ORFEO ED EURIDICE

Orfeo ed Euridice

Un Cammino di Rinascita

Eliade Maria Grasso

Il mito di Orfeo che tutti conosciamo non può prescindere da quello di Euridice, la ninfa sua sposa la cui morte prematura spingerà Orfeo a compiere la più ardua impresa concessa ad un semi-d io, quella di scendere negli Inferi per riportarla in vita sulla Terra. Una sola condizione fu chiesta ad Orfeo, di non voltarsi mai indietro. Orfeo si volta, invece, e la perde.

Un gesto d’amore esemplare: rischiare di morire pur di riportare l’amata alla vita; ma la via che ci indica Orfeo con il suo coraggio e la sua risolutezza è quella della Luce, questa è la vita al la quale ci vuol e condurre, come ha condotto la sua Amata, in un sentiero iniziatico.

Orfeo la guida e lei gli si affida nel torpore dell’incoscienza, come quando nei riti di iniziazione tradizionali vengono bendati gli occhi e richiesto il silenzio, mentre un Maestro terribile (perché simbolo di Terra) sorveglia che il profano muoia nel Gabinetto di riflessione e rinasca nel Tempio. Lo stesso matrimonio di Orfeo ed Euridice che,

secondo la visione terrena ha un finale tragico, da festa nuziale diventa un funerale massonico durante il quale Euridice sarà iniziata ai misteri inconsapevolmente.

Lo smarrirsi, il voltarsi indietro, l’apparente fallimento della missione di Orfeo, forse avviene per il compiersi della sua Metamorfosi come la racconta Ovidio o forse perché Euridice era già nella beatitudine delle Sfere Celesti e non aveva bisogno di tornare sulla Terra. Il ciclo di vita si rinnova per coloro che hanno ancora necessità di elevarsi e di apprendere attraverso il rinnovarsi dei dolori e delle esperienze; l’Anima di Euridice era già pura.

Entrambi, Orfeo ed Euridice, ci conducono ad una Rinascita, in quanto l’iniziazione determina la fine della vita profana a favore di una rinascita ad una vita dedicata alla ricerca della Conoscenza e dell’evoluzione della nostra Anima.

Una ricerca che sarà il nostro lascia passare verso l’Infinito e che si può cominciare da subito e continuare a condurre sempre, cominciando dai piccoli gesti quotidiani fino ai grandi sentimenti che, anche nei momenti più difficili, governano la nostra vita, orientandoci sempre verso la gratitudine, il discernimento, il perdono e l’amore. Il concetto di lasciapassare, di parola di passo è un elemento cardine dell’Orfismo, la dottrina misterica che vede in Orfeo il suo fondatore; ma anche un elemento presente nell’Ordine della Stella d’Oriente e in quello dei Fratelli Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia.

Il ciclo di morte e rinascita, secondo l’Orfismo, deve concludersi dopo un cammino di purificazione che inizia su questa Terra ma che vedrà una sua svolta in una dimensione altra, quando l’Anima giunta nell’Aldilà potrà soddisfare la sua sete di Conoscenza e Beatitudine. Perché sarà proprio l’atto del bere che determinerà la scelta iniziatica. L’anima, varcata la soglia dell’Oltretomba, si trova di fronte ad un sentiero biforcato. Il sentiero di sinistra ove si trova un pioppo bianco e Lethe, la fontana dell’Oblio, questa è la via infausta degli empi; il sentiero di destra conduce al lago sacro di Mnemosyne nel quale potranno immergersi coloro che erano stati iniziati ai misteri dell’orfismo placando così la loro sete di beatitudine. Per questo l’iniziato non si fermerà per dissetarsi alla prima fonte, quella dell’Oblio, che soddisfa solo la sete terrena, errore che gli costerebbe di percorrere un altro ciclo di reincarnazioni; ma soddisferà la sua sete spirituale bevendo l’acqua del lago della Memoria, e percorrerà il sentiero degli Iniziati giungendo ad una dimora beata che accoglie dei ed eroi, ponendo così fine al ciclo delle reincarnazioni. Per intraprendere la giusta via gli orfici venivano sepolti con un particolare

amuleto: una lamina d’oro ove era inciso un breve testo tratto dai poemi attribuiti ad Orfeo. Esso garantiva l’appartenenza religiosa del defunto e, indicandogli la strada da percorrere, gli forniva una sorta di lasciapassare per la via dei giusti. Sono figlio della Terra e del Cielo stellato è uno dei versi più diffusi nelle lamine orfiche ritrovate nei sepolcri degli iniziati greci. È questa la loro parola di passo.

Nel nostro cammino di Stelle d’Oriente abbiamo cinque fari colorati ad illuminarci la strada, cioè le cinque punte della Stella, rappresentazione simbolica della famiglia: Ada la figlia, Rut la vedova, Ester la sposa, Marta la sorella ed Eletta la madre. Ognuna delle punte simboleggia una virtù e custodisce il sacro fuoco di una morale universale.

Sono simboli di sacrificio, costanza, coraggio, fede e amore, sentimenti che devono albergare nel cuore di tutti gli esseri umani e che esprimono valori eterni ed universali, presenti in tutte le religioni e in tutte le società civili. È un percorso iniziatico da Ada, la figlia, fino a raggiungere il ruolo-simbolo di Eletta, la Madre, la Grande custode dei valori da tramandare e perpetuare, colei che ha raggiunto la completezza iniziatica.

Che le nostre Stelle ci possano guidare sempre come fari nell’evoluzione del nostro Essere.

 Hiram n.1/2018

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