LE TENEBRE E LA FRATELLANZA

Le Tenebre e la Fratellanza

di Gustavo Raffi

Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

(Palazzo Giustiniani)

Venerabilissimi Gran Maestri,

Un grande mistico medioevale come Bernardo di Chiaravalle scriveva che l’epoca in cui viveva aveva le sue notti e queste non erano poche.

Voleva dire — malgrado la forza e la speranza della sua incrollabile fede — che le tenebre, nel suo mondo, erano presenti, operanti e inquietanti. Ma se facciamo un salto temporale di qualche secolo troviamo in Kant — espressa in un diverso linguaggio — la medesima preoccupazione. Le tenebre, in questo caso, non sono le sottili seduzioni del “secolo” ma l’incapacità dell’uomo di servirsi del proprio intelletto come guida. Con il rischio di cadere preda di ogni sorta di illusioni: prima fra tutte quella —insidiosissima — di non servirsi delle proprie capacità critiche e razionali, cedendo al dogmatismo, all’intolleranza e al desiderio di sopraffazione.

Ma il filo rosso che unisce Bernardo a Kant giunge sino a noi. Tante sono le tenebre che ci oscurano e sempre viva e operante è la forza del dogmatismo, dell’intolleranza e della sopraffazione. In ogni momento della giornata, uomini, donne, bambini, collettività, intere nazioni soffrono e muoiono. Soffrono perché non hanno la libertà, perché non

possono esprimersi, perché non possono servirsi della critica e della ragione. Perché non possono essere se stessi: fino in fondo. Ma muoiono anche perché non hanno di che mangiare, bere o curarsi. Accade quando si impedisce all’uomo, a qualunque uomo, di esprimersi in una maniera propria e non conformista. Quando si vieta all’uomo di praticare la propria religione; quando gli s’impone una ideologia e quando si vuole che sia il cieco esecutore di altrui volontà.

Le antiche tenebre non sono scomparse. Hanno un nome diverso ma

tutte rimandano all’antico fanatismo, all’antica intolleranza, all’antica sopraffazione, all’antica superstizione e all’antica volontà di asservire l’uomo. Malgrado sforzi secolari, non sono state spazzate via dalla Luce della cultura, del progresso, della democrazia e della libertà. Rinascono eternamente per impedire all’umanità di progredire, per strapparle le “giuste parole”: come fecero con Hiram i suoi sciagurati assassini. Colpevolmente, non ce ne rendiamo conto. Colpevolmente, pensiamo ad altro. Un uomo e un Libero Muratore non possono dimenticare che la loro essenza è la Luce. E che questa Luce — in cui si esprime il Grande Architetto dell’Universo — deve dissolvere le tenebre: ristabilendo l’aurora del vero progresso. La luce del sole, canta il coro alla fine del Flauto Magico del Fratello Mozart, ha scacciato la notte, / distrutto il potere carpito dagli ipocriti. Era la speranza che animava e motivava i rivoluzionari che — nel 1789 in nome della Luce della ragione — hanno osato distruggere il cupo carcere della Bastiglia, affinché trionfasse la Luce della Liberta, dell’Uguaglianza e della Fraternità. Le tenebre dell’intolleranza, del fanatismo, della tirannia, della sopraffazione, del disprezzo dell’uomo assumono, talora, i contorni della cultura, prendono a prestito le parole della religione, si servono della scienza, utilizzano la politica e l’economia. Ma in realtà si oppongono alla vera cultura, alla vera religione, alla vera scienza, alla vera politica e alla vera economia. Date queste premesse è evidente che uno dei compiti storici della Libera Muratoria è proprio quello di combattere contro le tenebre. Il Massone può farlo perché conosce le tenebre, conosce la loro potenza, il loro fascino sottile e la loro forza seduttiva.

Perché le sperimenta nel suo cammino iniziatico, quando nel Gabinetto di Meditazione si inabissa nella profondità della terra prima di risalire alla Luce. Ma le conosce  anche, per contrasto, comparando la vita e i lavori in Loggia — la più grande scuola di vita che ci sia — con l’oscurità che permea il mondo profano.

Combattere per la Luce contro le tenebre è la sfida più grande che si prospetta, nel futuro, per la Libera Muratoria Universale: se vuole essere al livello delle grandi battaglie che, da sempre, i Liberi Muratori

hanno intrapreso nel passato. Da Beniamino Franklin a Simon Bolivar, da Garibaldi ad Allende sino alla schiera gloriosa di Fratelli che si sono

opposti a dittature e tirannie in ogni parte del mondo. In un mondo dove le religioni, le ideologie, le filosofie sono in crisi, la Libera Muratoria deve portare il suo messaggio. Deve avere il coraggio di essere all’altezza della sua storia plurisecolare, traducendo — in linguaggio moderno e efficace — quei contenuti di saggezza che le vengono dalla sua Storia, dalla sua Tradizione, dai suoi Simboli e dai suoi Riti.

Deve proclamare a tutti che l’uomo è il suo centro e che nel rinnovamento di questo uomo, nella sua libertà e nella sua felicità, vede l’attuazione della volontà del Grande Architetto dell’Universo alla cui Gloria noi tutti lavoriamo.

Dobbiamo avere l’orgoglio di essere quello che siamo: senza falsa modestia, ma cercando di esserne all’altezza. Percorrere questa strada significa assumersi un impegno: forte, virile, nobile e cavalleresco. In questo spirito, la lotta contro la tirannia, l’intolleranza, il dogmatismo e l’ignoranza deve diventare — operativamente — la nostra parola d’ordine. Deve diventare la parola che salda la catena che unisce i Liberi Muratori di tutto il mondo. È ciò che esprime, al più alto livello, il contenuto autenticamente e nobilmente rivoluzionario del Trinomio “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza”: rivoluzionario perché vuole sconfiggere le tenebre, ovunque si trovino. Perciò, sarebbe auspicabile — c o n t i n u a n d o quanto già egregiamente fatto dal carissimo Fratello Jackson — potenziare ulteriormente tutto ciò che è utile per stigmatizzare il fanatismo, per opporsi alle tirannie, per sostenere “i dannati della terra”: i poveri, i diseredati, gli umili, i disprezzati e coloro che non possono far sentire la loro voce. La istituzione di una Giornata Mondiale della Libera Muratoria contro ogni forma di fanatismo potrebbe essere l’occasione per rendere esplicito e palese — a livello planetario — il nostro continuo impegno per la libertà e il progresso dell’uomo.

Venerabilissimi Gran Maestri, alla sfida della modernità la Libera Muratoria non può non rispondere: ne va del suo significato, della sua coerenza e del suo futuro. Dobbiamo essere consapevoli che noi siamo i custodi di un antico sogno: quello di costruire — e se si preferisce ricostruire — un uomo diverso e migliore. Un uomo che, guardando negli occhi un suo simile, — a qualunque etnia, zona geografica, convinzione, religione appartenga — possa dire “Tu sei mio fratello”. È per questo sogno — in cui si condensa l’essenza del messaggio esoterico — che noi siamo qui a Washington: accomunati dalla passione per l’uomo e dal desiderio di renderlo migliore. Di farlo uscire — come il Mosè di Michelangelo — dal blocco di marmo che lo tiene prigioniero.

Essere i custodi di un sogno è una responsabilità enorme, ma è anche un destino che ci conduce verso la Luce a patto che la portiamo a tutti coloro che vivono con noi l’esperienza di essere al mondo: in questo mondo.

Questa esperienza si compendia in una unica sola, grande, parola. È una parola di Speranza, di Luce e di Vita: è “Fratellanza”. Solo la Fratellanza è in grado di sconfiggere il fanatismo, l’intolleranza, la tirannia: le tenebre.

Nella Fratellanza, c’è il compimento della nostra Iniziazione, il compimento di un Progetto Esoterico che viene da lontano e che guarda lontano. È la costruzione del Tempio dell’Uomo. E i custodi dei sogni sono sempre stati grandi costruttori.

Tratto da “HIRAM” 2008/3

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