CHE COSA OPERA LA CULTURA MASSONICA NEL MASSONE:

CHE COSA OPERA LA CULTURA MASSONICA NEL MASSONE: L’IMMAGINE DELL’UOMO MATURO

Il nostro primo quesito sarà pertanto: che cosa opera l’Ordine nel Massone? Il secondo [invece]: quale azione esercita esso sul mondo? Mi stringerò in breve, e potrò così accontentarmi di [dare] fruttuosi accenni.

Se l’associazione non è interamente vana ce inattiva, colui che vi si trova deve però, senza dubbio, stia pure egli a quel livello della cultura che più gli talenta, avvicinarsi alla maturità assai più che non avrebbe fatto lo stesso individuo, fuori dell’associazione. Nel caso dell’uomo sveglio e pronto ciò vale anzi per ogni nuova relazione in cui egli entra. Io prendo qui maturità e pienezza di cultura

universalmente umana per termini equivalenti, e a buon diritto. La cultura unilaterale è sempre immaturità: quand’anche da una parte dovesse essere eccesso di maturità, dall’altra però sarebbe certamente, appunto a tal uopo, aspra e acerba immaturità.

Il principale segno distintivo della maturità è la forza mitigata dalla grazia. Tutti quei suoi potenti corrucci, quei larghi impeti e assalti sono le prime e anche necessarie tirate e scosse della forza che si sta sviluppando; ma  essi non si constatano più, dopo che è compiuto lo sviluppo e si è pienamente  realizzata la bella forma spirituale. O per dirla coi termini retorici della scuola: una volta venuta la maturità, l’ardita poesia si disposa alla chiarezza della mente e alla rettitudine del cuore, e la bellezza entra in connubio con la saggezza e la fortezza.

Questa è l’immagine dell’uomo maturo ed evoluto, qual io lo concepisco: la sua mente è del tutto chiara e libera da pregiudizi d’ogni specie. Egli signoreggia il regno dei concetti e stende il suo sguardo sul dominio della verità umana più lungi ch’è possibile. Ma la verità è per lui, interamente, soltanto una, solo un tutto unico e indivisibile; nessuna parte di essa egli antepone ad un’altra. Anche la stessa cultura dello spirito è tuttavia per lui solo una parte dell’intera cultura: e tanto poco gli va a genio di farla finita esclusivamente con quella, quanto meno gli verrà in mente di fame a meno. Vede benissimo, e non si fa ritegno di convenirne, quanto altri siano in ciò più addietro di lui; ma non si sdegna per questo, poiché sa quanto dipenda anche in ciò dalla fortuna. Non impone a nessuno la sua luce, e tanto meno la mera apparenza della sua luce; sebbene egli sia sempre pronto a darne, secondo le sue capacità, a ciascuno che lo desideri, e a dargliela in quella singola forma che gli è più gradita.

Tuttavia egli si tiene contento anche quando nessuno ha brama dei suoi lumi. È integralmente retto; coscienzioso, forte contro se stesso nel suo intimo, senza dare esteriormente la minima importanza alla sua virtù, né imporne agli altri la contemplazione mediante affermazioni della propria onorabilità e sacrifici clamorosi e affettazione di alta serietà. La sua virtù è tanto priva di artificio e, direi quasi, pudica, quanto la sua sapienza; il suo sentimento dominante presso le debolezze degli altri uomini è di benevola compassione, non già, affatto, di sdegnoso corruccio. Egli vive fin di quaggiù nella fede in un mondo migliore, e questa fede soltanto conferisce agli occhi suoi valore, significato e bellezza alla sua vita su questa terra; ma egli non impone menomamente questa fede a nessuno, bensì la porta in sé, come un tesoro nascosto.

Questa è l’immagine dell’uomo perfetto, ideale del Massone. Né egli bramerà una perfezione maggiore di quella che l’uomo possa raggiungere, né vorrà vantarsene: la sua perfezione non può essere altro che umana, e l’umana. Ciascun uomo deve esser compreso del dovere di accostarsi sempre più sicuramente a questa mèta; se l’Ordine ha anche soltanto un poco di attività, ciascun membro deve

essere preso da questo moto di accostamento in forma ognora più visibile e con piena coscienza; questa immagine deve ondeggiargli innanzi come ideale prefisso e ben prefisso e ben vicino al suo cuore: dev’essere parimenti la natura in cui egli vive c respira.

È ben possibile che non tutti, anzi forse nessuno singolarmente di coloro, che si chiamano massoni, raggiungano questa perfezione. Ma chi ha mai misurato la bontà di un ideale, o anche solo di un’istituzione, da ciò che effettivamente ne conseguono gli individui?

L’importante si è ciò che questi possono conseguire nelle condizioni stabilite; quanto poi l’istituzione vuole e addita con ogni mezzo a sua disposizione, questo i suoi membri debbono conseguire. Né io affermo che i massoni siano necessariamente migliori di altri uomini: tanto meno che non si possa conseguire la medesima perfezione anche fuori dell’Ordine. Ben sarebbe possibile che un uomo, non mai entrato a far parte dell’associazione dei Liberi Muratori, somigli all’immagine sopra delineata: e proprio in questi istanti ondeggia innanzi agli occhi della mia mente la figura di un uomo, nel quale io la trovo eccellentemente attuata, e che pure conosce l’Ordine tutt’al più di nome. Malo stesso uomo, se

fosse diventato nell’Ordine, e per mezzo di questo, ciò che egli è diventato nella grande società umana, sarebbe meglio capace di innalzare anche altri allo stesso suo grado, e tutta la sua cultura sarebbe più socievole, più comunicabile e quindi anche nell’intimo suo essenzialmente modificata. Ciò che sorge nella società ha maggior vita e forza per la prassi che non quanto vien generato nella solitudine.

Questi sono gli accenni che volevo dare intorno all’attività dell’associazione dei Liberi Muratori sopra i suoi membri. E essa, deve operare il felice avvicinamento all’ideale più sopra determinato, o nulla [deve] affatto:

[perché]

quanto sta più in alto di quello non può in generale essere attuato, e quanto sta più in basso, può dappertutto essere attuato. Ma si capisce da sé che i membri debbono essere sensibili al suo benefico influsso; e, del pari, che le istituzioni debbono essere di tal natura, che tanto il più quanto il meno sensibile si avvantaggi però e progredisca nella sua giusta proporzione.

E ora si presenta ancora il problema, se questa associazione operi anche sul mondo.

TRATTO DALLA RIVISTA “OFFICINAE”

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