RIFLESSIONI SUI PROBLEMI POSTI DA UN FRATELLO

RIFLESSIONI SUI PROBLEMI POSTI DA UN FRATELLO

Maestro Venerabile, Fratelli carissimi,

i problemi ed i modi di esporli del Fratello GRND mi hanno profondamente colpito. La sua sincerità e la sua umiltà sono dei fatti positivi c tangibili, tanto più vivi e sentiti, quanto più rari ed inconsueti. L’effetto più immediato che ho avuto, dopo aver preso atto delle sue encomiabili caratteristiche, è stato quello di sentire nei suoi confronti un profondo sentimento di gratitudine, poiché sono convinto che non vi può essere insegnamento più efficace di quello impartito a mezzo dei fatti. Il suo appello ai Fratelli, poi, mi pare particolarmente significativo. Io spero che molti di noi sentano la forza della sua richiesta e che tutti si rendano conto della situazione delicatissima di conflitto in cui si trova. Per parte mia cercherò, nei limiti ‘e nelle possibilità che ho a disposizione, di comunicargli e comunicarvi ciò che provo. Non tenterò di dargli delle risposte precise, riferendomi pedantemente ad ognuna delle sue domande e cercando di confutarle una per una, sulla base di altrettante opposte esperienze. In questo momento non so ancora come e quale sarà il mio discorso, ma spero francamente di potergli dare qualche sia pur minimo aiuto e beneficio. È il rispetto e l’amore per il Fratello che mi conducono. I nostri ragionamenti, i nostri pensieri, le nostre idee si producono, per così dire, in ogni istante della giornata. I lumi della scienza non sono a tutt’oggi abbastanza possenti per chiarire i misteri di questi fatti, anche se essi avvengono a ritmo incessante nel nostro organismo e se tutti ne siamo testimoni. Molti nostri pensieri (oserei dire la maggioranza) si riproducono senza che assumano la forma pubblica, per mezzo di scritti e parole, e rimangono in noi privatamente, senza però perdere nulla della loro efficacia e della loro importanza nell’ambito della cultura personale. Tutto questo a me sembra vero ed indiscutibile. Ma non basta. Proseguendo l’analisi di questi fatti, che tutti chiamiamo pensieri, idee, ragionamenti, immagini, eccetera, posso rendermi conto del come, in certi casi, essi siano sostituibili. Intendo dire che, se voglio, posso cambiare un tipo di pensiero con un altro tipo diverso, magari di significato diametralmente opposto. Questa intercambiabilità dei pensieri avviene molto spesso sulla base di nuove esperienze. La lettura di un libro, per esempio, può avere come effetto il cambiamento della disposizione dei mici pensieri, soprattutto se le idee prospettate dallo scrittore mi vengono presentate da un punto di vista da me completamente trascurato in precedenza. Questo cambiamento mi pare frequente, c credo sia da tutti noi abbondantemente sperimentato. tanto che ritengo del tutto fuori luogo qualsiasi spreco di tempo in merito. Ma vi è, mi pare, un altro aspetto della situazione che merita di essere accuratamente considerato: il cambiamento di un pensiero, di un’idea, può avvenire sempre ed esclusivamente in tal modo? Possiamo noi, cioè, cambiare idea solo ed esclusivamente per mezzo di un’esperienza che ci viene da altri? Siamo costretti, in altre parole, a servirci sempre dell’esperienza altrui per cambiare le nostre convinzioni? La risposta a queste domande non può essere che negativa, poiché un si escluderebbe addirittura (da un punto di vista strettamente logico) di formulare la domanda, in quanto, chiaramente, dovrebbe ancora nascere colui che può avere l’idea nuova! Ed ecco che a questo punto il discorso si fa particolarmente interessante. Se la via dei Maestri, dei Guru, degli Insegnanti che, valendosi della loro esperienza, tendono a far mutare le idee altrui non è l’unica via per cambiare idea, quale sarà l’altra via? £ di II fatto è delicatissimo, e non so se riuscirò a farmi comprendere pienamente, poiché non intendo valermi della mia esperienza per rendere il Fratello consapevole; mi servirei, in questo caso, proprio del metodo che intendo abbandonare. Gli chiedo perciò scusa se, incidentalmente, in tutto il discorso potrà rilevare lievi contraddizioni, ma lo prego di osservare solo un fatto che a me sembra importante in modo particolare: se da ciò che dirò riuscirà a ricavare qualche beneficio. E mi pare opportuno riformulare la domanda e vedere se insieme, il Fratello ed io, riusciremo a scoprire qualcosa di nuovo, che non derivi da altri, ma solo dalla nostra attività. Può il mio pensiero mutare senza per questo utilizzare l’esperienza e la sapienza altrui? La prima cosa da fare, allora, mi sembra essere quella di osservare attentamente il mio pensiero e di vedere con chiarezza se, come, quando e perché esso si trasforma e muta, escludendo con diffidenza i cambiamenti che derivano da impostazioni di pensiero altrui. Indubbiamente questo lavoro richiede una lunga e faticosa preparazione, e non solo del tipo cosiddetto mentale o intellettuale, ma soprattutto ed anche di tipo fisico, poiché rientra in tale compito la cura particolare di tutto il funzionamento dell’organismo, a partire dalla respirazione c dall’alimentazione. Ma non vorrei divagare. Ho scritto poc’anzi che l’osservazione dei miei pensieri può darmi la possibilità di scoprire se essi mutano, e come e perché essi mutano, e che questo lavoro può essere validamente impostato curando particolarmente la parte fisica del mio organismo, senza aiuti di tipo trascendente o l’intervento di miracoli. II pensiero è un qualche cosa che tutti noi possiamo sperimentare. Il pensiero è il primo elemento che dobbiamo prendere in considerazione. Lo strumento che ci permette di comprenderlo, di individuarlo, di oggettivarlo è costituito da ciò che tutti noi chiamiamo attenzione. Essa appare come l’atteggiamento di colui che intende scoprire, lo stato di colui che è in attesa di conoscere, che non sa nulla ed è interessato alla vera conoscenza; lo stato, si potrebbe dire, del concorrente in gara che si dispone alla conquista del titolo e non conosce minimamente quale sarà l’esito. L’oggetto della nostra ricerca è quindi il pensiero, lo strumento è l’attenzione. La messa a punto dello strumento d’indagine che, così com’è, è inservibile, richiede un duro lavoro di preparazione, che credo si possa proprio identificare con il lavoro svolto da coloro che il Fratello GRND, un po’ avventatamente (probabilmente influenzato da certa letteratura tendenziosa). definisce “dei pazzoidi che si allontanano dal mondo, perché incapaci di inserirsi in esso”. E qui credo convenga tirare in po” il fiato e forse le somme del nostro discorso. Il nostro pensiero, riepilogando, non muta solo per influenze altrui, anzi oserei dire che quel tipo di cambiamento non muta affatto, potendosi paragonare tale cambiamento al mutare di colui che, al variare delle circostanze e dell’ora, si veste in modo diverso. La vera mutazione di pensiero (che potremmo legittimamente chiamare costruzione o squadramento della pietra grezza) avviene esclusivamente quando riusciamo a renderci capaci di osservare attentamente il funzionamento della nostra mente, ed a comprendere l’attimo in cui la mutazione avviene. Ed a questo punto potrei anche non proseguire ulteriormente, poiché mi pare di aver messo in chiaro l’essenziale, ma sento ancora il bisogno di comunicare ciò che provo alla lettura delle domande poste dal Fratello e, quindi, proseguo sperando nel suo consenso. Non mi pare che nella considerazione della cultura di un altro paese, sia esso orientale o occidentale, del Sud o del Nord, si debbano fare delle discriminazioni. L’apporto di certe culture, se osservato con attenzione e rifatto come pensiero proprio con l’aiuto costante di certi metodi pratici, può essere fonte di chiarezza perle nostre idee e mi pare un grosso errore rifiutare a priori queste analisi  solo perché sono state proposte da individui che consideriamo “di carattere e mentalità diversi”. Il Maestro di Yoga che io ho conosciuto è un uomo della apparente età di 70-75 anni che, dopo aver esercitato la professione di chirurgo fino a tarda età in un moderno ospedale indiano, ha sentito il bisogno di andare per il mondo a diffondere il suo messaggio di amore e di pace, insegnando le pratiche dello Krya-Yoga. Attualmente si trova in Inghilterra e, non appena si stabilirà per qualche tempo in qualche luogo, mi farà pervenire il suo indirizzo. Come il Fratello può vedere chiaramente, la differenza tra la pratica dei fatti e quella delle idee, che egli espone nella sua Tavola, è notevole. Ma veniamo ad un altro discorso: che cos ‘è La Massoneria? La risposta, anche se non può essere semplice, completa e soddisfacente, può venire data. Ma se noi, prima di intraprendere tale lavoro, osserviamo attentamente il problema analizzandone con curagli clementi, siamo portati a certe decisioni. La Massoneria è forse qualcosa di immutabile, di fisso nel tempo e nello spazio? Innanzi tutto essa è un’Istituzione voluta da un certo numero di esseri umani, vivi ed operanti, e, come tali, mutevoli. In secondo luogo, il rito sul quale si fondano certe operazioni è esso pure mutevole. La nostra consueta tendenza umana ci induce a tentare invariabilmente di costruire qualcosa di eterno cd immutabile, poiché solo così crediamo sia possibile il consolidarsi del nostro dominio sulle cose. Due sono i principali modi di costruire i pensieri (la distinzione viene fatto solo a scopo illustrativo, perché essa in realtà non esiste); il primo si vale della mente in particolare. Con la prima maniera la mente (ed anche questa parola è usata in modo metaforico), in pieno collegamento con gli organi di senso, costruisce i suoi oggetti. Con la seconda il collegamento con gli organi di senso si interrompe c gli oggetti che ne derivano sono i cosiddetti enti astratti. Si forma così in noi il pensiero della matita o del foglio sul quale scrivo, oppure del triangolo, della linea, del punto, del numero, e così via. Queste spiegazioni, almeno dal mio punto di vista, sono essenziali, e mi scuso se mi sento costretto a darle. Quando noi (o la nostra mente) ci troviamo direttamente in contatto, per mezzo dei sensi, con le cose vive di questo mondo (per cose vive intendo anche le pietre ed i metalli) immediatamente, trasferendo l’immagine della cosa nella memoria, ci costruiamo mentalmente un oggetto che è dello stesso tipo del triangolo e del punto, cioè immutabile e perfetto. Perciò, una volta che l’oggetto, come immagine, entra a far parte del nostro archivio personale chiamato memoria, diviene immutabile e perfetto, sempre sulla base della prima percezione. Ma nella realtà l’oggetto vivo muta in continuazione. Il lavoro richiesto alla nostra mente per seguire tutte le sue variazioni risulterebbe, ove fosse possibile, di proporzioni tali che non avremmo nemmeno più bisogno di respirare. Forse da questo si può intuire come apparirebbe la realtà qualora potessimo renderci pienamente consapevoli di essa. Per fortuna, però, le mutazioni degli oggetti vivi a cui siamo particolarmente interessati per ragioni di sopravvivenza o di studio non sono così rapide da non permetterci di classificare e catalogare gli oggetti stessi, in certo qual modo stabilmente. Ma la realtà viva è e rimane per noi un fatto incomprensibile, in quanto muta in continuazione, mentre gli oggetti mentali che noi riusciamo a comporre sono sempre del tipo astratto, con le loro | caratteristiche di immutabilità e di perfezione, anche se (almeno per la prima volta) in molti casi ricorriamo agli organi di senso per costruirle. È nel caso che ci interessa direttamente una qualsiasi definizione della Massoneria ci porterebbe inevitabilmente alla conclusione di avere a disposizione un qualche cosa che non ha nulla a che vedere  con ciò che nella realtà esiste, poiché è chiaro che l’Istituzione muta con il mutare degli uomini che la compongono, pur rimanendo invariato il Rito. In pratica quindi risulta sempre possibile dare una qualsiasi definizione di qualche cosa, ma non bisogna dimenticare che, a rigore di termini, ogni definizione (per quanto concerne la realtà delle cose) è sempre anacronistica e sorpassata, non appena è stata data e stabilita. Il Fratello chiede se la Massoneria è o non è una religione, se è o non è un sistema filosofico, se esiste o non esiste il messaggio che ognuno di noi deve portare nel mondo con sé. Ad ogni domanda sarebbe possibile trovare un’adeguata risposta, confermando o negando le proprie opinioni in merito, poiché nella realtà, per certi versi ed in certi momenti, la Massoneria può sembrare un’organizzazione di partito: in altri momenti ancora e nella realtà essa può presentare l’aspetto di un circolo culturale, e così via (giustificando anche così l’asserzione che essa è universale, quanto è universale l’uomo). Ogni definizione potrebbe così essere sostenuta da certi aspetti tangibili che in certi momenti possono apparire. Ma se teniamo presente che ogni definizione, in verità, non è che il risultato di una osservazione momentanea di colui che guarda l’aspetto momentaneo delle cose, e che per ragioni fisiche non può essere diversamente, comprendiamo immediatamente come non si possa mai pretendere di essere nel giusto quando si vuole affermare qualche cosa, senza essere in grado di osservare attentamente i propri pensieri. Come vedete, Fratelli miei, tutto in questo mondo è misterioso e forse noi Massoni siamo tra i pochi esseri viventi che hanno il coraggio di riconoscere questa grande verità e praticarla. Il nostro Rituale non si fonda su un principio dogmatico, noi non ci pieghiamo alle facili illusioni ed il nostro Tempio non è coperto, perché le nostre capacità umane sono troppo misere per il compimento dell’Opera. Non siamo soggetti ad alcuna ideologia, ritenendole tutte troppo umane ed insufficienti. Il Rito ci vieta di trattare argomenti di politica e di religione, perché ogni teoria sociale ed economica ed ogni teologia non può vedere che un solo lato dell’intera questione, e discutere sarebbe tanto inutile quanto dannoso. Da questo nostro categorico rifiuto di accettare teorie ed ideologie nasce l’ostilità di tutte le religioni ed associazioni organizzate che nel mondo prosperano; di qui la necessità di non rinfocolare queste tendenze ostili con inutili pubblicità e vanterie; per tutto ciò preferiamo mantenere segreto questo nostro auto-isolamento fatto di umiltà e comprensione, e non certo per mancanza di coraggio. La vita per noi, come per tutti gli esseri umani, è mistero, ma a differenza degli altri uomini non siamo tanto sprovveduti da credere che esista un metodo comodo e convincente per svelare il mistero. Le tenebre che ci circondano forse, per alcuni di noi, spariranno per lasciare il posto alla Luce, ma l’atto supremo non accadrà per volontà ed opera umana, masi stabilirà solo per volontà ed a Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

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