8 DICEMBRE – MASSIMO

Oggi 8 dicembre, sono passati  precisamente due mesi da quando Massimo ci ha salutato.

Massimo ha dimostrato amore e attaccamento alla massoneria anche negli ultimi momenti, tanto da essere presente ai vostri incontri nonostante il dolore e la stanchezza, fino ad  aspettare i suoi fratelli di ritorno dal viaggio a Sofia,  rispondere come solitamente faceva ad ogni sua visita alfratello giocoliere con timbro di voce alta ma tranquilla  alle sue parole di rassicurazione con un VA BENE…come dire mi fido di te.

Non vorrei però che tutti noi ci ricordassimo di lui solo degli ultimi momenti  anche se ugualmente pieni di forza e amore, tanto da spalancare i suoi occhi e rispondere ad ogni parola di affetto e gesto di amore dato dalle persone a lui care.

Per questo ho deciso di leggervi un suo lavoro dal titolo “Amarcord” . Termine dialettale romagnolo che significa “Io mi ricordo”. Ricordo profondo, nostalgico, delicato e intimo del tempo vissuto ma al tempo stesso ironico e scherzoso.

Questo è il ricordo che vorrei rimanesse nei vostri cuori di Massimo.

Amarcord

Bendato e in silenzio, in macchina con uno che non conoscevo, mi hanno fatto fare mille giri, tanto da non sapere più se eravamo sempre a Follonica o in aperta campagna.

Arrivati non sapevo dove, mi hanno fatto entrare dentro un immobile camminando a tentoni e chiuso in una particolare stanzetta che solo successivamente ho osservato con la dovizia dei particolari dovuta.

“Cosa devi all’Umanità, cosa devi a te stesso?..”. Certo, mi sono detto, bisogna che dia il meglio di me nelle risposte scritte da dare in questo Testamento. Chi mi ha presentato nell’Istituzione attende da me risposte non banali. Tra l’altro se non sbaglio mi stanno aspettando di là alcuni che sono anche genitori di miei alunni e non posso quindi fare una figuretta con tre o quattro parole tirate alla rinfusa. Lo spazio non è molto, ma abbastanza per scrivere bene qualcosa di un certo spessore…. Certo il primo ambiente in cui mi hanno accolto e chiuso non è dei più allegri. Angusto e buio, dipinto di nero e con questa bara appoggiata alla parete….. Speriamo almeno che sia nuova! Pensavo.  La scritta Vitriol in una parete ha un significato incomprensibile, da un’altra parte la scritta” Se la curiosità ti ha condotto qui, esci!” sembra quasi un invito ad essere mandato a quel paese, già prima di entrare in Massoneria…Eppure, mi ripetevo, la curiosità proprio no, non mi aveva spinto a fare quel passo o almeno non da sola. Certo però a pensarci bene, il Rotary e l’Associazione culturale Albatros che avevo fondato, ma non mi potevano bastare? Già quelle non erano un tentativo di misurarsi con gli altri e con se stessi? Con il proprio animo e la propria coscienza? Evidentemente no. E allora perché la Massoneria ? Avrò voluto forse non venir meno alla parola data ad una persona che stimavo e che mi aveva fatto quella proposta che mi aveva inorgoglito e meravigliato insieme? Oppure c’era qualcosa di più profondo? Andrò con questa scelta a complicarmi la vita? Bah, vediamo! Mi sono detto, forse anche un po’ preoccupato dai mille pensieri che mi assalivano dentro.

Certo questa bara mi fa un certo effetto. Siamo nel 1981, mica nell’ottocento o magari in qualche associazione satanica! Forse con quell’oggetto funebre si vorrà dare l’idea della morte, per rinascere poi a nuova vita, dicevo tra me e me, sforzandomi di ricordare gli studi fatti e tradotti dal greco e dal latino. Mi sembra che di rinascita ne aveva parlato anche Gesù Cristo nel Vangelo… E l’età dell’oro dei greci e dei latini? Anche lo Yoga prevede, mi sembra, una rinascita con un’antica pratica che scioglie ansie, depressione, attacchi di panico… Questi e mille altri pensieri mi occupavano la mente e contemporaneamente mi aiutavano a passare il tempo e tutti orientati solo verso una considerazione: Chissà cosa mi aspetta e cosa succederà tra un po’. La curiosità non c’entrava più niente ed era stata sostituita da un po’ di preoccupazione. Lo sentivo da come batteva il mio cuore.

Riflettevo: certo nelle stanze di là c’è un silenzio altrettanto assordante: ma sarà venuto qualcuno? Ma quanto ci devo stare ancora qui chiuso? E dopo di là chi ci troverò? In primavera mi sono rifiutato di entrare in una Loggia coperta a Firenze, sicuramente qui  troverò allora molti follonichesi che conosco!! Mi apprezzeranno per quello che sono? Cosa pretenderanno da me? Sarò all’altezza?

Dopo un quarto d’ora, anzi dopo 45 minuti dal mio iniziale ingresso, fui portato finalmente sempre bendato in un grande vano attiguo in cui sembravano esserci tante persone, tradite dai numerosi colpetti di tosse e movimenti e rumori strani con scricchiolii del legno e tintinnio di metalli. Era cominciato il rito dell’Iniziazione, di cui nessuno fortunatamente e volutamente mi aveva fino ad allora mai parlato nei particolari. Peraltro il rituale era letto da persona che dalla voce nonostante mille sforzi non riuscivo a riconoscere e ciò aumentava il mio disappunto. Meglio allora concentrarsi su quanto veniva letto, pensai tra me e me, anche per essere maggiormente pronto per eventuali improvvise risposte da dare, sebbene  accanto avessi una persona che mi suggeriva con un bisbiglio tutto  ciò che dovevo dire.

Come minimo mi avranno domandato tre o quattro volte se avevo pensato bene al passo che stavo facendo e se ero intenzionato ancora a proseguire nelle mie scelte. Ciò determinava in me molte perplessità e mi creava anche un certo turbamento. Meno male che nei giorni addietro avevo pensato lungamente al passo che stavo per compiere e i dubbi iniziali erano stati sostituiti da tante certezze. Ciò mi fu di grande aiuto in quel momento del rito di Iniziazione, carico di emozione. Continuai così a rispondere sicuro di me alle domande che mi venivano poste, seguendo con precisione i suggerimenti  anche troppo bisbigliati dal mio fratello terribile, tanto che gli feci ripetere anche qualche parola, visto che aveva un difetto di dizione che lo portava a mangiarsi soprattutto le parole finali, prima del punto. Il rito così continuò spedito, nonostante “la punta della spada sul cuore” e nonostante” le viscere lacere” che mi sembravano più attinenti ad un  medioevo barbarico.

Il mio umore da turbato si trasformò ben presto in gioioso quando riconobbi  finalmente una voce amica che mi domandava alcune cose a cui risposi ancora più volentieri, senza voler dare l’impressione a nessuno di aver già dato un volto a chi pronunciava quelle parole. E la mia gioia crebbe ancora quando quella voce lontana che non conoscevo e che più di altri aveva parlato, era il M.V., cominciò a parlare di virtù, di morale e di etica, del bene comune, specificando  che prioritariamente occorreva obbedire alle leggi civili e penali della Repubblica italiana, e che quindi nessun fratello poteva permettersi di calpestare o di far calpestare le leggi dello Stato. Queste parole mi rasserenarono molto: la mia posizione di Sindaco era salvaguardata e le giornalate dei giorni precedenti sulla Loggia P2 avevano avuto una chiara risposta perfino dal rituale. E allora  non mi importava più di tanto il rischio della pubblicazione degli elenchi degli affiliati alla Massoneria da parte della Commissione Anselmi o della caccia alle streghe che Tirreno ed Unità stavano portando avanti da qualche mese.

Quando  finalmente fu scandita la frase “E la luce sia!” la benda fu tolta, le luci si accesero in modo cosi intenso da darmi qualche fastidio agli occhi. Mi apparve così un salone strano dal soffitto stellato ed un pavimento bianco e nero, colonne dappertutto, segni zodiacali, il simbolo del sole e della luna, scritte con grandi caratteri inneggianti alla Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Musica per le mie laiche  orecchie di socialista. La mia gioia divenne poi  incontenibile nel riconoscere tante persone amiche, molte  da tempo miei elettori che nei giorni precedenti non si erano mai traditi nonostante mi avessero ripetutamente frequentato in mille occasioni. Seguirono poi tanti baci di congratulazioni fraterne da parte di tutti e sono sicuro che molti li avrò salutati anche due volte, tanto ero contento di ciò che mi era capitato. Ero come rinato e ora anche il pensiero della bara appoggiata nel Gabinetto di Riflessione mi faceva solo sorridere. Niente di più.

Da allora a tutti i miei fratelli, quelli di vecchia data e quelli più recenti come voi, fratelli Alessandro e Federico, voglio dare con entusiasmo tutto me stesso, tutto il mio cuore….defibrillatore compreso.

 Con queste parole anche divertite, ma vi assicuro scaturite dal profondo del mio animo molto commosso, vi porgo anche io il benvenuto, carissimi Fratelli Alessandro e Federico . Benvenuti  nella nostra irripetibile e rispettabile Loggia Giuseppe Garibaldi, n. 1436 all’Or: . di Follonica. Che la cravatta rossa di cui andiamo fieri e che vi contraddistinguerà da tutti i fratelli del GOI, sia anche il simbolo del vostro saggio, ma tenace e sanguigno impegno e della vostra rinascita massonica.  E questo perché vi accorgerete presto che il vivacchiare in modo amorfo e grigio, fuori e dentro le mura del Tempio, non è nel DNA dei fratelli garibaldini, abituati ad agire già nel Risorgimento  con “Le spade nel pugno, gli allori alle chiome”. Benvenuti  tra noi,  fr:. carissimi.               .

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