LA MASSONERIA E’ UNA SCUOLA

La Massonena è una scuola

Allocuzione del Gran Maestro Armando Corona in occasione della Gran Loggia di Montecatini del 26 Marzo 1983

La solennità e la sacralità del Tempio nel quale siamo riuniti, la memoria ed il sentimento impongono a tutti noi, ed in primo luogo a me, che tutti voi rappresento ed interpreto, di rivolgere un pensiero riverente a quanti, lavorando per il Bene dell’Ordine, hanno consumato la propria energia vitale passando all’Oriente Eterno.

Se è vero – come è vero – che la Tradizione Muratoria altro non è che la tesaurizzazione di quanto i nostri antenati hanno concepito e creato di bello, di nobile e di elevato nelle scienze, nelle arti, nella morale, nella cultura, nella religione, in una parola nella civiltà, la nostra riconoscenza commossa deve andare a quanti non sono più tra noi. Il loro ricordo, depurato da ogni scoria e da tutte le passioni umane, deve da parte nostra costituire un obbligo morale al fine di mantenere, anche con coloro che ci precedettero nel lungo cammino iniziatico dei secoli, una salda catena d’unione.

Il mio pensiero e il mio saluto vanno a quei Fratelli che per ragioni di età non possono essere qui fisicamente presenti, ma che certamente lo sono in spirito. Il nostro augurio e la nostra solidarietà vanno a tutti i Fratelli che sono colpiti da malattia o da vicende tristi e dolorose, a tutti gli uomini che, nel mondo, soffrono e patiscono nel fisico e nello spirito.

Il mio saluto va agli ospiti di questo Grande Oriente ed a voi Maestri Venerabili tutti della Comunione Italiana con l’amore che meritate.

Il mio rispettoso saluto va infine al Capo dello Stato, supremo custode dei valori di giustizia e libertà racchiusi nella Costituzione, nella certezza che con la sua Presidenza il clima e la condizione di vita della nostra Istituzione possano ancora migliorare nel nostro Paese.

Attualmente la situazione giuridica della nostra Istituzione in Italia è anomala. Noi siamo catalogati fra le Associazioni private e quindi come tali soggetti a tutte le limitazioni stabilite dal Codice Civile, con scarsissima libertà e con pochi diritti certi. Infatti nel nostro Paese non si è ancora provveduto a sottrarre per legge le Associazioni private alla filosofia di un codice concepito in epoca fascista per elevarle alla dignità di libere associazioni in sintonia con il dettato costituzionale. La Costituzione Italiana garantisce il principio della libertà di associazione per il cittadino solo in via teorica, giacchè praticamente non esiste una norma di attuazione che consenta ai cittadini di far uso di tale diritto con le relative garanzie di riservatezza e di rispetto da parte del resto della comunità nazionale. L’ultima Nazione europea che ha provveduto alla emanazione di una legge per affermare i diritti di libertà di associazione dei cittadini è stata la Francia nel 1902. Al fine di coordinate la volontà e le aspirazioni di tutti i Massoni d’Europa, che salvo rarissime eccezioni sono tutti sotto il tiro della stampa e della classe dirigente dei singoli Paesi, è già stato avviato un discorso fra tutti i Grandi Maestri della Massoneria europea. Il Gran Maestro del Lussemburgo propone formalmente il proprio Paese come sede di tali incontri e già dai dati fino ad ora acquisiti può dirsi che la tendenza di tutti è per sollecitare i Parlamenti europei ad emanare una normativa che riconosca alla Massoneria il diritto di esistere nella sua espressione etico-culturale con tutto ciò che ne discende sia in obblighi che in diritti.

Nel decorso anno centenario della nascita di Giovanni Amendola egli fu da tanti ricordato come uomo di Governo, come politico come filosofo ma non vi fu mai alcuno che lo abbia ricordato come Libero Muratore. E parso a noi doveroso, perciò, non solo il Convegno su “Giovanni Amendola – Libero Muratore” qui a Montecatini, ma indire la Gran Loggia proprio nella stessa città e nello stesso Hotel da cui fu prelevato proditoriamente dalle squadracce fasciste per sottoporlo alle violenze che tutti conosciamo.

Assieme a Giovanni Amendola vogliamo ricordare Domizio Torrigiani, morto a San Baronto dove era stato trasferito alla vigilia del suo passaggio all’Oriente Eterno. Egli trascorse lunghi anni al confino di polizia nell’isola di Lipari, poi in quella di Ponza dove la sua salute andò progressivamente decadendo a causa degli stenti e delle privazioni cui veniva sottoposto.

Vogliamo ricordare il Fr. Giuseppe Meoni, cittadino di Prato, eletto Gran Maestro Aggiunto nel 1925 ed assegnato al confino per cinque anni con la seguente motivazione:”oltre a non aver mai cessato di spiegare azione massonica, ha concorso a mantenere in vita veri e propri organismi per rinsaldare i legami fra elementi massonici, svolgendo opera contraria alle direttive ed agli ordinamenti del Regime, costituendo grave pericolo per l’ordine nazionale dello Stato”.

Rendiamo onore a questi nostri Fratelli che in tempi tanto duri e calamitosi soffrirono nel corpo e nello spirito pur di essere testimoni e custodi dignitosi della idealità massonica. Per tutti questi motivi abbiamo ritenuto di riunire eccezionalmente la nostra Gran Loggia a Montecatini anzichè a Roma.

La Massoneria, via iniziatica, tradizionale, assicura a chi si avvicina ad essa gli strumenti atti, acché nell’uomo non prevalga, non diventi preminente, una sola componente fondamentale, ma tutte siano armonicamente presenti nella sua formazione e nella sua vita.

Coloro che aderiscono alla Massoneria, tutti cioè i singoli Fratelli, non devono limitarsi a dare una adesione intellettuale e formale, ma devono sforzarsi di vivere la Famiglia, penetrandone i simboli ed assumendone il significato come modalità esistenziale.

Non devo ricordare certo a voi le origini e la nascita della Massoneria storica della quale noi siamo i continuatori; desidero invece rimarcare e sottolineare le sue finalità, la funzione educativa e quella etica nella società di ogni tempo e, soprattutto, in quella attuale.

La Massoneria è una scuola che riceve uomini, moralmente e spiritualmente dotati, ai quali vengono affidati gli strumenti della Tradizione muratoria per liberarsi dalle scorie profane e mettere in evidenza i valori più nobili, e cioè quelli morali e spirituali, e divenire, da uomo, Massone.

La Massoneria, quindi, per sua precipua natura, diventa, o meglio è, una società elitaria; elitaria non per censo, non per posizione sociale, non per casato, non per razza o credo religioso, ma per virtù dei suoi componenti. Coloro che vi appartengono sono riusciti a liberarsi dai metalli e dalle passioni per mezzo delle tecniche muratorie, cioè a praticare un processo interiore che porta alla liberazione da ciò che è meno nobile nell’uomo: permette di divenire Fratello tra i Fratelli – nella catena d’unione a tutti coloro che operano tra le Colonne del Tempio, di stimolare ad operare ed operare per il bene dell’umanità, di sentirsi uguali, perchè uguali sono i mezzi con cui si opera e uguale è il fine che si persegue.

Ecco perchè Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, scritto nei Templi con lettere d’oro, non è per i Massoni che lo hanno coniato un vano trinomio, ma una pagina di vita vissuta e sofferta, una ragione di vita, il proprio costume. Non è come per i profani, per i quali il nostro trinomio è talvolta un demagogico vaniloquio che si ostenta per mascherare basse e squallide ragioni di potere.

E’ anche merito della nostra scuola, del nostro insegnamento e della nostra tenacia se stanno riemergendo, se pure con fatica, valori tradizionali che una ventata di falso progresso aveva offuscato: quelli della famiglia, della scuola, della Patria (intesa come comunità di cultura, di lingua e di civiltà non come esasperazione nazionalistica o sciovinismo), dello spirito religioso, soffocato dal fittizio benessere consumistico che ottunde oltre il corpo anche lo spirito, uno spirito religioso, cioè, che riemerge con lo stesso significato degli Antichi Doveri là dove è detto: “a quella religione nella quale tutti gli uomini convengono lasciando ad essi le loro particolari opinioni”. Una religiosità quindi che non pretende di dare dogmi, ma un sistema etico di vita. E quindi un momento interessante per la Libera Muratoria perchè essa può ritornare ad essere il punto di riferimento e modello per la società che evolve, ma non sa ancora dove va. Potrà essere un punto d’orientamento per tutti gli uomini liberi e di buoni costumi che cercano una via illuminante e illuminativa per salire sul piano della conoscenza; un modello cui ispirarsi anche per il mondo di relazioni, nel quale ai “valori” tradizionali non si sono saputi ancora offrire valori alternativi.

Noi operiamo in una società in cui la crisi dei valori tradizionali non è più un fenomeno solamente nazionale, ma che ha assunto proporzioni universali e non ne sono risparmiati nemmeno i Paesi più progrediti e più ricchi di risorse. Oggi nel mondo prevale l’indifferenza verso il dolore altrui, la fuga dalle proprie responsabilità e da se stessi, sovente in paradisi artificiali.

La ricerca del solo – e perciò illusorio – benessere materiale ha fatto dimenticare che tali elementi costitutivi devono essere valorizzati armonicamente e nella giusta misura, evitando il prevalere dell’uno sull’altro in modo che nessuno di essi prevalga sugli altri: in questo equilibrio l’uomo esiste.

Un dato importante della società odierna di cui dobbiamo prendere coscienza è la tendenza alla collettivizzazione. E ormai un processo inarrestabile i cui presupposti furono creati dalla Rivoluzione francese.

E’ anche compito della Massoneria far si che questo processo non avvenga obbligando con la forza gli uomini a piegarsi davanti ad aberranti dogmatiche teorie egualitaristiche, ma attraverso un naturale processo che, pur esaltando il lavoro collettivo, faccia salvo il valore individuale, faccia salva la personalità di ogni singolo uomo.

Ecco che la Loggia ed il lavoro che si svolge in essa diventano il vero modello ideale di società di eguali che lavorano per un nobile fine comune ricevendo ciascuno il salario in rapporto alla loro funzione e alla loro capacità:”perchè ogni operaio abbia ciò che gli è dovuto” recita il Rituale.

Per la sopravvivenza e la continuità della nostra Istituzione bisogna fare proselitismo: bisogna cioè ricevere – nella saggezza delle nostre leggi e dei nostri Regolamenti – i profani, crearli Liberi Muratori e prepararli affinchè diventino Maestri Massoni per poi affidare loro la fiaccola della,Tradizione Massonica.

E’ però necessario tener presente che H nostro non è nè un ordine missionario che porta una buona novella come verità assunta e non più discutibile o una setta che cerca proseliti da istruire e fanatizzare per poi lanciarli in avventure di ogni tipo: compito di questa Istituzione è quello di accogliere coloro che bussano alla porta del Tempio dopo aver accertato che abbiano i requisiti intellettuali e morali, di capacità e di predisposizione voluti dalla Tradizione Muratoria e bene espressi nel capitolo quarto degli Antichi Doveri, per farne uomini liberi e di buoni costumi. Quindi nessuno dovrà proporre ad altri di entrare a far parte del nostro Ordine, ma dovrà agevolare a far si che questo avvenga se è a conoscenza che qualcuno intenda squadrare la propria pietra con gli utensili dell’Arte che la Libera Muratoria mette a disposizione di tutti coloro che intendono raggiungere “L’equilibrio massonico”.

“Quando l’allievo è pronto, il Maestro è vicino”, questa è la norma per l’accesso ad ogni via iniziatica e quindi anche per la Massoneria.

E’ superfluo ricordare che una delle cause dei nostri mali è dovuta al fatto che abbiamo introdotto nei nostri Templi profani che non avevano i requisiti di base e che mai avevano manifestato la volontà di entrare a far parte del nostro Ordine. Qualcuno li ha sollecitati: sono entrati nel Tempio recando ciascuno il proprio bagaglio profano e di cui non si sono spogliati. Ciò è avvenuto, per lo più, quando la scelta è caduta su uomini già socialmente arrivati, con una personalità già fortemente costituita e, soprattutto, convinti che l’ingresso in -Massoneria fosse un riconoscimento di “status” che spettava loro come il cavalierato o la commenda.

Hanno in effetti continuato ad usare i loro strumenti di conoscenza profani disprezzando, se non irridendo,quelli dell’Arte muratoria: hanno agito cioè secondo una logica profana e non massonica e noi tutti oggi abbiamo pagato e paghiamo quegli errori.

Dobbiamo ricominciare il nostro lavoro non dimenticando questa esperienza negativa: la “memoria storica” di essa ci eviterà forse di ripetere gli stessi errori nel futuro. Nessuno può escludere che qualche errore sarà compiuto anche nel futuro. La Massoneria, però, è organizzata in maniera “giusta e perfetta”: la gradualità del processo di maturazione esoterica dalla Iniziazione alla squadratura della pietra cubica garantisce la possibilità di rimediare agli errori. Quindi il Fratello incapace di spogliarsi dei metalli e del loro rumore, che non riesce a dominare le passioni non sarà elevato al grado superiore; non potrà quindi riunirsi in Camera di Maestro, non potrà ricoprire cariche di Loggia o di Gran Loggia e quindi non sarà in grado di nuocere all’Istituzione, nè di avvalersi dell’Istituzione per nuocere ad altri.

Non bisogna dimenticare, infatti, che solo il Maestro Massone è un Massone completo. t cioè un iniziato che ha compiuto interamente il Lavoro di Loggia ed ha raggiunto il perfetto equilibrio tra “mondo interiore e mondo esteriore” ed ha fortificato la ragione che poi usa come filtro di ogni stimolo del mondo esterno per cui ogni suo atto, ogni sua risposta sono saggi e meditati. Per queste sue caratteristiche il Massone si distingue facilmente: egli diviene in Loggia una luce per i neofiti che vogliono illuminarsi; e nel mondo esterno, per usare un termine profano, un “opinion leader”. Le Logge cioè devono lavorare molto in tutti e tre gradi: in particolare in quello di Maestro, cioè nel solo grado che permette di “sollevare lo spirito e fortificare la ragione”.

Purtroppo però, esaminando la storia della nostra Famiglia, dobbiamo rilevare che talvolta, nel corso del cammino, ci sono state delle deviazioni che hanno distratto alcuni dalla faticosa via della ricerca iniziatica che sola può dare un timone sicuro anche nella vita profana. Non intendo parlare delle “deviazioni” nel senso che vogliono far intendere gli ambienti che hanno montato il ciclone scandalistico che si è abbattuto su di noi, ma delle deviazioni che hanno fatto apparire la Massoneria ciò che non può essere e che, soprattutto, non vuole essere.

Nel nostro recente passato si è voluto far apparire la. Massoneria come l’artefice del Risorgimento italiano, come l’ispiratrice di ogni movimento anticlericale, socialista, anarchico e che comunque, agendo come forza occulta ed omogenea, ha condizionato – in positivo o in negativo – il progresso e lo sviluppo del nostro Paese.

Noi ci onoriamo perchè grande, forse determinante, è stato il contributo di idee e di sangue che i Massoni hanno dato per fare l’Italia una ed unita, democratica e, più tardi, repubblicana. Noi ci onoriamo perchè moltissimi Massoni hanno combattuto e sono morti sul campo o nei roghi o hanno sofferto nelle prigioni per combattere assurdi dogmi, le tirannie o per contenere o vanificare il velenoso spirito antiliberale che doveva ottundere la mente dei semplici per salvare un anacronistico stato teocratico ed hanno partecipato ad altri fatti o avvenimenti fondamentali per il progresso del nostro Paese nel corso di circa due secoli. Sono stati alcuni, forse molti, Massoni che più sensibili di ogni altro ai problemi della libertà, in particolare della libertà del pensiero, si sono battuti perchè si affermasse l’idea d’Italia una ed unita che poi divenne una realtà.

Ci furono però anche Massoni che non furono protagonisti attivi del Risorgimento italiano o perchè presi da problemi di ordine spirituale o da problemi di altro ordine o, addirittura, ci furono massoni che, in buona fede, come i primi, militarono in campo opposto. Qui in Italia come in altre parti del mondo: si ricordino in proposito gli eventi della Comune di Parigi che vide Massoni schierati nei due campi. Non era quindi la Massoneria – Ordine Iniziatico e non politico – la protagonista, ma alcuni Massoni che, educati in Loggia ai principi di libertà di ordine spirituale, ritenevano di poterli e doverli realizzare anche nel mondo profano.

Noi riteniamo che quando vi è stata una meno attenta o meno rigida e scrupolosa osservanza dei principi; quando si è voluto trasfondere le nostre tecniche muratorie nel mondo profano; quando, per generosità, si è voluto partecipare alla risoluzione di problemi contingenti o addirittura illudersi di accelerare o ritardare il corso della storia (sia pure con egregie intenzioni perchè migliore, più nobile, più incisivo fosse il risultato) ogni volta abbiamo commesso gravi errori. Abbiamo infatti perso di vista il problema generale per entrare nel particolare che non ci spetta perchè noi siamo solo ideatori di avvenimenti, ma non dobbiamo intervenire, come Istituzione, nell’azione. Noi siamo dei mediatori non dei protagonisti come sappiamo da sempre perchè è scritto negli Antichi Doveri: “… la Muratoria diviene il centro di unione e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti”.

Quando, per esempio, Adriano Lemmi affermò che in Parlamento ben 300 erano i deputati Massoni su 500 e si augurò che nella successiva legislatura i deputati Massoni salissero a 400, giustamente l’ltalia liberale si scatenò contro la Massoneria accusandola di voler essere un super partito nato al di fuori della consultazione popolare e ci punì.

Quando, poi, si volle obbligare la compagine massonica sedente in Parlamento a votare contro l’insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole, cioè si volle costringere i parlamentari massoni a ubbidire ad un ordine che la Massoneria non poteva impartire perchè coartava la libertà di coscienza e il loro diritto di seguire il proprio convincimento politico nella vita profana, si ebbe la scissione del 1908.

Con il ritorno della democrazia nel nostro Paese dopo la dolorosa parentesi fascista, la Massoneria subì qualche avversione dal nuovi governanti, anche se alcuni principi fondamentali della nuova Carta Costituzionale dello Stato sono di ispirazione massonica. Alla Massoneria non si riconobbero i diritti che le competevano, si cercò di isolarla e taluno pensò di metterla addirittura fuori legge. Questo disegno però non riuscì ed il nostro Ordine riprese lentamente il proprio lavoro iniziatico ricostruendo se stesso e la legittimità della sua presenza insostituibile nella società di oggi.

Ma quando si proclamò perfino sulla stampa che ben cento parlamentari erano Massoni e che il loro numero era destinato ad aumentare (cose assolutamente non vere e dette forse per incutere timore nell’intento di far credere che l’Istituzione era in grado di condizionare la vita nazionale), il mondo politico, sentendosi giustamente espropriato dalle sue prerogative istituzionali, decide di contrastare questo esproprio da parte della Massoneria ed alcuni, cioè quella parte che ha sempre brillato per intolleranza, si mossero per la sua distruzione.

A nulla sono valse le molteplici fondate dimostrazioni che la Massoneria non ha e non ha mai avuto nel suoi programmi la conquista del potere profano o il condizionamento della vita politica o economica del Paese, che il Massone è “pacifico” suddito dei poteri civili, ovunque egli risieda o lavori e non deve essere mai coinvolto in cospirazioni contro la pace e il benessere della Nazione come asseriscono gli Antichi Doveri. Da allora la Massoneria per molti è divenuta un comodo capro espiatorio cui con facilità si attribuisce l’origine di ogni male.

Non piccola parte del mondo politico – e con esso quel mondo giornalistico che ispira – è contro di noi per due precisi motivi: il primo perchè vede nella Massoneria un mondo che non può controllare, che gli sfugge perchè non lo comprende (e non fa niente per comprenderlo) e quindi ne ha timore; il secondo motivo è che la Massoneria è divenuta un comodo paravento per nascondere verità scottanti cioè le vere responsabilità. Ormai alla Massoneria si addebitano tutti gli scandali, tutti i complotti, tutte le crisi politiche a livello locale o nazionale, i misfatti di qualunque genere.

Uno degli aspetti preoccupanti è che talora la stampa ed i mezzi di informazione non sentono la necessità di riportare tutta la verità o almeno di verificare o controllare l’attendibilità di ciò che viene pubblicato nel nostri confronti, oppure, correttamente e tempestivamente, pubblicare smentire, rettificare notizie distorte, completare con altri elementi per una seria valutazione dei fatti. Il nostro Ordine e gli uomini più in vista che ne sono alla guida sono facile bersaglio di chi ha interesse di colpire la Massoneria: tanto, le azioni legali intraprese hanno la naturale definizione dopo alcuni anni, magari dopo l’avvento dell’ennesima amnistia. La Massoneria entra purtroppo in prima pagina e ne esce con un trafiletto in quinta pagina.

A fronte di subdole malevoli ed interessate interpretazioni e nonostante proprio tutto ciò, noi sappiamo qual’è il nostro dovere di cittadini e la nostra funzione di Massoni: il nostro dovere di cittadini è quello di rispettare rigorosamente le leggi dello Stato, la nostra missione nel mondo profano rimane e rimarrà sempre quella di costituire un esempio sia come Massoni sia come Massoneria.

Recenti vicende hanno messo in evidenza, insieme alla complessiva tenuta del nostro Ordine e alla efficacia della preparazione iniziatica che ci lega in una catena d’unione, anche alcune carenze.

Nel momento in cui ben individuate forze esterne hanno tentato di colpire, per distruggerlo, il nostro Ordine, si è levata una reazione che è stata nella quasi totalità dei casi adeguata, ma purtroppo non proprio univoca.

Ci sono stati alcuni, anche se molto limitati, sbandamenti; taluni, pochissimi per la verità, hanno creduto acriticamente al denigratori della Massoneria dando ascolto a quei mezzi di informazione mai obiettivi o seriamente documentati, visibilmente e grossolanamente tendenziosi.

Quei Fratelli non hanno compreso, o non hanno voluto o potuto capire che gli obiettivi che il mondo profano voleva colpire non erano solo gli uomini che governano l’Ordine, ma il cuore stesso dell’Istituzione. Ciò è apparso inequivocabile anche in un recente convegno tenuto ad Arezzo, dove pure ci sono state delle precisazioni e delle prese di posizione che faremmo bene a non sottovalutare in senso positivo ed anche in senso negativo.

Il nostro laicismo che per noi è una scelta morale e di costume avrebbe dovuto indurre tutti a giudicare anche gli eventi profani con gli strumenti tipici del Lavoro muratorio che consentono una scelta di coscienza che prescinda da ogni condizionamento dottrinario, dogmatico e da ogni conformismo, che spingono a cercare la verità anche quando questa non è quella ufficiale.

Un’Istituzione come la nostra, comunque, non si misura nei tempi della cronaca, ma in quelli della storia. E la storia dirà che proprio in questi tempi, per altro verso, oscuri si deve registrare la riforma del Codice Canonico della Chiesa Cattolica che cancella la scomunica alla Massoneria. E’ un risultato di grande rilievo che dimostra come lo spirito di tolleranza da secoli professato dalla nostra Istituzione si stia diffondendo sempre di più. E’ un risultato importante che dobbiamo sottolineare proprio perchè si tratta di un riconoscimento, anche se indiretto, alla forza morale della nostra Istituzione.

Questo messaggio hanno certamente compreso i moltissimi giovani che stanno in questo momento bussando alle porte dei nostri Templi ed al quali bisogna dare una risposta. Innanzitutto in obbedienza al dovere della buona educazione da cui i Massoni non possono sentirsi esentati ed in secondo luogo perchè ritengo che i buoni, se la risposta non verrà sollecitamente, per il pudore che sempre li accompagna crederanno di aver osato più del necessario ed umilmente si faranno da parte. Coloro invece che avessero presentato la domanda per interesse non si faranno da parte ma attenderanno finchè il proprio disegno non sarà coronato da successo. Il silenzio prolungato, la mancanza di decisione finiscono per castigare i migliori e premiarei peggiori. Raccogliamo dunque con amore unito a saggezza e a grande senso di responsabilità questo atto di fiducia che ci viene dai giovani.

Anche la nostra fiducia nell’idea massonica è totale.

La Massoneria nonostante le apparenze ha mantenuta intatta la sua forza di persuasione ed il suo ascendente sull’uomo che intende progredire nella scala dei valori morali e culturali. Ma noi dobbiamo lavorare in tutti i Templi del mondo a riscoprire l’identità della Libera Muratoria che vuole dire riscoprire l’identità di ogni Massone e cioè di ognuno di noi.

L’identità universale della Massoneria è stata sempre un campo di ricerca impegnata anche perchè collocandosi essa al di sopra delle tradizioni culturali, filosofiche, politiche o religiose individuali va alla ricerca di quella che il Vico definì ‘1a lingua mentale dell’umanità- per consentire il riconoscimento, il dialogo e la corrispondenza tra tutti gli uomini dell’universo e vincere la loro incomunicabilità.

L’Ordine, il Segno, il Toccamento, la Parola Sacra, la Parola di Passo costituiscono il veicolo pratico dell’universalità, ma le caratteristiche spirituali vanno riscoperte, approfondite e fissate attraverso un lavoro muratorio che incombe come dovere su ognuno di noi.

Il mondo profano e talvolta anche il nostro si sentono smarriti di fronte alla constatazione di fatti, affermazioni e fenomeni che non sono strettamente coerenti con i principi. Occorre far si che della universalità della Massoneria siamo tutti responsabili e partecipi e che essa universalità sia la risultante di un comune patrimonio di ideali e valori in cui i Massoni di ogni Officina, di ogni Comunione nazionale e di tutte le Comunioni del mondo, si riconoscano e si identifichino. Dobbiamo quindi tornare ai nostri Templi, ritirarci in noi stessi per trovare tutte le ragioni ideali che ci portarono alla scelta della nostra Istituzione. Dobbiamo ritrovare il senso della nostra milizia massonica di ieri e di oggi. Spogliarci di tutte le passioni che ci dividono dagli altri Fratelli per ritrovare i legami che ci uniscono; abbandonare l’abitudine ad erigerci sempre a giudici di tutto e di tutti senza mai ricordare che il mestiere del boia è estraneo alla nostra Istituzione che fonda invece se stessa sulla tolleranza. Ripensare e rimeditare le grandi scelte di fondo, quel sottili fili spirituali che ad un certo punto della vita ci hanno folgorato aprendoci un mondo meraviglioso, il solo degno di essere vissuto. Al fine di ritrovare quell’unico filo ideale che avvolga tutti i Massoni del mondo attorno a principi e valori che ne attestíno l’identità dobbiamo riflettere su alcuni argomenti. La religiosità naturale della Massoneria è elemento essenziale per una nostra identificazione come singoli e come Famiglia universale. L’idea del Grande Architetto dell’Universo così magistralmente chiarita nel Libro degli Antichi Doveri è principio universale e non può prestarsi ad atteggiamenti così diversi e contrastanti come invece avviene nel presente momento storico laddove vi sono Comunioni in cui si verifica una totale adesione alle proprie religioni, seppure contrarie ad ogni dogma ed ad ogni oscurantismo teocratico, e Comunioni invece che professano un aperto ateismo ed altre ancora caratterizzate da un ateismo strisciante.

L’idea della tolleranza è un altro dei pilastri che serve a ritrovare la nostra identità. Noi siamo convinti che il mondo avrà pace solo quando la tolleranza, la tolleranza massonica, diventerà parte integrante del patrimonio di civiltà dei popoli. Tolleranza significa fine di ogni discriminazione e di ogni preconcetto sia di razza, di colore, di religione, di tessera partitica, di censo, di grado di istruzione. Per farla trionfare nel mondo profano occorre che noi per primi la pratichiamo a livello individuale e lavoriamo perchè sia praticata dalla Massoneria Universale. Certo non gioverebbe alla nostra identità sapere che una Comunione impedisca di fatto ad un uomo libero e di buoni costumi di essere iniziato sulla base del colore della pelle o del colore della tessera partitica. Per farci meglio comprendere dal mondo profano dobbiamo sforzarci di imitare gli esempi eroici di tolleranza, che pure ci sono nella nostra Famiglia, e combattere quelli deprecabili di intolleranza.

Il principio della solidarietà sta nell’insegnamento dei Maestri verso gli Apprendisti e verso tutti coloro che hanno bisogno di apprendere l’Arte Muratoria. Vi sono poi forme di aiuto che dobbiamo a tutti coloro che soffrono e cbe necessitano di conforto morale, spirituale o materiale: tutto deve essere illuminato dall’assoluto disinteresse o dal solo desiderio di confortare e sollevare il prossimo. Nella Massoneria Universale, in questo momento, ci sono Comunioni dove la tradizione iniziatico-spirituale tende quasi ad annullarsi per essere totalmente assorbita dalla solidarietà nel campo assistenziale attenuando la caratterizzazione muratoria della solidarietà per avvicinarla a quella praticata dai clubs e dalle organizzazioni profane. D’altra parte vi sono Comunioni per le quali la solidarietà rimane come meta ideale ma non viene mai praticata.

Bisogna tornare all’esoterismo. La ricerca intima, interiore deve essere la regola fondamentale del vivere in Loggia per ogni Fratello sotto qualunque volta stellata egli viva ed operi. Coloro che la sottovalutassero, coloro che l’abbandonassero o peggio ancora coloro che la irridessero, sono da compiangere perché sarebbero Fratelli perduti. L’avere la testa in cielo non impedisce di avere i piedi in terra e quindi l’esoterista può essere Massone saggio ed equilibrato quant’altri mai. Esso ha la capacità di cogliere l’essenza concettuale delle verità racchiuse nell’esoterismo o trasfuse nei simboli siano essi numerici, grafici, o immagini di ordine naturale o di strumenti di mestiere. Molto della nostra identità è affidato al ripristino del valore e della pratica esoterica nei nostri Templi come in tutti i Templi del mondo.

La Fratellanza. Altro pilastro su cui si fonda la Massoneria. Dobbiamo lavorare intensamente e profondamente nel Tempio per ripristinare il Lavoro muratorio della fratellanza. Senza questo lavoro di rimeditazione e di vigilanza rischiamo di farla decadere a commensalismo e dimestichezza mentre essa è principio pregnante di una realtà ben diversa. Racconta Sant’Agostino che i torrenti impetuosi che si formavano a seguito delle piogge torrenziali che solevano cadere dal nord Africa travolgevano i cerbiatti smarriti di fronte a tanta furia. Egli racconta ancora, con commozione, di aver osservato che i cervi adulti, a rischio della propria vita, incrociavano le proprie corna nodose e ramificate con quelle lisce e lineari dei giovani cervi per traghettarli salvandoli da sicura morte. In questo racconto c’è l’immagine più reale, più fresca e più poetica della Fratellanza massonica.

Carissimi Fratelli, tutto quanto abbiamo detto fin’ora porta alla essenzialità del Lavoro di Loggia, porta alla centralità della Loggia nella costruzione del Tempio; ed è alla Loggia che spetta il compito di realizzare l’identità del Massone e della Massoneria; di attuare il proselitismo; di purificare le Colonne; di far rispettare la sacralità e la magnificenza del Tempio; di ripristinare la gerarchia dei valori ed il rispetto dell’autorità e dell’autorevolezza di quanti vengono eletti nel vari gradi a Lavorare per il Bene dell’Ordine.

La Gran Maestranza e la Giunta, che ho l’onore di presiedere, saranno al fianco di tutti coloro che vorranno impegnarsi in questo oneroso compito di costruzione della Massoneria negli anni ottanta senza discriminazione e senza indulgenza di parte. Unica discriminante sarà l’impegno, la serietà, la costanza e la alacrità nel Lavoro muratorio.

Prima di concludere, cari Fratelli, vorrei farvi partecipi di una considerazione che andavo facendo stamane, mentre guardavo il Tempio di Gran Loggia eretto per la prima volta in questa cittadina che così amabilmente ci ospita. Vi guardavo, mi guardavo attorno, e mi chiedevo se ci soffermiamo mai abbastanza a pensare alla prima, e più notevole io credo, delle prerogative dei Massoni.

Noi siamo in grado di rendere sacro qualunque luogo in cui si tenga la Loggia. A differenza dei Templi exoterici delle Religioni, che sono tali sempre, oserei dire “in sé”, non tanto sacri per consacrazione quanto per riconoscimento, il nostro è un Tempio che si crea ogni qualvolta i Fratelli “aprono i Lavori” e, in un certo senso, scompare alla chiusura dei medesimi.

Sono i Fratelli di Loggia che erigono e consacrano il Tempio ogni volta: in realtà essi sono il Tempio. Senza di loro esso è, e resterà, un luogo qualsiasi.

E’ vero che noi oggi, per lo più, ci serviamo di un luogo prefissato, ma possiamo ben dire che ciò avviene per comodità. E’ ben noto che nei tempi antichi si usava “tener Loggia” in locali pubblici – taverne, birrerie e persino sul campi di battaglia – ogni volta creando, sacralizzando, cancellando alla fine, il Tempio stesso.

Questa dunque, ripeto, è la prima prerogativa operativa dei Liberi Muratori: essi possono, riunendosi secondo certe regole, creare uno spazio sacro. Questo spazio sarà allora, per il periodo in cui esiste, affatto separato dal mondo profano – noi diciamo che è coperto – assumendo le caratteristiche che lo qualificano per essere un Tempio iniziatico, caratteristiche cui si riferiscono, e che esprimono in concreto, i Simboli fisici con cui lo adorniamo.

A Oriente il Triangolo del G.A.D.U. sovrasta l’immagine della Sapienza, per ricordarci che non vi è vera saggezza che non sia spirituale e che non discenda dall’alto. Poichè però non siamo dei mistici sperduti in qualche estasi trascendente, a Occidente ed a Mezzogiorno la Bellezza e la Forza ci rammentano che tutte e tre le componenti del macro e microcosmo debbono concorrere all’opera del Maestro.

Ancora ad Oriente, sull’Altare, gli Strumenti dell’Arte, disposti secondo il Rito, poggiano sul Libro della Legge Sacra. Perchè il Massone riconosce ed accetta la legge naturale e si impegna a seguirla nell’utilizzo dei suoi Strumenti.

Infine il pavimento a scacchi bianchi e neri si fa manifestazione ordinata di quella stessa legge, che non rifiuta un colore per l’altro, ma nella sua prima norma vuole il binario rappresentato nel mondo, con la sua alternanza di vita e di morte, di piacere e dolore, di gioia e sofferenza, regolata in un equilibrio di pace.

Il Maestro Massone si china sulla Tavola da disegno. Intorno a lui sta il Tempio, come ci insegnano gli Antichi Rituali, “lungo da Oriente ad Occidente, largo da Settentrione a Mezzogiorno, alto di piedi e cubiti innumerevoli, profondo dalla superficie al centro della terra”.

Il Maestro sta lavorando. Il suo compito è equilibrare, organizzare, mettere ordine, perchè nell’Universo intero, infine diventato tutto sacro, tutto Tempio, tutto grande armonia, cioè macrocosmo, tutto sia “serietà, senno, benefizio e giubilo”.

Il Maestro è chino, intento, compie il suo Lavoro in silenzio, con pazienza, con amore, “per il Bene ed il progresso dell’Umanità”.

Egli sa che può operare serenamente perchè il Tempio è debitamente coperto. Le mura della grande, antica costruzione si ergono stabili, forti e resistenti a tutte le intemperie, a tutte le tempeste, perchè sono formate da pietre cubiche perfettamente squadrate.

Guai se non fosse così!

Guai se quelle pietre fossero ancora grezze e malformi: perchè allora, carissimi Fratelli, il Gran Maestro potrebbe ben accorrere con la sua cazzuola d’argento, usare la malta migliore, sforzarsi di fissare interstizi sconnessi, di colmare fessure, tutti i suoi sforzi non potrebbero impedire al più debole vento profano di far crollare le mura distruggendo tutta l’Opera muratoria.

Ma io so che così non è!

Io so che così non sarà mai!

(tratto da Hiram, n. 1-2, aprile 1983 )

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