OBBEDIENZA E LIBERO ARBITRIO

OBBEDIENZA E LIBERO ARBITRIO

Alla apertura dei lavori in 4° grado, il Potentissimo chiede al Fratello AdonHiram: dove siete stato ricevuto Maestro Segreto? Risposta: Sotto il lauro e l’olivo – domanda: quali insegnamenti vi avete ricevuto? – risposta: quelli del segreto, dell’obbedienza e della fedeltà. Più avanti, nel nostro rituale si recita: essere fedeli fino alla morte

Ora, prima di continuare a parlare di obbedienza e libero arbitrio, secondo il tema che mi è stato assegnato, vorrei commentare con voi alcuni episodi.

Il primo lo prendo dalla Genesi dell’Antico Testamento, dove si racconta che Abramo, per obbedire alla parola di Dio che pretendeva una prova tangibile del suo credo, stava per uccidere il figlio Isacco sull’altare dei sacrifici. Abramo non aveva avuto esitazioni, tuttavia è spontaneo pensare che una cosa tanto aberrante avrebbe meritato un dubbio, almeno un perché. Si tratta di una prova di obbedienza cieca. Abramo, ci dice la Bibbia, avrebbe obbedito. Non è possibile, ci diciamo oggi, che l’etica religiosa possa venire prima della morale umana. Questo fatto si può spiegare solo con un atteggiamento dogmatico nella fede, qualcosa di inconcepibile e profondamente ingiusto per ciascuno di noi.

Nella mitologia greca, quell’insieme di racconti nati per spiegare il senso della vita, troviamo invece un episodio che ancora oggi, a distanza di duemilaquattrocento anni, resta una delle più profonde meditazioni dell’animo umano. Nell’uomo combattono perennemente due anime: da un lato egli tende verso la luce della Ragione e della Morale, dall’altro è attratto dalle tenebre più oscure. Molti ritengono l’Antigone di Sofocle uno dei massimi capolavori a cui sia giunto l’ingegno umano.  La storia della tragedia è conosciuta: Eteocle e Polinice, i due fratelli di Antigone, figlia di Edipo e Giocasta, sono morti combattendo sotto le mura di Tebe, di cui Creonte è re. Eteocle, caduto in favore di Tebe, viene onorato con la sepoltura, mentre Polinice, che ha combattuto contro la città, dovrà essere, secondo l’ordine del re, lasciato insepolto in pasto alle bestie, con le conseguenze che solo con la religiosità di quel tempo possiamo capire. Infatti credenza dei Greci era che gli insepolti avrebbero vagato per sempre, tormentandosi, e non avrebbero potuto accedere al regno dei morti sino a quando non fosse stata data loro adeguata sepoltura. Antigone, per ottemperare alla legge degli dei, alla legge del cuore, alla legge della morale, tenta di seppellire Polinice, ma sorpresa dai soldati di Creonte, viene condannata a morire di fame in una grotta. Ma prima che la morte giunga, si impicca. Il significato della tragedia è chiaro, pur di affermare quelli che sono valori civili, etici, giusti, valori quali il coraggio, la pietà, l’orgoglio, si può anche morire.

 Altri esempi simili di cieca obbedienza o di ribellione a leggi ingiuste potrebbero essere fatti, basterebbe pensare a Giordano Bruno e a Galileo Galilei che pagarono carissimo il fatto di non obbedire al potere. Il 22 Giugno 1633 a Roma, nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, Galileo, a 70 anni di età venne costretto alla pubblica abiura dei risultati dei suoi studi, pena la tortura e la morte. Il 17 Febbraio 1600 e, sempre a Roma, Giordano Bruno venne denudato, legato ad un palo e bruciato vivo in Campo dei Fiori all’età di 52 anni per non aver accettato di fare altrettanto.

Ancora, nel 1866 il generale Lamarmora comunicava al nostro Garibaldi di ritirarsi. Il nostro eroe, seppure a malincuore, disse una parola che è rimasta come un simbolo: disse semplicemente “obbedisco”. Questa è obbedienza autentica, anche se sofferta, ma dettata da ragioni superiori che prescindono da tutte le considerazioni di chi è un subalterno, per una ragione comune che poi sarà a vantaggio della collettività.

Ed in proposito affrontiamo un altro aspetto dell’obbedienza puramente militare. E’ indubbio che davanti a motivi che non si possono discutere, vengono meno considerazioni etiche, ma, anche in questo caso, bisogna fare una profonda riflessione. Mi riferisco a quelli che sono stati i crimini nazisti dell’ultima guerra. Non sto a fare esempi perché sarebbe superfluo, ma credo che l’esecuzione di certi comandi che hanno comportato abominevoli stragi di uomini, donne, bambini, vecchi, persone inermi, Fratelli Massoni, comandi contrari agli elementari principi di umanità, generano responsabilità gravi in coloro che eseguono tali ordini e, se certi militari hanno obbedito, è innegabile che su di loro gravi grandissima responsabilità anche se l’azione conseguente è l’effetto diretto del comando.

Insomma, tra l’obbedienza ed il libero arbitrio che il titolo di questa tavola ci chiede, è doveroso inserire un altro termine: quello della Libertà. Insomma, prima vengono i principi di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà, poi l’obbedienza che, per questi motivi, deve essere ragionata.

La libertà può comportare il rifiuto di obbedienza, quando ciò rappresenta un più alto valore morale, quando lo si compie in ossequio a una legge più universale e più alta, pensiamo all’esempio di Antigone.

L’etimologia della parola “obbedienza” viene da Ob-Audere, dove Ob significa dinanzi e Audere significa ascoltare. Cioè ascoltare chi ti sta davanti, cioè: prestare ascolto. Forse, se si recuperasse davvero il significato originario della parola obbedienza, si capirebbe che questa parola significa semplicemente “prestare ascolto”, tenere in considerazione le indicazioni o le volontà di qualcuno, fino al punto di farle prevalere sulle proprie, semplicemente come atto di fiducia e/o, meglio ancora, come atto di amore.

L’obbedienza che ci viene richiesta tramite i nostri Rituali deve essere una obbedienza ragionata, così come fece Garibaldi. Lui obbedì, anche se il suo cuore gli diceva di non farlo e lo fece riconoscendo che quello al quale gli veniva chiesto di obbedire, era un ordine che lui stesso aveva riconosciuto con una valenza superiore al suo libero arbitrio.

Credo che stia proprio a noi valutare ciascun ordine ricevuto dai nostri Superiori in base alla coerenza o meno con un ideale, che, essendo di natura massonica, deve per forza contenere principi assolutamente condivisi e condivisibili. E’ del resto il rituale stesso che ci assicura che ciò che chi verrà richiesto, fosse anche il nostro sangue per la difesa dei fratelli, non sarà mai in contrasto con la nostra coscienza che sta al di sopra di tutto e alla quale prima di tutto bisogna obbedire, in caso di necessità anche contro l’ingiunzione dell’autorità preposta. 

Ciò implica la riconosciuta facoltà, di entrare nella sostanza di quell’ordine, di quella volontà che gli viene trasmessa. E qui entra in gioco il libero arbitrio, ovvero la capacità del soggetto di scegliere se conformarsi o meno a quella volontà trasmessa.

La libertà dei massoni è l’obbedienza ragionata, laica, mai assolutistica opposta all’obbedienza passiva, segno di schiavitù, quella alla quale si erano ribellati Giordano Bruno e Galileo Galilei. L’obbedienza senza libertà è schiavitù, la libertà senza obbedienza è arbitrio

FR.’.   M.  L.   

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