LA GIOIA

LA GIOIA

Mi sono cadute sott’occhio alcuni giorni fa, citate in uno degli innumerevoli articoli antimassonici del 1993 le parole tristemente famose di Benedetto Croce “la mentalità massonica semplifica tutto: la storia che complicata, la filosofia che è difficile, la scienza che non si presta a conclusioni precise, la morale che è ricca di contrasti e ansie… cultura ottima per i commercianti, piccoli professionisti, maestri elementari, avvocati mediconzoli, perché cultura a buon mercato; ma perciò stesso pessima per chi deve approfondire i problemi dello spirito, della società, della realtà”. L’intento negativo ed il tono spregiativo sono evidenti; tuttavia quello che agli occhi di Croce è un difetto, la semplicità, per noi, è una qualità ed è vero che in tutto quanto l’umanità ha prodotto e produce soltanto ciò che è lineare e chiaro rimane, si imprime nella mente, dà i suoi frutti. Per molti la bravura, la superiorità culturale, la capacità intellettuale si manifestano nell’oscurità dell’esposizione e nei labirinti del linguaggio, che altro non sono che caos. Nei nostri templi noi impariamo che la conoscenza del tre diventa semplice se noi abbiamo penetrato quella del due e dell’uno, che l’espressione è chiara se comprendiamo l’arte ed il suo linguaggio espositivo che è quello simbolico. L’approccio massonico semplifica poiché a passo a passo porta dal disordine dell’ignoranza all’ordine della conoscenza, dalla vita del microcosmo a quella del macrocosmo, dal brutto alla bellezza del cosmo. Ben due volte nella Pansophia, Comenio, insegna l’importanza della gradualità che è organizzazione razionale dell’apprendimento: ” Con la gradualità le menti a poco a poco si elevano a qualunque vetta, a qualunque sommità”, e di nuovo ” Poiché come un edificio non può stare in piedi senza il suo fondamento, e un albero senza il suo tronco, così neppure si può conoscere l’ordine delle cognizioni da cui scaturiscono tutte le nozioni particolari, senza quella base dell’ordine che viene prima di tutto scoperta dalla sapienza”, che scaturisce dalla conoscenza e genera la Sofia. Conoscere, sapere, essere saggio: tre gradini che dal possesso del reale e del concreto,   scienza, portano al sapere “ai Latini, “informa il Tommaseo,” sapio valeva in traslato sentir rettamente; e quindi il senso dell’italiano sapere, che da sé vale dottrina retta, e il prevalere della sapienza sopra la scienza” ed infine alla Sofia, virtù suprema ” saggezza che ha per oggetto le cose che sono giuste e belle e buone per l’uomo”.

Al secondo passo sulla via iniziatica i massoni prendono coscienza del valore del sapere che si può raggiungere soltanto oltrepassando la barriera dei sensi – Orfeo insegna “per mezzo degli occhi non possiamo vedere nulla, noi vediamo per mezzo della luce splendente”- e quando le arti, conglobate nella dea Minerva, dall’Oriente illuminano i passi dell’iniziato. Le varie scienze sono un processo di innalzamento dello spirito che porta alla sapienza, che rifugge l’ignoranza come le nozioni consacrandosi soltanto alla ricerca della verità; essa è filosofia che “non ricerchiamo a cagione di nessun’altra utilità; ma come diciamo uomo libero chi ha il fine in sé e non in altro, così anche tra le scienze questa sola è libera perché ha in sé il proprio fine… tutte le altre possono essere più necessarie di questa; nessuna può esserle superiore”. La sapienza è innalzamento dello spirito umano attraverso vie che spesso la cultura profana, ufficiale, rifiuta perché quelle irrazionali si intersecano, si congiungono, si uniscono con quelle razionali con l’unico fine di conseguire un miglioramento morale dell’uomo che partendo dall’io raggiunga l’umanità. La liberazione e la purificazione dell’intelletto guidano all’essenza più alta della virtù, alla Sofia, conoscenza anch’essa, possesso assoluto, integrale delle cose immutabili, tramite sublime verso la spiritualità e fonte di ogni bene. Scrivono i libri ermetici ” la virtù dell’anima è la Gnosi poiché colui che conosce è buono, pio e già divino”. Platone afferma che soltanto un dio può essere saggio, ed anche noi sappiamo che l’uomo, materia e spirito in continua lotta, è partecipe della Sofia divina, è una particella di luce che gli consente di sentire in sé il valore intrinseco dell’universo, dei molti che diventano uno nella sua anima e nella profondità del suo essere.

Gli antichi identificavano la saggezza suprema con Zeus, la chiamavano Intelligenza, la raffiguravano nel sole, mens mundi, cuore del cieli capace di riaccendere la vita, sede e origine dell’intelligenza umana. Noi assimiliamo la Sofia al GADU, il cui simbolo l’occhio più di ogni altro rappresenta la saggezza, la vista essendo da sempre l’inizio del conoscere (ne è testimonianza la derivazione di sapere da vedere nella lingua greca antica).

Saggezza antica che traduce in una parola il passaggio dalla materia allo spirito; virtù della parola che rivela la presenza dell’occhio della mente, della trascendenza, dell’ininterrotto progredire massonico che conduce il massone a VEDERE sempre più distintamente la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza. La notte della profanità si dissolve a misura che l’iniziato riesce ad alzare gli occhi sempre più direttamente verso la luce i cui raggi feriscono l’incauto che pretende di fissarli, addirittura penetrarli senza esservi preparato, senza procedere per gradi. La fretta è madre della cecità, origine di ogni ignoranza, ogni intolleranza, ogni forma di disumanità. Lentamente l’iniziato impara a vedere la luce, soffre perché il suo istinto, la sua parte materiale lo trascinano verso la facilità, il non guardare, il non vedere, l’ignorare. Tuttavia immerggendosi nei raggi della luce del sole, cuore del cielo, solo capace di accendere la Vita il massone “celebrerà il nome trionfale di Zeus ed avrà la saggezza suprema; Zeus che ha aperto agli uomini le vie della prudenza dando loro per legge la conoscenza attraverso la sofferenza”. La Massoneria non fa nulla a “buon mercato”, la formazione dell’uomo, la preparazione che lo porta ad affrontare tutti gli aspetti della vita individuale e sociale, non si ottengono senza il sacrificio, la sofferenza, appunto, che non è macerazione o mortificazione ma apprendimento. Il costo della cultura massonica è il superamento della profanità, è la lotta ininterrotta tra luce, verso la quale si alza lo sguardo e l’ombra, che, come una zavorra, ancora alla terra. La “buona sofferenza”, trasmutazione dei materiali vili in Oro, trasformazione che cessa con la fine della vita umana, alchemico lavoro che provoca il gaudio, gioia sana che deriva dalla consapevolezza della realtà e dei suoi fini, gioia razionale ed equilibrata, sentimento unico, personale, intimo, irripetibile che il massone, tuttavia non considera un arrivo conscio che nell’eterno moto del cosmo non esiste il definitivo, che ogni fine è un inizio, che il progredire non si arresta. La saggezza e la gioia intima che essa fa scaturire sfocerebbero in un senso di disagio se rimanessero limitate al singolo. La massoneria non insegna il misticismo, l’isolamento, il massone che ha il compito di lavorare per l’umanità, di vivere nel mondo non vuole limitarsi ad una sapienza che rimanendo racchiusa ed astratta gli apparirebbe incompleta e soltanto iniziale. Se l’Oro restasse una ricchezza individuale racchiusa nel forziere dell’io sarebbe sterile e vile metallo, lo spirito ritornerebbe materia se i suoi frutti non si diffondessero all’esterno e si allargassero all’umanità. In una umanità sempre più tormentata che vede sparire uno ad uno tutti i suoi punti di riferimento l’azione educatrice del massone diventa essenziale; perciò egli è consapevole che la Sofia, virtù intellettiva rimane in gran parte sterile se non gli si affianca la virtù pratica che consente una completa ed universale ” diffusione materiale degli ideali massonici”.

TAVOLA SCOLITA DAL FR.’.  FRANCO  PROF FRANCHI

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