IL SILENZIO: LA VOCE DELLA PAROLA NEGATA.

IL SILENZIO: LA VOCE DELLA PAROLA NEGATA.

Riflessioni di un Apprendista Libero Muratore

M.’.E.’.  – R.’. L.’. Antonio Jorio 1042 Or.’. di Pesaro

 Ad un operaio inesperto non può essere affidato un lavoro di precisione. Al fine di poter acquisire la “Luce Massonica” è interesse quindi per ogni Apprendista la disposizione ad apprendere (in silenzio) ciò che gli è indispensabile per poter passare al grado di Compagno d’ Arte”. Del resto, anche se ci venisse commissionato un lavoro, l’onestà intellettuale di ognuno dovrebbe spingere ad accettare di eseguirlo, solo quando interiormente esso è già stato fatto proprio. Ciò che è stato scritto non è un lavoro, ma il principio, l’idea di quello che dovrà essere il costante lavoro da compiere sulla “Pietra”, che non potrà ma

L’intento è stato quello di mettere in parola alcune riflessioni, ripercorrendo a ritroso questo anno di frequentazione in Loggia, riportando la mia esperienza personale del Cammino Iniziatico intrapreso, dal Gabinetto di Riflessione al rituale nel Tempio, riascoltando il Silenzio al quale sono stato per così dire “obbligato”, traendo spunto da letture e discorsi di Loggia, sui quali ho avuto modo di poter riflettere. – e Mi scuso sin da ora con i Fratelli, se i temi trattati saranno per Loro per così dire ripetitivi, con l’auspicio che questa mia testimonianza possa far ricordare ad ognuno, ripercorrendo il cammino personale, che cosa siamo stati, cosa siamo diventati, e quanto ancora si possa e si debba fare spinti dal perpetuo desiderio di miglioramento. Vorrei in primo luogo riflettere sul Viaggio di Iniziazione, durante il quale entriamo per la prima volta in contatto con il silenzio, identificato come Silenzio Iniziatico. Essendo il Viaggio stesso, un Mistero Iniziatico, inteso come “forma metafisica” che si svela mediante simboli, esso per Sua natura non può essere compiutamente svelato/compreso, se non deformandolo ed impoverendolo; pertanto l’interpretazione che ne viene data, potrà costituire solo un mattone della Grande Costruzione che esso rappresenta. Tale Viaggio viene simbolicamente compiuto nei quattro elementi, (Terra, Acqua, Aria e Fuoco), che compongono il cosmo. Rappresenta l’evoluzione dell’uomo,il quale, attraverso stadi superiori di purificazione e trasformazione nei quattro elementi, muore nel suo corpo profano, materia prima, per rinascere nella Luce, unica e divina essenza spirituale. E’ all’interno del Gabinetto di Riflessione, primo viaggio nell’elemento “Terra”, che viene avviato il processo di trasformazione su se stessi, attraverso la meditazione, in silenziosa solitudine; esso rappresenta il primo vero contatto con il Silenzio che caratterizza i primi passi dell’Apprendista in Loggia. Il primo viaggio rappresenta l’atto dell’uomo che entra in se stesso, nella profondità del proprio lo, guardandosi dentro con estrema sincerità, sperimentando l’isolamento dal mondo circostante. Si tratta di domandarsi: chi sono veramente? Perché sono qui? Cosa mi è richiesto? i. A questo allude la parola V.L.T.R.L.O.L., “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem”, ovvero “Visita le viscere della terra, e seguendo la retta via scoprirai la pietra nascosta”. Si tratta della “Pietra” che, celata

nell’intimo più profondo di se stessi, può essere scoperta perseguendo la via della virtù, e che attraverso un lavoro di affinamento costante, di incessante levigatura, consolida, trasforma e riapre il cammino verso la Conoscenza. Questo è il primo passo, il momento in cui nell’uomo, ridotto a materia prima, prende forma “l’Intuizione del sé”, intesa come percezione di se stesso, della propria interiorità, in grado di potersi manifestare e sviluppare; il cui fine ultimo è quello di arrivare alla coscienza del proprio essere. Sempre in silenzio e bendati, in una condizione di tenebra interiore, ci si affida nelle mani del Fratello Esperto, che come Virgilio per Dante, diviene nostra guida affidabile, il primo contatto da profani con il concetto di fratellanza e di catena d’unione. “Coraggio e fiducia” sono condizioni indispensabili per essere pronti ad affrontare i doveri da osservare: “percorrere incessantemente la Via iniziatica tradizionale per il nostro perfezionamento interiore, praticare la Virtù, conformarci alle Leggi dell’Ordine dei Liberi Muratori ed ai regolamenti della Loggia”. Dalla compressione silenziosa del primo viaggio, introdotti nel Tempio, compiamo il secondo viaggio nell’“Acqua” dal valore salvifico e purificatore, elemento con il quale si compie il battesimo cristiano, definito anche come il “solvente universale”. Si avanza tra rumori assordanti ed ostacoli, che sarebbero insuperabili senza l’aiuto di una guida esperta che ci sostiene. L’uomo, sviluppando la parte individualista e materialista della propria crescita interiore, acquisisce una coscienza fondata sul riconoscimento di sé come individuo, quale entità separata dal resto della specie umana. Di fatto, egli resta fondamentalmente ancora separato da se stesso, dalla propria vera interiorità. 1 suoi impulsi sono governati da una coscienza istintiva, del “sé inferiore”, dalla quale nascono e prendono forma passioni irrazionali, conflitti di interesse, che non consentono di operare con le giuste azioni e che conducono, il più delle volte, all’isolamento ‘ed a rovinosi destini. Il terzo viaggio, nell’“Aria”, avviene

in un tintinnio di armi, simbolo delle lotte interiori. cilea La Conoscenza dell’intelletto, 2 che si è evoluta attraverso un & È dr>ai ee senn’n fa * pa..À processo logico-cognitivo immer, unito all’esercizio del Silenzio meditativo, con cui l’uomo ha sviluppato capacità di analisi, senso critico e intuizione, ha aumentato la percezione di se stesso in rapporto con gli altri. Egli ha sviluppato impulsi governati da una coscienza egocentrica, che pongono il “sé superiore” sopra il “sé inferiore”. Questa “elevazione”, tuttavia, non è sufficiente da sola per resistere alle influenze corruttrici che tentano di dominarlo, attraverso la promessa di una povera elevazione materialistica, distogliendolo dalla ricerca della Verità. Occorre unirla alla determinazione a voler praticare un cammino di vita morale e virtuosa, ancorandosi alle certezze dei propri valori, impegnandosi a gettare alle spalle i vizi ed i pregiudizi del mondo materiale, che tanto ostano al raggiungimento della Luce. È quindi indispensabile affrontare il quarto ed ultimo viaggio all’interno dell’elemento “Fuoco”, attraverso il quale si completa il processo di purificazione morale ed intellettuale, in cui viene distrutto l’uomo-materia, della psiche, dominato dall’“Ego”, dall’“Io” e dal “Mio”, per far posto all’uomospirito, dell’anima. L’ultimo viaggio è privo di ostacoli. Si cammina senza incontrare difficoltà, nell’assoluto Silenzio; tale viaggio segna l’inizio della maturità interiore, della saggezza, in cui il “pellegrino” si incammina verso l’Oriente interiore, alla ricerca della Luce della Conoscenza. L’ardore della fiamma, ora governato dalla saggezza acquisita, ci conduce verso tutto ciò che è nobile e generoso. Spetta a noi, mantenere vivo il desiderio di conoscenza e di perfezionamento, cercando in ogni cosa la misura e l’equità. Perseverando con rettitudine, riusciamo a ricavare conforto dal calore del fuoco; così come esso ci riscalda e ci illumina, altrettanto però può portarci alla distruzione. Tale ultimo viaggio, simbolicamente, consegna alla morte il nostro Ego profano, elevando il sé spirituale. #,.. L’ignoranza, è quindi oscurità e tenebra e la Conoscenza è Luce, Divina Saggezza, la Luce spirituale ed interiore che emana dalla vera, sempre eterna e profonda Conoscenza, ed ove qualcuno porta la Luce… semplicemente e naturalmente

la tenebra svanisce… l’errore si corregge… lo Spirito evolve…”. Il Rito di Iniziazione è pertanto la trasfigurazione del viaggio della vita alla ricerca della perfezione, durante il quale si tenta di smussare la Pietra Grezza: questo è il primo dovere di ogni Apprendista Libero Muratore. La sua grezza ruvidità simboleggia po le imperfezioni del cuore e dello spirito che occorre sforzarsi di correggere. Tale perfezionamento morale e spirituale, inteso come evoluzione di uno stato interiore, dalle tenebre alla luce, dall’ignoranza alla conoscenza, dall’egoismo alla carità, dalla materia allo spirito, è difficile da realizzare dalla mente del singolo. Nel Tempio, il singolo massone leviga la sua Pietra in collaborazione con gli altri Fratelli. Ogni massone è, perciò, un anello della catena della fratellanza: come la catena non può esistere senza i singoli anelli, così gli anelli, presi singolarmente, non sono una catena. La frequentazione in Loggia è quindi indispensabile per poter raggiungere tale condizione. Vorrei tornare sul significato del Silenzio dell’ Apprendista. Come ad ogni Apprendista, partecipando alle tornate rituali mi è stata negata la facoltà di prendere parola, cioè mi è stato volutamente imposto il Silenzio. Sono stato spogliato di ogni “forma di potere”, in quanto la parola è potere (sull’ara massonica la Bibbia è aperta in corrispondenza del Vangelo di S. Giovanni proprio alla prima pagina, e recita: “in principio era il Verbo,il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”). Il Silenzio, come regola di Loggia, potrebbe sembrare avere una ragione di ordine pratico: in effetti logico è che, chi deve apprendere, deve ascoltare in silenzio, anche perché come cita un proverbio “A forza di tenere aperta la bocca, si sono chiuse le orecchie”. E’ una regola, insomma, che può considerarsi valida anche per l’ambito profano. Il silenzio non è quindi, una Verità massonica: sui banchi di scuola si ascolta in silenzio, in Chiesa si ascolta la predica in silenzio, il silenzio veniva prescritto anche un tempo ai discepoli della scuola pitagorica significando che “…il Mistero stesso, nella sua più intima natura è ciò che sì deve ricevere in silenzio e su cui non è conveniente discutere. Esso dunque ammette la sola contemplazione silenziosa”. In realtà il silenzio è ben di più che una semplice

regola di Loggia. Il silenzio dell’Apprendista deve essere visto e vissuto come forma di meditazione, volta all’acquisizione della capacità ‘ di ascolto. L’ascolto silenzioso, oltre costituire un canone di contegno, di rispetto verso i Fratelli in Loggia, per l’Apprendista diviene un atto di umiltà intellettuale, inteso come esercizio di base per poter esercitare in maniera produttiva l’attività del pensiero. L’esercizio del silenzio è il primo grande sforzo quindi, per giungere alla conoscenza di se stessi, ovvero della assoluta illuminazione. Questo desiderio di conoscenza e di perfezionamento, può nascere solo da una predisposizione naturale, geneticamente innata, che non è il risultato di una decisione improvvisata, ma il frutto di un lungo travaglio interiore di profonda meditazione, in silenziosa solitudine; per questo, prima del Rito di Iniziazione è necessario che si rifletta a lungo sulla propria decisione. Ecco allora che, la stessa sosta nel Gabinetto di Riflessione, è emblema trasfigurato dell’esigenza di ricerca e maturazione interiore; essa riflette il cammino percorso da ognuno nella vita profana, attraverso il quale, in silenziosa sofferenza, si è consolidata la consapevolezza della propria vocazione, consapevolezza che ci porterà ad affrontare i viaggi successivi. La capacità del silenzio, non inteso in forma sterile, ma nella sua accezione più grande di forma meditativa, è la condizione senza la quale è impossibile varcare il limite delle colonne, limite inteso come confine spirituale che segna la fine del mondo profano ed inizio del mondo simbolico; essa contempla il raggiungimento dell’umiltà intellettuale. Occorre “…ascoltare in silenzio la voce del silenzio”, senza paura, con umiltà. A contrario di alcuni ordini monastici per l’Apprendista Libero Muratore il silenzio non è una regola, ma una condizione temporanea: rappresenta il periodo nel quale è obbligatorio che avvenga lo sgonfiamento dell’Ego con l’annullamento dell’Io. FE’ il cordone ombelicale che lo tiene in qualche modo, ancora legato al mondo profano se non nella forma (egli, di fatto, è ora un fratello Libero Muratore), di certo nella piena sostanza; è, infatti, attraverso il silenzio che occorre armonizzare il lavoro di iniziati con il lavoro profano. ‘ Questo Silenzio interiore è, per certi versi, “intellettualmente obbligato” in quanto l’Apprendista, non ha laicapacità o la qualifica ad esprimersi nel linguaggio iniziatico, dei simboli: egli può solo compitare. Il Silenzio è dunque una fase transitoria, di depurazione dalla mentalità profana, che costituisce l’ostacolo all’integrazione tra i Fratelli; occorre esercitare il silenzio meditativo per poter arrivare a comprendere quel linguaggio più

completo, che è il linguaggio dei simboli, attraverso il quale si manifesta la pienezza del Verbo, che risulta essere allora contrapposto al Silenzio. Siamo in un dominio nel quale, solo l’intuizione, intesa come percezione inconscia dell’intelletto, che scaturisce dall’esercizio della meditazione sul Simbolo, inteso come Mistero, dal fatto di poterlo ancor prima riconoscere piuttosto che capire, può permettere di attingere alla vera Conoscenza Iniziatica. Tale Conoscenza, figlia del Silenzio, risulta allora essere di ordine sovrarazionale se non persino sovrannaturale. Del resto, essendo il Mistero, in quanto forma “non manifestata”, essenzialmente inesprimibile, evidentemente solo attraverso il Silenzio, come Principio del “non te, senza il rischio di manifesto”, esso potrebbe essere svelato/compreso pienamen incorrere in una costrizione intellettuale, che di certo lo avvicinerebbe di più alle nostre facoltà umane, finendo però con impoverirlo. È chiaro allora, a questo punto, che il termine “svelato/compreso” non può che essere unicamente riferito “a se stessi”, in quanto il Mistero è, per sua stessa natura, incomunicabile ad altri, ammettendovi per esso la sola contemplazione silenziosa. Sicché l’Apprendista, privato del Verbo, viene aiutato dai Fratelli di Loggia, ad esercitare il Silenzio interiore, che costituisce la preparazione indispensabile per conseguire un nuovo, più completo livello di Conoscenza. “Il silenzio apre una Via”, esso ci spinge con forza a diventare muti per correggere, ascoltando se stessi, la miopia della propria mente. Regalare il silenzio all’Apprendista è quindi un atto di amore da parte dei Fratelli di Loggia; è nel contempo per l’Apprendista stesso, la richiesta del sacrificio intellettuale, come rinunzia alla parola, finalizzato alla sua crescita spirituale. “.. .Esercitarsi al Silenzio è dunque fondamentale per l’apprendimento del Verbo. 11 Profano-Apprendista viene da subito votato al silenzio come forma di imposizione e chiamato a pensare sulla dualità del concetto di silenzio: che cosa è il silenzio se non l’assenza del suono, il vuoto che si contrappone al Verbo come pienezza della manifestazione?”. Allora il Silenzio è proprio la prima delle espressioni simboliche (una sorta di Vuoto) su cui ciascun Apprendista Libero Muratore è chiamato da subito a riflettere. Lo spirito evolve con la meditazione silenziosa, un dialogo con se stessi, che riempie il vuoto lasciato dalla parola negata.                                                                                                                                                                                                                        

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