GIOVANNI AMENDOLA


GIOVANNI AMENDOLA (Salerno 1866 – Cannes 1926)
Giovanni Amendola nacque a Salerno il 15 aprile del 1886, e cominciò fin da giovane l‟attività di giornalista con alcuni articoli sulle riviste “Leonardo” e “La Voce”. Ma la sua vera passione fu la politica, alla quale si dedicò giovanissimo, ottenendo l‟elezione, per tre legislature, alla Camera dei Deputati nel collegio della sua natia Salerno. Aderì al gruppo della democrazia liberale, su posizioni antigiolittiane, facendo della questione morale e dell‟opposizione ad ogni estremismo, sia di destra sia di sinistra, la stella polare della sua attività politica e parlamentare. Nel 1914 si schierò a favore dell‟intervento nella prima guerra mondiale, con l‟idea di completare il Risorgimento e l‟unificazione nazionale; fu in pratica uno dei protagonisti di quel cosiddetto “interventismo democratico” che vedeva, nella grande guerra, la quarta guerra d‟indipendenza. Coerente con questo suo pensiero, partecipò come volontario alla guerra, acquisendo il grado di capitano d‟artiglieria e conseguendo una medaglia al valore. Sposò le posizioni democratiche del Presidente statunitense W. Wilson e sostenne il riavvicinamento, nel 1918, con gli slavi (Patto di Roma) contro la monarchia austro-ungarica. Alla fine della guerra tornò alla sua attività giornalistica, assumendo diversi incarichi: fu direttore del “Resto del Carlino”, corrispondente del “Corriere della Sera” e del “New York Herald”, e nel 1922 fu tra i fondatori del “Mondo”, organo di battaglia per la difesa e la diffusione delle idee liberaldemocratiche, proprio nell‟anno in cui il fascismo conquistava il governo del Regno d‟Italia, a causa della debolezza della monarchia sabauda e delle forze politiche moderate, come i liberali del neonato PLI, e i cattolici del PIP. Nel 1924, dopo l‟omicidio del deputato socialista riformista Giacomo Matteotti da parte di sicari fascisti, Amendola divenne il capo dell‟opposizione demo-liberale al nascente regime fascista, sostenendo con fermezza la secessione parlamentare dell‟Aventino. Come accadde ad altri illustri democratici d‟ogni orientamento politico, dal comunista Antonio Gramsci al sacerdote don Minzoni, passando per il già citato socialista Giacomo Matteotti, senza dimenticare uno dei più acuti intellettuali della giovane generazione, Piero Gobetti, anche Giovanni Amendola, nel 1925, fu aggredito e percosso dai fascisti, prima a Roma, poi a Montecatini. Con l‟aiuto di fratelli massoni e di colleghi riuscì a riparare in Francia, dove, in una clinica di Cannes, morì il 12 aprile 1926, a seguito delle lesioni riportate nel vile pestaggio del luglio precedente. Moriva, in quella tiepida primavera francese, uno dei più illustri martiri dell‟antifascismo, un vero liberaldemocratico, che aveva fatto della difesa dei valori liberali e democratici lo scopo principale della sua intransigente attività politica; intransigenza e coerenza pagate, in un paese di facili trasformismi, con la stessa vita. Giovanni Amendola fu membro del R.S.A.A. e della Società Teosofica

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