LE RELIGIONI ORIENTALI

 

LE RELIGIONI ORIENTALI
LM.  30°

PREMESSA:

a volte succede che qualcuno di noi si trovi in un momento della sua vita, durante il quale senta in maniera forte la necessità di capire meglio certe cose, certe situazioni, di arricchirsi in merito a qualcosa di preciso o, se meglio volete, di portare un mattone in più per la costruzione del proprio Tempio interiore.

Questo è ciò che è accaduto di recente a me ed io sono felice di offrire a voi ciò che sto tentando di approfondire perché tutti mi aiutino a capire meglio quello che sto cercando.

D’altra parte, prima di parlare di religione e Massoneria, ritengo utile che si parli del concetto di religione unitamente allo studio, anche di massima, delle maggiori religioni che sono insite nella società mondiale.

Per adesso mi limiterò ad una breve descrizione delle varie religioni orientali, rimandando ad una seconda tornata quella delle altre e lasciando poi a tutti noi le osservazioni e/o le conclusioni in merito.

Questo lavoro deve quindi considerarsi come una traccia, aperto, un primo gradino per uno studio più approfondito.

Devo inoltre fare una ulteriore premessa che permetterà di capire meglio quanto discuteremo: ho radunato insieme queste religioni perché le stesse hanno molti punti in comune, anzi spesso le religioni orientali si sono influenzate in maniera forte le une con le altre, tanto che è difficile riconoscere i caratteri originali di ciascuna.

 

Induismo:

Le radici dell’Induismo si possono collocare tra il 2000 ed il 1500 a.C. e si tratta della principale religione dell’India, anche se ci sono molti induisti in Nepal, Bangladesh e nello Sri Lanka.

Manca a questa religione un padre fondatore, un’autorità centrale, una organizzazione ecclesiastica o una dottrina comune codificata.

Le principali scritture sacre e simbolo della tradizione induista, sono i VEDA (che significa conoscenza). Tra i libri più importanti ci sono i BRAHAMANA e le UPANISHAD, scritti in forma di dialogo tra maestro ed allievo. Questi definiscono il concetto di BRAHMAN, la forza primordiale che sta alla base di tutto l’universo, madre di tutte le creature viventi le quali, dopo la morte, ritorneranno a lei.

I quattro Veda furono scritti tra il 1500 e l’800 a.C. e contengono preghiere, pratiche magiche, rituali per i sacrifici.

I Brahmana risalgono invece tra l’800 ed il 700 a.C. e delineano la struttura delle caste (oltre 3000) in India.  Questa divisione continua anche ai nostri giorni ed è di fondamentale importanza per la vita sociale e religiosa. Al vertice della struttura sono i Brahmani o sacerdoti, a loro volta distinti in tre categorie, alla base ci sono invece “gli intoccabili”, quelli cioè che svolgono i lavori più umili.

Le Upanishad furono composte tra il 700 ed il 650 a.C., sono circa 200 libri e rappresentano varie correnti religiose e filosofiche.

Secondo la legge immutabile del KARMA, un indù crede che l’anima umana, dopo la sua morte, si reincarni in un altro essere vivente. Questo può essere un individuo di casta superiore od inferiore, ma l’anima può prendere dimora anche in un animale. Per l’Induista tutte le azioni compiute nell’arco della vita hanno delle conseguenze e vanno a costituire la base dell’esistenza successiva. Quindi tutto ciò di cui si fa esperienza in questa vita: ricchezza, povertà, gioia, dolore, buona o cattiva salute, è il risultato delle proprie azioni in una vita precedente. Dato che l’uomo è il solo ed unico responsabile della propria via, potrà sempre cercare di migliorare il proprio Karma e sperare di vivere una vita successiva in modo migliore.

Nel periodo Vedico la legge del Karma e la reincarnazione erano considerate come un fatto positivo. Con offerte sacrificali o buone azioni ci si poteva aspettare di vivere numerose vite. Nell’Induismo più tardo, tale processo ha assunto invece un significato negativo, quello cioè di una spirale perversa dalla quale bisogna liberarsi. Tutta la religione induista ruota intorno a questo concetto.

Per liberarsi dal ciclo malefico della reincarnazione esistono in India diverse concezioni insite nelle innumerevoli sette o correnti. Per sintetizzare queste pratiche religiose, le stesse si possono raggruppare in:

  • La via delle cerimonie sacrificali, così come prevedono i libri Veda.
  • La via della conoscenza, la quale sostiene che l’uomo è legato al ciclo eterno della reincarnazione dall’ignoranza. Si è salvi quando si riesce a far combaciare l’anima dell’uomo (che si deve considerare comune anche ad animali, piante e cose) con l’anima del mondo (che è invece unica e suprema). Queste schiere di fedeli studiano soprattutto sui testi filosofici delle Upanishad.
  • La via dell’abbandono, quella più seguita nell’Induismo attuale. Si tratta del completo abbandono al Dio supremo, divinità di concezione panteistica, cioè senza sembianze, ma potenza che tutto pervade: oggetti inanimati, piante, animali e uomini.

Ma L’induismo è una religione molto varia ed al concetto panteistico si affianca anche una concezione politeista, con uno sterminato numero di dei. Le sette più seguite Sono:

– Quella dei Visnuiti che adorano appunto VISNU, un giovane mite e affabile di colore azzurro con quattro braccia. Recentemente ha assunto particolare importanza nelle sue manifestazioni di RAMA e KRISHNA.

– Quella dei Shivaisti che adorano SHIVA, dio distruttore e, nello stesso tempo, creatore, simbolo del divenire, porta malattie e morte, ma anche guarigione e vita,  rappresentato come un asceta con tre occhi, coperto da una pelle di tigre e con una collana di teschi umani attorno al collo. Questi adepti praticano sopratutto lo YOGA che porta alla assoluta padronanza di sé sia dal punto di vista fisico che psichico. Chi lo pratica deve ripudiare ogni forma di violenza e raggiungere la perfezione nell’immobilità e nella fissità di un oggetto fino ad identificarsi in esso.

– Quella dei Shaktas che adorano la moglie di Shiva, dea della vita e della tenerezza ( in questo caso chiamata DEVI) ma anche dea crudele e sanguinaria (chiamata allora DURGA o KALI).

– Quella dei Canapatya che adorano GANESHA, dio dalla testa di elefante, figlio di Siva.

L’Induismo lascia la piena libertà ad ognuno nell’ambito della propria vita spirituale purchè rispetti quella degli altri e nella città sacra di Varanasi è esposta e venerata la “Madre India” (Bharat Mata) come divinità nazionale, rappresentata come una grande mappa dell’India stessa. Ma anche se le forme di culto sono molto diverse, tre elementi uniscono comunque tutti gli indù: la casta, la vacca sacra ed il Karma.

Ogni Indù dispone di un piccolo altare nella propria casa con una o più immagini divine e, almeno una volta alla settimana, vengono celebrate delle funzioni con offerte, preghiere, recitazione dei testi sacri e meditazione. Alla fine vengono consumati i cibi offerti sull’altare. Non è strettamente necessario recarsi al tempio che si trova in ogni villaggio indiano.

Tutti gli Indù sono accomunati in una legge etica chiamata DHARMA che prevede doveri verso la famiglia, la casta e la società nel suo insieme. Questi variano anche di molto da casta a casta e ciò che vale per una non è detto che valga anche per l’altra, a riprova dell’importanza che ha la divisione in caste della popolazione.

Per poter percorrere tutte le vie che portano alla salvezza dalla reincarnazione e compiere il proprio dovere nella società, gli Induisti hanno diviso la loro stessa vita in quattro diversi stadi e ciascuno cercherà di adottarli in tutto o in parte.

Al momento della morte il cadavere viene bruciato e le ceneri sparse nel fiume Gange o nelle acque di un altro fiume sacro dell’India.

La religione induista condanna l’uccisione di animali e ciò ha gettato le premesse per quell’idea della non-violenza nota in Occidente soprattutto grazie a Gandhi ed alle sue battaglie per affrancarsi dal colonialismo inglese.

 

Buddhismo

Il fondatore del Buddhismo fu Siddahartha Gautama, nato nel 557 a.C. nella città di Lummini (oggi nel Nepal).

Era figlio di un personaggio molto influente che lo fece crescere nel lusso e nell’abbondanza, tenendolo sempre all’interno del suo palazzo. Tuttavia, all’età di 29 anni, trasgredendo le disposizioni paterne, uscì dal palazzo e si imbattè in un vecchio, un malato ed un cadavere. Poco dopo incontrò un asceta dal volto felice e luminoso. In quel momento Siddhartha si rese conto che la sua vita era stata vuota, questo per lui fu come un risveglio e cominciò a chiedersi:” Esiste qualcosa che non sia soggetto alla vecchiaia, alla malattia ed alla morte?”.

Immerso in questi pensieri abbandonò la famiglia e tutto ciò che aveva, andando a vagabondare per il mondo prendendo contatti con i bramini di religione vedica che come lui passavano il tempo a meditare.

Apprese quindi le tecniche di Yoga e di meditazione, raggiungendo l’ascetismo fino a che, racconta la leggenda, riuscì a vivere con un solo chicco di riso al giorno.

Tuttavia trovò quello che cercava solo dopo diversi anni di questa vita, raggiungendo l’illuminazione interiore o risveglio.

Aveva capito che tutta la sofferenza del mondo aveva origine dal desiderio e, solo sopprimendo questo ci si poteva liberare dal ciclo continuo delle rinascite.  Per sette giorni e sette  notti rimase in queste condizioni in una realtà assoluta al di là del tempo e dello spazio: aveva raggiunto IL NIRVANA.

Dopo tale stadio, il Buddha (cioè “lo svegliato”) iniziò a predicare la sua dottrina che chiamò Via Mediana e per 40 anni predicò in India un credo fatto soprattutto di serenità, amorevolezza e sopportazione stoica del male. Quando morì i suoi seguaci cominciarono a diffondere le sue idee in tutto il mondo.

Il Buddismo si è sviluppato, all’interno della religione induista, come una distinta via per la salvezza dal ciclo delle rinascite, e quindi anche per il Buddismo un uomo può aspettarsi un’altra esistenza dipendente solo dalle sue azioni nella vita precedente, non esiste alcun destino preordinato o alcuna divina provvidenza. Tuttavia, anche se in un certo senso questa legge (il Karma) può sembrare giusta, bisogna fare di tutto per cercare di liberarsene.

Ma la dottrina del Buddha si differenzia dall’Induismo in un punto importante: secondo il Buddismo non esiste “L’anima del mondo” come è vero che l’uomo non ha un’anima. Se l’uomo pensa di averla, questo è dovuto solo all’ignoranza che solo il Nirvana può cercare di rimuovere.

Dopo essersi “risvegliato”, il Buddha tenne un famoso discorso nella città di Benares delineando le 4 nobili verità:

 

  • La prima afferma che l’intera esistenza è caratterizzata dal dolore perché è transitoria. Tutto è sofferenza, non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico. Anche se nel corso della vita ci sono momenti di gioia, tuttavia questi sono destinati a non durare. (così individua la malattia)
  • La seconda indica la causa della sofferenza che viene stabilita nel desiderio sensuale o nell’ attaccamento alla vita. Fino a che l’uomo si aggrapperà all’esistenza materiale e alla credenza dell’anima, la sua esperienza nel mondo sarà dolorosa. (ora fa la diagnosi)
  • La terza verità asserisce che si può mettere fine alla sofferenza facendo cessare il desiderio. Per fare questo bisogna liberarsi dall’ignoranza tramite il Nirvana. (indica la cura)
  • La quarta verità stabilisce che l’uomo sarà liberato dalla sofferenza e quindi dal ciclo della reincarnazione, se sceglie di seguire l’ottuplice sentiero. (prescrive la terapia)

La via per percorrere tale sentiero è quella della Via Mediana descritta in 8 punti:

giusta conoscenza, giusta risoluzione, giusta parola, giusta azione, giusta condotta di vita, giusto sforzo, giusta attenzione e giusta meditazione.

Questi precetti dettano le regole di vita, stabiliscono divieti e doveri da assolvere, fino alla meditazione, che libera la mente da ciò che la tiene prigioniera ed è così possibile entrare in contatto diretto con la vera natura della stessa.

Solo con la meditazione si può raggiungere lo stadio del risveglio e raggiungere la piena coscienza delle quattro verità. Solo così ci si libera della legge del Karma  e l’individuo non è più soggetto a rinascite, ma quando egli muore entra nel Nirvana Eterno. La meditazione tramite lo Yoga riduce la mente ad uno stadio di quiete, il buddista perde la cognizione dello spazio e del tempo e tutte le illusioni dell’essere e del possedere scompaiono.

Concezione del Nirvana. La parola significa letteralmente “spegnimento”, ad indicare il fatto che l’uomo raggiunge il Nirvana nel momento in cui ha spento in lui il desiderio e quindi  cessano tutte le sofferenze. Alcuni testi definiscono il Nirvana come la condizione di conoscenza, felicità e pace che si raggiunge dopo aver annullato odio, cupidigia e ignoranza. Le buone azioni da sole non bastano a condurre al Nirvana, ma possono riflettersi in rinascite più favorevoli che a loro volta possono creare le condizioni perché abbia luogo il risveglio.

Per questo nella vita quotidiana, il Buddismo segue la legge del Dharma (dottrina)degli induisti ed indica cinque regole di condotta che alcuni ( soprattutto i monaci) seguono alla lettera, mentre altri le recepiscono solo come raccomandazione:

  • Non danneggiare alcuna creatura vivente, da qui il fatto che molti buddisti sono vegetariani, ma da questa regola deriva anche il fatto che il pacifismo è una regola ineludibile (ricordiamo tutti che alcuni buddisti si sono dati fuoco per attirare l’attenzione del mondo su determinati conflitti).
  • Non rubare
  • Non comportarsi scorrettamente nei piaceri sensuali, intendendo qui anche l’infedeltà coniugale.
  • Non dire il falso
  • Non fare uso di alcool e droghe

Il Buddhismo è l’esempio più notevole di religione atea, in quanto non è incentrata nel culto di divinità, ma elabora una dottrina per la salvezza dell’uomo con l’estinguersi del dolore nel Nirvana. Non esiste un dio, ma solo il maestro Buddha, oltre ad altri discepoli o fedeli ai quali però viene riconosciuta un’autorità morale, mai divina.

E’ altresì una filosofia tesa alla risoluzione di problemi etici senza elaborare una particolare teoria del mondo: tutto deriva dalle idee e dalla dottrina del primo Buddha.

Attualmente esistono due principali correnti di pensiero:

-Il Piccolo Veicolo (Hinayana), riservata a coloro che applicano la vita monastica. Questo insegna che l’uomo deve liberarsi da solo attraverso la meditazione.

-Il Grande Veicolo (Mahayana), che porta alla salvezza tutti i fedeli insieme, se sapranno aiutarsi reciprocamente e se si faranno aiutare dal Buddha.

Queste due scuole a loro volta si suddividono in molte altre sette che si differenziano per ciò che riguarda l’interpretazione degli insegnamenti e per il modo di applicarli nella vita corrente, per gli aspetti mistici e l’adorazione di divinità particolari.

Il Buddhismo si è diffuso in molte nazioni asiatiche, dalla Cina al Giappone, dall’India all’Afganistan, dall’Asia centrale all’Indonesia, dal Tibet alla Mongolia, assumendo in molti casi la connotazione di vere e proprie religioni a sé stanti.

In particolare nel Tibet si è sviluppato il Lamaismo, da LAMA che significa maestro. Il Dalai Lama riunisce in sé il potere politico e religioso e quando muore i monaci cercano un bambino che sia la reincarnazione del Dalai Lama deceduto per farne il suo degno successore. Oggi il 14° Dalai Lama  ha dovuto rifugiarsi in India in seguito all’occupazione militare del Tibet da parte della Cina. Questo tipo di buddismo ha trovato molti adepti anche in Occidente.

In Giappone si è sviluppato il Buddismo ZEN, che dispone di oltre 20.000 templi e conta 5 milioni di adepti. Lo Zen insegna che il “risveglio” deve venire dall’interno, sgorgare dal cuore e che la dottrina del Buddha indica solo l’inizio del cammino. Poiché il risveglio deve provenire dall’interno, lo Zen non fornisce ricette per ottenerlo e molti buddisti zen sono convinti che anche il lavoro quotidiano ed altre attività apparentemente banali, come bere il tè o coltivare il giardino, possano servire come esercizio di meditazione, al pari della preghiera e dei rituali religiosi.

 

Confucianesimo

In questo caso siamo di fronte ad un’ ideologia politico-filosofico-religiosa.

Trae il nome dal pensatore cinese K’UNG FU TZU, nome poi latinizzato in Confutius e quindi in Confucio che visse in Cina dal 551 al 479 a.C.

Questo personaggio, quale ministro della giustizia del principe Lu, passò la sua vita cercando di diffondere nella Cina i suoi principi etico-politici. Fondò anche una sua scuola, ma non voleva né istituire una nuova filosofia né una nuova religione.  Intendeva piuttosto ritrasmettere un sistema basato sulla saggezza antica e sulle istituzioni del periodo aureo cinese, quando convivevano tutti insieme: benessere economico, ordine politico e stabilità sociale.

Più che durante la sua vita, la sua dottrina fu applicata dopo la sua morte, quando in tutta la Cina gli vennero dedicati templi e studiato il suo pensiero, soprattutto da chi intendeva dedicarsi alla cosa pubblica.

Fin dall’inizio il Confucianesimo si estese anche al di fuori della Cina, fino alla Corea ed al Giappone. La sua dottrina è raccolta nei 5 Classici:

-Il libro dei cambiamenti

-Gli annali di storia

-Le Odi

-I Riti

-Gli annali della Primavera e dell’Autunno

oltre a numerosi altri testi sacri aggiunti successivamente.

Il pensiero base di Confucio afferma che la natura e l’universo sono in armonia tra loro (concetto del TAO) e questo caratterizza anche la vita dell’uomo che deve fare di tutto per vivere in accordo con i propri simili. La spiritualità del confucianesimo prevede quattro punti fondamentali:

L’io come trasformazione creativa, l’uomo si deve applicare al massimo per il suo personale miglioramento e per l’educazione della persona. Per far entrare l’io interiore in armonia con la natura e con tutti gli altri esseri, occorre  conoscenza e cultura della tradizione. Il ruolo del singolo nella società è regolato da cinque tipi di rapporto: tra sovrano e suddito, tra padre e figlio, tra vecchio e giovane, tra marito e moglie, tra amico e amico.

La comunità come veicolo necessario per il progresso umano. L’importanza degli altri per l’educazione del nostro io è evidente, dato che non riusciamo ad educare noi stessi restando nell’isolamento. La volontà di condividere le nostre idee genera un processo dinamico di interscambio che migliora tutta la comunità.

La natura è la nostra casa. La natura ci fornisce non solo il sostentamento per la nostra esistenza, ma anche la strada per una vita sostenibile. Ci indica inoltre un modello eterno da imitare: regolarità, armonia, equilibrio.

Il cielo come fonte di definitiva autotrasformazione. Se l’uomo riuscirà a sviluppare pienamente il proprio io interiore, avrà aiutato i suoi simili, avrà considerato la natura come la propria casa, formerà con il cielo e la terra una Trinità, potrà dichiararsi co-creatore del cosmo e guardiano della natura stessa.

Assume grande rilevanza anche il rispetto per i propri simili a seconda del loro posto occupato nella gerarchia familiare e sociale, ambedue concepite con un rigido schema piramidale. Ecco che venerazione, riverenza e rispetto sono aspetti significativi del Confucianesimo.

Originariamente il confucianesimo era applicato quale esempio di etica politica ed anche a chi poneva il problema della sopravvivenza dell’anima, veniva risposto di preoccuparsi piuttosto dei problemi di questo mondo.

Alle idee di Confucio, seguirono quelle di Mencio, assertore della bontà innata nella natura umana e dell’uguaglianza di tutti gli uomini. Il suo pensiero era più politico rispetto a quello di Confucio e la sua strategia era finalizzata alla riforma sociale in favore del popolo.

Tra alterne vicende, legate all’evolversi del pensiero di Confucio, nel 1° secolo d.C. questo fu trasformato da dottrina filosofica in religione, andò ad influenzare tutta la sfera politica e furono erette cappelle a Confucio in ogni scuola.

Durante i 2000 anni di Confucianesimo in Cina, ci furono molti arricchimenti sia metafisici che filosofici, il maggiore dei quali fu l’inserimento del concetto del LI (norma o principio) che esiste in ogni cosa creata. Il complesso trascendente di tutti i LI forma il Supremo Assoluto T’ai-chi o principio di tutte le cose.

Anche l’influenza delle idee e dell’etica buddiste e taoiste contribuirono non poco a cambiare certi valori confuciani e attualmente il Confucianesimo rimane una componente della civiltà cinese, vivendo però solo in forza della tradizione.

 

Taoismo

Si tratta di una scuola di pensiero filosofico-religiosa della Cina antica che ha profondamente influenzato tutta la cultura cinese e lo stesso carattere delle persone.  Raggruppa due correnti diverse pur appartenenti ad una tradizione comune. -Il Taoismo filosofico (TAO-CHIA) sviluppatosi tra il 5° ed il 3° sec. a.C. rappresentato da tre filosofi: LAO-TZU, CHUANG-TZU e LIEH-TZU. Questo pone all’origine di ogni cosa il TAO, primo principio e armonia dell’universo, da cui derivano due opposti: YIN e YANG insieme a tutte le creature del mondo.

-Il Taoismo religioso o popolare (TAO-CHIAO) che fece la sua prima comparsa tra il 1° ed il 3° sec. d.C. e che, insieme a buddismo e confucianesimo viene a far parte dei così detti “Tre insegnamenti”.

I filosofi si concentrano sulla trascendenza spirituale mentre i religiosi ricercano l’immortalità fisica.

L’uomo, per raggiungere l’immortalità fisica, dovrà tendere al proprio miglioramento mediante l’isolamento dalla vita sociale e praticando il non-agire. Vengono quindi proposte numerose pratiche: dalla magia all’alchimia, dall’igiene  alle stesse diete, ma anche altre di origine sciamanistica: spiritismo, esorcismi, guarigioni ecc.

Secondo il taoismo l’uomo non può studiare o ricercare la vera natura del Tao, per comprenderla non si deve usare la ragione. Occorre meditare, sprofondare in una sorta di tranquilla passività e scordare tutto ciò che riguarda il mondo esterno, il guadagno, il progresso. Solo così si può trovare l’unione con il Tao e dentro coloro che sapranno trovare questa strada, entrerà l’energia vitale: il TE.

Nelle oltre 1500 opere del “Tesoro del Tao”, il Taoismo predica la non-azione e la creazione di una chiesa ben organizzata a capo della quale ritroviamo il Maestro del Cielo (T’IENSHIH).

Per capire meglio il significato di taoismo, merita fare un paragone con il confucianesimo, considerando  che le due filosofie di vita si sono influenzate a vicenda.

Confucio si ripropone di educare attraverso la conoscenza, Lao Tzu preferisce che l’uomo sia ingenuo e semplice come un bambino; il primo stabilisce regole fisse e cura l’organizzazione politica, il secondo afferma che l’uomo dovrebbe farsi coinvolgere il meno possibile dagli eventi; l’uno desidera un governo ben strutturato, l’altro sostiene che qualsiasi tipo di governo è male.

Il declino del Taoismo in Cina coincise con quello del Buddismo, permettendo la nascita di una nuova religione popolare, più moderna, ovvero un singolare sincretismo religioso, in cui personaggi ed elementi del taoismo coesistono insieme a quelli buddisti e confuciani.

 

Shintoismo

Si tratta della religione nazionale giapponese di tipo politeistico che non ha avuto un fondatore, né ha una dottrina o un’etica codificate.

Vengono venerate vere e proprie divinità che si manifestano attraverso le forme della natura come alberi, montagne, fiumi, animali, uomini,  insieme al culto degli antenati e degli spiriti. Tutto questo insieme forma il KAMI .

Il nome fu coniato dopo l’introduzione del buddismo, nel 6° sec. d.C. per distinguerlo da questa religione che comunque ha decisamente influenzato lo Shintoismo. All’inizio si trattava di un complesso di leggende e credenze locali che formavano la base di una mitologia (KOJIKI).

Questa mitologia pone all’origine del cielo e della terra numerose generazioni di divinità, le ultime delle quali, la coppia IZANAGI e IZANAMI, crearono le principali isole dell’arcipelago giapponese.

Tra le divinità della natura spicca la dea del sole (AMATERASU) la quale mandò sulla terra il nipote NINIGI che, insieme a molti altri Kami e una schiera di antenati delle caste sacerdotali, fondò la prima dinastia imperiale tramite JINMU TENNO. L’imperatore del Giappone è quindi considerato un Kami e venerato come divinità. Esempio di questa devozione lo abbiamo ritrovato durante la seconda guerra mondiale, quando molti piloti giapponesi (i Kamikaze) si suicidarono in nome del culto dell’imperatore, nella convinzione di divenire, loro stessi, dei Kami.

Il significato del mito è perciò eminentemente politico: sanciva l’ascendenza divina del Giappone e legittimava il potere della famiglia imperiale.

Sotto l’influenza del Confucianesimo cinese si impose il culto degli antenati e quello della natura, che anche oggi sono molto seguiti in Giappone.

In ogni casa giapponese si venera uno o più Kami, così come nei 20.000 templi shintoisti. In questi luoghi sono sempre presenti tre oggetti simbolici: uno specchio, un gioiello ed una spada, legati tutti al culto della dea del sole Amaterasu ed al primo imperatore del Giappone.

 

 

Tornata in 4° Grado   del     18/10/2000

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