LE REGOLE DEL GIOCO

Le regole del gioco…
Maestro Venerabile, Fratelli carissimi, sin dall’età della “pubertà”, siamo abituati a ricevere chi più chi meno, indicazioni su come comportarci e su quali siano gli atteggiamenti corretti e quali invece no. Tale condotta persiste per l’intera durata della nostra vita, facendo capo ai primi insegnamenti trasmessici dai nostri genitori e successivamente da chi, entrando nella nostra vita, si eleva in qualche misura ad educatore (anche se a fin di bene). Il limite che passa però tra il lecito e l’illecito o tra un fine giusto ed uno disonesto, è talmente sottile che ci si trova ad imbattersi in individui che volontariamente o in buona fede tentano di indottrinarci. Oggi più che mai mi rendo conto di quanto questo corrisponda al vero, dopo aver vissuto o essermi illuso di aver vissuto da uomo libero, comprendo come poche siano state le scelte da me fatte in modo volontario. Troppe le influenze ed i dogmi ai quali influenzato ho dato ascolto. È come aver vissuto per anni la vita di qualcun altro e di colpo aver aperto gli occhi, comprendendo di essere fuori luogo e sentirsi estraneo nei propri abiti, essere in buona sostanza a disagio, queste solo alcune delle emozioni che ho provato. Bussando alla porta del tempio, ho volontariamente preso una ferma decisione: Ricominciare! L’iniziazione infatti, mi ha trasmesso quell’entusiasmo necessario, a mio avviso, per percorrere la strada che in animo mio da sempre ho desiderato esplorare, ma che distratto dalla vita profana, solo oggi mi appresto ad iniziare. Paradossalmente l’inizio, che io faccio coincidere con la mia iniziazione, mi ha portato a tacere e ad ascoltare, che apparentemente ha delle analogie con l’essere condizionati. Così non è, l’apparenza ancora una volta inganna, ho appreso nuove regole, un maggior rispetto delle altrui convinzioni e/o opinioni e di conseguenza una maggiore disponibilità ad ascoltare il prossimo. Per me, sempre abituato a parlare a causa del mio lavoro, ascoltare senza controbattere le argomentazioni disquisite in Loggia, è stata una grande sofferenza; mi sono reso conto però del valore di tale privazione. Il proverbio “un buon tacer non fu mai scritto”, è più che mai fondato. Il silenzio è quindi il metodo migliore per far propria l’arte del saper controllare la parola, frenare i propri impulsi. Compreso questo, il passo immediatamente successivo, è stato quello di valorizzare tale strumento anche per trovare un equilibrio con me stesso, con gli altri, fiducioso che questo potrebbe significare il primo passo reale verso un cambiamento interiore, mentale, nell’ottica di sviluppare una maggiore armonia interiore e spirituale. i
Tale innovazione, nel mio personale sistema di vita, mi ha spronato sul nuovo cammino, dove l’imperativo che mi sono posto è quello di imparare a confrontarmi. Il comprendere con maggior consapevolezza i miei limiti, mi ha permesso profonde riflessioni di natura personale, e con l’aiuto dei fratelli, sono riuscito anche se solo in parte a rendere evolutivo il processo di cambiamento nei confronti di ideali consolidati in una vita dedicata al lavoro ed alla famiglia. Un impegno assunto da chi vuole vedere la propria pietra grezza, lavorata nel tempo con l’ausilio di quegli strumenti che tradizionalmente sono dell’Arte Reale, sia da quelli più operativi che alla simbologia dei precedenti si rifanno. In buona sostanza, esistono da sempre delle regole, che tendono alla creazione di un equilibrio tra tutti noi, con le loro contraddizioni, evoluzioni… Costantemente in evoluzione, il nostro modo frenetico di vivere, imposto dalla nostra stessa disciplina e volontà all’iper-attivismo, ci portano inevitabilmente a correre il rischio di perdere i punti di riferimento. Ho trovato nella loggia e negli insegnamenti simbolici che questa racchiude, la concretezza di quanto probabilmente in animo mio avevo da tempo, ma che, totalmente assorbito dagli “obblighi” profani, non riuscivo ad imporre. Oggi guardo alla vita, con gli occhi di chi, dopo una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, si è reso conto di aver dedicato troppo poco tempo a se stesso e al proprio animo, con l’unico rimpianto di non aver iniziato prima tale cammino ma con la consolazione del “meglio tardi che mai”.
A.’.G.’. D.’. G.’.A.’.D’.’U.’.


FR.’. G. Immrdn

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