L’apprendista 8 Febbraio 2019

8 Febbraio 2019

Illustrissimo Maestro Venerabile,

Grazie per avermi concesso la parola.

Fratelli all’Oriente, Fratelli fra le Colonne:

E’ con profonda gioia e commozione che mi accingo a pronunciare le mie prime parole in questo nostro Tempio.

Ringrazio l’ex Maestro Venerabile che mi ha iniziato, il Fratello che mi ha presentato e tutti i Fratelli che mi hanno accolto in questa Rispettabile Loggia.

Sono passati più di due anni da quando, col mio ginocchio destro poggiato a terra, il Maestro Esperto guidava la mia mano a infersere i primi colpi alla Pietra Grezza.

Da quel giorno, i miei colpi, prima incerti, inadeguati e imprecisi, grazie all’aiuto di tutti Voi Fratelli, hanno iniziato ad acquisire un po’ di efficacia, hanno prodotto qualche risultato sulla pietra che ha iniziato lentamente a levigarsi, nella consapevolezza che ancora nulla è stato fatto, che il percorso iniziatico intrapreso, appena avviato, è ancora lungo e non può prescindere dal mio costante impegno di migliorare me stesso, dal Vostro aiuto e dal Vostro esempio.

Quel giorno, senza rendermene neppure conto, iniziava un ciclo della mia vita.

Dicono che il presente è l’unica cosa che realmente possediamo; che il passato ed il futuro sono solo una proiezione della mente. Il “qui e ora” dei deterministi, è la sola cosa che conta.

E’ una frase retorica, ne sono ben cosciente, ma se così fosse, dov’è tutta la nostra storia? Del pianeta che ci ospita, della Vita, dell’Uomo, della nostra Istituzione?

Preferisco dare un senso al tempo che passa, e in questo ringrazio ancora con Stima e Riverenza, il Fratello Maestro M.V. per l’emozionante lavoro sul Tempo presentato agli Incontri Giovanili di Ottobre, al quale ho avuto il privilegio di assistere.

In questo ciclo, costituito dal cammino iniziatico, all’interno della nostra Istituzione, all’interno della Melagrana della nostra Loggia, della quale, come tanti Fratelli prima di me hanno narrato il simbolo, noi tutti ne rappresentiamo i semi, nell’unità di intenti dei nostri Architettonici Lavori.

Quando dalla mia vita profana, mi accinsi ad avviare il Percorso iniziatico, non ne avevo una reale coscienza. Comprendevo sì le frasi del nostro Rituale, ma mi era impossibile sentirle intimamente.

Tuttora il mio percorso è  misterioso e, come è giusto che sia, innumerevoli cose ancora non mi sono rivelate.

Tanti anni fa, ancora bimbo, ricordo nitidamente un regalo che ricevetti dalla mia famiglia: Il Grande Libro dell’Astronomia ed un piccolo telescopio.

Ricordo che si trattava praticamente di un giocattolo e quando mi accinsi per la prima volta a guardarvi il cielo, quei puntini luminosi che immaginavo si presentassero al mio oculare come meravigliose galassie, colorate stelle, rimanevano invece puntini luminosi. I misteri del Cosmo necessitavano di ben altre strumentazioni e conoscenze.

E ricordo che allora, sfocando l’immagine, quei puntini luminosi aumentavano il loro diametro e si trasformavano in dischi; sì, più opachi ma che mi facevano immaginare stelle immense. E mi affascinavano i nomi: Aldebaran, Rigel, Sirio, Arturo, e la mia preferita: Antares, Alfa dello Scorpione, la supergigante rossa che rivaleggiava per dimensioni con Betelgeuse, Alfa di Orione. Astri, che nella mitologia, hanno assunto un ruolo importante.

In quegli anni guardavo il cielo perché mi affascinava, ma il mio sguardo fanciullo ben poco sapeva di ciò che, nel passato, il cielo ed i suoi cicli hanno rappresentato per gli uomini che ci hanno preceduto.

Adesso guardiamo il cielo con fascinazione o distrazione, ammirazione o anche malinconia. I nostri antenati lo guardavano anche con paura ma soprattutto lo adoperavano come uno strumento che regolasse i cicli della Vita ed eressero monumenti che glorificassero il misterioso susseguirsi degli eventi celesti.

Dall’alba capirono cosa c’era all’Oriente. Come il Maestro Venerabile, il nostro primo punto di riferimento, siede all’Oriente, così allora compresero la loro posizione nel mondo ed impararono ad “orientarsi”: non solo l’alternanza del buio e della luce ma, dalla variazione della posizione del Sole al suo sorgere, compresero i cicli delle stagioni, del lento assopirsi della vita e della rinascita che nel giorno dei solstizi sancirono.

Dal nostro Satellite impararono i quattro cicli lunari e nelle sue fasi codificarono le settimane; con le stelle impararono a navigare.

Da allora i cicli del cielo hanno regolato il nostro interfacciarsi a ciò che ci circonda, fino a giungere ai giorni nostri.

Ho vissuto da sempre in città e per quanto amassi guardare il cielo non ho mai realmente toccato con mano il mistero dei cicli. Ai miei occhi il Sole sorgeva e tramontava più o meno nello stesso punto, occupato com’era l’orizzonte da costruzioni, palazzi.

Si, certo: come tutti, sapevo bene che l’Est e l’Ovest erano il sorgere ed il tramontare, ma è stato solo qui, nella terra che mi ha accolto tredici anni fa, in questo Oriente, che mi sono emozionato nel vedere che, al Solstizio d’Inverno, il Sole tramonta dietro il punto più basso dell’Elba, tra Capoliveri ed il Volterraio; mentre nel Solstizio d’Estate lo fa tra il promontorio di Piombino e la piana di Venturina.

Quale mistero avrà  rappresentato per i nostri avi questa mutazione prima che la Cosmologia riuscisse a dare una spiegazione a ciò che rappresentava il loro unico orologio di vita?

Quale affascinante meraviglia avranno provato nel vedere le stelle sorgere sempre in un punto diverso? Sotto questa nostra Volta Celeste, sotto le Colonne e i simboli delle Costellazioni, stiamo anche nobilitando tutto questo.

L’osservazione del cielo ha portato a conquiste, pochi decenni prima, neppure immaginabili; ha contribuito all’idea che abbiamo relativamente sulla nostra posizione nello spazio e nel tempo.

Se allarghiamo la nostra percezione all’età presunta e alla dimensione dell’Universo, la nostra Storia, non è che un battito di ciglia e ci fa pensare di rappresentare nient’altro che una bizzarra casualità negli eventi, ben lontani da quel concetto per pochi, di sentirsi Esseri speciali che ha accompagnato, per secoli, l’evoluzione umana all’interno di un universo antropocentrico.

Tuttavia, è ormai dimostrato che fenomeni e reazioni chimiche avvengono solo in determinate e  precisissime condizioni.

Partendo dall’infinitamente piccolo: la formazione del Carbonio, alla base della nostra vita; pur non essendo uno scienziato, soprattutto un chimico, mi appare stupefacente leggere che è necessaria una precisione nell’ordine del milionesimo di secondo, dacché l’atomo di berillio, che ha tempi di decadenza pressoché istantanei, a sua volta generato da due atomi di Elio in una condizione rarissima – oltre cento milioni di gradi – si combini con un altro atomo di elio, per generare il carbonio, prima che decada. Un infinitesimale ritardo del berillio e il carbonio stesso non si formerebbe.

Allargando la nostra scala di osservazione, verso l’infinitamente grande, non è affascinante pensare alla posizione stessa della Terra all’interno del Sistema Solare, alla sua distanza ideale dal Sole, che ci garantisce la giusta temperatura, all’inclinazione del nostro asse che ci permette di vivere l’alternanza delle stagioni, stabilizzato dalla presenza della Luna e conseguentemente la precessione degli equinozi?

E la presenza del gigante Giove che con la sua gravità attira nella sua orbita oggetti potenzialmente letali per noi? E non è ancora più affascinante pensare all’origine di tutti questi fattori?

Sembra incredibile una volta che il Padre Giove non ha vigilato, ci ha regalato la vita. Come? Un unico evento scatenante lo avrebbe permesso: è ormai accettata l’ipotesi di una collisione tra la Terra primordiale e un pianeta delle dimensioni di Marte che, si presume, abbia poi formato la Luna.E da quello stesso impatto, si sarebbe generata la nostra rotazione, stabilizzandosi progressivamente nelle ventiquattrore che regolano il giorno e la notte, il nostro asse si sarebbe posto nell’attuale inclinazione e dall’energia di quel cataclisma cosmico, i metalli pesanti sarebbero scivolati sempre più in basso formando il nucleo ferroso liquido, generando il campo magnetico che ci scherma dalle radiazioni del vento solare e che impedisce che l’atmosfera venga spazzata via.Solo l’assenza di uno di questi fattori, o anche solo una infinitesimale differenza in questo equilibrio, che noi non saremmo qui. Non è una coincidenza incredibile, la formazione e la coesistenza di tutto questo?    Allora è vero che siamo speciali, e la nostra visione antropocentrica, non è stata poi così sbagliata nel corso dei secoli.

Ma se fossero state proprio le dimensioni dell’Universo ad aver permesso questa combinazione di fattori, nelle sue duecento miliardi di galassie stimate contenutevi, che a loro volta, sembrano contenere ciascuna duecento miliardi di stelle, aperti anche all’idea di un Multiverso?

Quante potenziali Terre non hanno generato la Vita magari solo per la diversa l’inclinazione del loro asse di rotazione, mentre altre variabili lo avrebbero permesso?

Solo in uno spicchio ridotto di Spazio, solo addentrandosi per poche migliaia di Anni Luce che, viste le dimensioni dell’Universo osservabile, praticamente la periferia del nostro Sistema Solare, la Missione Kepler, ha individuato centinaia di pianeti con molteplici caratteristiche. Forse sono proprio i numeri dell’Universo, nelle infinite possibilità che si generano ad aver fatto sì che possiamo essere qui.

Quindi non siamo così speciali se è stata la statistica a permetterlo. O invece forse è proprio per questo che lo siamo?

Citando il fisico Brandon Carter, in quello che poi fu definito il “principio antropico” a lui riconducibile:

Anche se la nostra situazione non e centrale, è inevitabilmente per certi versi privilegiata”.

Il mio lavoro non è certo quello di uno scienziato; semplicemente mi ritengo un appassionato di questi argomenti, e senza conoscenze matematiche, questo lavoro si può riassumere in un breve e dozzinale condensato di letture, documentari televisivi, di un livello amatoriale.

Ma è lecito domandarsi quanto ancora non solo non abbiamo scoperto o intuito, ma non abbiamo neppure immaginato? Già negli anni trenta Edwin Hubble, aveva intuito e dimostrato che l’Universo non sta rallentando la sua espansione: anzi sta accelerando.

Lo spazio vuoto si dilata ad una velocità superiore a quella della luce, ne consegue che non potremo mai osservare i limiti dell’Universo stimato nella sua interezza in quarantasei miliardi di anni luce.

Credendo di aver compreso i misteri dell’Universo, scopriremo, un giorno, di essere dei pesci rossi in una palla di vetro.

Sconforto quindi per la nostra pochezza o grande gioia per l’opportunità che ci viene data di conoscere ciò che ancora non è alla nostra portata?

Apatico disinteresse vista la nostra irrisoria e infinitesimale presenza o fierezza per il ruolo centrale assunto in questo sconfinato universo ancora tutto da scoprire?

Il Grande Architetto dell’Universo, è la nostra risposta.

Quando nel Gabinetto di Riflessione, abbiamo tutti suggellato il nostro eterno Testamento Spirituale a Lui ci siamo rivolti. Non abbiamo posto domande, non abbiamo avuto risposte, abbiamo preso coscienza del nostro dovere. Il nostro Ciclo Iniziatico è da lì scaturito. E se ognuno di noi vive una sola Iniziazione, allora, quando un Fratello passa all’Oriente Eterno, ne subentra uno che entra nel Gabinetto di Riflessione.

E questo, come il giorno e la notte, come le settimane, i mesi e le stagioni, come gli anni, passando dalla precessione degli equinozi, giungendo alla danza delle galassie, rappresenta la nostra ciclicità.

Mantiene viva, salda e più forte che mai la nostra Istituzione, grazie al contributo di chi come tanti di Voi, che anni fa, si sono messi in cammino, prendendo per mano, con loro esperienza, Fratelli, che come me invece vi si sono appena messi.

Questo ciclo si rinnova e la Massoneria ne fa parte, in fondo essendone avvolta, ma al tempo stesso ne è guardiana, vigile delle tradizioni, dei simboli, che, a tutto ciò che la circonda, si ispirano.

                                                                                                                  a.f.

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