ALLOCUZIONE DEL XX SETTEMBRE 2014 DEL GRAN MAESTRO STEFANO BISI

ALLOCUZIONE  DEL XX  SETTEMBRE 2014 DEL GRAN MAESTRO STEFANO BISI

Benvenuti al Vascello, benvenuti nella casa dei liberi muratori del Grande Oriente

d’Italia, benvenuti nel giardino della Fratellanza.

Siamo tanti, direi che siamo tantissimi questa sera nel parco più bello di Roma curato

con tanto amore e professionalità dai nostri giardinieri. Siamo tanti e siamo felici di

questo anche se questa partecipazione può creare qualche problema logistico.

Siamo fieri di questa sede sul Gianicolo, ma siamo altrettanto orgogliosi di poter

esibire un altro fiore all’occhiello come Casa Nathan, inaugurata nello scorso mese di

marzo e che è la casa di tutti i fratelli, a partire da quelli dell’attiva e laboriosa

Comunione Romana. E’ un Tempio di cristallo e di Luce, così come il Vascello è un

tempio del verde nel pieno rispetto della bellezza della Natura che ci circonda. Queste

case sono due colonne del Grande Oriente d’Italia, sono il nostro passato e il nostro

presente, ma sono anche il futuro della nostra Obbedienza. E sono colonne del

Grande Oriente d’Italia i templi sparsi ovunque, in tutta Italia, che i fratelli curano

con passione e amore.

Siamo qui per continuare una tradizione, siamo qui per rinnovare il patto di fedeltà

alla costituzione e ai nostri valori, di fronte a tanti amici che non appartengono alla

nostra comunione e che saluto con affetto.

Siamo qui per guardare avanti, per guardare al futuro con fiducia, consapevoli delle

glorie del nostro passato ma con lo sguardo volto al domani, l’albero che cresce non

ha nostalgia delle proprie radici.

Ecco, cari fratelli, cari amici, noi del Grande Oriente d’Italia siamo come un grande

albero che trae preziosa linfa dal passato, ma il presente sono i rami e le foglie,

fratelli forti e desiderosi di crescere rigogliosi verso l’alto sempre di più guardando in

faccia il sole. Un albero che si erge da secoli consapevole della propria nobiltà e che

fa da sicuro riparo a chi si siede sotto le sue fronde sempre scosse dal vento della

Libertà e del libero pensiero. Un albero dalla folta chioma, non un tronco spoglio, con

rami rinsecchiti.

L’albero del Grande Oriente d’Italia ha un tronco solido e dalle sue cime pendono

come frutti tanti valori. Gli ideali sono necessari come l’acqua lo è per la vita.

Dell’albero, dell’uomo, dell’Universo.

Un’esistenza senza ideali, risulterebbe arida come la sabbia del deserto e farebbe

cadere l’individuo nel pozzo vuoto e senza fondo dell’indifferenza, dell’inutilità, della

depressione, in quelle che i liberi muratori chiamano tenebre. Al contrario, un’azione

forte, sostenuta da valori e da nobili aspirazioni riempie la vita, la rende luminosa, la

arricchisce di significati. Prendere riempie le mani, dare riempie il cuore.

È proprio quello che fa la Massoneria, antica quanto l’uomo, che lavora ed opera “per

il bene e il progresso dell’Umanità“, e che nella sua azione vivificante e propulsiva,

ha individuato e sostenuto ideali comuni agli uomini che sono rimasti validi nei secoli

in tutti gli angoli della Terra. La Libertà, l’Uguaglianza, la Fratellanza, la Tolleranza,

la Solidarietà, la Pace Universale, la Difesa dei Diritti dell’Uomo, con in primo piano

la Dignità di qualsiasi essere umano. E a proposito di dignità, rivolgo un pensiero ai

nostri maro’. Penso e pensiamo ai nostri marò.

Ecco chi sono liberi muratori. Sono questi, sono coloro che credono che la dignità

umana vada messa al primo posto nella scala degli ideali. Sono coloro che oggi

celebrano il 20 settembre come equinozio d’autunno e come Breccia di Porta Pia.

Oggi il muro da abbattere è quello dell’intolleranza, del fanatismo religioso che

possono distrurre quello che uomini di buona volontà hanno costruito giorno dopo

giorno, mattone dopo mattone.

C’è bisogno di armonia. C’è bisogno di concordia.

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori

della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti

tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta

che ognuno faccia il suo dovere”. Queste parole non sono le mie, ma sono quelle di

Giovanni Falcone, un magistrato che ha pagato barbaramente con la vita il prezzo del

suo lavoro per la giustizia, parole che sono più che mai attuali. Come non

condividerle, ci fanno riflettere.

Come quelle di Paolo Borsellino, altro grande magistrato, anche lui ucciso da mani

assassine e prive di valori, che in un’intervista anticipò la sua fine e diede a tutti una

grande lezione di coraggio: “La paura – disse – è normale che ci sia, in ogni uomo,

l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare

dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti>. Andare

avanti imperterriti, ed avere coraggio. Tanto coraggio. Anche noi, cari fratelli,

dobbiamo averlo nell’esercitare con maestria la nostra opera per il bene dell’Umanità

in uno scenario mondiale che, effettivamente, preoccupa e ci consegna

sistematicamente tanti brividi. Tante situazioni di crisi aperte che minacciano

l’Armonia umana e mettono sotto scacco la Ragione.

“In un momento di difficoltà’ ci vuole il coraggio. Le difficoltà’ stimolano il coraggio,

nel coraggio si tempera la forza, con la forza si impone la rotta al destino. Questo

vuol dire vivere” ha detto il filosofo Gustavo Rol.

Guardiamoci attorno. Tutto sta cambiando con una rapidità vertiginosa. Assistiamo

alla globalizzazione sfrenata, alla crisieconomica dei mercati, a conflitti laceranti,

all’escalation dei fondamentalismi, alla violenza su donne e bambini, al razzismo,alla

grande tragedia dell’immigrazione che vede l’Italia e Lampedusa in prima linea da

sempre. Eppoi la crisi degli ideali. La trama del tessuto sociale si sta lacerando. Forse

mai come adesso l’Umanità è stata messa di fronte a tanti cambiamenti, su tutti i

piani e su tanti livelli. Che cosa può fare la nostra pietra che proviamo ogni giorno a

levigare in questo mondo che sembra sempre più incattivito, nelle nostre fredde e

frettolose città che hanno perso la gioia dei sorrisi nei volti della gente, dove tutto

sconfina nell’Ego personale e materiale, e dove tutti diffidano del prossimo e spesso

gli voltano anche le spalle?

Noi in queste Città abbiamo bisogno di uomini coraggiosi e capaci. Coraggiosi e

capaci, persino rivoluzionari, come lo fu nei primi anni del Novecento il nostro

fratello Ernesto Nathan. Un sindaco di Roma che rappresenta anche ai giorni nostri

un esempio di operosità sociale e di grande amministratore della cosa pubblica.

Occorre agire con la ragione e con il cuore. Testa fredda, cuore caldo.

Noi liberi muratori abbiamo il dovere e l’onere di custodire, difendere e trasferire nel

mondo i nostri principi ben espressi nel trinomio all’Oriente dei nostri Templi:

Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Dobbiamo avere fiducia, dobbiamo trasmettere

fiducia. Dobbiamo dare fiducia al prossimo.

Dobbiamo operare per la costruzione di una Civiltà migliore, di una società migliore,

di un mondo migliore. Lo dobbiamo fare col compasso del nostro pensiero libero e

puro come l’aria, e con la squadra ed il regolo dell’equilibrato dire e corretto agire. E

non dobbiamo indietreggiare di fronte a niente. Perché solo così la nostra

comunione,talvolta criticata ed esposta ai venti mutevoli dei mezzi di informazione,

sarà sempre viva e tetragona di fronte all’evoluzione del mondo e del progresso. Al

passo con i tempi. Solo così la nostra indissolubile catena della Fratellanza sarà

inattaccabile e salda.

La Massoneria ha saputo sempre essere all’avanguardia, capire ed anticipare gli

eventi. Lo dice la Storia. E noi liberi muratori del Grande Oriente d’Italia, siamo e

dobbiamo essere in questo momento cruciale delle vicende umane, dei veri cittadini

del mondo. Avere coraggio. Come quel “ragazzo dell’Europa” mirabilmente descritto

nella canzone della mia concittadina Gianna Nannini.

“Tu ragazzo dell’Europa

Tu non perdi mai la strada.

Tu ragazzo dell’Europa

Porti in giro la fortuna.

Tu ragazzo dell’Europa

Tu non pianti mai bandiera”.

Cittadini del mondo senza piantare mai bandiera? Proprio noi che abbiamo tanti

simboli da innalzare e di cui andare orgogliosi? A qualcuno potrà sembrare un

paradosso? No, non si tratta di un paradosso, di una fuga dalla realtà, dalla vita reale.

Noi costruttori un tempo di Cattedrali, oggi siamo costruttori di una cittadinanza

pluriculturale, noi siamo costruttori di armonia. Il nostro non piantare bandiere

significa semmai che dobbiamo guardare oltre l’orizzonte, allargare la nostra visione,

mantenendo salde le nostre radici, non bisogna fermarsi di fronte a quella che ci pare

una meta già raggiunta.

Dobbiamo andare avanti risoluti per la nostra strada, la strada della saggezza, che ha

dei luoghi sicuri dove esercitare la nostra Arte Reale. I nostri Templi, le nostre

officine hanno conosciuto e conoscono l’integrazione di culture e di razze da secoli.

Da noi uomini di differente colore e religione siedono uno accanto all’altro, non uno

contro l’altro. Ci si alza, si prende la parola e si dialoga, ci si confronta e si cresce. Si

cerca sempre di dare il meglio per l’Officina e per l’umanità. Con paziente, tenace,

illuminata, e laboriosa ricerca.

Il nostro Paese, questa Europa alla ricerca di una maggiore coesione, di una identità

fondante e comune ben lungi dall’essere definita e di una vera, e sottolineo vera,

solidarietà, hanno diritto al nostro pensiero, alla nostra azione, alle nostre idee, alle

nostre decisioni di uomini coraggiosi e liberi. Ecco, perché quel “ragazzo d’Europa”

della Nannini porta in spalla più bandiere da piantare. Cammina con la sfrontatezza

della sua giovinezza e dialoga col mondo. Ha coraggio e tanta speranza. E bussa alle

nostre porte, perché vede in noi dei costruttori di integrazione e di uguaglianza, dei

costruttori di armonia.

Proprio qualche giorno fa è arrivata una mail di un giovane bussante, uno dei tanti

ragazzi che vedono in noi una scuola di vita. “I miei valori, insieme ai viaggi in

Ucraina e Danimarca dove ho fatto diverse esperienze lavorative – scriveva questo

ragazzo al Grande Oriente d’Italia – mi hanno permesso di prendere coscienza della

profonda e luminosa luce che vive nelle persone e nella vita stessa di ognuno di noi.

E come giovane del mio tempo voglio contribuire con il mio umile apporto ad un

progetto comune dove uomini e fratelli lavorano insieme attraverso insegnamenti di

vita e prove di spirito. Un progetto per il bene delle generazioni future”.

Ecco, cari fratelli, un bel messaggio che ci deve rendere ancora di più responsabili e

coscienti della nostra grande Missione, della nostra unicità e universalità. Diamo e

continuiamo a dare a questo giovane ed agli altri che continuano a bussare da noi

risposte all’altezza della nostra Tradizione. Diamole con “forza e vigore”, senza

rassegnarci al clima di scoramento che sembra regnare. Partecipiamo al

cambiamento, ricordandoci che per cambiare bisogna battersi per un ideale, un ideale

di libertà che è il nostro inesauribile tesoro che abbiamo in casa e possiamo proporre

come punto di riferimento per l’umanità. Le nostre logge sono dei piccoli microcosmi

di democrazia, di tolleranza, di solidarietà, come i tanti bei Campanili di questa Italia,

paesi e uomini che hanno ancora ideali forti, solidi, che non si sono spezzati e che

vanno difesi strenuamente. Una società migliore si può e si deve costruire, mattone su

mattone, giorno per giorno, attimo dopo attimo, all’infinito, pur sapendo che il muro

all’interno dei nostri templi non sarà mai completato. Che il nostro lavoro e la nostra

opera non si concluderanno mai.

Cominciamo dai piccoli gesti. Stiamo vicino ai nostri anziani. Ai nostri fratelli che

preferisco chiamare giovani antichi.

Ne cito uno per tutti: Mario Sacconi, di Roma, ha novanta anni. qualche giorno fa e’

venuto al Vascello, lui che in casa cammina a malapena. Ha percorso le scale con la

leggerezza e l’entusiasmo di un ragazzo. Sosteniamo i giovani, che sono la nostra vita

e il nostro futuro, battiamoci per la loro formazione culturale. Diamo loro una

speranza ma anche una prospettiva. “La speranza – diceva Pablo Neruda – ha due

bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il

coraggio per cambiarle”. E noi dobbiamo farlo, dobbiamo trovare questo coraggio per

cambiarle e costruire il futuro di un’Umanità migliore.

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