E SE LA MASSONERIA NON ESISTESSE ?

E se la Massoneria non esistesse?

La questione sollevata dall’editoriale di questo mese non è univoca. Infatti può essere interpretata in due modi: ci si può chiedere in primo luogo che cosa succederebbe se la Massoneria non fosse mai esistita. D’altra parte il senso della domanda potrebbe essere quello di chiedersi che cosa accadrebbe se la Libera Muratoria dovesse scomparire. Ebbene, per quanto riguarda il primo problema penso che molto probabilmente nessuno si accorgerebbe della mancanza del nostro Ordine se non fosse mai esistito. Per sentire la mancanza di qualche cosa è necessario prima averne avuto esperienza. Posso sentire la mancanza della musica di Mozart senza avere almeno ascoltato un brano del suo repertorio? Credo proprio di no. Per contro, se il senso della domanda fosse quello di considerare l’eventualità di una sparizione della Massoneria allora la risposta sarebbe opposta. In questo caso chi ha avuto la fortuna di essere stato iniziato e ha saputo cogliere gli insegnamenti profondi del suo simbolismo esoterico, risentirebbe senz’altro come una perdita disastrosa la scomparsa della Fratellanza. Il sentimento di privazione emergerebbe sia individualmente che collettivamente. Nella sfera personale in quanto molteplici strumenti per l’elevazione spirituale si perderebbero irreparabilmente. Senza Tempio, senza Loggia, senza Fratelli e senza rituali molti obiettivi resterebbero senz’altro preclusi. Ancora più tragica si rivelerebbe poi la scomparsa della Libera Muratoria in ambito sociale, politico ed educativo. Ricordiamoci la formula secolare che sintetizza le nostre aspirazioni: “scavare oscure e profonde prigioni al vizio, per innalzare templi alla virtù e lavorare al bene ed al progresso dell’umanità”. In un contesto storico come il nostro dominato da fanatismi di ogni genere, genocidi, terrorismo, discriminazioni ed ingiustizie economiche e sociali il contributo della Massoneria è insostituibile ed essenziale. Nell’epoca della globalizzazione, di una società multietnica, multiculturale e multireligiosa la perdita, o solamente l’affievolimento, delle forze che promuovono i nostri ideali di libertà, uguaglianza, fraternità, tolleranza e razionalità sarebbe devastante. Un mondo possibile nel quale la Massoneria, a un certo momento, scomparisse non assomiglierebbe certo al cantiere ordinato dove ognuno lavora con gli altri armoniosamente alla costruzione del Tempio dell’umanità; tenderebbe piuttosto a disgregarsi nel caotico stato di natura prospettato da Thomas Hobbes, cioè quello della guerra di ognuno contro tutti.

D. B.

Tema

E se la Massoneria non esistesse?

Mi accingo a redigere questa Tavola dal titolo se la Massoneria non esistesse e cerco di affrontare il tema da un punto di vista astratto.

G.  V.  

Se la Massoneria non fosse mai esistita, il problema non si porrebbe, non ne avremmo avuto conoscenza alcuna e probabilmente persone illuminate, senza dogmi e tolleranti avrebbero creato un’associazione simile.

Se invece, per assurdo, la Massoneria dovesse scomparire, la società civile, i paesi democratici e liberi perderebbero un punto di riferimento perché la Massoneria è un ordine internazionale iniziatico ispirato da valori umanitari, nasce istituzionalmente il 17 giugno 1717 a Londra, si rifà alle antiche associazioni dei costruttori di cattedrali medievali, ne prende a simbolo gli strumenti o per assegnare ad ognuno un significato filosofico che può ricollegarsi a teorie o pensieri filosofici più antichi espressi da varie culture e scuole.

Il tutto con lo scopo di “costruire” la morale e sviluppare la spiritualità del singolo Massone, il quale operando nel mondo profano veicolerà con il suo comportamento, il suo pensiero ed il suo agire in generale, i valori che l’Ordine massonico promuove.

Valori e attitudini del Massone

Detti valori sono in particolare quelli di fratellanza e tolleranza che, nel suo termine potrebbe essere intesa come limitativa nel senso di sopportazione, ma nel significato massonico è coniugata da rispetto e comprensione per il prossimo – partendo dal concetto che gli uomini dal profilo umano devono essere considerati uguali e degni di rispetto ed avere uguale dignità.

L’attività massonica si riferisce principalmente alla sfera spirituale dell’uomo massone, cerca di accrescerne la statura morale affinché operi nella società profana per il bene e l’evoluzione di tutta l’umanità.

Chi è il Massone ?

Il Massone è colui che costruisce se stesso, servendosi per l’introspezione speculativa, del significato del simbolismo. Il Massone è un uomo che ha liberamente scelto un percorso spirituale sia nel metodo speculativo che nei valori.

Non ha pregiudizi verso altre forme di pensiero o di cultura, anzi è pronto ad imparare da altri modi di pensare ed agire perché il suo intento è quello di avvicinarsi alla verità senza presumere di essere il solo a poterlo fare.

E’ un uomo pronto a rimettersi in discussione senza esitazione pur di avanzare sul piano spirituale e sa che il sapere in generale è in tutte le culture e lì va cercato ed acquisito.

Qual è lo stile comportamentale che lo distingue?

Il Massone è equilibrato nel suo agire, misurato nelle sue parole, fermo nei suoi principi, flessibile nel ragionamento, rispettoso delle leggi e delle istituzioni della società civile, altruista verso chi sa meritarsi la sua stima, prudente verso gli opportunisti che vogliono sempre trarre vantaggio dalla benevolenza altrui, attendo, fermo e distaccato verso coloro che vogliono imporsi con il potere e la coercizione.

Stima apertamente coloro che sanno meritarselo indipendentemente dalla loro posizione sociale o di potere. Il Massone considera il silenzio necessario per la riflessione, è il suo spazio dove sorge la domanda che lo farà progredire sul piano della comprensione delle cose.

BEN PENSARE, BEN DIRE, BEN FARE è il suo motto.

Ha il coraggio delle sue idee ed il coraggio di essere se stesso ed è un uomo libero e di “buoni costumi”. Senza questo orientamento filosofico è difficile riferirsi alla filosofia massonica che è, lo ripeto, una Istituzione ispirata e sorta da valori umanitari che mettono al centro della vita l’Uomo nella sua dimensione fisica e spirituale e ne considera la morale.

Concludendo ritengo che se la Massoneria dovesse scomparire la società civile si imbarbarirebbe e significherebbe che la società democratica sarebbe sostituita da governi despoti e prevaricatori che mal tollerano i nostri principi e la nostra visione della società. Ricordo che durante il periodo del nazismo, in Germania i Massoni finivano nei campi di concentramento.

Mondi possibili senza Massoneria

Nell’editoriale abbiamo già detto che il tema “E se la Massoneria non esistesse?” può dar luogo a due quesiti fondamentali: che tipo di situazione si presenterebbe nel caso in cui la Massoneria non fosse mai esistita e, secondariamente, che cosa accadrebbe se la Massoneria, repentinamente o progressivamente, dovesse scomparire? Abbiamo già fatto notare che la risposta alla prima domanda è piuttosto scontata: nessuno potrebbe rendersene conto non avendola mai sperimentata.

Nel caso in cui La Massoneria dovesse invece scomparire vale la pena di evidenziare le principali varianti di questa eventualità. In questo caso possiamo rilevare che la scomparsa potrebbe essere rapida perché causata dalla violenza, oppure potrebbe essere progressiva, travolta da un nichilismo oggi imperante, o da istituzioni inneggianti a valori di tipo religioso o integralistico.

Gli indifferenti

Ebbene, gli scenari possibili nel caso in cui si verificassero queste due alternative sono i seguenti: molte persone potrebbero restare del tutto indifferenti di fronte all’agonia del nostro Ordine. Rientrano in questa categoria le numerose masse di qualunquisti preoccupati unicamente del loro egoistico tornaconto personale. Quelle persone, per intenderci, che non si interessano minimamente di quanto accade attorno a loro se non nella misura in cui gli effetti di tali eventi potrebbero incidere, direttamente o indirettamente, sulla loro esistenza quotidiana.

Gli esultanti

Un’altra reazione possibile di fronte alle insidie mortali che minacciassero la Massoneria potrebbe essere una riprovevole gioia e soddisfazione. In questo gruppo di individui possiamo distinguere una frangia di soggetti che, perlopiù, possiamo considerare in buona fede. Si tratta di quelle persone imbevute o infarcite di stereotipi sulla Massoneria che non solo sono erronei ma addirittura assurdi. Si pensi alla convinzione ancora oggi diffusa secondo la quale i massoni mangerebbero i bambini, oppure l’idea secondo la quale i Massoni aiuterebbero i loro Fratelli tre volte e poi li eliminerebbero.

Altri ancora sono convinti che la Massoneria sia una setta satanica con rituali macabri e sacrileghi. Evidentemente queste persone potrebbero essere riguadagnate alla causa massonica solo attraverso un’opera di paziente istruzione sulle reali intenzioni delle nostre Logge.

Tra coloro che gioirebbero di fronte al naufragio della Massoneria dobbiamo annoverare anche coloro che detestano i nostri principi di libertà, uguaglianza, fraternità e tolleranza. Si pensi a tutte le dottrine dogmatiche, alle religioni, specialmente quelle integraliste. Ma anche ai partiti estremisti, nazifascisti che mirano ad instaurare delle dittature assolutamente incompatibili con gli ideali massonici.

Gli scontenti

Finalmente arriviamo a coloro che proverebbero angoscia, tristezza e rabbia di fronte all’inabissarsi della Libera Muratoria. In questa minoranza illuminata troviamo i pochi veramente coscienti dell’immane catastrofe civile, sociale e culturale rappresentata dalla possibilità concreta di una scomparsa dell’Ordine. Tra questo fronte di persone sinceramente preoccupate di un tracollo della Fratellanza vi sarebbero probabilmente molti uomini rassegnati davanti al precipitare degli eventi. Ma sono convinto che si troverebbero anche degli eletti pronti a resistere eroicamente pur di difendere valori e principi per i quali hanno vissuto e per i quali sperano ardentemente che possano continuare a vivere anche i loro figli. A questo punto la strategia difensiva dovrebbe essere duplice, a dipendenza delle circostanze. È chiaro che se la minaccia di annientamento della Massoneria fosse improntata alla forza e alla violenza, la resistenza dovrebbe puntare su un’organizzazione clandestina in grado di proteggere le Logge che ancora operano coraggiosamente nell’ombra. D’altra parte la resistenza dovrebbe assumere strategie e tattiche differenti se la malattia che dovesse corrodere la Massoneria fosse imputabile ad uno strisciante e insidioso nichilismo che di soppiatto giungesse a dissacrare i più alti e nobili valori che la Tradizione ci ha lasciato in eredità. Se fosse questa la principale minaccia dalla quale la Massoneria dovesse difendersi, allora il discorso diventerebbe più complesso. Il nemico non sarebbe concreto e facilmente identificabile. In primo luogo sarebbe necessaria una diagnosi rigorosa capace di mettere in luce le ragioni e le cause che hanno privato di senso quelli che sembravano dei pilastri inamovibili sui quali fondare le nostre vite e sperare in una società più giusta e democratica. A questo proposito possiamo constatare che la crisi dei valori è stata spesso alimentata da un presente deprimente: deturpazione dell’ambiente, diseguaglianze sociali sempre più vergognose, disastri finanziari, esplosioni di intolleranza e di violenza hanno sgretolato la fiducia, specialmente dei giovani, in un futuro fonte di notevoli opportunità. Il futuro viene ormai universalmente vissuto come una incombente minaccia e, come dice Galimberti: “Quando il futuro chiude le sue porte o, se le apre, è solo per offrirsi come incertezza, precarietà, insicurezza, inquietudine allora […] le iniziative si spengono, le speranze appaiono vuote, la demotivazione cresce, l’energia vitale implode”. (Galimberti, 2008, p. 26)

Per affrontare questo stato di cose in modo efficace credo che in primo luogo non si debba demonizzare troppo il fenomeno nichilismo. In effetti si possono evidenziare alcuni tratti di questo clima culturale che risultano tutt’altro che negativi. Il fatto di non più disporre di un punto archimedeo (né mito, né religione, né etica, né arte né scienza ) sul quale poter fondare le proprie scelte; la convinzione di navigare a vista tra gli scogli dell’esistenza per evitare possibili naufragi è anche una circostanza che ha i suoi lati positivi. È meglio non disporre di alcuna bussola piuttosto che averne una difettosa. Il nichilismo ha assestato dei colpi molto insidiosi alle verità assolute delle religioni, ha così notevolmente indebolito dogmatismi e ideologie portandoci ad assumere quegli atteggiamenti prudenti all’insegna della razionalità e del dubbio, cioè di uno dei cardini del pensiero massonico e di tutti i punti di vista improntati alla tolleranza. Il veleno insito nel nichilismo quindi non si trova tanto nello scetticismo e nel disincanto ma soprattutto nell’indifferenza, nell’indolenza e la demotivazione. Come aveva ben visto Gramsci: “La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?”. Ebbene credo che il nostro Ordine sia una delle rarissime associazioni capaci ad un tempo di assumere i lati positivi del nichilismo evitandone le sue intrinseche debolezze. La Massoneria, in effetti, da sempre difende e promuove i valori del dubbio e della prudenza razionale e, contemporaneamente, insegna a Fratelli e profani che si possono delegare le competenze ma non le responsabilità.

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