CORSO DI ISTRUZIONE MASSONICA PER APPRENDISTI – TERZA TORNATA

TERZA TORNATA

Si è data, nella tornata precedente, una interpretazione di quello che è per noi Fratelli Liberi Muratori il Simbolo per eccellenza: il Tempio nel suo complesso. Il Tempio mostra molte particolarità, delle quali alcune appartengono alla sua vera e propria struttura, altre né costituiscono gli arredi. Si è già parlato del soffitto del Tempio, che non è mai costruito, la incompletezza del Tempio simboleggia il fatto che Esso è sempre e perennemente in fase di costruzione; su questo torneremo in seguito. Abbassando lo sguardo al pavimento vediamo che è formato da una scacchiera a quadri bianchi e neri; alzando gli occhi vediamo un cortinaggio continuo (che dovrebbe essere di colore azzurro) sormontato da un cordone che, ad intervalli, si annoda in nodi d’amore. Le Logge che si sono potute dare un Tempio formalmente completo hanno disposto alle pareti dodici colonne (forse in ricordo del portico annesso al cantiere nel quale i Liberi Muratori si riunivano per ricevere dal Maestro capo istruzioni per il loro lavoro). Il Pavimento a scacchi bianchi e neri, sotto la volta stellata c sotto i piedi dei Fratelli, sta a rappresentare, allegoricamente, il mondo sensibile, profano per il Massone. Notiamo che nelle due dimensioni superficiali del Pavimento sono simbolicamente comprese (quasi come in una carta topografica) le tre dimensioni sensibili del mondo profano. AI di sopra di questo Pavimento i Fratelli si ergono secondo una ulteriore dimensione che trascende le tre dimensioni sensibili. Il senso allegorico è chiaro: il Fratello Massone estende la sua dimensione spirituale in uno spazio che trascende quello del mondo profano, egli tende verso qualcos’altro. Il bianco e nero degli scacchi anziché rappresentare, come qualcuno ritiene, il bene ed il male (che sono valori illusori e relativi) indicherebbero le due polarità sempre ed ovunque presenti: quella positiva e quella negativa; il fuoco e l’acqua; il principio maschile e quello femminile; il moto ascendente e quello discente; eccetera. Il Fratello cammina sulla sottile linea divisoria tra gli scacchi bianchi e neri, la sua condotta è spontaneamente equilibrata. egli realizza in sé la perfetta fusione delle due polarità. Egli cammina, in Tempio, sempre in senso antiorario che è il senso della rotazione del Pianeta sul suo asse; anche quando deve spostarsi da un punto ad un altro ad un altro immediatamente vicino, ma alla sua sinistra, egli per marciare in senso antiorario deve pure compiere un giro completo del Tempio. Questa norma ha una motivazione magica ed un’altra di disciplina iniziatica. La marcia dei Fratelli traccia così un cerchio magico, un recinto di protezione e di evocazione; ogni successivo percorso in senso contrario sminuirebbe od annullerebbe l’efficacia del cerchio. Dobbiamo chiederci se, alla chiusura dei lavori, la processione dei Fratelli che escono dal Tempio non debba finalmente svolgersi in senso orario, cioè opposto a quello precedente, per cancellare il cerchio e distruggere nell’ambiente ogni residuo psichico. In molti rituali di religioni assai lontane fra di loro la circolazione attorno al Tempio è premessa del Rito, così la PRADASHKINA indù, così la rampa elicoidale per salire al sommo dello ZIGGURATH caldeo. È interessante notare che nello Ziggurath della reggia di Khorsabad la rampa si svolge in senso antiorario. Nel Rituale Massonico questo percorso è chiamato Squadratura del Tempio con richiamo al colorito muratorio della sua Tradizione; si tratta sempre di recingere, per mezzo della solenne processione dei Fratelli, all’inizio dei Lavori, l’area del Tempio per consacrarla e precluderla ad ogni influenza estranea. antagonistica od anche soltanto disturbatrice. Per tradizione, alla circolazione antioraria (che è quella delle scritture ebraica ed araba) è dato il segno positivo (solare, lo Yang dci cinesi) ed essendo l’Iniziazione Massonica di tipo solare è formalmente corretto il senso di circolazione antiorario all’ingresso in Tempio e durante il Rito. Se però si vuole ottenere il perfetto equilibrio fra le due polarità sembra simbolicamente necessaria la circolazione inversa (in senso orario) all’uscita dal Tempio. Ciò anche in quanto ogni azione equilibrata non dovrebbe lasciare alcuna traccia. Nel mezzo del Pavimento, vicino al Trono del Maestro Venerabile, è posta l’Ara, che in alcuni Riti è triangolare cd in altri è rettangolare con riferimento alla Pietra squadrata; su di essa sta il Libro, con la Squadra ed il Compasso. Nelle Logge italiane il Libro è il Vangelo di Giovanni, il Vangelo esoterico. All’apertura dei Lavori in Grado di Apprendista sulla prima pagina di esso si dispone il Compasso, aperto a trenta gradi, con le’ punte rivolte all’Occidente e la testa all’Oriente dove siede il Maestro Venerabile; sul Compasso viene posta la Squadra con il vertice rivolto all’Occidente. La sovrapposizione della Squadra sul Compasso, di cui si parlerà più avanti, è propria della Camera di Apprendista. L’Ara, che si erige verso l’alto, allegorizza la Anagoge, la guida verso la Trascendenza, l’Ara è la base dell’asse polare, il punto di partenza della traiettoria che conduce all’Infinito, all’ Assoluto. L’asse perfora il cielo del Tempio, la sfera delle stelle, il Cosmo fisico e giunge, attraversando tutti i piani dell’esistenza, fino all’Ineffabile, l’Illuminato, l’Immutabile, Essere, En-Soph. L’asse polare si ritrova nella Tradizione induista riferitosi al microcosmo umano: 1’IO liberatosi, fattosi Vayra (corpo adamantino), attraversa con la potenza della folgore, il SUSHUMMÀ (asse che ha il suo corrispettivo fisico nella catena dei sette gangli disposti lungo la colonna vertebrale, fino al vertice del capo) e passando attraverso la finestra della volta cranica (BRRAHAMARANDRA), che corrisponde alla fontanella dei neonati, elimina, brucia, distrugge tutti i condizionamenti, dai più grossolani ai più sottili, che legano l’IO al mondo dell’Illusione e delle Sofferenze. Il cordone annodato, che culmina il cortinaggio delle pareti, come una catena di volta, simbolizza la Catena d’Unione che lega tutti i Fratelli di tutta la Terra. di tutti i tempi, e quindi anche quelli che sono all’Oriente Eterno, e dà bellezza di coronamento e saldezza di collegamento al Tempio. La Catena d’Unione non è soltanto il simbolo di un legame affettivo: è una realtà sperimentata dai Fratelli durante i Lavori. Le Cattedrali del Medioevo, così come i Templi pagani, erano orientate in modo che l’Altare maggiore fosse all’Oriente e l’entrata all’Occidente; similmente il Tempio è orientato simbolicamente nello stesso modo, la sua pianta ha forma rettangolare; i due lati più corti si trovano l’uno ad Oriente (posto del Maestro Venerabile), l’altro, dove si trovano la porta ed il seggio del Primo Sorvegliante, ad Occidente; perciò i due lati più lunghi stanno l’uno a Settentrione (colonna BOHAZ) e l’altro a Meridione (colonna JAKHIN) dove si trova il seggio del Secondo Sorvegliante. Lungo i due lati maggiori, su tre file, stanno i posti dei Fratelli. Le due file più alte sono riservate ai Fratelli Maestri, c l’inferiore ai Fratelli Compagni ed ai Fratelli Apprendisti. Durante i Lavori tutti i Fratelli mantengono un assoluto silenzio e partecipano alle cerimonie rituali con tutta l’attenzione di cui sono capaci affinché il Rito sia utilizzato, esternamente, per formare un’atmosfera magica di Comunione spirituale cd, internamente, perché ciascuno, in grazia della concentrazione, tenda ad uno stato di conoscenza totale dell’IO. Le due Colonne, denominate, secondo la Tradizione biblica e kabbalistica, rispettivamente JAKHIN (sul lato sinistro rispetto a chi guardi alla soglia del Tempio) e BOHAZ (sul lato opposto) simboleggiano le due polarità universali e le due direzioni di movimento nella circolazione cosmica. Jakhin rappresenta la tendenza dello spirito materializzato e risale verso il Grande Architetto; Bohaz è la furia creatrice della materia, che tende ad individualizzarsi ed a differenziarsi, e discende verso una crescente densità. Jakhin è maschile, solare, bianco; Bohaz è femminile, lunare, rossa (o nera). Quando il Tempio è architettonicamente completo Jakhin e Bohaz sono le prime componenti di ciascuna delle file di colonne laterali c le contraddistinguono; i Fratelli siedono tra le colonne e lasciano libera l’area centrale, il Pavimento del Tempio, per lo svolgimento delle cerimonie rituali. Durante i Lavori tutti i Fratelli osservano un assoluto silenzio salvo chiedere la parola, nelle fasi in cui ciò è ammesso, al Secondo Sorvegliante che inoltra la richiesta al Maestro Venerabile; egli, a sua volta, può concederla o no. Di norma i Fratelli Apprendisti non possono chiedere la parola (si veda, al riguardo, la Tavola sul Silenzio dell’Iniziato allegata al presente Corso). La sacralità del Tempio, voluta esplicitamente da ciascuno di noi con i giuramenti pronunciati all’atto dell’Iniziazione, ci deve ispirare per il Tempio stesso una riverenza almeno uguale a quella che ostenteremmo in qualunque Santuario. Nessuno, anche profano, terrebbe un contegno frivolo o scorretto in una chiesa cattolica, in una sinagoga, in una moschea o in un tempio di qualunque altra religione. Un comportamento meno che austero nel nostro Tempio sarebbe, quantomeno, una grossa contraddizione contro quello che noi stessi abbiamo dichiarato e giurato di volere c, per ciò stesso, una grave mancanza di rispetto verso di noi. Accanto, o sopra, i seggi dei tre principali Dignitari della Loggia, il Maestro Venerabile, il Primo Sorvegliante ed il Secondo Sorvegliante, stanno tre candelabri che vengono ritualmente accesi all’inizio dei Lavori di Loggia; nella dottrina kabbalistica le tre luci rappresentano: – nel Maestro Venerabile la seconda Sephira, chiamata HOKHMAH, ossia la saggezza benefica (notiamo che il significato del termine Sephira, in ebraico, equivale a splendore); – nel Primo Sorvegliante la quarta Sephira il cui nome in ebraico è HESED,  ossia amore e pietà; – nel Secondo Sorvegliante la quinta Sephira denominata GHEBURAH che significa ordine, timore, severità. Ad ognuna delle tre Luci di Loggia è affiancata l’immagine della corrispondente divinità dell’Olimpo ellenico: il Maestro Venerabile ha al suo fianco Pallade Athena, Minerva, la saggezza nata dal cervello di Giove; volendo mantenere una coerenza con le indicazioni kabbalistiche al Primo Sorvegliante dovrebbe essere affiancata l’immagine di Eracle (Ercole), la forza e la pietà, cd al Secondo Sorvegliante un’altra divinità caratterizzata dall’esercizio severo della giustizia come creatrice e conservatrice dell’Ordine cosmico. L’argomento meriterebbe uno studio approfondito. È Alla destra del Maestro Venerabile siede il Maestro Oratore; kabbalisticamente, nel sistema sephirotico, questo è il posto di BINAH, la prima delle Sephiroth femminili, che è l’intelligenza attiva, matrice degli archetipi che si realizzeranno dapprima intelleggibilmente a livello della seconda Triade, ed infine visibilmente, per l’azione della terza Triade, nel mondo fisico, chiamato MALKHUTH, ossia il Regno. Viene così ritrovata la spiegazione Kabbalistica della posizione e della funzione di tutti i Dignitari di Loggia. Per gli ultimi due si vede come il Maestro Oratore sia l’interprete ed il custode della Legge e come il Secondo Sorvegliante sia il suo braccio esecutivo ed il diretto ed unico collegamento fra le Luci ed i Fratelli che siedono fra le colonne. Ecco perché tutte le richieste dei Fratelli devono passare attraverso il Secondo Sorvegliante, anche se ogni allocuzione risposta di ogni Fratello deve rivolgersi esclusivamente al Maestro Venerabile: come in ogni Ritoci si rivolge direttamente al Vertice. Tutti questi riferimenti kabbalistici richiedono una sommaria spiegazione. Gli esoteristi ebrei del primo millennio dell’era volgare, studiosi delle Scritture e di tutte le esperienze mistiche trascritte nel Libro dei Profeti, oltre che la conoscenza della Esoterica del mondo asiatico, cercarono una sistemazione delle nozioni metafisiche e diedero corpo a quel complesso di studi e di esperimenti pratici cui diedero il nome di QABBALAH,la parola Kabbalah ha il doppio significato di raccolta e di Tradizione. Il sistema Kabbalistico offre un ordinamento della metafisica reale, cioè sperimentale e non solo costruita con il lavoro della mente, in cui possiamo ritrovare, elaborato secondo la mentalità ebraica, tutto il pensiero esoterico antico, da quello Vedico indiano a quello Pitagorico, da Plotino fino alla magia dell’alfabeto ebraico. La Massoneria, che ha adottato come suo mito fondamentale la costruzione del Tempio di Sion per volontà del Re Salomone, mediante l’intervento dell’architetto Abi Hiram, ha mantenuto coerenza con tutto il resto della Tradizione giudaica e si è organizzata su strutture profondamente kabbalistiche. L’Apprendista che entra in Tempio prima dell’apertura dei Lavori compie processualmente, guidato dal Maestro delle Cerimonie, la squadratura completa del Tempio, come si è detto prima, se invece entra a lavori iniziati, dopo averne ricevuta autorizzazione, lo fa con i tre passi rituali, compiuti i quali saluta le tre Luci nel modo prescritto dal Rito. Anche i passi rituali hanno riferimento nella Tradizione framassonica; nella Tradizione induista troviamo il cammino a passi strisciati che l’adepto compie prima di iniziare il Rito. Questi passi simboleggiano lo spianamento magico interiore delle passioni e degli ostacoli del mondo profano. Abbiamo un nuovo riferimento massonico nella spogliazione dai metalli e lo spianamento della pietra grezza. L’insistenza posta sul Rito ci impone qualche considerazione sul suo valore è sulla sua importanza. Tutto il comportamento rituale, negli atteggiamenti, nei gesti e nelle parole, ha un contenuto simbolico. Anche sc vogliamo interpretare il simbolo come un segno convenzionale, esso per convenzione ha ricevuto da noi un certo significato che può essere addirittura non compreso se il gesto simbolico non è eseguito con precisione. Abbiamo un esempio nella religione dei Romani, essa era esclusivamente rituale, non era né devozionale, né mistica; per i Romani il Rito aveva la funzione di linguaggio con gli Dei ed essi avrebbero potuto fraintenderlo, se quello non fosse stato attuato con giustezza, ed avrebbero anche potuto sdegnarsene: così un Fratello che nel mondo profano non compiesse con giustezza i segni di riconoscimento potrebbe essere ritenuto, dal Fratello dal quale vuole farsi riconoscere, o un impostore od anche soltanto un trasandato, un cattivo Massone. Il compimento giusto del Rito conferisce alla Tornata dei Lavori una vera maestà, accompagnato dalla concentrazione spirituale dei Fratelli presenti ottiene la massima utilizzazione magica delle forze psichiche disponibili.

NOTE ALLA TAVOLA DELLA TERZA TORNATA

È anche possibile vedere un collegamento fra la circolazione ed il significato simbolico del Pavimento a scacchi bianchi e neri. A prima vista può sembrare una incongruenza tracciare un cerchio magico e portarsi fuori di esso; è noto infatti che il Mago che traccia un pentacolo vi si racchiude al fine di ottenere un perfetto isolamento. Ma qui le cose stanno diversamente; il Mago opera nel mondo e se ne isola, i Fratelli simboleggiano nel Pavimento il mondo profano e lo racchiudono per mezzo della squadratura; essi stanno fuori dal mondo con tutti i suoi disordinati turbini. I Fratelli, nel Tempio, stanno in una dimensione trascendente quelle profane e tracciano una muraglia che racchiude il mondo delle apparenze sensibili.

EDIZIONE A CURA DI BEPPE BOLATTO

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