Notte di Luna in Valle d’Itria

 

Notte di Luna in Valle d’Itria

La Luna, che inargenta i coni bianchi,
in Valle d’Itria sembra fare sosta,
le sembra al paradiso la risposta,
ammira a lungo e par che mai si stanchi.

Quei simboli fregiati su pei trulli,
con sigle arcane di lontane genti,
appaiono astronavi rilucenti,
tra terre rosse, ulivi e sassi brulli.

C’è poi Martina Franca e Cisternino
che sembrano due fate addormentate,
città di sogno in Puglia nell’estate
tra ulivi, frutta e tra l’odor del vino.

La Luna non si stanca di gustare
quel panorama unico nel mondo,
l’incanto arcano di Locorotondo
in terra tra lo Jonio e l’Adrio mare.

Se poi la neve fiocca su pei trulli,
la valle appare come un gran miraggio
che luccica di notte se c’è Luna
che muta ammira e tace nell’incanto.

La bianca Valle d’Itria ch’è silente,
di notte ha un’ovattata nenia antica:
un’emozione dolce il cuore sente
ed ami questa Valle come Amica.

IL TRULLO
Il termine trullo deriva dalla parola greca trullos che significa cupola. Va detto, comunque, che la parola trullo è un termine piuttosto recente e sicuramente di derivazione dotta e scientifica.
Il termine con cui venivano chiamate queste costruzioni a secco, nell’Altosalento e in tutta la Murgia dei trulli, era semplicemente “casedda”, letteralmente piccola casa. Di questo si tratta in realtà, di una modesta ma confortevole casa costruita dai contadini che sagacemente utilizzavano la materia prima più abbondante qui da noi: la pietra calcarea.
Il nostro è un terreno carsico con un sottile strato di terra rossa. Apulia petrosa, così veniva chiamata dagli antichi l’odierna Puglia, è il riferimento era proprio a quella zona della Puglia centro meridionale oggi a cavallo fra le province di Bari, Taranto e Brindisi dove si è sviluppata quella civiltà contadina che ha modificato (con tanto sudore e sacrifici), una terra non adatta a colture agricole redditizie. Dalla roccia calcarea spesso a strati facilmente divisibili in lastre si ricavavano le chiancarelle (pietre calcaree piatte) che, posate a secco (senza utilizzo di malta) l’una sull’altra si elevavano in cerchi concentrici che man mano si restringevano fino a chiudere la volta conica. Diverse forme di pinnacoli chiudono il vertice del trullo: croci, stelle, sfere e altri simboli dal significato cristiano o scaramantico. Per la pavimentazione del trullo si utilizzavano lastre sottili di pietra calcarea sapientemente levigate: le chianche.
Nel comprensorio dei trulli solo la cittadina di ALBEROBELLO ha due quartieri interamente a trullo: Rione Monti e Rione Aia Piccola già monumenti nazionali dall’inizio del secolo scorso e dichiarati dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.
I trulli di Alberobello si susseguono uno accanto all’altro, lungo viuzze e stradine lastricate di “chianche”, creando paesaggi e magiche atmosfere davvero uniche e irripetibili..
La storia di questa originale cittadina risale alla seconda metà del XVII sec., quando i conti di Conversano (i conti Acquaviva), feudatari del posto, autorizzavano i contadini a costruire un nuovo villaggio con abitazioni costruite a secco senza utilizzo di malta, in maniera da poterle subito demolire in caso di ispezione regia (i feudatari, infatti, dovevano pagare un tributo al re per la costruzione di nuovi centri abitati).
Nella foto: La Valle d’Itria, sulla quale si affacciano le cittadine di Locorotondo (BA), Cisternino (BR) Ceglie Messapica (BR) e Martina Franca (TA).
La Valle d’Itria che, più che una valle è un territorio dolcemente ondulato in cui si alternano avvallamenti e colline, poggi e saliscendi carsici, rappresenta il luogo con la massima concentrazione di trulli sparsi.

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