L’UGUAGLIANZA MASSONICA

LIBERTA’, UGUAGLIANZA, FRATELLANZA

Fin dalla mia iniziazione e per il tempo trascorso alla Colonna del Settentrione nel grado di Apprendista ho ascoltando gli insegnamenti di Voi M\V\ed i lavori dei Fratelli Maestri e Compagni ed ho potuto meditare sui concetti di LIBERTA’, UGUAGLIANZA, FRATELLANZA che rappresentano le modalità di appartenenza al nostro Ordine.
L’Uguaglianza, insieme alla Fratellanza ed alla libertà rappresentano tre concetti fondamentali sui quali si fonda la nostra opera nel mondo della luce. Tali capisaldi se uniti ed ancorati insieme sviluppano una tale complessità di sentimenti che inducono necessariamente a porre tali valori come opere materiali e morali dell’uomo finalizzate alla costruzione del bene comune nel cammino di ciascuno di noi.
Una prima rappresentazione di essi la si evince nel rituale di Iniziazione dell’Apprendista Libero Muratore.
Il 1° Sorvegliante così definisce il Principio di Libertà al Profano durante il rito di iniziazione: “Per noi la libertà è il potere di compiere o di non compiere certi atti, secondo la determinazione della nostra volontà. E’ il diritto di fare tutto ciò che non è contrario alla legge morale ed alla libertà altrui”.
Tale assunto muove da una rappresentazione storiografica dell’uomo libero ovvero dell’uomo capace di scegliere, di decidere e di orientare il proprio pensiero.
A giusto corollario di tale innato principio la libertà costituisce la molla che spinge a lottare contro ogni forma di prevaricazione spirituale, morale e materiale. L’essere massone conduce inevitabilmente a rappresentare nella libertà quel contrastante sentimento di lotta verso una compiuta e sostanziale individuazione del concetto di libertà intesa nel senso di contrapposizione alla negativa limitazione di quelli altrui.
Abbiamo il compito quindi di rendere pratico ed operativo questo umanistico valore per evitare di abusare della libertà diventare preclusori di quella altrui a favore della nostra.
Ritengo che non potremo considerarci “Uomini Liberi” se dentro di noi non avremo ben chiari i concetti di “Diritto” e di “Dovere”; mai dovremmo dimenticare, frenando le nostre pulsioni con la ragione, che la pretesa di un nostro diritto potrebbe configurarsi come una possibile limitazione di un diritto altrui.
Se però la nostra ricerca si dovesse protrarre all’infinito sul dubbio che il nostro operato o pensiero possano essere cagionevoli per i nostri simili, abbiamo l’obbligo morale e l’imperativo Kantiano che il dubbio sul nostro proseguire deve lasciare spazio alla decisione ed all’azione nel rispetto della ragione e della morale come fari che indicano la migliore via da seguire.
L’origine dell’uguaglianza si consacra nella storia nasce con il costituzionalismo moderno attraverso la dichiarazione di Indipendenza dell’America del 1776, nel nostro Statuto Albertino del 1848, in tutte le costituzioni Europee del 1800, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo siglata a Parigi nel 1948 e nell’articolo 3 della Nostra Costituzione vigente.
Ma regredendo storicamente, il principio di uguaglianza è stato sancito nella Magna Charta del 1215 nella quale il Re Giovanni D’Inghilterra di Windsor (detto Comunemente Riccardo Cuor di leone) limitava i propri poteri a favore dei propri regnicoli e così nelle polis greche (cfr il letterato Salvatore Lo Leggio) nelle quali – sin da i primi albori delle civiltà neoclassiche – la rappresentazione dell’uguaglianza nella vita sociale delle città Stato greche ha dato segno di strutturale fondamento: “La libertà non è solo nella… scuola, che non esiste se non al livello elementare. Ma essa è frutto di tutte quelle espressioni culturali, dal teatro in primo luogo al ginnasio, dove i giovani vengono integrati al club degli “eguali” mediante una pluralità complessa di procedure – l’esercizio agonale, la conversazione intellettuale, il corteggiamento pederastico. E soprattutto con i suoi dispositivi di integrazione e di controllo: le leggi che offrono al cittadino la falsariga, come dice ancora Protagora, su cui allineare la sua condotta; i luoghi di riunione del corpo sociale, l’assemblea e la festa, dove (scrive Platone) “rimbomba la voce di tutta la città”, educando, spaventando, esortando alla conformazione ugualitaria tutti i suoi membri, anziani o giovani che siano. Un critico dell’egualitarismo dai toni nietzscheani come Callicle (inventato da Platone per esprimere il suo proprio malumore antidemocratico) può affermare: “accalappiandoli fin da bambini, mediante la legge, plasmiamo i migliori, i più forti tra noi, e impastoiandoli e ammansendoli come leoni, li asserviamo dicendo loro che bisogna essere uguali agli altri e che di tale uguaglianza è il bello e il giusto (Gorgia, 483E).
Su questo sfondo, rimasto a lungo vago e solamente intuitivo, Aristotele offrì nel IV secolo una articolazione sistematica e precisa dell’uguaglianza. “Uguale” è il cittadino greco, libero, maschio, adulto, dotato di una rendita che gli consente di non dover vivere di lavoro salariato. Sin da qui si apre una giusta rappresentazione dell’eguaglianza intesa nel mondo della filosofia come rappresentazione della propria autodeterminazione, dell’uomo nel suo complesso rispetto alle leggi che lo governano.
Anche nella civiltà romana l’uguaglianza ha trovato le proprie basi storiche. Basti pensare ad Orazio che nell’epistola di Invito a Torquato (Epistola 1,5) sfrutta la composizione del Simposio come contrapposizione di disuguaglianza di classe tra patroni e cittadini e la ricomposizione di essa al concetto di amicizia nel condividere le opere delle vita sociale partendo da quelle più semplici.
L’uguaglianza è anche segno indefesso della morale e della ragione che partendo dalle ricostruzione ontologica dell’antitesi: ricchi/poveri, padri/figli, uomini/donne, liberi/schiavi, cittadini/stranieri porta all’individuazione di una Società civile che comprenda l’uguaglianza attraverso lo strumento contrario dell’Antagonismo sociale che si rende ostacolo al progresso rispetto all’umanità che – Kant definiva – il fine supremo e mai il mezzo per il raggiungimento del progresso di uno stato di diritto.
Così anche Kelsen che sintetizzando il valore della “Norma Fondamentale” posta al centro di ogni sistema democratico ed egualitario e riprendendo il pensiero di Rousseau così rappresentava la libertà rispetto al diritto: «se gli uomini devono vivere sottoposti alle leggi coercitive di uno stato, l’unica soluzione perché essi non perdano la loro libertà è che, di queste leggi, siano essi stessi gli autori»
Anche Alexis de Tochqueville sentitezza il concetto di uguaglianza sociale rispetto al potere contrapponendo il raggiungimento di essa rispetto ad una coscienza di classe che si deve manifestare innanzi all’oppressione «Quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte […]non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge».
Nella massoneria la triade uguaglianza, libertà e fratellanza è simbolo della
famiglia umana, come nel caso della famiglia divina di Osiride, Iside ed Horus, o come nella religione cristiana, o come nella religione greco-romana nel caso di Giove, Giunone e Minerva. Altre volte è formato da divinità rappresentanti elementi naturali, come nel caso babilonese di Anu (cielo), Enlil (aria e terra) ed Ea (oceano). Nella trimurti indiana rappresenta una trinità, l’assoluto incorporeo che si manifesta sotto tre diverse forme: Brahma il creatore, Visnù il conservatore e Shiva il distruttore.
Tre è l’Uno diventato conoscibile.
Il rapporto della triade con l’unità può essere espresso da un triangolo equilatero, dove in ognuno dei tre angoli è data ogni volta la triade intera.
Tre è il numero simbolico dell’Apprendista Libero Muratore.
È il primo numero di armonia, di soluzione del conflitto dualistico, è la scoperta del vertice, il terzo termine che unifica dall’alto i due opposti ad un capo ed all’altro della retta sottostante.
Il Tre è dunque simbolo di armonia attiva e radice di ogni estrinsecazione dell’Uno nell’alterità del molteplice.
Il Dio cristiano è Unità,esistente in tre modi.
Così la parola Padre ci presenta Dio nel suo modo di essere principio fondamentale. La parola Verbo ci presenta Dio nel suo modo di essere pensiero o sapienza.
La parola Spirito Santo ci presenta Dio nel suo modo di essere Amore.
Tre sono le domande su cui si articola il lavoro massonico: “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”.
Le tre domande esistenziali propongono alcuni punti essenziali che pervadono da sempre la nostra esistenza:
1. il bisogno ed il desiderio di raggiungere la coscienza della nostra
essenza;
2. l’accettazione implicita di essere viandanti nella vita, provenienti da un’origine e diretti verso una meta quasi mai definita;
3. il bisogno ed il desiderio di raggiungere la consapevolezza del percorso che ci compete.
Tre sono i punti che simbolicamente indicano
il Massone e sono anche il simbolo dei concetti: “Passato-Presente-Futuro”, “Libertà-Uguaglianza-Fraternità”.
Essi hanno anche riferimento con il Compasso aperto, di cui il punto di testa rappresenta il Sole, datore di vita, e gli altri due la duplice polarità universale. Rappresentano anche le tre Persone che formano unità in Dio.
Infine ricordano le tre facoltà della ragione, della memoria e della volontà; l’attivo il passivo ed il neutro.
Tre sono i lati ed i vertici del Triangolo.
Come simbolo massonico, il triangolo è presente nel Tempio sotto la denominazione di Delta Luminoso.
Nella tradizione pitagorica il Triangolo simboleggia l’ascesa dal molteplice all’Uno e nella tradizione cristiana rappresenta la Trinità divina, archetipo della struttura triadica dell’essere, che si sostanzia in pensiero, amore e potenza.
Il Triangolo/Trinità è il Verbo perfetto perché suppone un principio intelligente, un principio parlante ed un principio parlato.
Il triangolo è tracciato nello spazio dal punto culminante del cielo, l’infinito in altezza, che si unisce per mezzo di due linee divergenti all’oriente ed all’occidente. Ma a questo triangolo visibile si contrappone un altro triangolo invisibile uguale al primo: è quello che ha per vertice la profondità, e la cui base rovesciata è parallela alla linea orizzontale che unisce l’oriente all’occidente.
Questi due triangoli, riuniti in una sola figura, formano una stella a sei raggi, il sacro segno del sigillo di Salomone.
Nell’Arte Reale i Figli della Vedova si differenziano nei tre gradi di Apprendista, di Compagno e di Maestro, a cui competono il Ben Pensare, il Ben Dire ed il Ben Fare, il tutto nella cornice della triade Libertà, Fratellanza, Uguaglianza.
Il Tre esprime anche Il Trivio propedeutico:
Grammatica: che insegna le parole e la scrittura;
Retorica: che insegna a ben parlare;
Logica: che insegna a discorrere di qualunque argomento.
Nel cubo supremo del Tempio di Salomone è inscritta un’altra Trinità, costituita dall’Architetto dell’Universo, dal Patriarca del mondo, denominato anche Direttore del Potere Spirituale, e dall’imperatore del mondo, detto anche Direttore del Potere Temporale.
La catena di unione, espressa in ogni rituale delle Logge di San Giovanni ed in ogni grado, rappresenta la Trinità massonica.
E’ il ternario composto dalla fratellanza massonica simboleggiata nella catena che abbraccia il mondo e che si chiude nella stretta di mano con il Venerabile (primo elemento) accerchiando le tre grandi luci simboliche della massoneria: squadra, compasso, Bibbia (secondo elemento) sotto gli occhi del GADU (terzo elemento) che chiude i lavori rituali.

In tutti gli altri campi dello scibile umano si potrà parlare di uguaglianza soltanto se tale concetto è posto in relazione ad un aspetto ben preciso.
Così gli uomini sono uguali fra di loro per la loro stessa natura prescindendo, però ad esempio, dalla razza o dal sesso o dalle caratteristiche fisiche o culturali o di educazione; sono ancora uguali gli uomini davanti alla Legge perché ad ognuno devono essere garantiti gli stessi diritti e da ciascuno si deve pretendere che adempia gli stessi doveri; sono ancora uguali davanti alla giustizia perché a tutti siano fornite le stesse garanzie.
Ritengo infine che l’Uguaglianza fra gli uomini sia la meta da raggiungere percorrendo la strada dell’autocoscienza, limitata ai bordi dalla temperanza e dal rispetto verso i nostri simili e lastricata dalla consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre capacità siano esse espresse nell’ordine ontologico e metafisico del pensiero e nel percorso materiale di costruzione del bene comune verso i fratelli e verso l’Umanità.
Ho detto.
FV FR.’. DELLA R.L. AUSONIA

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