LA MORTE DEL CIGNO

LA MORTE DEL CIGNO

Ora vi racconterò una storia di uccelli. Sul lago Budi cacciavano con ferocia i cigni. Gli si avvicinavano silenziosamente sulle barche e poi rapidi, rapidi remavano … I cigni, come gli albatri, si alzano difficilmente in volo, debbono correre, scivolando sull´acqua. Sollevano con difficoltà le loro grandi ali. Li raggiungevano e li finivano a bastonate.
Mi portarono un cigno mezzo morto. Era uno di quei meravigliosi uccelli che non ho mai più rivisto al mondo. Il cigno dal collo nero. Una nave di neve dal lungo e flessuoso collo come inguainato in una stretta calza di seta nera. Il becco arancione e gli occhi rossi.
Fu vicino al mare, a Puerto Saavedra, Imperial del Sur.

Me lo diedero quasi morto. Lavai le sue ferite e a forza gli caccia in gola pezzettini di pane e di pesce. Rigettava tutto. Ma poco a poco si riprese, e cominciò a capire che ero suo amico. E io cominciai a capire che la nostalgia lo stava uccidendo. Allora prendevo il pesante uccello fra le braccia e lo portavo al fiume. Nuotava per un po´, vicino a me. Io volevo che pescasse e gli indicavo i ciottoli del fondo, le sabbia su cui scivolavano gli argentei pesci del sud. Ma lui guardava con occhi tristi la distanza.

Così ogni giorno, per più di venti, lo portai al fiume e me lo riportai a casa. il cigno era quasi grande come me. un pomeriggio se ne stette più sulle sue, quasi assorto, nuotò vicino a me, ma non si distrasse ai gesti con cui volevo insegnargli di nuovo a pescare. Se ne stette tutto quieto e io lo presi di nuovo tra le braccia per riportarlo a casa. Allora, mentre me lo tenevo contro il petto, sentii come se si stesse srotolando un nastro e qualcosa, come un braccio nero mi sfiorasse il viso. Era il suo lungo e sinuoso collo che ricadeva così imparai che i cigni non cantano quando muoiono.

Confieso que he vivido. Memorias,
di Pablo Neruda, 1941,
trad.it. di Giulio Stocchi e Savino D´Amico,

Confesso che ho vissuto
Mondadori, Milano 1975, pag.23)

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