MANGIARE E’MOLTO PIU’ CHE MUTRIRSI

Mangiare è molto piú che nutrirsi, così come bere è molto più che dissetarsi, e I’arte del vive re, la sapienza del vivere, può essere simboleggiata dall’ arte del mangiare e del bere. E se mangiare è un’azione al contempo naturale e culturale,l’azione del nutrirsi viene ad assumere un valore simbolico e un carattere sacro. Mangiare ritma il tempo, la giornata,la settimana. Di  più, mangiare celebra il tempo: la nascita,l’entrata nell’età adulta, l’epifania delle storie d’amore, la morte.

Tra le tante rivoluzioni fatte da Gesú, ci dice Enzo Bianchi, c’è anche quella di aver rivoluzionato il modo di concepire il cibo. Anche a tavola Gesú ci ha insegnato a vivere in questo mondo e ci ha raccontato storie e parabole che parlano di cibo e tavola. Nella Bibbia la pienezza della vita è spesso espressa con il racconto di un banchetto, ricco o povero, comunque Gesú amava la tavola come luogo di incontro con gli uomini e con le donne, amava la tavola come occasione di lode, benedizione e ringraziamento a Dio. E soprattutto amava la tavola come promessa di vita e di pace per tutti. C’è un insegnamento di Gesú a tavola che dobbiamo conoscere per scoprire, o riscoprire, la sapienza e la gioia del vivere e del convivere. E per diventare piú umani.

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GARIBALDI…CHI ERA COSTUI

“Quello del monumento”, mi rispose laconicamente un giovane studente di tanti anni fa a Roma, senza aggiungere altro. Oggi sarà anche lui anziano e sovvenendomi la banalità della frase, trovo significati e sfumature che invece la qualificano. Per gli Italiani Garibaldi è nato a cavallo. Si può
discutere sulla preferibile identificazione, se in bronzo o nel bianco marmo del Gianicolo, ma la sua dimensione, da sempre, è monumentale: monumentale e astratta. Quasi riduttivo anteporre il nome, Giuseppe, al peso specifico del cognome, perché facendolo si corre il rischio di umanizzarlo.
Può sembrare un’affermazione ad effetto ma, a ripercorrere il suo tempo, ci fu un’omissione generale sulla sua persona, sicuramente leggendaria, ma confinata in alto, nell’Olimpo dei Grandi, sacralizzata come una reliquia. Delle reliquie non si parla e da queste ci si aspetta il miracolo.
Finalità opposte e comunque convergenti, dal Patto di Roma del 21 aprile 1872, apparentemente positivo, suggerirono di sorvolare sull’esame critico del Garibaldi politico, Massone, idealista e libertario, protettore dei deboli, in un mosaico preoccupante di interventi, da Montevideo a Cuba e dopo la spedizione dei Mille, l‘incontro con Bakunin, fuggiasco dall’isolamento siberiano, dove anche lì era atteso il “grande Capo, l’Amico della povera gente: Garibaldov, il liberatore”.

E l’amicizia fra loro e l’intesa di un’Internazionale dei popoli, da entrambi condivisa e partecipata, diversa e lontana da quella preconizzata da Marx nel Capitale, anticipatrice del bagno di sangue dell’assolutismo sovietico.Troppi gli interessi contrastanti, inevitabili i rischi per l’aristocrazia
al potere da parte del nuovo, coraggioso Tribuno del Popolo, Garibaldi, cittadino del Mondo, condottiero degli umili, la cui idea di Libertà si identificava con l’applicazione della giustizia. Figura preoccupante e scomoda per l’ordine costituito, quanto risolutiva se ben giocata al tavolo dei rapporti d’Oltralpe, da un Cavour avvezzo al servilismo sabaudo.
Se il Parlamento viveva le prime fasi vulcaniche dei tentativi di accesso di una qualche forma di democrazia, imbavagliata da una retorica governativa palesemente dinastica, la Massoneria si trovò a dover arginare la massiccia offensiva clerico-reazionaria, all’insegna dell’Enciclica Humanum genus, fiancheggiata dalle false rivelazioni dell’infame Léo Taxil. Le lotte sociali acquisivano priorità, aggravate dalla forzosa annessione di un Sud impoverito ed oltraggiato che indussero lo stesso Garibaldi, e poi Nino Bixio, ad urlare in Parlamento la loro condanna della barbarie perpetrata dai generali dell’esercito piemontese.
Per questo Giuseppe Garibaldi fu più osannato che capito, più acclamato che ascoltato, più usato che rispettato.
Amareggiato, dopo 32 anni di permanenza alla Camera decise di dimettersi, con la seguente dichiarazione: “Non posso più contare tra legislatori in un paese ove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà dei gesuiti e ai nemici dell’Unità d’Italia…”
Il suo impegno politico attivo durò otto legislature. Ricordando che la prima Legge Agraria del Regno reca la firma di Giuseppe Garibaldi, si ha memoria di suoi importanti interventi, nell’ambito militare: sostituzione dell’esercito permanente con una milizia popolare.
L’abolizione della pena di morte. L’abolizione dei fondi dello Stato a favore del clero, con obbligo di lavoro dei religiosi. Abolizione delle prefetture ed ampliamento del suffragio elettorale. Bonifica del territorio della Gallura in Sardegna ed analogo intervento nell’Agro Pontino. Ammodernamento tecnico e navigabilità del Tevere.
Molteplice, complessa e nel contempo semplice, la sua concezione etica del dovere: “L’Umiltà, patrimonio vero dei grandi uomini”. Le sue vicende meritano d’essere raccontate e conosciute senza alcun tipo di belletto e lo si farà in seguito, entrando nel merito di fatti anche poco conosciuti che tracciano con sobrietà la grandezza del suo animo. Penso che convenga, per completezza d’argomento, chiudere con l’ultima fase dell’ambito politico e la fulminea ripresa della spada, fortemente indicativa della variabilità del vento…
Dopo la caduta della Repubblica Romana del 1849, i suoi Valori dolevano nel cuore di tanti Italiani. Proclamato il Regno d’Italia a Torino nel 1861 lo stesso Francesco Crispi, Presidente del Consiglio, dichiarò un equivoco la delibera su Roma Capitale previa consenso sia del Papa che dei Francesi, votata con entusiasmo per acclamazione all’unanimità in Parlamento… Garibaldi seguiva i fatti a distanza, dalla Sardegna, determinato a rimettersi generosamente in gioco, intuendo la fatalità dell’epilogo che ormai si presentava nitido, costasse anche la vita. Mi sia consentito il “presente”, brevemente, per meglio scolpire la gravita dei fatti e l’indegnità dei mandanti…
Si imbarca nel 1862 per la Sicilia ed a Palermo afferma, fra
l’entusiasmo del popolo: “…Bisogna che Napoleone sgombri Roma. Se è necessario, si faccia un nuovo Vespro!”.
Dalla Sicilia alla Calabria parte l’iniziativa. Ad Aspromonte si oppongono ai pochi volontari Garibaldini, i soldati dell’esercito italiano, con l’ordine di bloccare la marcia verso Roma e di aprire il fuoco anche contro il Generale Garibaldi, che fu gravemente ferito. Garibaldi fu diffamato come “Nemico della Patria”. Un certo Generale Malla arringò la truppa con termini dispregiativi, fino al punto di proporre al Senato, costituito in Alta Corte di Giustizia, il processo contro Garibaldi. Ma fu davvero battaglia di popolo, una delle pagine più sublimi del nostro Risorgimento, di cui i posteri dovrebbero sforzarsi d’essere degni… Il 20 settembre 1870 nasce la Terza Roma, auspicata sia da Dante che da Mazzini e realizzata da Giuseppe Garibaldi, che sancisce la caduta del potere temporale dei Papi e la consegna alla Storia nella sua pienezza di Tempio dell’Arte, Faro del Diritto, Strada Maestra verso la Libertà.
Da ricordare che con Roma Capitale l’Italia stabilì la sua unione, libera finalmente dai lacci stranieri e clericali, ma non di costruire i propri destini Repubblicani e civili, secondo gli ideali Mazziniani, Garibaldini e Massonici…Ideali che apparentemente nulla poterono in precedenza, a salvaguardia della stupenda e brevissima pagina eroica scritta dalla Repubblica Romana, ma divamparono e infiammarono “dentro” il cuore degli Italiani di allora: proseguirono come un fiume carsico incurante della distanza dal Mare e del tempo, consegnandoci intatto lo Spirito Laico che fu alla base dell’apporto Massonico in Epoca Risorgimentale.
Questo è il Testimone che ci chiama a raccolta, in virtù non di una rimembranza confinata e lontana, ma di un continuum spaziotemporale, di quella Progressione Esponenziale che ci accomuna e ci nutre, data dalla nostra capacità di entrare in Risonanza. 10 III 19 Fr. Gian Carlo Lucchi

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I VEGETALI NELLA MASSONERIA

I SIMBOLI VEGETALI NELLA MASONERIA

Ricerca di MARCO ROCCHI

Introduzione

Introduzione

Il mondo massonico presenta numerosi simboli di ispirazione vegetale;  alcuni traggono la loro origine dalla cultura dei liberi muratori medievali, altri attingono dalla tradizione di altre istituzioni esoteriche, altri infine sono di moderna creazione,  ma  hanno già assunto un ruolo importante nel deposito simbolico della moderna Massoneria. Di tutti questi simboli, e del loro significato, si tratterà in questo lavoro.

Ancora, verrà affrontato il tema dei cosiddetti giardini massonici e quello di istituzioni esoteriche molto vicine alla Massoneria che hanno altri precisi riferimenti vegetali.

Infine, verranno citati alcuni Massoni che si sono distinti nell’ambito della Botanica.

2. Simboli vegetali nell’universo massonico

L’acacia

È doveroso iniziare dall’acacia, simbolo massonico che si riferisce, in particolare , al terzo grado. Nel rituale di elevazione a questo grado, il Compagno d’Arte che ha meritato l’aumento di salario al grado di Maestro rivive la leggenda di Hiram Abiff. Era costui I’architetto incaricato da re Salomone di costruire il Tempio di Gerusalemme. La leggenda narra che Hiram detentore dei segreti delle costruzioni

architettoniche venne ucciso da tre Compagni infedeli che volevano carpirgli questo segreto. Dopo averlo ucciso, lo seppellirono, ma una pianticella di acacia rivelò agli uomini inviati da Salomone il luogo  della sepoltura.1)

Il Compagno che vive il rituale di elevazione al terzo grado viene deposto in una bara (in un chiaro processo di identificazione con l’eroe del mito)2) dalla quale risorge come nuovo Maestro. In Massoneria, lnfatti, I’espressione “conoscere l’acacia” indica 1’avvenuta elevazione al grado di Maestro.

L’acacia, dunque, è simbolo per eccellenza del processo di morte  dell’uomo vecchio e rinascita nell’uomo nuovo, punto cardine della filosofia massonica.

L’acacia è anche presente, all’interno di una fortezza che rappresenta la  Gerusalemme Celeste, nell’emblema del XIX grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, ossia quello di Gran Pontefice.3)

Nella simbologia biblica, l’acacia è riservata alla costruzione di quanto di più sacro e previsto per il culto a Javhé. È lui stesso a indicare che siano di questo legno prezioso l’Arca dell’Alleanza, la Mensa, l’ossatura della Dimora, le colonne che reggono il Velo e quelle che reggono la Cortina, l’Altare degli olocausti e quello dei profumi.4) Dunque, nella simbologia biblica, 1’acacia è legno che indica il legame tra l’Uomo e il Sacro.

C’è, infine, un interessante riferimento letterario all’ acacia nell’Eugenio Onegin, opera del massone Aleksandr S. Pu5kin,    in cui si legge il verso:

Come dicevo, il mio Zareckij, all’ombra delle

amarasche e delle acacie, aveva alfine trovato

rifugio dalle tempeste e viveva come un autentico

saggio.6)

In questi versi, l’acacia è dunque associata ad una vita saggia, vissuta lontano dalle tempeste del mondo profano.

La melagrana

Questo frutto, che al giorno d’oggi orna una delle due colonne d’ingresso ai templi massonici,7) nella Bibbia orna entrambe le colonne d’ingresso al Tempio di Salomone 8) ,come riferito sia nel Primo Libro dei Re, ove si legge che Hiram fece melagrane su due file intorno al reticolato per coprire i capitelli sopra le colonne; allo stesso modo fece per il secondo capitello9), e che nel Secondo Libro delle Cronache, in cui si afferma che il Maestro architetto fece ghirlande e le pose sulla cima delle colonne. Fece anche cento melagrane e le collocò fra le ghirlande.l0)

Sul significato simbolico della melagrana in Massoneria si è detto e scritto molto. Come sempre capita parlando di simboli, tuttavia, è evidente che il significato non può essere cristallizzato in un solo aspetto, e che nessuno può vantare il possesso della verità. Detto questo, due sono le interpretazioni più accreditate: la prima è che simboleggi l’unità nella diversità (l’unità del frutto nella diversità dei chicchi; e quindi, per analogia, l’unità della Massoneria nella diversità dei Fratelli massoni); la seconda è che stia a indicare la difficoltà di penetrare il mistero massonico, ma insieme la piacevolezza del risultato quando questo sia raggiunto (la scorza coriacea, difficile da aprire, contrapposta al sapore gradevole dei chicchi).

Bruno Poggi, di recente, ha invece così sintetizzato il simbolismo della melagrana nel mondo muratorio:

L’immagine simbolica si commenta da sola se mentalmente si trasferiscono le componenti del frutto a realtà umane. Il frutto, nel suo insieme:

“Unum ad Omnes” (Una realtà unica per tutti). La scorza coriacea, tossica e amara: il potere di isolamento e di difesa da agenti esterni con intenzioni aggressive o distruttive. All’interno del frutto la sepimentazione in loculi: si riferisce alle tante distinte sedi dell’Istituzione.11) La pelle (arillo) che ricopre ogni chicco: è la coscienza

autonoma del singolo. La comune dolce e rossa sostanza che dà il

colore: è il simbolo delle Virtù teologali che uniscono tutti i componenti (Fede, Speranza e Amore). 12)

Il nontiscordardime

Questo fiore è entrato solo nell’ultimo secolo nel deposito simbolico della Libera Muratoria, ma è subito diventato una delle immagini più amate dai Massoni di tutto il mondo.

L’origine del nome di questo fiore è raccontato in una antica leggenda austriaca: due giovani innamorati si stavano scambiando, lungo le rive del Danubio, una promessa d’amore, e il giovane stava donando un mazzolino di questo fiore alla fanciulla, quando improvvisamente scivolò nel fiume e fece in tempo soltanto a gridare alla sua amata:  “Non ti scordar di me!”. Sin dal tardo medio evo, in Austria, il fiore assunse il simbolo di memoria di chi non c’è più. Non stupisce, quindi, che durante il nazismo – prima in Austria, poi in Germania il nontiscordardime sia stato assunto come simbolo della Massoneria, svolgendo un duplice ruolo: quello di memoria dei tanti Massoni perseguitati, internati e uccisi dal regime di Hitler e, insieme, quello di segno di riconoscimento tra gli appartenenti all’Istituzione, laddove il canonico simbolo di squadra e compasso sovrapposti era diventato troppo pericoloso. Quando, al termine della Seconda Guerra Mondiale, la storia fu risaputa, i Massoni di tutto il mondo adottarono, in un moto spontaneo, questo simbolo.

La spiga di grano

La spiga di grano è da sempre simbolo di abbondanza, ma non è forse per questo che entra a far parte della tradizione massonica, quanto piuttosto per le caratteristiche della parola ebraica che la indica.

Infatti, l’ebraico per “spiga di grano” è shibboleth, una parola di difficilissima pronuncia, 13) poiché la coppia di lettere sh andrebbe pronunciata, stando ai manuali, come un suono aspirato simile a quello di un respiro difficoltoso.

Narra la Bibbia che i Galaaditi la richiedessero come parola di passo a chi voleva attraversare il fiume Giordano; poiché gli Efraimiti (nemici dei Galaaditi) la pronunciavano con un suono sibilante, essi venivano costantemente respinti o uccisi:

I Galaaditi intercettarono agli Efraimiti i guadi del Giordano; quando uno dei fuggiaschi di Efraim diceva: “Lasciatemi passare”, gli uomini di Galaad gli chiedevano: “Sei un Efraimita?”. Se quegli rispondeva: “No”, i Galaaditi gli dicevano: “Ebbene, di’ Shibboleth”, e quegli diceva Sibbolet, non sapendo pronunciare bene. Allora lo afferravano e lo uccidevano presso i guadi del Giordano.14)

In effetti, con ogni probabilità, in questo caso la parola shibboleth assumeva un altro significato (più consono al contesto), e precisamente quello di “acqua corrente“; la tradizione massonica, tuttavia, preferisce quest’ultimo il significato già descritto di “spiga di grano“.

E facile in ogni caso, dal racconto biblico, comprendere perché la Massoneria ne abbia fatto una  “parola di passo” per accedere da una camera all’altra.

Il lauro e l’ulivo

Trattiamo insieme questi due simboli vegetali poiché è insieme che essi compaiono nei rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato, e precisamente al IV grado, quello di Maestro Segreto, ove – nella fase di apertura dei lavori il Potentissimo Re Salomone chiede ad Adonhiram dove questi sia stato ricevuto Maestro Segreto, ed egli risponde: “Sotto il lauro e l’ulivo”. Un ramoscello d’ulivo e uno di alloro ornano, insieme ad altri simboli, il grembiule di questo grado e, intrecciati a formare una corona, sono posti sull’ara.

Il lauro, o alloro, era pianta sacra ad Apollo, divinità legata al Sole è quindi indirettamente simbolo, in Massoneria, del Maestro Venerabile.

Nell’antichità, come ben noto, le corone di lauro erano poste sul capo dei saggi, dei campioni, dei condottieri vittoriosi.

L’ulivo era invece pianta sacra a Minerva (dea che accompagna simbolicamente le virtù del Maestro Venerabile); nella tradizione giudaico-cristiana, invece, il ramoscello di ulivo è simbolo di pace e di rinnovato equilibrio.

Sintetizzando il simbolismo delle due piante, dunque, si può pensare che esse riassumano le doti di saggezza, illuminazione, equilibrio interiore che si riconoscono al Maestro Venerabile, per estensione, ai Maestri in generale.

Non è dunque strano che sia sotto questi simboli che avviene il “passaggio” al grado immediatamente successivo a quello di Maestro, ovvero quello di Maestro Segreto.

Cosi Giordano Gamberini, già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, commenta la presenza di questi due simboli nell’emblema araldico del Grado di Maestro Perfetto:

Sull’altare, una corona di alloro, simbolo della vittoria da riportare su se stessi ed una di olivo, simbolo della fecondità della pace che segue la vittoria. 15)

La rosa

La rosa, nel variegato simbolismo massonico, compare associata alla croce, in modo particolare in alcuni alti gradi dei Riti di Perfezionamento (XVIII grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato: Principe Rosa+Croce, Cavaliere dell’Aquila e del Pellicano; XI grado dell’Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraim: Cavaliere dell’Aquila e del Pellicano, Principe Rosa+Croce).16)

Dunque, è nel contesto dell’eredità rosacrociana che va studiato il simbolismo di questo fiore nella Libera Muratoria.

La rosa simboleggia la bellezza, la dolcezza, la purezza, l’amore spirituale; in particolare, poi, per il modo in cui petali e sepali si stringono tra loro, può anche rappresentare la concordia e l’amore fraterno.

La croce è invece alchemicamente considerata l’incontro fra i quattro elementi (acqua e aria sul piano orizzontale, terra e fuoco su quello verticale); il centro rappresenta quindi il perfetto equilibrio tra questi elementi alchemici.

Ma la croce è anche fusione della materialità (sul piano orizzontale) e della spiritualità (su quello orizzontale).

Nel simbolo rosacrociano, quindi, la rosa è situata al centro dei due bracci della croce, perfetto equilibrio tra la materialità e la spiritualità, dunque simbolo di amore e fratellanza che nasce nel punto d’incontro tra grandi diversità.

Ma, nella versione originaria del rosacrocianesimo – una delle forme più alte di esoterismo cristiano, da cui la Massoneria ha attinto copiosamente la rosa che fiorisce dalla croce indica anche la possibilità di rinascita di un patto tra Uomo e Dio in forza della crocifissione di Gesù. Infatti, almeno in origine, le rose erano cinque: le prime quattro erano poste all’estremità della croce (e il quattro è numerologicamente simbolo di compiutezza), mentre la quinta, posta al centro, rappresenta una nuova possibilità, la riapertura di ciò che pareva compiuto.

Un’ altra interpretazione è che la rosa fiorita sulla croce indichi che il mistero della crocifissione deve ancora essere rivelato; infatti la croce risulta simbolicamente sub rosa, espressione che indica un segreto. Un’altra interpretazione – e per di più proprio nell’ambito massonico – è stata infine fornita da Carl Gustav Jung:

La croce e la rosa rappresentano il problema degli opposti dei Rosacroce (per crucem et rosam), e cioè degli elementi cristiano e dionisiaco.l7)

Va altresì ricordato che le Obbedienze massoniche nordiche (e sempre più spesso anche le altre Obbedienze, incluse quelle italiane) celebrano, nel giorno del Solstizio d’Estate, la Festa delle Rose, cui possono accedere anche i profani. Durante il suo svolgimento, tutti i presenti posano una rosa rossa sull’ara del Tempio. Il significato è riportato in un passo del rituale, in cui è presente la seguente invocazione al Grande Architetto Dell’Universo :

Abbiamo adornato di rose rosse l’Ara a te edificata, e bruceremo la pergamena con i nostri nomi. Attraverso questi atti simbolici noi manifestiamo l intenzione di bruciare ogni errore profano commesso in passato. Dalla fragranza delle rose ricaveremo Saggezza, Bellezza e Forza, le grandi Virtù che ci proponiamo di mantenere nei nostri cuori,  onde meglio servire in Tuo nome l’Umanità. Incidi nella nostra coscienza le massime sublimi che ci insegnano: “Prima che la tua Rosa possa restare alla presenza del Grande Architetto Dell’Universo, essa deve essere intrisa nel sangue dei sacrifici del Tuo cuore”.18)

La spiegazione del simbolismo delle rose è approfondita in un passo

successivo: Diffondete sempre più lontano la fragranza della pura Saggezza, o Rose, simbolo dell’Io superiore, nella Sua veste di Luce iniziale fecondata dallo Spirito.

Voi, diventate rosse, foste bagnate dal sangue del sacrificio dei nostri cuori. Voi, simbolo di Bellezza, di Riservatezza e d’Amore. l9)

3. I giardini massonici

Negli ultimi anni, diversi ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione sui cosiddetti giardini massonici, che nel settecento iniziarono ad ornare ville e parchi cittadini introducendovi chiare simbologie esoteriche e, più specificamente, libero muratorie.

Come ha sottolineato Agostinetti, tre sono i fattori che possono far classificare come massonico un giardino settecentesco: la presenza di simboli inequivocabili come squadra e compasso, le due colonne contrassegnate da J e B, la stella fiammeggiante (per citare i più comuni e caratterizzanti) o, in assenza di questi, ma  in presenza di altri simboli a potenziale lettura esoterica (le grotte, le piante, i colori, i ponti), l’identificazione del committente o dell’architetto come un affiliato alla Massoneria.20)

Come sempre, lo scopo era di velare valori dietro i simboli, a volte direttamente massonici, molte altre mutuandoli dal deposito simbolico dell’alchimia (cui, peraltro, la simbologia massonica deve molto). Cosi, non è difficile trovare giardini organizzati in quattro zone (corrispondenti ad aria, acqua, terra e fuoco) o in tre livelli, corrispondenti alle tre fasi dell’opera alchemica (opera al nero o nigredo, opera al bianco o albedo, opera al rosso o rubedo): qualcosa di simile si trova a Pesaro, a Villa Caprile, residenza estiva della famiglia Mosca-Barzi, che annoverò alcuni massoni tra suoi membri.21)

Più in generale, per capire i1 significato del giardino massonico, riportiamo le esaurienti parole di Agostinetti:

un’arcana unione di elementi, talvolta tra loro contrastanti: fonte e montagna, acqua e ponte, montagna e caverna, grotta ed alberi. ( . . .) Era però un ritorno alla natura, alle radici dove, ad  esempio, la nuda montagnola o la neo-gotica torre potevano corrispondere all’ascesa ai gradi massonici. Naturalmente tutto dipendeva dalla sensibilità e dalle possibilità economiche del committente, signore e padrone della villa o del palazzo, dovendo in ogni caso il giardino corrispondere ad alcuni canoni di costruzione che, spesso, corrispondevano a precisi simboli massonici. Il nuovo giardino poteva essere visto come ideale immaginazione di riferimenti prospettici, di luce-ombra, di interpretazione tra paesaggio e santuario e dove i Fratelli potevano spaziare nel classico dualismo massonico tra ragione e mito; 22)

e, ancora, quelle dí Biedermann:

il percorso dalla foresta selvaggia attraverso il boschetto sacro conduce al giardino, cioè è ad una porzione di natura organizzata e curata in modo artificiale, a cui il simbolismo tradizionale assegna un ruolo positivo… Il Giardino del Paradiso rimanda al Creatore, che assegno ai primi esseri umani un luogo ben curato e dal quale erano esenti i pericoli. (…)

Nell’iconografia alchimistica un giardino di questo genere rappresenta una contrada a cui è possibile accedere attraverso una stretta porta e soltanto a condizione di aver superato grandi fatiche e difficoltà.23)

Dunque il giardino massonico è la rappresentazione simbolica del percorso di liberazione che l’Uomo compie all’ interno dell’istituzione libero muratoria, non tuttavia in senso celebrativo, quanto piuttosto come ulteriore stimolo alla riflessione.24)

In questo senso va anche interpretato il celebre Parc Guell di Barcellona, progettato da Antoni Gaudi, esoterista cristiano molto vicino alla Massoneria.25)

Una annotazione a parte merita infine Leon Dufourtry, architetto francese affiliato alla Massoneria, che progettò e realizzò l’Orto Botanico di Palermo con simbologie egizie – secondo il gusto massonico dell’epoca – ed altre più distintamente libero muratorie.

4. Le massonerie vegetali

Nel corso degli ultimi tre secoli, dalla fondazione della Massoneria moderna (intesa in senso speculativo) convenzionalmente fissata il 24 giugno 1717 con la costituzione della Gran Loggia di Londra, numerose Istituzioni, di tipo massonico o paramassonico, si sono ispirate per il loro simbolismo al mondo vegetale, piuttosto che fare riferimento al simbolismo della pietra, materia prima dei costruttori di cattedrali, ai quali si rifà invece la Massoneria intesa in senso stretto. Analizzeremo, di seguito, alcune di, queste Istituzioni.

La Massoneria Noachita

Questo ordine massonico (rappresentato in Italia dall’Antico Rito Noachita, che gode del riconoscimento del Grande Oriente d’Italia) è spesso definito come Massoneria del Legno, poiché si rifà al simbolismo della costruzione dell’Arca di Noè. Dunque, mentre i Massoni di norma costruiscono un Tempio utilizzando la pietra, i Noachiti sono simbolicamente chiamati a costruire l’Arca utilizzando il legno. Si tratta di un rito fortemente ispirato a un’ideale riconciliazione del trinomio Uomo-Natura-Dio.

La tradizione noachita ha un corrispettivo inglese nel grado di Royal Ark Mariner.

Carboneria, Charbonnerie, Ordre des Fendeurs, Sorelle Giardiniere

Anche la Carboneria è spesso stata indicata come Massoneria del Legno, per via del suo riferimento al carbone. Si tratta senza dubbio della più nota e più importante società segreta con fini politici e rivoluzionari dell’Ottocento. Le sue origini vanno con ogni probabilità ricercate nell’Ordre des Fendeurs (ossia dei Taglialegna), che fu fondato a Parigi nel 1747 dal Massone Cavaliere di Beauchaine con l’intento di costituire una società segreta con un simbolismo simile a quello massonico (tuttavia di stampo vegetale), che fosse però aperta anche alle donne.26)

Un ruolo ha senza dubbio avuto, nella sua costituzione, anche la Charbonnerie francese, società segreta che sosteneva di discendere direttamente dalla corporazione dei carbonai medievali; quel che è certo, è che fu proprio un membro della Charbonnerie, Joseph Briot, a fondare a Napoli, nel 1808, la Carboneria quale ci è pervenuta nei pochi documenti giunti sino a noi, quella cioè che ha poi partecipato ai moti indipendentisti italiani. Fu lo stesso Briot a dotarla di rituali che combinavano quelli della Massoneria e quelli della Charbonnerie.

La Carboneria non ebbe carattere di unitarietà e, da nazione a nazione (talvolta da città a città), potevano svolgersi rituali abbastanza differentitra loro, anche se tutti di chiara impronta massonica.27)

In Carboneria, infine, erano ammesse anche le donne, seppure con un ruolo subordinato, identificato dall’appellativo di Sorelle Giardiniere.

Order of Free Gardeners

Si tratta di una società fraterna paramassonica, nata in Scozia – secondo la tradizione – nel XVII secolo, ossia in contemporanea alle prime Logge massoniche a carattere speculativo.

I1 forte legame, anche simbolico, con la Massoneria, si evince anche dall’emblema dei Free Gardeners che aggiunge, ai tradizionali squadra e compasso, un coltello da giardiniere aperto in modo da sovrapporsi alla squadra.

Il richiamo simbolico è quello della costruzione di un nuovo giardino dell’Eden; torna quindi l’idea – già vista per i Massoni noachiti – della riconciliazione del trinomio Uomo – Natura – Dio.28)

Si tratta, anche in questo caso, di una società fraterna paramassonica, il cui primo meeting ufficiale avvenne a Leeds nel 1834. Tuttavia, la tradizione attesta la presenza di questo ordine (sotto il nome di Royal Foresters) già nel 1745.

Si tratta di una società di fraterno e mutuo soccorso, che simbolicamente richiama l’idea di viandanti che si assistono l’un l’altro durante il lungo percorso entro la foresta della vita. Nota oggi con il nome di Foresters Friendly Society, è una associazione con chiare finalità filantropiche.

Tall Cedars of Lebanon

Si tratta, in questo caso, di un ordine paramassonico in senso stretto; ossia, vi possono aderire soltanto Maestri Massoni e i loro rituali si svolgono, in genere, presso il locale Tempio Massonico.

Il richiamo è ai cedri del Libano, uno dei materiali di costruzione utilizzati, secondo le fonti bibliche, per la costruzione del Tempio di Salomone:

Hiram 29) fornì a Salomone legname di cedro e

legname di abete, quanto ne volle.30)

fa esattamente riferimento alla figura di Noè, mentre il primo è ispirato a quella di Adamo e il terzo a quella di Salomone.

Lo scopo degli Alti Cedri del Libano è essenzialmente filantropico e supportano coi loro finanziamenti la ricerca medica, specie nell’ambito delle distrofie muscolari.

8.5. I botanici massoni

Vogliamo ricordare, per concludere, alcune figure di botanici, senza alcuna pretesa di completezza che hanno aderito alla Massoneria.

Botanici italiani

Ricordiamo anzitutto Antonio Cocchi, il primo italiano ad essere iniziato alla Massoneria in una Loggia in territorio italiano 3l) (si trattava di una Loggia innalzata a Firenze, di obbedienza inglese), il 4 agosto 1732. Era un medico e un naturalista nato a Benevento nel 1695. Lo ricordiamo qui in quanto membro della Società Botanica 32) e di un’opera d,i interesse botanico sulla pianta di cacao e sul suo uso alimentare, dal titolo “Discorso sopra la cioccolata“. 33) Fu inoltre autore del trattato Del vitto pitagorico per uso della medicina, concernente i benefici dell’alimentazione vegetariana.34)   Infine, nel 1737 fu incaricato di tenere, î Palazzo Vecchio in Firenze, l’elogio funebre di Pietro Antonio  Micheli botanico del Granduca di Toscana e fondatore della Società Botanica Fiorentina.

Domenico Cirillo, medico e botanico napoletano, patriota della Repubblica Napoletana del 1799, fu affiliato alla Massoneria a Napoli presso la Loggia Les Zèles di obbedienza olandese nel 1770, e in seguito alla Loggia La Zelée et la Sécrète, passata dall’obbedienza olandese a quella inglese. Per l’adesione alla Repubblica, fu condannato a morte; la sentenza fu eseguita il 29 ottobre 1799. Botanico di grande valore, fu autore di svariate opere riferibili a questa disciplina. Ne ricordiamo: Plantarum rariorum regni Neapolitani,35) Fundamenta botanica sive Phitosophiae botanicae expticatio,36) Ad botanicas Institutiones introductio,37) Tabulae botanica elementares quatuor priores sive Icones partium qua in fundamentis botanicis describuntur.38)

Pietro Petruccio marchese pesarese, nacque nel 1777. Aderì alla Carboneria e alla Massoneria. Per la sua partecipazione ai moti che nel 1831 cacciarono da Pesaro il Legato pontificio, fu esiliato e si trasferì a Marsiglia. Rientrato a Pesaro solo nel 1847 o vi rimase fino alla morte, sopravvenuta nel 1863 . Professore presso l’Accademia Agraria di Pesaro, fu autore di un prezioso erbario o purtroppo ridotto ormai in pessime condizioni ed oggi conservato presso il Centro Ricerche Floristiche Marche della Provincia di Pesaro e Urbino; fu inoltre in contatto coi maggiori botanici dell’epoca, che 1o citano sovente nelle loro opere. Lodovico Calvesi, esule con lui a Marsiglia, gli dedicò una pianta, la Sphaeria petrucciana.39)

Botanici stranieri

Partiamo senz’altro da Elias Ashmole (1617-1692), uno dei primissimi massoni speculativi accettati da una Loggia operativa nel XVII secolo; antiquario, alchimista, collezionista d’arte, storico, astrologo, egli fu anche un valente botanico. Eredito la ricca collezione botanica di John Tradescant e ne finanziò la pubblicazione del catalogo, il cosiddetto Musaeum Tradescantiam .40)

Ricordiamo ancora il portoghese Jose Correia da Serra (17 5 1- 1823), che ebbe un ruolo importante nel trasferire al chiuso ambiente portoghese i metodi più avanzati raggiunti dagli specialisti europei nell’ambito della classificazione botanica. 41)

Robert Kaye Greville (1794-1 866) fu membro della Royal Society of Edinburgh e presidente della locale Botanical Society. Fu apprezzato autore di numerosi saggi, in particolare sulle piante crittogame. Massone è anche ricordato per aver partecipato in qualità di vicepresidente alla Convention Mondiale anti-Schlavista, che si tenne presso la Freemasons’ Hall di Londra nel 1840.42)

William James Tutcher ( 1867 -1920) fece la sua carriera botanica in Hong Kong dove arrivò a coprire il ruolo di Sovrintendente del locale Dipartimento Botanico. Fu a Hong Kong che egli divenne Massone, e arrivò a ricoprire la carica di Deputy Dirtrict -Grand Master of Hong Kong and South China.43)  Gli fu dedicato il genere Tutcheria da Stephen Troyte Dunn.

Per concludere, segnaliamo che in un saggio del 2010 è riportato l’elenco completo dei Massoni membri  della Royal Society, in cui figurano i seguenti botanici (in ordine alfabetico): 44)

Joseph Banks (1743 – 1820): sotto la  sua guida (virtuale, poiché non assunse mai il ruolo ufficiale di Direttore, pur svolgendone le mansioni) il Kew Royal Botanic  Garden divenne  il principale Orto Botanico a livello mondiale.

Charles Dubois (1656-1740): il suo erbario di oltre 13.000 esemplari è oggi conservato all’oxford Botanic Garden.

Naphtali Franks (1714-1796): fu un collezionista di semi e piante provenienti da tutto il mondo.

Joseph Reynolds Green (1S48-1914): fu docente di Botanica e membro della Società Farmaceutica della Gran Bretagna.

George Hibbert  (1757-1837) collezionò numerosi reperti botanici

John Martyn (1699-1768): medico, applicò le sue conoscenze botaniche alla cura di diverse patologie. Pubblicò un volume dal titolo Historia plantarum rariorum nel 1728.

Richard Richardson ( 1663 -174l): fu un assiduo viaggiatore e raccoglitore di campioni botanici e, con le sue ricerche, ampliò considerevolmente la lista delle piante del territorio Britannico.

Philip Barker Webb (1793 – 1854): grande viaggiatore, costituì un ricco erbario che lasciò poi in eredità al Museo di Storia Naturale di Firenze. L’Università di Firenze gli ha dedicato la rivista botanica Webbia tutt’ ora attiva.

William Whitering (1741-1799): medico, applicò le proprie competenze botaniche alle terapie cliniche. Fu l’autore di un testo botanico di riferimento, The botanical arrangement of att the vegetables naturally growing in G. Britain, che conobbe diverse edizioni.

NOTE

1) Del personaggio di Hiram si riferisce nella Bibbia, e precisamente in I Re, 7: 13-14 e 2  Cronache, 12-13; tuttavia la leggenda del suo omicidio da parte dei compagni infedeli è una leggenda squisitamente massonica.

2) A proposito dell’identificazione, nei riti di iniziazione, con l?eroe del mito, Jung afferma: “Un’altra identificazione importante per l’esperienza di trasformazione è quella col dio o con I’eroe che si trasforma nella cerimonia sacra. Molte cerimonie cultuali hanno come scopo la creazione di questa identità” (C.G. Jung, “Sul rinascere”, in Anima e morte; Sul rinascere) Bollati Boringhieri, Torino 1978,p.61

3) Si tratta di un cosiddetto grado desueto – ossia, non più praticato – del sistema rituale del Rito Scozzese Antico ed Accettato.

4)Esodo 25: 10 – 30:1.

5) Il poeta fu membro della Loggia Ovidio all’Oriente di Ki5injov.

6) A.S.Pu5kin, Eugenio Onegin, Milano, Rizzoli 1999, p. 301.

7) Per la precisione, la colonna Jachin.

8) quindi sia la colonna Boazc he la colonna Jachin.

9) 1 Re, 7: 18.

10) 2 Cronache,3: 16.

11) Ovvero alle Logge.

12) B. Poggi, Symbola, simbologia alchemica araldica e muratoria, Pescara, Ianieri Editore 2007, p. 146.

13) In sociolinguistica, addirittura, il termine shíbboleth sta proprio ad indicare una parola di non sia madrelingua.

 14) Giudici; 12 5-6

15) G. Gamberini, Gli emblemi araldici della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, Firenze, Convivio/Nardini Editore 1988, p. 89.

16) È del tutto evidente la corrispondenza dei gradi nei due sistemi rituali.

17) C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, Milano, Rizzoli 1998, p.285.

l18) R. Chissotti, Moderno Dizionario Massonicoo Foggia, Bastogi 2001,p.496.

19)  lbidem.

20) N. Agostinetti, Giardini massonici dell’Ottocento veneto,Padova, La Garangola 2006,pp. 7-8.

21)Francesco Mosca Barzi, in particolare, è ricordato da Carlo Porta nella poesia Ona vision, che ne

fa esplicito riferimento in quanto Massone: “Hoo vist Bovara, hoo vist Battaja…el dis, / Mosca…

Pensa… Vian… Ohíbò, ohibò, ohibò! / Anch de sta sort de robba in Paradis? /No sal che son de quej

che l’ha daa in lista / el Devecc per Massoni a noi Sussista?”.

22) lvi,pp. I l-12.

23)H. Biederm ann, Enciclopedia dei simboli,Milano, Garzanti 1991, pp.226-228.

24) Pe, una ricca disamina sui giardini massonici in particolare ed esoterici in generale, si veda B. Mazza Boccazzi, “Esoterismo nei giardini veneti”, in G.M. Cazzaniga (a cura di), Storia d’Italia, Annali 25, Esoterismo, Torino, Einaudi 2010, pp. 405-429.

25) M. Rocchi, “L’esoterismo senza tempo di Barcellona, dai costruttori di cattedrali a Gaudi”o in

Secreta l: 46-60,2011.

26) J.M. Greer, Dizionario enciclopedico dei Misteri e dei Segreti,Milano, Mondadori 2008, pp. 438- 439.

27) M. Rocchi, Rinato nella pietra, Catania, Tipheret 2014, p. 88.

28) Peraltro, il secondo dei tre gradi dell’Ordine dei Free Gardeners.

29) Si tratta in questo caso di Hiram re di Tiro, da non confondersi dunque con l’architetto Hiram Abiff, che progettò il Tempio di Salomone.

30) I Re 5:24.

31) La  precisazione è d’obbligo, poiché il primo Massone italiano fu il musicista Francesco Xaverio Geminiani, che venne però iniziato nella Loggia londinese Queen’s Head, il  1° febbraio 1725.

32) Presso la quale tenne nel 1734 un discorso dal titolo Dei vermi cucurbitini detl’ttomo.

33) A. Cocchi, Discorso sopra la cioccolata, Firenze, Polistampa2005.

34) A. Cocchi, Del vitto pitagorico per uso della medicina, Venezia, Simone Occhi 1744.

35) D.. Cirillo, Plantarum rariorum regni Neapolitani, Napoli, Pironti 2005.

36) D.Cirillo, Fundamenta botanica sive Philosophiae bòtanicae explicalio, Napoli, s.e. 1785-1787.

37) D. Cirillo, Ad botanicas Institutiones introduilro, Napoli, Donatl Campi 1771.

38) D. Cirillo, Tabulae botanica elementares quatuor priores sive lcones partium qua infundamentis botanicis describuntur,Napoli, s.e. I 790.

39) M. Rocchi, Naturalisti pesaresi dett’Ottocento: Pietro Petrucci, Domenico Paoli, Francesco Baldassini, in Pesaro tra Risorgimento e Regno unitario,Venezia, Marsilio 2013, pp. 3ll-320.

40) J. Tradescant, Musaeum Tràdescantianum, or A Collection of Rarities, London,John Grismond 1656.

41)M.P..Diogo, A.Carneiro, A.Simoes, The Portuguese naturalist Correia da Serya (ITSI-1523) and his impact on early nineteenth-century botany,ln Journal of the History of BiolòSy 34: 353-3g3, 2001.

42) Obituary. Dr.Robert Kaye Greville, in Quarterly Journal of Microscopical Science s2-6: lgg- 200, I 966.

43) B. Coak, Wlliam James Tutcher 1867-1g20 Botanist & Freemoson. consultabi le al sito web : http ://www.kernowkid.com/uploads/ ?P!l/2/29l2680llbro.-williamjamesJutcher-hk-botanist_. pdf [ultimo accesso 26/lt/20t4].

44)  Freemasons and The Royal Society: Alphabetical List of Fellows of the Royal Society who were Freemason.  Consultabile al sito: http://www.freemasonry.london.musseum/os/wp-content/reources/frs   freemason_complete_jasn2010.pdf(ultimo accesso 26/11/2014

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IL MAESTRO VENERABILE

Il Maestro venerabile:

di Athos A. Altomonte

«Cosa differenza un iniziato dalla generalità profana? Una mente rischiarata da una coscienza ridesta.»   Al vertice d’ogni Loggia siede un Maestro per dirigerne i Lavori. Come segno distintivo, dagli altri Maestri egli è designato: venerabile. Di regola è un iniziato, e come tale segue delle prassi che infonde alla propria Loggia per renderla “giusta e perfetta” La morale del Maestro venerabile Il pavimento del Tempio massonico è rivestito da un mosaico bianco e nero. Tra i due opposti passa una linea, un filo che li separa ma al contempo li unisce. Questa è la rappresentazione della condizione umana in bilico tra bene e male, e tra luce ed ombra. E’ il chiaroscuro della mente che separa la negritudine di una parte della condizione umana dal biancore del lato spirituale ed iniziatico. Nell’ombra della coscienza fisica, la ragione è un elemento semicosciente che tende a riprodurre una visione della realtà che identifica con se stessa, con ciò che capisce, con ciò che pensa e quindi, con ciò che essa crede. Allora, la percezione finisce per costituire un punto di coscienza egocentrico che, focalizzato su se stesso, del reale, si limita ad accettare solo le apparenze che si confanno ai propri contorni individuali. Una percezione mentale, quindi, mono-tona, conforme e ripetitiva, che solo estroiettandosi dal proprio egocentrismo potrà svilupparsi in facoltà intellettuale. Solo un libero intelletto può pervenire all’intuitività, come solo una mente intuitiva diviene conscia d’ogni particella bianca o nera, che intreccia in ogni circostanza della condizione umana, ogni sua azione ed ogni sua proposizione. Ed anche se non tutte le motivazioni sono condivisibili, possono sempre essere distinte in ogni singola parte, scegliendo di volta in volta l’atteggiamento più consono ai valori della propria coscienza. Una mente intuitiva è libera di ricevere ma anche di dare, per questo è paragonata ad un brillante, le cui sfaccettature attraggono e riflettono ogni raggio di comprensione, senza ridurne la luminosità, ma rispettando la purezza dei suoi barbagli. Questo è l’altruismo intellettuale che contraddistingue una mente evoluta. Ma cosa fa una mente brillante delle idee incerte o scomposte assorbite attraverso i sensi, se non ordinarle o liberarsene? Nello stesso modo, un Maestro venerabile istruirà i propri lavori ordinando i ranghi degli Operai che affollano il Tempio, liberandosi di chi perdura nella negligenza o di non seguirà le Regole dell’Arte *. * i significati di Ars Muratoria, A. Regia e A. Pontificia saranno discussi più avanti.   La visione del progetto L’evolversi di un progetto iniziatico può apparire confuso, e l’edificazione di un Tempio interiore potrà apparire oscura a chi ignora le Regole dell’Arte. Ma l’apparente disordine scompare appena i suoi segreti vengono trasmessi all’Operaio e la loro chiarezza si rispecchierà nella compiutezza dell’Opera. Il metodo La prassi operativa di un Costruttore di idee si fonda sull’osservazione, la progettualità, sulla riflessione, la risoluzione e l’attuazione di un’Opera iniziatica. Così, anche il Maestro venerabile avrà una visione generale del piano, definendone i singoli progetti che lo compongono, che affida ad altri Fratelli costruttori secondo una graduazione di capacità e di predisposizioni verso i compiti da assegnare. E per non disperdere la sua visione d’insieme, il Maestro venerabile non partecipa ad alcun Lavoro particolare, ma sarà accanto ad ogni singolo Operaio nella sua opera particolare.   Costituzione dell’amalgama per un efficace Lavoro Rituale L’Ordine genera la coesistenza, la coesistenza genera la comprensione, la comprensione genera la tolleranza, la tolleranza genera la fratellanza e la fratellanza è di nuovo l’Ordine composto di una Catena di cuori (Corda Fratres). Quando la Catena è coesa dall’amalgama della consapevolezza, il Maestro venerabile potrà proiettare al suo centro un primo modello di Lavoro Rituale.   Della mancanza d’armonia e di comunicazione La Loggia è il singolo nucleo di una Comunione maggiore detta Ordine. La Massoneria è un Ordine mentre la Loggia rappresenta una singola pietra del Tempio comune da edificare. E peccherebbe di negligenza il Costruttore che non la squadrasse a dovere, armonizzandone i bordi perché combacino con quelli delle altre pietre. Infrangere questa Regola d’Arte porterà all’insuccesso l’Opera particolare ed alla perdita di quanto vi è stato investito in forza, intelligenza, tempo e fatica .   I doveri nell’Opera  Il dovere d’un Maestro venerabile è quello di vivificare il segmento di trasmissione iniziatica che gli compete per volontà dei propri Fratelli. Perciò, egli avrà la responsabilità di riconoscere chi sarà introdotto nella struttura che gli è stata affidata, consentendone l’accesso ad elementi coerenti al proprio risveglio interiore, in mente e spirito. Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo Tra quanti concepiscono un Ente supremo quale generatore di ogni causa visibile, molti finiscono per rivestirne l’idea sotto molteplici maschere umane credendo, così, di facilitare l’approccio sentimentale. Da qui l’assioma: il profano riduce Dio a propria immagine e somiglianza. L’immaginazione ha fatto una Divinità di ogni fenomeno esistente nella condizione umana. Un Dio per la caccia e per la battaglia; per la punizione e per la vendetta; per la passione e per la pace; per l’amore e per la saggezza e sino ad un Dio dai giudizi inflessibili e spietati. Ma per l’iniziato, il sentiero spirituale è solo la via che dal cuore raggiunge la testa, e per esprimersi non ha bisogno di culti esteriori. Perciò, abbandonata ogni concettualità religiosa s’indirizza verso il puro ideale spirituale: che intende raggiungere attraverso i lampi dell’intuizione che rivela ed Libero Arbitrio. L’iniziato distingue il valore spirituale dalle ideologie devozionali. Per questo è sempre stato distante da ogni religione antropomorfa fatta da adoratori d’immagini e di statue di pietra. La spiritualità è una dote interiore che non può essere raggiunta con mezzi esteriori. Per questo, al culto viene attribuito il significato di rappresentazione exoterica di una realtà metafisica. La Massoneria non affida il senso del sacro a culti esteriori ma ne racchiude il concetto in un termine astratto, asessuato ed imperturbabile chiamato: Grande Architetto dell’Universo. Questo termine non oppone fede personale a fede personale, e se di fede sente il bisogno il massone è libero di orientarsi, in cuor suo, alla rappresentazione che preferisce, senza arrecare “torto” alle altrui sensibilità.Quindi, nel rispetto di ciascun sentimento particolare, ogni cerimoniale, gesto rituale ed ogni atto amministrativo vengono posti ed enunciati dal Maestro venerabile: alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo. Questo non sarà mai un enunciato religioso ma solo un attenersi al principio spirituale, creativo e costruttivo dell’universo. Insegnamento ed esoterismo L’insegnamento iniziatico è la concezione astratta di realtà dimostrabili. In quanto tale, l’insegnamento iniziatico è sapere cristallizzato in cui, l’energia dell’idea è in stato di morte apparente (fissità spirituale). La fusione tra la volontà personale (generata dallo sforzo di chi applica la regola in ogni sua parte) ed il moto discendente dell’Ego renderà nuova vita all’insegnamento. L’insegnamento vivente è  «sapere creativo». Un sapere vitale che, al contrario dell’immobilismo della cultura nozionistica, agisce sulla coscienza individuale impressionandola. L’impronta influenza, modifica e rettifica ogni fenomeno fisico, comprese le personalità degli esseri che, delle proprie condizioni mentali ed emotive, sono la causa dei modi e degli aspetti in cui si riproducono.   Visualizzazione ed evocazione della conoscenza Il Costruttore d’idee è capace di evocare sullo schermo della propria mente ogni stato di coscienza che intende studiare. Questi, se vengono riflessi nella sfera percettiva della ragione fisica sono capaci di generare i toni di pensiero che danno vita a tutte le manifestazioni emotive d’ordine soggettivo. Questo processo, di fatto, può essere dominato, controllato ed usato creativamente per generare volontariamente stati di tensione mentale, la cui emulazione sarà assai vicina a quella reale. Ma prima di muoversi in quella direzione si dovrà comprendere come il suo utilizzo sia sottoposto a quell’evento psichico chiamato distacco. Distacco significa il non-coinvolgimento emotivo, ed è la chiave di volta per l’indirizzo mentale: evocativo della conoscenza.   Costruttore di pensieri Come l’occhio della mente ordina i pensieri e crea le forme che lo esprimeranno all’esterno, così il Maestro venerabile muove gli Operai all’interno come Forme pensanti per definire il Tempio ideale che s’intende erigere, secondo la Tradizione iniziatica, e nella comprensione delle Regole poste dal Gran Architetto dell’Universo . Gli Operai sono forme pensiero selezionate ma non qualificate. Che vengono specializzate dagli strumenti del proprio Lavoro, con l’esperienza iniziatica e la comprensione esoterica. In altre parole, approfondendo tutti gli elementi del Sapere universale. L’occhio del Costruttore, allora, compreso il sistema, comincia a porre ordine anche nella propria mente (il Tempio interiore) armonizzandone i pensieri (gli Operai del proprio microcosmo interiore) che daranno nuova forma e sacralità al proprio “ essere “ . La metafora iniziatica della Massoneria Anche nella Massoneria ogni regola d’insegnamento è proposta in chiave ermetica e sotto forma simbolica. Di particolare consistenza iniziatica è la genesi della sua maestranza, incentrata sulla leggenda del Maestro Hiram in cui è stata racchiusa la metafora dell’Iniziato che risorge attraverso la rigenerazione spirituale costituendo, così, le prerogative del pontifex. Da qui la frase ermetica: l’immortalità mi è nota!   Tre Arti e Tre gradi dell’iniziazione massonica In qualsiasi modo venga poi suddivisa la Piramide iniziatica, l’Iniziazione reale è sempre suddivisa in tre fasi. Le tre fasi iniziatiche sono la descrizione di tre diversi stadi dello sviluppo mentale che, attraverso una graduale espansione di coscienza (simbolizzata dalla divaricazione graduale del Compasso), raggiungono la sommità di altrettante Arti iniziatiche. Allora, Tre Arti corrispondono a tre gradi iniziatici e questi a tre colori dell’Opera alchemica.   La valenza esoterica del grado d’Apprendista Introdotto è data dalla Massoneria Azzurra. Questa corrisponde all’Ars Muratoria. L’Ars Muratoria evidenzia il piano della memoria, della ragione e della teoresi. Con un insegnamento ancora puramente teorico delle prassi iniziatiche tradizionali, il massone può riconoscere i significati dell’iniziazione sul piano delle intenzioni, morali e speculative. Nella sua connotazione esoterica, l’Ars Muratoria conduce alla comprensione del Tempio ideale (corpo e mente fisica) dove risiede l’Operaio divino (la coscienza spirituale).   La valenza esoterica del grado di Compagno d’Arte è data dalla Massoneria Rossa. Questa corrisponde all’Ars Regia. L’Ars Regia  evidenzia il piano della mente astratta che protrae lo sviluppo intellettuale con la logica, l’esperienza empirica sino a raggiungere l’intuito. Qui, l’arte della memoria diventa anamnesi e riconoscimento del vero. Si apprende la correlazione tra i significati di forma, colore e suono. La verità ad esempio è correlata al colore bianco, allora, il colore bianco diventa il colore dell’iniziazione. Nella sua connotazione esoterica, l’Ars Regia porta a sviluppare propriamente le potenzialità della mente, attraverso cui s’apprenderà l’analogia tra le immagini macrocosmiche del Tempio celeste e quelle microcosmiche del Maestro massone. Tra il livello precedente e quello successivo viene inserita la Massoneria Nera. Questa fase ricorda come nell’Opera alchemica la Putrefazione e la Trasmutazione sono le condizioni essenziali per trasformare ogni “materia pesante” in elemento sottile (v. la Trasmutazione metallica). L’Opera in Nero non poteva avere altra posizione che questa. Infatti, la metamorfosi iniziatica non può disattendere ad uno stato di conoscenza e d’illuminazione che, precedendola, ne siano causa e stimolo vitale. La valenza esoterica del grado d’Apprendista è data dalla Massoneria Azzurra. Questa corrisponde all’Ars Muratoria.   La valenza esoterica del grado di Maestro Massone è data dalla Massoneria Bianca. Questa corrisponde all’Ars Pontificia (da cui il Pontifex, costruttore di ponti tra cielo e terra).   L’Ars Pontificia: introduce all’uso Operativo della Dottrina segreta corrispondente alla teurgia interiore, che comprende l’uso esoterico del cerimoniale e del ponte coscienziale che unisce l’entità fisica alla sua controparte metafisica. Nella sua connotazione esoterica, l’Ars Pontificia contempla la redenzione della materia individuale, la trasfigurazione dell’io inferiore attraverso nell’adombramento con la “Luce” dell’Ego sup. La luce iniziatica è quella dell’anima (che infiamma il Triangolo che rappresenta l’essenza fisica), che ingenera la luce “di conoscenza e comprensione” che distingue l’Iniziato maggiore dall’aspirante.   Lo sviluppo di tutto questo è la sfera di conoscenza iniziatica in cui opera il Maestro venerabile, Iniziato.  
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IL TEMPIO

IL TEMPIO di Franco Massimo

È una sala rettangolare con direzione da Oriente a Occidente. I quattro lati rappresentano i quattro punti cardinali; la volta è azzurra seminata di stelle e rappresenta il firmamento; vi è un’unica porta al centro della parete posta ad Occidente; non vi sono altre aperture visibili.

Nell’interno, ai lati della porta, vi sono due colonne di bronzo: a sinistra, entrando, la colonna è di stile dorico (di bronzo o di tinta rossa), è sormontata da tre melagrane dischiuse e reca sul fusto la lettera B; la colonna di destra è di stile jonico o corinzio (di bronzo o di tinta bianca o nera), sormontata da un globo e reca sul fusto la lettera J. Le lettere debbono potersi illuminare. Le melagrane e il

globo possono essere posti indifferentemente sull’una o sull’altra colonna. A lato della colonna ‘B’ (colonna del Nord) vi è un seggio su due gradini con antistante  ” altare”  o “ara” pure triangolare per il 1° Sorvegliante; un seggio posto su di un gradino, con innanzi un altare pure triangolare, per il 2° Sorvegliante, è situato verso il centro del Tempio, sul lato del Mezzogiorno. In molte Logge il posto del 2° Sorv.’. è situato a lato della colonna ‘J’ (colonna del Sud) – come è consentito anche dagli Statuti Generali -; il significato esoterico di tale disposizione lo vedremo più oltre.

Lungo la parete del ,Settentrione vi è una doppia fila di scanni fronteggiata da altra doppia fila di scanni situata lungo la parete del Mezzogiorno. Gli Apprendisti prendono posto nella prima fila degli scanni del Settentrione; i Compagni d’Arte, nella prima fila degli scanni del Mezzogiorno; i Maestri Muratori, nella seconda fila dell’una o dell’altra colonna.

Sul lato opposto all’entrata, cioè ad Oriente (questa parete è semicircolare), _vi è un ripiano delimitato da una balaustra al quale si accede per una rampa di quattro gradini posta al centro. sul ripiano sono i posti dell’Oratore (a sinistra di chi guarda verso l’oriente), del Segretario (a destra) e quelli per i visitatori di maggiore riguardo. Al centro dell’Oriente, collocato su altri tre gradini, vi è il Trono del Maestro Venerabile, riparato da un baldacchino di stoffa rossa (dice il Porciatti), azzurra (dice il Farina, riferendosi evidentemente alle Logge di Rito Moderno o Francese) a frange d’oro (i nostri Statuti Generali dicono che il baldacchino è rosso).

Innanzi al Trono è un altare e dietro, poco più alto delta spalliera, è il Delta Sacro costituito da un triangolo equilatero,luminoso nel quale si legge, a caratteri ebraici, il nome del Grande Architetto dell’Universo. Nel Delta può, invece, essere dipinto un occhio destro aperto, ma, in tal caso, vi sarà pure un altro triangolo equilatero trasparente con la lettera ‘G’.

‘Sulla parete dell’Oriente o sulla parte anteriore del baldacchino vi è la scritta A.’.G.’.D.’.G.’.A.’.D.’.U.’.. Ai lari del baldacchino, un poco più alti del Delta, vi sono due trasparenti illuminati raffiguranti il Sole e la Luna. A sinistra del Trono, per chi guarda, vi è la Bandiera nazionale e, a destra, il labaro della Loggia.            Innanzi all’Altare del M.’.V.’., sul primo ripiano (cioè sul quarto gradino) è posta l’Ara dei giuramenti. Essa può essere collocata anche presso il primo gradino che dal pavimento sale verso il Trono (cifr. gli Statuti Generali). Sull’Ara stanno una squadra, un compasso, il Libro della legge Sacra (la Bibbia, per noi) ed una lampada a sette bracci simile a quella del tempio di Salomone. A terra vi sono: a Settentrione una pietra grezza, un filo a piombo, un mazzuolo e uno scalpello (strumenti relativi al 1″ grado); a Mezzogiorno, una pietra  cubica, una livella, un regolo e una leva (strumenti relativi al 2° grado); a Occidente, una tavola da tracciare e la cazzuola (strumenti relativi al 3′ grado).

Al centro della stanza, sul pavimento a scacchi bianchi e neriviene collocato il Quadro di Loggia relativo al grado nel quale vengono svolti i lavori.

Le pareti del Tempio sono tappezzate d’azzurro (dice il Farina) drappeggiate di rosso (dice il Porciatti, il quale asserisce più oltre che “nelle Logge di Rito Moderno (Francese) i parati sono azzurri”) e lungo quelle del Sud e del Nord vi sono sei colonne ornamentali per parte, sul capitello o sul fusto delle quali è indicato il segno distintivo delle dodici costellazioni zodiacali. Una delle pareti appare incompleta. Lungo tutte le pareti del Tempio corre la catena di unione i cui due capi – è detto negli statuti Generali – debbono muovere dai lati dei Trono del Venerabile. Il cordone forma sette nodi d’amore.

La sala è illuminata, possibilmente, a luce diffusa e da un numero variabile di lumi dei quali tre sono sempre obbligatori: uno a tre bracci sull’Ara del M.’.V.’., uno a due bracci su quella del 1″ Sorv.’. ed uno a un solo braccio su quella del 2’Sorv.’.. Essi, come ho detto, sono le tre, Luci  della Loggia e simboleggiano le tre colonne spirituali della Famiglia: il M.’.V.’. la Saggezza, il 1° Sorv.’. la Forza ed il 2° Sorv… la Bellezza. Perciò accanto ad essi sono collocate, rispettivamente, le statue di Minerva, di Ercole e di Venere.

Sull’Ara del Venerabile trovano posto le “Costituzioni dell’Ordine”, i “Regolamenti della Loggia”, un mazzuolo (o maglietto), una spada fiammeggiante e, secondo il testo del Farina, una colonnina d’ordine jonico mobile; sull’Ara del 1° Sorvegliante  vi  sono un 1 mazzuolo e, secondo il testo suddetto, una colonnina d’ordine dorico mobile; sull’Ara del 2° Sorvegliante, infine, vi sono un mazzuolo e, sempre secondo il testo citato, una colonnina d’ordine corinzio mobile. Il testo del Porciatti non prevede le tre colonnine poste sulle Are citate ed anzi trovo: “Nelle Logge inglesi le due colonne non sono rappresentate che in miniatura e poste sul palchetto del I° e II° Sorvegliante, e solo una di esse è mantenuta diritta I’al’tra restando coricata; a lavori aperti è diritta la colonna del primo Sorvegliante e coricata l’altra, a lavori sospesi è diritta quella del secondo e coricata quella del primo. Il lavoro si compie così sotto gli auspici de!!a colonna B.’., d’ordine dorico (ordine agente) e la riparazione delle forze a favore della colonna J.’. , d’ordine jonico (passività recettiva) “.

Dal canto mio, confesso che non comprendo il collocamento delle tre colonnine descritto dal Farina. Sta bene, a mio avviso, che – come attuato nelle Logge inglesi – la colonna con capitello dorico stia sull’Ara del 1″ Sorv.’. poiché, oltre a quanto già detto dal Porciatti, è la colonna ‘B’ che fissa il suo posto in Loggia (la colonna degli Apprendisti); analogamente, essendo la colonna ‘J’ dei Compagni che determina il posto del 2° Sorv.’. sarebbe giusto che la colonnina posta sulla sua Ara fosse di ordine jonico. La terza colonnina, di ordine corinzio, indicata dal Farina, per la forma più evoluta ed ornata del suo capitello si addice, mi pare, al Venerabile che è la prima, la più importante delle tre Luci.

Infine, nel Tempio, vi sono le spade per I’uso corrente.

Da questa rapida descrizione. si deduce, come dice bene Giulio Sartorelli (“Discorso sulla ritualità massonica “) che  nel Tempio massonico di Salomone non esistono inginocchiatoi e la disposizione degli stalli è tale da consentire un facile scambio di conversazione.

Nel Tempio massonico dunque non si prega, ma si lavora alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo e discutendo si dirimono le controversie. Nel Tempio massonico la disposizione non è tale da render preminenti le manifestazioni del sentimento ma è tale da consentire nel libero dibattito l’estrinsecazione della più alta facoltà naturale: “la ragione” e la ragione trova Iddio dovunque e non solamente nell’altare. Nel Tempio massonico non si accetta supinamente la                                                                                                                                                                                                                                  giustificazione delle verità rivelate, ma scevri, per quanto possibile, da pregiudizi, in socratica modestia, si cerca la rivelazione della verità, come gli antichi filosofi. Non esistono tracce di riti sacrificali, non si riconoscono sacramenti.

“Che i Massoni siano amici della sapienza è vero perché cercano la verità e combattono l’ignoranza.

” In Massoneria non si conosce un fondatore della Istituzione, né un iniziatore unico, né un mediatore unico; non si riconosce un redentore, un salvatore e un rivelatore; si riconosce bensì una grande rivelatrice della verità: ” la ragione ” la quale esce adulta e armata come Minerva dalla testa di Giove e che è feconda come Maria vergine, simbolicamente intesa” …omissis…

 “…la ritualità massonica è ispirata a quegli atteggiamenti che consentono il perseguimento di sempre maggiori e più elevate conoscenze “.

E più  oltre: << La posizione all’ordine, che obbliga la compostezza anche morale, la disposizione degli stalli nel Tempio, che consente a ognuno di parlare a tutta l’assemblea, il dipendere dai Sorveglianti e dal Venerabile per la successione degli interventi, le conclusioni finali dell’Oratore ecc. sono tutti elementi che concorrono al buon esito dei lavori in Logge>>

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L’ICOSAMERON DI CASANOVA

L’ICOSAMERON DI  CASANOVA: VIAGGIO MASSONICO AL CENTRO DELLA TERRA

MARCO ROCCHI

CASANOVA MASSONE

Molte informazioni sulla appartenenza massonica di Giacomo Casanova ci sono note dalle sue memorie, altre provengono da studi che ne hanno ricostruito i passi sulla base di dati di archivio. Egli dichiara di essere stato iniziato apprendista nel 1750 a Lione (il Childs iporizza presso la Loggia “Amitié amis choisis” di Rito Scozzese1),  e di essere stato elevato al grado di Compagno e poi a quello di Maestro in una Loggia parigina:

Un respectablc personnage, que j’ai connu chez M. de Rochebaron, me procura la gracc d’étre admis parmi ccux qui voicnt la lumièrc.Jc suis devenu francmeton apprenti. Dcux nlois après j’ai regu à Paris le second grade, et quelques mois après le troisièmc, qui est la maîtrise. C’est le supréme. Tous les autres titres que dans Ia suite du temps on m’a fait prendre sont des inventions agréables, qui quoique symboliques n’ajoutent ricn à la dignité dc maître.2)

(Un personaggio rispettabile, che conoscevo da M. de Rochebaron, mi ha dato la grazia di essere ammesso tra coloro che vedono la luce e sono diventato un apprendista indipendente. Poi dopo ho ricevuto la seconda elementare a Parigi, e pochi mesi dopo la terza, che è il master. È il supremo. Tutti gli altri titoli che nel corso del tempo mi hanno fatto prendere sono piacevoli invenzioni, che sebbene simboliche non aggiungono molto alla dignità di un maestro.2)

Per quanto Casanova non ne riconoscesse pienamente il valore, in seguito conseguirà gli alti gradi nel Rito Scozzese Antico ed Accettato, sebbene non sia noto fino a quale grado sia stato elevato. Nonostante le dichiarazioni autobiografiche, numerosi studiosi ritengono che egli frequentasse le logge veneziane (ed in particolare quella che aveva come maestro venerabile Parmenione Trissino e che vedeva tra gli affiliati più illustri Carlo Goldoni ) ben prima della sua iniziazione ufficiale a Lione. Il Francovich arriva ad ipotizzare per Casanova un ruolo di ambasciatore massonico, il che spiegherebbe perché egli fosse quasi sempre ospitato – nelle sue peregrinazioni nelle varie città europee – dal maestro venerabile della locale loggia3). Della stessa opinione il Bozzola:

Si crede con buon fondamento che egli si facesse agente segreto della massoneria. (…) I troppo rapidi e continui spostamenti, l’accoglienza e gli appoggi che trovava dappertutto, la borsa ben fornita fanno pensare che viaggiasse per assolvere missioni segrete che al setta gli affidava.4)

Non va poi dimenticato che Casanova è l’autore di quella che è la più citata frase sulla massoneria:

Ceux qui ne se déterminent à se faire recevoir magon que pour parvenir a savoir le secrct Peuvent se tromper, car il leur peut arriver de vivre cinquante ans Maître Magon sans janrais parvenir à pénétrer le se cetret de cette Confréric ; le secret de la Magonnerie est inviolable par sa propre nature, puisque le magon qui le sait ne le sait que pour l’avoir deviné. Il ne l’a appris de personne. Il l’a découvert à force d’aller en loge, d’observer, de raisonner et de déduire. Lorsqu’il y est parvenu, il se garde bien de faire part de sa découverte à qui que ce soit – fùt-ce à son meilleur ami magon, puisque s’il n’a pas eu le talent de le pénétrer, il n’aura pas non plus celui d’en tirer parti en l’apprenant oralement. Ce secret sera donc toujours secrct. Tout ce qu’on fait en loge doit étre secret ; mais ceux qui par une indiscrétion malhonnéte ne se sont pas fait un scrupule de révéler ce gu’on y fait, n’ont pas révélé l’essentiel : comment pouvaient-ils le révéler s’ils ne le savaient pas ? S’ils l’avaient su, ils ne l’auraient pas révélé.5)

 Coloro che sono determinati a ricevere magon solo per conoscere il segreto possono sbagliarsi, perché possono capitare di vivere per cinquant’anni il Maestro Masson senza riuscire a penetrare nel cuore di questo Fratello; il segreto della Massoneria è inviolabile per sua stessa natura, poiché il magone che lo conosce lo sa solo per averlo indovinato. Non l’ha imparato da nessuno. Lo scoprì andando al lodge, osservando, ragionando e deducendo. Quando ha avuto successo, sta attento a non condividere la sua scoperta con nessuno – persino il suo migliore amico Masson, poiché se non avesse il talento per penetrarlo, non lo farebbe Né sarà in grado di trarne vantaggio imparandolo oralmente. Questo segreto sarà quindi sempre segreto. Tutto ciò che facciamo nella scatola deve essere segreto; ma quelli che per disonesta indiscrezione non si sono fatti scrupoli di rivelare ciò che abbiamo fatto lì, non hanno rivelato l’essenziale: come potrebbero rivelarlo se non lo sapessero? Se lo avessero saputo, non lo avrebbero rivelato. 5)

Ancora il Childs sostiene l’appartenenza del Casanova a un movimento rosacrociano, all’interno del quale avrebbe appreso i rudimenti della alchimia6): si tratta probabilmente di quell Aurea e Rosea Croce che aveva i suoi vertici in Venezia sin dal secolo precedente, con Federico Gualdi nel ruolo dí Imperator.

Casanova, a causa della sua affiliazione massonica fu anche oggetto di un processo intentatogli dalla Inquisizione a Venezia: fu arrestato l’11 novembre 1754 con il sospetto di essere libertino, baro, empio, cultore delle arti magiche e alchemiche, organizzatore massonico.

Arrestato e interrogato non rivela nomi, se non quello – guarda caso – di un aspirante massone che aveva poi ritirato la sua candidatura. Nel 1755 viene condannato a 5 anni di carcere ai Piombi, da cui evase però dopo l5 mesi.

In realtà, così come accadrà qualche anno dopo nel caso di Cagliostro, l’appartenenza massonica – e la diffusione di un libero pensiero che essa comportava – fu la vera causa del processo. D’altra parte, la bolla “In eminenti apostolatus specula” emanata il 28 aprile 1738 da Clemente XII recitava:

Noi vogliamo inoltre ed ordiniamo che, sia vescovi che prelati, superiori ed ordinari, nonché gli inquisitori destinati in ogni luogo, data la eresia maligna,

procedano ed indaghino contro i trasgressori quali che sieno il loro stato, la dignità, il rango, la nobiltà, la priorità, ed infliggano a questi le pene meritate – se veramente sospetti (sic!) di eresia – e li reprimano, perché noi diamo e conferiamo a tutti e ad ognuno di essi l’autorità di procedcre contro i trasgressori e punirli, anche ricorrendo all’ausilio del braccio secolare.7)

A partire da questo momento, l’immagine di Casanova ha cominciato a subire una lettura ingiusta e incompleta, tesa a indicarlo come libertino, nella accezione distorta di depravato e dissoluto.

Libertino, Casanova lo era certamente. Ma lo era nel senso della appartenenza a un filone di pensiero che aveva un riferimento in quei pensatori che consideravano etico il soddisfacimento degli istinti che I’Essere Supremo ci elargisce.

Certo, è una lettura completamente dissonante da quella cattolica, tutta tesa a catalogare gli istinti come tentazioni, arrivando ad esaltare la soppressione volontaria degli stessi con digiuni, dolore fisico autoinflitto, castità, povertà.

Casanova fu inoltre accusato di ateismo, ma anche questa tesi è palesemente sconfessata dalle sue dichiarazioni e dalla sua stessa appartenenza massonica.

Nell’introduzione all”‘Historie de ma vie“, scrive:

Je crois à l’exiscence d’un Dieu imn’ratériel créateur, et maître des toutes les formes; et ce qui me prouve que je n’en ai jamais douté c’est gue j’ai toujours compté sur sa providcnce.8)

Credo nell’esistenza di un Dio immateriale, creatore e maestro di tutte le forme; e ciò che mi dimostra che non ho mai dubitato è che ho sempre contato sulla sua provvidenza. 8)

CASANOVA LETTERATO

Casanova desiderava ardentemente essere ricordato come uomo di lettere, ma nonostante i suoi auspici è oggi ricordato nella storia delle letteratura quasi soltanto per la sua autobiografia, che fu peraltro redatta in francese (come la maggior parte delle sue opere) e la cui prima traduzione completa e commentata in italiano si deve a Piero Chiara (il quale, essendo peraltro massone come Casanova, ne ha per primo pienamente compresi diversi riferimenti al mondo libero muratore 9).

La scelta del francese in Casanova, come più volte sottolineato dallo stesso Chiara, non ha nulla a che fare con una sorta di snobismo culturale, ma era motivato dalla sola speranza di poter essere letto da un più vasto pubblico.

Nondimeno, il Casanova si cimentò in una traduzione in italiano (purtroppo incompleta) dell’Iliade che – a detta di molti critici – nulla avrebbe da invidiare rispetto a quella, più  blasonata, di Vincenzo Monti; di seguito

l’incipit dell’opera:

Canta d’Achille, o Dea,l’orrendo sdegno,

che fatal danneggiò le greche schiere,

e che tante  di Pluto all’atro regno

scender fe’ innanzi tempo alme guerriere;

alme d’eroi rimasti pasto indegno

di augei rapaci, e di affamate fere,

siccome ordinò Giove, onde fra Atride

discordia insorse, e  fra’l divin Pelide. 10)

Quanto invece al Casanova presunto filosofo, il miglior commento è forse quello del principe di Ligne :

Solo le cose che pretende di sapere, egli non sa (…) Giacché, soltanto le sue opere filosofiche sono prive di filosofia; tutte le altre ne abbondano; egli ha sempre delle trovate felici, delle novità: sa colpire giusto e in profondo.11)

Insomma, Casanova diventa filosofo specialmente quando non ha l’intenzione di esserlo, mentre quando si cimenta in dissertazioni filosofiche rischia di diventare un pedante erudito, sebbene non privo di arguzia.

L’ICOSAMERON

L’Icosameron era, negli auspici di Casanova, l’opera che avrebbe dovuto decretargli imperitura fama nella Repubblica delle Lettere, ma che si rivelò un fiasco sia letterario che commerciale. Il titolo completo dell’opera, nella traduzione italiana, è “Icosameron, ovvero storia di Edoardo e di Elisabetta che passarono ottantun anni presso i Megamicri abitanti aborigeni del protocosmo nell’interno del nostro globo”.12)

Casanova la pubblicò a Dux (l’attuale Duchnow in Boemia, dove si trovava al servizio del conte di Waldstein in qualità di bibliotecario 13) nel 1788.

I riferimenti culturali dell’opera sono fin troppo palesi: i “Viaggi di Gulliver” di Johnathan Swift e il “Micromegas” di Voltaire.14)  

In estrema sintesi, la trama vede i due protagonisti, i fratelli Edoardo e Elisabe

precipitare al centro della Terra dopo un tremendo naufragio. Qui incontrano

la popolazione dei Megamicri (chiaro riferimento al Micromega di Voltaire), dalle strane – e imperfette – consuetudini e organizzazioni sociali, specie a causa delle superstizioni imposte dalle istituzioni religiose.

Dopo ottantuno anni terrestri, durante i quali i due protagonisti si affermano con successo in questo Nuovo Mondo – che contribuiscono non poco a migliorare – essi tornano in superficie e raccontano in venti giornate la loro incredibile avventura.

Ma l’Icosameron non è solo un romanzo utopico, quanto piuttosto il racconto di un’esperienze iniziatica, a partire dalle avventure che i due fratelli vivono entro una strana cassa che attraversa i quattro elementi dei viaggi di iniziazione massonica: la terra, l’acqua, I’aria e il fuoco. Tutto il romanzo è inoltre un concentrato di simbolismi numerici che meriterebbero di essere approfonditi.

Edoardo (ma con lui anche la sorella Elisabetta, che ne rappresenta il complemento femminino) simboleggia in questo romanzo l’iniziato che entra in un mondo imperfetto (spesso reso tale e causa dell’istituzione religiosa che ne fissa a propria discrezione le regole morali) e con il suo cammino iniziatico contribuisce a

rendere migliore.

D’altra parte il ritorno nel mondo è un punto centrale della filosofia massonica, che tende a migliorare i singoli uomini affinché essi, tornati nel mondo profano, possanomigliorare la società.

SIMBOLOGIE MASSONICHE NELL’ ICOSAMERON

Volendo iniziare dalle simbologie alchemiche (alle quali d’altra parte la massoneria stessa attingerà a piene mani nel proprio percorso di mitopoiesi),la coppia di protagonisti rappresenta in modo palese l’androgino ermetico, ossia una dualità  che si completa vicendevolmente e da cui nasce una nuova genìa. Non a caso, i due si accoppiano senza vergogna, in quelle che simbolicamente rappresentano le nozze chimiche degli opposti:

Non dovete credere, infatti, che accaduta la cosa, ci sentissimo confusi o schiacciati dalla vergogna: potreste a buon diritto pensarlo, ma non fu così.

Non sentimmo alcuna umiliazione, neppure il più piccolo pentimento o rimorso alterò la serenità delle nostre anime. E noi ci amiamo oggi né più né meno di  quanto ci amassimo quel giorno.15)

Ancora, nella Quarta giornata, hanno un palese riferimento alchemico i nomi dei giorni della pentamana (corrispondente alla settimana del mondo in superficie):

Crisalide – Farfalla – Morte – Polvere – Uovo, che sembrano riprodurre le fasi dell’Opera alchemica (nascita, sviluppo, morte, putrefazione, rinascita).

Passando ai richiami più strettamente massonici, non si può che partire dal titolo stesso, ove viene specificato che la permanenza nel mondo sotterraneo dura ottantun anni.

Ebbene, il numero 81 è “il cubo di tre per tre” (come recita il rituale in grado di Maestro Segreto del Rito Scozzese Antico ed Accettato), dove “il cubo di tre” rappresenta la perfezione spirituale nelle tre dimensioni della vita, mentre il successivo “per tre” indica la proiezione dell’Uomo iniziato verso una dimensione nuova.

Inoltre, interessante la citazione in exergo di Re Salomon e (Gloria Dei est celare uerburn et gloria regis investigare sermonem),fgura di primissimo piano della mitologia massonica, e specialmente in quella del Rito Scozzese cui Casanova apparteneva.

Un ulteriore elemento di riflessione in chiave massonica è fornito dal viaggio che Edoardo ed Elisabetta compiono all’interno di uno strano baule (che palesemente

rappresenta la bara in cui l’Uomo vecchio muore per far posto all’Uomo nuovo) che attraversa simbolicamente i quattro viaggi che il profano compie nei quattro elementi durante il rituale di iniziazione massonica, riproposti esattamente nello stesso ordine: Terra, Acqua, Aria, Fuoco.

Il viaggio nella Terra:

In pochi secondi ci avvicinammo rapidissimemente alla terra. (…) Ci parve di sprofondare (…) in una spessa fanghiglia. Un nauseabondo odore di zolfo mi indusse…16)

Poi quello nell’acqua:

Il mio primo pensiero fu di sfilare subito une lente,17) ma con viva costernazione vedemmo sgorgare dal foro un’acqua limpida e rossa. Rimisi subito la lente a posto, non senza aver gustato prima il sapore dell’acqua. Mia sorella ebbe la stessa curiosità e, in fede,la trovammo più buona di quella del Tamigi.18)

Ancora, quello nell’Aria:

Pensate che gioia, che lacrime di consolazione , quando avvertimmo (…) il soffio dell’aria che giungeva dal disopra e che, in un attimo, liberò dai miasmi la nostra scarsa atmosfera, rendendoci le forze.19)

E infine quello nel Fuoco, simbolicamente rappresentato dal Sole :

Ciò che per prima cosa ci colpì fu un raggio di sole, che entrò attraverso una lente situata al di sopra delle nostre teste. Il raggio, perfettamente perpendicolare, mostrava che in quel momento e in quella rcgione in cui Dio ci aveva sbalestrati er mezzogiorno esatto.20)

Nondimeno, Casanova inserisce numerosi richiami – tanto numerici quanto filosofici – ai vari gradi del percorso massonico, distribuiti nelle diverse giornate del racconto. Ad esempio, la seconda giornata pare tutta incentrata sul numero 3, che è massonicamente il numero dell’Apprendista, ovvero del primo grado della Libera Muratoria: così, le case vengono descritte come cubiche (il cubo è la perfetta proiezione tridimensionale), i feudi sono triangolari, eccetera. D’altra parte, simbolismi numerici a parte, è proprio in questa fase che l’androgino Edoardo-Elisabetta “apprende” come è fatto questo nuovo mondo.

Nella terza e quarta giornata, invece, è forse il richiamo al grado di Compagno d’Arte, simboleggiato dal numero 5: ecco allora la scala che fa cinque volte il giro del tempio 21), il riferimento ai cinque sensi 22), la tavola apparecchiata con cinque piatti e cinque cucchiai, i cinque megamicri a testa per nutrirli, dai quali succhiano il latte cinque volte, e così via. Infine, la quarta, la quinta e la sesta giornata sembrano essere dedicate al grado di Maestro, simboleggiato dal numero 7. Qui pero, il richiamo è più etico e filosofico che numerico. È nella quarta giornata che Edoardo ed Elisabetta mangiano i frutti proibiti e sfidano i pericoli della conoscenza, mentre nella sesta giornata va in scena la resurrezione iniziatica:

È  certo che senza l’intervento di Edoardo sarebbe morto. Non si può dire, è vero, che egli lo abbia resuscitato, ma si può affermare, senza mentire, che

gli ha ridato la vita.23)

Edoardo quindi, simbolicamente, pare essere assurto al ruolo di Maestro Venerabile, colui che nel rituale di elevazione al grado di Maestro risuscita a nuova vita il candidato.

Dopo questa avventura, Edoardo ed Elisabetta passano sette mesi al chiuso. Infine, riottenuta la libertà, Edoardo diventa maestro in varie arti e contribuisce così a migliorare il mondo: esattamente ciò che un Maestro massone è chiamato a fare. Infine, ma non meno importante, tutto il libro è pervaso di una spiritualità e di un’etica di chiara matrice massonica: partendo dal la premessa che “L’errore,

l’abuso e il pregiudizio sono i veri padroni del Mondo24), il personaggio creato da Casanova appare liberato dai fardelli della chiesa istituzionalizzata, ma non per questo pare allontanato dal nucleo forte dell’insegnamentocristiano:

Ho fatto di molti megamicri dei cristiani, ma non nel modo che intendiamo noi, perché la nostra fede è per essi inconcepibile (…) I miei stessi figli non sanno ciò che la parola cristiano significa (…) La salvezza eterna dipende dalle buone opere e dalla fede, ma ho creduto di dover risparmiare loro quest’ultima facoltà con tutte le mie forze, Li ho lasciati, infatti, in una perfetta ignoranza di quasi tutte quelle verità soggette alla fede che non ho ritenuto necessarie alla salvezza eterna. Se ho fatto male, spetterà a me e non a loro, spero, di portarne la pena: la mia ragione, almeno, mi dice che altrimenti non sarebbe giusto.25)

L’ultimo passaggio è una splendida metafora dell’assunzione di responsabilità dell’Uomo dotato di ragione di fronte alle proprie scelte, anche a quelle contrarie alla Chiesa cattolica.

Non stupisce quindi I’atteggiamento mistificatore, a tratti venato di livore, che questa ha assunto nei confronti della figura di Casanova.

1)J.R. CHlr,os, Casanoviana. An annotated works bibliography of and of worhs concerning hin, Vienna Nebchay 1956.

2) G. Casanova, Historie de ma vie,BnF, Départcmcnt dcs Manuscrits, MS NAF 28604, Tomo III, f.9v.

3) C. Francovih, Storia della Massoneria in Italia. Dalle origini alla rivoluzione francese, Firenze, La Nuova Italia 1974, p. 134.

4) A. Bozzoa, Casanova illuminista, Modena, Soc. Tipografica Editrice Modenese 1956,p.119.

5) G. Casanova  Historie, op.cit.,Tomo III  fl10r.

6).R. CHlr”o s, Casanoviana, op,cit

7 )Clcnrente XII,In eminenti apostolatus specula,1738

.

8)G. Casanova, Historie, op.cit.,Tomo I, f.l r. Interessante, massonicamente, la definizione di Dio come ‘maestro” (matre).

9) Piero Chiara fu iniziato presso la Loggia,Varisium di Varese; fu poi regolarizzato nel Grande Oriente d’Italia presso la Loggia Vittorio Veneto, sempre di Varese, per poi passare nell’ordine alle logge I nuovi Cavalieri di Scozia di Milano, Maestri Comacini di Como, Aleph di Varese. Cfr. V. Gnocchini,L’Italia dei Liberi Muratori, Roma, Erasmo editorie 2005, p.71.

10) G. Casanova , Iliade di Omero in idioma toscano, Vcnczia, Editoria Univcrsitaria 2007. Casanova è anche autorc di una apprezzata traduzione dell’Iliade in dialetto veneziano.

11)Citato in: G. Spegnoletti , “Prcfazione” in G. Casanova, Storia di Edoardo ed Elisabetta, Milano, Lerici Editori 1960, p.XII.

l2) In questo saggio faremo riferimento alla traduzione italiana dell’opera (di  R.Sirabella), in forma ridotta, a cura di G.Spagnoletti: G. Casanova , Storia di Edoardo ed Elisabetta, Milano, Lerici Editori 1960.

13) E dove morì nel 1798, La sua tomba è andata distrutta, resta soltanto un

modesto cenotafio.

14) Swift c Voltaire erano entrambi massoni: il primo presso la Lodge of Freemasons di Londra (assieme a Alcxandcr Pope) almeno dal 1730; il secondo presso la Loge dc Ncuf Socurs di Parigi (assieme a Bcnjamin Franklin)dal 1788.

 I5) G. Casanovs, Storia di Edoardo, op.cit,, p.44,

16) G. Casanova, Storia di Edoardo, op,cit,, p.23. D’altra parte, lo zolfo è prsente ncl Gabinetto di Riflessione, in cui l’iniziando compie il suo primo viaggio, quello nella Terra.

17) Si tratta della lente di cui è fornito lo strano baule in cui Edoardo cd Elisabetta compiono il loro viaggio.

18 )G. Casanova, Storia di Edoardo, op.cit., p.24.

19 )G. Casanova, Storia di Edoardo, op.cit., p.27.

20 )G. Casanova, Storia di Edoardo, op.cit., p.28. “Mezzogiorno esatto” è simbolicamente l’ora in cui iniziano i lavori massonici in grado di apprendista.

21)”In cosa consiste il lavoro dei Compagni? Nel trasformare la pietra sgrossata in pietra cubica e nel salire una scala curva di cinque gradini recita il rituale massonico.

22) Specificatamente richiamati ncl rituale di passaggio al II grado:”Vi abbiamo indicato come primo oggetto di studio i cinque sensi”.

23) G. Casanova, Storia di Edoardo, op.cit.,p. 115. Colui cui Edoardo ridona la vita è l’Autocefalo, un personaggio altolocato della società dei Megamicri.

24) G. Casanova, Storia di Edoardo, op.cit., p.32,

25)G. Casanova, Storia di Edoardo, op.cit.,p.133.

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PERCHE’ I LAVORI MASSONICI SI APRANO …

PERCHE’ I LAVORI MASSONICI SI APRONO SULLA PRIMA PAGINA

DEL VANGELO DI GIOVANNI

Uno dei momenti fondamentali dei lavori massonici in Grado di Apprendista è l’apertura del libro della Legge Sacra nella prima pagine del Prologo del Vangelo di Giovanni su cui vengono appoggiati Squadra e Compasso. Il legame tra la Libera Muratoria e il Vangelo di Giovanni è basato sul suo carattere iniziatico, gnostico[1], esoterico e sull’universalità dei contenuti che vanno ben oltre la prospettiva teologica: un vero e proprio scrigno che contiene una parte rilevante della Dottrina Massonica che conia con coerenza i rituali muratori e tutti i simboli presenti in quella raffigurazione del Cosmo che è la Loggia[2]. Una Loggia che non è chiusa in se stessa come la maggior parte dei sistemi filosofici o le costrizioni dogmatiche religiose, ma proprio per la sua natura simbolica è aperta a concezioni sempre più “alte”. Tutto può essere letto, interpretato, vissuto, condiviso e approfondito all’infinito con la consapevolezza che la ricerca della verità sarà sempre relativa e la mente dell’uomo evolverà con la conoscenza, l’esperienza e la metamorfosi del contesto sociale dal quale prende nutrimento. Il segreto è, al tempo stesso, semplice e complesso: da una parte è sufficiente conoscere e voler interpretare i simboli, attraverso conoscenza e onestà intellettuale – aiutati in questo proprio dalle potenti e perentorie indicazioni di carattere simbolico-discorsivo (Verbo) suggerite nel Prologo del Vangelo di Giovanni; dall’altra non dobbiamo aspettarci risposte certe, reazioni legate alla filosofia determinista della “causa-effetto”: tutto rimane soggettivo, permanente, inafferrabile, incontenibile nel suo essere un vero stile di vita privo di riferimenti spazio-temporali. Il Massone predispone il proprio pensiero alla luce interiore durante i lavori nel Tempio, crescendo spiritualmente, ma trova la propria emancipazione nella quotidianità esaltando il suo essere libero muratore attraverso un fare virtuoso e costruttivo.

Il Prologo del Vangelo di San Giovanni

In principio c’era colui che è il Verbo

e il Verbo era con Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era il principio con Dio

Tutto fu fatto per mezzo di Lui

e senza di Lui nulla è stato fatto.

Di ciò che è stato fatto in Lui c’era la Vita

la Vita era la Luce degli uomini.

Quella luce risplende nelle tenebre

ma le tenebre non l’hanno accolta

In principio era il Verbo[3]”, il che fa pensare che il logos esiste dall’inizio del tempo, e non fuori dal tempo, nel Grande Tempo dove esiste l’Eterno, Dio. Senza la Parola tutto sarebbe precario, incompleto, scomposto: senza un ordine esisterebbe solo il caos. In greco logos non significa solo parola, ma è sinonimo anche di concetto e pensiero: azioni che pur non essendo attive o dirette prendono forma anche nel silenzio più totale, nella fase dell’ascolto, coerente ai Fratelli Apprendisti. Nei Maestri, la parola corrisponde all’azione, all’apogeo del pensiero, all’elaborazione e alla trasmissione della nozione elaborata.

La parola è ciò che ha permesso, ancora prima della scrittura, che le tradizioni, e quindi la storia, venissero tramandate da generazione in generazione affinché le nostre origini non andassero perdute. Insieme alla meditazione, la parola è il veicolo che innalza l’uomo all’Essere Supremo attraverso la preghiere, al Grande Architetto dell’Universo per mezzo del Rito nelle sue varie forme.

Nel simbolismo massonico, il maglietto che imprime la sua forza allo scalpello diventa esecutore di quella volontà che trasforma la contemplazione in lavoro: assistiamo al passaggio dalla passività del silenzio – appannaggio del pensiero – all’attività del suono e, perciò, all’articolazione della riflessione attraverso la parola. Come lo scalpello spinto dal maglietto sbozza e modella la pietra grezza trasformandola in mattone del tempio, così il pensiero imprime la sua potenza alla parola.

Alla fine della lettura di una tavola, o di un pensiero condiviso, solitamente un fratello tende a recitare l’espressione “Ho detto”, il cui significato non segna solo l’epilogo dell’esposizione, ma proprio per il tempo verbale utilizzato – passato prossimo – indica una precisa volontà di progressione e perfattibilità dell’argomento trattato. Si chiude una pagina e se ne apre immediatamente un’altra in cui ognuno dei fratelli, attraverso la parola, possa offrire contributi preziosi aggiungendo nuove pietre per l’edificazione del tempio.

Essendo nato in terra Etrusca, a proposito della parola non poteva non venirmi in mente la scultura dell’Arringatore(Museo archeologico di Firenze)che prende il nome dal gesto che compie il protagonista nel richiamare l’attenzione del pubblico. Siamo nel III secolo a.C.

Torniamo al Prologo del Vangelo secondo Giovanni: Tutto è stato fatto attraverso Dio e senza di Lui non esisterebbe nulla.

In Lui c’era la Vita e la Vita era la Luce degli uomini”.  Lui era la Vita, ciò che abita in ogni Potenza e in ogni eterno movimento all’interno di luci invisibili (all’uomo non è concesso di vedere la Luce con il solo senso della vista). La luce è uno dei simboli massonici più importanti: rappresenta la verità e la conoscenza. Quando un candidato passa attraverso l’iniziazione e comprende le verità della Massoneria, viene considerato illuminato. Per i Massoni, la luce non è materiale ma una rappresentazione della conoscenza.

La luce splende nelle tenebre […]”. In questo passaggio è presente il concetto gnostico della dualità, tra luce e tenebre, tra mondo spirituale e mondo materiale governato da Potenze oscure e dal Vizio[4]. La Luce è Dio e tutto quello che è Divino è “giusto e perfetto”. Le tenebre sono il Creato visto in un ottica profana: l’Apprendista può intuire la Luce nell’ascolto della Parola. La Luce risplende nelle tenebre perché il male si può intuire o percepire solo attraverso la Luce del Bene. La dualità corrisponde a un’esoterica unione degli opposti[5].

[…] ma le tenebre non l’hanno accolta”. Nulla è completamente male, come nulla è completamente bene. Non vi è alcun pensiero mendace che non sia mescolato con qualcosa di vero: le tenebre non hanno accolto la luce perché il male non stravolge il bene che, come tale, rimane una scelta. Il profano non riuscirà a vedere la luce: la sua vista sarà accecata da un eccessivo materialismo e la sua percezione si fermerà alla superficie di tutte le cose. Il Bene è la scelta di chi non si accontenta, di colui che è proteso eternamente verso la conoscenza.

Nell’arte visiva del Novecento c’è un artista che è riuscito a sconfiggere le tenebre che avevano avvolto la sua mente. Nel 1941, a Henry Matisse viene diagnosticato un cancro. Operato d’urgenza, ne uscì devastato: il problema non era del tutto risolto, si ritrovò sulla sedia a rotelle e impossibilitato a dipingere. Non si perse d’animo e ritrovò la luce nel suo amore incondizionato per la vita e per la creatività: iniziò a produrre collage: lavori di un impatto emozionale elevatissimo, di grande imprevedibilità e forza espressiva nei quali luce e colore dettano i ritmi percettivi. Matisse scelse il bene trasformando l’espressione artistica in un desiderio di eterna conoscenza.

La Protennoia Trimorfica (le tre forme di pensiero)

Opera gnostica in lingua copta[6] ritrovata tra i codici di Nag Hammâdi (Codice XIII trattato I) che presenta palesi riferimenti e somiglianze con il Vangelo secondo Giovanni. Il testo è suddiviso in tre sotto-trattati, per lo più scritti in prima persona, che descrivono le tre apparizioni della Protennoia, il Redentore Gnostico (Gesù). In particolare il terzo trattato, che è di tipo Soteriologico[7] e riguarda la parola del Figlio: una sorta di inno al Logos Gnostico associato al Prologo del Vangelo secondo Giovanni.

“La terza volta io mi rivelai come Parola in una forma simile alla loro. Indossando degli abiti comuni mi nascosi in mezzo a loro, ma essi non conoscevano colui che dà Potere. Io dimoro in tutte le Potestà, le Potenze (uomini), in mezzo agli Angeli ed in ogni movimento che esiste nella materia tutta. Mi nascosi tra loro finché non mi rivelai ai miei fratelli. Nessuna delle Potenze mi riconobbe, benché sia io che opero in loro. Invece pensano che il Tutto sia stato creato da loro poiché sono ignoranti, non conoscendo le loro radici”.

Quello successivo è un passaggio decisivo per la Libera Muratoria: “Io sono la Luce che illumina il Tutto, io sono la Luce che dà gioia ai miei fratelli poiché io ridiscesi nel mondo dei mortali per conto dello Spirito, che rimane in ciò che discende, e detti lui (mondo) l’acqua della vita che lo libera dal caos dell’estrema oscurità (ignoranza del mondo profano). Lo liberai dall’abisso e posi sopra di lui la Luce splendente, cioè la conoscenza del pensiero dell’Origine Paterna”. I profani sono potenze (uomini) ciechi e perduti nelle tenebre spirituali. Solamente l’iniziazione nei gradi e nei misteri della Massoneria può trasportarli dalle tenebre alla luce, purificarli e impartirgli la “nuova vita”. L’oscurità è simbolo del caos e serve a ricordare agli Apprendisti lo stato precedente all’iniziazione.

Pensare all’oscurità mi riporta ad uno degli artisti più esoterici del Settecento: Johann Heinrich Fűssli e al suo dipinto “L’incubo” del 1781, uno dei suoi lavori più enigmatici e simbolici. Gli incubi entrano in possesso dei nostri sensi quando, addormentati, molte delle nostre barriere difensive vengono meno e permettono ad esseri poco amichevoli di invadere la nostra mente. L’abito bianco della donna, in piena luce, simbolo di conoscenza e saggezza, permetterà alla ragazza di svegliarsi. Lo stato di eterno incubo, appannaggio dei profani, non solo non permetterà loro di distinguere il bene dal male, ma imprigionerà la loro mente in una dimensione di caos senza che se ne rendano conto.

Fr. ‘.M. V.


[1]    Gnostico: relativo alla forma religiosa della conoscenza. Gruppo correnti filosofico-religiose dell’antichità che hanno avuto la loro massima diffusione nei Sec. II e III dell’Era Cristiana nei maggiori centri culturali dell’Area Mediterranea come Roma e Alessandra d’Egitto. Riflessioni che facevano riferimento anche ad elementi ellenistico-orientali come quelli presenti in Persia, Mesopotamia, Siria, Palestina ed Egitto.

[2]    Pietro Vitellaro Zuccarello, www.ritosimbolico.it

[3]    Espressione del pensiero attraverso un linguaggio strutturato traducibile come Parola. Attraverso la Parola l’uomo crea l’immagine del mondo che ha nella mente e che può evolvere attraverso la sua crescita interiore.

[4]    Giuseppe Merlino, www.giuseppemerlino.worldpress.com

[5]             Tra le scienze esoteriche che insegnano la necessità della discesa al male quale via al bene e l’unione degli opposti troviamo la  Cabala, l’Ermetismo, l’Alchimia, la Teosofia e oggi la nuova New Age. Attraverso le scienze gnostiche l’uomo dovrebbe scoprire in sé stesso il divino, la scintilla di luce di cui deve riappropriarsi. La tentazione dello gnosticismo (spesso anche “cristiano”) è la tentazione del serpente della genesi: diventerete come Dio.

[6]             La lingua copta si scrive per mezzo dell’alfabeto copto, simile al greco.Essa infatti usa l’alfabeto greco e sette segni, presi dal demotico. La lingua copta è diretta discendente dell’antica lingua egizia, di cui rappresenta l’ultima fase di evoluzione. È dunque una lingua afro-asiatica, nonostante questa teoria non sia accettata da tutti i linguisti come Theophile Obenga.

[7]             Nella storia delle religioni, dottrina della salvezza, soprattutto con riferimento al problema della liberazione dal male; in questo senso generale è riscontrabile in tutte le concezioni religiose.

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HIBAKUJUMOKU ALBERO CHE E’ STATO ESPOSTO AL BOMBARDAMENTO ATOMICO DI HIROSHIMA

L. M.

2020-06-26

HIBAKUJUMOKU

Hibakujumoku 被爆樹木, detto anche A-bombed tree in inglese è il termine giapponese per indicare un albero che è stato esposto al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 ed è sopravvissuto oppure ha rigermogliato dalle sue radici.

Il termine è composto da hibaku 被爆 che significa “bombardato, esposto a radiazione nucleare” e jumoku 樹木 con il significato di “albero” o “bosco”.

L’enorme calore rilasciato dall’esplosione nei primi tre secondi di impatto nel raggio di 3 chilometri dall’epicentro è stato circa 40 volte quello del sole. Il livello iniziale di radiazione all’epicentro è stato calcolato di circa 240 Gy.

Se all’epicentro e nelle aree limitrofe la distruzione è stata totale, ad alcune centinaia di metri alcune piante sono sopravvissute sebbene notevolmente danneggiate.

Secondo il rapporto Hiroshima and Nagasaki: The Physical, Medical, and Social Effects of the Atomic Bombings, le piante subirono danni prevalentemente nella porzione esposta al di sopra del terreno, mentre la parte sotterranea non è sempre stata completamente danneggiata in quanto protetta dallo strato di terreno; in alcuni casi anche il tronco non è andato completamente distrutto e la massa dello stesso tronco ha protetto la pianta che ha perso i rami e la corteccia nel lato verso l’esplosione mentre ha potuto mantenere viva una parte della corteccia sul lato non esposto.

Già a partire da alcuni mesi successivi alle esplosioni, alcuni alberi distanti a partire da circa 700 metri dall’epicentro cominciarono a germogliare dalle radici o a mettere nuove gemme dal tronco. Studi realizzati da ricercatori giapponesi negli anni immediatamente successivi ai bombardamenti atomici del 1945, hanno riscontrato numerosi casi di alberi ’’hibakujumoku’’ sia a Nagasaki che ad Hiroshima e hanno redatto una lista delle specie che sono risultate detenere un elevato livello di capacità di sopravvivenza e rigenerazione.

La capacità di sopravvivenza e rigenerazione delle piante e in particolare di sopravvivere agli incendi, capacità posseduta in misura superiore rispetto al mondo animale, è da porsi in relazione alla struttura modulare dei vegetali che distribuiscono sull’intero corpo o sue ampie porzioni le funzioni che nel mondo animale sono concentrate prevalentemente in organi specifici; questa struttura si è evoluta nel tempo per la necessità di sopravvivere non solo alle catastrofi ma soprattutto ai predatori.

Un carissimo amico mio nel febbraio scorso si e’ trovato a Hiroshima e qui ha raccolto alcuni semi di una pianta superstite , nel caso specifico e’ della MELIA Azerdach conosciuta anche come

” albero dei rosari ” , tornato a casa ha seminato questi semi che dopo aver germogliato hanno prodotto alcune piantine , oggi una di questi mi e’ stato regalata affinche’ la pianti in giardino , dono graditissimo per il suo significato , segnale della vita che rinasce dalla distruzione , segnale di pace e di monito contro tutte le guerre .

Grazie Mario

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ATTESA DA MILLENI L’ECLISSI ANULARE DEL 21-05-2020

ATTESA da MILLENNI l’ECLISSI ANULARE del 21‒6‒2020

di FAUSTO M.

Sebirblu, 10 giugno 2020

Tra 11 giorni (e non è un caso) un grande evento si manifesterà nei cieli. Nell’agosto 2017 già parlai della grande eclissi che oscurò gli Stati Uniti, ved. QUI.

Dopo un mese si presentò un altro grande Segno che per i ricercatori attenti fu di somma importanza: la Donna vestita di Sole, descritta nell’Apocalisse, apparve nella volta celeste con una precisione tale da lasciare sbalorditi anche i più scettici: cfr. QUI e QUI i post relativi.

Ora, è imminente una configurazione astrale così incredibile e rara che sin dalla più remota antichità ha fatto parlare di sé gli scienziati dei più vari settori: astronomico, matematico, geometrico, astrologico, religioso, numerico, cabalistico e simbolico.

Si tratta dell’allineamento tra il solstizio d’estate e l’Equatore galattico (nell’emisfero nord), un fenomeno che gli studiosi attendono da millenni. Il verificarsi di un’eclissi nel giorno preciso del prossimo 21 giugno 2020 è una circostanza unica, destinata a non ripetersi per centinaia o migliaia di anni.

Lo studio schematico di questo maestoso evento stellare non smette di sorprendere: lo si può trovare codificato nei monumenti più arcaici del pianeta: Stonehenge, Giza, Lalibela, Sana’a…

Il complesso megalitico di Stonehenge fu edificato nella pianura di Salisbury, in Gran Bretagna, intorno al 3200 a.C., nel tempo in cui furono costruite le grandi piramidi d’Egitto. (Cfr. anche QUI).

La struttura ha forma circolare, del diametro di qualche decina di metri; è composta da vari anelli di pietre alte e strette, alcune delle quali sormontate da lastre di granito. Nel terreno vi si può osservare anche una serie di buche disposte in tondo.

Si pensa che questo complesso sia stato progettato dagli antichi abitanti della regione non soltanto ad uso di culto, ma innanzitutto come immenso calendario, derivato da un’attenta osservazione astronomica per computare poi il trascorrere dei mesi, delle stagioni e degli anni.

Certamente Stonehenge contiene molti riferimenti al moto del Sole e della Luna; il numero di pietre e fori degli anelli risulta legato a determinati cicli astronomici, come quelli inerenti alle fasi lunari.

Le direzioni degli allineamenti fra le pietre coincidono con certi punti del firmamento che, a loro volta, corrispondono al sorgere e al tramontare del Sole, unitamente ai solstizi, quando ad esempio il Sole sorge in un punto più a settentrione rispetto agli altri giorni dell’anno.

Ebbene, il 21 giugno, in questo luogo enigmatico e misterioso accadrà qualcosa di eccezionale perché, non solo sorgerà il Sole al di sopra della pietra speciale chiamata “Heel Stone” (posta lungo l’asse della costruzione), ma avverrà anche una strabiliante conformazione che vedrà allineati Sole, Luna e Terra congiuntamente all’Equatore galattico.

È assolutamente straordinario che a distanza di poco più di due ore dall’allineamento di Stonehenge, se ne produrrà un altro sulla Grande Piramide di Giza durante l’eclissi anulare.

Lì, avrà luogo una stupefacente connessione tra il “percorso” che il Sole e la Luna tracceranno nel cielo durante l’oscuramento e la disposizione della “Camera del Re” e “della Regina” all’interno dell’edificio egizio. La configurazione dei due astri, infatti, replicherà esattamente quella presente all’interno della Grande Piramide.

Ma non è tutto, perché entrambi, sovrapponendosi in modo che la circonferenza di ognuno attraversi il centro dell’altro (Imm. 1) si troveranno in dirittura perfetta con l’Equatore galattico che ne traverserà i relativi punti centrali, formando nel contempo la figura geometrica della “vesica piscis” (come in un cerchio nel grano QUI) proprio in linea diretta con la sommità piramidale.

Imm. 1 – 21 giugno 2020, ore 5:13 UTC (tempo coordinato universale).

In quell’istante preciso, la retta congiungente i due centri della “camera del Re” e la “camera della Regina”, all’interno della Piramide, assumerà la stessa inclinazione della linea rossa dell’Equatore Galattico (Imm. 2).

Imm. 2 – Interno della Piramide con le camere del Re e della Regina che,
analogamente all’eclissi, formano la “vesica piscis” 

Ma questo straordinario evento non coinvolgerà soltanto i due luoghi primordiali appena descritti ma anche una parte dell’Etiopia che, in quanto a storia sacra non è seconda a nessuno (ved. QUI), specialmente con i siti di Axum e Lalibela con le sue chiese in tufo rosso scavate nel sottosuolo e dichiarate patrimonio dell’UNESCO.

Proprio quest’ultima città sarà adombrata dall’eclissi anulare il 21 giugno. Il suo nome deriva da un re cristiano che nel XII secolo volle trasformare l’antica città di Roha in una “replica” di Gerusalemme: una città sacra, che i pellegrini avrebbero potuto raggiungere senza correre rischi nel pericoloso viaggio in Terra Santa.

Re Lalibela ordinò la realizzazione di 11 (attenzione a questo 11) chiese monolitiche che non furono costruite, ma intagliate nella roccia tufacea dando poi all’agglomerato il proprio nome. Si dice che in questa impresa venne aiutato e forse finanziato dai Cavalieri Templari, e in tal maniera ebbe vita uno dei luoghi più stupefacenti della Terra.

Sulla pagina del sito della Nasa dedicata alla descrizione dell’eclissi, si evidenzia come il percorso dell’Umbra lunare non si limiti ad attraversare Lalibela (e le sue 11 chiese) ma la separi esattamente nel mezzo, lungo il fiume “Giordano” che divide in due la zona santa, proprio come nella Palestina di un tempo.

Ma c’è di più: l’oscuramento dell’eclissi anulare lambirà anche un’altra città sacra, che prende anch’essa il nome da Gerusalemme: si tratta di Sana’a, la capitale dello Yemen, anticamente capitale del Regno di Saba (la famosa Regina Makeda che dette un figlio a Re Salomone, Menelik, il quale si appropriò dell’Arca dell’Alleanza per portarla in Etiopia, secondo l’antico testo del Kebra Nagast; ved. QUI).

In queste enormi strutture arcaiche sono spesso presenti i numeri 3–7–11, numeri primi utilizzati nella geometria sacra, ma che sorprendentemente appaiono anche nelle coordinate astronomiche dell’eclissi di cui stiamo parlando.

Il filmato che seguirà mostra la struttura geometrica dell’allineamento del Sole, della Luna e della Terra lungo l’Equatore galattico e il suo asse. Rivela come la sua unicità sia legata nello stesso tempo alla formazione interna del Fiore della Vita (la Vesica Piscis) e al Cerchio Cosmologico.

La visione conferma gli schemi di numerose armoniche che si trovano a Stonehenge (soprattutto quella del cerchio di Aubrey) e nella Grande Piramide di Giza, ma definisce anche questi punti:

‒ la geometria della Nuova Gerusalemme al termine del libro dell’Apocalisse di Giovanni.

‒ l’inizio del ciclo ascendente (Transizione) dall’età del ferro (Kali Yuga) a quella dell’oro (Satya Yuga).

‒ l’assetto della città felice di Magnesìa, narrata negli scritti di Platone e quello…

‒ dell’Abbazia di Glastonbury in Inghilterra.

Tutto  ciò  annuncia  l’inizio  di  un  processo  di  rinnovamento,  una  nuova partenza, una trasformazione e un ripristino dell’equilibrio e dell’armonia sul nostro pianeta, confermando pure fino a che punto il numero 9 è connesso al sistema solare e al Cosmo nel suo insieme.

C’è poi un’ulteriore convergenza e interazione, entrambe affascinanti, in relazione ai numeri 3–7–11 sull’esagramma “Ttai” dell’antichissimo ‒ Libro dei Mutamenti, detto “I Ching” (ved. QUI) ed ha il significato di Pace.

L’esagramma n°11, che è metà chiaro (linee intere Yang) e metà scuro (linee yin), allude all’eclissi anulare sulla sommità della Grande Piramide e indica di nuovo, nella filosofia cinese, l’equilibrio e l’armonia. Ciò aggiunge un interesse supplementare al quadro d’insieme. Il testo lo presenta con queste parole:

«La Pace. Il piccolo se ne va, il grande se ne viene. Salute! Riuscita!

Il segno grafico accenna alla natura in un’epoca nella quale, per così dire, vi è il cielo in terra. Il cielo si è posto sotto la terra. In questo modo le loro forze si uniscono nella più intima armonia e ne nascono prosperità e pace per tutti gli esseri. I piccoli (insignificanti) deboli e cattivi stanno andandosene e i grandi, forti e buoni sono in ascesa.»

Il messaggio molto positivo de “I Ching” delinea chiaramente quale sarà il risultato magnifico del solstizio d’estate 2020 e la sua influenza cosmica sull’evoluzione del pianeta e di tutti gli uomini, attraverso l’impronta emblematica che lascerà sui siti millenari sopra descritti.

D’altra parte, gli astronomi hanno sempre pensato che la geometria sacra per mezzo della quale sono stati eretti, sia stata concepita per avvertire l’umanità sulla data unica del 21 giugno 2020.

I professori Gerald Hawkins e Fred Hoyle hanno scoperto che i 56 fori del cerchio Aubrey di Stonehenge (la cui cifra sommata dà sempre 11) potrebbero essere stati scavati per predire le eclissi e le coordinate fra cielo e terra e il suo sistema solare…

Dice Pitagora dai piani infiniti:

“Non disprezzate né cifra, né linea, né matematica, né geometria, perché esse vi parlano di Perfezione e di Giustizia; sono quindi elementi necessari, indispensabili al vostro vivere, se questo deve avere per meta il ritorno alla purezza.”

Ed è esattamente questo anelito di purezza e di equità che verrà appagato dalle nuove energie cosmiche in arrivo, le quali daranno una spinta ascensionale formidabile ai “giusti”, negligendo i “furbi”, gli ipocriti e i malvagi sempre pronti a calpestare e a sommergere i propri simili per i loro abbietti interessi personali.

Relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Spunti diversi, e all’occorrenza da me tradotti, dal sito: thenumbernine.weebly.com

e dal sito: profezieevangeliche.blogspot.com

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MANGIARE …

Mangiare è molto piú che nutrirsi, così come bere è molto più che dissetarsi, e I’arte del vive re, la sapienza del vivere, può essere simboleggiata dall’ arte del mangiare e del bere. E se mangiare è un’azione al contempo naturale e culturale,l’azione del nutrirsi viene ad assumere un valore simbolico e un carattere sacro. Mangiare ritma il tempo, la giornata,la settimana. Di  più, mangiare celebra il tempo: la nascita,l’entrata nell’età adulta, l’epifania delle storie d’amore, la morte.

Tra le tante rivoluzioni fatte da Gesú, ci dice Enzo Bianchi, c’è anche quella di aver rivoluzionato il modo di concepire il cibo. Anche a tavola Gesú ci ha insegnato a vivere in questo mondo e ci ha raccontato storie e parabole che parlano di cibo e tavola. Nella Bibbia la pienezza della vita è spesso espressa con il racconto di un banchetto, ricco o povero, comunque Gesú amava la tavola come luogo di incontro con gli uomini e con le donne, amava la tavola come occasione di lode, benedizione e ringraziamento a Dio. E soprattutto amava la tavola come promessa di vita e di pace per tutti. C’è un insegnamento di Gesú a tavola che dobbiamo conoscere per scoprire, o riscoprire, la sapienza e la gioia del vivere e del convivere. E per diventare piú umani.

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