CELEBRAZIONE DEL SOLSTIZIO D’INVERNO

Celebrazione del Solstizio d’inverno

Car.·.mi Fratelli, fra due giorni il Sole entra nel segno zodiacale del capricorno: ha così inizio il Solstizio d’Inverno che occupa il primo posto tra le solennità dell’anno massonico.
Il Capricorno, nell’antico Oriente, lo si chiamava “pesce-capra”, cioè un animale dell’acqua con la coda del pesce e le corna.
Decimo segno dello Zodiaco, acquistò solo in un secondo tempo il suo nome attuale; è ritenuto un segno “saturnino” e viene associato come metallo al piombo (chiaro riferimento alchemico) ed al colore nero (il cui significato simbolico ci è abbastanza noto).
Il Sole percorre questo segno nel periodo che va dal 21 dicembre al 19 gennaio, un periodo al quale viene attribuita valenza positiva poiché inizia il solstizio d’inverno, quando le giornate cominciano ad allungarsi.
Tuttavia, a causa dell’associazione del “caprone” con la figura del diavolo, divenuta abituale in età cristiana, lo si guardò con una certa diffidenza e gli si attribuirono, da un lato caratteristiche astrologiche quali l’errore, l’inganno e la limitatezza, mentre dall’altro concetti quali la ricchezza, la riservatezza, la concentrazione e la forza dovuta alla perseveranza.
Anche per questa solennità massonica, come abbiamo visto per l’equinozio d’autunno, esiste una corrispondenza con le festività della religione cattolica.
La collocazione della festività di Santa Lucia a ridosso del Solstizio d’inverno, per esempio, è una di queste: Lucia, femminile di Lucius, deriva da Lux, Lucis; tradotto nel tardo greco in Lukìa, venne a significare, nell’ambiente cristiano, segno e promessa di luce spirituale.
La leggenda racconta che quando Pascasio ordinò di accendere le fascine per dare la vergine Lucia al rogo, questa, pregando, pare abbia pronunciato una frase dalla quale sarebbe nato il suo patronato sulla “vista spirituale”: “… ai non credenti toglierò l’accecamento della loro superbia”; in altro linguaggio poteva intendersi: “ai profani toglierò la cecità spirituale“.
Tra l’altro occorre dire che, secondo la tradizione, Lucia morì il 13 dicembre del 304. Quella data nella prima metà del XIV secolo coincideva con il solstizio d’inverno; a causa dell’anticipo del calendario giuliano rispetto all’anno solare risulta oggi anticipata di otto giorni. Sicché la sua festa, originariamente, simboleggiava l’annuncio della nuova Luce, la promessa di giorni più lunghi e di notti più brevi.
Dal XIV secolo è raffigurata con gli occhi posati sul piattino, mentre precedentemente veniva rappresentata con la palma del maritirio e una lampada, allusione al simbolo della Luce.
Nell’Isola di Ortigia, che fu il primo nucleo di Siracusa, il tempio più antico, del quale rimangono tracce sotto l’ala nuova del Palazzo Comunale, è dedicato ad Artemide. Successivamente, nel V secolo a C. nelle vicinanze venne eretto un tempio in onore di Atena, (simboleggiata dalla Luna: simbolo femminile e del principio regolatore della natura); una parte del tempio è stata poi trasformata nella cattedrale di Siracusa dove è custodita la statua processionale di Santa Lucia.
Forse queste coincidenze ci permettono di capire perché la martire adolescente viene rappresentata a Siracusa nelle sembianze di una solenne matrona, più che di esile fanciulla e con la lampada, simbolo della Luce divina. Il suo abito bianco e le candeline sul capo alludono alla sua funzione solstiziale, sebbene ora l’inizio dell’anno solare cada il 21 dicembre.
Altra corrispondenza più nota e più vicina all’inizio del Solstizio è quella del Natale. La nascita del figlio della Vergine, collocata anch’essa in prossimità del 21 dicembre, trae probabilmente le sue origini dall’antico culto di Mithra al quale i pagani tributavano gli onori nello stesso periodo.
Il Cristo, figlio del Dio di Abramo, portatore di Luce nel mondo, nasceva quindi nel momento in cui il Sole ricominciava la sua risalita allo Zenith, per simboleggiare il trionfo della Luce sulle tenebre, dello Spirito sulla Materia, del Bene sul Male.
Il Solstizio, quindi, è il simbolo della rinascita spirituale ottenuta attraverso la celebrazione dei riti d’iniziazione, la sconfitta del male e delle tenebre da parte del Sole, il trionfo della Luce. La festa, riferita al Natale cristiano, è dedicata a San Giovanni Battista perché Egli simboleggia la faccia di Giano che è rivolta verso l’Aurora e testimonia la forza purificatrice dell’Acqua.
In un antichissimo rituale si legge:
“Il Sole, simbolo visibile dello spirito, si è ritirato nelle caverne del settentrione. Le giornate si sono accorciate ed allungate le notti. Il dolore è nelle nostre anime, perché il Sole è calore, vita, Luce. Noi, Fratelli Carissimi, ravvisiamo in questa rituale morte una fase dell’eterna lotta del Bene contro il Male. Ma il nostro dolore è temperato dalla certezza che il Sole, dopo la sua annuale discesa agli Inferi, risalirà allo Zenith della nostra coscienza. Così lo spirito dell’uomo, dopo aver dormito nella misteriosa tomba di Saturno, vegliato dai neri corvi della morte, risorgerà a nuova vita in un volo di bianche colombe. è proprio in questa fase di solitudine e di tristezza che l’uomo deve riaffermare la propria indipendenza.
Fratelli, siate dunque vigili! In tal modo, contrastando il vostro stato di veglia col fecondo silenzio della Natura, giungerete a conoscere voi stessi”.
In conclusione, il Solstizio d’inverno, festa della Speranza, simboleggia la porta d’accesso alla caverna, la transizione dal buio alla luce, dalla morte alla rinascita a differenza di quello d’estate che rappresenta l’uscita dalla caverna cosmica.

Fr.·. V.B.

 

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