IL DOLORE E LA GIOIA

il dolore e la gioia

Autore: Nello Mangiameli

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Il dolore e la gioia sono due stati coscienziali che troviamo in ogni Io e che molti credono e sentono di conoscere profondamente, di sapere che cosa siano. Sviluppando questo articolo ci accorgeremo che, forse, qualcosa potrebbe esserci sfuggito.

          Letteralmente, il dolore può essere interpretato come sensazione di sofferenza fisica .

Dal latino dolere = che vale lo stesso,

dalla radice dar = dal, dol che significa spezzare, scindere.

Il dolore è un processo che spezza, che dilania.

          Altrettanto letteralmente, la gioia può essere interpretata come sentimento di piena e viva soddisfazione dell’Io.

Dal latino, gaudia che significa gaudio, allegrezza

o da

jocum = Jocus, gioco, tutto ciò che produce voluttà e piacere.

          E’ molto frequente trovare persone che riferiscono di avere paura, di temere il dolore e che mettono in dubbio la capacità di sopportarlo. Allo stesso modo, è molto frequente incontrare Io che riferiscono di avere il desiderio, di essere orientati verso la gioia, la felicità e che lottano per dare continuità a questo stato dell’Io e del corpo.

          Il dolore è spesso collegato al punto morte: e entrambi per l’Io, rappresentano situazioni dalle quali possono nascere grandi crisi.

          Invece, la gioia è spesso collegata alla vita e costituisce nell’Io situazioni verso le quali si tende, tanto da cercarla sempre anche e soprattutto in presenza di momenti dolorosi.

          Ma, ci siamo mai chiesti se dietro gli stati coscienziali del dolore e della gioia ci siano dei significati psichici ed energetici da conoscere, attraverso il vissuto e di cui potremmo non essere consapevoli?

          Per conoscere i significati della gioia e del dolore, è necessario vivere e riconoscere il fatto che essi non possono essere compresi, penetrati, attraverso spiegazioni intellettuali, culturali, così come ogni altro stato coscienziale. Ma possono iniziare ad essere penetrati, indagandoli da dentro, attraverso l’Io, osservandoli mentre si formano, mentre nascono dal profondo di noi stessi.

          Se lo stato di dolore e di gioia nascono, ci sarà pure qualcosa che li produrrà (lo stesso vale per gli altri stati coscienziali). Il fluire del vivere e del morire, le diverse situazioni di vita, spesso vengono scambiate con ciò che produce il dolore o la gioia, è una delle proiezioni che è necessario risalire e trasformare.

          Ogni stato coscienziale proviene dalla fisiologia strutturale che lo fa nascere, indipendentemente da ciò che sembra innescarlo.

          Il dolore e la gioia potrebbero quindi, in questo senso, manifestarsi contemporaneamente sul piano cosciente della consapevolezza, anche se questo a molti potrà sembrare assurdo.

          Annie Besant nel suo Sapienza antica ci dice:

“In una entità perfettamente armonizzata il dolore non può esistere….con il cessare della lotta, cessa prima il dolore, poiché questo deriva dal disaccordo dall’alternarsi dei momenti antagonistici…”.

          Alla frase della Besant, io aggiungerei anche la gioia e non solo il dolore. Spiego: uno stato coscienziale può nascere perché il corpo è acceso, vivo, se così non fosse quel corpo non potrebbe produrre quegli stati. Quindi, l’elemento fondamentale è che il corpo sia vivo, vitale per produrre stati coscienziali. La vitalità-Animazione è la forza fondamentale che racchiude in sè i due stati di cui stiamo trattando.

          Essendo la vitalità-Animazione un campo unico, collegato, ne risulta (e lo si vede attraverso l’esperienza diretta), che sia il dolore che la gioia, alla fonte fanno parte della stessa energia Animante, vitale, che li produce e li contiene. Lì, dove si formano, hanno caratteristiche strutturali differenti dalle funzioni e dalle caratteristiche che assumono, quando appunto diventano il dolore, la gioia come comunemente li intendiamo.

          Sono una riduzione della funzione Animante che li produce: un’incarnazione della vitalità-Animazione.

          L’identificazione e la dipendenza da opposizione che abbiamo di solito verso il dolore, e l’identificazione e la dipendenza da accettazione che abbiamo di solito verso la gioia fanno parte degli elementi primari, da Risalire.

          Lo stato di inconsapevolezza dell’Io rispetto alla scaturigine del dolore e della gioia ci costringe in una condizione di identificazione nel processo doloroso e gioioso acquisito che coinciderà con uno stato di non identificazione e quindi non consapevolezza del processo di fisiologia energetica da cui nasce. Ancora una volta è questa la frattura, “l’antagonismo” fondamentale, ossia lo spazio dove dolore e gioia si somatizzano, nascono. Se non si arriva ad essere consapevoli attraverso il vissuto diretto del campo morfo-atomico-coscienziale ( la vitalità-Animazione) il dolore e la gioia, il loro rincorrersi, la loro enantiodromia sarà inevitabile!

          Fino a che la nostra capacità di risalita non sarà in circolo, saremo costretti ad accettare la presenza del dolore e della gioia nella nostra vita.

          Ed ancora. Per la scienza della Coscienza, l’obiettivo da raggiungere non è quindi la gioia e la beatitudine (come per millenni ingenuamente, esperti e maestri hanno ritenuto), bensì la forma oltre il dualismo, la dicotomia da cui sia il dolore che la gioia, questi opposti-complementari, nascono.

          La gioia, la felicità, sono stati coscienziali che hanno in sé aspetti perversi e subdoli ancor più del dolore. Si può manifestare in due modi: ricerca di piaceri, sensazioni, emozioni, istinti, godimenti, o attraverso il raggiungimento di uno stato di quiete, di pace ad ogni costo. Può essere perversa, perché si manifesta in maniera allettante, desiderabile: un orgasmo in circolo, o similari, è spesso molto ambito. Il punto è che questa loro intensità di piacere e di beatitudine nasconde ai meno esperti la realtà strutturale pre-gioia da cui nasce, e subdolamente concorre a fissare di più l’identificazione dell’Io in un aspetto della dicotomia che stiamo tentando di Risalire.

          A differenza del dolore che, istintivamente e ostinatamente, cerchiamo di mettere in remissione. Per la gioia cerchiamo di fissarla, ed è questo uno dei motivi che sta perpetuando la dualità, la dicotomia, e sta legittimando la noiosa querelle della lotta tra bene e male che probabilmente non è mai esistita, se non per le proiezioni dell’Io acquisito.

          Il primo suggerimento pratico che emerge è quello di applicare i principi della Risalita sia al dolore che alla gioia, dopo averli vissuti direttamente e quindi conosciuti nelle loro caratteristiche. Non si può risalire e trasformare qualcosa che non si conosce, di cui non si ha consapevolezza. Dove, per Risalire, intendo come base la percezione interiore diretta ed inequivocabile, luogo dove stato coscienziale (dolore e gioia o altro) e fisiologia strutturale che li fa nascere sono all’opera, quel punto è spesso percepibile interiormente come uno specifico fluire di bioluminescenze (attività bio-chimica, bio-elettrica) assumenti specifiche forme. Da lì, risalendo ancora si arriva alla percezione di energie rigorosamente autonome e indipendenti dal dolore e dalla gioia: il luogo dell’autonomia reale dallo stato coscienziale.

          Per fare questo, si parte sempre dalle nostre reazioni, dal fatto “oggettivo” che ha suscitato la gioia o il dolore.

          In questo senso, si possono indurre delle nevrosi di tipo iatrogeno nelle persone, quando si danno loro indicazioni verso una componente, il bene, l’amore, la gioia, o l’indicazione opposta verso il dolore.

          Le sensazioni sovrasensibili che si provano quando si esplora consapevolmente il campo morfo-atomico-coscienziale, non sono   alle sensazioni riflesse e ridotte che ci permettiamo di vivere nel sensibile, che riconosciamo.

          E’ difficile trovare una denominazione adatta, ma poco male, ognuno raggiungendo quello stato potrà denominarlo come vuole.

          Il discernimento è sempre tra strutturale e forma acquisita: rappresentano un campo unico, ma distinguerli permette processi di autoconsapevolezza.

          Lo stato di un Io dipende dal luogo in cui si ferma o si identifica. Non importa quale significato assumano il dolore e la gioia per ogni singolo Io, se sono più o meno intensi, legati o no a quel vestito. Quello che importa è la loro conoscenza vissuta e la loro risalita.

          Io integrerei le quattro nobili verità del Buddha in questo modo:

L’esistenza del dolore con

“l’esistenza del dolore e della gioia”.

L’origine del dolore con

“l’origine del dolore e della gioia”.

La cessazione del dolore con

“La cessazione del dolore e della gioia”.

La via che conduce alla cessazione del dolore con

“la via che conduce alla cessazione del dolore e della gioia.

La cessazione del dolore ha come figlio la gioia; la cessazione della gioia ha come figlio il dolore: la cessazione di entrambi, come risalita alla loro fonte, coincide con nuove forme di consapevolezza.

Ed ancora di più: le applicherei ad ogni stato coscienziale e ad ogni opposto-complementare, come accade nella formazione che seguiamo.

     Per non essere frainteso, ovviamente, la Risalita non significa eliminare ogni stato coscienziale, ma vivere lo strutturale da cui nasce e di immettere questa consapevolezza a sostegno dello stesso, ossia trasmutandolo in altre forme e in altre intensità.

     Di questi nuovi Io e nuove società mi riservo di parlare dettagliatamente nei miei prossimi nuovi articoli.

     Il metodo che ci offre il Buddha per superare il dolore è quello del

“distacco e del graduale ritiro o disidentificazione dell’Io fenomenico dal mondo sensibile che ci tiene legati al piano dell’illusione”.

     In questo, c’è una gravissima forma di superficialità: il corpo è unico, esiste, non si tratta di illusione, ma di una realtà funzionale e necessaria! Non si tratta di disidentificazioni dall’Io fenomenico (acquisito), perché è un’illusione bensì di prendere consapevolezza del sovrasensibile da reimmettere consapevolmente sul piano fenomenico acquisito, per trasmutarlo e Animarlo, determinando profonde trasformazioni dello stato di autoconsapevolezza dell’unico corpo.

     E poi, nel Buddismo non sono stati in grado di riconoscere che lo stesso superamento andrebbe applicato anche alla gioia, alla felicità, visto che parlano di dualità, di dicotomia.

     Se le cose sono dicotomiche, si rivolgono sia al dolore che alla gioia, sia all’amore che all’odio, sia alla materia che allo spirito e così via.

     Vissuto diretto, Risalita e ‘ del dolore e della gioia sono tre momenti del processo di presa di consapevolezza dell’Io.

     Si può trovare forza sia dal dolore che dalla gioia, arrivando a vivere i potenziali enormi che li fanno nascere. Per la Scienza della Coscienza è questa risalita, il mezzo per risvegliare la coscienza di ipersensibilità e facoltà creatrici al di fuori del dolore e della gioia.

     Non si tratta di perdere le intensità che il campo istintivo-emozionale ci permette di vivere, ma di potenziare le sensazioni in maniera ai più, nemmeno pensabile. Quindi nessuna paura, lo strutturale nel sensibile è un amplificatore del sentire, del volere, del concettualizzare, dell’immaginare, in un’unica parola del creare.

     Il dolore e la gioia sono due stati coscienziali che, unitamente a tutti gli altri, costituiscono la porta da attraversare per raggiungere il sovrasensibile.

     Un dolore corporeo è anche psichico ed energetico e viceversa, ed è anche dell’unico corpo: tutto è collegato.

     L’identificazione nel dolore o nella gioia proseguirà fino a che non si ravvedrà la necessità assoluta della sua Risalita: tante gioie e dolori dovremo attraversare ancora prima di entrare in nuove forme di comunicazione con noi stessi: l’unico corpo.

     Le cause possibili del permanere del dolore e della gioia sono:

1.     l’assenza di Risalita nell’azione;

2.     l’inconsapevolezza delle energie formatrici del dolore e della gioia;

3.     l’identificazione conseguente.

E’ questo il segreto: il dolore e la gioia sono delle porte d’ingresso al sovrasensibile reale, e come per ogni porta ne va conosciuta la dislocazione per attraversarla (consapevolmente).

          Se faremo questo, sapremo e vivremo che da questi attraversamenti si sprigioneranno le potenze intuitive e creatrici che potremo con continuità mettere a disposizione dell’Io.

          L’unico corpo, gli Universi, nella sua componente acquisita ha in sé tutto il dolore e tutta la gioia praticati da ogni singolo Io.

          Ancora una volta, la presa di consapevolezza del singolo entrerà in circolo, sarà memorizzata dall’unico corpo e questo sarà un piano potenziale attingibile a cui ognunopotrà attingere.

          Il campo morfo-atomico-coscienziale ed i suoi archetipi creatori sono presenti alla radice–essenza dell’unico corpo, il cammino verso il suo raggiungimento vissuto può essere difficile, ma la Risalita è inevitabile, sarà un’opera d’arte dell’Io.

          L’Io, la coscienza, ha in sé il potere di creazione.

          Nelle religioni, nelle scuole esoteriche si è data sempre molta importanza alla gioia, e i grandi mistici, i Santi e gli iniziati di tutti i tempi credevano di avere intuito che la gioia rivelasse uno stato di grazia e la sofferenza uno stato di oscurità e di chiusura, determinando così, spero inconsapevolmente, un incredibile aumento della dualità, del conflitto, dell’identificazione e della lotta, questa sì, illusoria tra i due opposti.

          Nel contempo, però, questo errore proiettivo ha consentito forgiature e variazioni più forti, funzionali a far riconoscere la necessità di Risalita.

          Tutto, qualunque azione, ha in sé un messaggio strutturale, una funzione, che deve essere riconosciuta.

Nello MANGIAMELI

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