INCONSCE NOSTALGIE

INCONSCE NOSTALGIE

Dl SANTA INQUISIZIONE

di

Pico del Contado

Da più parti, e spesso in termini apocalittici, viene invocata l’emanazione di uno specifico codice di comportamento, che stabilisca i limiti del lecito, nel campo della ricerca e della pratica biologica.

te motivata da antichi pregiudizi, da ancestrali paure e dalla presunzione che non esistano barriere naturali all’applicazione perversa e scriteriata della riproduzione per clonazione, dell’ingegneria genetica e della fecondazione in vitro.

La Libera Muratoria, corale espressione dello spirito laico e libertario che definisce ogni libero muratore, ha il dovere di giudicare tale richiesta alla luce dei principi che la ispirano e dei valori che si è deputata di trasmettere.

Né può esimersi dall’agire efficacemente, affinché il suo giudizio sia fatto proprio dalla pubblica opinione.

La naturale propensione al totalitarismo di chi detiene il Potere, e il conformismo delle masse popolari, mai iniziate ai valori della libertà, impone che la Libera Muratoria si mobiliti per difendere l’uomo da un ritorno alta condizione dei secoli bui.

Dato per pacificamente acquisito, che i codici sono sistemi etici costruiti su assiomi non necessariamente intuitivi, purché compatibili fra loro, non dovrebbero esserci difficoltà a convenire che vanno considerati da cultura avanzata tutti i codici i cui postulati siano compatibili con la massima libertà  intesa sia come massimo numero di possibilità assolute, connotanti le potestà, che come massima possibilità delle possibilità relative, connotanti le libertà.

Ne consegue che nessun codice può essere considerato civile, se annovera fra i suoi assiomi di partenza una qualsiasi violazione delle due potestà che connotano la dignità della persona umana: quella di disporre del proprio corpo e della propria anima, e quella di perseguire la conoscenza a mezzo della propria razionalità. E, poiché anche il più liberale dei codici bioetici violerebbe entrambe queste due potestà, la Libera Muratoria non può che combatterne l’Istituzione.

A valle di queste considerazioni, è il nostro schierarsi all’unisono, da sempre, veementemente e senza condizioni, dalla parte di Bruno e di Galilei, che ebbero la gloria del rogo e l’onta dell’abiura per aver avuto sia l’ardire di rivendicare la libertà di pensiero, che di svelare la supremazia

della ragione su dogmi e pregiudizi.

La libertà di pensiero, che non sempre è citata a proposito, significa che le verità non devono essere imposte con altra forza che non sia quella della ragione, o, il che è lo stesso, che ogni e ciascun uomo ha il diritto di esplicitare e propagandare le proprie verità.

Ne discende che ai portatori di false verità vanno riconosciute le stesse libertà di cui godono i portatori di verità inoppugnabili, ma non potrà mai discernerne che le false verità non possano e non debbano essere combattute.

Ogni verità è la proposizione di un pensiero, che partendo da determinati postulati, porta a determinate conclusioni. E’ perciò ineluttabile che, se si deduce correttamente, simili o differenti postulati di partenza portino a simili o differenti conclusioni.

La libera Muratoria, pertanto, non è una Torre di Babele in cui albergano diverse verità, ma il luogo in cui, per la comunanza dei postulati di partenza, il pensiero di ogni e ciascun libero muratore approda necessariamente alle stesse, i anche se non identiche, conclusioni.

Ciò non significa che esiste un pensiero massonico, che non esiste, ma che esiste un linguaggio massonico, che determina, condiziona e omologa il pensiero dei liberi muratori, i quali però non possono pensare identicamente, perché le loro diversità genetiche e culturali lo impediscono. Ma, se rendono impossibile che sia identico, queste diversità non possono impedire al pensiero di ogni libero muratore di approdare a conclusioni di uguale segno, senso e direzione.

Per ciò che diciamo di essere e di volere, non possiamo neanche segretamente pensare di entrare nel merito di un codice bioetico.

Su questo non ci piove, non perché lo proclami un qualche magistero, o lo sancisca una qualche legge muratoria, ma perché l’essere liberi muratori comporta il non riuscire a far partire i propri discorsi da postulati che non siano adamantinamente laici e libertari. Pertanto, nessuno di noi

può avere ombra di dubbio che la nostra posizione, nei confronti dell’emanazione di un codice bioetico, sia esattamente inquadrata ed esaustivamente significata dal nostro antico gridare chiaro e forte, che non consideriamo lecita nessuna norma che possa anche soltanto scalfire potestà umane fondamentali, quali sono quelle che un tal codice inevitabilmente violerebbe.

Perciò, per decidere il nostro atteggiamento, non ci occorrono convegni e conferenze, tavole rotonde e pareri più o meno paludati.

Il nostro atteggiamento lo abbiamo deciso, al di là della prudenza e della convenienza, quando abbiamo sposato i postulati del linguaggio muratorio, che, ponendoci fuori dal gregge, ci espongono alla rappresaglia di pastori e pastorelli.

Di convegni, di conferenze e di ogni altro mezzo di comunicazione abbiamo invece bisogno, per denunciare e sventare il pericolo rappresentato da forse inconsce, ma evidenti, nostalgia di santa Inquisizione.

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