“Le donne curiose”

Carlo Goldoni e “Le donne curiose”

(G. N.)

Una  ricerca  ed alcune riflessioni fatte in occasione del bicentenario della morte del grande commediografo CARLO GOLDONI.

Non molto tempo fa, in Loggia, mi è capitato di sentire nominare tra illustri fratelli il nome del più grande commediografo italiano: Carlo Goldoni.

Quest’anno ricorre il bicentenario della sua morte, perciò mi  sono proposto  di rileggere la commedia “Le donne curiose”, una commedia ritenuta massonica e che avevo stranamente dovuto leggere al liceo. Dico stranamente perché ripensandoci dovrei concludere che forse il mio professore  di lettere era un massone; ma per quanti sforzi faccia non riesco a collocarlo nella Massoneria.

Era sicuramente un uomo libero e di buoni costumi ma, perché c’imponesse la lettura di questa commedia non riesco proprio a capirlo. La produzione del Goldoni è così vasta ed importante che leggere un’opera sicuramente secondaria diminuiva, secondo me, il valore del commediografo;  ma ai miei tempi le scelte del professore non si discutevano.  Era, è vero, un moralista, ma  la stragrande maggioranza dei professori lo erano, e forse intese soltanto mettere in evidenza la sfrenata curiosità delle donne, così come del resto il Goldoni fa nella prefazione della sua commedia.

Prima di tutto desidero illustrare con alcune brevi notizie la cronologia della vita e delle opere di Carlo Goldoni.

1707 Nasce a Venezia il 25 Febbraio  da Giulio e Margherita Savioni.

1721 Incontra la compagnia teatrale di Florindo de’Maccheroni e fugge con gli attori.

1731 Il padre muore improvvisamente e perciò ritorna con la madre a Venezia per riprendere gli studi.  Si laurea in legge a Padova.

1733  Scrive con successo i primi intermezzi.

1736 A Genova incontra e sposa Nicoletta Connio, diciannovenne figlia di un notaio. Intanto continua la sua intensa ed eclettica attività di autore di intermezzi e tragicommedie.

1744 Dopo varie peregrinazioni e difficoltà  ritorna a Pisa per  esercitare l’avvocatura.

1747 Incontra a Livorno la Compagnia teatrale Medebach. S’impegna con Giacomo Medebach e ritorna con lui a Venezia come poeta della compagnia. Si ha da ora in poi la più grossa produzione di commedie accolte dal pubblico con i massimi consensi.

1753 Mentre trionfa “La Locandiera” scrive “Le donne curiose”. E’ questa l’ultima commedia che scrive per la Compagnia Medebach.

1761 Nell’Agosto l’attore Francesco Antonio Zanussi lo invita a lavorare per la Commèdie Italienne di Parigi.

1762 Si trasferisce definitivamente a Parigi.

1769 Ottiene una pensione annua di 3600 franchi, che lo toglie da difficoltà economiche.

1792 L’Assemblea Legislativa gli toglie la pensione di corte, con la quale del resto viveva ormai poveramente.

1793 Il 6 Febbraio muore nella sua casa francese assistito dalla moglie e dal nipote.

Goldoni dunque, scrive la commedia “Le donne curiose” nel 1753, ma si reca a Parigi solo nel 1761 e vi si stabilisce in maniera definitiva solamente nel 1762 (ben nove anni più tardi della stesura de “Le Donne Curiose”). Non ritengo perciò che questa sia una commedia d’ispirazione massonica. Essere massoni in Italia prima del 1753 è poco probabile, è del resto possibile perché esistono logge a Firenze e Roma, ma a Napoli  così come  a Venezia sono assolutamente proibite.

Questa era una mia opinione personale; però in questi giorni, ricevendo la rivista massonica “Massoneria Oggi”, sono costretto a ricredermi  poiché scopro che anche  Giacomo Casanova (vissuto nello stesso periodo e nello stesso ambiente) era massone.

Per la realizzazione di questa tavola  mi sono avvalso delle notizie che  ho ricavate dalle prefazioni dell’opera GOLDONI I CAPOLAVORI di Giovanni Antonini.

“LE DONNE CURIOSE” sono rappresentate durante il carnevale del 1753. La commedia fu fortunata nell’Ottocento tanto che venne interpretata da attrici di prestigio, ma, poi uscì dal repertorio e fu dimenticata. Dopo l’edizione del 1929 si ricordano solo altre due messinscena, la prima nel 1940 e la seconda nel 1946.

La sfortuna scenica di questa commedia nel Novecento è stata accompagnata da un giudizio critico sostanzialmente limitativo dei suoi valori teatrali e poetici, con la motivazione che i personaggi sono esangui e che certi dialoghi sono troppo artificiosi.

Solo recentemente, LE DONNE CURIOSE sono state oggetto di una attenzione più meditata, che si è risolta in una pur cauta rivalutazione della commedia, rivalutazione del resto necessaria e giustificata.

L’interesse de LE DONNE CURIOSE è indiscutibile sotto vari aspetti, ma non, certamente, sotto quello che ha attratto alcuni recenti commentatori:

– la rappresentazione di una loggia massonica.

– E’ vero che il Goldoni nel 1784, quando era in Francia, nelle sue MEMORIE tomo II°  pag.304. dice di aver voluto rappresentare una  loggia massonica, quale sarebbe  il “casino della conversazione”  dove  si riuniscono a Bologna un gruppo di amici per stare insieme,  a conversare e pranzare, escludendo rigorosamente le donne, ma è vero anche che questa affermazione  è  fatta 30 anni dopo la stesura della commedia.  (Dal Dizion. Encicl. It.  casino = nome che si dava in passato alla casa signorile di campagna ed in particolare agli edifici che nelle ville principesche servivano alla residenza padronale o a usi particolari come il casino di caccia e il casino di pesca). In realtà nulla avvalora la tarda rivendicazione dell’autore di aver avuto il coraggio di mettere in scena una Loggia, quando essa era proibita a Venezia, tanto meno i capitoli letti dallo stesso Pantalone che fanno riferimento piuttosto ad una sorte di club londinese, del tutto privo di finalità massoniche.

Altri sono i temi e le situazioni che fanno di essa un’opera di un certo rilievo, anche se lontana dai più grandi capolavori. Intanto, e forse prima di tutto, il tema della curiosità femminile, che è incarnato da quattro figure, Beatrice, sua figlia Rosaura, Eleonora e Corallina, la cameriera di Beatrice e di Rosaura, ben individuate e poste a confronto con gli antagonisti maschili, fra i quali,  peraltro, solo Ottavio, il marito di Beatrice, con la sua flemma e la sua apparente indifferenza, vive di vita propria, mentre anche Pantalone sconta un eccesso di moralismo. In secondo luogo, c’è una grande abilità nel costruire un intreccio  pieno di invenzioni (ad esempio, il caffè rovesciato da Corallina sul vestito del padrone per costringerlo  a cambiarsi, in modo che la moglie possa sottrargli la chiave del casino di conversazione) su un unico tema, senza che mai la commedia perda d’interesse e di vitalità. In terzo luogo, infine, ancora una volta, egli ci da un ritratto ricco di risvolti e di sfumature del mondo borghese, della sua fiducia nell’amicizia e nella solidarietà.

A questo punto mi sembra giunto il momento di riportare la prefazione che il Goldoni stesso usava far precedere ogni suo lavoro. L’unica variante che mi sono permesso è quello di averla riscritta in un italiano più comprensibile.

L’AUTORE A CHI LEGGE: ” La curiosità delle donne è un argomento che viene considerato da molti un tema valido per molte commedie. Per cui alcuni non sono troppo soddisfatti del fatto che io abbia indirizzato  la curiosità delle donne verso un solo argomento. Queste persone, però, che desiderano così ardentemente di vedere in scena moltiplicati i difetti delle donne, mostrano di essere curiosi quanto loro. Ma si consolino perché ci sarà sicuramente qualcuno che, riprendendo questo argomento ed accostandolo ad altri, farà una composizione a cui darà il titolo di Commedia. Io  che, per quanto posso, amo di conservare l’unità di azione, ho voluto riferirmi ad un solo argomento, e mi sembra sufficientemente critico, per quell’idea che  mi sono prefisso in mente.”

Sembra proprio che l’intenzione del Goldoni sia quella di mettere in evidenza, quale difetto, la curiosità  e non  solo quella delle donne.

Come già detto la scena si rappresenta a Bologna e i principali interpreti sono quattro donne che, non essendo ammesse ai “lavori” dei loro uomini, si introducono, con una serie di stratagemmi, furtivamente nella “loggia” dove però non possono far altro che costatare che i loro mariti, padri, fratelli e fidanzati  si riuniscono solo per il piacere di stare insieme e che non fanno niente di   sconveniente.

Più che riassumere certe parti della commedia, mi sembra più efficace riportare integralmente alcuni passi significativi.

 

ATTO PRIMO  scena prima.

Camera con porte chiuse.

Ottavio sta leggendo un libro, Florindo e Leandro giocano a dama. Lelio a sedere.

Lelio: Amici come va la partita?

Florindo: A questo punto sono arrivato a dama.

Leandro: Ed io non tarderò ad arrivarci.

Lelio: La vostra è una partita di picca.

Florindo: Sì, noi giochiamo veramente di picca. Si disputa l’onore, non  l’interesse.

Lelio: Eh, si sa, qui non si gioca per interesse.

Florindo: E in questa maniera sopravvive la nostra compagnia; altrimenti o questa si sarebbe disfatta, o qualcuno di noi si sarebbe rovinato.

Lelio: Un’altra cosa bellissima contribuisce alla nostra sopravvivenza.

Florindo: Sì, quella di non voler ammettere le donne

Lelio: Ed esse hanno di ciò il maggior veleno del mondo.

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Florindo: Quel che più le tormenta, è la curiosità che hanno di sapere quello che noi facciamo in queste camere.

Lelio: Si è vero. Eleonora mia moglie mi tormenta tutto il giorno su questo argomento, e per quanto le dica che non si fa niente, non lo vuol credere.

Florindo: Lo stesso accade a me con la signora Rosaura, che dovrà essere mia moglie, non mi lascia aver bene. La sopporto perché l’amo, ma vi assicuro che è un tormento.

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Florindo: Ciascuno di noi, in questa nostra amichevole società, soddisfa il proprio genio e passa il tempo tranquillamente in tutto ciò che onestamente gli da piacere. Io ho la mia passione per le opere ingegnose. Gioco volentieri a quei giochi dove non  ha  parte alcuna la sorte. Mi diverte assaissimo la matematica, la geometria, il disegno, e qui mi ristoro, se la mia bella è arrabbiata. Mi consolo assai di più se mi ha fatto  partire contento. Perdonate signor Ottavio, se così parla uno che dovrà sposare sua figlia, ma anche voi lo sapete, tutte le donne hanno dei momenti buoni e dei momenti cattivi.

Ottavio: Bisogna essere filosofi, come lo sono io, per burlarsi di loro.

Lelio: Cari amici, se volete parlare di filosofia, andrò a sedermi nell’altra camera. Io vengo qui per rasserenarmi un poco, dopo gli imbarazzi delle mie cariche e della mia famiglia. E per quel poco che ci sto, voglio stare tranquillo.

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seconda scena

Pantalone e detti

 

Pantalone: Cari amici. Amicizia.

Ottavio: Amicizia (Si abbracciano e si baciano)

Pantalone: Amicizia.

Florindo: Amicizia. (Si abbracciano e si baciano)

Pantalone: Amicizia.

Lelio: Amicizia. (Si abbracciano  e  si baciano)

Pantalone: Amicizia.

Leandro: Amicizia. (Tutti dicono amicizia. Si abbracciano e si baciano.)

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Nella scena tredicesima c’è Leandro che  tenta di presentare a Pantalone un suo amico. Diciamo che  siamo in fase di tegolatura.

Leandro: Servo, Signor Pantalone.

Pantalone: Amicizia.

Leandro:  Amicizia. (Si  abbracciano e si baciano)

Pantalone: Questo è il nostro saluto. Non si fanno altre  cerimonie.

Leandro:  Va  benissimo. Tutti i complimenti sono caricature.

Pantalone:  Si  ben; si usa dir per civiltà delle parole, senza pensare al significato, senza intender,  come si dice, quello che voglian dire.  Per esempio, servitor  umilissimo   vuol dire  me dichiaro de esser suo servitore, ma se gli domandi un servizio che non gli comoda, quello ti dice di no. Padron reverito è  la stessa cosa; gli da del padron a uno che non si degna di praticar.

Leandro: Signor Pantalone, un mio amico vorrebbe essere della nostra conversazione.

Pantalone: E’ lui un gentiluomo?

Leandro : Certamente.

Pantalone: Piano con questo certamente. Dei galantuomini di nome ce ne sono  assai, è di quelli di fatto che ne mancano. Che prove avete che sia un galantuomo?

Leandro: Io l’ho sempre veduto trattare con persone civili.

Pantalone: Non basta. In tutte le conversazioni civili, tutti sono galantuomini, e col tempo si scoprono.

Leandro: E’ nato bene.

Pantalone: Non è la nascita che fa il galantuomo, ma le bone azioni.

Leandro: E’ uomo che spende generosamente.

Pantalone: Anche questa è una ragione equivoca: bisogna vedere se quel che spende è tutto suo.

Leandro: Io poi non so i di lui interessi.

Pantalone:  Dunque non si può impegnar che questi sia un  galantuomo.

Leandro: In questa maniera, signor Pantalone, avremo tutti in sospetto, e non praticheremo nessuno.

Pantalone: No, caro amico, intendiamoci bene. Non dico che abbiamo da sospettar di tutti senza ragione,  e che dobbiamo praticare solo quelli che conosciamo galantuomini con ragione;  anzi dobbiamo credere tutti persone da bene, fino a che non avessimo prove contrarie. Quelli però che non si conoscono più di tanto, si praticano con qualche riserva; se no si crede a tutto, si provano, si esaminano con delicatezza,  e se col tempo e coll’esperienza si trova un galantuomo di senno, si può dire con costanza di aver trovato un bel tesoro.

Leandro: Io questo che vi propongo  lo credo onestissimo, ma non posso essere mallevadore per lui.

Pantalone: Non importa, lo proveremo: e se sarà oro luccicherà.

Supposizioni delle donne  nella scena terza e quarta 

– Ma che diavolo fanno mattina e sera la dentro?

– Giocheranno a rotta di collo.

– Che vi sia qualche donna.

– Ed io vi dico che faranno all’amore.

– No, vi ingannate. Io ho saputo ogni cosa. Sentite, ma in segretezza. Fanno il lapis philosophorum.

– Sapete che si può dare? Mio marito sa di filosofia: sarà egli il capomastro.

– Vogliono cavar un tesoro.

–  E fanno un mondo di stregonerie.

– Ho sentito dire ancor io che fanno l’oro disputabile.

 

Nella scena 15°, 16° e 17° Eleonora, moglie di Lelio , e Beatrice, moglie di Ottavio con la cameriere Corallina, essendosi procurate, con artifici vari, le chiavi , tentano separatamente di introdursi  nel casino di conversazione, scoprendo che i loro uomini  non commettono niente di sconveniente creando però grande imbarazzo ai propri mariti.

ATTO TERZO scena terza. E’ la sera in cui entra un nuovo ospite: diciamo la sera dell’iniziazione.

Leandro e altri.

Leandro: Amicizia (Tutti fanno con lui il solito complimento. Si baciano e si abbracciano). Signor Pantalone, avete detto nulla a questi signori di quel compagno che vi ho proposto?

Pantalone: Cosa dicono gli altri, sono contenti di questo nuovo camerata?

Ottavio: Chi è, come si chiama?

Leandro: Egli è il signor Flamminio Malduri. Lo conoscete?

Ottavio: Io no!

Lelio: Lo conosco io. E’ galantuomo. Merita di essere ammesso nella vostra conversazione.

Pantalone: Bene, se lei lo conosce , si può ricevere. Cosa dite?

Ottavio: Io sono contentissimo.

Florindo: Ed io pure.

Leandro: Posso dunque farlo passare?

Pantalone: Aspettiamo un momento. Lo dobbiamo far entrare così con le mani in mano? Questo luogo costa parecchi soldi. Noi abbiamo speso e fatto quel che abbiamo fatto, e mi sembra giusto che chi entra debba pagar qualcosa. Che ve ne pare?

Leandro: Questo è un uomo generoso. Acconsentirà volentieri.

Pantalone: Facciamo così, che paghi la cena di stasera, dico male?

Lelio: Dite benissimo. Può pagar meno per entrare in una simile compagnia?

Florindo: Per me darò la mia parte.

Pantalone: Niente, signor Florindo; non facciamo mica per risparmiar la parte. Siamo tutti uomini a cui un filippo non scomoda. Si fa per un poco di chiasso e per un poco di allegria. Cosa dice il signor Leandro?

Leandro: Va benissimo, e con questo patto lo introduco senz’altro.(Esce)

Pantalone: Più che siamo, più allegri stiamo. Oh.. mi sono dimenticato di domandare una cosa.

Lelio: Che cosa?

Pantalone: Se questo signore è sposato. Da ora in avanti non solo non vogliamo le donne, ma neppure gli uomini sposati, perché non sanno custodire le chiavi.

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Scena quarta.

(Leandro, Flamminio e detti)

 

Leandro: Amicizia:

Pantalone: Gli avete insegnato il saluto?

Flamminio:  Servo di lor signori.

Pantalone: Che servo? Amicizia. (Si abbracciano e si baciano)

Flamminio: Amicizia (Si abbracciano e si baciano) Mi ha detto l’amico Leandro, che lor signori si degnano favorirmi..

Pantalone: Che degnar, che favorir. Questi termini da noi sono proibiti. Buona amicizia e niente altro.

Flamminio: Son qui disponibile a fare quello che è necessario.

Pantalone: Niente. Deve pagare la cena ed è tutto, e quello che stasera ha fatto lei, un’altra volta lo farà un altro novizio, così ci si diverte e si gode.

Flamminio: Se mi credete abile a supplire qualche incombenza, mi troverete disposto a tutto.

Pantalone: Qua non si fanno né maneggi, né affari e tutto il daffare consiste nel provveder a ben mangiare, ben bere e divertirsi.

Flamminio: Eppure si dice che qui tra di voi abbiate diverse inspezioni, diverse incombenze, alle quali si arriva col tempo.

Pantalone: Oibo! Freddure. Ciaccole della gente, alzate d’ingegno di quelli che noi non vogliamo nella nostra conversazione.

Leandro: Queste cose gliele ho già dette anch’io, ma non mi ha creduto Ottavio: Si, tutto il mondo è persuaso che la nostra unione abbia qualche mistero. Questo è un effetto della superbia

 

degli uomini, i quali vergognandosi di non sapere, danno ad intendere tutto quello che suggerisce loro la fantasia stravolta, sconsigliata e maligna.

Lelio: A tavola questa sera vedrete tutte le nostre maggiori incombenze. Chi trinca, chi canta, chi dice barzellette, e chi si applica seriamente a mangiar tutto come faccio io.

Florindo: Sapete che le donne qui non possono entrare?

Flamminio: E’ vero, sono proprio loro che fanno tante chiacchiere e che parlano di arcano.

Pantalone: Cos’è questo arcano. Qua non si fa scandalo, né si parla male di nessuno, né si offende qualcuno. Ecco qua i capitoli della nostra conversazione. Senta se possono essere più onesti, senta se possono aver bisogno di segretezza.

1)  Che non si riceva in compagnia persona che non sia onesta, civile e di buoni costumi.

2) Che ciascheduno possa divertirsi a suo piacere in cose lecite e oneste, virtuose e di buon esempio.

3) Che si facciano pranzi e cene in compagnia, però con sobrietà e moderatezza; e quello che eccedesse nel bevere, e si ubriacasse, per la prima volta sia condannato a pagare il pranzo o la cena che si sarà fatta, e la seconda volta sia cacciato dalla compagnia.

4) Che ognuno debba pagare uno scudo per il mantenimento delle cose necessarie, cioè mobili, lumi, libri e carte ecc..

5) Che sia proibita per sempre la introduzion delle donne, acciò che nascano scandali, dissensioni, gelosie e cose simili.

6) Che l’avanzo del denaro che non si spendesse, vada in una cassa in deposito, per soccorrere qualche povero vergognoso.

7) Che se qualcuno della compagnia caderà in qualche disgrazia, senza intacco della sua reputazione, sia assistito dagli altri, e difeso in amore fraterno.

8) Chi commetterà qualche delitto o qualche azione indegna, sarà cacciato dalla compagnia. E questo è il più grazioso e il più comodo di tutti.

9) Che siano bandite le cerimonie, i complimenti, le affettazioni: chi vuol andar vada, chi vuol restar resti; e non vi sarà altro saluto, altro complimento che questo: amicizia, amicizia.

Che le pare?  E’ una compagnia adorabile?

Flamminio: Sempre più mi consolo di esservi stato ammesso.

 

Come ha recentemente rilevato il critico  Folena, uno dei maggiori studiosi dell’opera goldoniana, a due secoli dalla sua morte, l’immagine di Carlo Goldoni è indiscutibilmente quella di uno dei grandi protagonisti del Settecento, e non solo di quello italiano. D’altra parte, i testi delle sue opere sono stati  tradotti in almeno 20 lingue, mentre si moltiplicano le messinscena delle sue commedie, maggiori e minori. Goldoni, mai come ora,  gode di una fortuna senza pari e che nessuno mette in discussione, anche fuori dai nostri confini.

Se d’altra parte si considera che la commedia LE DONNE CURIOSE  sia di ispirazione massonica, e che veramente il Goldoni abbia voluto rappresentare una loggia massonica, si potrebbe mettere in evidenza come tutti i vagheggiamenti delle donne (ed in questo caso potrebbero  rappresentare  il mondo profano) non siano per niente mutati negli ultimi 200 anni. Oggi la T.V. e tutti  i mezzi di comunicazione  hanno preso il posto delle donne curiose del Goldoni.  Non c’è quotidiano o settimanale, TV pubblica o privata, che non perda occasione per infamare la Massoneria, che non inventi arcani o stregonerie, lapis philosophorum o oro disputabile.

Ci consoli la risposta di Pantalone: “Ciaccole della gente, alzate d’ingegno di quelli che noi non vogliamo nella nostra conversazione.” E più ancora quella di Ottavio: Si, tutto il mondo e’ persuaso che la nostra unione abbia qualche mistero. Questo è un effetto della superbia degli uomini, i quali, vergognandosi di non sapere, danno ad intendere tutto quello che suggerisce loro la fantasia stravolta, sconsigliata e maligna.

 

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