AGOSTINI DEPRETIS

AGOSTINO DEPRETIS (Mezzana Corti, Pavia, 1813 – Stradella 1887)
Fu “Il Presidente della sinistra che accolse la società nello stato”. Eletto deputato al parlamento subalpino nel 1848, fu tra gli oppositori della politica di Cavour, al quale tuttavia si avvicinò dopo la spedizione di Crimea. Auspicando il coronamento dell’unità nazionale, il Depretis, con Bixio, Ricciardi, La Farina, Saffi, Crispi ed altri, si adoperò per la spedizione militare che poi naufragò in Aspromonte. Nel 1860 fu prodittatore in Sicilia con Garibaldi, poi ministro dei Lavori Pubblici e della Marina con il governo Rattazzi; nel 1866 fu ministro delle finanze con Ricasoli e capo indiscusso della sinistra storica dopo la morte di Rattazzi. Abile nelle manovre parlamentari, che diedero presto origine al cosidetto “trasformismo”, nel 1876 ebbe la Presidenza del Consiglio e da allora, fino al 1887, fu alternativamente capo del governo o dell‟opposizione parlamentare. Il trasformismo ideato da Depretis si basava sulla formazione di maggioranze sempre diverse e provvisorie, su rapporti personali che permettevano di ricomporre, di volta in volta, maggioranze con uomini della destra e con uomini della sinistra; quindi nel trasformismo si manifestava il venir meno dell’antico contrasto di principi tra destra e sinistra, il venir meno di divisioni ideologiche esistenti in precedenza di fronte all’emergere di nuovi comuni avversari. In altre parole egli ritenne che i partiti dovessero “trasformarsi”, guardando al bene comune. Il suo concetto di trasformismo si manifestò apertamente con l’accordo che stipulò con Marco Minghetti, alla vigilia delle elezioni dell’ottobre 1882, al fine di unire le forze contro l’estrema sinistra. Nel 1881, con Garibaldi, Saffi e Carducci, aveva aspramente criticato la debolezza del governo nei confronti dell’arroganza della Francia, che aveva posto il suo protettorato sulla Tunisia, in spregio alle aspettative della numerosissima colonia di italiani là presente, e nel 1887, all’interpellanza parlamentare di Bovio, che temeva una “riconciliazione” con il papato, rispondeva: “lo Stato italiano rimane qual è di fronte al papato, col suo organismo, con le sue leggi e quello che più importa con le sue fatali aspirazioni verso una libertà, una civiltà ed una indipendenza sempre maggiori. Che senso ha dunque la parola conciliazione? Questo solo, che il papato, vedendosi, malgrado effimere e parziali vittorie, diminuire ogni giorno i mezzi materiali e morali per continuare una lotta impossibile, fa atto di pentimento ed accetta le condizioni di vita che gli ha concesso l’Italia. Non si tratta insomma di due nemici che si conciliano, ma di una istituzione che dichiara, dopo molte e lunghe e sfatate macchinazioni, di accettare le leggi dello Stato nel quale vuol vivere ed esercitare il suo ministero”. Assicurò agli italiani l’istruzione obbligatoria, gratuita e laica, portò l’elettorato da 500.000 ad oltre tre milioni, e riuscì a fare dell’Italia “la più piccola delle grandi potenze… ma tuttavia una realtà che nessuno più avrebbe potuto ignorare nel concerto delle diplomazie”. Non creò sicuramente il migliore degli stati possibili, ma quanto bastava per garantire la vita nazionale nel segno della tolleranza all‟interno e della collaborazione nella comunità internazionale. Agostino Depretis era stato iniziato massone nella Loggia “Dante Alighieri” all’Oriente di Torino nel 1864; nel 1868 venne affiliato alla Loggia “Universo” all’Oriente di Firenze; nel 1877 raggiunse il 33° grado del R.S.A.A. e nel 1882 fece parte del Supremo Consiglio del Rito. Il 29 luglio 1887, il giorno dei suoi funerali, lo stendardo dell’Ordine apparve abbrunato a mezz’asta al balcone della sede del Grande Oriente e del Supremo Consiglio.

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