8 DICEMBRE – MASSIMO

Oggi 8 dicembre, sono passati  precisamente due mesi da quando Massimo ci ha salutato.

Massimo ha dimostrato amore e attaccamento alla massoneria anche negli ultimi momenti, tanto da essere presente ai vostri incontri nonostante il dolore e la stanchezza, fino ad  aspettare i suoi fratelli di ritorno dal viaggio a Sofia,  rispondere come solitamente faceva ad ogni sua visita alfratello giocoliere con timbro di voce alta ma tranquilla  alle sue parole di rassicurazione con un VA BENE…come dire mi fido di te.

Non vorrei però che tutti noi ci ricordassimo di lui solo degli ultimi momenti  anche se ugualmente pieni di forza e amore, tanto da spalancare i suoi occhi e rispondere ad ogni parola di affetto e gesto di amore dato dalle persone a lui care.

Per questo ho deciso di leggervi un suo lavoro dal titolo “Amarcord” . Termine dialettale romagnolo che significa “Io mi ricordo”. Ricordo profondo, nostalgico, delicato e intimo del tempo vissuto ma al tempo stesso ironico e scherzoso.

Questo è il ricordo che vorrei rimanesse nei vostri cuori di Massimo.

Amarcord

Bendato e in silenzio, in macchina con uno che non conoscevo, mi hanno fatto fare mille giri, tanto da non sapere più se eravamo sempre a Follonica o in aperta campagna.

Arrivati non sapevo dove, mi hanno fatto entrare dentro un immobile camminando a tentoni e chiuso in una particolare stanzetta che solo successivamente ho osservato con la dovizia dei particolari dovuta.

“Cosa devi all’Umanità, cosa devi a te stesso?..”. Certo, mi sono detto, bisogna che dia il meglio di me nelle risposte scritte da dare in questo Testamento. Chi mi ha presentato nell’Istituzione attende da me risposte non banali. Tra l’altro se non sbaglio mi stanno aspettando di là alcuni che sono anche genitori di miei alunni e non posso quindi fare una figuretta con tre o quattro parole tirate alla rinfusa. Lo spazio non è molto, ma abbastanza per scrivere bene qualcosa di un certo spessore…. Certo il primo ambiente in cui mi hanno accolto e chiuso non è dei più allegri. Angusto e buio, dipinto di nero e con questa bara appoggiata alla parete….. Speriamo almeno che sia nuova! Pensavo.  La scritta Vitriol in una parete ha un significato incomprensibile, da un’altra parte la scritta” Se la curiosità ti ha condotto qui, esci!” sembra quasi un invito ad essere mandato a quel paese, già prima di entrare in Massoneria…Eppure, mi ripetevo, la curiosità proprio no, non mi aveva spinto a fare quel passo o almeno non da sola. Certo però a pensarci bene, il Rotary e l’Associazione culturale Albatros che avevo fondato, ma non mi potevano bastare? Già quelle non erano un tentativo di misurarsi con gli altri e con se stessi? Con il proprio animo e la propria coscienza? Evidentemente no. E allora perché la Massoneria ? Avrò voluto forse non venir meno alla parola data ad una persona che stimavo e che mi aveva fatto quella proposta che mi aveva inorgoglito e meravigliato insieme? Oppure c’era qualcosa di più profondo? Andrò con questa scelta a complicarmi la vita? Bah, vediamo! Mi sono detto, forse anche un po’ preoccupato dai mille pensieri che mi assalivano dentro.

Certo questa bara mi fa un certo effetto. Siamo nel 1981, mica nell’ottocento o magari in qualche associazione satanica! Forse con quell’oggetto funebre si vorrà dare l’idea della morte, per rinascere poi a nuova vita, dicevo tra me e me, sforzandomi di ricordare gli studi fatti e tradotti dal greco e dal latino. Mi sembra che di rinascita ne aveva parlato anche Gesù Cristo nel Vangelo… E l’età dell’oro dei greci e dei latini? Anche lo Yoga prevede, mi sembra, una rinascita con un’antica pratica che scioglie ansie, depressione, attacchi di panico… Questi e mille altri pensieri mi occupavano la mente e contemporaneamente mi aiutavano a passare il tempo e tutti orientati solo verso una considerazione: Chissà cosa mi aspetta e cosa succederà tra un po’. La curiosità non c’entrava più niente ed era stata sostituita da un po’ di preoccupazione. Lo sentivo da come batteva il mio cuore.

Riflettevo: certo nelle stanze di là c’è un silenzio altrettanto assordante: ma sarà venuto qualcuno? Ma quanto ci devo stare ancora qui chiuso? E dopo di là chi ci troverò? In primavera mi sono rifiutato di entrare in una Loggia coperta a Firenze, sicuramente qui  troverò allora molti follonichesi che conosco!! Mi apprezzeranno per quello che sono? Cosa pretenderanno da me? Sarò all’altezza?

Dopo un quarto d’ora, anzi dopo 45 minuti dal mio iniziale ingresso, fui portato finalmente sempre bendato in un grande vano attiguo in cui sembravano esserci tante persone, tradite dai numerosi colpetti di tosse e movimenti e rumori strani con scricchiolii del legno e tintinnio di metalli. Era cominciato il rito dell’Iniziazione, di cui nessuno fortunatamente e volutamente mi aveva fino ad allora mai parlato nei particolari. Peraltro il rituale era letto da persona che dalla voce nonostante mille sforzi non riuscivo a riconoscere e ciò aumentava il mio disappunto. Meglio allora concentrarsi su quanto veniva letto, pensai tra me e me, anche per essere maggiormente pronto per eventuali improvvise risposte da dare, sebbene  accanto avessi una persona che mi suggeriva con un bisbiglio tutto  ciò che dovevo dire.

Come minimo mi avranno domandato tre o quattro volte se avevo pensato bene al passo che stavo facendo e se ero intenzionato ancora a proseguire nelle mie scelte. Ciò determinava in me molte perplessità e mi creava anche un certo turbamento. Meno male che nei giorni addietro avevo pensato lungamente al passo che stavo per compiere e i dubbi iniziali erano stati sostituiti da tante certezze. Ciò mi fu di grande aiuto in quel momento del rito di Iniziazione, carico di emozione. Continuai così a rispondere sicuro di me alle domande che mi venivano poste, seguendo con precisione i suggerimenti  anche troppo bisbigliati dal mio fratello terribile, tanto che gli feci ripetere anche qualche parola, visto che aveva un difetto di dizione che lo portava a mangiarsi soprattutto le parole finali, prima del punto. Il rito così continuò spedito, nonostante “la punta della spada sul cuore” e nonostante” le viscere lacere” che mi sembravano più attinenti ad un  medioevo barbarico.

Il mio umore da turbato si trasformò ben presto in gioioso quando riconobbi  finalmente una voce amica che mi domandava alcune cose a cui risposi ancora più volentieri, senza voler dare l’impressione a nessuno di aver già dato un volto a chi pronunciava quelle parole. E la mia gioia crebbe ancora quando quella voce lontana che non conoscevo e che più di altri aveva parlato, era il M.V., cominciò a parlare di virtù, di morale e di etica, del bene comune, specificando  che prioritariamente occorreva obbedire alle leggi civili e penali della Repubblica italiana, e che quindi nessun fratello poteva permettersi di calpestare o di far calpestare le leggi dello Stato. Queste parole mi rasserenarono molto: la mia posizione di Sindaco era salvaguardata e le giornalate dei giorni precedenti sulla Loggia P2 avevano avuto una chiara risposta perfino dal rituale. E allora  non mi importava più di tanto il rischio della pubblicazione degli elenchi degli affiliati alla Massoneria da parte della Commissione Anselmi o della caccia alle streghe che Tirreno ed Unità stavano portando avanti da qualche mese.

Quando  finalmente fu scandita la frase “E la luce sia!” la benda fu tolta, le luci si accesero in modo cosi intenso da darmi qualche fastidio agli occhi. Mi apparve così un salone strano dal soffitto stellato ed un pavimento bianco e nero, colonne dappertutto, segni zodiacali, il simbolo del sole e della luna, scritte con grandi caratteri inneggianti alla Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Musica per le mie laiche  orecchie di socialista. La mia gioia divenne poi  incontenibile nel riconoscere tante persone amiche, molte  da tempo miei elettori che nei giorni precedenti non si erano mai traditi nonostante mi avessero ripetutamente frequentato in mille occasioni. Seguirono poi tanti baci di congratulazioni fraterne da parte di tutti e sono sicuro che molti li avrò salutati anche due volte, tanto ero contento di ciò che mi era capitato. Ero come rinato e ora anche il pensiero della bara appoggiata nel Gabinetto di Riflessione mi faceva solo sorridere. Niente di più.

Da allora a tutti i miei fratelli, quelli di vecchia data e quelli più recenti come voi, fratelli Alessandro e Federico, voglio dare con entusiasmo tutto me stesso, tutto il mio cuore….defibrillatore compreso.

 Con queste parole anche divertite, ma vi assicuro scaturite dal profondo del mio animo molto commosso, vi porgo anche io il benvenuto, carissimi Fratelli Alessandro e Federico . Benvenuti  nella nostra irripetibile e rispettabile Loggia Giuseppe Garibaldi, n. 1436 all’Or: . di Follonica. Che la cravatta rossa di cui andiamo fieri e che vi contraddistinguerà da tutti i fratelli del GOI, sia anche il simbolo del vostro saggio, ma tenace e sanguigno impegno e della vostra rinascita massonica.  E questo perché vi accorgerete presto che il vivacchiare in modo amorfo e grigio, fuori e dentro le mura del Tempio, non è nel DNA dei fratelli garibaldini, abituati ad agire già nel Risorgimento  con “Le spade nel pugno, gli allori alle chiome”. Benvenuti  tra noi,  fr:. carissimi.               .

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LA SCOLPITURA DI UNA TAVOLA MASSONICA

LA SCOLPITURA DI UNA TAVOLA MASSONICA

Il Lavoro del Fratello Libero Muratore, che è Giusto e Perfetto nella esecuzione attenta e consapevole del Rituale massonico, può avere un ulteriore sviluppo nella speculazione esoterica dei più disparati argomenti, temi che devono essere scolpiti e portati a conoscenza di tutti i Fratelli della Loggia, i quali, su di essi, possono esprimersi e confrontarsi senza mai addivenire al contradditorio ne al dibattito.

Lo scopo di una Tavola non è di convincere altri della sua bontà ma soltanto di esternare il pensiero del Fratello che la ha scolpita.

Pertanto, a mio modesto avviso, le Tavole presentate in Loggia dovrebbero avere alcune caratteristiche e, più precisamente:

1) La brevità.

2) La chiarezza.

3) Il riferimento ad argomento esoterico.

4) La mancanza di giudizio.

5) L’umiltà e l’amore.

1) Le Tavole dovrebbero essere brevi per consentire a tutti i Fratelli di poter intervenire su di esse e per far si che l’uditorio non perda la dovuta attenzione con un ascolto troppo lungo e faticoso. Ottima cosa è fornire ai Fratelli il testo della Tavola con un congruo anticipo al fine di consentire loro di meditare su di essa.

2) Stante la variegata composizione della Loggia, le Tavole dovrebbero essere scolpite in un linguaggio chiaro e accessibile a tutti i Fratelli, tenendo conto che con essa si vuole donare ai Fratelli la possibilità di speculare sull’argomento di cui si tratta e che non tutti hanno necessariamente alle spalle una cultura di base che gli consente di comprendere a pieno una terminologia particolarmente sofisticata e, ove questo non fosse possibile, corredare la Tavola di un opportuno glossario.

3) Gli argomenti che i Fratelli Liberi Muratori trattano sono e devono essere essenzialmente argomenti esoterici, pertanto, anche su un argomento profano, il taglio della Tavola dovrebbe essere sempre improntato all’esoterismo. I Fratelli sanno benissimo che tutto ha una veste esoterica e che da tutto si può trarre una speculazione in tal senso.

4) Una Tavola massonica dovrebbe esimersi dall’affermare la bontà o meno di ogni argomento trattato e delle conclusioni che se ne sono tratte. Le conclusioni, sempre ingiudicanti, le trae la Loggia per bocca dell’Oratore.

5) Quando un Fratello si accinge a scolpire una Tavola deve sempre domandarsi in piena coscienza che cosa lo sta spingendo a svolgere tale lavoro. Se non è per umiltà e amore è meglio che desista da tale opera. Non dobbiamo mai dimenticare la parola Uguaglianza che, con Libertà e Fratellanza, ci accompagna nei nostri Lavori in Tempio, noi si è Uguali fra Uguali, Fratelli fra Fratelli, Liberi fra Liberi non cerchiamo il plauso o il consenso ma ci doniamo in Libertà, in Uguaglianza e in Fratellanza.

Ho scolpito queste poche righe cercando di esternare il mio pensiero e, nel dubbio di avere raggiunto i miei scopi, ho in compenso la certezza che i miei Fratelli sapranno renderli più Giusti e Perfetti.

Claudio Felice Morello

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LA LEGGENDA DEL PELLICANO

Al bianco uccello che vive in Europa orientale, in Asia sud-occidentale e in Africa, si attribuisce un importante significato allegorico.

Dagli antichi greci il pellicano veniva chiamato Onocrotalo, perché il suo strano grido, krotos, era simile a quello di un asino.
Si deve invece, per l’analogia di forme, l’assonanza al nome con cui gli stessi greci principalmente lo chiamavano: pelekos, da pelekus, l’ascia. A causa dell’apertura del suo becco smisurato, uncinato alla punta che, slargandosi a ventaglio, risulta essere simile ad una antica scure; questa, un segno simbolico del sacrificio di sangue, potrebbe far risalire l’origine delle leggende sul pellicano a tempi antichissimi.

Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto all’errata credenza che i genitori si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a divenire “emblema di carità” (O. Wirth).
Il pellicano è divenuto pertanto il simbolo dell’abnegazione con cui si amano i figli. Per questa ragione l’iconografia cristiana ne ha fatto l’allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini.

Antiche leggende raccontano che i suoi piccoli vengono al mondo talmente deboli da sembrare morti, o che la madre, tornando al nido, li trovi uccisi dal serpente. Il Fisiologo nel suo inventario (Physiologus, II-IV sec.?) dice che il pellicano ama moltissimo i suoi figli: «quando ha generato i piccoli, questi, non appena sono un po’ cresciuti, colpiscono il volto dei genitori; i genitori allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucciso. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo sangue, effondendosi sui corpi morti dei piccoli, li risuscita».
Anche in questo caso, i teologi medioevali, lo identificano con il Cristo in croce, e con il Padre che ama al tal punto l’umanità da inviare i1 Suo unico Figlio, che resuscita dalla morte il terzo giorno.

Il pellicano si presta così ad una duplice simbologia: è inteso sia come immagine di Cristo che si lascia crocifiggere e dona il suo sangue per redimere l’umanità, sia come immagine di Dio Padre che sacrifica suo Figlio facendolo risorgere dalla morte dopo tre giorni.

Negli ultimi tre secoli del medioevo, sovente lo spirituale uccello è stato al centro dell’attenzione artistica. Rappresentato in scultura o in pittura col nido dei suoi piccoli sulla sommità della croce e nell’atto di straziarsi il petto con i colpi del suo becco.

Il sangue scaturente dal petto del Pellicano è, per l’Ars Symbolica, la forza spirituale che alimenta il lavoro dell’alchimista che, con grande amore e sacrificio, conduce la ricerca della perfezione. Questo emblema è presente nell’iconografia alchemica: da un lato raffigura un genere di storta, ossia un recipiente nel quale veniva riposta la materia liquida per la distillazione, il cui “beccuccio” è piegato in direzione della cupola convessa; dall’altro costituisce un’immagine della “pietra filosofale” dispersa nel piombo allo stato fluido, nel quale si fonde al fine di determinare la trasmutazione del “vile metallo in oro”.
Questo volatile è quindi la metàfora dell’aspirazione non egoistica all’ascesa verso la purificazione, della generosità assoluta, “in mancanza della quale, nell’iniziazione, tutto resterebbe irrimediabilmente vano” (O. Wirth)

Alla luce di questo significato, il pellicano indica anche il grado di “Rosacroce” nella Massoneria di rito scozzese. I suoi membri definiti “Cavalieri di Rosacroce” nei sistemi più antichi erano chiamati anche “Cavalieri del Pellicano”

Il pellicano è una figura rappresentativa anche in altre culture, infatti i musulmani considerano lo stesso un uccello sacro poiché, come narra una loro leggenda, allorché i costruttori della Ka’ba dovettero interrompere i lavori per mancanza d’acqua, stormi di pellicani avrebbero trasportato nelle loro borse naturali l’acqua occorrente a consentire il completamento dell’importante costruzione sacra.

Il Bestiario medievale cita un canto sacro oggi dimenticato il cui testo recita: “Pie pelicane, Jesus Domine” (o Pio pellicano, Nostro Signore). Vi si rammenta la caratteristica di questo pennuto acquatico, che è quella di mangiare solo il cibo che gli è realmente necessario per sopravvivere. “L’eremita vive in modo simile, perché si nutre di solo pane e non vive per mangiare, ma piuttosto mangia solamente per vivere” (F. Unterkircher 1986)

Il pellicano è un uccello difficile da vedere, ed è per questo che diventa pura immagine dello Spirito, che richiama al pensiero la Purezza, Cristo, il “nostro Pellicano” come lo chiama Dante quando si riferisce all’apostolo Giovanni: «Questi è colui che giacque sopra’l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto». (Divina Commedia, Paradiso canto XXV, 112-114).

La Purezza Celeste è quindi il carattere particolare di questo uccello che, simile ad un angelo dalle ali spiegate, simboleggia la Redenzione, la Resurrezione e l’Amore di Cristo per le anime.


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IL RITUALE DELL’ABBIGLIAMENTO

Il rituale dell’abbigliamento

Abbiamo parlato molto e molto ancora parleremo all’interno del Tempio, ma è fuori dal Tempio che il Massone si prepara e si concentra, nella sala dei passi perduti. Con il rituale o meglio il simbolismo dell’abbigliamento il Massone ritrova la via verso la porta del Tempio. Purtroppo, oggi, la sala dei passi perduti è troppo soventemente scambiata per luogo di Lobby e di incontri per chiacchiere inutili.

Che bello il Deserto, forse un giorno vi parlerò del Silenzio!

Il simbolismo dell’abbigliamento. L’abbigliamento rituale del Massone in tanto ha valore in quanto riflette o esteriorizza le sue dinamiche interiori nella “maschera” corporea. Di nessuna utilità al lavoro spirituale se ridotto a gratificare i piccoli o grandi narcisismi personali, le insegne massoni  che edificano e sublimano le somaticità del Libero Muratore che le vive come prefigurazione  di quel corpo radioso indicato dalle più

diverse tradizioni (neotaoista, buddista, zoroastriana e cristiana) come finale conquista  dell’uomo fedele alla propria  ratio essendi  coincidente con il dovere spirituale  variamente inteso.

Quando si pensa all’uniforme massonica il  pensiero va a tutti quegli addobbi che  caratterizzano il mondo militare e non a caso i  nostri vestimenti sono spesso venduti in  negozi che trattano paramenti dell’esercito. La nostra “uniforme”, come tutte le cose, invece, ha un duplice aspetto, uno fisico ed uno interiore.  

Il Massone porta un vestito nero scuro e una camicia bianca candida ricordandogli quando si allaccia i bottoni la Luce e le Tenebre, alla libertà assoluta dello Spirito e all’annullamento, alla soppressione di ogni distinzione, di  ogni moto vitale nella finitudine delle forme materiali. Come per il pavimento a scacchi in Tempio il vestito o la clamide e la camicia riportano alla mente del Massone la dualità del mondo manifesto.

Chiusi tutti i bottoni della camicia il Massone veste la cravatta e prima di fare il nodo essa gli rammenta la corda da traino o la catena che lo ha trascinato in Tempio durante la sua iniziazione ricordando il peso delle superstizioni e della supponenza nonché dell’ignoranza profana.

Fatto il nodo la cravatta assume due simboli contemporaneamente, simboli che il Massone ha sempre presente: il primo è la parte di stoffa che penzolando simboleggia il cordone ombelicale reciso, il cordone della Sua vita iniziatica; il secondo è il nodo che fatto ben stretto mantiene costante il pensiero sul soffocamento, come l’impiccagione per il Massone che non mantiene fede alla promessa solenne fatta durante l’iniziazione

Elegante, il Massone veste i suoi guanti bianchi, candidi, che ne garantiscono la purezza di spirito e l’incorruttibilità morale. Ma ricordano soprattutto al Massone che egli non lascia tracce, fa senza mai dire che ha fatto e simboleggiano l’impegno che ha assunto.

Elegante e con i guanti indossati, il Massone prende il grembiule, il simbolo dei simboli, lo guarda e con il pensiero passa in rassegna dapprima la parte bassa quadrilatera, meditando sui quattro simboli della materia, poi passa alla parte alta triangolare, meditando sulla trinità massonica. Fatto ciò il Massone compone il pentagono unendo così materia e spirito. Infine accinge alla vita il grembiule facendo scorrere attorno a se il cordone che lo lega al Divino.

Vestito di tutto punto, il Massone si è “riscaldato” esotericamente sintonizzando la sua mente con la sua anima, a questo punto il Massone si appunta o indossa il gioiello di Loggia che ne identifica la sua incorporazione e il suo Oriente.

Alcuni, prima di entrare in Tempio indossano un collare con un segno distintivo. Per coloro tale collare ricorda l’impegno a pro dell’Ordine, che appeso al collo e supportato dalle spalle pesa come il macinio della responsabilità.

 Completamente vestiti come vuole il rituale,il Massone prima di farsi chiamare dal Fr:. Cerimoniere per entrare in Tempio, passa dal gabinetto di riflessione per cercare la sua pietra interiore onde continuare il suo lavoro.

Che bello il Silenzio del mio Deserto

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GIORDANO BRUNO E PERIODO STORICO

GIORDANO BRUNO E PERIODO STORICO

TRA 1300-1600

(C. S.)

M .  V.                                                      

carissimi fratelli, per comprendere la Figura di Giordano Bruno è necessario inquadrare questo

personaggio nel suo periodo storico, che coincide con il rinascimento e correlare le sue vicissitudini con le trasformazioni politiche culturali e sociali di quel periodo.

 Un profondo senso di religiosità cristiana, dominava a scena in tutta Europa nel periodo del tardo medioevo.

Questa profonda devozione fu accentuata dall’epidemia senza precedenti che sconvolse l’intera Europa tra il 1300 ed il 1350 e le lunghe guerre, specialmente La Querce dei cento anni tra la Francia e [Inghilterra. Questi eventi fecero nascere nell’animo degli uomini una paura diffusa di morte imminente. di dubbio e di inquietudine.

Per arginare le proprie inquietudini gli uomini si rifugiarono ancora di più verso il Divino per esorcizzare l’angoscia della morte, alla ricerca di protezione e di salvezza dell’anima. In questo periodo vengono scoperte reliquie, corpi interi di Senti che vanno a riempire tutte le chiese d’Europa In tale periodo venne introdotto un nuovo metodo, basato sulla credulità dei fedeli, per assicurarsi la salvezza dell’anima dopo la morte” il mercato delle indulgenze” Esse si potevano acquistare con la preghiera con le opere meritevoli e soprattutto con le offerte in denaro Nella sola città di Halle in Germania 8000 reliquie e 42 corpi integri dì Senti resero circa 40 milioni di indulgenze all’anno

L’allargamento del mondo conosciuto seguito dalla scoperta dell’America nel 1492 lo sviluppo economico sostenuto dall’espansione commerciale, portò inevitabilmente ad un rafforzamento degli stati nazionali, modificano profondamente la società europea ed indeboliscano le posizione della Chiesa governi nazionali come la Francia, l’Inghilterra e la Germania, interferiscano sempre più nelle procedure di designazione e di fiscalità pontificie. L’ostilità contro le Chiesa trova pertanto un terreno fertile. In quasi tutti gli ambienti europei cominciano a circolare critiche contro I papato e contro il clero.

Il grande umanista Erasmo da Rotterdam che gode di un immenso prestigio in tutta Europa accusa i vescovi di comportarsi come gran signori piuttosto che come successori degli Apostoli. Viene messa in luce a forte discrepanza tra interessi spirituali e temporali. Una delle tante manifestazioni in cui si esprime l’insofferenza verso le Chiesa di Roma è le ribellione di Martin Lutero.

Questo monaco agostiniano tedesco, elaborò una nuova teologia (1545) basata sull’approfondimento dello studio della bibbia, solo la fede consentiva al cristiano di accogliere la parola di dio e di sottomettervisi nonostante i propri peccati. Lutero condanna la pratica delle indulgenze e si rifiuta di ritrattare le proprie posizioni di fronte i teologi a Roma.

NeI 1521 il trasformatore viene condannato dal Papa Leone X e viene scomunicato nel 1521. A poco a poco quasi tutta la Germania e Cantoni Svizzeri si convertono alla religione riformista di Lutero. Un motivo importante che facilità la diffusione della Riforma fu l’appoggio dei Principi che in tal modi si appropriavano anche dei beni terreni che erano stati precedentemente confiscati dal clero, Il controllo del potere passava dal clero ai principi. Successivamente il Luteranesimo andò diffondendosi in Francia in Inghilterra in Svezia ed in Norvegia.

Contemporaneamente Giovanni Calvino a Ginevra accoglie gran parte delle idee di Lutero come l’autorità assoluta dello scritture e le rielabora con accenti ancora più rigorosi. Le idee di Calvìno sì diffondono rapidamente in Svizzera Francia Inghilterra ed Olanda.

Nel 1566 in Olanda viene chiesta la soppressione del tribunale dell’inquisizione e la sospensione dei decreti contro l’eresia.

Il mondo Cattolico non assiste immobile o rassegnato all’avanzata del protestantesimo, anzi la sfida protestante infonde nuova forza e vigore alla Chiesa, Il papato cerca con tutta la sua forza di combattere contro il protestantesimo 11 concilio di Trento nel 1645 condanna le tesi dei protestanti e stabilisce il molo della Chiesa come unica interprete delle sacre scritture. Si parla di Controriforma. Aumenta in questo periodo il potere del tribunale di inquisizione, la lotta contro la superstizione e la stregoneria. Inizia in tutta Europa una politica di restaurazione cattolica ed una persecuzione verso i protestanti.

In Italia come in Spagna la repressione trova scarsa opposizione poiché le idee Luterane e Calviniste erano confinate in ristretti circoli culturali. Nel 1542 l’Inquisizione Romana viene riorganizzata e la sua giurisdizione estesa a tutta l’Italia. Il tribunale di inquisizione nasce nel 1233, con il Papa Gregorio Xl ,è un tribunale specificatamente incaricato alla lotta contro l’eresia. Potevano confiscare beni, dare scomuniche o penitenze pecuniarie o imporre dei pellegrinaggi o impedire di leggere certi libri o di condannare a morte. Nel 1542 il tribunale dell’inquisizione prende il nome del Sant’ Uffizio e le sue sentenze riguardano soltanto il campo spirituale, ma non avevano azione in campo profano.

Alla fine del 1500 ed all’inizio del 1600 la Riforma è stata soffocata nelle principali regioni della penisola Italiana solo a Venezia ed in Piemonte continuavano ad esserci comunità di rifornisti. Gli eretici autentici ormai sono rari ed uno di questi è Giordano Bruno. Il suo processo appare come uno degli ultimi grandi dossier dell’Inquisizione.

Giordano Bruno fu condannato dopo un lungo processo ( 8 anni al rogo nel 1600. Nel 1633 veniva processato e condannato Galileo Galilei e con lui i progressi della scienza

Ricordo per completezza del lavoro che il Tribunale dell’inquisizione nel 1700 Si limitava al controllo del clero, alla censura dei libri ed alla lotta contro la superstizione. Nel 1900 è ormai inattivo e viene chiamato Congregazione del sento uffizio eliminando il termine inquisizione.

Nel 1965 assume il nome di Congregazione per la Dottrine della fede e nel Marzo 2000 Giovanni Paolo Il chiede perdono e definisce l’inquisizione “una macchina grave de cui la Chiesa deve purificarsi mediante una revisione penitenziale”. Per Giordano Bruno non ci sono gli estremi da parte della Chiesa per parlare di riabilitazione come è avvenuto per Galileo Galilei. Per Giordano Bruno ritiene esatto il giudizio dato sulle suo idee ma riconosce il carattere antievangelico del rogo. La Chiesa conferma l’incompatibilità del pensiero di Giordano Bruno. con il pensiero cristiano. “La condanna al rogo non è certo segno di rispetto per l’uomo e per la sua diversità di pensiero”.

CONCLUSIONI

La figura dì Giordano Bruno rappresenta una bandiera della anticlericalismo ed idolo del Risorgimento e della Massoneria italiana. Egli è stato trasformato in testa d’ariete, grazie alla sua morte sul rogo, per attaccare una Chiesa oscurantista. Giordano Bruno è espressione più alta del rinascimento cosiddetto “caldo” che dopo di lui si smarrisce e lentamente dilegua scomparendo nelle tenebre della storia. La morte di Giordano Bruno simboleggia la sconfitta dell’individualismo del concreto, di tutto ciò che è immanente alla qualità, cedendo il posto alla quantità, all’astratto, al calcolo razionalistico ed alla matematica sua tirannia culturale della scienza.

BIBLIOGRAFIA

i  D’Amico Matteo: Giordano Bruno Avventure e misteri del grande mago

nell’Europa del Cinquecento .Ed. Piemme 2000.

2.Canfora Davide: La libertà al tempo dell’inquisizione .Teti editore 1999

3 Laurent Albert: L’inquisizione baluardo della fede. Ed. Universale Electa 1999

4.Olivier Christir : La riforma Lutero, Calvino e i Protestanti. Edi. Universale Electa

1999.

5.Accatoli Luigi: Corriere della Sera 12 Marzo 2000

6.Prosperi Adriano: Giordano Bruno l’impenitente sul rogo. Corriere della Sera 27 Gennaio 2000.

7.Margiotta Broglio: Cosi la memoria è stata purificata. Corriere della Sera 13 Marzo

 

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IL “VIAGGIO” REALE, FANTASTICO E SIMBOLICO

i

Il  “ Viaggio”:  reale, fantastico e simbolico

(C. S.)

INTRODUZIONE

Sin dall’antichità il viaggio rappresenta un veicolo di conoscenza e di arricchimento personale.

Il “viaggiatore” per definizione è colui che si allontana da un luogo abituale e si pone in un luogo distante da quello di partenza. Pertanto il viaggio implica per chi lo compie un cambiamento; una perdita di uno status iniziale verso l’acquisizione di uno status nuovo.

La “ricerca” è la molla fondamentale del viaggio. Il viandante affronta il viaggio con il desiderio di raggiungere una meta prefissata, con la consapevolezza di compiere un atto straordinario, un percorso affascinante e talvolta ricco di avversità da combattere.

Il viaggio può avere diversi scopi:

– migliorare la condizione economica o sociale (come i grandi viaggi migratori o viaggi professionali);

– migliorare le conoscenze estetiche (come i viaggi turistici);

– conseguire una condizione spirituale più alta (come viene configurato nel pellegrinaggio verso un luogo considerato sacro o nel viaggio simbolico “iniziatico”)

I “percorsi di viaggio” possono essere pertanto classificati in reali, fantastici o simbolici.

VIAGGIO FANTASTICO

I viaggi fantastici rappresentano un importante e frequente tema sia nel mondo filosofico che letterario .11 viaggiatore e lo scrittore in un certo modo nascono insieme. La prima grande narrazione di viaggio è quello narrato nell’Odissea; il grande poema dedicato alle avventure di Ulisse. Omero esalta l’acutezza e l’ingegno, del suo personaggio, capace di superare tutte le

difficoltà, spinto dalla curiosità di vedere e di sapere. Ulisse aveva tutti i pregi e i difetti di un uomo: coraggioso, traditore, curioso, imbroglione, astuto, intelligente e bugiardo.

Per questo uomini e donne provavano tanto piacere quando udivano raccontare le sue imprese, cinque secoli prima di Cristo. Nel medioevo avviene il vero mutamento del rapporto viaggio­letteratura, con il viaggio cavalleresco “schema e modello del viaggio moderno significativo”. Quello che in antichità era penitenza e sofferenza imposta dagli dei, diviene nell’epoca moderna una manifestazione assoluta di libertà, autoaffermazione dell’uomo, sete di conoscenza e di scoperta. La leggenda di Ulisse verrà ripresa da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Egli trasformerà Ulisse “in eroe della conoscenza” che si spinge verso l’ignoto ,in un viaggio senza ritmo, al di là delle favolose colonne di Ercole, invalicabili termini del mondo conosciuto.  Il viaggio allegorico, nella Divina Commedia, ha lo scopo di ricercare la purificazione dell’anima. Il poema nel suo insieme è la storia della conversione del peccatore a Dio. Il poeta attraverso un‘aspra via che si snoda tra i regni dell’oltretomba giunge alla contemplazione di Dio. Altra navigazione letteraria è quella dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e di Don Chisciotte di Cervantes (1605,1615).I due grandi testi narrativi che chiudono il secolo dei grandi viaggi, pongono la follia, il disorientamento dell’uomo al centro del racconto, riflettendo la coscienza inquieta di un’epoca, di fronte alla scoperta di un nuovo mondo. Il fine settecento esprime un’altra tradizione letteraria di viaggio, quella del “Grand tour” europeo. Il viaggiatore cerca di spiare, “nelle diversità dei costumi, dei climi e delle religioni la nudità del cuore umano”(Laurence Sterne). Siamo di fronte ad un viaggiatore sentimentale. Il distacco dalla consuetudine giornaliera, dal ristretto ambiente familiare motiva il viaggio di Wolfgang Goethe, in Italia. I letterati avevano bisogno di autoesiliarsi per compiere al meglio il loro lavoro letterario.

Nella letteratura italiana di fine ottocento e novecento, numerosi sono gli esempi in cui vengono riportate le imprese di viaggi metaforici o iniziatici come quelli del Collodiano Pinocchio e del Piccolo Principe di Saint-­Exupery. In questi personaggi immaginari è possibile individuare un percorso di viaggio iniziatico.

Viaggi simbolici, vengono riscontrati anche in libri contemporanei come, nell’Alchimista di Paulo Coehlo. Libro a carattere simbolico, in cui il protagonista intraprende un viaggio avventuroso alla ricerca di un tesoro sognato, e sarà proprio durante il viaggio che salirà tutti i gradini della scala sapienzale fino alla scoperta non solo di se stesso, vivendo la propria “leggenda personale”, ma anche dell’ “anima del mondo”. Anche il mondo ha un’anima. Anima della quale siamo tutti responsabili, in quanto esseri umani. E’ soltanto a seguito della consapevolezza di tale responsabilità che noi possiamo cambiare il mondo. Questo testo stimola a coltivare la propria interiorità, a scoprire la propria autentica missione nel mondo, e una  volta incamminati sulla strada della propria missione, donarsi al prossimo, restando sempre aperti alla conoscenza.

VIAGGIO SIMBOLICO O INIZIATICO

Certamente il termine “viaggio” porta il nostro pensiero immediatamente verso l’iniziazione massonica.

Termine che deriva dal latino “initiatus” ed esprime la condizione di colui che inizia un viaggio simbolico, in cui riesce a trasferirsi da un livello iniziale inferiore ad un livello superiore di realtà. Le cerimonie di iniziazione presso i popoli primitivi erano pubbliche, ed in genere, segnavano il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta. Nelle società segrete iniziatiche delle religioni pagane (culto di Osiride in Egitto; misteri Eulesini in Grecia; culto di Mitra nell’Impero Romano) l’iniziazione era segreta e prevedeva un viaggio nelle tenebre, durante il quale l’iniziato si sottoponeva a prove fisiche e morali tendenti a dare la sensazione di morire e successivamente di rinascere a nuova vita. Le discipline iniziatiche prevedono un processo graduale di perfezionamento, che viene spesso paragonato ad un viaggio, ad un’avventura verso un mondo nuovo e misterioso, in cui l’iniziato dovrà imparare a muoversi e a procedere fino a raggiungere la comprensione del suo profondo significato.

Il termine di “Viaggi“ infatti viene applicato ad alcune fasi della cerimonia di iniziazione massonica .I viaggi da apprendista si compiono lungo il percorso apparente del sole, fonte di luce. L’iniziando parte da occidente,  entra nelle tenebre del settentrione, raggiunge l’oriente e poi fa ritorno a mezzogiorno. Durante le fasi di iniziazione l’apprendista viene sottoposto ad una serie di prove. Viaggio attraverso la terra (gabinetto di riflessione), in solitudine egli medita e riflette sui simboli che vede; attraverso l’aria, l’acqua, il fuoco. Essi rappresentano le difficoltà della vita umana ,che solamente attraverso l’acquisizione di una giusta forza morale, l’uomo riesce a lottare e superare.

Il simbolismo più autentico dei viaggi iniziatici (come osserva Guenon 1886-1951),non è da ricercarsi nello spostamento nello spazio, ma nel cambiamento profondo che l’esperienza del viaggio stesso determina nel soggetto che lo compie. Il viaggio non è mai fuga, ma ansia di ricerca, di evoluzione, di elevamento spirituale, di affìnamento  etico e consente di procedere dal mondo delle tenebre, cioè dal mondo profano, a quello della luce.

Ecco perché ogni viaggio iniziatico deve avvenire all’interno di noi stessi, alla ricerca di quella conoscenza sintetizzata nel motto “conosci te stesso”.

                                                                                                                                           Vtalla ricerca di quella conoscenza sintetizzata nel motto conosci te stesso

CONCLUSIONI

Quali sono gli aspetti che accomunano il viaggio reale, fantastico e  simbolico?

  1. Il  desiderio della “ricerca”, cioè il desiderio di voler conoscere meglio noi stessi e gli altri. La voglia di migliorare la nostra conoscenza.
  2. La capacità di lottare contro le difficoltà che possiamo incontrare lungo il nostro percorso, stimolati da una pulsione profonda che è anche una lotta contro noi stessi. La forza di lottare contro le vere avversità della vita.
  3. La consapevolezza di poter superare le difficoltà del viaggio grazie all’aiuto che viene trovato nel prossimo.

L’indispensabilità del prossimo rappresenta un concetto fondamentale. Il cammino iniziativo responsabilizza in maniera forte e rapida verso il massimo rispetto di noi stessi e del prossimo.

Questi principi massonici, sintetizzati nella figura del viandante”, sono di estrema attualità ed oggi sembrano essere fortemente rivalutati. Essi pur in maniera confusa e contraddittoria stanno emergendo in tutto il mondo.

L’acquisizione di una nuova coscienza negli uomini basata sulla tolleranza e sul rispetto del prossimo sarà necessaria nel terzo millennio se vorremmo superare tutte le difficoltà individuali e sociali.

Nonostante la nostra fede nel progresso e la speranza di un mondo sempre migliore, la storia ci  insegna a non essere  ingenui; non  esiste un “percorso”  sicuro e rettilineo della  storia. Il cammino dellumanità è ricco di tortuosità,  cadute e regressioni.

La massoneria, grazie ai suoi principi (tolleranza, umanità, libertà) anche se apparentemente retorici o utopistici, può assumere un ruolo importante nella Società Moderna.

Questi principi, uscendo dalle logge ed entrando a far parte della vita sociale quotidiana, potranno permettere il superamento di ogni divisione religiosa, etnica e cetuale.

La Massoneria potrà in tal modo svolgere un ruolo di rifondazione del “legame sociale” .La vita stessa in loggia, rappresenta in piccolo,  un “laboratorio moderno del vivere associativo”.

I fondamenti massonici, in questo fine secolo, sono ancora più esaltati, per il venire meno delle grandi ideologie ( sia di destra che di sinistra) e dei partiti politici di massa, costruiti tutti mediante un legame di fratellanza artificiale e non iniziatica. Come viene riportato m un recente testo di Antisieri, i partiti e le ideologie sono in agonia, al tramonto ed i militanti che un tempo si sentivano membri di una “chiesa”, attualmente scelgono la libertà, oggi qui, domani là (Dante Antisieri: l’agonia dei partiti politici. Ed. Rubettino I 999).

A che servono le ideologie quando la società civile, sempre più, prende posizioni su problemi concreti.  Solo le buone idee, oggi vincono. I cittadini sempre più maturi tendono ad aggregarsi non più su basi ideologiche ma in base a problemi da risolvere, scegliendo solamente quelli che soddisfano le loro esigenze. Un esempio ci è stato dato dalla recente protesta contro il Millennium Round, a Seattle,  contro        l’ OMC (organizzazione mondiale dei commerci), dove tutta la gamma politica degli Stati Uniti da esponenti della società civile a movimenti dei diritti umani a gruppi di consumatori erano mobilitati, non da un ritorno di fiamma ideologica,  bersi da una esigenza comune di una maggiore giustizia economica e dal crescente disagio verso la globalizzazione.

Forse l’ “Obbedienza Massonica”, grazie ai suoi principi universali, potrà davvero rappresentare nel nuovo millennio la “RELIGIONE DEI MODERNI”?  Come viene affermato in un recentissimo testo.(Gian Mario Cazzaniga – La religione dei moderni Ed.ETS,1999).

Ecco la grande attualità e modernità della nostra Istituzione.

Oriente di Follonica  10  Dicembre 1999  E T  V T

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INSEDLAMENTO DEL MAESTRO VENERABILE

INSEDLAMENTO DEL MAESTRO VENERABILE

Carissimi Fratelli,

 interrogandomi circa gli anni trascorsi in questa stupenda Istituzione, nella quale oggi e per volontà Vostra mi accingo a tenere il maglietto dì Maestro Venerabile, posso con certezza affermare di aver ricevuto molto di più di quanto io abbia dato. Adesso, credo sia giunto il momento di restituire almeno in parte. ciò che ho avuto frequentando questa Officina Voglio prima di tutto rivolgere un apprezzamento per il lavoro  svolto dal Fratello Lido Montemaggi che mi ha preceduto nei tre anni passati e nei contempo voglio rassicurarlo che farò tesoro di quanto lui stesso aveva tracciato nella tavola da disegno della nostra Loggia

Credo che ognuno di noi, e mi riferisco soprattutto ai Fratelli Maestri, si sia reso conto come negli ultimi anni la Nostra Istituzione sia cambiata e che durante le nostre tornate siamo sempre più spesso chiamati a dibattere o a decidere circa adempimenti di natura burocratico –   amministrativa nei confronti del Grande Oriente o del Collegio Circoscrizionale di Firenze.

Non è questa la sede opportuna per discutere sulle cause che ci hanno portato a questa situazione e se tutto questo poteva essere evitato o meno, resta il fatto che noi dobbiamo in qualche modo recuperare questo tempo, poiché, quale naturale conseguenza è accaduto:

– che in Loggia i nostri lavori hanno perduto parte della loro sacralità senza che ce ne rendessimo conto.

– che i Fratelli Maestri hanno lasciato da parte il Lavoro Esoterico.

– che gli Apprendisti ed i Compagni hanno avuto troppo poche occasioni per riflettere ed essere adeguatamente educati.

– che qualche volta, alla fine dei nostri Lavori si avverte la sensazione di non aver realizzato niente di utile né culturalmente. né socialmente, né massonicamente.

Questo è il problema maggiore. I giovani che abbiamo già con noi e tutti gli altri liberi e di buoni costumi che vorranno unirsi, coloro che saranno la forza dei domani, che avranno in consegna le nostre Logge e che rappresenteranno Istituzione nel mondo profano, devono essere più seguiti. Per quanto riguarda la Guerrazzi, insieme agli altri Fratelli da Voi eletti, abbiamo ritenuto opportuno abolire la tornata mensile dì calendario che i Fratelli tenevano in Camera di Maestro per fare in modo che i Maestri stessi possano dedicarsi di più al catechismo degli Apprendisti sia durante le tornate del secondo venerdì del mese, che chiamando personalmente i Fratelli giovani in altre occasioni scelte liberamente volta per volta.

Più direttamente i Fratelli Primo e Secondo Sorvegliante avranno il compito di seguire gli Apprendisti ed i Compagni secondo la loro competenza e dovranno suggerire gli spunti per alcune Tavole da tracciare e da sviluppare insieme a loro.

Nessun Fratello potra pensare di meritare l’aumento di salario se non avrà presentato, insieme al suo Sorvegliante. almeno un lavoro in Loggia e di avere così dimostrato dì essere penetrato nei segreti dell’Arte, Credo inoltre che sia fondamentale sviluppare con le altre Logge degli Orienti di Massa e di Follonica o degli altri a noi vicini, una sorta dì sinergia per una maggiore frequentazione reciproca che non si limiti solo a visite di circostanza, ma soprattutto, previo accordo con i Maestri Venerabili, che tenda a sviluppare Lavori comuni. Dobbiamo coordinare insieme ogni nostra forza in modo da programmare Tavole di contenuto esoterico che ci consentano, così come recitano gli Antichi Doveri, “di riunirci per progredire e perfezionarci” ma credo anche che potrebbero essere trattati, in chiave muratoria, quei temi di carattere etico che l’umanità sarà presto chiamata ad affrontare alle soglie del terzo millennio.

Insomma, i Lavori di Loggia hanno bisogno dell’impegno da parte di tutti. Un impegno che si manifesti offrendo agli altri Fratelli le proprie riflessioni, dando modo ad essi di arricchirsi mediante l’ascolto e consentendo loro di assimilare per poi rielaborare. E’ chiaro – e lo sottolineo – che il pensiero espresso da ognuno di noi, pur ponendo interrogativi sempre più nuovi, deve essere alla portata di tutte le intelligenze. Così come chiunque – e sottolineo anche questo non deve avere timore dì esprimersi o di sentirsi da meno di altri Fratelli. Se accadesse l’una o l’altra cosa, starebbe a significare che non abbiamo capito niente di ciò che la Massoneria tenta di insegnarci.

Prossimamente mi vedrò con gli altri Fratelli del Consiglio delle Luci per stabilire quali potranno essere i temi sui quali lavorare, temi che saranno comunicati anche alle Logge vicine che, se vorranno, potranno collaborare nel senso che prima accennavo. Cercheremo di dare un filo logico a questi lavori e di programmarli con scadenza annuale. Queste crediamo che siano azioni importanti per colmare quel disagio di cui parlavo all’inizio, azioni che riportino tutti alla concentrazione del lavoro nell’Officina.

Per quanto concerne l’interno della nostra Loggia, voglio fare un richiamo alla puntualità che deve essere per tutti una regola, inoltre, poiché la frequenza dei lavori nel Tempio arricchisce l’Iniziato di tutti quei valori che saranno poi la guida della sua via raccomando a tutti la massima partecipazione Ricordo poi che ogni parola pronunciata in Loggia deve appartenere al linguaggio iniziatico cosi come vuole la Tradizione, ma anche che nella sala dei passi perduti ci si attenga comunque ad atteggiamenti e dialoghi consoni al luogo di ritrovo Per quanto riguarda invece il nostro porsi verso il inondo profano. la questione e molto complessa, ma dobbiamo comunque ricercare una strada che porti in qualche modo le nostre idee verso gli altri. Una strada potrebbe essere quella di fare in modo che la sezione massonica, istituita presso la biblioteca comunale di Follonica, non resti una pietra isolata. Altre pietre dovranno invece essere legate a questa per far si che si possano creare le fondamenta dì un edificio e quindi far seguire a questa altre iniziative.

Nella guida della Loggia cercherò sempre di ispirami alla saggezza dei miei predecessori, ma dico a tutti che nessuno può pensare che il lavoro dell’Officina sia proficuo se crede di accollarne tutto il peso al Maestro Venerabile: ricordo invece che la costrizione del Tempio è un lavoro collettivo al quale Apprendisti, Compagni e tutti i Maestri devono partecipare, ognuno secondo la propria capacita

Vogo ancora dire che cercherò di fare tutto il possibile perché la Nostra Loggia sia sempre fucina di idee, che tutti i Fratelli della Guerrazzi siano di esempio nella vita profana e Vi prometto solennemente che conserverò e difenderò la Tradizione Muratoria che oggi mi e stata consegnata.

Con questi auspici io inizio il mio anno da Maestro Venerabile, confidando sul Vostro affetto, sulla Vostra comprensione e soprattutto sul Vostro utilissimo e  prezioso lavoro Alla Gloria Del Grande Architetto Dell’Universo

(M. L.)

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LE GRANDI COSTITUZIONI DEL 1786

LE GRANDI COSTITUZIONI DEL 1786

 NUOVE ISTRUZIONI SEGRETE E FONDAMENTALI :

 ATTUALITA’ ETICA

di C.  S.

<<La natura non costringe l’uomo a peccare, ma gli ha dato l’ inclinazione a peccare; la natura non da né la sapienza né la virtù, ma la disposizione al sapere e alla virtù. Si diviene  saggi , non si nasce  saggi. E diventar  buoni è un’arte che dipende dalla  libera volontà nostra, nella quale risiede il merito ed il demerito della nostra vita>>

(Enneo Seneca -La dottrina morale-  50 d.c.) (1)

INTRODUZIONE- La storia del nostro Paese ed ancora di più dell’Europa è profondamente legata a quella del Sacro Romano Impero, istituito da Carlo Magno; incoronato Imperatore dal Papa Leone III, nella notte di Natale dell’800. Il Sacro Romano Impero è l’esempio più alto di una comunità politica-religiosa che sotto la guida di due distinte autorità, l’Imperatore ed il Papa, ha riunito i popoli Europei fino al sedicesimo secolo. La pace di Westfalia del 1648, che chiuse la guerra politico-religiosa dei trent’anni, ne sancì il tramonto. Con essa iniziò il processo di formazione del “sistema degli Stati Europei”, fondato sui principi della ragion di Stato, svincolati da qualsiasi riferimento trascendentale (2). I primi Stati Europei moderni furono la Francia, la Spagna e l’Inghilterra. Lo Stato divenne la forma suprema di organizzazione sociale, giuridica, morale e religiosa. La virtù morale più alta  per gli uomini  era rappresentata dall’obbedienza alla legge del Sovrano. L’influsso di questo tipo di filosofia politica (3) fu rilevante nei confronti del pensiero Illuminista, responsabile delle profonde trasformazioni culturali del XVIII secolo. Secondo i principi illuministi l’uomo non doveva riconoscere altra guida che quella della propria “ragione”; vivendo come se Dio non ci fosse “etsi Deus non daretur”. La spinta innovativa dell’Illuminismo  permise, in tutto l’Occidente, la diffusione dei principi di libertà e di uguaglianza, concretizzatisi successivamente con i grandi cambiamenti politici e sociali della rivoluzione Americana (1776), della rivoluzione Industriale (1780) e della rivoluzione Francese (1789). Il “liberismo laico”, tipico del pensiero illuminista, esercitò un influsso decisivo sull’ èlites di tutta Europa, in particolare su Giuseppe II d’Austria, Caterina di Russia, Gustavo III di Svezia, Pombal del Portogallo, Aranda di Spagna, Leopoldo di Toscana e Federico II re di Prussia. Quest’ultimo, quando salì al trono rese pubblica la sua appartenenza alla Libera Muratoria; ed è a questo Sovrano che sono state attribuite le “ Grandi Costituzioni” del 1786,  adottate dai fratelli del R.S.A.A. di tutto il mondo (4).. In esse viene riportato<< Noi Federico , per grazia di Dio,…..Questa Istituzione universale, la cui origine rimonta a quella della società umana, è pura nel suo dogma, sapiente nella dottrina, prudente e morale negli insegnamenti, nelle pratiche, nei consigli negli intendimenti e si raccomanda soprattutto per la sua finalità eminentemente filosofica, sociale ed umana. Il fine di questa società è: Concordia, felicità, Progresso e Benessere della Umanità in generale e di ciascun uomo in particolare…>> (5)

SCOPO DELLO STUDIO- Partendo da un’analisi del contenuto e delle finalità delle Grandi Costituzioni del 1786, si eseguono alcune correlazioni con l’attuale momento storico ed in particolare riguardo ai principi etici e morali. Con il passaggio dal ventesimo al ventunesimo secolo, infatti stiamo assistendo, proprio nel vecchio continente, ad una vera lotta filosofica sull’identificazione della “fondamenta etiche” delle democrazie. Non a caso l’intera Europa si è divisa e si divide sul riconoscimento delle radici “etiche” della propria identità. Tanto che da più parti si tende oggi a distinguere il concetto di “laicità” dello Stato da quella ideologia “laicista” che vede le democrazie solo come un’insieme di norme, di procedure, di diritti, slegati da qualsiasi fondamento etico. Se il Novecento ha rappresentato nell’Europa insanguinata dai totalitarismi il secolo in cui l’uomo è andato al di là “ del bene e del male”, il nuovo millennio viceversa, si è aperto, con la stringente necessità di ricercare “principi etico-morali” utili per evitare all’uomo post- moderno la sua deriva. Nella lettura verrà trattato inizialmente il concetto di etica e di morale, successivamente verranno analizzate le fonti, storiche, filosofiche, letterarie e religiose, dei valori etici e morali dell’uomo ed infine l’influenza dell’insegnamento della Nostra “Istituzione Universale”, il R.S.A.A. nei confronti dell’adepto. La coerenza tra l’etica e l’agire umano, insieme all’interiorizzazione della simbologia del trascendente ed alla ragione, sono essenziali per proteggerci e proteggere il prossimo dal “male”.

TRATTAZIONE-  Rilevante , per una trattazione articolata, è cercare di definire il concetto di etica e di morale. Il termine ”etica” deriva dal greco èthos che significa“ norma di vita”, mentre il termine “morale” deriva dal latino mòs (genitivo-mòris) che significa “costume”; ma “costume” in greco si scrive “èthikos”. Pertanto possiamo concludere che la distinzione etimologica tra etica e morale è puramente convenzionale. In realtà, nei testi, il significato tra etica e morale viene mantenuto distinto; anche se i principi etici coincidono nella maggior parte dei casi con quelli morali. Per sua natura l’etica viene prima della morale, e si intende il comportamento pratico dell’uomo di fronte ai due concetti basilari della natura umana, quello del bene e quello del male. Essa rappresenta un giudizio del tutto personale, che riguarda solamente l’individuo e la sua libertà di scelta, che può essere condiviso o non condiviso. Quando l’etica tende a farsi legge e diventa una “etica normativa”, si definisce “morale”. Da questo si deduce che la morale o i principi morali o i comportamenti morali devono essere imposti o regolati; per questo motivo il filosofo Henri Bergson  (6) le definisce “obbligazioni morali“. In fondo all’obbligazione morale c’è un esigenza o un dovere sociale. Una società umana è infatti costituita da persone che sono legate tra loro come le cellule di un organismo. La società pertanto emana leggi “morali” che possono essere perfette o imperfette, giuste o ingiuste, ma il fine è quello di mantenere l’ordine sociale. I doveri di un cittadino “ragionevole” mirano infatti alla coesione sociale. Anche se non sempre è facile, tutti noi cerchiamo di essere un buon cittadino, un buon marito, un buon lavoratore etc. Come scrive Bergson << noi anche se non ci rendevamo ben conto, dietro gli insegnamenti dei nostri genitori e dei nostri maestri, intuivamo qualcosa di indefinito, era il “peso della società – della comunità, definita anche “morale sociale o civica”>>. Passiamo ora a definire l’ “etica naturale o innata ”, cioè i principi etici radicati nella natura umana. Con questo termine si intendono le qualità originarie (innate o primordiali) dell’uomo. L’uomo per sua natura non ha in sé il principio della socievolezza, non agisce per il “bene comune”. L’indole umana è governata dalle passioni, agisce nell’”hybris”, con una propensione verso l’ambizione, l’orgoglio, la concupiscenza, l’amor proprio e non verso l’amore degli altri. Progressivamente l’uomo, nell’evolversi della storia umana, sostituisce i suoi istinti con le norme, “nomos”. Con l’introduzione di regole comuni è stata possibile una convivenza o meglio ancora una “comune sopravvivenza”, evitando in tal modo la distruzione reciproca. La norma, per essere efficace all’interno del gruppo e per essere tramandata da persona a persona, da generazione in generazione, doveva essere immutabile ed inaccessibile al dubbio e pertanto doveva avere un origine cosmica o divina, “sacralizzata”. Questa rappresenta una spiegazione razionale dell’origine del “senso del Sacro” (7) Forse proprio la consapevolezza della morte e il desiderio di immortalità, ha scatenato nell’uomo la “riflessione”. La tipica reazione “animale” di difesa o di fuga nei confronti di una aggressione o di una minaccia, comincia ad unirsi alla “ragione”. Ecco che la “rabbia” caratteristica degli animali si trasforma nell’uomo in “thumos”, che ha un significato più alto. Da questo forse scaturisce il principio etico fondamentale ed universale rappresentato “dal rispetto assoluto della persona umana e della sua dignità”. Esso rappresenta una “verità assoluta”, perchè è accettato da tutti gli uomini. L’etica, la morale, tutte le grandi questioni di cui oggi discutiamo ruotano intorno al concetto di “Persona”. Il dilemma è se l’essere umano è fine a se stesso o è parte di qualcosa di più grande, cioè l’uomo è creatore dell’universo o creatura? Personalmente, credo che non sia necessario appartenere alla confessione cattolica, per considerare l’uomo come un “soggetto metafisico”. L’uomo deve essere considerato nella sua triplice dimensione materiale, intellettuale e  spirituale ( 8, 9 ).L’uomo diventa veramente se stesso, come è stato magistralmente affermato, quando materia, intelletto e spirito si ritrovano in intima unità (10, 11) Una visione contraria annichilirebbe il mio orizzonte esistenziale oltre che i miei principi etici. Al contrario il razionalismo scientifico e ultramaterialistico “non sembra lasciare spazio all’anima”; l’essere umano, secondo queste interpretazioni, viene considerato non meno significativo di un pezzo di roccia. Francis Crick , premio nobel per la medicina, per la scoperta del DNA, ha affermato che: << la coscienza è il risultato dell’oscillazione elettrica nei neuroni e la sua decifrazione certificherà la morte dell’anima>>; aggiungendo << che la visione attuale di noi come persone è sbagliata quanto quella del sole che ruota intorno alla terra>>.

La morale al contrario dell’etica, non è innata ma “acquisita”. Essa richiede per acquisirla un vero e proprio sforzo mentale, un atto di fede; si accetta o si respinge. La “norma morale” non esiste quindi in natura ; la natura umana è refrattaria  ad ogni “legge morale naturale”, è per sua natura aperta solamente agli istinti. Infatti, Pascal nel XII secolo, scriveva (12) << Ilfurto, l’incesto, l’uccisione dei figli e dei padri, tutto ha trovato posto tra le azioni virtuose…il diritto ha le sue epoche; ..bizzarra giustizia che ha come confine un fiume! Verità al di qua dei Perinei, errore al di là >>. Infatti sperimentiamo quotidianamente, la presenza nel mondo, di un pluralismo di norme morali, spesso in conflitto tra loro, come sulla concezione dello Stato, sul modo di vivere, sulla religione etc. La morale non si impone da sé; i comportamenti morali devono essere pertanto regolati. La morale proprio perché è regolata, è di per se aperta alla critica ed alla revisione; oltre che alle modificazioni correlate con il divenire storico.

Quali sono le fonti morali che hanno condizionano l’uomo europeo post-moderno?  Innanzitutto gli insegnamenti morali fondamentali provengono dalla famiglia (essi rimangono impressi nella nostra coscienza per tutta la vita) e dall’esperienza del vivere quotidiano, con il suo misterioso “dualismo di emozioni” altalenanti tra l’ allegria ed il tormento. Un ruolo, anche se non dominante, è svolto dall’apprendimento culturale: storico, letterario, filosofico, scientifico e religioso. La storia è un arma a doppio taglio: ricca di insegnamenti morali ma anche di eventi che vanno al di là della morale; come descrive in modo efficace Umberto Eco (13) << I turchi impalavano, ma i bizantini ortodossi cavavano gli occhi, i cattolici bruciavano Giordano Bruno; i pirati saraceni ne facevano di cotte e di crude, ma i corsari di sua maestà britannica, con tanto di patente mettevano a fuoco le colonie spagnole nei Carabi, Bin Laden e Saddam Hussein sono nemici feroci della civiltà occidentale, ma all’interno della civiltà occidentale abbiamo avuto signori come Hitler o Stalin >>. Nella storia, molte volte, abbiamo assistito ad un ribaltamento o una inversione dei principi etici, in cui paradossalmente, veniva considerata morale la violazione dell’etica. Un esempio è il periodo delle rivoluzioni o dei totalitarismi, in cui nascono nuove forme di etica, basate sulla violenza, ed accettate come se fossero morali. Non mancano comunque nella storia dell’umanità esempi di grandi figure morali, che possiamo definire “geni della morale”. Tra questi: Socrate, Gesù, Giulio Cesare, Seneca, Giordano Bruno ed Iskander. Il loro grande insegnamento è avvenuto esclusivamente tramite l’esempio di una vita vissuta coerentemente con i propri principi morali, sfidando perfino la morte. Ho pensato che fosse doveroso citare anche il padre siro-ortodosso Iskander, che è stato recentemente ucciso e reso orribilmente un tronco umano, decapitato ed amputato degli arti, solo perché non ha voluto rinnegare i suoi principi morali  e la sua fede.

Altri esempi di alta moralità sono gli “Eroi” della letteratura epico-cavalleresca, che continuano a vivere nella mente. Mi piace ricordare: l’”umanità” degli eroi della mitologia greca; la “pietas” degli eroi dell’epica romana; la “lealtà”, la “sincerità” e la “generosità” dei cavalieri dell’epica medievale. Tra gli uomini di scienza è obbligo citare il pisano Galileo Galilei, non solo per avere eseguito, già nella prima metà del XVII secolo, una grande divisione tra scienza e morale ( la scienza è libera e deve procedere per conto proprio, la morale non può essere un ostacolo perché agisce su un piano diverso), ma per la sua celebre affermazione che <<il libro della natura è scritto in un linguaggio matematico>>, implicando, come ci è stato ricordato recentemente da uno dei più autorevoli intellettuali del nostro tempo, che l’universo sia strutturato in maniera intelligente (14). Tra i movimenti filosofici che più hanno influito sui valori morali dell’uomo moderno dobbiamo annoverare quello nichilista. Il concetto di “nichilismo” (nihil-nulla),  nella sua forma più filosofica, è usato in riferimento al pensiero di Friedrich  Nietzsche (1844-1900) (15), intendendo la specifica situazione dell’uomo contemporaneo, che non credendo più nei valori supremi ( Dio, verità, bene etc) finisce per avvertire, lo sgomento del “nulla”. Solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la vita e di prendere atto del caos del mondo, al di là di tutte le illusioni metafisiche, è maturo, per superare l’abisso che divide l’uomo dall’oltre uomo. Il “nuovo essere” deve accettare la vita, rifiutare la morale tradizionale e reggere la morte di Dio. Questo uomo nuovo viene definito “superuomo”. Il termine deriva dalla traduzione tedesca di Uber-mensch dove il prefisso “uber” può essere tradotto in “oltre” l’uomo, proprio per evidenziare meglio la diversità fra il “superuomo del futuro” e l’“uomo del presente”.

Andando avanti nella nostra discussione è interessante capire quanto la cultura religiosa, e nel nostro caso quella cristiana, abbia influenzato la nostra coscienza. Credo che possiamo sostenere, senza difficoltà la tesi che i principi morali universali della religione cristiana, oltre duemila anni di eredità, siano stati assunti, come per osmosi, dalla nostra “etica”. Infatti come scriveva Jacque Rousseau parlando della cristianità “ non abbiamo la stessa fede; ma abbiamo almeno la stessa morale” (16). La cristianità, in particolare, ha dato “valore alla vita umana”; per questo il martire è diverso dal suicida. Così come la compassione, il perdono, la carità per il prossimo, non appartengono all’etica della natura, ma ai fondamenti morali comuni a molte religioni (17). E’ importante comunque sottolineare che l’etica esisterebbe lo stesso anche in assenza di una cultura religiosa. Cioè il senso etico non è presente solo in coloro che aprono la loro vita alla religione e al trascendente. Infatti si sta sviluppando, sempre più forte, una linea di pensiero secondo la quale <<non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale >> (18). Il rapporto diretto tra etica e Dio, viene interpretato attualmente, da alcuni filosofi morali, come un segno di una  fase di paura o di ripiegamento della cultura Occidentale che risulta incapace di trovare in se stessa le risorse per affrontare i cambiamenti e le tensioni delle spinte provenienti sia dall’esterno ( come i conflitti di civiltà) che dall’interno ( come le innovazioni nel campo della scienza). Queste ultime infatti impongono delle scelte morali precise, in particolare, riguardo ai problemi bioetici. L’obbedienza passiva alle norme morali imposte dalla religione, esprime una mancanza di responsabilità ed una incapacità critica di scegliere tra il bene ed il male tra il giusto e l’ingiusto. Questo modo “aperto” di affrontare i problemi morali porta al “relativismo morale” tipico della nostra contemporaneità. Questa tendenza di pensiero può essere evidenziata anche nelle scelte di certe organizzazioni internazionali come per esempio l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dove la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 , è stata sostituita da un nuovo elenco di “diritti” tra i quali: l’aborto, la contraccezione, l’eutanasia, l’educazione sessuale obbligatoria, i diritti delle donne ed i diritti riproduttivi. Assistiamo in questo contesto ad una vera e propria rivoluzione culturale, in cui le “norme” esprimono una sovranità suprema, privata di qualsiasi fondamento metafisico o morale (2).

Quali sono gli insegnamenti morali dello Scozzesismo, definito da Federico II <<Istituzione Universale …dottrina .. morale….>> ? Come condiziona il modo di pensare e di agire degli adepti in questo particolare momento storico, dove assistiamo – non possiamo non riconoscerlo- ad un “declino dell’etica” (19) ?  Stiamo vivendo infatti, come ha affermato Jungen Habermans, <<  una “crisi delle legature umane”… gli uomini – scrive il filosofo- hanno bisogno di “ una energia morale interna”, altrimenti la modernizzazione aberrante trasforma i cittadini, che sembrano agire solo sulla base del proprio interesse ed usano i propri diritti individuali, come armi contro il prossimo>>.

 Per tale motivo è necessario- come ci insegna la via Scozzese- mantenere al centro del nostro sistema l’etica. Essa rappresenta una guida per l’individuo, spingendolo non solo verso il  bene del singolo ma incitandolo ad agire in modo tale che l’intera collettività possa trarne beneficio. E’ questa la cosiddetta “ricerca del bene comune”, auspicata da tutti per cercare di sconfiggere i problemi dell’umanità. Il Sovrano Ordine Iniziatico ci esorta a lottare per “proteggersi e proteggere il prossimo dal male”. Esso ci educa a riconoscere i principi etici e ad applicarli coerentemente in ogni momento della nostra esistenza; cioè ci incoraggia a passare da “uomini in potenza” a “ uomini in atto” (20). L’incapacità di compiere questo passaggio, questa “metamorfosi”, genera nell’uomo massone “angoscia”. La capacità invece di agire con co-erenza ( dal latino cohaèrentiam “unione” ) tra ideali etici e comportamenti, al contrario, genera “gioia”; consola e fortifica l’esistenza. E’ proprio la “coerenza” il valore etico che caratterizza il modo di essere dell’Iniziato; cioè di colui che possiede una personalità integra ed una identità forte. Inoltre l’interiorizzazione della simbologia del “Trascendente” (sotto forma del Grande Architetto dell’Universo), dà un senso alla nostra vita, esaltando e sacralizzando la “difesa intransigente nei confronti della dignità umana”. La capacità di trascendere, cioè di andare al di là della conoscenza sensibile,  spinge  all’ “intuizione”, che insieme alla capacità di ragionare, induce costantemente alla ricerca della “verità” (21). La mancanza o l’incapacità di riconoscere la “verità etica” indebolisce inevitabilmente la “ragione” e conduce l’azione umana verso il male; inteso come un ingiusto rapporto con te stesso, cioè con la tua coscienza, o con gli altri. Quindi l’etica dà supporto alla ragione, sollecita l’autocritica e la responsabilità. Chi non riconoscere i limiti dell’azione umana può ritornare pericolosamente all’ “hybris”. Infatti i problemi per un uomo cominciano quando egli è libero di fare ciò che vuole. Il difficile non è tanto la conquista della “libertà” quanto piuttosto il suo esercizio. L’autentica libertà è un contenitore da riempire con scelte etiche, con azioni interpersonali e sociali dignitose, anche quando il risultato è gravoso o penalizzante. (22)

I concetti espressi in questa relazione richiamano e rendono ancora attuale sia il pensiero illuminista che quello espresso da Federico II nelle Grandi Costituzioni del R.S.A.A , basati sull’importanza per l’uomo di usare la “ragione”, il “logos”, per conoscere la verità, perché è da questa conoscenza che deriva la retta valutazione dell’agire etico.

Termino questa lettura senza la pretesa di imporre dei punti fermi o delle conclusioni; lasciando la massima libertà di giudizio. Credo che questo sia un principio di “laicità”.

 Da “moralista un po’ angosciato ”, non posso non riconoscere che anche un genio della morale o ognuno di noi – come ha saggiamente scritto Claudio Magris in un recente articolo su “Ernest Hemingway e il suo piacere di uccidere” (23) –  in particolari momenti della vita, un uomo può non essere più se stesso, nel bene e nel male, con le proprie virtù e i propri vizi, bensì un penoso parodista di se stesso. Non c’è da meravigliarsi. Pure l’intelligenza e la creatività ci sono date in prestito – ora saltuariamente ora in misura più duratura, secondo i casi – come la bellezza e la prestanza fisica, la salute, la felicità, il benessere, la vita stessa, e prima o dopo viene il momento di restituirle o di perderle, magari per ritrovarle.. nuovamente >>.

Auspico infine che, come sono stati scoperti farmaci per il dolore fisico, per la felicità e per il piacere, un giorno forse, ne avremmo uno anche per il “comportamento morale”. Allora il problema sarà risolto; l’umanità intera vivrà in pace ed in armonia. Purtroppo oggi ciò non è possibile; ma per fortuna esistono ancora, ne sono certo, tra di noi “Cavalieri Consacrati” (Kadosch), anche se in numero limitato, capaci, grazie ai loro saldi principi etici ed alla loro forza della ragione, di aiutarci a percorrere la stretta via del bene.

Riferimenti bibliografici

1.A.Seneca. La dottrina morale Ed. Laterza 1994

2.R. de Mattei. Il relativismo dell’Onu. Liberal n° 37,2006

3.T. Hobbes.  Leviatano . Ed.Riuniti 2005

4.C.Spinelli. La natura e lo spirito del R.S.A.A. alla luce dell’analisi critica delle carte fondamentali del Rito:Le grandi Costituzioni (1786), la Circolare ai Due Emisferi (1804) ed il Convento di Losanna (1875).Luglio Scozzese. Nocchi di Camaiore 24 Luglio 2004

5.V.Bolli. Il Rito Scozzese Antico ed Accettato. Ispettorato Regionale per la Toscana 2003

6.H.Bergson.Le due fonti della morale e della religione. Ed. Enaudi 2006

7,W.Burkert. La creazione del sacro. Ed. Adhelphi 2003

8.G.Raffi.Il ruolo della massoneria nel XXI secolo: tradizione, etica e nuovi valori. Hiram 3/2001.

9.M.Heidegger. Essere e tempo. Ed. Meridiani 2006

10.Benedetto XVI -Deus Caritas Est –Enciclica- Ed. Libr.Vat.2006

11.Benedetto XVI- Lectio magistralis, Università di Regensburg – Il Foglio, 13 Settembre 2006

12.F.P.Adorno.La ragione ordinata . Saggio su Pascal. Ed. La città del sole.2000

13.U.Eco. Islam ed Occidente. Riflessioni per la convivenza. Ed. Laterza 2002

14.J. Ratzinger. L’Europa di Benedetto, nella crisi delle culture .Ed. Cantagalli 2005

15.F. Nietzsche. Il nichilismo europeo. Ed. Adelphi,2006

16.M. de Certeau . La scrittura della storia. Jca Book-2006

17.E.Severino- Nascere- Ed. Rizzoli 2005

18.E.Lecaldano- Un’etica senza Dio- Ed. Laterza 2006

19.C. Simeone. Tra etica e declino. Ed. Mursia 2006.

20.C.Spinelli. Verità in azione. Tornata Congiunta,Camere 32°-31° grado. Pisa 14 maggio 2006

21.C.Spinelli. L’intuizione tra fede e ragione. Gradus, settembre 2006

22.G.Ravasi. Veramente liberi. Avvenire 6 settembre 2006.

23.C.Magris. Hemingway: un genio e la sua meschina controfigura. Corriere della Sera., 29 settembre 2006.

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FAMIGLIA E PROFESSIONE 0 LOGGIA

“Famiglia e professione o Loggia”

            Famiglia, lavoro e Massoneria: tre impegni, tre “attività” che richiedono, ognuna, tempo, passione e dedizione.

Ogni ambito, sia esso familiare, lavorativo o massonico, preso a sé, potrebbe costituire un’occupazione a tempo pieno.

Come dunque conciliare i tre compiti, tutti, nessuno escluso, di massima e vitale importanza? Ecco la domanda che ogni Fratello dovrebbe analizzare e tentare di dare una risposta.

Nella vita ogni persona, presto o tardi, si trova a doversi confrontare con dei doveri, degli impegni, degli obblighi; arriva il momento di impegnarsi professionalmente, di formare una famiglia, ma anche di evolvere interiormente.

Occorre fare delle scelte? Fissare delle priorità? O conciliare le diverse attività?

Sono profondamente convinto che i vari impegni, tutti ugualmente importanti nelle vita dell’Uomo, siano interdipendenti e complementari, e che nessuno possa escludere l’uno dagli altri.

Il lavoro è indispensabile per il mantenimento e il benessere della famiglia, d’altra parte lo sviluppo interiore della persona, ossia, la coltivazione e la pratica delle virtù, è altrettanto fondamentale sia per lo svolgimento onesto di una professione, sia per la costituzione amorevole e duratura di una famiglia.

C’è tempo per tutto, se volontà, impegno, convinzione, intelligenza e amore uniscono in armoniosa simbiosi le parti in causa.

Il lavoro e la famiglia hanno i loro “momenti” e si regolano da sé.

L’evoluzione interiore non invade alcuno spazio; si coltiva in silenzio in ogni luogo e in ogni momento.

Per il Massone non sarà dunque mai una questione di scelta, bensì un modo più intenso e profondo di vivere sia gli impegni familiari, sia quelli della vita professionale e sociale.

Ma ricordiamoci che non esiste soltanto la Massoneria; la maturazione interiore si sviluppa anche tramite l’arte, la musica, la natura, l’istruzione ecc.; lo spirito massonico ne è una parte preziosa, discreta, presente ovunque.

In Massoneria è sempre più diffusa l’opinione che occorra una maggiore apertura verso l’esterno; con ciò non si intende né di aprire le porte del Tempio ai non-iniziati, né di fare i “predicatori” nel mondo profano.

Però, qualche informazione mediatica, competente e mirata, sulla storia e sui principi massonici, sarebbe sicuramente cosa utile per chiunque.

Ma il vero coinvolgimento massonico nella professione e nella famiglia, senza chiedere né tempo, né sacrifici a nessuno, è, soprattutto, quello dell’esempio: comportarsi da Massone senza nascondere la propria appartenenza all’Ordine, che, tutto sommato, è sicuramente un grande privilegio e onore.

(G. T. )

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LETTERA AD UN INIZIATO AL GRADO DI APPRENDISTA

LETTERA AD UN INIZIATO AL GRADO DI APPRENDISTA

    Caro neofita, voglio esprimere tutta la mia soddisfazione e  porgerti i miei più sinceri rallegramenti per essere entrato a fare parte del nostro Ordine Iniziatico. Questo viaggio, che hai iniziato a intraprendere, ti indurrà a riflettere su aspetti prevalentemente umani, in quanto la Massoneria è una “Grande Lezione di Umanità”.

    Qui, se tu lo vorrai, perché l’apprendimento dei principi della Libera Muratoria dipende solo da noi stessi, dalla nostra forza di volontà, dalla nostra capacità di riflessione, potrai assaporare l’aspetto più bello del pensiero massonico, quello “Sapienziale”.

          La “Sapientia” deve essere interpretata nel suo significato originale di “sapere latino”. Il termine prima ancora del “sapere” suppone “avere sapore”.       Sapore quindi vuol dire: entusiasmo, passione, curiosità, desiderio di conoscere, di migliorarsi.

     E’ noto che in tutte le culture antiche esiste un genere letterario che convenzionalmente va sotto il nome di “sapienziale”; basta pensare alla cultura greca­ – giudaico – cristiana. Anche il pensiero massonico trae origine da questi antichi scritti sapienziali. Tu ritroverai durante i nostri lavori il mito del Re Salomone che è il re simbolo della Sapienza perché, come è riportato nella Bibbia, egli chiese direttamente a Dio di ricevere la “Sapientia” per governare nel modo migliore il suo popolo. Durante la sua reggenza, circa mille anni avanti Cristo, fu costruito il tempio di Salomone divenuto leggendario per le sue molteplici valenze simboliche. Addirittura è stato trovato, ad Alessandria d’Egitto nel 30 a.C., un testo scritto in greco raffinato, dal titolo “Sophia Salomonis” (La sapienza di Salomone).

          Gli scritti sapienziali rispondono agli interrogativi sul senso della vita e della morte, sul significato dell’Essere, sui rapporti tra le persone umane e tra uomo e Dio. Questi argomenti coincidono perfettamente con quelli del pensiero Libero Muratorio. Se tu sarai capace di interiorizzarli, essi influenzeranno inevitabilmente la tua chiave di lettura della vita ed anche il tuo vivere quotidiano. Un Libero Muratore deve saper creare felicità e armonia in ogni occasione; massoneria non vuol dire tristezza, serietà assoluta, ma sorriso, allegria, positività, gioia di vivere. Ricordati che i principi massonici ti saranno utili prevalentemente nei momenti di maggiore difficoltà.

          Un antico “maestro di spirito” un giorno, parlando con un uomo che si lamentava delle difficoltà della vita, prese un bicchiere pieno d’acqua e mise all’interno una manciata di cenere dicendogli: la cenere rappresenta le tue sofferenze. L’acqua si intorbidì e diventò grigia. Dopo prese un’altra manciata di cenere dicendogli di nuovo queste sono le tue sofferenze – ma questa volta la buttò nel mare. Il mare rimase com’era prima e nulla cambiò.

          Poi il maestro, rivolgendosi all’uomo, disse. Tu devi essere in grado di scegliere se rimanere un bicchiere d’acqua o diventare il mare”.

          La Massoneria ti aiuterà a guardare oltre la tua persona, ad allargare lo sguardo verso nuovi orizzonti, a ragionare in termini alti e universali. In poche parole, riprendendo questa metafora, se tu interiorizzerai il pensiero massonico cesserai di essere un bicchiere d’acqua e crescerai così tanto da diventare il mare.

          La Libera Muratoria con i suoi insegnamenti inoltre ci educa alla sobrietà, alla giustizia e alla pietas; concetti anch’essi inscrivibili in quelli sapienziali.

        Sobrietà: significa essere moderati in tutte le nostre manifestazioni. Ogni nostra azione deve essere frutto di meditazione. Oggi purtroppo non amiamo più riflettere, sembra dominare la “mentalità da videogiochi”, che impone di agire, di buttarsi rapidamente, senza darci la possibilità di ragionare.

          Sobrietà significa dare valore a ogni nostra parola. Un Libero Muratore deve essere misurato nel parlare, evitare le mormorazioni, le maldicenze e le menzogne, specialmente nei confronti degli altri fratelli; ricordando che il silenzio e il segreto sono le prime doti morali del massone.

        Giustizia significa per l’uomo massone acquisire la capacità di andare “oltre” con il pensiero, di capire, di approfondire qualsiasi problematica prima di dare un giudizio. Solo applicando questo metodo è possibile avvicinarsi alla “verità”.

        Il sentimento della “pietas deve essere ben vivo nell’animo del massone, perché da esso scaturisce il rispetto assoluto nei confronti di ogni uomo e della sua dignità. E’ questo sentimento che ci permette inoltre di riconoscere la fragilità della condizione umana e la sua finitudine; ed è proprio la consapevolezza della caducità che riduce la “superbia umana” e rafforza le ragioni della convivenza e della fratellanza.

          E’ questo il sentimento che annulla nell’uomo massone ogni visione nichilista e genera un senso di speranza che va addirittura oltre la morte.

          Mi rendo conto, caro Fratello, che ti è impossibile comprendere il momento che stai vivendo, tutto ti appare adesso come un grande “caos”. Prima il buio della benda che ti copriva gli occhi, poi l’improvvisa luce, il frastuono, le numerose persone vestiti con colori diversi, il soffitto celeste con stelle dorate, il pavimento bianco e nero, le colonne, le statue, le scritte, il sole, la luna, le spade, gli strumenti, la pietra grezza, il vangelo, i numerosi discorsi belli e affettuosi ma anche molto strani etc.

          Stai sereno! Tutto piano piano, nel corso degli anni, diventerà comprensibile, perché in Massoneria devi sapere che “tutto è simbolismo”. L’aspetto simbolico prende il sopravvento su quello oggettivo. Così come “non è possibile descrivere con le parole l’emozione di un’opera d’arte” anche il pensiero massonico, specialmente nei suoi aspetti più trascendentali, non può essere espresso con le parole.  Spesso, esso è comprensibile solamente se riusciamo a intuire il suo nascosto significato simbolico.

          Devi abituarti a sfruttare la tua intuizione, a intravedere quello che c’è al di là delle cose, a vedere l’invisibile nel visibile.

          A poco a poco questo “caos” si trasformerà in “ordine”.

Non è un caso che uno dei motti della Massoneria è “Ordo ab Chao” (ordine dal caos). Esso esprime proprio il percorso che l’adepto deve fare durante il suo viaggio iniziatico; partire da una naturale confusione (caos) e raggiungere, alla conclusione del suo cammino, l’armonia (ordine).

(C. S.)

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