LA SOLIDARIETA’

La solidarietà

di Bent Parodi di Belsito Giornalista

’apocalittico maremoto del 26 dicembre 2004 non ha solo causato una delle più disastrose sciagure della storia portando morte e distruzione nel Sud-Est asiatico (ad oggi si contano circa 400mila vittime); avendo colpito poverissime ma dignitose popolazioni esso ha riproposto con forza nelle coscienze più sensibili l’antico problema della teodicea. In altri termini, che giustizia divina è mai quella che consente alla sventura di infierire sui più deboli, sugli oppressi, sugli emarginati? L’interrogativo è spontaneo, si dirà, ma pure impone qualche riflessione di merito. V’è almeno un aspetto consolatorio: la tragedia ha indubbiamente risvegliato il senso della solidarietà più autentica in tutto il mondo, in una comunità internazionale per troppo tempo resa apatica da violenze senza fine, rassegnata ai furori più biechi del terrorismo contemporaneo. Sembrerebbe quasi che la Provvidenza abbia voluto offrire l’ennesima opportunità al genere umano di riscoprire la sua originaria bontà ontologica. E dunque è saggio ricordare il senso fondativo dello spirito solidale, troppo spesso frainteso oppure oggetto di erronee interpretazioni. Esso è per sua natura universale e, perciò, transconfessionale; si rivolge allo zoccolo duro dell’essere uomini, si estende a tutta la realtà piuttosto che a singole persone. È un approccio olistico e spontaneo alla vita che non dovrebbe mai prestarsi a superficiali interpretazioni riduttive e fuorvianti. In un epoca, come quella nostra, segnata da profonde lacerazioni ed incomprensioni su scala planetaria, è certamente fondamentale capire la reale natura della solidarietà, a partire da un’analisi storica e comparativa. Dal punto di vista linguistico basti qui ricordare che il termine italiano solidale è derivato dall’espressione latina in solidum, un’antica formula giuridica che significava “obbligato con gli altri per l’intero”. All’approccio semantico, pur nella sua definizione elementare, la nozione implica di per sé la comprensione, da cum- e prehendere, dunque “prendere tutto insieme”, un “abbracciare (la collegialità dell’esistente)”. Di più, la solidarietà discende da una profonda simpatia, nel senso greco della sympátheia, da syn- e patheîn, “sentire insieme”, dunque “vibrare all’unisono”. La vera solidarietà è dunque quella che consente di stabilire un rapporto intimistico con l’altro, la capacità di farsene carico in ogni frangente, il sentire tutti nel segno della comune ed universale fratellanza. Si potrebbe obiettare che questa è una interpretazione esoterica dello spirito solidale. Nulla di più inappropriato. Nella visione banale e corrente in voga nella cosiddetta società civile si accosta per lo più il concetto di esoterismo a ciò che è misterioso o, addirittura, losco. E, invece, il senso è trasparente, luminoso: si tratta dell’aspetto profondo della realtà, di ogni realtà, totale o parziale, del cuore di tutto ciò che vive. A far difetto è solo l’incapacità prevalente degli uomini che non sanno osservare e considerare le cose, ogni cosa, col necessario atteggiamento di partecipazione simpatetica al gioco cosmico del reale. E, infatti, già Aristotele in un celebre frammento conservatoci dall’erudito Stobeo (V secolo d.C.) ci ricorda che l’iniziazione non è “una forma di apprendimento” (men che mai libresca), essa consiste piuttosto in una “emozione”; meglio sarebbe oggi precisare: non solo il pathos di un istante cruciale, la qualificazione naturale, la predisposizione comportano la “capacità di provare emozioni sentite”, da quelle naturalistiche (la visione di un’alba, ad esempio) a quelle umane (l’amore, il dolore, ecc.). Qualcuno potrebbe obiettare: è l’uovo di Colombo. Ma non è così ed in realtà nulla è più visibile di ciò che alla massa appare invisibile, l’aspetto interiore delle cose. Così quando in Massoneria si parla di solidarietà, questo grande plusvalore umano nulla ha a che vedere col favoritismo di giornata o con l’interesse corporativo. Ed anche la glorificazione del lavoro che nella tradizione muratoria ha ben altro di un senso superficiale, legato all’attività pura e semplice di un dato momento, o giorno. Quel che conta, anzitutto, è la sensibilità senza la quale non siamo in grado di dare un senso alle cose. Si consideri la solidarietà com’essa è intesa dal Buddhismo; i seguaci del dharma la chiamano karun≥˝, “compassione” o, piuttosto, mah˝karun≥˝, ovvero “grande compassione”. E qui le distinzioni linguistiche hanno estrema importanza giacché comportano oscillazioni evidenti nello spettro semantico: passione va nettamente distinta da compassione, nozione esattamente corrispondente al sympatheîn dei Greci. Dunque essere compassionevole non significa “provare pietà, commiserazione”, piuttosto vuol dire “vibrare all’unisono con l’altro”. Mutuando il linguaggio dalla nuova fisica, si potrebbe dire “essere sulla stessa lunghezza d’onda, sulla medesima frequenza”. E si tratta, a ben vedere, di nozioni che si prestano ad una indubbia cifra di comprension esoterica. E, mentre la Tradizione occidentale ha una preoccupazione esclusivamente antropocentrica (l’uomo al centro del mondo), il dharma buddhista va oltre il segno: il Bodhisattva (incarnazione del Buddha, l’Illuminato per antonomasia) tornerà sulla Terra fin quando non sarà fatto salvo l’ultimo filo d’erba dell’universo … Ma questa è vera solidarietà, in senso universale, l’unica a cui ragionevolmente in ogni tempo dovrebbe legittimamente tendere ogni iniziato che voglia realmente considerarsi Iniziato. Il problema, come può vedersi, è tutt’altro che semplice, eppure semplicissimo a condizione che ci si ponga da un punto di vista essoterico oppure esoterico: il grande equivoco del mondo profano. La verità è che l’approccio iniziatico segna una rottura di livello o, per dirla con lo storico delle religioni Mircea Eliade (1907-1986), una vera e propria “modificazione ontologica del regime esistenziale”. Come ricordava il grande studioso rumeno, il Sacro non è un momento nella storia della coscienza bensì un suo elemento strutturale. Esso si radica naturalmente alle nozioni di Essere, significato e verità.

La solidarietà massonica ha un senso esoterico di primaria rilevanza. La karun≥a ovvero il concetto di “compassione” induista e buddhista ha il valore radicale del “fare” , della “magia del fare”, sottintendendo che l’idea della solidarietà discenda dall’azione concreta (così come nel karma yoga della Bhagavad˝, il “Canto del beato”). L’analisi comparatistica e semantica conferma che la Massoneria universale si lega ad una antichissima Tradizione che, perciò stesso, non può non dirsi anche attuale e moderna nell’anima. Anzi, per dirla con la psicanalisi junghiana e quella archetipica di James Hillman, essa “fa anima”, è “magia del fare”, nel senso simbolico e realissimo del ciclo arturiano.

DA “HIRAM” 2/2008

Questa voce è stata pubblicata in Lavori di Loggia. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *