L’ANTISEMITISMO RICORDATO DA UN NON EBREO

L’ANTISEMITISMO RICORDATO DA UN NON EBREO

di Hesi Ra

Diospora è una parola d’origine greca che significa dispersione e parlando d’ebreì della diaspora, s’intendono gli appartenenti alle comunità ebraiche che vivono fuori d’Israele.

La diaspora iniziò nel 586 a.C. con la deportazione a Babilonia, con Nabucodonosor; in età imperiale, gli ebrei, dopo la distruzione di Gerusalemme, nel 70 d.C., furono deportati a Roma come prigionieri di guerra, sotto il regno di Tito. In seguito, dall’Italia gli ebrei si diffusero in tutta Europa, in Palestina, in Olanda e negli Stati Uniti, e

verso la terra d’origine, dopo la nascita dello stato d’Israele nel 1948.

Ma cos’è, e quando è nato l’antisemitismo?

Indubbiamente rappresenta l’avversione nei confronti degli ebrei che, com’è noto, si tradusse in forme di discriminazione e di persecuzioni cruente culminate, nel corso della seconda guerra mondiale, nello sterminio di milioni di persone.

Le sue radici storiche però, sono molto più antiche. Pur essendo presente già nel mondo greco e romano, l’antisemitismo si diffuse con il cristianesimo. Dal IV secolo d.C., la discriminazione nei confronti degli ebrei divenne universale e sistematica perché considerati dai cristiani responsabili della morte del Cristo.

Nel periodo delle Crociate (1096-1270) gli ebrei furono massacrati a migliaia, segregati in ghetti, obbligati a portare segni di riconoscimento e fu loro vietato alcun tipo d’attività commerciale. Il termine antisemita fu tuttavia coniato solamente intorno al 1879 per designare I’ideologia e I’atteggiamento persecutorio nei confronti degli ebrei.

Tale antisemitismo ideologico, in verità, si basa su una teoria razzista formulata, inizialmente in Francia e in Germania, nella seconda metà dell’800, secondo cui le persone della cosiddetta razza ariana sarebbero per fisico e temperamento superiori agli ebrei. In Europa, verso la fine dell’Ottocento, il ritorno dei pregiudizi antisemiti fu conseguenza del profondo disagio sociale indotto dalle crisi economiche e politiche, e I’uso strumentale dell’antisemitismo fornì un capro espiatorio sul quale indirizzare i risentimenti e le frustrazioni collettive. In Germania, tali teorie razziste fornirono la legittimazione ai nuovi partiti antisemiti che nacquero allo scoppio della guerra franco-

prussiana e dopo la crisi econo-mica del 1873. Da allora sulla scena politica tedesca vi fu sempre almeno un partito apertamente antisemita fino al 1933, anno in cui I’antisemitismo divenne politica ufficiale del governo nazista.

In questo periodo, infatti, l’antisemitismo, che fra la prima e la seconda guerra mondiale aveva continuato ad essere in Europa un sentimento largamente diffuso, sebbene non organizzato, esplose nella Germania degli anni Trenta sotto il regime nazista guidato da Adolf Hitler, culminando nello sterminio degli ebrei che vivevano nei territori occupati dai tedeschi tra il 1939 e il 1944 (la ben nota soluzione fînale o Shooft degli ebrei’, conosciuta dai più con il termine d’Olocausto). Al termine della guerra, con l’olocausto persero la vita milioni d’ebrei, slavi, zingari, omosessuali, testimoni di Geova e comunisti.

L’orrore dei crimini nazisti coinvolse unanimemente la comunità internazionale e i campi della morte furono menzionati chiaramente nella “Dichiarazione universale dei diritti uomini“, adottata nel 1948 dall’Assemblea Generale dell’ONU.

Nel 1945, durante il primo processo internazionale per i crimini di guerra di Norimberga agli alti gerarchi nazisti, le persecuzioni compiute contro gli ebrei furono giudicate come “crimini contro I’umanità”. I beni, e le proprietà sottratte agli ebrei dai nazisti, furono però restituiti soltanto in Parte.

Nonostante l’universale sdegno suscitato nell’opinione pubblica dai crimini nazisti, purtroppo ancora oggi si verificano in diversi paesi europei sporadici atti di violenza e ostilità nei confronti degli ebrei’ fra

cui le ben note profanazioni di cimiteri.

La Chiesa cattolica, condannando l’antisemitismo, cercò col Concilio Vaticano II (1962-65) di rimuovere le basi su cui si fondava I’antico conflitto religioso, ufficialmente negando alcuna responsabilità degli ebrei della morte di Gesù Cristo. Fu duramente condannato, pertanto, il regime nazista.

Dalla fine degli anni Sessanta fino ai giorni nostri, gruppuscoli di fanatici neonazisti continuano a fare propaganda antisemita e proseliti, sia in Europa sia negli Stati Uniti. Anche in America latina, rifugio di molti nazisti fuggiti alla fine della guerra, si sono verificati episodi antisemiti. In Medio Oriente poi, una nuova forma di antisemitismo, sviluppatasi come reazione al sionismo dopo la costituzione nel 1948 dello stato d’Israele, innescò tutta una serie di laceranti tensioni con i vicini paesi arabi.

Ma, soffermiamoci sul periodo più triste e a noi storicamente e civilmente più vicino: quello del nazionalsocialismo tedesco.

Il nazismo nasce in Germania a seguito della grave crisi economica e delle tensioni sociali sorte dopo la sconfitta della I° guerra mondiale. Il trattato di Versailles, obbligando la Germania a pagare tutti i debiti di guerra, contribuì al suo tracollo economico, e ad un’inflazione spaventosa che determinò un elevatissimo tasso di disoccupazione, questa difficile situazione economica non fece altro che acuire quel nazionalismo che divenne sempre più aggressivo e, soprattutto, esasperato dal desiderio di rivalsa sul trattato di Versailles.

Questo era il clima in cui nacque il partito nazista, negli anni ’20, e che dopo il l939 ebbe il maggior numero di seguaci. Adolf Hitler, già protagonista di una rivolta nel 1923 a Monaco che gli procurò solo una leggera condanna, ne fu come è noto il fondatore. Egli accusò il trattato di Versailles e gli ebrei di essere la causa della crisi della Germania perché responsabili dei centri di potere. Risvegliando l’orgoglio nazional-popolare, auspicò il ritorno della nazione forte e dominatrice che la Germania era stata nel passato.

Hitler acquistò potere grazie all’appoggio dei grandi industriali, degli ambienti militari e dei conservatori che vedevano nel esplose nel nazismo la via per contrastare il proliferare dei movimenti socialisti e comunisti.

Dopo le elezioni che sancirono il successo dei nazisti, Hitler assunse in breve tempo pieni poteri dittatoriali ricoprendo tutte le cariche, compresa quella di presidente della repubblica. Instaurò un regime che limitava le libertà personali, eliminando nel frattempo gli oppositori. Furono controllate dal regime tutte le attività, abolite la libertà di stampa e di sciopero, e tutti i partiti politici furono messi al bando. E fu così che, con le elezioni del 5 Marzo 1933, il partito nazista ottenne il 43,90% dei voti.

Nell’assumere il titolo di Fuhrer, Hitler creò, all’interno della Germania, le SS, instaurò milizie militari ed una polizia segreta di stato. Furono ben 500.000 i tedeschi che, dopo aver letto il programma del partito nazionalsocialista presentato a Monaco il 14 Febbraio 1920, ed il “Mein Kampf’, il libretto di Hitler pubblicato nel

1925 in circa 1.200.000 copie, chiesero volontariamente di entrare nelle SS con lo scopo di partecipare attivamente alla realizzazione del programma nazista. E circa 100.000, dei 500.000 volontari delle SS,

furono addetti ai lager. Mai nessuno di loro fu costretto a rimanerci perché, se solo lo avessero voluto, avrebbero potuto fare domanda di trasferimento ad altri sevizi.

Contemporaneamente, in politica estera Hitler stabiliva alleanze con regimi autoritari tra cui quello fascista in Italia.

Successivamente, fu avviata la stagione della rinascita del paese: quella delle grandi opere pubbliche che dovevano servire a migliorare l’economia, ma che in realtà preparavano la Germania allo scontro bellico.

Quando il progetto hitleriano di conquistare l’Europa divenne evidente, nessuno poté più fermare l’avanzata del Terzo Reich e, con essa, il conseguente scoppio della II° guerra mondiale. Fu proprio allora che il germe dell’antisemitismo esplose in tutta la sua violenza.

Le masse furono aizzate all’odio razziale e al militarismo più violento. Il culto della razza ariana, che voleva la stirpe germanica dominante su tutte le altre (considerate inferiori), era impartito fin dai primi anni nelle scuole al punto che si fornivano continue prove della superiorità biologica dei tedeschi, anche a livello scientifico. Gli ebrei, al centro di

questo odio razziale, subirono le più spietate conseguenze del regime nazista.

Dal 1933 al 1939, il partito nazista, gli enti governativi, le banche e le imprese, misero in atto un’azione comune volta ad emarginare gli ebrei dalla vita economica del paese. I non ariani furono licenziati dalla pubblica amministrazione; gli avvocati e i medici ebrei persero i clienti ariani; le aziende ebraiche furono liquidate, o acquisite da non-ebrei a un prezzo molto inferiore al valore reale ed i ricavi ottenuti dal trasferimento delle imprese ai nuovi proprietari furono assoggettati a speciali tasse di proprietà.

Gli ebrei impiegati in ditte liquidate o aria-nizzate persero irrimediabilmente il lavoro. Infatti, come conseguenza delle idee proclamate da Adolf Hitler nel suo “Meín Kampf“, il regime nazista adottò misure sistematiche contro gli ebrei sin dalla sua ascesa al potere in Germana nel gennaio 1933. Uno dei primi provvedimenti si preoccupò, infatti, di definire chi dovesse essere

considerato “ebreo”: ebreo era chiunque risultasse avere tre o quattro nonni osservanti della religione ebraica, indipendentemente dalla sua effettiva partecipazione alla vita della comunità ebraica; mezzo-ebreo era chi aveva due nonni osservanti o era sposato con un ebreo; chi aveva un solo nonno ebreo era designato come misch-linge (meticcio). Sia gli ebrei sia i mischlinge erano non-ariani, e come tali soggetti a leggi e direttive discriminatorie.

Successivamente, le leggi di Norimberga del 1935 privarono gli ebrei di quasi ogni diritto e libertà. Furono proibite le attività commerciali, i

matrimoni misti, e promosse azioni di violenza da parte delle SS. Obiettivo dichiarato del regime nazista, prima della seconda guerra mondiale, era spingere gli ebrei ad emigrare.     

Nel novembre I938, in seguito al’assassinio di un diplomatico tedesco a Parigi da parte di un giovane ebreo, in Germania furono incendiate tutte le sinagoghe, infrante le vetrine dei negozi di proprietà ebraica e arrestate migliaia di ebrei. Fu quella, la”Kristal Nacht”: la notte dei cristalli. Fu allora che molti ebrei tedeschi e austriaci si convinsero ad abbandonare il paese senza ulteriori indugi; centinaia di migliaia di persone trovarono rifugio all’estero, ma altrettante scelsero di rimanere;  ad altri fu impedito l’espatrio.

Col tempo le persecuzioni aumentarono, fino ad arrivare alla famigerata “soluzione finale“, cioè l’eliminazione fisica per purificare la Germania.

Durante la guerra, l’espansione della Germania nazista in Europa portò con sé il suo antisemitismo. Nelle città dell’Europa orientale, dove gli ebrei erano più numerosi, furono creati i ghetti. Gli ebrei, relegati in questi luoghi totalmente isolati dal resto della città, erano costretti a portare sugli abiti la stella gialla di Davide e a vivere in condizioni di sovraffollamento e denutrizione. Dal settembre l94l, anche gli ebrei tedeschi furono costretti a indossare fasce recanti la semitica stella gialla; nei mesi seguenti poi, decine di migliaia ebrei furono deportati nei ghetti in Polonia e nelle città sovietiche occupate.

Le atrocità del nazismo raggiunsero l’apice con la creazione dei campi di concentramento dove furono deportati, e rinchiusi, tutti gli oppositori del regime, i prigionieri di guerra, gli omosessuali, gli zingari e, ovviamente, gli ebrei.

I campi di concentramento nacquero infatti, come strutture appositamente con concepite per eliminare col gas le vittime deportate dai ghetti vicini (300.000 da solo ghetto di Varsavia). Bambini, vecchi

handicappati e tutti gli inabili al lavoro furono condotti direttamente nelle camere a gas. Gli altri, invece, sfruttati per un certo periodo in officine private o interne ai campi, furono eliminati successivamente. Questi ultimi, sfruttati al limite della sopportazione umana, subirono un trattamento peggiore, per le condizioni di vita disperata, per i soprusi e le violenze di cui furono vittime, come racconta lucidamente Primo Levi nel suo “Se questo è un uomo“: un libro denuncia di esperienze vissute in prima persona.

Alla fine della II° guerra mondiale, oltre sei milioni di ebrei erano stati sterminati dal nazismo. Fra i lager più tristemente famosi vale la pena ricordare quelli di Auschwitz-Birkenau, quello di Mauthausen e la Risiera di San Sabba e Fossoli, in Italia. Il trasporto delle vittime nei campi di sterminio generalmente avveniva in treno, in condizioni che oggi farebbero inorridire un qualunque animalista. La polizia speciale pagava alle ferrovie di stato un biglietto di sola andata di terza classe per ciascun deportato. Se il carico poi superava le 1000 persone, veniva applicata una tariffa collettiva pari alla metà di quella normale. I treni, composti da vagoni merci sprovvisti di tutto, persino di prese d’aria, viaggiavano lentamente verso le destinazioni finali. Moltissimi deportati morirono lungo il tragitto. I principali punti di arrivo in Polonia erano Kulmhof, Belzec, Sobibor, Treblinka, Lublino e Auschwitz-Birkenau. In quest’ultimo, il più grande tra i campi di sterminio, trovarono la morte oltre un milione di ebrei, molti dei quali furono prima usati come cavie umane in esperimenti di ogni tipo. Per una rapida eliminazione dei corpi, nel campo vennero costruiti grandi forni crematori che lavoravano a tempo pieno. Nel 1944, il campo fu fotografato da aerei da ricognizione alleati a caccia di obiettivi industriali; i successivi bombardamenti eliminarono le officine ma non le camere a gas.

Il nazismo e l’antisemitismo tedesco approdarono anche in Italia, ed il regime fascista emanò le leggi razziali del 1938, sebbene alcuni storici del tempo indicassero già nel 1933 I’esistenza di operazioni antisemite.

Quelle leggi, tracimanti di pesanti conseguenze di tipo giuridico economico, come ad esempio la confisca dei beni, la perdita della cittadinanza e del diritto allo studio, vennero applicate con le conseguenze che tutti conosciamo.

In tal modo, con l’interdizione da ogni attività economica si impedì anche quella intellettuale: insegnanti e scienziati furono costretti ad interrompere le loro ricerche presso strutture pubbliche e università. Fu consentito loro di lavorare esclusivamente presso scuole o istituti ebraici. Per esprimere liberamente le proprie idee, i più fortunati riuscirono ad emigrare.

Dopo questa breve rivisitazione storica, viene spontaneo chiedersi: perché mai, nonostante l’orrore che caratterizzò quelle buie pagine della storia dell’uomo, simili episodi di crudeltà e di morte di un passato non certo lontano, vengono ahimè sminuiti, se non quasi giustificati col pressappochismo dell’ignoranza, da cui traspare una latente endemica intolleranza antisemita? Non ci è bastato vedere o studiare i tragici eventi del secolo scorso? O, forse non studiamo, e non vogliamo vedere?!

Spesso, queste considerazioni riportano alla mia mente una frase che spesso mi veniva ripetuta a scuola, come interpretazione del motto “historia magistra vitae”: …è stolto colui che non fa tesoro dell’insegnamento della storia, sia di quella personale, unica per ognuno di noi, che dí quella collettiva, la Storia con l’esse maiuscola.

Non resta che augurarsi che l’uomo rinsavisca per il bene di tutti, e che gli episodi a cui facevo riferimento nella prefazione siano solo episodi sporadici di follia.

Dal libro Mein Kamp  di Adolf  Hitler

“Il segno più caratteristico del rapporto tra gli ebrei e la cultura umana sta nel fatto che una “cultura ebraica” non è mai esistita e che le due regine dell’arte, architettura e musica, non devono niente di originale all’ebraismo. Ciò che l’ebreo produce in campo artistico è o furto o paradosso. Gli mancano le qualità geniali delle razze dotate di valori.”

“Può perfino capitare che una parte del popolo creda veramente che un ebreo possa essere tedesco o inglese, francese o italiano… ma questa è solo un’illusione.”

“Gli ebrei sono indubbiamente una razza, ma non sono umani.”

“Provai profonda ammirazione per il grande uomo a sud delle Alpi, che pieno di fervido amore per il suo popolo, non venne a patti con il nemico interno all’Italia, ma volle annientarlo con ogni mezzo. Ciò che farà annoverare Mussolini fra i grandi della Terra è la decisione di non spartirsi l’Italia con il Marxismo, ma di salvare la sua patria dal Marxismo distruggendolo.”

“Se gli ebrei fossero soli su questa terra, essi annegherebbero nella sporcizia e nel luridume, combattendosi ed eliminandosi in lotte gonfie d’odio; la mancanza di senso del sacrificioresa evidente dalla vigliaccheria che li contraddistingue – fa della loro lotta una farsa.”

“I negri sono delle mezze scimmie.”

“La degradazione della razza e del sangue è il peccato mortale di questo mondo e la fine dell’umanità che vi si abbandoni.”

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