CORSI DI ISTRUZIONE MASSONICA PER APPREDISTI- QUARTA TORNATA

QUARTA TORNATA

Nella Tradizione delle Scuole Iniziatiche, fin dalle più remote, si trovano, nella scala di perfezionamento dei Discepoli, tre gradi successivi d’avanzamento nel cammino verso la Luce. Al primo grado erano ascritti i postulanti, i quali, riconosciuti capaci di intraprendere il cammino della Conoscenza, dovevano fare i primi passi su quella strada. Essa era, cd è, lunga c difficile, gravata da tutte le scorie generate dalle passioni della vita profana, e molti erano costretti ad arrestarsi ed a rinunciare ai primi intenti. I superstiti di questa prima selezione, profondamente mutati rispetto il loro stato primordiale, giungevano ad un punto tale che consentiva loro l’acquisizione delle prime conoscenze superiori. In alcune Scuole Iniziatiche era questo il momento di passare per i cosiddetti Piccoli Misteri, in questi dovevano sopportare nuove prove e ricevevano nuove conoscenze. Terminata la tappa finale di questo secondo viaggio avevano raggiunto una nuova condizione che avrebbe dato loro i mezzi per avanzare oltre il cammino della Conoscenza. Seguiva un altro periodo di prove e di ricerca interiore, un’altra selezione spontanea, ed infine chi aveva retto sino in fondo avrebbe raggiunto un terzo grado di perfezione. La più dura delle prove era la tentazione di usare, a scopo non iniziatico, i poteri conseguiti sul cammino della loro elevazione spirituale. Questo corrisponderebbe a quello che fu chiamato magia nera. I tre gradi si ritrovano sempre c la Tradizione Massonica li ha riportati nei Gradi: Apprendista, Compagno, Maestro. Ai tre livelli, tuttavia, ricordiamo che ai Fratelli non sono solo offerti dei mezzi, starà alle loro possibilità saperli usare cd utilizzare per raggiungere la Vera Luce. Solo con questo raggiungimento il Maestro sarà diventato un Grande Iniziato, un vero Adepto. Vien fatto, qui, di citare quanto scrisse il Fratello Oswald Wirth: “… mi pare che la Massoneria insegni ciò che i libri sono impotenti a rivelare. La parola morta non vale quanto il Rito vissuto né quanto il Simbolo che interroga » “… la vera Iniziazione chiede di essere vissuta e perciò sentita, provata e ricevuta dentro di sé stessi prima ancora di essere compresa …” “.. la forza della Massoneria risiede nella Tradizione, essa si riattacca al passato vivente della Tradizione e dell’Iniziazione e prepara la rinascita di Ciò che vuol vivere in una coscienza più completa di quanto lo sia stato prima. Non crediamo in un’età dell’oro iniziatica … L’Iniziazione definitiva si mette al servizio della Vita che essa ci insegna a ben comprendere ed a vivere, non già passivamente, ma in modo attivo e del tutto cosciente ,..” “.. non si può ignorare la Massoneria come Istituzione iniziatica. La sua organizzazione pratica e la sua azione esterna non hanno molto interesse …° (l’insegnamento esoterico ci dice che l’unica vera Realtà è l’Assoluto; il mondo come generalmente è ritenuto reale non lo è affatto). “.. ma i suoi Riti ed i suoi Simboli devono afferrare l’attenzione di tutti gli iniziandi (ed anche, se non più, quella di tutti i Fratelli di ogni Grado) poiché in nessun altro luogo l’insegnamento iniziatico è formulato con altrettanta chiarezza e sotto un velo meno fitto …” (O. Wirth – Le Simbolisme Occulte de la Franc Masonnerie – Laval Mayenne – 1928). Nell’ultima fase del Rito d’Iniziazione dell’Apprendista al neofita vien fatto accennare, con tre colpi di maglietto su d’uno scalpello, il lavoro di trasformazione della pietra grezza. Si vedono all’opera tre oggetti: due utensili, il maglietto e lo scalpello, ed un materiale, la pietra grezza. L’ultimo di questi ha, fin dalla più remota tradizione (se ne trovano documenti nei riti e nei miti dei popoli cosiddetti selvaggi), una serie di significati che riconducono tutti alla Terra-Madre, alla Materia. Massonicamente il lavoro della coppia Maglietto-Scalpello deve trasformare la Pietra Grezza in un Parallelepipedo perfetto atto a collegarsi con altri simili per la Costruzione del Tempio. Il Maglietto è un simbolo anch’esso antico nelle mitologie tradizionali, si veda il martello di Thor-Odino nella mitologia nordica, rapportabile alla folgore di Giove. È il simbolo della Potenza attiva, considerato come una jerofania, ossia una manifestazione del divino provocata dall’attenzione psichica dei Fratelli, non solo rappresentata, ma diviene ed è una manifestazione della forza cosmica: una kratofania. Il Maglietto, per mezzo dell’energia meccanica trasmessagli da chi l’impugna, dà allo Scalpello, di per sé acuminato, penetrante, ma inattivo in mancanza di una spinta, la forza necessaria per l’esercizio del suo lavoro. Lo Scalpello simboleggia l’intelligenza, sterile se non accompagnata dalla forza realizzatrice che, nel maglietto, non è una forza cieca, ma è guidata dalla mano che lo brandisce. Siamo in presenza di uno dei tanti simboli che ricordano l’unione fattiva dei due poli: il maschile ed il femminile, lo spirito e la materia, l’acqua ed il fuoco, il giorno e la notte, il moto ascendente e quello discendente, … Civa e Chakti, … Jakhin e Bohaz. L’unione creativa del Maglietto e dello Scalpello permette di lavorare la pietra grezza. In essa è simboleggiata la personalità semicosciente del profano, densa di potenzialità che giacciono assopite sotto le scorze irregolari, i condizionamenti e gli attaccamenti all’illusione del mondo profano. L’asportazione di codeste scorze, delle irregolarità del pezzo informe della pietra grezza corrisponde all’asportazione dei metalli alle tre purificazioni. Ma queste sono istantanee e rappresentano, nell’enorme maggioranza dei casi, un insegnamento, un’indicazione più che un lavoro definitivo. Invece la pulitura della pietra grezza richiede una continua applicazione, una continua revisione delle proprie valutazioni, una presa di coscienza di noi stessi e del mondo esterno così come è e non come appare ai nostri sensi ed alla nostra mente profana. Compiuto il lavoro di sgrossatura e di pulimento della pietra grezza, essa diventa una pietra squadrata, adatta ad essere inserita nel contesto del grande e perfetto edificio: il Tempio, la Società umana, il Cosmo. Ma la lavorazione della pietra grezza deve essere fatta con esattezza, i diedri degli spigoli devono essere retti, le dimensioni devono essere giuste. La Tradizione Muratorie assegna all’ Apprendista il lavoro, elementare ma impegnativo, dello scalpellino. Qualcuno, di capacità muratorie maggiori, gli controllerà le misure degli spigoli per mezzo del Compasso, egli, sulla base di quelle misure, lavorerà controllandosi mediante la Squadra, che egli userà continuamente per verificare gli angoli e la planarità delle facce della Pietra. la Squadra è il simbolo del lavoro dell’Apprendista e perciò, sopra il Libro posto sull’Ara, essa è collocata sopra il 22 Compasso, a significare che essa è la prima norma per l’Apprendista; egli deve sempre usarla per rettificare il suo Lavoro (rettificando: VITRIOL!), essa è la continua riflessione e verifica per eliminare dal suo animo le croste e le irregolarità create dagli attaccamenti alle cose profane. Nel Maglietto e nella Squadra leggiamo anche un altro significato simbolico: entrambi gli utensili sono formati dall’unione di un elemento rettilineo con un altro posto ad angolo retto. Ritorniamo, anche qui, a vedere il simbolismo cosmico delle due rette: la verticale e l’orizzontale, spirito e materia, acqua e fuoco. La Squadra, che è il gioiello del Maestro Venerabile, ha le due aste nella proporzione da 3 a 4, di conseguenza la congiungente dei due  estremi opposti delle aste ha la lunghezza di 5. È l’ipotenusa del triangolo magico Caldeo cd Egizio, triangolo impiegato nel tracciamento delle centinature delle volte mesopotamiche che si vedono ancora imponenti nei resti dei palazzi di Khorsabad. Dà il modo di formare gli angoli retti con l’impiego di sole lunghezze lineari. Insieme con il tracciato della sezione aurea lo ritroviamo nei tracciamenti di tutte le architetture tradizionali; documento della base esoterica dell’Arte Muratoria di sempre. Il Compasso appare fra gli utensili della Loggia d’Apprendista, ma sottoposto alla Squadra, esso, che pure interviene nel Lavoro dell’Apprendista, non è ancora usato direttamente da lui, ma gli fornisce lc direttive superiori. Il Compasso è formato da due aste, non più rigidamente collegate fra loro come nella Squadra, ma incernierate, esse così possono formare angoli qualunque e le punte delle aste possono indicare lunghezze diverse. È uno strumento non più bidimensionale, come la Squadra la quale si muove su di un piano, ma è tridimensionale. La sua testa, nella quale le due aste sono unite a cerniere, si trova al di fuori dal piano sul quale le punte delle aste tracciano circoli o riportano misure lineari. Così l’Uomo, che agisce sul piano fisico, ha il capo, la mente, lo spirito in un piano, o in uno spazio, esterno o superiore a quello. Il Compasso può tracciare, sul piano. infiniti circoli, gli infiniti circoli concentrici attorno al punto centrale dell’O assoluto, circoli che ci possono ricordare sia un’infinità di orizzonti, di attenzione e di presa di coscienza, sia il vortice nel quale viene risucchiata la coscienza gradualmente staccata da tutti i movimenti accessori dell’animo e viene richiamata al Punto Originario. Nella Costruzione del Tempio Apprendista può anche essere chiamato alla posa in opera della Pietra. Nel cammino iniziatico, durante il quale l’azione del mondo non può né deve cessare, l’Apprendista deve giornalmente mettere in opera la sua Pietra anche se solo grossolanamente squadrata. B lo stesso avviene anche nell’intimo suo, però la collocazione deve essere corretta. Una posa sbagliata compromette tutto l’avanzamento dell’Edificio. L’Apprendista Mago, nel migliore dei casi, si condannerebbe a rimanere perpetuamente a livello di stregone, malefico a sé ed agli altri. Occorrono due attrezzi: la Livella ed il Filo a Piombo. La pietra deve essere posta al giusto livello, senza errori, né in più, né in meno, non ci si deve né esaltare, né svilire, ma sempre mantenere la giusta Dignitas. Però nel collocarla si deve sempre mirare alla Verticale, alla evoluzione; l’altezza guadagnata è commisurata a quella della Pietra. D v Sia la Livella che il Filo a Piombo sono attrezzi propri dell’attività muratoria, la prima è costituita da quello che un tempo, prima dell’uso della livella a bolla d’aria, si chiamava archipendolo ed era una Squadra completata da una terza asta disposta in modo da formare un triangolo rettangolo isoscele ed un filo a piombo fissato al vertice; quando il filo di pone sulla traccia segnata sulla metà della terza asta le due punte della Squadra si trovano sulla stessa orizzontale. Ecco nuovamente apparire la Verticale (il Filo a Piombo) e l’Orizzontale (la terza asta) ed in più il Triangolo, con il vertice in altro, simbolo dello Spirito del Fuoco, del movimento ascendente, del principio maschile. Si conferma ancora la continua corrispondenza dell’intero Simbolismo Muratorio coni principi del Simbolismo Cosmico.

EDIZIONE  A CURA DI BEPPE  BOLATTO

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