WILLIAM HOGARTH

Nella vita di William Hogarth, di cui è ampiamente documentata l’appartenenza massonica, darò solo brevi cenni. Nato a Londra nel 1697,Hogarth inizia giovanissimo ad apprendere l’arte dell’incisione, non trascurando però lo studio della pittura. A tale scopo, frequenta la scuola di James Thornhill, pittore ufficiale di corte, di cui diventerà genero nel 1729 sposando, in segreto e senza consenso, la figlia diciannovenne Jane. Nello stesso anno, introdotto da Frederick principe di Galles, entra nella loggia massonica “The Apple Tree”, una delle quattro che diedero vita alla Massoneria Moderna fondando, il 24 Giugno 1717, la prima la Gran Loggia . I dipinti d’esordio di Hogarth, concepiti come modello per l’incisione, sono fondamentalmente imperniati sul disegno. Solo nella maturità artistica la sua pittura diventerà più immediata e colorista (vedere in proposito “I servitori di casa Hogarth”, Tate Gallery, Londra). Nel 1736, insieme con altri incisori, rivolge una petizione al parlamento perché voti una legge (chiamata in seguito “Legge Hogarth”) in base alla quale si vieti a chiunque di trarre riproduzioni di un’opera d’arte senza l’approvazione dell’autore. Bisogna qui ricordare che, dopo la tiratura di un numero prestabilito di fogli, la lastra di rame incisa e usata per la stampa era volutamente sfregiata, onde impedire successive riproduzioni. In attesa dell’approvazione di tale legge, poi regolarmente concessa, Hogarth rimandò la pubblicazione di alcune opere. Nel 1738 esce finalmente a stampa la serie “Quattro tempi della giornata” di cui fa parte la “Notte”. È opinione comune che la fama di Hogarth sia principalmente dovuta alla sua capacità satirica che, come vedremo, è abbondantemente profusa anche nella “Notte”. La scena si svolge in una strada che dà in Charing Cross, dove si scorge la statua equestre di Carlo I , eretta nel 1675.La via è identificabile con l’attuale Whitehall. È il 29 maggio, giornata festiva perché anniversario della restaurazione monarchica di Carlo II (1660), durante la quale era consuetudine esporre rami di quercia e coccarde ornate con le sue foglie. Dalle scritte sulle insegne, si riconosce un “Bagnio”, ospitato nello stesso edificio della taverna “Earl of Cardigan”,,  All’epoca, i cosiddetti “bagni”, erano sinonimo di locali per appuntamenti  clandestini con amanti e prostitute. Parimenti, nella casa di fronte troviamo “The New Bagnio” e la taverna che ha per insegna una grande coppa per libagioni (rummer) e un grappolo d’uva (allusione satirica alla loggia “The Rummer and Grapes”, la più elegante delle quattro costituenti la Gran Loggia). In primo piano si vede la bottega di un barbiere-cerusico, la cui insegna mostra che è pure cavadenti e reca la scritta “Shaving Bleeding & Teeth Drawn With a Touch” (Si rade, si fanno salassi e si strappano denti con un tocco ).  Attraverso la vetrata, si scorge il titolare alle prese con le guance di un cliente che, tagliuzzate, gocciolano sangue. Il naso, forzatamente tirato all’insù, sembra quello di un maiale. Davanti alla vetrata, una mensola espone una fila di coppelle, ripiene del sangue coagulato dei salassi eseguiti. Al riparo di questa mensola, ha trovato rifugio per la notte una coppia di senzatetto. A lato, un mozzo di scuderia (il luogo era una stazione di cambio di cavalli) ravviva una fiaccola. Trattasi probabilmente dello stesso che ha lanciato un tizzone ardente all’indirizzo del cocchio in avaria. In primo piano, un vecchio alterato, gesticolante e con la parrucca sbilenca è trattenuto da un compare che regge la lanterna. Dalla squadra che gli pende sul petto e dal grembiule che indossa è evidente che si tratti del Maestro Venerabile di una loggia massonica e che il suo accompagnatore (grembiule e spada) ne sia il copritore. L’atteggiamento rassegnato di quest’ultimo fa pensare che non sia una situazione insolita. Nel Maestro Venerabile, molto probabilmente, è raffigurato sir Thomas De Veil (membro della stessa loggia di Hogarth) che, in veste d’ispettore generale dei dazi, cercò di limitare il consumo di alcolici aumentando la tassa sul gin ma che, nella vita privata, aveva fama di grande bevitore. Da una finestra, una mano ignota rovescia sui due il contenuto di un pitale. Contro un falò, acceso per festeggiare il “Restoration Day”,si è quasi ribaltata una carrozza, il“The/SalisburyFlying/Coach”  . Il tizzone è sul punto di precipitare all’interno e gli occupanti gridano. La scena è osservata da due passanti: quello grande è un macellaio, identificabile per via del grembiule e l’affilacoltelli alla cintola, l’altro è un monello con spada giocattolo. Sono entrambi in evidente contrapposizione canzonatoria al gruppo dei massoni. In fondo, dinanzi alla statua di Carlo I, un carro trasporta masserizie: trasloco notturno di gente che non vuole pagare l’affitto. In mezzo a questa baraonda, passando quasi inosservato, un oste fuma beatamente la pipa e travasa acqua nella botte del vino. Questa stampa, di natura gioiosa e canzonatoria, descrive l’atmosfera cameratesca di una consorteria limitata a un territorio circoscritto, dove tutti si conoscono, pregi e difetti. È, in definitiva, il ritratto di un’allegra brigata, del tutto inconsapevole della grandiosa espansione che la Massoneria avrebbe avuto nel mondo intero. Appare cosa veramente straordinaria che, da un gruppo di modesta dimensione, la Massoneria si diffonda repentinamente, manifestando quei lineamenti che le diverranno tradizionali: la tolleranza in materia religiosa e politica, lo spirito cosmopolita, il riserbo, la solidarietà e l’uguaglianza fra gli adepti. Per dare una spiegazione a questo evento, prendo a prestito le parole di Giordano Gamberini  : “Perduta l’unità della fede, il mondo civilizzato avvertiva la necessità del recupero di un’unità etica sulla base non più di dogmi e nemmeno di dottrine ma di fattori primordiali, suscettibili d’essere riconosciuti ovunque come essenziali dello spirito umano. È soltanto questo bisogno di ricostruire una piattaforma morale valida per tutti, di riavvicinare fra loro gli uomini, fatti più che mai estranei l’uno con l’altro, che può spiegare la velocissima proliferazione della Massoneria Speculativa sotto i panni di un’antica fratellanza professionale”. William Hogarth

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