CHI FA MOLTE DOMANDE

Chi fa molte domande

“Chi fa molte domande può a volte passare per imbecille; ma chi non ne fa rimane imbecille per tutta la vita”. Chiedo scusa della citazione. Per mio conto, a costo di sembrare imbecille, amo porre molte domande. Anzitutto, sono “io” in grado di fare del proselitismo Massonico? In che maniera, con quali principi dovrò caratterizzare il mio contatto col prossimo?

Il Rito (direi: il Simbolismo) parla della “pietra grezza” che si deve “squadrare”. Credo che la “pietra grezza” significhi l’uomo che non ha eliminato dal suo modo abituale di vivere certi vizi, di condotta e di pensiero; e la “pietra squadrata” equivale a chi è riuscito a comprendere se stesso fino ad avere eliminato le “scorze” (odi, affetti positivi e negativi, brame di autoaffermazione, di potere

Dopo queste semplici considerazioni la domanda che mi sono posta non ha più ragione di esistere.

Certamente,il mio progresso, simboleggiato dall’allegoria m.ca, è tuttora molto scarso; e perciò è scarsa la mia possibilità di fare del proselitismo e di intervenire nel campo profano. Certamente, se si trattasse solo di un proselitismo di tipo “associazionistico”, se l’azione di reclutare nuovi candidati si risolvesse con poche parole di tipo cameratesco, accompagnato da un abbondante entusiasmo gestuale, il problema non sussisterebbe. Ma esso diventa attuale qualora la scelta del candidato debba esser orientata tenuti presenti i principi per cui la M. esiste. Principi che non debbono essere solo “scritti” da qualche parte, ma devono essere vissuti dal Fratello Massone che si preparasse ad agire in campo profano. Ed a questo punto l’errore che spesso commettiamo diventa imponente. Purtroppo la maggior parte di noi, esseri umani, crede che, per far diventare vivo un principio in noi, basti prenderne coscienza, fissarlo nella memoria, e cercare di adeguare ad esso convenientemente la propria vita. Noi crediamo nell’azione meccanica di “trapianto” di un’idea, con un semplice atto volontario di accettazione.

Ma il fatto è molto più complesso. Il “trapianto” è molto simile a ciò che quotidianamente compiamo nel mondo fisico, spostando oggetti a nostro piacimento. Invece il PRINCIPIO diventa vivo in noi solo quando siamo riusciti a comprendere ciò che in noi è costituito come oppositore ad esso. Cioè, il Principio non può entrare a far parte del nostro mondo psichico finché vi esistano dei principi a quello opposti. Essi sono rappresentati dalle idee e dai convincimenti negativi; e la loro eliminazione non è neppure possibile mediante il procedimento meccanico di un’esclusione forzata, ottenuta con un atto di volontà categorico e violento, fosse anche sostenuto da vari esercizi meccanici, o fisici’, ma solo ed esclusivamente con un atto di onestà e di intelligenza. Le opposizioni all ‘acquisizione di idee nuove si vincono solo con un atto di riconoscimento della loro esistenza in noi e della loro precisa ed inequivocabile identificazione. A questo scopo è necessario operare su sé stessi con un duro lavoro di introspezione, fino al raggiungimento della completa libertà.

Il mio convincimento quindi, relativo alla necessità di un intervento del Fratello Massone nel campo profano, e del proselitismo, è questo: sono convinto della necessità di queste azioni, ma ritengo che debbano essere svolte solo da quei fratelli che hanno raggiunto un grado di perfezione di squadratura della loro pietra cubica, da non compromettere con la loro azione l’essenza stessa della Massoneria., travisandone i principi fondamentali. Personalmente ritengo di essere lontanissimo da quella meta, e di aver bisogno di continuare sulla strada dell ‘apprendistato,

D. vttr,

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