato  con l’aiuto della ragione sorretta dal massimo impegno e dalla più ferma determinazione.

Buon lavoro , dunque, carissimi Maestri, a gloria e onore del nostro Ordine.

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ISTITUZIONE SOLARE

Istituzione   Solare

(E. R.)

Rispet.mo   M.’.  V.’.,      

Carissimi Fratelli,

      al momento della nostra Iniziazione abbiamo appreso che, essendo la nostra Istituzione solare, le donne non sono ammesse ai nostri Architettonici Lavori e ai nostri Misteri, anche se noi le onoriamo e le veneriamo, considerandole una parte integrante e insostituibile della nostra esistenza in quanto capaci di completare e arricchire la sensibilità e la spiritualità dell’uomo; esse rappresentano, per usare una felice espressione oggi di moda, l’altra metà del cielo. Questo mio lavoro cerca di portare un contributo conoscitivo, suscettibile di riflessioni e approfondimenti da parte di tutti noi, sul concetto di “istituzione solare” e su come storicamente le istituzioni e i culti solari abbiano avuto la preminenza su quelli lunari e le motivazioni che stanno alla base di tale processo.

      Il punto di partenza dal quale si muove la mia analisi (e qui mi riallaccio al lavoro presentato tempo fa da Fr.’. M.L. : ”Gli uomini del fuoco”….) è costituito proprio dalla tecnologia o meglio dalla “logica” della tecnologia e dalla importanza che essa ha avuto nell’evoluzione del genere umano, con particolare riferimento a quella della selce e a quella dei metalli e cioè la metallurgia.

      La prima di esse, la tecnologia della selce, molto antica e molto sperimentata, si è evoluta con l’uomo e nell’uomo (fu l’uomo a fare le prime armi o furono esse a fare l’uomo?); la sua caratteristica intrinseca era quella di essere essenzialmente lunare.

      Al di là del simbolismo della pietra lunare contrapposta al metallo solare (la prima lavorata a freddo, il secondo ottenuto con l’aiuto del fuoco), la differenziazione fra i due processi non è costituita tanto dalla sostanza (pietra o metallo) quanto dalla “logica” del modo di produrre.

      Nel caso della tecnologia della selce si assiste ad un ciclo produttivo molto elementare e di tipo individuale; anche se la tecnica e l’efficienza nel tempo si erano sicuramente affinate e migliorate, l’imponderabile giocava sempre un ruolo predominante: la qualità della lama dipendeva dal tipo di nodulo scelto, dalla grana della selce, dall’angolazione ed elasticità dell’attrezzo, in osso o in pietra dura, usato per la lavorazione.

      Rimaneva preponderante l’intervento dell’individuo e degli “spiriti” suoi e del materiale, degli attrezzi, dell’ambiente, della stagione, ecc..

      La metallurgia, al contrario, implica un processo continuo in una logica di controllo costante delle singole fasi. Questo tipo di “logica”, caratteristica di un ciclo di produzione, è sostanzialmente razionale, ordinativa, sistematizzata.

      Con la lavorazione del metallo entriamo nell’organizzazione di tipo solare, pur non escludendo (come il già citato lavoro del FrT M.L. ci ha ampiamente dimostrato) l’aspetto rituale e magico dell’attività lavorativa; si determina un passaggio graduale dal mondo dell’istinto a quello della razionalità, dalla esaltazione dell’energia naturale e spirituale dell’individuo all’organizzazione e sviluppo del lavoro di gruppo.

      Questa evoluzione nel modo di produrre ha avuto un riflesso importante nella vita sociale, culturale e spirituale dei popoli che vi erano coinvolti, i quali man mano sostituirono il culto lunare, molto antico e sperimentato, collegato al principio femminile e ai valori passivi e generativi ad esso collegati (basti pensare all’area del Mediterraneo dove aveva a lungo prosperato il culto della Grande Madre), con il culto solare che esaltava il principio maschile, razionale, propositivo, innovativo.

      Lo spostamento dell’accento dal femminile al maschile provocò effetti di vasta portata: uno dei principali fu che tutta la sfera dei valori religiosi o più ampiamente spirituali fino a quel momento espressi simbolicamente con la luna venne trasferita al sole, passando sotto il controllo maschile.

      L’inizio del potere sociale dell’uomo, in molte comunità, coincise proprio con l’affermazione del culto solare, affidato al sacerdozio maschile, anche se i riti lunari, affidati a sole donne, resistettero tenacemente pur in forma meno importante e predominante.

      Il culto lunare peraltro, incentrato sulle potenze invisibili del mondo dello spirito, era così penetrato in profondità nell’anima degli individui, che anche quando la religione ufficiale divenne quella del sole, divinità guerriera, della potenza personale, della sfera immanente e del concreto reale, molte qualità spirituali rimasero collegate alle divinità lunari.

In effetti il culto lunare è l’adorazione delle forze creative e feconde della natura, della saggezza legata all’istinto ed alla comunione con la natura stessa.

      In contrapposizione il culto solare è l’esaltazione di quanto sottomette la natura, di tutto ciò che pone ordine alla sua caotica pienezza, imbrigliandone l’energia per sottometterla agli scopi dell’uomo.

      Con il prevalere di quest’ultimo vennero esaltati, nella figura del Dio solare, il principio maschile e le sue qualità: la capacità di realizzare, ordinare, costruire, progettare e pianificare; nacquero i mitici eroi che con le loro epiche imprese uccisero i serpenti dell’ignoranza e dell’indolenza, facendo propria e diffondendo la coscienza di un nuovo schema di valori spirituali.

      Quando la Massoneria, quale oggi noi la conosciamo, cominciò ad affacciarsi nel panorama europeo, si dotò di regole e di rituali che risentivano dei filoni di pensiero iniziatico maturati in secoli di storia; fra questi oramai erano di gran lunga prevalenti quelli basati sulla esaltazione dei valori maschili, per cui la definizione di Istituzione Solare avvenne in modo naturale e in piena armonia con i principi e gli ideali che stavano alla base della spiritualità massonica.

      Del resto l’atteggiamento dell’uomo moderno deriva da questo notevole spostamento di accento dai valori lunari a quelli solari: dal che scaturisce la convinzione che la razionalità intellettuale sia la più grande forza spirituale e che, conseguentemente, se gli uomini facessero degno uso dell’intelligenza tutto verrebbe ordinato nel modo giusto.

      Questa enfatizzazione della razionalità non deve però realizzarsi a scapito del potere creativo e intuitivo, che è l’aspetto veramente divino dell’uomo; uno degli scopi più importanti di una scuola iniziatica come la Massoneria è quello di mantenere l’uomo in un giusto rapporto con il potere dello spirito, di elevare in pari misura le qualità intellettive e quelle spirituali, in modo che questo equilibrio fra la mente e lo spirito, fra razionale e intuitivo diventi tanto perfetto da generare un essere completamente nuovo: il vero Iniziato!

      Capace di realizzare, costruire, progettare, ma anche in possesso di doti di intuizione irrazionale e di creatività; in grado di ordinare e sottomettere la natura, ma nel contempo di capirla ed apprezzarla, di amarla, di vivere con essa in una relazione equilibrata e armoniosa, portatore, in sintesi, di ideali e di valori tali da farlo apparire un riverbero costante dei grandi principi generatori e ordinatori del  G.’.A.’. D.’. U.’.

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DELLA SAGGEZZA

Della  Segretezza

(GILIO BOTTONI)

Rispet.mo   M.’. V.’.      

Carissimi Fratelli,

      non molto tempo fa, leggendo la rivista “Hiram” ho trovato un articolo che si riferiva all’ex Gran Maestro e richiamava tutti i Fratelli affinché si interessassero  un po’ di meno di argomenti profani che non interessano l’Istituzione ed un po’ di più della spiritualità, riferendosi in particolare al  “Segreto massonico”.

      Riflettendo su ciò che avevo letto ho cercato di capire  cosa voleva dire.  Per prima cosa sono andato alla ricerca del significato di “segreto”.

      Dal vocabolario di italiano  “segreto” vuol dire: “confidato nascostamente, che gli altri ignorano”.

      Non contento ho fatto una ricerca anche in latino ed in latino  segreto vuol dire “nascondere, custodire”.   

      La Massoneria, secondo me, non  è una associazione segreta, ma chiusa. Dico chiusa perché mancano ad essa tutte le caratteristiche della segretezza. Infatti la sua storia, i suoi scopi,  le sue organizzazioni e i suoi regolamenti  sono noti a tutti. Pertanto il “segreto”  è soltanto spirituale, ed è di vitale importanza; il magnifico sogno del massone  è  la meta ultima ed una realtà positiva per coloro che vogliano comprendere l’Arte Reale. Pertanto il “segreto” è importantissimo all’interno e all’esterno. Infatti una errata interpretazione del concetto di “segreto” svilisce la natura dell’Istituzione da una parte e dall’altra  la rende incomprensibile e sospetta; allora è necessario che in tutti noi sia chiaro in concetto di “segreto” così come è inteso all’interno della Massoneria stessa.

      Io penso che il “segreto” sia custodito nell’animo di ogni uomo libero e di buoni costumi, che ha ricevuto con il lavoro di Loggia  la consapevolezza del suo essere umano, superando almeno in parte le angosce che ognuno si porta dentro.

      Coloro che non sono in grado di chiarirsi i simboli massonici  fino in fondo, non riescono a capire il significato di “segreto” nella libera muratoria, perché l’unico “segreto” che esiste è l’iniziazione e il sentirsi inseriti nella catena della spiritualità.

      Il “segreto”   appartiene  alla spiritualità di ogni massone, desideroso di apprendere continuamente,  che qualcuno ha così definito: “uomo che non si sofferma sulla soglia, ma ha in coraggio di oltrepassarla alla ricerca infinita di se stesso “.

      Solo colui che questo mistero si è svelato possiede il “segreto”, ed è anche l’unico modo di comunicare con tutti i Fratelli del mondo che cercano la verità.

      Secondo me ogni Massone deve cercare di ripulirsi dalle scorie che lo rendono impuro, e dopo aver compiuto ciò è pronto a iniziare la costruzione del Tempio nel  proprio cuore, Tempio dell’amore verso tutte le creature e tutte le cose, Tempio dunque della Fratellanza universale alla quale ogni massone deve lavorare per arrivare al suo perfezionamento.

      Ecco il vero “segreto “ della Massoneria e del Massone che per sua natura è inviolabile, ed è bello pensare ad una associazione di  uomini   che aspira al bene dell’umanità e agisce in silenzio per un programma infinito. 

     Termino con un affettuoso e triplice abbraccio a tutti citando alcuni versi di un noto Fratello:

                                       “ Nessuno può e vuol copiare

                                         quello che l’un altro si confida

                                         perché nel silenzio e sulla fiducia

                                         è costruito il Tempio”.

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