BREVE ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI DI GIOVANNI AMENDOLA

BREVE ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

POLITICI DI AMENDOLA

Tratto da: Giovanni Amendola La crisi dello stato liberale Scritti politici dalla guerra di Libia all’opposizione al fascismo a cura di Elio d’Auria, presentazione di Renzo De Felice, Roma, Newton Compton, 1974

NECESSITA’ PER LA CAMERA D’INTENDERE IL PROPRIO DOVERE

Dal Corriere della Sera, 12 dicembre 1916

Il voto politico, col quale si chiuse la scorsa settimana parlamentare, non toglie valore ai giudizi ripetutamente formulati in queste colonne intorno alla persistente passività della Camera di fronte alle manifestazioni dei socialisti. Il voto, non v’ha dubbio, ha confermato ancora una volta che la grandissima maggioranza della Camera sostiene, col Ministero Boselli, la politica della guerra, né poteva essere diversamente, perché la Camera non poteva trovarsi in contrasto col sentimento del Paese, che essa deve riflettere ed interpretare.

E dal maggio 1915 fino ad oggi (nessuno potrà disconoscerlo) la Camera ha sempre cercato di uniformare i suoi atteggiamenti alle esigenze, in vario modo manifeste, della coscienza nazionale. Oggi il Paese vuole la politica della guerra per l’intuito finissimo che esso ha della situazione internazionale; si stringe perciò, disciplinato, al suo Governo, presieduto dall’Onorevole Boselli – e la Camera si atteggia in conformità alla volontà del Paese, compresa come è della necessità di mantenere inalterata quell’armonia che fu causata dagli eventi alla vigilia del nostro intervento.

Tutto ciò non si discute: è un fatto. È anzi, il fatto su cui riposa l’azione politico-militare dell’Italia attraverso la grande guerra. Se non che il riconoscimento di quel fatto non ci vieta di riconoscere e di denunciare il pericolo inerente all’attitudine tenuta dalla Camera di fronte ai socialisti.

Una situazione che non è qualche cosa di statico e di immobile ma è invece qualcosa di dinamico, di variabile.

E noi vogliamo scrutarla e valutarla non solo nella sua realtà attuale, ma altresì in tutte le sue possibilità e in tutte le sue ripercussioni prossime e remote. Solo il passato ha termini fissi e immutabili: il presente e l’avvenire sono opera dell’uomo; e noi abbiamo bisogno dell’assoluta certezza che i nostri uomini politici e le opere loro siano all’altezza dei compiti che la grande situazione internazionale impone all’Italia.

Quei compiti si riassumono nella partecipazione più intensa e meglio organizzata al grande sforzo che la Quadruplice si appresta a compiere, mediante organi più semplici e più adatti, per risollevare le sorti della guerra.

Mentre questa è la necessità che urge – necessità animosamente accettata dai nostri Alleati – noi assistiamo qui da noi allo spettacolo di un partito politico e di un gruppo parlamentare, i quali freddamente si sono accinti all’attuazione di questo premeditato programma: fiaccare la volontà degli italiani quando più occorre tenderla; insinuare la tentazione sugli animi quando più occorre preservarli nell’ascesi del sacrificio; ostacolare il funzionamento dei congegni della vita nazionale nella misura concessa dalle eccezionali circostanze; sobillare ed alimentare agitazioni locali ingiustamente predisposte contro la politica della guerra; creare infine le condizioni politiche e parlamentari favorevoli alla ripresa di contatti produttivi fra quei partiti che non vollero o vollero tardivamente la guerra, o che potrebbero un giorno trovarsi concordi nel volere prematuramente la pace.

E di fronte a quel partito e a quel gruppo che mostrano di avere una volontà e un programma, noi non vediamo che alla Camera si manifestino altre volontà, politicamente valide e combattive in sostegno dell’altro programma: di quello, cioè, che trova la sua espressione parlamentare nella parola fervida e degna di Paolo Boselli e che si identifica con la fedeltà alle alleanze, col successo della guerra e col trionfo delle rivendicazioni italiane.

Che i socialisti tentino la loro azione può essere un fatto che riguarda loro; che la maggioranza liberale della Camera li lasci dire senza opporre un limite all’opera loro, è assolutamente ingiustificabile. Intendono o non intendono i deputati che col loro voto hanno sostenuto la guerra, dove i socialisti si propongono di arrivare?

L’inverno, nonostante i seri tentativi che saranno compiuti dai Governi dell’intesa, trascorrerà probabilmente senza che la situazione militare abbia a mutare in senso più favorevole all’intesa stessa. E evidente che i socialisti si propongono di impiegare questa situazione militare (alla quale si aggiunge quella economica, con l’inevitabile limitazione dei consumi) ai fini della loro propaganda.

Essi vogliono, avvilendo gli spiriti, creare in Italia l’animo della pace.

Nel paese questi loro propositi, non appena riconosciuti, hanno suscitato una vivace resistenza: ed è certo, in ogni caso, che i socialisti non troveranno la via libera.

È possibile che la Camera mostri di intendere meno del Paese la necessità della resistenza?

Che la Camera non intenda la necessità di superare l’inverno, nel raccoglimento di un’intensa preparazione e col sistema di un’incrollabile serietà morale e politica, per condurre l’organismo della Nazione, senza scosse e senza tentennamenti, fino al giorno della ripresa militare: quando le sorti della guerra si piegheranno alle volontà compiute dei popoli dell’Intesa, e la situazione militare subirà ancora una volta una radicale trasformazione?

Spetta alla Camera di chiarire la propria situazione, e di dissipare ogni possibilità di interpretazioni svantaggiose dei suoi atteggiamenti.

I voti non esauriscono tutta la vita parlamentare, la quale non è soltanto statistica di mutevoli atteggiamenti individuali, ma è giuoco complesso di forze morali e politiche.

Risolleveranno i socialisti la questione politica a proposito dell’esercito provvisorio? Sarà per la Camera un ‘ ottima occasione per chiarire. Non soltanto col voto, ma con più significativa manifestazione di pensiero e di volontà, quello che nella settimana scorsa non è stato ancora chiarito.

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