LE FATICHE DI ERCOLE

Rispettabilissimo Maestro Venerabile,

Carissimi Fratelli all’Oriente e

Fratelli che sedete fra le colonne,

mi corre l’obbligo di ringraziarvi tutti per essere qui oggi, in questa tornata fondamentale nel mio percorso massonico, tornata nella quale, per la prima volta, mi è concessa la parola.

Devo ammettere che non è stato facile scegliere il tema da portare alla vostra attenzione, solo varcando la soglia del Tempio gli stimoli che ognuno di noi ha davanti agli occhi sono infiniti.

In questo fluire di idee, mi è venuto in soccorso il Fratello M.  L. che, nella tornata di maggio di quest’anno, ha esortato tutti noi ad approfondire il significato delle figure mitologiche affrescate in corrispondenza degli scranni delle 3 Luci.

Il termine mito ha oggi assunto un significato dispregiativo rispetto all’uso cui era destinato in passato. Nell’epoca degli antichi filosofi greci era considerato invece un veicolo privilegiato per la trasmissione della conoscenza, che si cela dietro elementi che sembrano di esperienza quotidiana.


Quello del mito è per questo un linguaggio simbolico, la cui funzione è trasmettere un significato. Chi entra a contatto con il mito non deve prendere alla lettera quanto questo racconta, ma il messaggio che vuole trasmettere. Il racconto mitologico è sempre allusivo ad un contenuto principale, insomma, non svela mai direttamente quello che vuole insegnare.

I miti inizialmente appartenevano alla tradizione orale di un popolo, venivano comunicati da bocca a orecchio, da maestro al discepolo, o raccontati in gruppo dalle persone più sagge, più anziane. Solo successivamente sono state raccolti sotto forma scritta. Probabilmente per non perdere questo grande patrimonio di sapienza e lanciarlo intatto nel tempo aspettando un orecchio e una mentalità adatta alla traduzione del mito stesso.

In questa tavola ho deciso di focalizzare la mia attenzione sul mito di Ercole. La sua disposizione nel tempio, di fronte a chi come me ha il Grado di Apprendista, doveva avere un significato preciso come tutto il resto nella Libera Muratoria. Ma chi è Eracle nella mitologia?

Eracle (diventato Ercole presso i romani) era figlio di Zeus, il più importante dio greco dell’Olimpo, e di Alcmena, una donna mortale. Il mito narra che l’eroe fu concepito con l’inganno. Per possedere Alcmena, che era una donna di rara bellezza, Zeus assunse le sembianze del marito della donna, Anfitrione, impegnato in una guerra.

Eracle era un figlio illegittimo e da subito dovette fronteggiare l’ira di una grande nemica. Si trattava di Era, la moglie di Zeus, che lo odiava perché frutto dell’ennesimo tradimento di suo marito.

Era contrastò Eracle sin da quando egli era in fasce. Appena nato, tentò di ucciderlo con due grandi serpenti. Eracle, pur essendo ancora infante, dimostrò da subito la sua forza sovraumana strangolando i rettili.

Le vicende di questo eroe non sono raccontate in una sola opera, ma ne sono state scritte molte che lo vedono protagonista, marginalmente o particolarmente. Celebri le sue incredibili imprese, quali ad esempio le dodici fatiche che lo vedono affrontare serpenti dalle molteplici teste, leoni dalla pelle impossibile da scalfire, uccelli in grado di sparare piume affilate come lame e molti altri mostri che l’eroe, sia per coraggio che per astuzia, riuscì sempre a sconfiggere.

Ma quale è, o meglio, quali sono i significati celati in questo mito?

Proverò, in questa tavola, a darvi alcuni sintetici spunti che legano le 12 fatiche al significato delle 12 costellazioni che adornano anch’esse il nostro tempio. Per fare ciò non seguirò l’ordine canonico di tali prove.

Partirò dalla costellazione dell’Ariete e dalla “Cattura delle giumente”

Ercole si reca in Tracia dal crudele Diomede che nutre le sue cavalle con la carne di viandanti smarriti.

Cattura le cavalle e le affida al suo amico Abderis. Ma egli è debole, le cavalle gli si rivoltano contro e lo dilaniano.

Affranto dal dolore, Ercole riprende l’impresa e cattura nuovamente le cavalle. La gente di quella terra accoglie con giubilo colui che l’ha liberata dalla paura e acclama Ercole come il Salvatore del paese.

L’Ariete è il segno del fluire dell’energia e dell’impulso a cominciare. Governa la testa ed è il segno del pensatore. In Ariete pertanto Ercole inizia a dominare le giumente dei suoi pensieri che possono portare scompiglio tra gli uomini. Egli impara il giusto uso della mente e apprende anche a non affidare ad Abderis, che rappresenta l’aspetto inferiore della personalità, la cura di essa.

La costellazione del Toro e la “Cattura del toro di Creta”

Ad Ercole viene ordinato di catturare un toro, flagello degli abitanti di Creta. Da solo Ercole cerca il toro, da solo lo insegue fino alla sua tana e lo cattura. Egli cavalca poi il toro attraverso le acque scintillanti dell’isola di Creta e lo conduce alla terra dei tre Ciclopi.

Il Segno del Toro rappresenta l’illuminazione attraverso la sublimazione della materia. La lezione che Ercole apprende in questo segno è quella della necessità di raggiungere il corretto uso degli istinti. Il toro, che rappresenta la forza dell’istinto, non è ucciso ma cavalcato ad indicare che l’energia del sesso e della materia va guidata e non repressa.

I Gemelli ed “I pomi d’oro delle Esperidi”

In un paese lontano cresceva l’albero sacro, l’albero della sapienza, sul quale maturavano le mele d’oro delle Esperidi. Il mito, racconta che Eracle, per ottenere tali pomi, si offrì al posto di Atlante come reggitore del cielo: Atlante rubò i pomi, ma una volta compiuto il furto, Eracle, con la scusa di prendere un cuscino da porre sulle spalle, lo richiamò a reggere il celeste fardello. Atlante ingenuamente acconsentì, posò i pomi per terra e recuperò l’ingente volta, mentre il vigoroso eroe afferrò i pomi e li consegnò ad Euristeo.

Il segno dei Gemelli rappresenta la dualità, i due poli di materia e forma, i due aspetti della natura dell’uomo: anima e ragione. Ercole impara che deve conciliare tali aspetti per guadagnare i pomi aurei della saggezza.

Il Cancro e la “Cattura della Cerva”

In questa fatica Ercole fu chiamato a catturare la cerva dagli zoccoli di bronzo e dalle corna d’oro, sacra a Diana ma desiderata anche da Artemide. Essa si muoveva con tanta agilità e leggerezza che nessuno era mai riuscito a raggiungerla. Ercole, dopo averla inseguita per un anno, la cattura e la conduce nel tempio di Micene.

Il Cancro rappresenta l’aspetto della coscienza, dell’uomo che, prima immerso nella massa, ad un certo punto del suo cammino evolutivo, lotta per sviluppare la sua identità. Ercole impara che non avrà successo fin quando non avrà trasmutato l’istinto in intuizione. Egli pertanto conduce la cerva catturata (l’istinto) al tempio, luogo dell’intuizione.

Il Leone e la “Uccisione del leone di Nemea”

Ercole si mette in viaggio per uccidere un leone che abita nella vallata di Nemea, ricca di caverne, e che terrorizza tutta la zona. L’eroe lo insegue fin dentro la caverna dove si è rintanato e dopo averlo inutilmente colpito con le frecce e con la sua clava, lo soffoca con le sue mani. Egli si serve poi della pelle del leone come di una veste.

Il segno del Leone rappresenta il momento evolutivo in cui l’uomo forma se stesso come individuo autocosciente. L’eroe impara ad affrontare la sua stessa natura, vince la fierezza orgogliosa e l’ostinazione, sviluppando la sua nobiltà e la sua grandezza. Ercole uccide il leone della personalità, distrugge il suo meccanismo di difesa, rifiuta pertanto l’egoismo e sceglie l’altruismo.

La Vergine ed il “Cinto di Ippolita”

Ercole si reca in Asia minore per conquistare il cinto di Ippolita, regina delle Amazzoni. Il cinto era reclamato dalla figlia di Euristeo, Admeta. Egli combatte contro Ippolita e la uccide, strappandole nel contempo il cinto, anche se era già intenzionata ad offrirglielo in dono. Preso dal rimorso, bilancia la sua azione di morte salvando Esione, finita nel ventre di un mostro marino.

La Vergine è un segno di sintesi che riguarda lo scopo globale dell’evoluzione: proteggere e poi rivelare le realtà più profonde. Qui Ercole impara a scegliere tra bene e male, tra virtù e vizio. Comprende come tolleranza, compassione e carità siano le chiavi del progresso spirituale. 

La Bilancia e “La cattura del cinghiale di Erimanto”

Ercole riceve istruzione di cercare il terribile cinghiale d’Erimanto che devasta l’Elide e l’Arcadia. Armato solo della clava, l’eroe insegue la fiera fin sul monte Erimanto dove riesce a catturarlo facendolo cadere in una trappola.

La Bilancia indica l’equilibrio che l’uomo, sul sentiero dell’evoluzione, dovrà raggiungere. Ercole non usa la forza bruta per catturare il cinghiale. Egli prepara una trappola e attende che l’animale si intrappoli da solo; cerca cioè di raggiungere i suoi fini gentilmente, senza coercizione.

Lo Scorpione e la “Uccisione dell’Idra di Lerna”

Nella malsana palude di Lerna viveva l’Idra, una piaga per la campagna circostante. L’animale aveva nove teste, una delle quali immortale, mentre le altre rinascevano appena recise. Dopo i primi assalti andati a vuoto, Ercole fu aiutato da Iolao che, dopo ogni taglio di una testa, ne cauterizzava il moncherino con il fuoco impedendone la ricrescita. Lo scontro termina con Ercole che mozza la testa immortale dell’Idra e la seppellisce.

Il segno dello Scorpione rappresenta la lotta con le aree sotterranee della coscienza dove ristagnano desideri e impulsi egoistici. L’idra simboleggia la regione del subconscio che deve essere illuminata e purificata prima che l’uomo possa proseguire il suo cammino, cosa che avviene simbolicamente attraverso l’utilizzo del fuoco.

Il Sagittario e la “Uccisione degli uccelli di Stinfalo”

Ercole si mette in cammino per raggiungere la fetida palude di Stinfalo, dove vivono degli uccelli devastatori. Essi hanno artigli e becco affilati e gracchiano orribilmente. Li fa uscire dalla foresta in cui si annidavano facendo risuonare nacchere di bronzo; in tal modo riesce a sterminarli con le sue frecce.

Gli uccelli rappresentano i pensieri, e di conseguenza le parole, che l’uomo deve imparare a dominare, se vuole procedere sulla retta via. In Ariete Ercole aveva cominciato a controllare la mente; in Sagittario dimostra di averne perfetta padronanza. Il gracchiare assordante degli uccelli di Stinfalo, rappresenta i pensieri che assordano la nostra mente e che l’uomo deve imparare a sfruttare in modo armonico e costruttivo attraverso il controllo di una mente forte e direzionata.

Il Capricorno e la “Uccisione di Cerbero”

Ercole discende negli Inferi, il dominio di Ade. Dopo aver attraversato il fiume Stige, traghettato da Caronte, incontra la Medusa dai capelli sibilanti.

Giunge infine alla corte di Ade, il re del mondo sotterraneo e gli comunica che intende liberare Prometeo, incatenato ad una rupe per aver rubato il fuco agli dei. Dopo aver ucciso Cerbero, il cane a tre teste guardiano dell’Ade, libera Prometeo.

Il Capricorno è la porta attraverso cui l’uomo passa quando non si identifica più con il mondo del desiderio sensoriale. Ercole uccide il cane a tre teste, cioè il mondo delle illusioni umane,   elevandosi  dagli istinti. Può quindi compiere un atto di servizio liberando Prometeo, simbolo dell’umanità sofferente a significare che l’uomo, nel suo percorso di miglioramento, può e deve lavorare anche per il bene dell’umanità.

L’Acquario e la “Pulizia delle Stalle di Augia”

Da molti anni il Re Augia non ripuliva le stalle dal letame del suo bestiame. Ercole riesce nel compito deviando nelle stalle il corso dei fiumi Alfeo e Peneo, spazzando via in un sol giorno tale sporcizia. Quando Ercole, soddisfatto del suo risultato, ritorna dal Re, egli, irritato, rifiuta ogni ricompensa poiché afferma che l’eroe ha usato l’astuzia per portare a termine il lavoro e che pertanto non ha nessun merito.

L’Acquario è il segno del portatore d’acqua, dell’uomo che capovolge il vaso da cui fluiscono due rivoli d’acqua, quello della vita e quello dell’amore. Ercole, che ha quasi completato il suo percorso evolutivo, torna sui suoi passi verso gli uomini che non hanno ancora la luce e aiuta a ripulire ”le stalle”, cioè le regioni oscure dell’umanità. Il Re Augia non lo ricompensa per il lavoro compiuto, così come l’umanità involuta non riconosce gli sforzi di chi sta compiendo il proprio percorso di miglioramento.

I Pesci e la “Cattura dei buoi di Gerione”

Ercole,nella sua ultima fatica, dovrà portare da Eritea alla Città Sacra le mandrie di Gerione, il mostro a tre teste.

I buoi dal colore rossastro sono sorvegliati dal pastore Eurizione e dal cane a due teste, Ortro. Sbuffando fuoco e fiamme dalle tre teste, Gerione si scaglia contro Ercole ma l’eroe trafigge tutti e tre i corpi con una sola freccia. Conduce quindi la rossa mandria verso la Città Sacra. Lungo il percorso uccide il lottatore Erice, che lo sfida, e il gigante Alcione, che gli aveva scagliato contro un’enorme roccia.

I Pesci sono il segno della morte sotto vari aspetti. Può riguardare la morte di un vizio, di una follia, di qualche forma di pensiero. E’ anche il segno della morte della personalità che è ormai sfuggita all’individualismo; Ercole vede l’umanità posseduta da un mostro a tre corpi, simbolo dell’essere umano con i suoi tre aspetti, fisico, emotivo e mentale, e attraversa terre e mari per andare a liberarla. I buoi dal colore rosso rappresentano quindi l’umanità ed i suoi bassi desideri.

Ercole li pone in una coppa d’oro e li offre in sacrificio ad Atena, la dea della Saggezza.

In ultima analisi, Ercole può rappresentare chiunque si batta con i problemi della vita, affrontando con coraggio i compiti del proprio destino, sopportando pene e tribolazioni. Le 12 fatiche che affronta possono indicare le difficoltà che ciascuno di noi incontra quando vuole liberare la componente interiore e più spirituale dalle catene della materialità. Una volta superate le prove, Eracle, mezzo dio e mezzo uomo, ottiene l’immortalità e diventa un dio a tutti gli effetti, trasferendosi sull’Olimpo. Il “non ancora perfetto Figlio di Dio” è dunque simbolo di coloro che prendono il comando del proprio destino per trasformare la propria natura inferiore sul modello di quella che appartiene alla discendenza divina.

La sua posizione all’interno del tempio è forse un monito ed un esempio da seguire per noi Apprendisti. Ercole è raffigurato senza la pelle del leone di Nemea, a simboleggiare che è all’inizio delle sue fatiche, come noi Apprendisti siamo all’inizio del nostro viaggio iniziatico.

Come per Ercole, il nostro cammino sarà pieno di difficoltà ed insidie, ma lavorando su noi stessi con perseveranza forse, un giorno, ci avvicineremo alla luce.

A. F. Apprendista

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