V.I.T.R.I.O.L.

V.I.T.R.I.O.L.

L’essenza della continuità iniziatica e la gnosi

di

Mariano L. Bianca

1 . Trasmutazione/rigenerazione individuale e metafisica

V.I.T.R.I.O.L. è un acrostico fondamentale pei comprendere la natura e il significato del lavoro che I’iniziato compie con I’ausilio di strumenti esoterici e intellettivi all’interno del suo mondo interiore e della comunità iniziatica.

In questa sede non consideriamo l’interpretazione strettamente alchemica, ma quanto diremo la include anche se non in riferimento a specifiche operazioni alchemiche.

Questo acrostico è un insegnamento che deve essere seguito da chi intende intraprendere un cammino iniziatico. Una volta superato il rito di iniziazione, I’iniziato si rivolge alla conquista di quel mondo interiore, di quel Vello d’Oro, che prima dell’iniziazione era sconosciuto e coperto da un velo. L’ iniziazione è una ‘porta ermetica’ che si apre all’iniziato per permettergli di ritrovare se stesso e dar senso alla sua vita e, ancor più, di dischiudere la sua mente alla realtà nella sua vastità e nella sua essenza. In senso gnostico ed ermetico, l’intero cammino iniziatico non è mirato, come a volte si dice, a trovare la verità in se stessi, ma a predisporre la mente in modo da colmare il vuoto interiore con quei contenuti che permettono di raggiungere l’oltre, l’invisibile, ciò che al di là di ogni percezione e che è il fondamento di ogni cosa.

Gli scritti ermetici indicano la via e gli strumenti. La via si attua con una apertura e con uno svelamento di se stessi e continua con l’appropriazione di quegli strumenti simbolici e intellettivi di comprensione che possono togliere il velo che ricopre la realtà e non permette di coglierla nella sua essenza, anche se non si potrà mai farlo in modo definitivo e totale.

La dottrina ermetica, quell’insieme di concetti che sono espressi nella tradizione impressa nei testi attributi ad Ermete Trismegisto, e a diversi altri autori antichi, medioevali e moderni, non soltanto indica gli strumenti, ma anche il contenuto dell’obiettivo finale del processo iniziatico. I contenuti di questo obiettivo sono anche la trasmutazione, la purificazione e la rigenerazione del sé, ma solo se riescono a condurre l’ iniziato verso una partecipazione dell’essenza del mondo.

Nella tradizione gnostica ed ermetica il fine ultimo dell’iter iniziatico non è una trasmutazione/rigenerazione fine a se stessa, ma quella che opera per cogliere l’ultimità, l’essenza, il ‘divino’ che sta a fondamento di ogni cosa. Per questo, trasmutazione e rigenerazione del sé non sono riducibili a un obiettivo etico, psichico, psicologico ed esistenziale; il processo iniziatico è una via che, attraverso la trasmutazione e la rigenerazione del sé, conduce sì al sé rinato, trasmutato e rigenerato ma entro una dimensione che va oltre il fenomenico, il sensibile, e il percepibile.

In altri termini, trasmutazione e rigenerazione del sé hanno una natura metafisica: non servono unicamente a risolvere il sé e a rendere soddisfatto I’individuo.

La dimensione psicologica, esistenziale ed etica, è fondamentale nella trasmutazione /rigenerazione, fondata sugli insegnamenti gnostici ed ermetici, ma è soltanto una parte dell’iter iniziatico. Tali insegnamenti non sono rivolti solo ad ottenere una riuscita della vita individuale, al contrario, hanno come obiettivo finale la trasposizione dell’uomo in una realtà metafisica differente da quella mondana: una trasmutazione /rigenerazione che ha una valenza metafisica.

Dove il termine metafisico si riferisce a ciò che è al di là del fisico, del fenomenico.

Trasmutazione e rigenerazione del sé in senso metafisico permettono all’uomo di superare il piano dell’individualità, e quindi anche la mera purificazione, per permettergli di cogliere ciò che trascende l’individualità di ogni uomo. Questa ultimità che trascende non è intesa come un ente divino personale o semplicemente come un ente sovraterreno ed ultramondano, ma come ciò che supera I’individualità e la mondanità e che ne è il fondamento: la gnosi, il Nous, un intelletto supremo, un ente persona.

Nel senso gnostico-ermetico I’ultimità, il divino, non è I’ultramondano, ma è I’ultimità della mondanità: ciò che è oltre, invisibile al fenomenico, il residuo di tutto ciò che appartiene alla realtà fenomenica e sensibile. Ciò che è oltre non nel solo senso che trascende ed è posto in un luogo lontano e diverso dalla mondanità ma è anche parte di essa: del divino fanno parte anche I’uomo e il mondo, come affermano teosofia e teurgia; si pensi, per esempio, alle concezioni di F. Baader e di J. Boehme.

Il V.I.T.R.I.O.L. , che è di tradizione gnostica ed ermetica, rappresenta il processo di trasmutazione e di rigenerazione che abbiamo chiamato metafisico, in quanto slegato dalla mondanità, o meglio, che comprende la dimensione etica, esistenziale e psicologica, ma va oltre cogliendo il senso della realtà, la sua costituzione, la essenza e il suo fondamento.

2. I significati esoterici

Il V.I.T.R.I.O.L. può essere interpretato in modi diversi ed è in base a queste interpretazioni che è possibile comprendere i significati del cammino iniziatico e di ogni comunità, come la Massoneria, che lo ha posto come suo fondamento.

La versione tradizionale in latino del V.I.T.R.I.O.L. è la seguente:

Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem. La traduzione dell’acrostico è la seguente: Visita l’interno della terra e modificandolo troverai una pietra oscura.

L’acrostico è composto da sette parole ed è diviso in tre parti; la prima, costituita da tre termini (visita interiora terrae), è relativa al viaggio, al rivolgimento e all’obiettivo, quella centrale (rectificando) al processo e quella finale, anch’essa formata da tre termini (invenies occultum tapidem), a ciò che si raggiunge, il fine ultimo dell’iter iniziatico.

Per capire il significato dell’acrostico è necessario analizzare t singoli termini.

a) Visita

Il primo dei termini del ternario iniziale è ‘visita‘. Il verbo ‘visitare’ fa riferimento a un atto che viene compiuto o a qualcosa che si fa: si dice visitare un amico, visitare un luogo. Per questo, la parola visitare ha il significato di intraprendere un viaggio: ci si sposta da un luogo per raggiungerne un altro, un luogo fisico o di altra natura. Intraprendere il viaggio iniziatico non significa, come usualmente si dice, rientrare meramente dentro di sé, ma in modo più ampio abbandonare il proprio luogo, la dimora attuale, e andare a scoprirne un altro. Viaggiare è quella dimensione che permette di abbandonare una condizione e di muoversi verso il raggiungimento di un’altra, anche se non è conosciuta. Il termine visita, allora, fa riferimento alla dimensione e all’azione dell’iniziato di compiere un viaggio, di allontanarsi e spostarsi da ciò che egli è; dal luogo fisico, mentale ed esistenziale nel quale si trova, di abbandonarlo e di rivolgersi altrove, verso qualche altra cosa, verso un altro ‘luogo’ che non è certamente di natura fisica.

Il visita, inoltre, indica un rivolgimento verso qualche altra cosa: rivolgersi verso un obiettivo diverso, un alcunché che ancora non si conosce: mettere tra parentesi ciò che si è e rivolgersi altrove. I1 rivolgimento, o meglio ancora I’intenzione di rivolgersi, è il primo momento dell’iter iniziatico che porta alla trasmutazione e alla rigenerazione in senso metafisico del sé.

b) Interiora terrae

L’acrostico precisa che questo iter, questo rivolgimento verso, è mirato all’interiora terrae. Nella via misterica, esoterica ed iniziatica, quindi, I’uomo dirige il suo rivolgimento verso ciò che è interno, che è interiore, che è dentro ma anche sotto.

Il viaggio inizia, così, con una discesa agli inferi, nell’interiorità della terra del mondo: l’iniziato non si rivolge a ciò che appare e che è sensibile, ma verso ciò che è nascosto di ogni cosa. Questo atteggiamento è diretto anche al mondo concreto degli uomini che è anch’esso oggetto dr attenzione esoterica.

L’iniziato si rivolge a ciò che è dentro, oltre, interno, profondo, ciò che sta negli inferi dai quali si parte ma dai quali ci si deve allontanare. La trasmutazione degli iniziati, degli eroi, per usare un termine usato da Della Riviera, secondo le  tradizioni misteriche antiche, è sempre un viaggio verso e negli inferi.

Solo rivolgendosi verso il profondo è possibile risalire: nel profondo si possono trovare gli strumenti che permettono di ritornare alla luce.

Gli inferi sono ciò che è oscuro, nascosto e non facilmente accessibile. Nell’ambito dell’inizi azione misterica l’interiorità della terra fa riferimento soltanto a una dimensione metafisica, che concerne la realtà, od anche alla soggettività? Spesso l’interiorità della terra viene riferita all’interiorità dell’uomo; il termine terra indicherebbe solo il mondo interiore di ogni uomo, per cui il processo iniziatico sarebbe solo un rivolgimento verso I’interno del proprio sé.  Il interiora terrae sarebbe allora solo il sé profondo di ogni uomo. Questa interpretazione fornisce una considerazione di natura soggettiva, esistenziale e psicologistica non solo del V.I.T.R.I.O.L. e dell’iter iniziatico, ma anche dell’esoterismo, come se la via iniziatica si riducesse all’obiettivo di entrare nel proprio mondo interiore e solo in esso trovare la verità, quale ragione ultima delle cose. Questa concezione non corrisponde ai contenuti sapienziali né della tradizione iniziatica esoterica occidentale né, in particolare, di quella gnostica ed ermetica. L’interpretazione soggettivistica e psicologistica è inaccettabile se è intesa in senso riduttivo se, invece, è affiancata da quella cha fa riferimento anche alla totalità del reale e quindi alla ultimità, allora la trasmutazione del sé individuale si presenta come parte di un processo più ampio che intende collegare intimamente il destino del singolo uomo con quello dell’intera realtà.

A questo proposito è utile chiarire la natura dell’ iniziazione. Essa non può essere concepita con una accezione psicologistica e riferita meramente alla condizione individuale, ma deve essere considerata come un rivolgimento verso qualcosa che trascende l’individualità e che così dà ragione anche di essa. I processi iniziatici sebbene coinvolgano anche aspetti psicologici, non hanno una natura meramente psicologica od etica riferita al solo piano dell’esistenza, al contrario, fanno sì che l’individualità venga sospesa in modo che il sé individuale si trasmuti e si trasporti in una dimensione sopraindividuale che è I’obiettivo di ogni iter iniziatico. L’individuo viene trasportato dalla corrente iniziatica e in essa sfugge alla sua soggettività, pur mantenendo la sua esistenza terrena e ogni impegno mondano, ma fondato e regolato dai contenuti raggiunti con la trasmutazione/rigenerazione.

L’accezione psicologistica ed esistenziale è accettabile se affiancata da una interpretazione di carattere più ampio in cui l’interiorità della terra  non è solo il mondo interiore, ma anche, in senso metafisico, l’interiorità di ogni cosa, ciò che è nascosto di ogni cosa, il senso specifico degli enti: ciò che va oltre l’involucro esteriore. Quanto detto vale per l’involucro corporeo dell’essere umano e per quello terreno, fenomenico e sensibile della realtà in generale.

In questa prospettiva, v’è anche una valutazione positiva di questo involucro, del corpo, non soltanto dell’individuo ma dell’intero mondo; l’interiorità non è rifiutabile perché è ciò da cui si parte per rivolgersi ad altro. L’interiora terrae è allora ciò che sta dentro al mondo, che è interno alla realtà, che sta dietro l’apparenza dell’involucro esteriore. Infatti, ciò che è interno non appare, è nascosto e non è interamente svelabile. L’interiora terrae, nel V.I.T.R.I.O.L. , ha un significato molto più ampio di quello strettamente soggettivo, psicologico ed esistenziale che è stato accettato da alcune correnti esoteriche ed anche, in modi diversi, da alcune istituzioni massoniche.

Soltanto se l’interiora terrae non è inteso solo come l’interiore dell’individuo, ma come l’interno del mondo, allora il processo iniziatico non ha un obiettivo solo etico, psicologico od esistenziale ma, pur coinvolgendolo, si dirige al raggiungimento di qualcosa che travalica le esigenze psicologiche, esistenziali od etiche di ogni uomo.

Si compie così un iter come rivolgimento verso l’oltre, e questo rivolgimento è diretto a ciò che è interno, che è sotto l’involucro, la scorza fenomenica del mondo: il sé, il mondo la realtà nella sua completezza.

A questo punto occupiamoci del quarto termine dell’acrostico: rectificando.

c) Rectificando

Il termine rectificando è quello ‘mediano’. La forma logica dell’acrostico è una derivazione, per cui dalla parte iniziale (i primi tre termini) si giunge attraverso il termine mediano alla parte finale (gli ultimi termini).

Rectificando correla le parti dell’acrostico dando luogo al suo significato completo. Il rivolgimento, una volta che è stato innescato, si sviluppa attraverso il processo della modificazione che conduce al risultato: invenies occultum lapidem.

Che significato ha la parola rectificando? Questo termine può essere interpretato in maniere diverse. Anche in questo caso viene superata, ma non esclusa, la riduzione esistenziale ed etico-psicologica, per cui il rectificando non sarebbe altro che un processo psichico, psicologico e intellettivo di modificazione del proprio sé. Se ci si chiede a che cosa sia rivolto e su che cosa sia attuato questo processo di modificazione e se l’interiora terrae non è soltanto il sé individuale, ma anche il sé del mondo, ciò che è intimo, interiore del mondo, allora la rettificazione non è mirata solo a una modificazione del sé, dell’interiorità del soggetto, ma riguarda anche I’intera realtà. Modificare, allora, l’interiorità della terra, rectificando, significa mutare poco alla volta sia il proprio sé che il mondo e operando così è possibile trovare l’occultum lapidem. E’ indubbio che in questo caso l’opera indicata dal rectificando ha un forte riferimento all’interiorità del sé, non inteso unicamente come rivolgimento di carattere induttivamente psicologico, esistenziale ed etico, ma in quell’ampio senso metafisico che è stato indicato. Il processo di rettificazione riguarda l’intera realtà e il modo in cui la si osserva; come l’osservazione attenta del sé individuale verso il proprio mondo interiore è possibile solo viaggiando all’interno, dimenticando e mettendo da parte gli aspetti fenomenici, sensibili e superficiali, così la modificazione del mondo fa riferimento a ciò che è ultimo ed interno al di sotto della sua scorza, dell’involucro apparente e sensibile. Si tratta di un processo ‘teurgico’ per il quale la modificazione del sé conduce alla modificazione del mondo, in quanto uomo e mondo sono parte di una sola cosa, come si afferma nel Pimandro.

Il significato del termine rectificando va però precisato; la modificazione che indica non è una qualsiasi, ma quella che intende riportare I’interiorità della terra al suo stato originario. La radice latina del termine è rectus (da rego) che significa giusto, non nel senso morale, ma in quello di ciò che è originario, semplice, senza artifici ed anche perfetto. Si fa quindi allusione a una condizione di deturpazione della interiorità (del sé e del mondo), per cui la modificazione intende riportarla a quella originaria. Rectificare, perciò, è una particolare azione di modificazione rivolta ad allontanare ciò che ha snaturato l’interiorità della terra e perciò riportarla alla sua vera natura, alla sua essenza. ln termini esoterici, si fa riferimento a un ritorno dell’uomo a un periodo precedente alla ‘caduta’.

Passiamo ora di analizzar e la terza parte dell’ acrostico.

La parte finale dell’acrostico indica i risultati che si ottengono partendo dal rivolgimento e attuando il processo di rettificazione. Come la prima, essa è costituita da tre termini: invenies occultum lapidem, troverai una pietra oscura (nascosta, segreta).

d) Invenies

Consideriamo il termine ‘invenies’ nel suo duplice significato di cercare e trovare. Trovare in questo caso è il risultato di un cercare che si può raggiungere se si parte dal rivolgimento e si attua il processo di rettificazione. Non è un trovare per caso, ma è il risultato di un’intenzione, quindi di una ricerca. Se vengono attuati i processi del rivolgimento e della rettificazione diretti all’interiorità della terra, allora si potrà senz’altro cercare e trovare qualcosa.

Invenies significa trovare, ma ancor più ricercare per trovare. Per questo, il termine non indica solo l’azione del trovare, ma anche quella della ricerca che porterà alla pietra occulta dopo aver modificato l’interno della terra. Il trovare è un risultato necessario; se il processo è stato svolto, si troverà senz’altro qualche cosa. Dove si cerca e si trova questo qualcosa? E dove si colloca questo qualcosa che si cerca e si  trova ? Esso sta nell’interiorità della terra. Ciò che ricerchiamo lo troveremo nell’interiorità della terra: in ciò che è interno e nascosto. Nell’ultimità, se si vuol dire, negli inferi, intesi come il mondo che sta sotto a quello fenomenico.

Ciò che si cerca lo si troverà nell’interiorità della terra sulla quale si è operato con l’azione della rettificazione. Cercare e trovare sono riferiti a qualcosa che non era conosciuto, ottenendo così una nuova conoscenza. Si cerca e si trova sempre qualcosa non sapendo di trovare, per cui questo termine sta a significare che ci si troverà di fronte a qualcosa che non conosciamo, con la quale non si aveva alcun contatto. Una dimensione nella quale non ci si era colti, un luogo che non si sapeva della sua esistenza,una realtà che era ignota. Ciò vale per il mondo interiore e per I’interiorità della realtà. E’ I’ignoto del mondo che appare e in questo senso significa cercare e trovare qualcosa che non era noto, at di 1à di una significazione e dimensione riduttiva soggettiva, psicologica, esistenziale ed etica ma ampliata in senso metafisico che si ricollega al significato metafisico de termine terra. L’insegnamento, allora, indica la necessità della ricerca e del ritrovamento come momenti fondamentali dell’iter iniziatico.

Esaminiamo a questo punto gli ultimi due termini di questo ternario della seconda parte dell’acrostico. Il ternario collega l’invenies con l’obiettivo, con il suo risultato, con ciò che viene ricercato e con ciò che verrà trovato.

e) Occultum

La parola occultum fa riferimento a una realtà nascosta e segreta. Ciò che viene ricercato e trovato è nascosto in quanto non visibile, per il fatto che è al di là del fenomenico, dell’apparente e, come tale, è segreto. I termini nascosto e segreto (od occulto) non sono sinonimi; nascosto è riferibile a qualcosa che non è facile cercare e trovare, che è lontano dalla vista e dall’osservazione e che è coperto da un velo che bisogna togliere; segreto,invece, è relativo a ciò che non è dicibile e descrivibile in modo chiaro e il suo significato non è né accessibile né comprensibile a tutti. Segreto corrisponde a ciò che è esoterico, che non è per tutti, ma solo per coloro che hanno intrap-reso una via verso la gnosi.

Inoltre, il termine occultum può essere inteso anche come qualcosa che ha il carattere di essere grezzo e quindi passibile di sottoporsi a un processo di levigazione: la rettificazione.

D Lapidem

A questo punto esaminiamo l’ultimo termine del ternario della ferzaparte del V.I.T.R.I.O.L., lapidem’. Questo termine, come si è visto, può esser tradotto con pietra: quello che si cerca e si trova è una pietra oscura, nascosta, una pietra grezza. Nell’usuale interpretazione questa pietra è ciò che si trova nel proprio mondo interiore: quella forma grezza che può essere levigata e plasmata, e che dà luogo al sé rinato e rigenerato: quest’ultimo è propri,o il risultato della levigazione della pietra nascosta. Questa pietra nascosta, oscura e grezza dove si deve ricercare e trovare? Questa pietra, come dice l’acrostico, è nella parte interna della terra, che non è, come si è detto, solo il mondo interiore soggettivo ma l’interiorità del mondo, della realtà in generale; in altre parole, l’ultimità della realtà, ciò che è ultimo, ulteriore, al di là del quale non si può andare. questa pietra oscura che si ricerca e si trova, come risultato di un’opera esoterica, possiede, come il Graal o l’elisir alchemico o pietra filosofale, un potere e un significato in se stessa. Il simbolismo del Graal è assimilabile, anche se con diversi significati, a quello della pietra oscura, così come lo è I’interpretazione alchemica. Qual è il significato, e perché I’uso del termine lapidem in questo acrostico e in una dimensione esoterica? Ricercare e trovare una pietra, oscura e nascosta, significa trovare qualcosa che è solido, ha un peso, un valore e una rilevanza. La pietra non è un alito di vento, né un soffio, ma è una materia dura, inerte, ma viva e plasmabile. Se il processo di modificazione è una alterazione che riporta allo stato primievo, allora la pietra non si cerca,ma si ricerca, non si trova ma si ri-trova in quanto è sempre stata presente ma è stata occultata dalla deturpazione terrena, dopo la caduta, intesa in senso teosofico o strettamente gnostico come condizione di occultamento del sé e della realtà generato dall’ignoranza.

Sulla pietra che si ri-cerca e si ritrova l’iniziato incide il suo cammino iniziatico; una pietra difficile da incidere, infatti, la materia di cui è costituita è tale per cui è necessario avere strumenti appropriati perché possa essere lavorata. Allo stesso tempo, l’incisione del proprio cammino sulla pietra significa svolgere un’opera solida che non verrà alterata dal vento né verrà distrutta, ma permarrà nel tempo.

La pietra è ciò che permane in quanto è il solido, la permanenza del mondo e del mondo interiore, la presenza forte, ultimativa, ineluttabile, proprio in quanto costituita da una materia che permane. Nell’interiorità e nel mondo essa rappresenta la loro permanenza e la loro continuità d’essere; la loro differenziazione rispetto a ciò che passa,  muta, è superficiale e leggero e che scompare nella vastità del nulla. La pietra non è un nulla, ma è ab eterno, una  permanenza, una solidità del sé e del mondo.

Niente si costruisce sulla sabbia, come dice il testo sacro, e si può costruire solo su ciò che è pesante, rilevante, degno di permanere nel mondo, opposto al superficiale, che scompare ed è soggetto a continue

trasformazioni. Il V.I.T.R.I.O.L. afferma che nella realtà e nel proprio mondo interiore si può ri-cercare e ritrovare una solidità, una permanenza, che è sempre presente e sulla quale si può agire con appropriati strumenti che permettono di ritrovare I’originario (rettificando) e da qui operare sulla pietra oscura. Questa permanenza è ciò che si trova scavando nella superficialità del mondo, nella leggerezza sfuggevole dell’esistere. Ricercare e ritrovare una pietra oscura e nascosta. La pietra non è facilmente

raggiungibile ma, una volta raggiunta, manifesterà la sua natura all’iniziato, cioè il fatto di essere oscura.

Questa oscurità della pietra sta a significare che è qualcosa che non si manifesta in modo immediato; è necessario avvicinarsi ad essa, soffermarsi, voltarla e rivoltarla, incidere su di essa il proprio percorso; solo in questo modo ci si appropria di questa pietra e la si rende parte attiva della vita come qualcosa a cui si è intimamente legati. più ci avvicina e ci si appropria della pietra oscura, più appare permanente, duratura ma sempre nascosta da un velo. La pietra rappresenta I’essenza, il significato, la solidità, la permanenza dell’interiorità del proprio mondo e della realtà in generale, in contrasto con ciò che è superficiale, esteriore, scorza e involucro. La pietra è la permanenza rispetto al transeunte di sé e del mondo.

Mondo interiore e realtà in generale sono costituiti da questa sostanza occulta, da qui il lavoro esoterico che consiste nel considerarla come svelabile, che permane e che non è mai raggiungibile nella sua interezza, ma qualcosa di essa può essere raggiunto.

La pietra occulta sta anche a significare il fatto che l’iniziato vive entro l’occulto, entro ciò che è segreto, nascosto, al di là di ogni cosa, oltre d ultimo. L’iniziazione è così un processo che, come si è detto, apre una porta, ma la apre all’oscurità. L’ignorante ritiene che il mondo sia ciò che vede, che appare, che gli è manifesto, che gli è facilmente raggiungibile, mentre per l’iniziato il mondo è mistero e solo la gnosi permette di rischiarare qualche aspetto, ma non potrà annullare il mistero dell’ultimità occulta delle cose.

L’iniziato viaggia sempre nella oscurità e nella luce, cogliendo l’una e l’altra, muovendosi in un continuo alternarsi tra ignoranza e gnosi. La gnosi non potrà mai avere fine, né la luce piena potrai mai essere raggiunta, Tuttavia, I’iter iniziatico non permane nell’oscurità e la luce della gnosi permette di portare alla superficie qualcosa della pietra e di svelare allo stesso tempo la sua intima oscurità.

Il V.I.T.R.I.O.L., così inteso, permette di comprendere la natura dell’iter iniziatico e della iniziazione e, al contempo, di distinguere l’iniziato dallo pseudo iniziato, cioè quell’iniziato che ha percorso solo qualche passo, che è stato solo illuminato, ma non ha continuato il cammino e crede che ciò sia sufficiente e così resta nell’ignoranza e legato alla pochezza del mondo. Egli non ha capito che il cammino è un continuo allontanarsi dagli intrighi del mondo e che I’essenza di esso è mistero e oscurità e che necessita sempre del complemento continuo e permanente della gnosi.

La gnosi iniziatica si raggiunge con la comprensione che l’ultimità è mistero, che si è sempre di fronte alla pietra occulta, ma che si è anche di fronte a un passo successivo di conoscenza che è la sola che

permette di percorrere I’occulto e così continuare il cammino.

La via iniziatica. secondo quanto insegna il V.I.T.R.I.O.L., è un porsi sempre di fronte alla pietra oscura e la gnosi che si raggiunge permette di intraprendere il cammino nelle tenebre con una fiaccola in mano. Come Diogene che con il suo lumicino cerca I’uomo per tutta la sua vita, così l’iniziato cerca se stesso e I’essenza del mondo, la gnosi, il divino, percorrendo le tenebre con una luce sempre più chiara e rivolgendo la sua attenzione con continuità verso ciò che è oscuro, segreto e nascosto.

Il V.I.T.R.I.O.L. fornisce indicazioni su come svolgere il cammino e la riflessione su di esso permette di comprendere I’essenza esoterico ermetica di ogni percorso iniziatico.

Se il V.I.T.R.I.O.L. è posto nel Gabinetto di Riflessione ed è parte della tradizione esoterica della Massoneria, allora indica la via del lavoro all’interno del proprio mondo e del Tempio. Nella tradizione massonica il V.I.T.R.I.O.L. non è relativo solo alla condizione interiore e alla realtà in generale, ma anche alla vita nel Tempio e all’atteggiamento che il massone deve avere verso se stesso e gli altri e alla pratica della sua vita nel mondo. Il massone è sempre alla ricerca e ha sempre di fronte a sé la pietra oscura, il mistero di se stesso, degli altri e del mondo; proprio perché è consapevole di questo, il suo atteggiamento è sempre un rivolgimento verso la gnosi che permette di percorrere le tenebre senza la paura di perdersi.

Il V.I.T.R.I.O.L. è un insegnamento esoterico-ermetico che inquadra e dirige ogni iter iniziatico e la sua comprensione permette di riempire il vuoto interiore, che si crea con la rettificazione dell’interiorità della terra, con quei contenuti di conoscenza che porteranno alla trasmutazione e alla rigenerazione del sé, alla gnosi e, al contempo, contribuiranno alla costruzione del tempio interiore, di quello alla Gloria del Grande Architetto e allo svolgimento della vita concreta: il divino dell’uomo si ricongiunge così al divino del tutto, come insegnano i testi ermetici.

Riferimenti

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