LA SCIENZA: CONQUISTA DELL’UOMO O …

La Scienza: conquista dell’Uomo

o fonte della sua distruzione?

Lo sviluppo scientifico, come progresso delle conoscenze, dall’800 ad oggi ha assunto proporzioni gigantesche, tanto che un recente studio ha accertato che attualmente vivono il 90% circa di tutti gli scienziati ed i collaboratori scientifici che siano esistiti nella storia dell’umanità. Fra i principali fattori che hanno contribuito a questo dato di fatto ci sono le trasformazioni sociali, il ridursi dell’analfabetismo, l’incessante sviluppo dei sistemi di informazione.

        Questo sviluppo ha suscitato notevoli timori, notevoli polemiche, notevoli diffidenze da parte “dell’uomo della strada”, che vede schierati negli opposti campi: i difensori dei valori dello spirito ed i materialisti, i moralisti e i credenti nella ragione, i sostenitori della neutralità della scienza e quelli di un impegno diretto dei ricercatori.

        Gli spaventosi effetti dell’applicazione dell’energia atomica nel campo bellico hanno generato per la scienza una problematica nuova che, superando i confini della conoscenza scientifica, della sua natura, dei suoi metodi, ha investito i rapporti con la morale e con la politica, cioè con la funzione sociale ed umana dei suoi obiettivi e delle sue conquiste.

        L’atomo studiato e scoperto per scopo pacifico e terapeutico divenne per volontà estranea alla scienza e, purtroppo, per la disponibilità in quel momento di alcuni ricercatori, mezzo di distruzione e di annientamento della vita umana.

        Per evitare il ripetersi di questo occorre aiutare gli scienziati a liberarsi dall’asservimento dallo Stato, dalla loro condizione di “soldati ubbidienti” e responsabilizzarli nella tutela del diritto alla vita della persona umana.

        Però è bene ricordare che questa auto-responsabilizzazione non deve partorire norme punitive o limitative dell’attività del ricercatore, ma deve essere di regolamentazione e di finalizzazione, altrimenti si andrebbe incontro all’arresto del progresso della conoscenza.

        La Scienza deve umanizzarsi e deve umanizzare il protagonista che è il ricercatore. Bergson diceva: “Poiché il ricercatore è un uomo, toccherà all’uomo aggiungere al progresso  della conoscenza un supplemento di anima”.

        E’ solo in questo modo che il prodotto della ricerca scientifica può comportare per la persona umana, e, quindi, per l’umanità tutta, il miglioramento e la costruzione, e non la degenerazione e l’annientamento.

        La storia ci insegna  che gli scienziati devono essere liberi, non si può dimenticare due fatti: “Galileo Galilei: la terra non è al centro dell’universo”, “Carlo Darwin: la scimmia è un lontano antenato dell’uomo”. Nessuno oggi mette i dubbio queste due verità, ma allora fu come un terremoto e venne agitato lo spettro, non della salute del corpo, perché non era in causa, ma venne agitato lo spettro del crollo  di ignoranze scritte da millenni.

        Oggi argomenti di tale genere come opposizione non avrebbero presa, ed allora, in termini più credibili e, diciamolo pure, più reali ecco emergere la preoccupazione di sterminio della razza umana, o di razze animali, o della vita stessa sulla terra.

        In prospettiva, alla base del divario, sta il fatto che il genio precorre i tempi, sempre. E propone verità alle quali la massa non è preparata ed alle quali, terrorizzata, reagisce.

        Se, spinti da una fondamentale fiducia nell’umanità e nel destino dell’uomo, vogliamo opporci a ciò che di maligno esiste negli sviluppi tecnico-scientifici, ci è dato farlo: non solo nelle grandi assise delle Nazioni si può lavorare per questa causa, ma anche nella nostra personale sfera di azione. E’ in questo ambito che la nostra scelta contro il male, in ogni sua forma, ha la possibilità di rendersi concreta.

Cerchiamo dunque di diffondere corretta informazione, illuminata cultura e soprattutto il senso della fratellanza, per un comune destino dell’uomo. Cerchiamo di evitare tutti gli errori che possano portare dannose conseguenze attraverso l’errato impegno di tecniche avanzate, come per esempio gli inquinamenti a danno della salute. Uniamo la nostra voce a quelle che esigono le applicazioni pacifiche delle scoperte scientifiche, sviluppate con i dovuti accorgimenti di sicurezza.

        Subito dopo la guerra, sotto gli auspici dell’ONU ebbero inizio le conferenze “Atoms for peace” gli atomi per la pace; anche se ciò non arrestò la costruzione di armi nuove, permise uno scambio di informazioni che aiutò enormemente lo sviluppo delle applicazioni pacifiche alla medicina, alla produzione di energia e a molti altri campi di straordinaria importanza.

        L’energia della “fusione nucleare”, l’energia delle stelle e della bomba H non è stata ancora oggi imbrigliata per usi meno catastrofici, ma in tutto il mondo è in corso una intensa ricerca per questo nuovo problema “tecnicamente dolce” e lo stesso entusiasmo di un tempo anima gli scienziati.

        Non è dunque l’impegno di guerra che genera questo entusiasmo, è l’irrefrenabile spinta alla scoperta dei segreti della natura e al loro dominio. Auguriamoci che ciò sia per il bene dell’Umanità e conserviamo la fiducia in un mondo migliore.

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        Scienziati, in tutto il mondo , hanno lavorato per la realizzazione di quei miracoli di tecnica che sono i satelliti: miracoli dei quali si giovano i meteorologi, e quindi tutti noi, gli astronomi, gli ecologi, gli agricoltori, i servizi di informazione. Scopi non solo di pace, ma di utilità e di progresso per tutti. All’improvviso scopriamo che, grazie a queste stesse conquiste, uomini come noi lanciano ordigni di guerra carichi di energia nucleare in orbita, con uranio arricchito certamente in quantità superiore alle necessità del satellite.

        Dobbiamo per questo accusare chi studia? Dobbiamo mettere sotto accusa le scoperte scientifiche? Dobbiamo arrestare il corso inarrestabile della scienza? Consentitemi di dire la mia con tutta franchezza; noi Massoni, uomini liberi, allevati al culto del vero, abbiamo un grande compito: fermare, comunque e dovunque, chi attenta alla salute e alla vita stessa dell’uomo, sostenere e agevolare lo scienziato nel proprio lavoro per il bene dell’umanità.

        Vorrei concludere con le parole del grande scienziato Pasteur: “…Appassionatevi, ve ne scongiuro, a quei luoghi sacri che vengono designati giustamente laboratori. Chiedete che vengano moltiplicati ed attrezzati: sono i templi dell’avvenire. E’ lì che l’Umanità si forma e diventa migliore. Lì si impara a leggere nelle opere della natura, opere dell’umanità, fuori dei laboratori, troppo spesso sono quelle delle barbarie, del fanatismo e della distruzione”.

        La Scienza, che è una conquista dell’uomo, è stata e sarà la fonte della sua salvezza!

TAVOLA SCOLPITA DAL FR.’.  G.  T.

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