Il logos del vangelo di Giovanni come simbolo

Il logos  del vangelo di Giovanni come simbolo massonico

 

Durante la cerimonia di iniziazione  il profano   affronta  alcune prove simboliche che si svolgono nel tempio ma  ruotano tutte attorno all’ara  dove   il primo sorvegliante  all’inizio  dell’apertura dei lavori  ha collocato la squadra e il compasso  sul prologo del vangelo di Giovanni .

Dopo essere  stato introdotto bendato nel tempio  il M\V\  Pone una domanda all’iniziando:  “profano cosa volete da noi?” Il profano risponde  su suggerimento dell’esperto:  “la luce “   questa luce,  secondo il  nostro rituale rappresenta ciò che  ciascuno  di  noi  aspira  ad intuire .

Come tutti  ricordate  l’iniziando promette  ( o giurava per i meno giovani)   di percorrere incessantemente la via iniziatica tradizionale per il proprio perfezionamento interiore.

Quali sono gli strumenti che ci possono guidare a questo perfezionamento interiore ?

1) la ritualità conservata gelosamente e trasmessa il più possibile integra rispetto a quella originale. Il rituale massonico infatti cerca di stimolare in noi questa ricerca attraverso il suono  e l’etimo delle parole sacre e di passo, le rette deambulazioni  e  il richiamo inconscio del simbolo, che alternati alla meditazione,  sono finalizzate a provocare una veglia emotiva atta a collegare il sé  con gli altri fratelli. Sintesi del lavoro individuale e collettivo. Che usa soprattutto l’udito e la vista per  agire in profondità e provocare emozioni . E ciò è ancor più vero se  si considera quale è il vero fine del suono o della oralità, quello di stimolare l’obbedienza. Non nel senso profano di una rinuncia alla propria piccola o grande libertà individuale, ma quello di “ob- oedire” cioè di ascoltare dagli ufficiali di loggia il catechismo massonico per trasmettere la conoscenza  che ammaestra.

Quindi stare all’obbedienza in massoneria significa praticare una particolare metodologia con  una disciplina  finalizzata ad agevolare un processo di liberazione individuale, cioè l’esatto contrario del significato profano. Anche se ciò non può essere inteso come un insegnamento da maestro ad allievo, poiché il massone è maestro di se stesso. Semplicemente ciascuno di noi può udire dagli altri fratelli che la possiedono la parola che ci consente di approfondire ed aumentare il nostro perfezionamento interiore.

2) l’intuizione dei simboli  che ci circondano nel tempio.  Il  simbolo,  SUN ( sun=con, insieme  ) e  BALLO ( ballo = metto), significa  “metto con, metto insieme, unisco” quindi il simbolo unisce, integra reintegra il  massone nella sua potenzialità di  entrare in rapporto con ciò che non si può definire  cioè una “ierofania primordiale “.

Se ne deduce quindi che il simbolo   rimanendo inalterato è lo strumento attraverso cui viene  trasmessa una conoscenza particolare, la sapienza eterna.

                                                                                                                                                                        

Fatta questa necessaria premessa, affrontiamo  ora il tema della tavola: il  logos  citato nel  prologo del vangelo di Giovanni ,   è  raramente approfondito  nei lavori  massonici come simbolo.    Cosa volevano comunicarci i fratelli che avevano redatto il rituale? Perché hanno ritenuto di sovrapporre squadra e compasso  sul prologo? Nulla nella  ritualità massonica  accade per caso,  ma tutto si svolge per suggerire attraverso un metodo esclusivo la via da percorrere per alimentare la nostra volontà   di intuire la luce. Dobbiamo quindi  leggere il prologo usando contemporaneamente l’intuizione (il compasso) e la ragione, la logica. (la squadra).

 

Ma come  è giunto fino a noi il vangelo di Giovanni ?

Normalmente i vangeli ricalcano la prima traduzione dal greco al latino di girolamo (347-320) quella che è chiamata vulgata, frutto d i una scelta precisa fra diversi  testi (gli esclusi furono definiti, apocrifi, “da nascondere”) perché ritenuti contrastanti con la decisione presa durante il concilio di nicea (di cui accennerò più avanti). Nel 1592, dopo il concilio di Trento, fu omologata come  l’unica traduzione  ammessa dal greco antico. Ma un massone   deve levigare la pietra grezza per trasformarla in pietra cubica, quindi non può fermarsi alla superficie, alla parabola, ma comprendere l’intimo messaggio nascosto in ogni simbolo. Nel  prologo di Giovanni della vulgata  troviamo che Gesù’ viene tradotto come “verbo incarnato” . Ma nel testo originale greco il vocabolo da cui è stato tradotto è logos. Che  è divenuto “ verbum “per rendere comprensibile la reincarnazione di Gesù’ poi divenuto per la chiesa cristiana un dogma. Come conferma  Schwaller de Lubics (1887-1961), alchimista, ed egittologo francese: “ogni epoca ha il suo verbo che ne è l’impronta perché ne traduce la natura segreta. Quando una certa epoca, una certa razza umana, giungono ad una età decisiva, manifestano delle nuove tendenze, germinate segretamente e già rivelate, di quando in quando, attraverso intimi turbamenti”. Ne prendiamo atto ma la  nostra ricerca, deve essere  svincolata dalla accettazione passiva di ogni definizione della parola  nel luogo e nel tempo ricercandola nelle  credenze, miti, cognizioni che risalgono alla notte dei tempi di qualsiasi religione,  cognizione filosofica, scienza o semplicemente leggenda. Si potrebbe definirle con Jung come l’inconscio collettivo  dell’umanità’. E quindi riassunte in parte  anche  nella ritualità e nei simboli della massoneria  che  è un contenitore del “vero”universale, proprio perché ad essa appartengono fratelli di ogni credenza e luogo che mediante il lavoro massonico possono trasmettere ognuno  le proprie verità al fine di  raggiungere il perfezionamento interiore. La nostra ricerca  di liberi muratori deve  stimolarci, attraverso il dubbio, una personale introspezione che supportata dai simboli e dall’etimo delle parole sacre e di passo (etymon in greco antico significa anche vero), che  ci aiuti a ritrovare la traccia di questa “germinazione” di sapienza universale per intuire la luce.

Il metodo migliore quindi per comprendere il messaggio simbolico che  è contenuto nel logos ,è quello di  leggere il prologo di Giovanni in greco antico,  per meglio comprenderne il significato simbolico, ma non tutti hanno questa possibilità. Allora è utile  leggerlo  lasciando inalterato il testo in italiano senza tradurre il solo logos. Così come io leggo ora:

Giovanni  1,1 –  in principio (en archè) era il logos e il logos era presso dio, anzi il logos era dio. Esso in principio era presso dio. Per esso furono fatte tutte le cose e  separatamente da esso nulla esistette.

Nella genesi è scritto  1,1-3 “in principio (en archè) dio creò il cielo e la terra . E poi  dio disse: “sia la luce e la luce fu”. .

Ma cosa hanno in comune il vangelo di Giovanni e  la genesi?”  Entrambi iniziano con en archè” ( in principio). La genesi  lo unisce alla creazione ) mentre nel vangelo di Giovanni  en archè è  unito a ho logos. Quindi la luce è strettamente connessa con il logos  tramite en archè. Ci rimanda cioè all’inizio dei tempi, al grande architetto.  E’ necessario quindi  affidarsi al messaggio contenuto nel logos, che era presso il grande architetto .

 

Ma questo logos dagli inizi della civiltà greca presocratica fino al cristianesimo non ha mai assunto un significato univoco ed  è stato qualificato di volta in volta come, intermediario fra dio e l’uomo,  pensiero, parola, discorso, regola, legge, fama ed infine “verbum” nella traduzione della vulgata.

 

Quindi per meglio comprenderne però il suo significato simbolico è necessario indagare come era recepito prima, durante e dopo l’epoca in cui un rabbi ebreo, Gesù’, fu crocefisso. La storia della filosofia, della mitologia e delle religioni  ci aiuteranno  a comprendere meglio.

La ricerca del logos può essere assimilata alla ricerca della parola perduta, un compito che ci viene assegnato con l’aumento di salario dal grado di compagno a quello di maestro   poiché si intende con questa espressione la perdita di una tradizione.( tradere” in latino significa trasmettere).simbolicamente quindi i nostri antichi fratelli ci hanno voluto comunicare che da un certo momento in poi l’umanità’ ha perduto la via tradizionale  per giungere al vero ed il compito di ogni massone divenuto maestro deve essere quello di  cercare questa parola perduta per intuire la luce anche se  ogni massone sa che, pur cercandola  non potrà mai giungere a possederla.  Allora perché cercarla ? Infatti la parola perduta non è un dogma rivelato,  non è  trasmissibile come nelle varie religioni, ma l’unico mezzo per cercarla è attraverso la trasmissione di simboli e ritualità che rendono pregnante questa ricerca, cercando di avvicinarsi quanto più è possibile al vero.

È un percorso iniziatico che pur escludendo ogni verità rivelata, concede ad ogni adepto la possibilità di accedere alla sacralità dell’uno, superando e coinvolgendo  ogni sapere. Perché  ci vuole comunicare  attraverso la sua comprensione verità nascoste che uomini come noi hanno elaborato in tempi e luoghi diversi dai nostri.

 

E quindi dobbiamo leggere e meditare il prologo del  vangelo di Giovanni con la stessa attenzione che possiamo dedicare alla lettura per esempio  del corpus hermeticum attribuito ad  Ermete Trismegisto, la cui figura fù rappresentata  iconograficamente  nel pavimento della vostra cattedrale da Giovanni di Stefano alla fine del quattrocento. Anche Ermete Trismegisto nel suo  pymander lo cita: “per mezzo del logos hai costituito tutti gli esseri”. Una chiara definizione  che ci stimola a  comprendere o per meglio  dire ad intuire, il vero significato “filosofico” contenuto nel suo  etimo. Ma a precise condizioni:

 

1) usando il dubbio massonico –  tutti i vangeli hanno subito interpolazioni, incrostazioni, e traduzioni dal greco all’aramaico dal greco al latino. Viene quindi richiesta una lettura molto attenta perché  i “logia” cioè i versetti, sono  stati adattati a dimostrazione del  dogma del verbo incarnato. Il concilio di Nicea, convocato da Costantino il grande  nel 325, per motivi soprattutto politici di controllo dell’impero, proclamò a maggioranza la divinità di Gesù’(che quindi evidentemente fino a quel momento non era considerato  da tutti i  cristiani figlio di dio). La controversia sulla natura di Gesù’ si basava   sulle parole  OMOUIOS (omouios) che significa simile, proclamato dai seguaci del vescovo ario,mentre coloro che ottennero la maggioranza  sostenevano che Gesù’ era   OMOIOUSIOS (omoiousios) , cioè  della stessa sostanza di dio, quindi era dio. Fu l’inizio del cammino evolutivo (involutivo secondo me) che porterà gradualmente alla definizione di trinità, e l’inizio di un percorso che porterà ad una modificazione della traduzione del logos, per adattarlo a questa decisione.. Imperatori successivi furono nuovamente attirati dalla dottrina di Ario ed uno, Giuliano (poi definito dai cristiani, l’apostata) cercò di riportare la tolleranza tra le varie religioni  nell’impero compreso l’antico paganesimo.

Nel 381 d.c., l’imperatore   Teodosio  proclamò il cristianesimo   religione di stato dell’impero romano (codex theodosianus ) con il simbolo niceno-costantinopolitano, che seguendo i dettami del concilio di Nicea. Proclamò una formula di fede trinitaria  sull’unicità’ di dio, la natura divina  di Gesù’  e l’aggiunta  dello spirito santo.

Inevitabile quindi che  il vangelo di Giovanni, se come io penso riportava nell’originale  greco antico un logos più attinente alla tradizione precristiana, abbia subito modificazioni.

Quindi per la nostra ricerca massonica dobbiamo:

2)considerare il prologo come simbolo di trasmissione sapienziale massonica e non come il “vangelo di san Giovanni”  libro sacro della religione cattolica dove dalla lettura  della traduzione latina non si possono che trarre conclusioni dogmatiche di verità rivelate che  noi massoni non possiamo accettare passivamente  lavorando  nel tempio  come noi stiamo facendo in questo momento. Che da allora  il significato di logos abbia subito modificazioni ci è confermato persino dall’excursus storico di Ernesto Buonaiuti, sacerdote cattolico, noto esponente  del movimento “modernista”, considerato eretico dalla struttura burocratica della chiesa di Roma, e più volte sospeso “a divinis” dal suo ruolo sacerdotale.  Scrive infatti  nella sua “storia del cristianesimo” vol I  pagg. 277-78: impossibile riassumere il laborioso cammino ideale attraverso cui è passato il concetto del logos dal giorno in cui Eraclito  ne fece la norma suprema e la legge intelligente che disciplina l’infinito svolgersi del divenire cosmico fino al giorno in cui questo concetto innestato sul nucleo centrale della rivelazione cristiana, rese possibile la formulazione filosofica della funzione della parola di Jahvè e del messia nella creazione e nella redenzione. Le tappe di questo lungo e movimentato cammino sono segnate tutte successivamente dalla speculazione platonica e stoica, dalla letteratura sapienziale, da filone alessandrino, dal iv vangelo (quello di s.Giovanni) dagli apologisti, da tertulliano, da origine, da Paolo di Samosata, da Luciano.

(…) e’ il mezzo onde si propagano nel mondo la vita e la luce

 

Questo passo mi ha fatto riflettere non poco, poiché avvicina teologi, filosofi, poeti  e letterati di epoche e di credenze diverse, ma tutti accomunati  e interessati a definire o intuire ciò che di ineffabile c’è dietro a queste cinque lettere dell’alfabeto greco,  che evidentemente hanno una importanza basilare perché celano qualcosa che simbolicamente risale ai tempi dei tempi, la cui “tradizione”, proprio perché può avere una connotazione iniziatica, va sceverata con cura e molta attenzione.

Quindi il vero significato simbolico  del vocabolo  logos  lo potremo cercare più agevolmente in tutti gli autori che l’hanno usato  in termini o religiosi o meglio ancora filosofici. Ne elenco alcuni.

 

Eraclito (535 a.c. – 475°.c.) –  filosofo greco nato ad Efeso da famiglia sacerdotale. Iniziato ai misteri orfico-dionisiaci ed in contatto con altri iniziati al di fuori del mondo ellenico. Diversi  sono i frammenti dove viene citato il logos, ma due rivestono una importanza per ciò che stiamo indagando. Il primo è il n. 69 che recita” per chi ascolta non me, ma il logos, sapienza è intuire che tutte le cose sono l’uno e l’uno è tutte le cose”. Il secondo, il n. 70 così si esprime:”  ma questo logos che è, gli uomini non lo comprendono mai, né prima di porgervi orecchio, né dopo averlo ascoltato”. Pur comprendendo che essendo un frammento, può essere privo di aggiunte qualificanti, rimane comunque interessante la definizione che ne da Eraclito anche in considerazione della influenza che ebbe in lui  la religione persiana,( dall’oriente la luce!) Che all’epoca era il collegamento con i veda e upanishad indiani, cioè con la religione orientale, a cui tutti i presocratici sono debitori.

Per gli stoici (circa 300 a.c).   L’universo altro non e’ che il prodotto della tensione fra il logos  e la materia, si rinnova in continuazione mediante la conflagrazione universale e ritorna sempre a cicli continui identici (eterno ritorno). L’uomo è partecipe del tutto attraverso il logos universale perché portatore di una scintilla del fuoco-logos di matrice eraclitea. 

Per filone alessandrino (20 a.c.-43 d.c.) Detto l’ebreo contemporaneo sia di Gesù’ che del vero autore del vangelo di  Giovanni,  certamente non il figlio di Zebedeo come è scritto nella vulgata, il logos era l’intelligenza o ragione universale, che mediava fra il mondo e dio.

Per Paolo di Samosata – vescovo  eretico di Antiochia vissuto nel III sec. D.c.  Gesù era un uomo che era stato mosso dalla potenza del logos  (sapienza divina) che avrebbe abitato in lui come in un tempio Dal punto di vista massonico  questa definizione è interessante  perché tratta del tempio interiore, espressione a noi cara.

Per Tertulliano (155-230)– “dio creò il mondo con la parola, con la sapienza e con la potenza. Tutto ciò che il logos (figlio) è lo deve alla volontà del padre ed è a lui subordinato, ma il figlio dipende dal padre, e lo spirito santo dal figlio in una gerarchia precisa.

Per Origene (185-253) – teologo di Tiro il logos è l’eterno  luogo delle idee, è dio, ma è un dio di secondo grado che incarnatosi in Gesù’ stimola gli uomini che vi aspirano alla gnosi  (cioè alla vera conoscenza),che permette di  comprendere il messaggio simbolico delle scritture.

Per Plotino (205-270) filosofo greco della scuola neoplatonica  nelle enneadi scrive riprendendolo dalla “teogonia” di  Esiodo,   che urano è il dio supremo (l’uno), da lui nasce crono,l’intelligenza (logos) che genera gli esseri e le idee, poi il logos giunto alla perfezione genera un’immagine di se  stesso, giove (nous).

Per Luciano d’Antiochia (235-312) allievo di Paolo di Samosata,il logos o figlio era  appena sotto al padre,aveva preso un corpo umano ma era privo dell’anima e quindi né totalmente dio né totalmente uomo.

 

Dovranno trascorrere più di mille anni perché la centralità del logos come figlio di dio venisse messa in discussione.

 

E fu proprio un vostro concittadino senese, Lelio Socino (1535-1562) , che nel suo primo trattato explicatio primae partis primi capitis evangelii joannis  dava un’interpretazione diversa  al logos in senso antitrinitario. Non era  per lui il verbo incarnato, figlio di dio,  perché della stessa sostanza. Bensì il logos era il mezzo con cui veniva comunicata (e realizzata) la volontà divina . Nelle scritture il termine dio viene enfatizzato, diceva Lelio,  per dare un certo rilievo ad un ruolo come quello assegnato agli angeli, e giudici nella bibbia. E quindi lo stesso, scriveva, deve essere compreso nello stesso modo.  Il vangelo di Giovanni non va quindi  interpretato in modo letterale  nel senso che Gesù’ era uguale a dio ma come un uomo che doveva compiere una missione voluta da dio. Sottolineo che la loggia che sorse dalla prima Arbia fu intitolata, non a caso, a Lelio e Fausto Sozzini.

Infine , Arturo Reghini, un fratello massone del XX secolo,  così commentava :”sopra questa pagina di san Giovanni che parla della resurrezione di Gesù’ la massoneria pone il sigillo della squadra e del compasso, ad indicare che questa resurrezione  si compie col passare dalla squadra al compasso, e che solo l’arte reale massonica può attuare questa rigenerazione, che nelle mani dei cristiani e dei profani rimane lettera morta, anche se le loro scritture ne tramandano notizia”

Come dovrebbe avvenire  questa rigenerazione?  Se  consideriamo:

Che la parola loggia  rappresenta per noi massoni il luogo ove ci riuniamo,che l’etimo greco da cui deriva   LOGION (logion) ha  la stessa radice  di logos, possiamo affermare che la loggia è il  luogo ove  attraverso la ritualità e il simbolismo si lavora per trovare il logos.

 

Una ricerca cari fratelli che si rivela difficile  e faticosa e ciò spiega ancora meglio quanto sia necessario  per un libero muratore il “costruire il proprio tempio interiore” e come sia importante il lavorare non solo individualmente  ma “insieme”e quanto ciò rappresenti la massima solidarietà massonica, che è quella di lavorare su se  stessi per donare agli altri fratelli.

Il vocabolo ”logos” e’ rimasto inalterato nel tempo. Ciò che  è cambiato  è il significato che di volta in volta gli è stato dato. Quindi il simbolo  per noi deve rimanere il logos introdotto, che è da considerare alla stregua degli altri simboli, come la squadra ed il compasso, la livella e la pietra grezza e tutti gli altri che ci  stimolano una personale introspezione per aiutarci  ad intuire il vero.

 

Siena, 28 ottobre 2014

 

  1. B

R\l\ Zamboni de rolandis

Dell’alma mater studiorum

N.651 all’or\ di  Bologna.

 

Questa voce è stata pubblicata in commemorazione. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *