IL RITO

Il rito

M:. V .•.e carissimi Fratelli,

La Massoneria si basa, a mio parere, su tre cardini principali: lo studio dei simboli, l’ascolto dei fratelli e la partecipazione attiva al rito.

In questa tavola ho cercato di approfondire il significato del rito e del motivo per cui lo riteniamo cosi importante.

In situazioni di tipo conviviale udiamo sovente frasi come, “il brindisi di rito” , “i saluti di rito”, fanno parte del linguaggio ordinario. Il “di rito” indica un qualcosa di dovuto, un po’ noioso, che si deve fare possibilmente in fretta, per passare alle cose più importanti (spesso sedersi a tavola).

Per noi dovrebbe essere diverso.

Noi amiamo affermare che il lato fondamentale del nostro lavoro è la perfetta esecuzione del rito di apertura e chiusura dei lavori; il resto, le tavole, gli interventi, le proposte sono tutte cose in più che potrebbero anche non esserci. Non so se ciò sia vero, è comunque indicativo del valore attribuito.

Per il vocabolario italiano il termine Rito indica: “L’insieme di azioni, preghiere e formule che, disposte secondo una successione prestabilita, sono necessarie per stabilire il rapporto con la divinità”.

Nel glossario di vocaboli di significato speciale, a cura della R:.L:. Pedemontana, il Rito viene definito : “Cerimonia simbolica, conforme all’Ordine universale e perciò simbolo di questo. E un simbolo agito ed ha un’efficacia diretta sulla natura dell’essere che lo compie o comunque vi partecipa, anche se non ne ha coscienza attuale”.

Rito deriva dal latino ritum che originerebbe dalla parola sanscrita r-tà; oltre al significato di “cerimonia, consuetudine, modo, costume tradizionale”, le si deve attribuire un concetto ben più interessante e profondo ovvero di “armonia ordinata”5 Il rito è dunque legato al concetto di armonia.

Una sera un signore libero e di buoni costumi si reca in Piazza Vittorio, resta un certo periodo di tempo in una stanzetta cieca, in seguito, dopo l’esecuzione del rituale di Iniziazione, quel signore è diventato a tutti gli effetti e per sempre un Iniziato, un Massone.

E ancora, ogni giovedì sera entriamo in una stanza assolutamente normale, la “arrediamo”, eseguiamo un rituale d’apertura e da quel momento quella stanza, qualunque essa sia, diventa un Tempio. Al termine, essa ritorna ad essere una stanza qualsiasi.

Pubblicazioni ad interesse storico o antropologico trattano di riti magici, riti religiosi ed altri, così come nei vari Dizionari Massonici o nei libri sulla Massoneria vi sono lunghe disquisizioni sui vari possibili riti (Rito Scozzese Antico ed Accettato, Arco Reale, ecc.), ma su che cosa sia realmente un rito, come e perché agisca e a cosa serva, le notizie sono molto scarse.

  • A. Panaino: “Riflessioni inattuali intorno ai concetti di Rito e Ritualità”. Hiram 2/2000 pag. 51.
  • AI fondo di questa tavola ho raccolto alcune definizioni di Rito e Rituale tratte proprio da dizionari massonici. Vi prego di notare come, in qualche caso, siano copiate una dalle altre.

Il rito ed il rituale massonico presentano una serie di significati molto complessi.

Il primo e più evidente è rappresentato dall ‘ordine.

In questo ambito riconosco l’ingresso in tempio: i fratelli incedono lentamente secondo un criterio preciso, in silenzio, al suono di una musica.

Anche lo svolgimento degli interventi rientra nella medesima sfera d’azione: la parola viene data ad un fratello per volta, ci si rivolge sempre e solo al Maestro Venerabile e non si assiste a discussioni tra fratelli.

Lo sviluppo ordinato della tornata è fondamentale ai fini della concentrazione.

Nuovamente l’ingresso in tempio e la nostra posizione d’ordine sono molto evocativi di questo secondo significato. La capacità di lasciare fuori dalla porta i nostri pensieri, futili o gravi che siano, è essenziale al fine di una reale efficacia delle nostre riunioni.

Vi è ovviamente di più. Il mettersi all’ordine rappresenta un momento importante per realizzare chi siamo e dove siamo in ‘quel preciso istante. Alcune situazioni come l’accensione delle tre luci ed il tracciamento della tavola sono sicuramente dei momenti topici del nostro rito. Scagli la famosa prima pietra il fratello che riesce sempre a mantenersi concentrato in tali momenti.

E ciò è purtroppo grave.

Talora mi chiedo come sarà possibile avere la consapevolezza di essere un Massone in ogni momento della mia vita, se non riesco a restare concentrato neppure nei pochi minuti dello svolgimento del rituale di apertura.

“Tutta la forza della dottrina del Buddha consiste nel dominio della mente. Se domini la mente avrai il controllo sul corpo e la parola. La padronanza della mente si raggiunge essendo sempre consapevoli di tutti i propri pensieri e delle proprie azioni. Se resti sempre consapevole praticando la tranquillità e l’introspezione prima o poi sarai in grado di riconoscere la saggezza anche in mezzo alle attività ed alle distrazioni di tutti i giorni.

Poiché la consapevolezza è la soluzione e la cura di tutte le afflizioni del samsara”.

                DLGO w-1YENTSE RIMPOCE (Viaggio          l’illuminazione).

“La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a pensare ad altro”.

JOHN LEÈ•OJON citata da Anthony De Mello.

Che cosa sto facendo e perché? Penso che questa sia una domanda che dovrei pormi più sovente. In tempio e fuori. Restando in ambito Buddhista potrebbe essere un buon Mantra.

Il rito ed il rituale, con la loro straordinaria ricchezza di simboli, rappresentano inoltre un fondamentale mezzo di comunicazione.

I rituali sono messaggi che ci giungono dal passato.

Noi usiamo sovente il termine Tradizione per indicare i mittenti di tali messaggi, sulla definizione di questo termine in Pedemontana si potrebbe parlare per ore.

Il nostro primo dovere è di trasmettere intatto questo insegnamento alle generazioni di fratelli che ci seguiranno, anche se non capiamo assolutamente nulla di ciò che significa.

Un altro aspetto della comunicazione è rappresentato dalla “curiosità” ed interesse che ci suscitano i contenuti di questo insegnamento.

Perché apriamo a mezzogiorno, e chiudiamo a mezzanotte?

Perché tutto il rituale d’apprendista è diviso per tre?

Perché si accende il testimone?

Perché in grazia dell’ora e dell ‘età? E così all’infinito.

Il terzo e più importante livello di comunicazione è legato all’azione che il rito dovrebbe avere direttamente sui partecipanti. È difficile definire in che termini; questo dipende dalle nostre personalissime convinzioni, tuttavia credo che tutti noi in qualche particolare momento “sentiamo” qualcosa di diverso, di più profondo rispetto a quello che semplicemente “udiamo” .

E suggestione? E l’azione del rito? Il rito ed i simboli ci comunicano qualcosa? E noi sentiamo? O ascoltiamo semplicemente delle formule lette su un libro.

Ammesso che l’azione del rito sia reale, noi siamo recettori inerti?

Gli attori del rito siamo noi; allora sarà probabile che l’azione sia più efficace se è presente una consapevolezza, una concentrazione, un ordine.

Mi sembra ovvio che la differenza tra un disegnino infantile su una lavagna ed “il Tracciamento della Tavola” non dipenda dal disegno in sé, ma, evidentemente, dalla situazione e dalla nostra personale capacità di intuizione.

Si parla infatti di partecipare al rito e non di assistere.

Nel rito massonico, ed in particolare nella Catena d’Unione, si riconosce anche un importante aspetto di legame, di coesione tra i fratelli.

L’azione della Catena d’Unione è definita dal fratello Adriano come: “La necessità, da un lato, di porre la massima cura a non consentire l’insorgere nel proprio animo di “resistenze” indebite onde non danneggiare se stessi o gli altri Fratelli con un ‘azione tecnicamente destabilizzante e, dall’altro, di mantenere costante un legame armonico con i Fratelli onde non ostacolare il flusso regolare delle energie e, conseguentemente, sminuire, se non annullare, I ‘efficacia del rito”?.

Ritroviamo dunque quel concetto d’armonia ordinata che corrisponde alla etimologia sanscrita della parola rito. Non solo nella Catena d’Unione ma in tutti i riti, come vedremo anche successivamente, la distrazione o deconcentrazione di qualche fratello, non rappresenta solo un problema per il medesimo massone, bensì rende meno efficace l’azione rituale.

In quest’ambito entra il discorso del ritualismo. Ovvero la degenerazione del contatto tra l’essere ed il fare. L’esecuzione di gesti verbali e non, senza un coinvolgimento interiore.

L’ossessione del rituale fine a se stesso, senza chiederci dove siamo, come e perché. È l’ipocrisia in senso etimologico. In Grecia l’attore che indossava una maschera veniva chiamato ipocrita. Che letteralmente significa “sotto la maschera” . Di qui il fastidio che tutti noi proviamo quando assistiamo, durante le riunioni formali, a tipiche scenette “profano/massoniche”, come baci e triplici abbracci, dichiarazioni di fratellanza ben sapendo che si tratta di forme “di rito” come dicevamo all’inizio.

E non basta, esiste anche l’esecuzione, magari concentrata, di forme “pseudorituali”, o di rituali fasulli. Un rituale per definizione deve essere semplice e puro; con un significato simbolico preciso per ogni atto eseguito. Quando i partecipanti, che ignorano del tutto o in parte tale significato, aggiungono forme

7 Tavola: “Alcune riflessioni sul Rito della Catena d’Unione”, 1999 Fratello A. O.

esteriori, anche belle, ma prive di un contenuto simbolico reale, si ottiene una “intossicazione” del rito, con il grave rischio di non sapere più riconoscere il reale dal formale.

Per contro, ogni volta che una tornata è particolarmente riuscita, o quando un’iniziazione eseguita in maniera corretta, permette, in qualche misura, di vivificare il ricordo della nostra, si crea davvero un forte legame che ci unisce, che non credo dipenda solo da una manifestazione di tipo emozionale.

In qualche particolare situazione ci rendiamo conto di non essere solo temporanei compagni di viaggio, ma di essere Fratelli, nel senso autentico. Di vivere insieme, di cercare insieme, che è poi una delle fondamentali funzioni della Loggia massonica.

Il rito è dunque un comportamento individuale e comune nello stesso tempo che coinvolge il Fratello e la Loggia cui appartiene. La Loggia, con l’azione del rito, permette di risvegliare in ogni massone la possibilità di una crescita interiore.

Resta l’ultimo e più profondo significato del rito. La capacità, eseguendo correttamente il rituale, con la giusta concentrazione e disponibilità, di metterci in contatto con il Sacro.

L’azione teurgica del rito. Così l’aveva definita il Fratello Lino in una tavola del 19948 .

Qui il parlare diviene difficile.

Se pensiamo che esista una realtà sovrarazionale, e che tale realtà sia in qualche modo avvicinabile dall ‘essere umano, allora questa azione è vagamente comprensibile.

Non so in che modo, ma è l’niziazione a rendere per noi accessibile questa sfera.

In Massoneria la presenza di un rito in tutte le riunioni esprime una certa concezione del mondo e dell’uomo. Noi non parliamo di religione, tuttavia attraverso il rito stabiliamo una relazione con quell’entità assolutamente misteriosa che definiamo Grande Architetto dell ‘Universo.

Il rito massonico, come abbiamo visto, è in grado di trasformare una stanza in tempio, un profano in iniziato, di cambiare lo spazio ed il tempo, permettendo l’ingresso in uno spazio e in un tempo radicalmente diverso da quello della nostra vita quotidiana.

La loggia va da occidente ad oriente, da settentrione a meridione, dallo zenit al nadir. Si apre a mezzogiorno e si chiude a mezzanotte. In punto.

Tutto questo grazie al rito.

Perché tutto ciò accada si richiede che tutti i presenti siano iniziati.

“LE Parole Sacre che la Tradizione orale ci tramanda non possono avere l’unico compito di riprodurre in suoni i contenuti di simboli o di segni grafici: quelle Parole devono essere Parole di Vita, cioè far si che la vita che in esse è contenuta si riproduca nelle nostre vite e le animi dall’interno”[1].

Questa frase tratta da una tavola del Fratello Fabrizio ci aiuta a capire meglio questo tipo di azione. La partecipazione al rito consente all’Iniziato di vivificare quella particella di Divino, in lui contenuta, non in modo automatico o passivo, ma fomendogli la “linfa vitale” che gli permetterà di far crescere ed elaborare il tutto nel suo intimo.

Tavola: “Rito”, 1994 Fratello R. S.

Come e in che misura avvenga tutto ciò mi è purtroppo ignoto e va molto al di là delle mie scarse capacità.

La trasformazione (trasmutazione?) del nostro Io disordinato e multiforme in un essere armonico ed ordinato rappresenta, per noi, un obiettivo primario.

Durante il rito ci è offerta la possibilità sia singolarmente, sia come Loggia di “armonizzarsi”, di “sintonizzarsi” con i disegni del Grande Architetto dell ‘Universo.

Peccato che noi ce ne rendiamo conto solo per brevi attimi. Sovente ci capita di pensare ad altro.

                             S. Cinn,

RITO

Termine di incerta etimologia: secondo alcuni deriverebbe dal sanscrito “ria” che significa “ordine”, indica un insieme di norme e di azioni, in gran parte simboliche, che vanno applicate fedelmente sul piano religioso, per realizzare la comunicazione tra il singolo (o un gruppo) e la Divinità. Tra i riti più importanti sono: il Sacrificio (v.) e la Preghiera (v.).

“Riti e rituali nella storia dell’uomo”, osserva G. Capruzzi, “sono stati sempre innumerevoli e di varia natura e di varia origine. Ma nelle più svariate manifestazioni di ritualità, troveremo sempre un costante rapporto fra l’uomo e certe forme esteriori. Così possiamo incontrare, nello studio della materia, le più impensabili classificazioni di riti; classificazioni che, tra l’altro, possono essere anche oggetto di esame da vari punti di vista. . . . La Scuola Sociologa francese (E. Durkheim) divide ad esempio i riti in positivi e negativi, i primi sarebbero quelli che esaltano il principio unificato della vita sociale (riti sacrificali, riti mimetici, di espiazione); i secondi, invece, sarebbero quelli che impediscono il contatto (nocivo) dei profano con il sacro : questi sarebbe, per esempio, il calendario – ritualmente inteso – come espressione della discriminazione dei giorni festivi (sacri) da quelli comuni (profani); sarebbero anche le iniziazioni in genere – dal punto di vista sociologico – che si sostanzierebbero in riti di separazione di alcuni uomini da altri; le pratiche ascetiche che sarebbero separative (tra l’individuo singolo, di fronte al resto del gruppo ecc.)”. (da R. M. 1. 9, nov. 1974).

Scrive A. Corona (Hiram n. 6, giugno 1986): “Per quanto riguarda la Comunione Massonica Italiana essa considera i Riti come Corpi Massonici deputati ad accrescere la sapienza iniziatica dei Fratelli ed afferma, nella certezza di essere nel vero, che i primi tre gradi costituiscono la parte essenziale della Massoneria. Basterebbe osservare che, mentre in tutto il mondo esiste la Massoneria, la stessa cosa non può dirsi per i Riti. Comunque anche laddove i Riti esistono, essi si trovano in modo altemo: ora l’uno ora l’altro, mentre la Massoneria è la “conditio sine qua non” perché esistano i Riti. E, tuttavia, è doveroso riconoscere che se i Riti adempissero al propri compiti sarebbero utilissimi, perché è naturale che molti Fratelli Massoni, arrivati al Terzo Grado, maturino particolari vocazioni: vi sono quelli che vogliono approfondire i temi ritualistici, vi sono quelli che affrontano i temi filosofici, quelli che preferiscono i temi etici e, così via, per le vane inclinazioni di ogni Fratello. Dunque il compito dei Riti è tutt’altro che secondario e tutt’altro che inutile”.

Bisogna evitare però che i Riti si rivelino scatole vuote e cioè, che anziché arricchire la filosofia sapienziale dei Fratelli, si limitino a funzioni burocratiche quali la raccolta di ulteriori capitazioni o alla consegna di medaglie e medagliette, di sciarpe, feluche, cilindri e nastrini di decorazioni e di altre cose molto importanti nel mondo profano. Se nel mondo profano ad un simbolo non corrisponde un significato e un contenuto la cosa non è particolarmente grave.

In Massoneria, invece, ogni cosa, ogni simbolo deve avere il suo significato, deve avere la pienezza di un contenuto.

(Luigi Troisi: “Dizionario massonico”, Bastogi Editore)

RITUALE

In Massoneria è l’insieme delle dichiarazioni, degli atteggiamenti e dei movimenti simbolici risalenti alle origini di quello spiritualismo occidentale da cui nacquero la Misteriosofia, la tragedia greca ed alcune scuole filosofiche, tra cui quella di Pitagora scrive C. H. Claudy (Introduzione alla Massoneria, Edizioni Bastogi, Foggia 1983): “11 Rituale il filo che ci unisce ai nostri predecessori i quali, con i loro Rituali si collegavano a tradizioni anteriori. Allo stesso modo i rituali che affidiamo al nostri fratelli saranno il legame che li unirà a noi, e attraverso di noi, ai Massoni delle origini. Più noi ci allontaniamo nel tempo dalle nostre origini e più attenzione dobbiamo prestare nel trasmettere alla posterità i Rituali come li abbiamo ricevuti. Alterare questa catena di unione significa indurre in errore coloro che vengono dopo di noi e a nulla varrà invocare da parte nostra l’errore di chi ci ha preceduto o i nostri vuoti di memoria”.

“I Rituali detti iniziatici” scrive M. Eliade (La nascita mistica, Morcelliana, 1974) “denotano, spesso, una deplorevole povertà spirituale. Il fatto che gli adepti abbiano potuto vedervi dei mezzi infallibili per accedere alla gnosi suprema prova a che punto l’uomo moderno ha perso il senso dell’iniziazione tradizionale. Ma il successo di questi tentativi prova pure il bisogno profondo di essere “iniziato”, cioè di essere rigenerato, di partecipare alla vita dello spirito.

Da un certo punto di vista, le sette e i gruppi pseudo-iniziatici svolgono una funzione positiva, poiché aiutano l’uomo moderno a trovare un senso spirituale alla sua esistenza drasticamente desacralizzata”.

(Luigi Troisi: “Dizionario massonico”, Bastogi Editore)

RITO

Cerimonia simbolica, conforme all’Ordine universale (Sanscrito: rita) e perciò simbolo di questo. E un simbolo agito ed ha un’efficacia diretta sulla natura dell’essere che lo compie o comunque vi partecipa, anche se non ne ha coscienza attuale.

L’efficacia di un Rito e subordinata al ricevimento dell’autorizzazione a compierlo validamente ed al perfetto svolgimento di esso secondo le tecniche e le regole tradizionali previste. Non deve essere confuso con la semplice Cerimonia che, priva dei sopraddetti requisiti di simbolicità, di legittimità e di rigorosa esecuzione, rappresenta solo qualcosa di inessenziale. La semplice cerimonia agisce a livello psichico, mentre il Rito agisce a livello spirituale., Dicesi anche Rito quell ‘Istituzione Massonica che e susseguente ai primi tre Gradi, avente il fine di proseguire lo sviluppo spirituale dei Fratelli Maestri e di coordinare e seguire con amore e fratellanza i Lavori dei primi tre Gradi.

(Glossario di vocaboli di significato speciale, a cura della R:. L Pedemontana).

RITUALE

Aggettivo: ciò che avviene secondo il Rito.

Sostantivo: la codificazione tradizionale delle Cerimonie che si svolgono nelle diverse fasi e circostanze del Rito, ed il significato simbolico di ciascuna di esse. (Glossario di vocaboli di significato speciale, a cura della R:.L:. Pedemontana).

RITO

Complesso di norme che regolano le cerimonie, specie di un particolare culto religioso.

Tuttavia il termine ha assunto significati differenti, a seconda dei contesti nei quali è impiegato. Nel linguaggio corrente, designa ogni specie di comportamento stereotipato, che non sembra essere imposto da qualche necessità o dalla realizzazione di una finalità secondo dei mezzi razionali. Sono considerati Riti le istituzioni desuete come un cerimoniale sorpassato, e le manie sono spesso annoverate nella stessa categoria. In realtà tutti questi impieghi della nozione si riferiscono a quello che designa un comportamento sociale, collettivo, nel quale appare più nettamente al contempo il carattere ripetitivo del Rito e soprattutto quanto lo distingue dalle condotte razionalmente adattate ad un fine utilitario.

Quindi il rito si presenta come un’azione conforme ad un uso collettivo, la cui efficacia è almeno in parte d’ordine extraempirico. I Riti sono sempre in rapporto con miti religiosi o sociali, che simboleggiano e mantengono in vita, mentre questi sostengono, spiegano e giustificano il Rito stesso. Il mondo dei Riti è immenso, e penetra il campo della religione, delle diverse forme di magia (v.), della divinazione (v.) e di pratiche simili, della vita . civile, dei gruppi e delle società.

I Riti religiosi mirano, come fine primario, a rendere omaggio alla divinità, e ad attualizzare il sentimento di fascino esercitato dal sacro, ma comportano anche un ‘idea di efficacia talora puramente spirituale (l’unione alla divinità), talora anche più materiale (la fecondità femminile).

I Riti magici invertono il rapporto tra omaggio ed efficacia, a vantaggio di quest’ultima, che è allora sempre di carattere materiale. Una forma speciale di Rito è costituito dallo sciamanismo (v.), che consiste in un Rito di divinazione accompagnato da fenomeni di trance. Lo sciamano diagnostica una malattia e le sue cause, necessariamente spirituali, poi scaccia il demonio dal cuore del paziente per apportare la guarigione. Lo studio dello sciamanismo ha posto in rilievo una spetto interessante, in quanto in molti casi questa pratica conferisce un’occupazione ed uno statuto sociale a persone aberranti.

I Riti totemici sono destinati a far entrare il gruppo in rapporto con una o più specie di animali, di piante, e perfino di fenomeni naturali, considerati come antenati del gruppo con i quali si identifica in quel momento.

I Riti di passaggio riguardano a loro volta la totalità delle persone, e rivestono una notevole importanza nell’integrazione sociale. Tali Riti segnano il passaggio di una persona da uno stato ad un altro.

I principali sono quattro: i Riti riguardanti la nascita, l’iniziazione. Il matrimonio e la morte. Nelle società religiose ed esoteriche l’importanza maggiore è attribuita al Rito di iniziazione, attraverso il quale il neofita entra a far parte del gruppo. Altri Riti simboleggiano e sottolineano la distanza sociale, come quelli praticati nel corso della visita di un dignitario civile od ecclesiastico. La società civile, come quella religiosa, entra in contatto con il suo sacro mediante Riti compiuti, sia nel corso di feste (come la festa nazionale), sia durante diverse commemorazioni (fine di un conflitto, anniversari storici. Il Rito nell’ambito della Chiesa cattolica ricade nel campo della Liturgia (v.).

(Dizionario Esoterico-Massonico a cura di Riccardo Chissotti)

RITUALE Termine usato per indicare i libri contenenti l’insieme delle norme che regolano lo svolgimento dei riti (v). Nell’antica Roma erano chiamati Libri rituales un gruppo di opere tradotte dall’etrusco (I secolo a. C.) in cui venivano precisate le norme da seguire nelle varie circostanze della vita sociale, come fondazioni di città o di templi, proprietà privata e leggi militari. Nella Chiesa cattolica il Rituales romanum, promulgato da Paolo V (1614), stabilisce le cerimonie per l’amministrazione dei sacramenti, le formule per la benedizione e l’ordine per le esequie.

In Massoneria è l’insieme delle dichiarazioni, degli atteggiamenti e dei movimenti simbolici risalenti alle origini dello spiritualismo occidentale, da cui nacquero la misteriosofia, la tragedia greca ed alcune scuole filosofiche, tra cui quella di Pitagora (v.). Secondo il Claudy (Introduzione alla massoneria, Ed. Bastogi, 1983), “il Rito e il filo che ci unisce ai nostri predecessori, che coi loro Riti si collegavano a loro volta a tradizioni anteriori. Allo stesso modo i Riti che noi affidiamo ai nostri fratelli saranno il legame che li unirà a noi e, attraverso noi, ai Massoni delle origini. Più ci allontaniamo nel tempo dalle nostre origini, più attenzione dobbiamo prestare nel trasmettere ai posteri i Riti come li abbiamo ricevuti. Alterare questa catena di unione significa indurre in errore coloro che vengono dopo di noi, ed a nulla varrà invocare l’errore di chi ci ha preceduto od i nostri vuoti di memoria”. Secondo Eliade (La nascita mistica, Morcelliana, 1974), “I Riti iniziatici denotano spesso una deplorevole povertà spirituale. Il fatto che gli adepti abbiano potuto vedervi dei mezzi infallibili per accedere alla gnosi suprema prova a che punto I ‘uomo moderno abbia perso il senso dell ‘iniziazione tradizionale. Ma il successo di questi tentativi prova pure il bisogno profondo di essere iniziato, cioè di essere rigenerato, di partecipare alla vita dello spirito.

Da un certo punto di vista, le sette ed i gruppi pseudo-iniziatici svolgono una funzione positiva, poiché aiutano l’uomo moderno a ricercare e trovare un senso spirituale alla sua esistenza, oggi più dissacrata che mai”. (Dizionario Esoterico-Massonico a cura di Riccardo Chissotti).


[1] Tavola: “La buccia e il nocciolo”, 2000 Fratello F.C.

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