ROTOLI DEL MAR MORTO, OCCHIO ALLE MISTIFICAZIONI

ROTOLI DEL MAR MORTO, OCCHIO ALLE MISTIFICAZIONI       

Cinquant’anni dopo la scoperta vengono integralmente pubblicati i manoscritti del Mar Morto, antichi testi biblici redatti dagli ebrei esseni. Coi quali alcuni credono di poter scuotere l’edificio storico e dottrinale di giudaismo e cristianesimo. Ma solo al prezzo di evidenti manipolazioni. Peter Carsten Thiede, uno dei più autorevoli studiosi della materia, controbatte: “I rotoli attestano la storicità del background culturale e religioso dei Vangeli”

intervista a Peter Carsten Thiede a cura di Rodolfo Casadei        

Oramai è solo questione di giorni. Ancora una breve attesa e poi i papiri più famosi del mondo, quei manoscritti del Mar Morto che hanno fatto accapigliare due generazioni di storici, ermeneuti, biblisti, archeologi, ecc. si trasformeranno definitivamente nella prima grande impresa editoriale scientifica del nuovo secolo. Alla fine di gennaio comincerà la pubblicazione integrale dei 15 mila papiri (per lo più frammenti) di contenuto biblico rinvenuti nelle grotte di Qumran, in Cisgiordania. Il piano dell’opera, a cura della Oxford University Press, prevede ben 37 volumi. Molte voci si sono già levate per annunciare l’avvento di rivoluzioni teologiche e dottrinali sull’onda di questa pubblicazione. Per chiarirci un po’ le idee su quello che ci aspetta ci siamo rivolti a Peter Carsten Thiede, studioso tedesco professore di Storia del Nuovo Testamento presso la Scuola superiore di Teologia di Basilea e grande esperto dei Rotoli del Mar Morto: è visiting professor per questa materia presso l’università israeliana di Ber-Sheva nel Negev e direttore per la Rilevazione danneggiamenti dei Rotoli presso l’Autorità archeologica israeliana a Gerusalemme.

Professor Thiede, secondo alcuni studiosi l’imminente pubblicazione completa dei “rotoli del Mar Morto” scuoterà dalle fondamenta l’edificio della biblistica e costringerà a riscrivere intere parti della Bibbia. È d’accordo con queste affermazioni?

Non sono d’accordo per nulla. Gli esperti conoscono tutti i rotoli e i frammenti in questione da molto tempo. Non è affatto vero, come di tanto in tanto si legge qua e là, che ad importanti studiosi è stato impedito l’accesso ai testi. In parole povere, le principali teorie circa l’impatto dei Rotoli sulla Bibbia, sul giudaismo e sul cristianesimo sono ben note da tempo e, come si sa, sono piuttosto controverse. L’unica cosa che adesso cambierà davvero è che nessuno dovrà più necessariamente recarsi a Gerusalemme per leggere i rotoli. Tutti potranno farlo a casa loro, o in una biblioteca. Ma… c’è un importante “ma” da tenere presente: questi testi sono scritti in paleo-ebraico, in aramaico e in greco, e la maggior parte di essi sono molto frammentari e danneggiati. Saranno sempre necessarie grande preparazione e professionalità per capire il significato di questi frammenti di pelli e di papiro. Nei prossimi mesi dobbiamo sicuramente attenderci l’apparizione di molte teorie sensazionaliste basate sulla lettura dei Rotoli. Esse saranno diffuse da autori privi della competenza per capire ciò che hanno letto, ma dotati della volontà di nuocere alla Bibbia, oppure al giudaismo, oppure al cristianesimo.

I Rotoli del Mar Morto sono stati scoperti fra il 1947 e il 1956. Perché c’è voluto tanto tempo per arrivare alla loro pubblicazione integrale?

In realtà, i primi rotoli sono stati pubblicati già nel 1948! C’è voluto tutto questo tempo per arrivare alla loro pubblicazione integrale perché ci siamo trovati di fronte a migliaia di frammenti, quasi sempre molto piccoli, che dovevano essere ricomposti come in un puzzle. E naturalmente molti pezzetti del puzzle mancavano. Non va poi dimenticato che la maggior parte di questi testi erano in precedenza sconosciuti: ciò significa che gli studiosi non avevano un testo base di riferimento con cui fare i paragoni. Ricostruire e pubblicare un testo sconosciuto a partire dai suoi frammenti non è certo un’operazione facile. All’epoca della scoperta solo un pugno di studiosi era capace di un’impresa del genere. Fino al 1967 – cioè fino al momento della riunificazione di Gerusalemme – gli studiosi ebrei, che ovviamente sono i veri esperti della lingua ebraica, non erano autorizzati ad esaminare la maggior parte dei rotoli e dei frammenti, che erano conservati presso il Museo John Rockefeller a Gerusalemme est. Dopo il 1967 il vecchio team di esperti e gli studiosi ebrei si sono impegnati a formare una nuova generazione di studenti. E così grazie alla seconda generazione di studiosi dei materiali di Qumran, molto più numerosi di quelli della prima, si è potuto condurre a termine il lavoro.

Alcuni personaggi sembrano suggerire che le Chiese cristiane dovranno revisionare le loro dottrine alla luce dei rotoli di Qumran. Per esempio secondo Giza Vermes, uno degli studiosi di Qumran, le scoperte che ci vengono dai rotoli dimostrerebbero che nelle più antiche versioni dei Vangeli Gesù non era presentato come “figlio di una vergine”, ma semplicemente di una “giovane donna”. Davvero andiamo incontro a una stagione di importanti revisioni dottrinali?

Vermes sbaglia. Sulla “nascita verginale” di Gesù i rotoli non aggiungono nulla che già non sappiamo. In tutti i manoscritti in lingua ebraica contenenti la profezia di Isaia circa la nascita del Messia (Is 7, 14) viene usata la parola alma. Tecnicamente significa “giovane donna”, ma in tutti i casi in cui è utilizzata nelle Scritture, risulta riferita a giovani donne vergini. La cosa non è affatto strana: in una cultura tradizionale come quella degli antichi ebrei era ovvio che una giovane donna, se non era sposata o non era una prostituta, doveva essere per forza una vergine. La parola ebraica che significa “vergine” in termini biologici e anatomici è betula: la si può usare per definire donne di qualsiasi età, donne anziane comprese, che non hanno mai avuto rapporti sessuali. Ma Isaia usa la parola alma proprio per far capire che la vergine di cui parla è una giovane donna, una donna in grado di concepire e mettere al mondo un figlio. Quando, nel III secolo a.C., la Bibbia ebraica fu tradotta in greco dagli ebrei stessi per quegli ebrei della diaspora che non riuscivano più a leggere l’ebraico, per tradurre l’espressione alma di Isaia fu utilizzato il greco parthenos, che significa precisamente “vergine”. Ben prima che il cristianesimo facesse irruzione nella storia, per gli ebrei era assolutamente ovvio che la “giovane donna” di cui parlava la profezia di Isaia era una “vergine”. Matteo nel suo Vangelo non fa altro che citare la traduzione greca di Isaia. Dunque ha ragione al 100 per cento quando afferma che Isaia ha profetizzato una nascita verginale.

Alcuni anni fa lei ha preso parte al dibattito relativo al contenuto e alla datazione del frammento 7Q5 che, secondo la teoria di padre O’Callaghan, sposterebbe la data di redazione del Vangelo di Marco dall’inizio del II secolo d.C. all’anno 50 circa, trasformandolo nel racconto di un testimone oculare e in una prova importante della storicità dei Vangeli. Ma in generale, la pubblicazione dei rotoli di Qumran rafforzerà la storicità dei Vangeli oppure, al contrario, evidenzierà errori e incongruenze?

La pubblicazione finale di tutti i rotoli rafforzerà ulteriormente la storicità del background culturale e religioso dei Vangeli. Su questo non ho dubbi. Naturalmente i rotoli ci aiutano a capire certe parole ed espressioni presenti nel Vangelo, e perciò, in un paio di casi, le nostre traduzioni moderne potranno essere migliorate. Ma l’insegnamento o, come dice lei, la “dottrina”, resterà immutata.

Secondo una certa interpretazione, sostenuta soprattutto in alcuni libri di giornalisti anglosassoni, il cristianesimo non sarebbe altro che una religione di seconda mano derivata dalle dottrine degli Esseni, i cui monaci vissero presso il monastero di Qumran. La pubblicazione dei rotoli smentirà definitivamente questa interpretazione oppure no?

Sì, la smentirà completamente. Ora siamo assolutamente certi che Qumran non fu un “monastero”, ma un centro di formazione dove gli esseni – che sono a tutti gli effetti una corrente dell’ebraismo – trascorrevano un periodo che poteva durare fino a tre anni prima di uscire, insediarsi in qualche altra zona del paese, fondare famiglie e “cellule” missionarie, incaricate di diffondere la loro interpretazione delle profezie bibliche. I cristiani hanno fatto proprie alcune delle interpretazioni degli esseni e ne hanno respinte altre. Questa pratica non ha nulla di strano: i cristiani erano ebrei come gli esseni, avevano in comune con loro gli stessi testi di riferimento, cioè la Torah, i Profeti, i Salmi. Era normale che esistesse un “dialogo teologico” fra loro e gli esseni. Tuttavia – e questo è un aspetto decisivo – per quanto riguarda l’insegnamento circa Gesù di Nazareth come il vero, profetizzato e atteso Messia, figlio di Dio e Salvatore, i cristiani non hanno copiato alcun insegnamento esseno, ma proclamato una nuova, vittoriosa verità.           

di Casadei Rodolfo

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