FRAZIONE EGIZIE

  Frazione egizie Il concetto di frazione per gli Egizi, così come il resto della loro matematica, era ancora molto primitivo. Gli Egizi utilizzavano infatti solo le frazioni dell’unità, secondo tabelle di calcolo tramandate nei secoli. Nel 1858 un antiquario scozzese, Henry Rhind, acquistò il più importante documento matematico della storia egizia. L’autore, o meglio, lo scriba di nome Ahmes che lo compilò nel 1650 a. C., diede il nome a questa specie di manuale scolastico, nel quale sono riportate le tabelle di scomposizione delle frazioni 2/n in frazioni dell’unità, con n che varia da 3 a 101.
Ad esempio:
2/7 = 1/28 + 1/4
2/9 = 1/18 + 1/6


2/101 = 1/101 + 1/202 + 1/303 e così via.

La frazione concepita in questa maniera aveva origine da una questione pratica: l’idea di frazione veniva infatti collegata alle parti di un intero che viene suddiviso.

Ad esempio, la divisione in sottomultipli dell’hekat (l’unità di misura per il grano e l’orzo) era rappresentata dalle parti dell’occhio del dio Horus, come si può osservare in figura:   Una leggenda egizia narra che Horus, figlio di Iside e Osiride, durante la lotta con il fratello Seth per rivendicare la morte del padre, perde un occhio. Le parti dell’occhio, sempre secondo la leggenda, vengono ritrovate dal dio Toth, che le ricompone. Si osserva che, alla somma di queste frazioni, manca la settima parte dell’occhio. Infatti, la leggenda dice che una parte venne data dal dio Toth per ricostruire l’occhio divino.

La nozione di frazione intesa come m/n proviene invece dai babilonesi. Tuttavia m/n veniva intesa come m volte 1/n.

Furono gli arabi ad introdurre l’attuale notazione con la barra e i termini “numeratore” e “denominatore”.
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