LE FRATELLANZE

LE FRATELLANZE

Per prima cosa voglio chiarire perché vi parlo, non della “fratellanza” ma delle “fratellanze”. Il primo termine, la fratellanza, indica un concetto astratto, una idea, un valore. E considerato un argomento sicuramente esoterico ed iniziatico, rischia però di rimanere un argomento puramente intellettuale. Il secondo termine “fratellanze” indica invece una realtà molto concreta: gli ordini professionali o di mestiere caratterizzati da un particolare legame di solidarietà, almeno nell’epoca premodema. In greco il termine “frear” indica il pozzo e la parola “frater” significa “persona che attinge acqua dallo stesso pozzo”, indica pertanto un legame molto forte che deriva dalla condivisione di valori comuni ed essenziali alla convivenza. I Greci usavano una parola diversa (àdelfos) per indicare il legame famigliare.

Per seconda cosa devo dirvi perché affronto un tema che si potrebbe definire di tipo storico o sociologico, entrambi argomenti poco usati e direi anche poco amati in questa Officina. perché considerati di carattere puramente erudito e non esoterico.

Ritengo che questa convinzione sia profondamente errata, penso che l’analisi storica possa avere un contenuto esoterico molto ricco e che questa Officina potrebbe utilmente lavorare su temi di indirizzo storico. Il Lavoro di qualche fratello, in merito allo studio degli antichi testi di interesse muratorio, fu occasione di interessanti e ricorrenti riflessioni.

Purtroppo non sono uno storico e non posso intrattenervi su uno studio approfondito ma cercherò di chiarire perché la storia sia una miniera di insegnamenti di carattere iniziatico.

Quando chiacchieriamo di argomenti alchemici, tutti conveniamo che osservatore, osservazione e fenomeno osservato non siano entità separate ma intimamente legate ed inscindibili, aspetti diversi della stessa realtà. Eppure, subito dopo, ritorniamo ad essere schiavi della mentalità illuminista classificatoria che separa tutto in compartimenti stagni, che etichetta la storia fra le materie di carattere accademico e letterari, che ovviamente nulla hanno di esoterico. Dimentichiamo subito che noi non siamo diversi da quello che facciamo. Ciò che pensiamo, ciò che siamo, ciò che facciamo, sono invece la medesima cosa. Un ottimo modo per conoscersi è fare attenzione a quello che si fa. Noi siamo essenzialmente quello che facciamo. La storia è per definizione lo studio degli avvenimenti, cioè delle cose fatte da tanti altri nelle epoche passate. E una chiave di lettura del modo di pensare e di vivere di altre civiltà o della nostra, in periodi diversi. E uno strumento essenziale per diventare consapevoli dei condizionamenti culturali che limitano il nostro modo di comprendere, quindi di guardare e vivere la realtà. La “conoscenza” non e’ solo il risultato delle informazioni imperfette che ci derivano dai nostri sensi, è soprattutto il fiutto della elaborazione pure imperfetta, fatta con le idee che organizzano la mente e che la nostra “cultura” ci mette dentro senza dirlo chiaramente. Solo con un’analisi appropriata possiamo vagliare le convinzioni, cosa relativamente facile, molto più difficile è vagliare le certezze, specie quelle che paiono di “ordine e qualità superiori”.

Siamo condannati dal nostro carattere a trovare giuste le cose che ci piacciono o a temere come vere quelle che ci spaventano. Solo un’analisi di tipo solare può consentire di ridurre li mare di superstizioni che ci circonda. Avvicinarsi al Vero non è erudizione ma l’unico modo reale per incidere sul comportamento, altri metodi, di fatto, o non funzionano o sono frustranti, quindi negativi.

Le corporazioni di mestiere in epoca romana o bizantina non presentano caratteri di “fratellanza” spiccati come in epoca medioevale. Questo può dipendere dal fatto che la convivenza civile era abbastanza buona, l’ordine sociale, il diritto, regolavano la vita ed i rapporti quasi di tutti.

La vita medioevale era caratterizzata dalla violenza, solo la forza regolava l’ordine sociale, la giustizia si risolveva col duello, cioè il sopruso del più forte. Nelle Orazioni di Lisia la ricostruzione dei fatti occupava un ruolo centrale, negli atti processuali medioevali l’attenzione al fatto è praticamente inesistente. Dopo il collasso della pax romana, il percorso della convivenza civile riprende gradualmente con lo sviluppo delle comunità che si fondano sul comune sentire, sulla condivisione di valori, speranze, esigenze. Una società disgregata ed imbarbarita dalla violenza si ricostituisce con ordini monastici e con la ripresa delle corporazioni di mestiere, tutti caratterizzati da un forte senso di “fratellanza”. La solidarietà fraterna non è un atteggiamento mafioso che penalizza gli esclusi, è una ricchezza di chi partecipa che non danneggia in nulla i non aderenti, e una polis ideale che si ricrea . Essa si basa sulla condivisione certa di valori, sottolineo “certa” perché è proprio la sicurezza reciproca che vivifica i rapporti all ‘interno di una comunità. la sfiducia nel prossimo è sempre un atteggiamento costoso. Due persone che si fidano, costruiscono qualcosa, due che si guardano in cagnesco si bloccano a vicenda. Fratello è colui da cui ci si aspetta aiuto e/o lealtà e da cui non ci si deve difendere. Fratellanza è la fiducia reciproca che deriva dalla spontanea condivisione di valori e dalla certezza di comportamenti conseguenti.

Non si pensi però che un regime di fratellanza si consolidi e si mantenga su base spontanea.

Oggi siamo portati a pensare che tutto ciò che è naturale sia buono. Errore. l’uomo è naturalmente un selvaggio, la civiltà è un prodotto sofisticato ed innaturale, come l’olio, il vino ed il pane. Tutti prodotti artificialmente dal lavoro umano e non spontaneamente dalla natura, che produce soltanto pietre e non cattedrali.

Ora viviamo in una società che pur essendo assai lontana dall’essere buona è certo più ricca di valori condivisi. La riprova è che la sfiducia, diffusa, nella società attuale nasce dalla nausea provocata da comportamenti che oggi suscitano indignazione, ma che fino a ieri erano accettate come normali. Il problema della società di oggi. almeno nella fetta di mondo dove abbiamo avuto la fortuna di nascere, non è più la violenza ma il mantenimento dell ‘ordine, che è una cosa molto diversa. Il problema attuale è il conformismo, l’uniformità culturale. Tutto quello che abitualmente fanno gli altri è normale e va bene. Questo uccide primo lo spirito critico e poi l’etica.

Il sentimento di fratellanza risulta quindi naturalmente indebolito, l’estraneo non è più un pericolo potenziale da cui stare in guardia.

La fratellanza forse non è più indispensabile, è però sempre una ricchezza da difendere, avere dei “fratelli” è qualità di vita, come si usa dire. Il vecchio adagio un amico vale un tesoro” è sempre valido. Una fratellanza basata sui nostri valori è un ‘oasi in cui esercitare il gusto di pensare, la consapevolezza e la coerenza del comportamento. Dovremmo cercare e diffondere l’anticonformismo e non rincorrere l’omologazione dei media. La nostra fratellanza è quindi un bene da continuare a custodire e difendere. Un bene che non si conserva spontaneamente. Un elemento che appare evidente e tassativo in tutte le antiche fratellanze e, la presenza di un ordinamento strutturale e normativo rigido e severo che consentiva alla struttura di conservarsi.

Senza ordine, senza struttura, senza gerarchia la corporazione non vive e si dissolve e con essa la fratellanza.

G. B. Plin,  

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