I GRADI DI INIZIAZIONE

  I gradi di iniziazione  

Nelle culture ad assetto tradizionale l’iniziazione è la forma in cui vengono trasmessi i valori cosmogonici ed etici nei quali la comunità riconosce le proprie radici ed è, in stretta connessione con il rito, insieme attualizzazione del passato e garanzia di futuro. L’applicazione di questo concetto all’iniziazione massonica è legittima solo in parte perché, se i gradi costituiscono sotto certi aspetti dei riti di passaggio con significato spirituale affine a quelli praticati dalle popolazioni primitive, l’ingresso nel Tempio di un nuovo adepto non comporta la ‘tradizione‘ (cioè la ‘consegna‘) di una Verità univocamente definita, ma l’impegno di ricercarla ‘costruttivamente‘ e a tutto raggio entro i ‘confini‘ (Landmarks: vedi il capitolo L’orizzonte massonico ‘regolare’) dell’Arte. Occorre inoltre ricordare che il termine iniziazione compare dopo la costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra, quando si era ormai imposto l’indirizzo speculativo. Nella tradizione liberomuratoria infatti si utilizzava il termine ammissione.       Il richiamo alle origini operative della Massoneria è comunque ribadito dai primi due gradi, quello di Apprendista e quello di Compagno, che corrispondono ai due livelli previsti per i Liberi Muratori medioevali. Le cerimonie di ammissione sono abbastanza complesse e difformi da giurisdizione a giurisdizione, ma nella sostanza è previsto uno scambio di domande e risposte, che mirano a verificare, per il primo grado, la consapevolezza della tradizione massonica nei suoi aspetti storici e simbolici («Da dove veniamo?») e, per il secondo, la conquista dell’autoconsapevolezza come individui singoli e come membri del consesso massonico («Chi siamo?»).
Dal punto di vista della simbologia, alla promessa di lealtà nei confronti dell’Ordine pronunciata dall’Apprendista corrisponde il ricevimento della Luce massonica, nonché dei segni e delle parole che lo fanno riconoscere come tale. Nella cerimonia di conferimento del secondo grado la maggior Luce cui si è giunti si traduce nella Stella fiammeggiante, presente dovunque. Le istruzioni per questi due gradi (Lectures in inglese), svolte in forma catechistica ordinando materiale sparso, sono il risultato dell’opera di alcuni Massoni attivi tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento: l’inglese W. Preston (1742-1818); lo statunitense T. Smith Webb (1771-1819), che enfatizzò il simbolo della cazzuola; l’inglese W. Hutchinson (1732-1814) e infine G. Oliver (1782-1867), a sua volta inglese. Quest’ultimo richiamò l’importanza nella tradizione muratoria di san Giovanni Evangelista, sottolineando decisamente, da pastore anglicano quale era, le profonde analogie tra Cristianesimo e Libera Muratoria.     . L’iniziazione nella Massoneria Azzurra trova coronamento nel grado di Maestro, messo a punto successivamente rispetto ai primi due (si ha notizia che non fosse adottato da tutte le logge fino al 1770). Il livello di consapevolezza raggiunto rende ora il Massone in grado di porsi la terza domanda cruciale dell’iter spirituale: «Dove andiamo?» In altri termini, «viene istruito sull’ars moriendi massonica; egli rivive la ierostoria di Hiram (vedi il capitolo Un passato ‘su misura’) e risorge a sua immagine nel mondo dello Spirito» (M. Moramarco).       Più complessi sono le valenze e il simbolismo dei gradi addizionali propri del Rito Scozzese, che in più presentano differenze notevoli nei rituali dei vari Paesi (in alcuni casi il loro snellimento ha portato all’abolizione di alcuni gradi). Pertanto è impossibile prenderli in considerazione nel dettaglio a partire dal 4° (Maestro Segreto) fino al 33° (Sovrano Grande Ispettore Generale). Dal punto di vista dei contenuti simbolici si riscontrano un ampliamento della leggenda di Hiram e riferimenti, oltre che alla Bibbia (l’Arca Santa, per esempio), alla tradizione cavalleresca, al Templarismo, alla Rosa+Croce.
Uno dei gradi che, all’esterno della Massoneria, ha suscitato più fraintendimenti è quello del cavaliere Kadosh (o dell’Aquila Bianca e Nera), collegato alla leggenda templare con esplicito riferimento alla morte di Giacomo di Molay (vedi il capitolo La ‘vendetta’ massonica). Il tema spirituale è sempre la morte-rinascita e più specificamente il tema iniziatico del distacco. Ma, come in molti miti in cui l’eroe o il dio soccombono alle forze delle tenebre, la vittima deve essere vendicata. Così questo grado è detto della vendetta, nel senso che ci si deve impegnare affinché la verità e la giustizia vincano sul male. Anche a causa della complessità di questa problematica la vendetta templare è stata letteralmente interpretata come uno degli obiettivi della Massoneria e una minaccia sempre incombente per chiunque si opponga ai suoi disegni.     . Oltre che il Rito Scozzese Antico e Accettato praticano i gradi superiori altri sistemi massonici, quali il Memphis-Misraim, lo York, il Simbolico e il Regime Scozzese Rettificato.  
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CONFESSIONI DI UN MASSONE

CONFESSIONI

DI UN MASSANE

DEPLORO che  la vita di milioni di esseri umani  sia  minacciata da altri esseri  umani con guerre, genocidio e trattamenti inumani,  causati dalla rivalità tra gli uomini.

CONFESSO di avere una parte di responsabilità  nelle ingiustizie economiche e sociali, che opprimono il mio prossimo.

M’IMPEGNO, a costo della mia vita, di fare di  tutto per aiutare i miei   Fratelli e per proteggerli.

RESPINGO tutte le discriminazioni, che potrebbero colpire i miei Fratelli a causa della  loro diversità di razza, colore, nazionalità ed origine sociale.

MI SENTO COLPEVOLE  di aver  ceduto  qualche volta ad un sentimento di orgoglio o di  invidia, di fronte al mio Fratello vicino  e lontano.

PROMETTO  di combattere  tutte le forme  di intolleranza che potrebbero distruggere i legami fraterni tra gli uomini.

M’IMPEGNO di rispettare, in avvenire, maggiormente  i diritti personali e sociali   dei miei  simili e di facilitare il dialogo  con loro.

RIFIUTO, nella  mia e nelle loro vita, ogni atteggiamento di violenza,  straniamento ed  arbitrio, che  si opponga alla pacifica  ricerca  della verità.

da “DIE BRUDERSCHAFT”  n° I Settembre 1979

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ORDO AB CHAO

ORDO AB CHAO

(sulla Evoluzione)

Al fine di agire consapevolmente per il domani è necessario conoscere il cammino che l’uomo ha percorso, per scoprire quali siano le leggi che hanno guidato il processo evolutivo e la direzione che esso ha seguito. Conosciute quelle leggi, compresa la direzione evolutiva della vita universale, l’individuo può guardareal futuro con sicurezza, applicando le prime ed ,operando attivamente per accelerare la realizzazione dell’altra. Con i mezzi, che l’esperienza delle generazioni e l’investigazione della natura gli mettono a disposizione, egli può inoltrarsi coscientemente sulla strada dell’evoluzione umana, evitando gli ostacoli frapposti dall’ignoranza e dalle passioni egoistiche.

Bisogna restituirsi a se stessi, scoprire quali siano effettivamente le proprie forze, sapere utilizzare la propria volontà, liberata dai desideri e dalle passioni, per un’opera di revisione dei più alti valori umani, al di là di ogni preconcetto politico e religioso. Le autorità religiose e politiche non assolvono la loro missione naturale: invece di indicare quali siano i mezzi per liberare l’umanità dalle più elementari necessità della vita, al fine di instaurare qui sulla terra la fratellanza universale, esse agiscono in maniera da determinare il più pericoloso disorientamento delle coscienze, nel momento in cui la scienza sperimentale si avvia alla conquista sempre più ampia delle leggi naturali, preparando fra l’altro terribili mezzi di distruzione.

Ora, tali conquiste del pensiero, che potrebbero e dovrebbero essere applicate unicamente al miglioramento della condizione umana, richiedono sempre più urgentemente che l’individuo si emancipi dai condizionamenti passionali, per porsi in grado di utilizzare la sua scienza e la sua forza a beneficio di tutti.

La scienza dell’evoluzione umana, che è tramandata nella dottrina massonica, permette di precorrere le fasi del progresso naturale ed ha le sue leggi nelle leggi stesse del generale processo evolutivo della natura universale: questa scienza, che conferisce all’uomo la chiave della sua essenza, che lo rende cosciente della sua struttura reale, delle sue facoltà e dei suoi fini, altro non è che un mezzo per accelerare l’evoluzione dell’individuo e, di riflesso, della collettività. Se non si comprende profondamente l’idea evolutiva, è impossibile afferrare le leggi che regolano il cammino progressivo, che l’uomo deve percorrere, per giungere all’Oriente luminoso in un meccanismo di autodeterminazione voluta e cosciente.

Concentriamo ora l’attenzione sulla storia della vita che si presenta ai nostri occhi come una evoluzione continua che accomuna il mondo organico a quello inorganico. Nell’evoluzione vi è un ordine progressivo fra materia, vita e mente. Il salto dall’inorganico all’organico è prodotto da un lungo progresso graduale che sfocia in un’alterazione dell’equilibrio preesistente: si forma così un nuovo equilibrio in cui si affermano nuove qualità e possibilità di azione. Le diverse maniere di combinazione degli impulsi che si incidono sulla materia sono la causa delle mutazioni. Un altro grande salto, dopo quello che portò alla formazione della materia organica, fu quello dell’umanizzazione; cosicché il nostro sguardo spazia dall’estrema semplicità degli elementari di segno opposto, positivi e negativi, che si attraggono e si integrano in unità organizzate sempre più complesse dai corpi semplici ai corpi composti con masse molecolari in progressivo aumento, fino ad arrivare a quel limite oltre il quale appare ciò che comunemente si definisce come ” vita “.

L’universo si presenta, dunque, come energia in trasformazione continua verso stati di organizzazione sempre più complessa.

La fase relativamente recente dell’evoluzione è riflessa nello sviluppo del sistema nervoso negli esseri viventi. La materia vivente presenta un aumento ed un perfezionamento continuo del sistema nervoso, dalla comparsa dei primi gangli fino alla formazione di un centro cerebrale la quale procede di pari passo con lo sviluppo di una progressiva complessità degli istinti.

Il differenziarsi e l’affinarsi della funzione della sostanza nervosa, gli istinti che si fanno più complessi, il succedersi di forme sempre più evolute di cerebralità, sono tutti fenomeni che conferiscono un particolare significato all’evoluzione della vita, mostrando come essa non si compia a caso, ma seguendo una direzione e una finalità precise, verso il progressivo aumento di una interiorità. Sicché la semplice constatazione che nell’uomo esista una dimensione interiore implica che nell’intera gamma degli esseri debba riconoscersi, in misure sia pure infinitesimali, questa stessa proprietà. Ora, dal momento che la storia dell’evoluzione si muove verso una progressiva individuazione di questa interiorità, dagli esseri più elementari ai più complessi, dobbiamo dedurre che non vi è interruzione tra le forme più grossolane di materia-energia e la mente umana e che la conquista della riflessione cosciente da parte dell’uomo è un prodotto ed una fase del processo evolutivo della natura.

Dalla forza bruta ai primi bagliori dell’ingegno, dagli animali preistorici all’uomo, il dominio della Terra è passato nelle mani dell’essere che aveva più sviluppata dentro di sé questa interiorità. Ma il cammino si protrae ancor più, indefinitamente, verso un futuro che non ha fine.

Intanto l’anima dell’uomo proietta la sua ombra sull’intero globo terrestre: la sua materia sottile e mobile è uno strumento potentissimo nelle mani di quell’essere che, grazie ad essa, si avvia a divenire il re dell’universo.

L’anima è lo stato più evoluto della materia e costituisce la parte più perfetta della specie umana dopo un’evoluzione di miliardi di anni: è la lastra sensibilissima ed impressionabilissima su cui sono confluite tutte le incisioni dei corpi, determinando l’evoluzione delle sensazioni in forme più ricche ed affinate. Dalla formazione della Terra a quella dell’anima, la trasmutazione della materia in energia sempre più sottile rappresenta la tessitura dell’intero processo evolutivo. Ma tale trasmutazione non ha termine: lo psichismo umano continua ad evolversi incessantemente e con ritmo accelerato, arricchendosi e potenziandosi mediante l’uso delle forze naturali e l’affinamento della sensibilità.

A mano a mano che l’umanità procede nel suo cammino, aumentano parallelamente e di riflesso le esigenze di stati di equilibrio sempre nuovi fra bene e male, gioia e dolore, vita e morte. La sensibilità, affinandosi, diventa sempre più esigente. Dalla caverna alla metropoli, dal coito bestiale all’amore idealizzato e generoso, l’evoluzione presenta un analogo sviluppo, in ogni campo, di questa unica realtà: la spinta della necessità, impulso inconscio verso il meglio, ha fatto avanzare l’uomo in una ricerca continua di nuovi equilibri; e questa ricerca si riflette nell’affinamento del mondo interiore umano. Ad una esigenza ne succede un’altra di ordine meno grossolano, poiché ad ogni desiderio appagato fa seguito un’aspirazione nuova.

Dagli studi sul magnetismo animale a quelli sui fenomeni paranormali e alle ricerche psicologiche, nell’epoca moderna si è venuti via via constatando l’esistenza di forze prima ignorate e di un’altra vita all’interno dell’uomo. Se da millenni le religioni parlano dell’anima, solo oggi un largo strato di umanità sta divenendo cosciente, al di là di ogni fede, della realtà. interiore.

Infatti le leggi dell’anima, patrimonio degli antichi sacerdozi, sono ora oggetto della comune investigazione scientifica.

Lo psichismo non si esaurisce nella sola parte cosciente, ma è costituito da un fondo inesplorato infinitamente più vasto. Quest’immenso serbatoio, in cui sono incise tutte le impressioni, le idee, le forme cadute nell’oblio, rappresenta la grande massa psichica prodotta dalla materia in evoluzione. Come in ogni cellula è inciso un codice che ne determina funzioni ed attività (DNA) così in ogni organismo complesso esiste una materia sottilissima che tutto registra e trasmette e che, in virtù delle sue potentienergie trasformatrici, è un’attiva produttrice di fenomeni. Gli scienziati dirigono da tempo le loro ricerche sul vasto campo dei fenomeni paranormali e cercano di scoprire in quale maniera il cervello umano riesca a produrre un fattore, tuttora sconosciuto, dotato di una forza e di una finalità proprie.

Attraverso il cammino naturale delle nascite e delle morti la materia animica ha finito col costituire una personalità completa all’interno dell’uomo; completa, perché essa vede e sente, al pari del corpo fisico con i suoi cinque sensi; riceve e trasmette immagini ed impressioni; conserva incise, occultate alla coscienza per un tempo indeterminato, forme o idee che non cessano di influire sulla condotta di vita; interferisce nello stato di veglia e svela i suoi contenuti nel sogno. Repressa, inibita dall’uomo ragionante, essa riaffiora in mille maniere e in modo inaspettato, spezzando, spesso gravemente, l’equilibrio superficiale che questi si è fabbricato, condizionato dall’educazione e dal costume di un’epoca e di un ambiente. Ciò che la scienza deve ancora scoprire – e che è un insegnamento fondamentale della dottrina massonica, non teorico od astratto, ma pratico e sperimentabile – è proprio che nell’abisso di questo mondo interiore, occulto, parla una voce che trascende ogni epoca ed ogni ambiente: ” fui, sum, ero “.

Esiste dunque un particolare stato dell’intelligenza umana, che gli antichi chiamarono Thot, Nebo, Hermes, Mercurio e i cristiani Spirito Santo, le cui leggi l’uomo deve arrivare a scoprire. E’ infatti, in questo stato che l’intelligenza si tramuta in forza e agisce dando vita ai più vari fenomeni che la scienza non è ancora in grado di spiegare. A mano a mano che questo stato si consolida e si fissa in lui, l’uomo vede il mondo interiore ed esteriore in dimensioni del tutto nuove, poiché tutte le incrostazioni e le sovrastrutture dell’ambiente cadono progressivamente. Il ” nosce te ipsum. ” può allora diventare una realtà che tramuta la mente umana nella forza più potente che l’uomo abbia mai posseduto.

Riassumiamo i seguenti punti fermi:

  1. l’esistenza di una vita interiore che l’uomo per gran parte ignora;
  2. la quantità energetica dello psichismo, che si riflette in una vasta gamma di fenomeni ancora per la massima parte inesplorati;
  3. un dinamismo psichico orientato finalisticamente verso stadi sempre superiori di conoscenza.

Questo ultimo punto appare la logica conseguenza dell’idea evolutiva: esiste un processo unico, le cui origini si perdono nei tempi, che constatiamo nella sua fase di sviluppo attuale e che non cessa di bruciare le tappe del suo cammino in noi e fuori di noi con un ritmo sempre più accelerato. Davanti ai nostri occhi il mondo si trasforma: gli orizzonti della scienza si allargano smisuratamente e la nostra esperienza può compiersi oltre i confini dello stesso globo terrestre; gli orizzonti della storia abbracciano in una forma sempre più unitaria tutti i popoli della Terra. Anche dentro di noi qualcosa di grande sta avvenendo, alle soglie – come siamo – della scoperta di una nuova dimensione interiore: un fondo di energie, che s’inoltra fino alle sorgenti stesse della vita, attende che la specie più evoluta del mondo vivente, questo ” miraculum magnum ” che è l’uomo, s’incammini nella nuova fase dell’evoluzione verso la creazione, libera e cosciente, dell’umanità futura.

Il motto della Massoneria universale è ” Ordo ab chao ” e noi lo abbiamo scelto come titolo di questo secondo numero dei ” Quaderni del Rito ” perché risponde in pieno all’idea che volevamo svolgere e divulgare. All’ordine esteriore del mondo visibile, costruito via via dall’uomo con l’investigazione della natura e la trasformazione dell’ambiente, corrisponde un ordine interiore, vale a dire una conoscenza progressiva ed una progressiva possibilità di dominio della materia psichica. Allargare l’ordine mentale nella zona di ombra del nostro essere, ancora per massima parte inesplorata, significa applicare ulteriormente la legge espressa nell’ “Ordo ab chao”. In quest’opera si esplica l’attività creatrice dell’uomo, poiché creare è dare forma, ordinare, e la scoperta di leggi ancora ignote è fonte di nuovo potere. L’acquisizione di ogni nuova conoscenza corrisponde ad un allargamento del dominio della volontà. Al caos interiore l’uomo deve sostituire l’ordine: in tal modo egli potrà eliminare gradualmente la necessità esteriore ed interiore inconscia divenendo egli stesso il creatore del suo essere e del mondo che lo circonda.

Una cosa è certa: il godimento della vita non appaga più l’uomo evoluto, se è ristretto all’ordine dei bisogni materiali; una insoddisfazione costante e crescente stimola l’individuo verso qualcosa che va sempre oltre; l’uomo si fa più esigente a mano a mano che sperimenta e conosce; la caduta di tante inibizioni millenarie non ha aperto le porte della felicità; l’anima richiede un cibo più ricco.

Oggi l’uomo è in grado di affrontare la sua grande avventura interiore poiché ha acquistato una più larga cognizione della sua natura. Così ha iniziato a fidarsi delle sue sole forze, poiché ha capito che nessuno può aiutarlo, se non si aiuta egli stesso; ha intuito che la responsabilità dei suoi atti ricade unicamente su di sé.

L’infanzia dell’umanità sta per concludersi e, per alcuni, già si è conclusa. La figura di un padre onnipotente e previdente, ente personale che premia o castiga, non soddisfa più l’intelletto: essa ci appare a volte come una rinuncia alla nostra sete di sapere, che si arresta di fronte all’ignoto, a volte come il rifugio verso il quale ci sospinge la paura della morte.

L’idea di un ordine progressivo tra materia, vita e mente ci propone un universo in continua evoluzione nelle sue parti, in cui tutto è materia in trasformazione. Materia e psiche costituiscono un tutto unico e, quindi, bene e male, cielo e terra non sono che aspetti diversi di una unica energia che si trasmuta: le forze sono materia; la luce è materia; l’elettricità è materia; il pensiero è materia; la simpatia è materia; l’odio è materia; l’amore, dalle sue forme più rozze e bestiali fino a quelle più pure e generose è materia. L’idea evolutiva porta implicita in sé l’ipotesi di un superumano nell’umano, di un superpersonale nel personale, di un infinito nel finito, nella intuizione di una unica legge che abbraccia, in un equilibrio costante, tutti gli aspetti dell’essere e tutti i piani dell’esistenza.

Questa legge universale si presenta come una necessità che spinge ogni cosa al suo fine naturale: la storia dell’evoluzione ci dice come la riproduzione della cellula non avvenga che per necessità, perché, se non si dividesse in due, essa non potrebbe sopravvivere oltre un certo limite alla sua attività; e ci dice pure come l’associazione delle particelle viventi in organismi sempre più complessi sia anch’essa un prodotto della necessità, affinché l’espansione della vita proceda in nuclei sempre più autonomi e differenziati.

La stessa varietà delle esperienze, i tentativi apparentemente falliti, non sono determinati dal caso: se in superficie non è possibile scorgere un ordine in questa materia che lotta, si divide, si divora, in profondità si riconosce l’efficacia dell’energia vitale che spinge l’essere, continuamente, ai limiti delle sue possibilità, sotto lo stimolo costante di una necessità esterna cui nulla si è potuto sottrarre fino alla emersione della specie umana. Non che l’uomo possa violare la legge unica dell’universo, il dio delle tradizioni religiose, ma può tramutarla da una necessità inconscia, quale essa è nel regno naturale, in una volontà libera e cosciente, mediante quella possibilità interiore che in lui si è venuta creando, in una forma sempre più netta, per progressiva sublimazione della materia.

Tramutare questo pensiero in azione, tradurre in fatto questa nuova parte della legge universale, trasformarsi, affrancati dalla necessità esterna ed inconscia, in soggetti coscienti e liberi dell’opera evolutrice, questo è l’obbiettivo, la nuova idea da trasfondere nelle giovani generazioni per aprire la loro mente e convogliare le loro forze alla realizzazione di un fine superiore. Le grandi religioni, gli ordini iniziatici, la Massoneria non hanno mai avuto altro fine che questo: l’avvento del regno divino è una espressione simbolica che vuole indicare all’uomo la possibilità che egli ha di trasformarsi in un creatore, padrone del proprio destino, costruttore di un universo in cui sia legge la sua volontà, nella misura in cui riesca ad incarnare la legge una, unico artefice, unico Architetto dell’Universo.

Per realizzare quest’opera occorre che si stabilisca un diverso rapporto tra la realtà interiore e l’ambiente che condiziona pensieri, parole ed azioni: un rapporto rovesciato per cui è appunto questa realtà interiore che condiziona a sua volta e dirige l’essere umano e l’ambiente in cui vive.

Per fare ciò l’uomo deve conquistare il potere della psiche sulla materia, un segreto iniziatico che può trovare, sperimentalmente, chi abbia il coraggio di liberarsi dall’ignoranza umana e da tutti i condizionamenti del mondo che ci circonda. Noi dobbiamo quindi liberarci di tutto ciò che di artificiale si è accumulato intorno al nucleo più profondo dell’essere attraverso quel processo che la scienza massonica insegna nel suo simbolismo e nei suoi rituali.

Alle continue sollecitazioni, ai continui impulsi che si incidono sul nostro essere e che, nel loro vario modo di combinarsi possono finire col modificare, in tutta la scala dei viventi, certe direzioni preordinate, il Fratello sarà in grado di sostituire impulsi e sollecitazioni provenienti dalla sua intelligenza cosciente, vale a dire da quella parte più profonda del suo essere che affiora mano a mano che viene denudata dalla mente e dal corpo contemporanei. Ripetendo più e più volte tale nuovo tipo di incisione, che si va a riflettere sulla sua unità fisiopsichica, egli potrà riuscire a conquistare un effettivo potere della sua intelligenza sull’intero suo essere.

Il processo evolutivo non sarà più il prodotto di una necessità inconscia e degli influssi esterni, ma sarà guidato dalla interiorità dell’uomo, il quale avrà, così, perfezionato l’opera della Natura, mediante un’Arte che è l’essenza della scienza tramandata dagli antichi sacerdoti e dagli autentici ordini iniziatici. Emersa in maniera sempre più evidente la forza dello spirito, èinevitabile che l’essere più evoluto la usi per perfezionare le produzioni istintive della natura. Tale intervento dell’Arte umana sull’opera della Natura, incidendosi nella stessa direzione evolutiva della legge universale, può risparmiare all’umanità intera pericolose battute di arresto o l’esplosione della violenza fratricida, additando alla sua coscienza il suo destino progressivo e la strada per compierlo.

Concludendo, tenga ben fermi il Fratello, i seguenti punti:

  1. L’evoluzione sua non è che parte dell’evoluzione collettiva ed universale, perché la spinta verso il meglio, che lo porta ad operare nella nostra Fratellanza, non è che un momento della generale spinta insita nell’intera massa di materia-energia in continua trasformazione verso forme sempre superiori di esistenza.
  2. Il suo attuale stato non è che il frutto del lavoro di innumerevoli generazioni tese verso la realizzazione, cosciente o no, di valori universali che l’uomo, nella sua esperienza evolutiva, è venuto via via scoprendo ed incarnando.
  3. Il suo essere attuale, nel suo insieme non è che il prodotto, a sua volta, della materia vivente che ,è andata evolvendosi attraverso il cammino naturale delle nascite e delle morti, dietro lo stimolo della necessità, dagli stati di organizzazione più primitivi e rudimentali in forme sempre più complesse e differenziate.
  4. Il suo essere interiore non è altro che il risultato dello stesso processo evolutivo ed un germe che va nutrito affinché venga alla Luce, al fine di rischiarare il cammino futuro liberando l’uomo dai condizionamenti e dai convenzionalismi che limitano la sua potenza ed offuscano la sua intelligenza.
  5. Esiste una via pratica, che la Massoneria indica nei suoi simboli, per accelerare l’evoluzione; è questa la Grande Opera che gli iniziati di tutti i tempi hanno tramandato sotto forme simboliche che possono essere svelate dalle menti più preparate e mature a beneficio di tutta l’umanità.

Chi non si sente in armonia con questi obbiettivi, chi non vuole dedicarsi a questa opera di riforma delle coscienze, chi si ritiene scisso dalla società umana in cui vive, non è ancora maturo per partecipare attivamente alla realizzazione del programma massonico; chi, invece, comprende profondamente la verità dell’idea evolutiva, riconoscendosi parte di un tutto, cellula di un organismo complesso in trasformazione verso stadi sempre superiori di equilibrio, può arrivare a trasformare la necessità – in libertà.

Roma, marzo 1970

GIOVANNI PICA 33\

Sovrano Gran Commendatore

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MASSONERIA E RELIGIONI


TRIMEGISTO – Pavimento del duomo di Siena


Una delle problematiche più sollevate nell’ambito profano riguardo alla Massoneria è il suo essere o no una religione come altre, diversa da altre, o addirittura una religione delle religioni. Possiamo affermare in modo netto che la Massoneria NON è una religione. La sua essenza, la sua tradizione, il suo pensiero partono da presupposti che sono agli antipodi di quelli di tutte le varie religioni.
Infatti la Massoneria, per lo spirito di libertà che la anima, rifiuta il dogma come fondamento, che sia o meno rivelato, e di conseguenza l’indottrinamento e l’imposizione del culto, sotto qualsiasi forma, che da esso derivi; in sostanza l’aspetto confessionale delle dottrine religiose. Ma, sempre in rispetto della libertà altrui, lascia che i suoi membri pratichino la religione che essi preferiscono, o che non ne seguano alcuna, se questo è loro desiderio.
Tuttavia i Liberi Muratori si riuniscono in nome del Grande Architetto dell’Universo che non è una divinità specifica ma un simbolo nel quale ciascuno ravvisa un significato sacro o un valore diversi ma dal quale comunque deriva un’Idea di perfezione e di armonia a cui essi tendono unitariamente.
Il Libero Muratore non è ateo, se con questo termine intendiamo materialista, proprio perché crede che nella natura esista una legge universale, costante nel tempo e nello spazio, che tutto regola ed armonizza dagli infiniti spazi delle sfere celesti agli imperscrutabili meccanismi biologici della vita, e che essa presupponga quindi un suo artefice. Anche l’uomo risponde a questa legge della natura, ma il suo spirito è libero e ciò gli permette di cercare e intravedere in sé stesso i segni della sua natura originale. Tuttavia lo spirito, per la sua stessa natura umana, è incatenato da una ragione che riconosce i suoi stessi limiti e ciò che può essere soltanto intravisto non può essere riconosciuto come verità. Nella piena consapevolezza di questa impotenza la nostra Istituzione ha il massimo rispetto per ogni religione e riconosce il valore e l’importanza del ruolo da esse svolto: tuttavia, proprio per l’essere una Istituzione, ancorché ricca di tradizioni esoteriche e spirituali, non può entrare nel campo della Fede religiosa, che è propria della singola persona.
I principi della Massoneria sono universali, e per essere tali sono determinati attraverso la ragione per consentire poi a ciascuno di cercare la verità, in piena libertà anche di credenza, senza imporre a nessuno la via per raggiungerla. Chi ha forti sentimenti religiosi sentirà la sua Fede sempre più rafforzata da una ricerca che collocherà , lungo il suo cammino, risposte anche nella sua ragione. Chi fosse invece materialista troverebbe immediatamente un macigno insopportabile per la propria aspirazione alla libertà: se infatti l’universo non avesse una causa creatrice ma fosse nato dal caso, non avrebbe senso la volontà di ricerca e di conoscenza nel senso più lato che caratterizzano il pensiero muratorio; non gli rimarrebbe altro che attendere gli eventi, senza sapere in che cosa sperare.
Il Massone, al pari dell’Illuminista, fu sempre accusato dall’opinione corrente, di essere un deista o di aspirare a contrapporre una propria religione naturale all’insieme delle “religioni del libro” . Una delle correnti del ‘700 Illuminista, il Giusnaturalismo, arrivò in effetti a concepire il deismo come vera e propria religione naturale, ma questo concetto deve essere considerato soltanto come una delle tante possibilità di quella grande ricerca innovatrice che in quei tempi sfociò, come noto, nelle grandi filosofie ed ideologie del XIX secolo. In Massoneria invece non ebbe alcuno sviluppo semplicemente perché era in contrasto con i suoi stessi principi. Infatti parlare di religione, anche se materialista, è pur sempre una limitante: il termine stesso di “religione” significa qualcosa che lega stabilmente. Invece ogni forma di limitazione del pensiero, anche minima, è contraria alla Libera Muratoria la cui universalità riposa nella totale ed assoluta libertà dei suoi membri, libertà limitata solo dalla libertà altrui.
L’infinito non è raggiungibile dalla mente dell’uomo; ma nessuno può oggi negare che la natura rappresenti oggettivamente, come parte di verità, la verità stessa; né alcuno può più negare alla ragione dell’uomo, che pure fa parte di quella verità stessa, di interrogarla. Se la teologia è intelligenza di una fede in una verità rivelata, l’allargare con la ragione l’orizzonte religioso, ponendosi continui “perché” è porsi di fronte al Dio costruttore del tempio dell’essere, come costruttori del tempio della propria coscienza. Del resto anche il Papa Giovanni Paolo II, nell’Enciclica “Veritatis splendor”, afferma che “la libertà dell’uomo e la legge di Dio si incontrano e sono chiamate a compenetrarsi tra loro”. Il luogo di questo incontro è la coscienza dell’uomo, il luogo del dialogo dell’uomo con sé stesso, ma che è anche in realtà “il luogo del dialogo dell’uomo con Dio” (art.58). E’ quindi questo viaggio in sè stessi, alla ricerca di questo dialogo, il compito iniziatico che il Massone si è assunto e che acquista particolare impegno spirituale nei cosiddetti Gradi speculativi della Massoneria Simbolica e del Rito Scozzese Antico ed Accettato. In essi, con l’incessante energia fornita dalla fede sulla capacità dell’uomo di trovare da sè ed in sè quella stessa verità, egli ha il dovere di arrivare ai limiti estremi del suo territorio mentale per affermare l’idea di Giustizia e promuoverne la realizzazione. Insieme ai suoi Fratelli egli coltiverà la speranza che questa Giustizia ideale possa essere la vera risposta che l’umanità deve dare, con il suo divenire, all’Armonia dell’Universo, come il suo Creatore l’ha concepita. Dopodiché, terminato questo suo dovere, potrà oltrepassare il suo sensibile per intraprendere l’ultimo viaggio del suo spirito verso là dove origina la Verità.

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LA GIUSTIZIA DI PINOCCHIO

La giustizia di Pinocchio

Delfo Del Bino (Laboratorio n. 17-1995)

Quando Carlo Lorenzini licenziò il suo buratti­no destinato a divenire famoso, sapeva, raccontan­do le sue avventure, di dire molte cose sagge, ma non immaginava il successo che avrebbero avuto più di un secolo dopo, certe sue profetiche intuizioni.

“Pinocchio,” scrisse nel capitolo XIX, “alla pre­senza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode di cui era stato vittima, dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia.

Il Giudice lo ascoltò con molta benignità, prese vivissima parte al racconto, s’intenerì, si commos­se e, quando il burattino non ebbe più nulla da dire, suonò il campanello.

A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da gendarmi.

Allora il Giudice, accennando ai gendarmi Pinocchio, disse loro:

—Quel povero diavolo è stato derubato di quat­tro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo su­bito in prigione.

Con questa descrizione il Collodi, introdusse il “non senso” nella letteratura infantile: si tratta di un non senso che propone esattamente il contrario di quanto ci si potrebbe attendere: e, infatti, in que­sto caso, non i malandrini che avevano carpito la buona fede del burattino vengono cacciati in prigio­ne, ma nientemeno che la vittima.

Un non senso, questo, che non è mancanza di senso comune, ma il suo esatto contrario.

Possono verificarsi nella vita corrente fatti che capovolgono le attese, com’è accaduto a Pinocchio, punito per essere rimasto vittima dei malandrini?

Purtroppo sì.

Vediamo cos‘è successo a Roma, in quell’alto consesso di Magistrati chiamato Consiglio Superio­re della Magistratura. Leggiamo la notizia come viene riportata dai Giornali: “Il giudice massone va punito, perché “abusa del diritto ad associarsi li­beramente”. Un diritto che la Costituzione ricono­sce a tutti i cittadini, ma non ai magistrati, che devono godere di un prestigio particolare: essere ed apparire al di sopra di ogni sospetto. L’affiliazione alle logge, secondo il CSM, desta invece sospetto.

È presente in larghe fasce dell’opinione pubblica, negli organi di comunicazione di massa affer­mano al palazzo dei Marescialli — nel dibattito politico-culturale del nostro Paese, un ‘immagine della massoneria fortemente segnata anche dalla pratica dello scambio di protezioni e di favori, e dalla costituzione di centri di potere e d’interessi. L ‘a/filiazione alla massoneria — argomenta la sen­tenza — viene diffusamente apprezzata come un disvalore per il magistrato. Una prova? Lo sdegno che connota le smentite dei personaggi pubblici sulla loro appartenenza alla massoneria, Per la pri­ma volta, il CSM fissa l’equazione: giudice che si iscrive alle logge uguale a giudice che viene meno al suo prestigio (da La Nazione del 17.1.95). E poi­ché non si poteva condannare il giudice senza pri­ma aver condannato la Massoneria, lo si è fatto senza badare a spese (dello Stato, naturalmente) si è proceduto condannando la Massoneria, per insuf­ficienza di prove, visto che i teoremi non dimostrati possono premiare la fantasia, giammai la verità. Cosi, con un colpo solo si è condannato il giudice e la Massoneria. Domandiamoci: da dove e da chi proviene la constatata presenza in larghe fasce del­l’opinione pubblica, di un’immagine della Masso­neria fortemente segnata anche dalla pratica dello scambio di protezioni e di favori, e dalla costitu­zione di centri di potere e di interessi? Quali sono i“fatti” che hanno consentito il formarsi ditale im­magine, in larghe fasce dell’opinione pubblica? O piuttosto quali sono state le campagne di stampa contro la Massoneria e chi le ha alimentate con livore senza portare la benché minima prova?

È proprio grazie a tali campagne, promosse con pertinacia pari soltanto alla iniquità degli obiettivi, che larghe fasce dell’opinione pubblica sono state costrette a far propria un’immagine della Massone­ria distorta e lontana dalla realtà.

Potremmo fare l’elenco di coloro, uomini e isti­tuti, che hanno alimentato tali campagne diffama­torie senza produrre un dato che è un dato, ma sempre e soltanto tanti “sospetti”, tante teorie. For­se tra questi, troveremmo anche qualche magistrato che per inseguire una propria teoria e un’idea affat­to personale della Massoneria, si è abbandonato a dichiarazioni  che poco dicono, ma molto lasciano intendere all’astuto cronista che subito riprende, modella, intesse, arricchisce. In certi momenti le notizie negative si sono succedute a mitraglia fin­ché, affievolendosi l’interesse, tutto si è attenuato. Tuttavia, il danno è stato arrecato: il sospetto, l’insinuazione, la diffamazione, ascoltati dalla viva voce del mezzobusto televisivo o letti sulla carta stampa­ta, hanno perduto l’aura tremolante del dubbio e sono divenuti stabili certezze.

Per il CSM, quando il sospetto o la diffamazione, siano riusciti a farsi strada nell’opinione pubblica, non sono più sospetto e diffamazione, ma si sono trasformati in certezza e verità. Che importa se il tanto indagare non ha raggiunto alcun risultato po­sitivo e si sia rivelato un’iniziativa deludente? Non serve più indagare per accertare la verità, perché quella c’è già.

Cosi le vittime, la Massoneria e il massone, come Pinocchio, vengono punite: che imparino a vivere, a non farsi frodare dai malandrini e a non farsi diffamare dai propri avversari.

Una sentenza esemplare che ha il solo torto di non fare giustizia, giacché fare giustizia è cosa ben diversa: significa in primo luogo giudicare secondo verità contro ogni apparenza e ogni suggestione, anche se ciò corrispondesse all’immagine che se n’è fatta l’opinione pubblica, quel nuovo mostruoso potere ormai divenuto l’espressione moderna della dittatura della maggioranza tanto temuta da Mill e, come tutte le dittature, ingiusta e insensata.

È qui che il discorso, in apparenza contradditto­rio, presenta una propria dignità scientifica. Ed è qui la grande mistificazione dovuta alla antica ed attuale equivalenza potere-sapere-verità.

I pericoli per la democrazia liberale si annidano all’interno della stessa democrazia liberale. La ve­rità, valore che da sempre si esprime in termini qualitativi, diviene oggi valore che si esprime in termini quantitativi. Dire che un oggetto è di ferro e pesante, equivale a esprimere un apprezzamento l’oggetto stesso: equivale quindi ad affermare la ve­rità. Ma secondo la procedura attuale la verità può essere un’altra legata non solo alle qualità dell’og­getto, ma alla sua apparenza: il tutto con la media­zione dell’opinione, rilevata con la tecnica del son­daggio. L’oggetto di ferro e pesante, può divenire di legno e leggero, o di plastica e leggerissimo, e quella sarà la nuova verità, la verità della gente, la verità che conta, frutto del potere concreto che alla gente viene riconosciuto. Il potere passa dunque all’opinione e, insieme al potere, il sapere che reca con sé il suo più prestigioso prodotto: la verità. La verità non è più tributaria di procedure empiriche e di metodi oggettivi di ricerca e di accertamento, ma deve tutto al metodo soggettivo della persuasione che convince la gente. Non si crede più a ciò che direttamente si constata, ma a ciò che è rilevabile con un sondaggio e si generalizza in opinione.

Opinione uguale verità, quindi. Che Tizio sia innocente o colpevole conta fino ad un certo punto:

conta molto più l’opinione che su di lui si è forma­ta. Non è importante che egli sia onesto o ladro, capace o inetto: è importante che sia ritenuto tale dall’opinione. Non conta il fatto in sé, ma l’opinio­ne sul fatto.

Alla verità storico-empirica si contrappone quin­di la verità della gente, l’opinione, anche se essa poggia su una piattaforma di falsità. Che importan­za può avere oggi la verità qualitativa, e come può essa contrapporsi con successo alla verità quantita­tiva, che è poi quella ben altrimenti significativa della gente, l’unica che conta?

Così è (se vi pare). È il titolo di una fortunata commedia di Pirandello, nella quale la verità, rap­presentata dall’identità di una donna, oggetto di di­sputa tra diversi osservatori, finisce col non interes­sare più a nessuno, nemmeno a lei che, alla fine, uscirà col dire: “per me, io sono colei che mi si crede”.

La conclusione è amara, ma rispecchia corretta­mente i tempi che la esprimono e che alla realtà dell’essere hanno preferito contrapporre la realtà dell’apparire. Non è vero ciò che è, ma ciò che sembra.

Perché un fatto sia vero, deve anche sembrarlo.

Ed ecco che si apre una grande era, quella della verità come progetto, un’era che ha avuto fino ad oggi egregie anticipazioni non solo letterarie, ma che da oggi dovremo abituarci a considerare nor­malità per le relazioni umane. Anche senza il con­tributo dell’apparato della forza spiegata dalla poli­zia del Re o del Tiranno, ma con la dolcezza della persuasione a mezzo del video o della stampa, si possono costruire tutte le verità che si vogliono.

Condannare e assolvere a piacimento.

È quanto si è fatto per la Massoneria e, ciò desta maggior rammarico, col contributo di alcuni uomini di Chiesa e di alcuni magistrati.

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IL CONCETTO DI DIO

Il Concetto di Dio

Nella Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato

Al primo manifestarsi della sua coscienza l’uomo si chiede”chi sono?” “perchè sono?” “da dove vengo?” “dove vado?”. Interrogativi che richiedono altrettante risposte che esulano da questa trattazione.

Ma appena l’Uomo si accorge di quanto lo circonda, di tutto ciò che è: dal ciottolo al Sole, dal fiore alla foresta, dalla farfalla all’essere cosciente; non appena comincia a rendersi conto del creato che gli sta intorno, non appena gli si aprono gli occhi sulla creazione, un’altra grossa domanda gli esplode nel cervello: chi ha fatto tutto questo? Da dove e come nasce tutto questo? Chi ha creato? Chi è il Creatore? E questa domanda lo accompagnerà per tutta la sua esistenza, per ogni nuova acquisizione, per ogni nuova scoperta, per ogni nuova presa di coscienza.

Che cosa è Bene o Male? E da chi proviene il Bene e il Male? Chi ha creato la Vita e la Morte? Che cosa è il fulmine, la elettricità, la luce, la nota musicale, la sinfonia? Che cosa è l’Amore e che cosa è la Morte? Che cosa vi è prima della Vita? Che cosa dopo la Morte? E chi ha creato tutto questo?

L’uomo scoprirà l’ultrapiccolo, l’atomo con le sue leggi, la sua frantumazione, lo sviluppo dell’energia e le sue applicazioni, la cellula, con la sua vita e la sua moltiplicazione, la formazione dei tessuti, degli organi, degli organismi, degli esseri e si domanderà: chi ha creato tutto questo?

L’uomo si accorgerà dell’esistenza della Terra, del Sole, di miliardi di altri Soli, di pianeti, di mondi, scoprirà l’Universo infinito e si chiederà: chi ha creato tutto questo?

Turbato, avvilito, meravigliato tornerà in se stesso e si accorgerà che egli, l’Uomo, ha preso coscienza di tutto, che tutto ha avuto rispondenza in lui dall’atomo, all’Universo; che tutto è quindi in lui, se è vero che si può prendere coscienza solo di ciò che si possiede; e quindi che l’Universo è in lui; che il grande Cosmo è in lui, piccolo Cosmo. E se l’Universo infinito è in lui anche lui è infinito come l’Universo, da ciò che gli appare al profondo abissale interiore. Ma chi, come e perchè ha fatto tutto questo?

A queste domande si suole rispondere con una sola parola: DIO. Ma chi è DIO? Domanda complessa e difficile. Risposta semplicistica, irrazionale e insoddisfacente quando ci si prospetta un DIO, come qualcuno o qualcosa fuori di noi, fuori dal creato, al disopra ed all’esterno della creazione, che dal nulla ha creato tutto, dapprima disordinatamente (caos) e poi riequilibrando il tutto (ordine): da quando? Da sempre. E che continua a creare esseri, uomini e cose, in una incessante opera di creazione nella terra e nell’Universo, con l’eterno succedersi della nascita, della vita e della morte. Questa risposta non ci soddisfa.

A questo punto si sono inserite le Religioni che, situato Dio (quasi personificato) su un piano esterno ed al di sopra e fuori della Creazione, ne hanno imposto la credenza in un clima di paura dell’ignoto, di terrore della morte, di spavento per gli effetti delle azioni, legando il dolore fisico e psichico alla natura ed al modo di condurre la propria esistenza: peccato e pena, errore e dolore, colpa ed espiazione.

Nelle Religioni vi è sempre stato un gruppo ristretto di uomini in possesso di conoscenze, di leggi e di verità fondamentali che costituiscono il nucleo originario di sapienza; ma le caste sacerdotali invece si servirono della paura dell’ignoto per far passare per miracoli prodotti dal loro DIO i semplici effetti delle leggi naturali ancora sconosciute alle masse e per imporre il loro potere ed essere dispensatori di grazie o di condanne. Vi era quindi nelle Religioni chi sapeva che DIO era una Legge o un insieme di leggi e quindi sapeva definirlo. Ma non conveniva che questo fosse svelato, per contenere gli impulsi animali e per regolare moralmente e civilmente la vita degli uomini. In definitiva quindi, inizialmente, pur conoscendo la Verità e l’Essenza di Dio, le religioni hanno fatto intendere per Dio, per comodità di sistema, un ente trascendente, personale, creatore dell’Universo, dal quale è separato. Il Creatore per la chiesa è distinto dal Creato ed immaginato come creatore ex nihilo. Successivamente le religioni, degenerando, hanno perfino perduto l’esatto concetto di Dio; e la religione cattolica non ha saputo più riconoscere il suo Dio, che se lo avesse saputo riconoscere o lo riconoscesse, s’accorgerebbe che esso s’identifica con il Grande Architetto dell’Universo della Massoneria, sempre eterno ed immutabile ed infinito come l’Universo di cui è la Legge; ecco perchè la Massoneria è iniziatica ed ecco perchè essa è eterna come espressione ed associazione che incarna nei suoi simboli (che vanno studiati e compresi) tutta la verità. E come viene considerato e concepito Dio dalla Massoneria? Viene definito come Grande Architetto dell’Universo. In realtà nessuna delle antiche costituzioni massoniche si esprime in un modo esauriente sulla credenza in Dio e sulla sua interpretazione e definizione. Ma le carte fondamentali (Old Charges 1713)(1) dicono che il Massone “se ben comprende l’arte, non sarà mai uno stupido ateo, nè un libertino senza religione. Negli antichi tempi i Massoni erano obbligati in ogni paese a professare la religione della loro patria o nazione, qualunque essa fosse; ma oggi, lasciando a loro stessi le particolari opinioni, si trova più a proposito di obbligarli soltanto a seguire la religione, sulla quale tutti gli uomini sono d’accordo; essa consiste nell’essere buoni, etc. “.

In contrasto con queste fondamentali espressioni è quest’altra affermazione restrittiva contenuta nelle costituzioni del 1762(2): “Art. 1 – Siccome la religione è un culto necessariamente dovuto al DIO onnipotente, nessuna persona sarà iniziata nei Sacri Misteri di questo eminente grado (Sublime Principe del Real Segreto) se non è sottomesso ai doveri della religione del paese nel quale deve avere ricevuto i venerabili principi”. Ad ogni modo è da ritenere che quando si afferma che il Massone debba seguire un orientamento religioso si vuol significare che tutte le religioni hanno un nucleo di verità più o meno velato e ricoperto da sovrastrutture e superstizioni; si vuol anche significare che, attraverso lo studio della religione di appartenenza o attraverso lo studio comparato delle varie religioni, si deve arrivare a scoprire il nucleo di verità racchiuso all’interno di esse e comune a tutte senza disperdersi nei rivoli del misticismo in attesa di una verità rivelata.

In questo concetto non vi è più nulla di rilevante fino alla Dichiarazione dei Principi approvata nel Convento di Losanna nel 1875 (e non riconosciuta e non accettata universalmente dalla Massoneria mondiale) nella quale si legge che: “la Massoneria proclama, come ha proclamato sin dalla sua origine, l’esistenza di un principio creatore sotto il nome di Grande Architetto dell’Universo “(3).

Restano naturalmente da considerare i Landmarks ma si sa che di essi non ci è pervenuta nessuna testimonianza antica ed autentica e che le redazioni da noi possedute sono tarde ricostruzioni di studiosi. Comunque sia, anche in essi non si trova nessuna precisa definizione del Grande Architetto dell’Universo. In quella del Mackey (1858) si legge: “XIX – ogni libero Muratore deve credere nell’esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo”(4), il che viene ripetuto in termini più o meno simili in quelle successive (ma in alcune, anche autorevoli come quella del Findel(5), manca del tutto).

Se questa estrema scarsità di dati è da un lato garanzia dell’assoluta libertà di coscienza che è la divisa gloriosa della Massoneria, dall’altro però essa è stata la causa involontaria di un susseguirsi di opinioni diverse; di discussioni violente e di orientamenti divergenti che segnano, su questo punto, tutta la storia del nostro Ordine. Tanto che qualcuno(6) è stato condotto a ravvisare nella storia della Massoneria una prima fase caratterizzata dalla “scelta deista”, una seconda dalla “svolta filocattolica” (prima metà del secolo XIX), una terza dalla “tentazione ateistica”  (dal  1860  al  1917)  e  un’ultima che muoverebbe “verso il dialogo cristiano-massonico”.

Tutto ciò è senza dubbio vero se ci si limita ad un tipo di documentazione che chiameremmo “esterna” relativa alle opinioni, necessariamente mutevoli secondo le epoche, di uomini e di gruppi di uomini, per quanto autorevoli, e non a un tipo di documentazione “interna” relativa cioè alla dottrina massonica quale è espressa nei rituali dell’Ordine e del Rito Scozzese Antico e Accettato.

Si capisce che dal punto di vista puramente storico la dottrina è secondaria rispetto alla interpretazione, che viene data attraverso il tempo, ma è anche vero che soltanto lo studio della dottrina può permettere ai Fratelli di avere a disposizione i dati capaci di orientarli nella selva di interpretazioni spesso contrapposte. In altre parole se ci si domanda: è vero che la Massoneria fece all’inizio una scelta deista? In che senso va inteso il termine deista? Può essere ateo un Massone? Su quali basi potrebbe essere condotto un dialogo con il cattolicesimo?, la risposta non si potrà trovare tanto nelle opinioni e nelle mode degli uomini e delle epoche, quanto piuttosto negli elementi fondamentali della dottrina del Grande Architetto dell’Universo quale risulta dai nostri rituali.

Faremo a questo scopo, nelle pagine che seguono, un esame di questi elementi che, anche a prima vista, si presentano molto più ricchi di quelli contenuti nelle principali costituzioni dell’Ordine e del Rito.

Prima di intraprendere lo studio dei rituali sarebbe necessario farne la storia, per vedere l’epoca a cui risalgono e le modificazioni che possono aver subito durante il tempo, ma un lavoro del genere sarebbe lungo ed uscirebbe dagli scopi immediati di questo scritto. Del resto, nel loro complesso, i rituali massonici hanno conservato il nucleo dottrinario delle origini, anche se non sono mancati qua e là aggiornamenti e ritocchi; essi comunque, nella forma in cui ci sono pervenuti, rappresentano incontestabilmente quel patrimonio di insegnamenti, teorici e pratici, su cui dobbiamo fondare la nostra opera concreta di costruttori.

La prima definizione del G.’.A.’.D.’.U.’.la troviamo nel catechismo del grado di Apprendista dove è detto che con l’espressione si deve intendere “tutto ciò che è stato, che è e che sarà”(7). Questa affermazione è naturalmente al di sopra di qualunque attributo umano, per quanto sublime, che personalizzi la totalità dell’Essere ed è perciò che viene raccomandato di “non attribuire al G.’.A.’.D.’.U.’.i vizi e le passioni degli uomini. Non dare il suo nome ai fantasmi della tua immaginazione”(8).

Lo stesso concetto è ribadito più innanzi quando, nell’iniziazione a Cavaliere Kadosch, dopo che l’iniziato ha abbattuto e calpestato la tenda su cui è dipinta in rosso una croce, il Gr.’.M.’. gli dice(9): “Ora, sappiatelo bene, ciò che avete abbattuto non è la religione, non è la Massoneria, non sono neppure i simboli ingenui od ingegnosi nei quali l’umanità ha incorporato, in luoghi diversi e durante periodi millenari, le più alte aspirazioni della sua immaginazione e del suo cuore.

Ciò che avete abbattuto è la credenza che tali simboli hanno qualche valore al di fuori dell’idea che vi si oppone, è la pretesa che il G.’.A.’.D.’.U.’.sia racchiuso entro le colonne di un Tempio, fosse pure quello della Massoneria “.

La prima delle sette grandi Verità note a un Cavaliere del Sole è, infatti, che “Dio è inaccessibile, innominabile, incomprensibile “(10), poichè “nulla può definire il G.’.A.’.D.’.U.’. 11).

Se il concetto di G.’.A.’.D.’.U.’.è in sè inafferrabile, vi è tuttavia il modo di conoscerlo nelle sue manifestazioni. Da questo punto di vista i simboli della Loggia ci forniscono un primo importante orientamento. Sopra il trono del Venerabile figura infatti un triangolo (la lettera Delta maiuscola) entro il quale è disegnata la lettera G e la lettera ebraica Jod ripetuta tre volte(12). La G è “la lettera iniziale del G.’.A.’.D.’.U.’.13) e (14) e la Jod, nella cabala ebraica, è considerata simboleggiare il principio attivo di tutte le cose, fecondante, l’esplicazione del cui potere creatore è rappresentato dal triangolo, cioè “la Causa, il Mezzo e il Risultato ossia il Movimento, la Fermentazione e la Vita”(15).

Sempre parlando del G.’.A.’.D.’.U.’.ecco quanto dice il Gr.’.M.’. durante l’iniziazione dei Cavalieri Kadosch(16):

“Se tale realtà non è riconoscibile, noi possiamo almeno definire il suo modo d’azione nel tempo e nello spazio; è ciò che noi chiamiamo Logos; è ciò che nel linguaggio simbolico della filosofia contemporanea viene chiamato Energia. Anche qui noi siamo impotenti a scoprire la natura intima di questo primo fattore; tuttavia, ciò che più è importante, noi possiamo stabilire che l’Energia opera secondo delle leggi fisse, accessibili al nostro intelletto.

Noi la simboleggiamo a mezzo di una corona luminosa, come quella che rivela agli astronomi, nelle eclissi totali di sole, la gloria dell’astro invisibile.

L’Energia, condensandosi nell’etere, attraverso una serie di tappe che la scienza comincia a presentire, ha generato l’atomo, nel quale essa si manifesta sotto la doppia forma di forza condensata e di forza viva, la prima che si trasforma in un punto di resistenza nello spazio ed è la materia, la seconda che si rivela per i suoi modi di attività, trasmutabili gli uni e gli altri, e che noi chiamiamo movimento, calore, luce, elettricità, volontà, ed è la Forza nelle sue multiple ed incompletamente conosciute manifestazioni.

Tale atomo noi ce lo figuriamo secondo una delle immagini che più frequentemente hanno servito a rappresentare l’unione dei due principi primordiali, e cioè mediante il Tempio, diviso in due parti di colore differente, l’una rossa, ricordante la Materia o l’Energia condensata, l’altra azzurra, ricordante le Forze propriamente dette o l’Energia attiva.

La circonferenza del cerchio è formata da una corda intrecciata a due colori: vecchio simbolo dell’alleanza Massonica, utilizzato qui per simboleggiare la combinazione intima dei due elementi sorti dal misterioso generatore.

Avvolgendosi su se stessa fino al punto dove la sua continuazione ci sfugge, questa corda costituisce il serpente gnostico, nelle cui spire sono racchiusi i cinque cicli nei quali si sussegue l’evoluzione progressiva dell’Universo accessibile ai nostri sensi.

Dapprima il ciclo della gravitazione, nel quale predominano le forze che dal turbinio cosmico hanno fatto uscire le nebulose, le stelle, i soli, i pianeti ed i loro satelliti, gli asteroidi, le comete ed i miliardi di astri che compiono la loro orbita nell’infinito dei cieli.

Segue il ciclo della cristallizzazione nel quale, con l’aiuto delle forze fisiche e chimiche, innumerevoli. molecole si aggruppano e si orientano su di un piano che fa presentire l’apparire della vita.

Il ciclo della vita, nuova forma di attività che tende a espandersi in tutte le direzioni, facendo di questa stessa espansione la legge suprema degli esseri viventi.

Il ciclo della coscienza, nel quale l’essere, distinguendosi dal mondo ambiente, prende possesso di se stesso ed a mezzo di tale conquista, prelude a quella della natura.

Il cielo del dovere, in cui l’uomo, avendo acquistata la chiara nozione delle sue relazioni con i suoi simili e con l’universo, fa volontariamente della relazione di tali rapporti l’oggetto necessario dei suoi destini. E’ in tale ciclo che si pone la Massoneria.

Così l’Energia, a mezzo della quale si rivela la Realtà che serve di base all’universo, appare, tanto nel mondo morale che in quello fisico, come il Potere eterno che lavora per l’armonia”.

Questo Potere eterno che lavora per l’armonia appare come la spinta evolutiva animatrice dell’universo che agisce “senza interruzione e senza riposo”(17). “E’ nella spirale del suo arrotolarsi che, sotto l’impulso del Grande Architetto si segue, secondo leggi fisse, il corso dell’evoluzione o, in altri termini, l’ascensione dell’Essere”(18), ma il G.’.A.’.D.’.U.’.,  come astratta idealità, rappresenta anche il fine dell’evoluzione, fine che va perseguito pur sapendo, come sanno i Principi del Real Segreto, che, proprio in quanto astrazione, non potrà mai essere raggiunto(19).

Questo concetto altissimo viene designato con simboli vari, tutti inadeguati, che tentano di suggerirne tuttavia l’essenza. Esso è detto “luce misteriosa”(20), “forza infinita”, “fuoco venerato che tutto ciò che vive fecondi, immutabile origine di ogni trasformazione”(21), scintilla che “c’è chi afferma sia nata da se stessa durante la confricazione primordiale, arcano del movimento iniziale che alcuni hanno chiamato Agni od Indra o Varuna, altri Ormuz, Zeus, Odino, Osiris o Jahve”(22) ed anche “Forza”, “Intelligenza”(23), “Essere unico che è la sorgente e la trama dell’Universo”(24), cioè, in altre parole, intelligenza universale che è inerente a tutte le cose visibili e invisibili.

Nel rituale di iniziazione a Principe del Real Segreto(25) alla richiesta: chi è colui che può tutto? si risponde “… io lo chiamo Grande Archiettto dell’Universo perchè è Lui la Legge che regola l’intero Universo nel più perfetto equilibri “. Dunque DIO è una Legge.

Nel rituale del Cav. Eletto Kadosch(26) si legge “Non esiste alcun tempio nè alcun Simbolo al di fuori dell’ideale nello Spirito Umano. Il Tempio non è-di pietra ma di carne operante nello Spirito e Dio non è una immagine nè un idolo da adorare, ma una irradiazione proveniente da quel focolare misterioso generatore dell’atomo e della Energia; è la realtà assoluta della Vita, è la Suprema Verità del Bene, è Amore. Dunque DIO è una irradiazione.

E nello stesso rituale(27) “il sentimento dell’Amore dell’Umanità e quello dell’Amore della Divinità si devono confondere allorchè si riconosce DIO in ciò che vi è di migliore nell’Uomo”. Dunque DIO è nell’uomo e non fuori dell’Uomo a governarlo.

Ma la definizione ultima dell’indescrivibile realtà del G.’.A.’.D.’.U.’.viene data nelle istruzioni in forma di dialogo impartite ai Cavalieri Kadosch(28). In esse, secondo un crescendo sapientemente dosato, viene domandato all’iniziato quale sia la più adeguata manifestazione dell’essenza del G.’.A.’.D.’.U.’. ; vale la pena di riportare qui il passo:

  1. Quando siete stato ricevuto Cavaliere della Luce, sotto quale forma vi è apparso il Potere creatore e conservatore del mondo?
  2. Sotto la forma del sole, sorgente di calore, di luce e di vita.
  3. Tale rivelazione è essa finale?
  4. No, perchè ho imparato che il sole stesso è tributario d’un focolare misterioso.
  5. Tale focolare sarebbe il centro dell’Universo?
  6. L’infinito non può avere un centro.
  7. Come dunque avete scoperto il Potere supremo?
  8. Ho consultato il vero Evangelo. Ho salito la scala delle sette scienze, ho abbattute le colonne del Tempio e ho calpestato il simbolo del Santuario.
  9. Che cosa avete scorto al di là?
  10. Delle tenebre attraversate da uno scintillio di stelle.
  11. E al di là di tali tenebre?
  12. Ho veduto i fenomeni della terra e del cielo ordinarsi nei quadri dell’evoluzione, come un’armata bene ordinata, marciante alla conquista di una città ideale.
  13. E al di là di tali fenomeni?
  14. Ho potuto concepire le entità alle quali il linguaggio umano ha dato i nomi di atomo e di forza, di materia e di spirito.
  15. E al di là di tali entità?
  16. Ho intravisto le vibrazioni dell’Energia incessante ed infinita, agitantesi nell’immensità eterea.
  17. E al di là di tale energia?
  18. Ho compreso esservi la Realtà suprema che non è nè materia nè spirito, ma dalla quale provengono e materia e spirito.
  19. Ditemi il suo nome.
  20. L’Essere supremo è ineffabile.
  21. Descrivetemi la sua natura.
  22. L’Essere supremo non si può definire.
  23. Ditemi almeno come si manifesta.
  24. A mezzo del segno della legge, sia nel mondo morale che nel mondo fisico.”

La concezione, cui siamo così pervenuti, ci richiama subito alla mente quelle analoghe alle quali giunsero, attraverso i secoli, tutte le tradizioni iniziatiche a noi note. Così il G.’.A.’.D.’.U.’.della Massoneria sembra coincidere con l’En-Sof, l’infinità, dei cabalisti, vita misteriosa del cosmo, o con il Dio degli ermetisti rinascimentali, da Pico della Mirandola a Giordano Bruno. In ciò nulla di strano, perchè la Massoneria si considera giustamente l’erede moderna e legittima delle più antiche scuole magico-iniziatiche, in quanto depositaria del segreto rigeneratore dell’uomo (il segreto iniziatico). Ma non è questo il punto che ora vogliamo affrontare. Qui desideriamo solo domandarci se vi siano anche analogie tra il G.’.A.’.D.’.U.’.e il Diodella religione cristiana nell’intento di riuscire a chiarire, se possibile, il vecchio e mai risolto problema delle affinità, o delle divergenze, tra Chiesa e Massoneria sul punto essenziale della dottrina di Dio.

Non si può, infatti, correttamente parlare di “deismo” massonico senza sapere a quale Dio ci si riferisce. Ora, ciò che la teologia cristiana cattolica intende per Dio può essere schematicamente riassunto in queste parole: un ente trascendente, personale, creatore dell’universo dal quale è separato.

Con tutta franchezza, bisogna riconoscere che nessuna di queste definizioni conviene al concetto di G.’.A.’.D.’.U.’.quale risulta dall’esame dei nostri rituali. Se esaminiamo, per ordine, ciascun punto, vediamo innanzi tutto che il concetto di “trascendenza” è estraneo alla dottrina massonica e che quindi non può in alcun modo applicarsi al G.’.A.’.D.’.U.’.. Dai nostri rituali risulta chiara una concezione unitaria dell’Essere, cioè di t G.’.A.’.D.’.U.’.utto quanto esiste, senza scissioni nè soluzione di continuità. L’universo è uno e il G.’.A.’.D.’.U.’.è inerente ad esso, come legge che lo regola, come spinta evolutiva per cui esso si muove e si trasforma, come trama sottesa ad ogni cosa esistente.

Di conseguenza, il G.’.A.’.D.’.U.’.non può avere nemmeno una connotazione personale, cioè limitata e in sè conchiusa, che lo distingua dall’Universo. Se così fosse, l’unità dell’Essere sarebbe scissa.

Resta il termine di “creatore” che può applicarsi tanto al G.’.A.’.D.’.U.’.quanto al Dio religioso; ma qui, a ben guardare, la coincidenza è puramente formale, non soltanto perchè il creatore, per la Chiesa, è distinto dal creato, ma anche perchè egli viene immaginato come creatore ex nihilo, concetto completamente estraneo alla dottrina massonica. La formazione dell’universo è considerata dai nostri rituali come un lento processo evolutivo e ascendente, a tappe successive, in una serie infinita di scambi energetici e il G.’.A.’.D.’.U.’.è la legge che governa intelligentemente e continuamente questo processo, non un essere simile all’uomo che tutto ha fatto traendolo dal nulla. Come si vede, le due concezioni sono estremamente lontane l’una dall’altra ed anzi incompatibili: il “deismo” massonico si riferisce dunque a un Dio che non è nè quello dellaChiesa, nè quello delle altre religioni(29).

Alcuni ritengono che vi sia stata una sostanziale identità del G.’.A.’.D.’.U.’.con il Dio delle grandi religioni ma che la Chiesa, avendone perduta la chiave ha perduto pure la possibilità di una esatta interpretazione di Dio deformandone il significato ed alterandone l’essenza.

Potremmo chiederci a questo punto, per concludere, se l’antitesi che abbiamo riscontrata fra le due concezioni sia non soltanto teorica, come risulta dal confronto, ma anche storica; le due diverse definizioni, in altre parole, hanno anche origini diverse e rappresentano due filoni distinti del pensiero umano? La risposta della nostra dottrina, su tale questione, è assolutamente negativa. Infatti all’iniziando Maestro Segreto viene insegnato(30) che “la Massoneria ha conosciuto epoche in cui l’idea di un Dio unico, chiaroveggente e giusto era la più alta concezione di cui l’uomo fosse capace”, il Dio delle religioni, cioè, ha rappresentato una tappa nella storia millenaria dell’umanità, superiore a “tutte le altre concezioni dello spirito umano”(31). L’idea di un Dio personale, gratificante o punitore, è stata necessaria agli uomini del passato che senza di essa non avrebbero saputo imporsi regole morali atte allo sviluppo del proprio spirito e della società in cui vivevano; ma il grande fatto che domina la storia umana “è il progresso costante dell’intelligenza, la concezione successiva delle verità di ogni ordine”(32), per cui l’uomo moderno, evoluto, non può più accontentarsi di un’idea sorpassata e non più necessaria al suo ulteriore sviluppo, ma anzi ostacolante la sua evoluzione appunto perchè superata. Il carattere universale di ogni religione “è di rispondere allo stato intellettuale dell’epoca. Ogni religione rimpiazza un culto più grossolano ed essa è rimpiazzata a sua volta”(33); ecco perchè la Massoneria, nella sua perpetua ansia di progresso, si distingue dalle religioni che considera relitti del passato, venerandi sì, ma pur sempre di ostacolo, oggi, al libero sviluppo dello spirito umano. Viene dato atto che la religione, “almeno nelle sue forme più elevate, ci insegna che l’Assoluto si manifesta con una tendenza a mettere, nei rapporti fra gli uomini, più ordine e rettitudine, ciò che è la traduzione morale dell’idea fisica dell’equilibrio”, ma viene d’altra parte riconosciuto obiettivamente che da tempo, ” disgraziatamente, le religioni organizzate, soprattutto quelle che si valgono del sentimento religioso per farne uno strumento di dominazione politica e di oppressione intellettuale, hanno poco consentito a porsi su questo terreno d’intesa per lavorare insieme alla morale, alla filosofia e alla scienza per il miglioramento degli individui e della società “(34).

Per l’umanità odierna il Dio delle religioni è veramente morto, e il pensiero massonico non può non ri conoscere, perciò, germi positivi di progresso nella odierna teologia radicale che parla della morte di Dio e in altre forme analoghe di pensiero(35); ciò che non può morire e che nessuna scienza o filosofia coglierà mai in fallo è invece l’idea del Grande Architetto dell’Universo come Legge universale, intelligente (provvidenziale), regolatrice dell’equilibrio cosmico, di cui l’umanità potrà farsi un’idea sempre più precisa e adeguata a mano a mano che evolve e progredisce.

Roma, 1° Settembre 1971

GIOVANNI PICA 33\

Sovrano Gran Commendatore

(I Quaderni del Rito n. 3 – Rito Scozzese Antico ed Accettato)

Note

  1.   U. GOREL PORCIATTI. “Le carte fondamentali della Universale Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato”, Roma 1960, p. 16.
  2.   Ibid, p. 46.
  3.   FARINA. “Il libro dei rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato”, Roma 1946, p. 33.
  4.   GOREL PORCIATTI, Cit., P. 102.
  5.   Ibid., pp. 103-104.
  6.   “Rivista Massonica”, LXI (1970), pp. 1-17.
  7.   FARINA, cit., p. 77.
  8.   Iniziazione a Maestro Segreto. FARINA, cit., p. 235.
  9.   Ibid., p. 399.
  10.   Ibid., p. 363.
  11.   Iniziazione a Sublime Principe del Real Segreto. Ibid., p. 448.
  12.   FARINA, cit., p. 92.
  13.  
  14.   G è anche iniziale di “Generatore”. Ibid., p. 173.
  15.    E’ il significato che viene attribuito alle tre luci che illuminano il Tempio del 33° grado. Ibid., p. 458.
  16.   Ibid., pp. 400-401.
  17.   Rituale per l’inaugurazione di un Tempio. FARINA, Cit., p. 114. Lo stesso concetto è ripetuto a p. 118 nel rituale di adozione.
  18.   Iniziazione a Cavaliere Kadosch. Ibid., p. 388.
  19.   FARINA, cit., p. 443.
  20.   Inaugurazione di un Tempio. Ibid., p. 114.
  21.   Rituale per i funerali. Ibid., 15. 139.
  22.   Iniziazione a Principe Rosa Croce. Ibid., p. 327.
  23.   Rituale di adozione. Ibid., pp. 118-119.
  24.   Rosa Croce. Ibid., p. 327.
  25.   Rituale Principe del Real Segreto, p. 21.
  26.   Rituale Cav. Kadosch, p. 8.
  27.   Rituale Cav. Kadosch, p. 10.
  28.   FARINA, cit., p. 411.
  29.   A conclusioni simili sembra giunto anche il gesuita G. Caprile nel suo articolo ” Il G.’.A.’.D.’.U.’.e i suoi adoratori”, in ” Civiltà Cattolica ” quad. 2569 (1957).
  30.   FARINA, cit., p. 236.
  31.   Ibid., p. 240.
  32.   FARINA, cit., p. 241.
  33.   Ibid., p. 242.
  34.   Sublime Principe del Real Segreto. Ibid., p. 444.
  35.   ALTIZER-W. HAMILTON, La teologia radicale e la morte di Dio, Milano 1969.

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DIALOGHI MASSONICI di LESSING

Dialoghi Massonici

Gotthold Ephraim LESSING

Commento

di Renato Lavarini

Introduzione.

Lessing rappresenta la più geniale figura dell’Illuminismo, a detta dei maggiori storici della filosofia.

Due sono i grandi temi che rappresentano la ricerca filosofica del Lessing massone.

Anzitutto, la concezione deista della divinità.

Infatti, dopo passaggi attraverso la religione rivelata e attraverso il puro razionalismo illuminista, Lessing arrivò alla sua estrema convinzione dell’Uno-tutto (in greco: En kai Pan), dell’immanenza di Dio nel mondo come lo spirito della sua armonia, della sua unità.

Questa convinzione si estese al secondo grande tema: quello della storia e del ruolo dell’uomo nella storia.

L’obiettivo dell’uomo è certamente raggiungere la verità ma, per Lessing, il valore dell’uomo non sta tanto nella verità raggiunta, quanto nel costante sforzo per raggiungerla, sforzo che mette in moto tutte le sue forze e che rivela tutta la perfezione di cui è capace.

È interessante ricordare una frase di Lessing: “Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità con la condizione di errare eternamente smarrito e mi dicesse: Scegli -, io mi precipiterei con umiltà nella sua sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per te”.

L’idea che Lessing ha della storia è quella di un ordine progressivo. Lo strumento per questo progresso è l’educazione; un’educazione che avviene per successive rivelazioni.

Nell’educazione, infatti, l’uomo impara da latri uomini ciò che la sua ragione non è ancora in grado di comprendere. Ciò che impara, tuttavia, non è contrario alla ragione, ma solo non può essere ancora afferrato e inteso pienamente dalla sua ragione ancora debole e puerile.

Il percorso massonico di Lessing inizia in età ormai matura: viene infatti iniziato nel 1771, all’età di 42 anni e dieci anni prima di morire.

Un anno prima di morire, nel 1780, pubblica i Dialoghi Massonici.

Tali dialoghi tra due personaggi, uno massone e l’altro no, contengono tutti gli elementi della filosofia di Lessing vicini al pensiero massonico. Primo fra tutti il concetto, sopra accennato, di sforzo continuo verso la verità.

PRIMO DIALOGO

Ernst, il profano, sapendo che Falk è massone, cerca di sapere quali sono i principi fondamentali della massoneria. Falk, nel dubbio che deve comunque sempre contraddistinguere l’uomo razionale, poiché se non ci fosse dubbio non ci sarebbe ricerca, cerca di dare le prime risposte.

La massoneria è una necessità umana e sociale, un sistema di vita difficilmente spiegabile semplicemente a parole ma assolutamente testimoniabile con le azioni.

Questo non è un fatto esclusivo della massoneria, ma la massoneria fornisce all’uomo un motivo in più: la consapevolezza del percorso infinito verso la perfezione e a favore dell’umanità.

SECONDO DIALOGO

I massoni operano nella storia stando all’interno della società. Una società composta di uomini che difficilmente sapranno mai governarsi da soli.

Qui si inserisce il concetto di Stato proprio dell’illuminismo e di una visione non totalitaria dello Stato stesso: gli Stati sono i luoghi dove gli uomini possono operare per arrivare ad ottenere quella parte di felicità a cui tendono; lo Stato che sopprime la felicità dell’uomo a favore della propria prosperità ha perso la sua ragion d’essere e si trasforma in tirannide.

Ma anche se tutti gli Stati, che non sono naturali bensì umani, tendessero ugualmente alla felicità e per far ciò si dessero tutti la stessa costituzione, non ci sarebbe uno Stato unico, ma sempre una serie di Stati che caratterizzeranno diversamente gli uomini che ci vivono e che, quindi, per condizione e origine, continueranno ad essere diversi gli uni dagli altri (gli inglesi dai tedeschi, dai francesi, ecc.).

Ed ecco la grande differenza tra l’uomo comune e l’uomo saggio che, per Lessing-Falk, è il Massone: l’uomo comune estremizza le differenze mentre l’uomo saggio è capace di innalzarsi al di sopra dei pregiudizi di gruppo per bloccare ciò che rischia umanamente di trasformarsi da virtù (patriottismo) in vizio (sciovinismo).

Siamo (quando scrive Lessing) in epoca di grandi divisioni e di guerre crudeli che sfoceranno nella rivoluzione borghese del 1789. Il Massone ha un compito epocale.

TERZO DIALOGO

Prosegue l’istruzione di Falk ad Ernst, mettendo in chiaro che non tanto i Massoni si danno il compito di operare per armonizzare le divisioni, quanto i Massoni non potranno occuparsi di questi mali in quanto Massoni.

Quindi, secondo Lessing-Falk, l’essere Massone porta naturalmente a non concepire mali e divisioni e, quindi, attraverso l’esempio, a diffondere tale armonia tra gli uomini.

Il lavoro che il Massone fa per il bene e il progresso dell’Umanità è infinito e, probabilmente, mai si potrà dire che il Massone ha raggiunto la sua meta.

QUARTO DIALOGO

Anche Ernst è diventato Massone.

Ma Falk capisce che lo ha fatto solo per poter fare ciò che per i Massoni è naturale.

Falk allora porta nel discorso l’argomento più difficile per chi è Massone e per chi vuole esserlo.

Ciò che il Massone fa, non lo fa perché Massone. L’uomo è galantuomo prima ancora di essere Massone. Non diventa Massone per essere galantuomo.

Il Massone supera le divisioni profane lavorando massonicamente senza divisioni di religione (a parte l’ateismo), di classe, di istruzione, ecc.

L’uso dei beni materiali, inoltre, deve essere finalizzato agli obiettivi massonici e non a quelli profani.

QUINTO DIALOGO

Le origini della Libera Muratoria.

Essa, secondo Lessing-Falk, è sempre stata.

Laddove c’è società civile, c’è Libera Muratoria.

Laddove c’è uno Stato forte – non in senso di forza dittatoriale ma di coesione dei cittadini con la struttura statale, di libertà, di armonia – la Massoneria prospera. Dove c’è uno Stato debole, che deve opprimere per resistere, la Massoneria è combattuta.

Il seguito del dialogo segue alcune discussioni sull’origine del termine Massone e sull’uso distorto che di esso è stato fatto nella storia.

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DAVID MARIA TURALDO

David Maria Turoldo. Un mistico-poeta

Stralci di «Letture»

Da poche settimane padre David, frate dei Servi di Maria, e perso­naggio di spicco nel mondo artistico e culturale non soltanto italiano, ha lasciato la sua vita terrena.

Ebbi occasione di passare qualche ora con padre David quando, rien­trato in Italia dopo i «forzati vagabondaggi» all’estero, si stabili a Sotto il Monte, paese natale di Papa Giovanni XXXIII, nell’Abba­zia di Sant’Egidio. Breve incontro che ha lasciato però in me un ri­cordo imperituro.

Nato nel 1916, nel Friuli, figlio di poveri contadini, all’età di 14 an­ni entra nell’Ordine dei Serviti e riceve l’ordinazione nel 1940. E incorporato così in un ordine religioso detto dei mendicanti e questuanti che ben si addiceva al suo spirito evangelico-caritativo, già forte dell’esperienza di povertà vissuta in famiglia fin dall’infanzia.

E proprio per amore dei poveri il suo impegno si rivolge con la parola e con l’azione religiosa e sociale ai diseredati.

Anche la poesia egli l’ha concepita come voce e suono dati al «silen­zio di Dio» e ai poveri «che non hanno voce».

Seguono gli anni milanesi: l’università, la predicazione e durante la guerra la Resistenza. A Milano anche l’esordio editoriale-poetico.

Dal 1947 al 1952 a Nomadelfia, «Città della fratellanza», basata sul principio che si può essere « madri per vocazione e celibi per elezione», e che si possono costituire famiglie per orfani o abbandonati soltanto in forza della carità intesa evangelicamente come totale dedizione.

Utopia fu detta da molti questa causa che costò a padre David tra­versie ed amarezza, conclusasi con l’invito a «girare» fuori dell’Italia.

«… Dal mio esilio dopo Nomadelfia. Ero colpevole di aver creduto che la fraternità fosse legge. Perciò mi avevano detto di “girare”, purché non ritornassi in Italia. Ero senza casa e senza Chiesa. E dovevo girare. Pri­ma a Monaco di Baviera dove andavo tutti i giorni alla stazione a vedere partire i treni; poi a Parigi, poi a Ginevra.., ed era Natale».

Turoldo riprende la predicazione in particolare tra gli emigrati in Ca­nada e negli Stati Uniti. Rientra in Italia nel 1954 e dal 1963 fino alla morte resta all’Abbazia di Sant’Eligio.

Da Sotto il Monte, paese natale dell’amatissimo Papa Giovanni XXXIII scriveva:

« Sì, gli ho creduto fino al punto di ritirarmi nel suo paese, di mettermi a vivere qui, a camminare per queste mulattiere, in mezzo ai suoi vigne­ti; a guardare   dal monte gli spazi e il cielo che lui si era portato con sé –per le strade dell’oriente e dell’occidente, fin dalla sua infanzia, qui in mezzo alla sua gente. Vivevo e dormivo in una torre di mille anni.

E da quelle finestrelle guardavo giù tutta la pianura. E dovevo entrare da una porticina piccolissima, cosicché dovevo curvarmi e ogni volta che uscivo avevo la sensazione di inchinarmi di fronte alla creazione. E go­devo di tutte le più piccole cose, della mia vocazione, della mia volontà di donarmi; godevo specialmente di stare con gli umili e con i fanciulli.

E ho creduto veramente nella possibilità di un mondo nuovo o comun­que diverso. Speravo che storia dovesse cambiare».

Turoldo non ha mai cessato di scrivere poesia, compagna e conforta­trice anche nelle ore più dolorose. Molte anche le opere di prosa e di teatro. Però è soprattutto la poesia la sua predilezione, il vertice dei suoi interessi e dei valori «… Almeno, tra tante devastazioni e in mezzo alle molte cose ormai irrimediabilmente perdute, ci sia d’a­vanzo l’amicizia e il dono della poesia».

In tutta la poesia turoldiana domina l’Io del poeta, come bene ha os­servato Andrea Zanzotto: «E sempre un io fortemente storico e psi­cologico (…) un io che lavora all’interno dei dati concreti (…) verso i territori di quello che viene chiamato l’impegno sociale (…). Egli va incontro alla storia, ma il contatto viene garantito fuori della sto­ria stessa, attraverso la religiosità. Si tratta comunque di una religio­sità continuamente verificata nel quotidiano; in essa esiste il ricordo o la nostalgia di una totale esperienza mistica».

Dalle poesie:

Comprendere e cantare la povertà

« Signore non ti chiedo di avere

quello che gli altri hanno,

essi non sanno

il caldo

 lume di questa povertà.

Nulla è il loro possesso

di fronte alla nostra

 pena di essere spogli».

Inno alla vita immortale

«Ora tutto il mio essere è in fiore;

il sangue a fiotti germoglia

al bacio di questo

primo sole di maggio:

ora anche le pietre

sono in amore, o Primavera.

Iddio come un uccello

tiene il suo nido fra queste

selve! (…)

Ed egli canta tra i nostri rami.

E noi pure cantiamo».

Pessimismo esistenziale

«Un male è di questa vita

di cui non ci è dato guarire.

E Dio non ci dà tregua:

la nostra è una tragedia

di sole».

Colloquio notturno

«E quando la notte fonda

ha inghiottito uomini e case

una cella mi accoglie

esule dal mondo.

….

Allora Egli mi attende solo,

a volte seduto sulla sponda del letto,

a volte abbandonato sul parapetto

della grande finestra. E iniziamo

ogni notte un lungo colloquio.

Io divorato dagli uomini, da me stesso,

a sgranare ogni notte il rosario

della mia disperata leggenda.

Ed Egli a narrarmi ogni notte

la sua infinita pazienza».

O Theos…

«Mai di te sapremo:

o Suono

o Silenzio

o Parola

che tu sia,

oppure Occhio che riflette

tutta la terra come una perla;

e mai nulla di definito sapremo

neppure di noi… »

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FAI ANCHE TU LA TUA PARTE. RESTA A CASA

Papa Francesco

La pittura è una poesia muta e la poesia è una pittura cieca

Leonardo da Vinci

FAI ANCHE TU LA TUA PARTE. RESTA A CASA

HO VISTO UN UOMO

Ho visto un Uomo
vestito di bianco
e stanco
sotto la pioggia battente
e il vento freddo
salire lento
verso l’altare
carico di sofferenza
ma anche di speranza.

Ho visto un Uomo
anziano
zoppicante
fare le tante scale
con sulle sue spalle
tutto il dolore del mondo.

Ho visto un Uomo
concentrato nel suo silenzio
fremente
nella sua preghiera
chiedere il perdono
di tutti i peccati
degli uomini
e la loro Salvezza

Ho visto un Uomo,
uomo fra gli uomini,
innalzarsi
su tutti
e pregare
per tutti.

Ho visto un Uomo dire
“nessuno si salva da solo”

perché non siamo soli
se crediamo
in Dio
e nella sua Salvezza.

Ho visto un uomo che,

con tutti gli altri uomini del mondo,
si salverà
perché ha creduto
e crederà
per sempre.

LA  FAVOLA  DEL COLIBRÍ

Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì. Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento. Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme. La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?”. L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio!”. Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?” e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l’uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua. A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco. Anche un giovane pellicano, lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d’acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme. Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d’animale si prodigarono insieme per spegnere l’incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell’antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell’aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per  fermare la corsa del fuoco. A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l’arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l’incendio poteva dirsi ormai domato. Sporchi e stanchi, ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare insieme la vittoria sul fuoco. Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: “Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che «insieme si può» spegnere un grande incendio. D’ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte e la fame solo un brutto ricordo.

ANDRA’ TUTTO BENE

Andrà tutto bene,questo periodo finirà e torneremo a fare tutto ciò che abbiamo sempre fatto.

Potremo passeggiare,incontrare i nostri amici e perché no conoscere persone nuove con cui scambiare

innumerevoli strette di mano.

Potremo tornare a scuola e lamentarci con i nostri compagni del fatto che vorremmo essere ovunque tranne che a studiare tra i nostri banchi.

Potremo riabbracciare i nostri nonni senza la costante preoccupazione di che cosa potrebbe comportare questo piccolo gesto .

Potremo viaggiare per l’Italia senza monitorare costantemente quanti contagiati ci siano in ogni singolo

comune che visitiamo.

Potremmo visitare quella città nel mondo che ci ha sempre affascinato senza essere “L’ITALIANO COL CORONA VIRUS’.

Potremo rivivere l’amore più fortemente di prima senza un metro di distanza.

Quando tutto questo finirà allora ci accorgeremo come ogni singolo gesto valga,come ogni attimo sia prezioso e come basti davvero poco per farci capire che tutto questo equilibrio che noi credevamo scontato sia unico.

La nipote tredicenne di un massone

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INFERNO E PARADISO

A proposito di inferno e paradiso vorrei ricordarvi, così tanto per sorridere, un geniale aforisma che ho trovato sul libro Insciallah della Fallaci:

«Il paradiso è un luogo dove i poliziotti sono inglesi, i cuochi sono francesi, i fabbricanti di birra sono tedeschi, gli amanti sono italiani (sic!), e tutto è organizzato dagli svizzeri.

L’inferno è un luogo dove i poliziotti sono tedeschi, gli amanti sono inglesi, i fabbricanti di birra sono francesi,  i cuochi sono svizzeri, e tutto è organizzato dagli italiani».

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