FRANCESCO DE SANCTIS

FRANCESCO DE SANCTIS (Morra Irpinia 1817 – Napoli 1883)
Francesco De Sanctis nacque in 28 marzo 1817 a Morra Irpina, primogenito di una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Nel 1826 fu mandato a Napoli a studiare presso uno zio paterno, il sacerdote don Carlo, che aveva una scuola privata, e nel 1831 frequentò la scuola dell’abate, e rinomato fisico, Lorenzo Mazzini. Iniziò in questo periodo, giovanissimo, letture filosofiche e scientifiche, poi rivolse il suo interesse all’economia politica e alla filosofia del diritto. Nel 1833 cominciò a frequentare la scuola di Basilio Puoti, e di questo periodo uno dei suoi ricordi più emozionanti fu la visita di Giacomo Leopardi nel 1836.
Nel 1835 insegnò nella scuola dello zio Carlo e nel 1838 aprì una propria scuola privata a Vico Bisi; le scuole private a Napoli avevano una grande importanza perché vi s‟impartiva un insegnamento più libero e spregiudicato rispetto a quello governativo borbonico imposto nelle scuole pubbliche; ma la scuola del De Sanctis fu particolarmente importante per il suo carattere formativo: ideata come studio preparatorio di lingua e grammatica per il corso di retorica del Puoti, divenne presto un centro di studi della lingua e dello stile, e quindi della letteratura, della storia, della storiografia. Nel 1841 fu nominato insegnante al Reale Collegio Militare della Nunziatella, e nei corsi del ’44-’46 sulla “Storia della critica” e “Storia della filosofia”, si avvertì un suo approfondimento culturale e concettuale con influenze dell’ “estetica” di Hegel e dei contatti con i giovani hegeliani di Napoli. Queste nuove idee destarono nella polizia sospetti, ma né le minacce né le persecuzioni furono capaci di affievolire la fede del De Sanctis e di questi ardenti difensori dell’indipendenza del pensiero. Nel 1847 si tenne a Napoli il settimo congresso degli scienziati italiani, ed il De Sanctis preparò una relazione sull’insegnamento della storia; in quest‟occasione conobbe Giuseppe Montanelli, e i due si accordarono per introdurre una stampa politica clandestina in Napoli. Nel 1848 Ferdinando I concesse la costituzione ed il De Sanctis pronunziò il “Discorso ai giovani”, che non affrontò temi di politica militante, ma fu la trascrizione, in termini politici, di elementi culturali dell’alfierismo, di Dante, del Manzoni, e dal quale trasparivano influssi mazziniani nell’esaltazione della dignità civile e della libertà di pensiero. Il 22 marzo De Sanctis fu nominato membro e segretario della commissione incaricata di studiare un progetto per ordinare un insegnamento pubblico nel regno, dopo che Ferdinando aveva revocato ai vescovi la gestione della pubblica istruzione; preparò vari progetti circa l‟istruzione primaria obbligatoria e gratuita, che ritenne necessaria per tutte le classi sociali, circa scuole normali per maestri e circa vari problemi di pedagogia e politica scolastica. Fu in questo periodo che aderì alla “Setta dell’Unità Italiana”, di tendenze radicali, capeggiata dal Settembrini.
Il 14 maggio, respinta dal governo la richiesta di maggiori garanzie costituzionali, i liberali alzarono le barricate in Napoli; insieme a loro vi fu il De Sanctis con i suoi alunni; ma il giorno successivo le truppe regie dispersero i rivoltosi ed un suo allievo, Luigi la Vista, venne fucilato; lo stesso De Sanctis fu arrestato, ma rilasciato due giorni dopo. Pasquale Villari, un’altro dei suoi allievi, scriverà: “il 15 maggio 1848 la scuola del De Sanctis fu dispersa a fucilate per le strade, per le case, sulle barricate”. Nel 1949 rinunciò completamente all’insegnamento privato per non sottoporsi all’esame di catechismo obbligatorio per tutti gli insegnanti, si trasferì in Calabria quale precettore privato nella casa del barone Guzzolini, e nel 1850 scrisse il “Saggio sull’epistolario di Giacomo Leopardi”, e “Delle opere drammatiche di Schiller”. Il 3 dicembre 1850, accusato di essere affiliato al movimento mazziniano, fu arrestato e tradotto a Napoli nel carcere di Castel dell’Ovo, dove rimase per quasi tre anni; approfittò di questo periodo di forzata inattività per studiare il tedesco, tradurre opere di filosofia e di poesia, scrivere la tragedia “Torquato Tasso” ed il carme “Le prigioni”. Nel 1853 venne riconosciuto innocente e quindi prosciolto e liberato, ma temendosi la sua influenza sui giovani per le sue idee liberali, venne costretto ad imbarcarsi per l’America. A Malta, durante la sosta della nave sulla quale era imbarcato, riuscì a fuggire con l’aiuto di suoi ex allievi ed a raggiungere il Piemonte, stabilendosi a Torino, dove conobbe politici, scrittori, poeti e studenti, alcuni dei quali erano d’accordo col disegno sabaudo per l‟unificazione italiana, altri erano su posizioni repubblicane, altri ancora erano d’accordo, ma solo temporaneamente, sull’iniziativa piemontese, per riprendere successivamente tutto il programma rivoluzionario italiano. E‟ quest’ultimo il progetto sul quale si posizionò De Sanctis, ma, per non legarsi del tutto al governo piemontese, rifiutò il sussidio per i profughi politici. Cercò inutilmente lavoro, ma non riuscì ad ottenere una cattedra per l’ostilità del corpo accademico: pesavano su di lui le idee democratiche espresse ne “Le prigioni”, ed era accusato di essere un hegeliano, un “tedescofilo”. Nel 1854 riuscì a tenere all’università un corso libero su Dante, pubblicò vari saggi letterari e politici, un saggio sulla “Divina Commedia”, ed attaccò in altre opere lo scrittore della “Civiltà Cattolica”, padre Bresciani, esponente di quel gesuitismo e clericalismo che si andavano riaffacciando. Prese posizione contro il “murattismo”, un aspetto del particolarismo regionale italiano, che si manifestò con la pretesa di Luciano Murat, figlio di Gioacchino, al trono di Napoli; esprimendosi conto Luciano e contro Napoleone III che lo sosteneva, De Sanctis si pronunciò contro il paternalismo, la demagogia, il cesarismo, e contro ogni soluzione puramente diplomatica dei problemi italiani. Ma in questo modo fece un altro passo verso l’adesione alla politica piemontese, e quindi sabauda, perché aveva capito che era la sola che poteva realizzare l’unità d’Italia. Nel 1856 venne chiamato all’università di Zurigo, dove tenne corsi di letteratura e sulla poesia di Dante, ed è qui che conobbe gli esuli mazziniani e lo stesso Mazzini. Nel 1859 scrisse il dialogo “Shopenhauer e Leopardi”, contro la filosofia irrazionalistica; poi iniziò una serie di conferenze sull‟opera del Petrarca e del Manzoni. Nel 1860 gli avvenimenti garibaldini in Sicilia gli infusero nuova fiducia, e cominciò a pensare che in quel momento la scuola fosse meno importante dell’azione politica; nello stesso anno ritornò a Napoli, beneficiando dell’amnistia concessa da Ferdinando, ma rifiutò ogni incarico dal governo borbonico. Nel settembre Garibaldi liberò Napoli ed il De Sanctis fu nominato governatore della provincia di Avellino. In questa nuova veste cominciò a riordinare l’amministrazione, a fronteggiare il brigantaggio filoborbonico, a promuovere il plebiscito per l’annessione, e con il “Proclama al popolo irpino”, fece la sua scelta politica in senso monarchico costituzionale. Nello stesso anno assunse la carica di direttore della Pubblica Istruzione a Napoli, incarico che durerà pochi giorni, ma furono sufficienti per: -chiudere il liceo dei gesuiti, istituendo al suo posto un ginnasio governativo; -revocare il decreto che proibiva ai giovani delle province di frequentare l’università di Napoli;
-riordinare l’università in sei facoltà, e collocare a riposo oltre trenta rappresentanti della vecchia casta accademica, chiamando al loro posto uomini di cultura liberale e democratica. Nel 1861 fu deputato al primo parlamento italiano e subito dopo fu ministro della Pubblica Istruzione. Nel presentare il suo programma in parlamento dichiarò: “provvedere all’istruzione popolare sarà la mia prima, la mia incessante cura”; un ministro della Pubblica Istruzione deve “assicurare a tutte le forze vive del paese che domandano di sorgere la loro piena compiuta libertà di sviluppo” e precisò che cosa intendeva per libertà, affermando che “i ceti popolari non possono essere chiamati liberi finché la loro personalità appartiene al confessore, al notaio, all’uomo di legge, al proprietario, a tutti quegli che hanno interesse di volgerli, di impadronirsene”; richiese piena e compiuta libertà di insegnamento per la scuola superiore, libertà per le religioni e la scienza, fu contrario al monopolio statale dell’insegnamento, aveva fiducia nella potenza autonoma della libertà, che definì “sistema che ci farà vincere”. De Sanctis rivide tutta la struttura educativa del nuovo Stato e su queste questioni tornerà come deputato e come ministro nei governi del „78,‟79,‟80, introducendo nella scuola anche l’educazione fisica, che intese non solo come momento di formazione fisica ma anche morale. Ma almeno per tre aspetti il De Sanctis rimase su posizioni liberal-conservatrici: -ritenne che le classi popolari non fossero mature per avere tutta l’istruzione, anche quella superiore; -rimase convinto dell’opportunità dell’insegnamento religioso nelle scuole elementari, sia pure in forma non confessionale né dogmatica ed affidando l’insegnamento non più al prete, ma al maestro, ritenendo la religione una componente fondamentale dell’educazione morale; -previde l’istruzione femminile organizzata in un settore separato, in funzione dei compiti domestici assegnati alla donna dalla società e non come sviluppo autonomo della personalità della donna stessa, come invece voleva il movimento femminista.
Nel 1862 sposò Maria Teresa dei baroni di Arenaprimo, ma il matrimonio sarà fonte di amarezze per la debolezza della moglie e l’animosità dei suoceri. Nel 1963 fu direttore a Napoli del giornale “L’Italia”, organo dell’”Associazione Unitaria” del Settembrini; l’associazione, su basi radicali, raggruppava esponenti della borghesia meridionale e protestava contro l’emarginazione del meridione dalla politica nazionale; ma il De Sanctis affrontò sul giornale anche problemi di politica generale, soprattutto quello del rinnovo della classe dirigente e della formazione di una sinistra “giovane”, così detta per distinguerla da quella storica, alla quale però riconobbe il merito di aver creduto nella rivoluzione italiana. Nel 1867 pubblicò “Saggi critici”, e nel 1869 il “Saggio critico su Petrarca”; nel 1870 pubblicò, in tre volumi, “Storia della letteratura”; nel 1871 fu nominato professore di letteratura comparata all’università di Napoli e nel 1872 pubblicò i “Nuovi saggi critici”. Nel 1874 riprese la sua attività politica e alla camera si fece promotore del gruppo della “sinistra giovane”, parlò contro le “consorterie” della maggioranza, e contro “l’instabilità del potere politico, che genera scetticismo e indifferenza, preparando la strada ad una svolta reazionaria a destra”. Dal 1875 al 1883 pubblicò una serie di saggi sul Leopardi, le proprie memorie “La giovinezza”, ed un nuovo “Saggio critico su Tetrarca”; fino a pochi giorni prima della morte, che sopravvenne a Napoli il 29 dicembre 1883, il De Sanctis rivide le lezioni e gli articoli sul Leopardi per quello che doveva essere lo “Studio su Giacomo Leopardi”, che uscì postumo nel 1885. Francesco De Sanctis fu solennemente commemorato alla camera dal presidente Parini, dal Depretis, da Giustino Farini, che mise in risalto la sua opera civile contro il moderatismo politico e la freddezza morale di tanti intellettuali, fenomeni che egli aveva con tanta forza denunciato nel saggio “L’uomo del Guicciardini”. Francesco De Sanctis appartenne al R.S.A.A., dove raggiunse il 18° grado, e fu membro della Costituente del Grande Oriente nel 1869.

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