GIUSEPPE LA FARINA

GIUSEPPE LA FARINA (Messina 1815 – Torino 1863)
Nacque a Messina il 20 luglio 1815 da Don Carmelo, insegnante, e da Anna Muratore. Giuseppe ebbe inizialmente insegnanti privati e studiò italiano, latino e greco fino all’età di 11 anni; poi frequentò le scuole dell’Accademia Carolina, dove studiò matematica, fisica, filosofia, chimica ed anatomia. Nel 1828 il padre, perseguitato per motivi politici, fu arrestato e trasportato prima nel carcere di Palermo, successivamente nella fortezza di Castellammare del Golfo. Giuseppe, che aveva solo tredici anni, cominciò a capire ed a provare le tribolazioni di chi si batte per un ideale. Nel 1835 si laureò in giurisprudenza presso l’Università di Catania, ma non era l’avvocatura che lo affascinava, e, con lo slancio e l’entusiasmo della gioventù, cominciò a fare propaganda con scritti e con discorsi, a sostenere idee liberali e progressiste, nonché l’unità d’Italia. Nel 1837 a Messina scoppiò, quasi spontaneamente, una rivolta a causa di un‟epidemia di colera, e Giuseppe la Farina fu alla testa dei rivoltosi, per cogliere l’opportunità di liberare la Sicilia dalla tirannide borbonica; l’insurrezione fu domata, molti messinesi arrestati e costretti all’esilio. La Farina riparò a Firenze, poi a Roma, a Napoli, e tornò a Messina l’anno successivo, in conseguenza di un‟amnistia che era stata concessa da Ferdinando II. Nel 1840 pubblicò un suo primo scritto: “Messina e i suoi monumenti”, scritto non certo politicamente innocuo, che lo costrinse, nel 1841, a riparare esule in Toscana, dove passò sei anni di tranquillo lavoro, che gli permisero di pubblicare “La Svizzera storica ed artistica” e la “Storia d’Italia”. Sempre in Toscana, nel 1847, fondò un giornale liberale, “Alba”, e mantenne contatti con Mazzini, Guerrazzi, Giusti ed anche altri Siciliani esuli in Toscana, che raccordavano le trame dei comitati carbonari e mazziniani del continente con quelli siciliani. Il 1848 lo vide partecipare alla nuova insurrezione siciliana contro i Borboni, insurrezione finita in un totale fallimento e che lo costrinse all‟esilio in Francia per cinque anni. Nel 1854 rientrò in Italia e fissò la sua nuova dimora a Torino, dove scrisse la “Storia documentata della rivoluzione siciliana del 1848-49”, e la “Storia d’Italia dal 1815 al 1850”. A Torino cominciò a collaborare con Cavour, ed insieme a Manin, Pallavicini e Garibaldi partecipò alla fondazione della “Società Nazionale”. Il 23 marzo 1860 fu eletto deputato per la circoscrizione di Busto Arsizio, ma lo stesso anno lo vide impegnato per l’organizzazione della spedizione dei Mille in Sicilia, e l’anno successivo, con il plebiscito per l’annessione del napoletano e della Sicilia al regno d’Italia, Messina lo eleggeva suo deputato al Parlamento Italiano. Ammalato, nel luglio del 1863 volle tornare in Sicilia, per rivedere la madre, il fratello, i parenti, la sua Messina, poi tornò a Torino, dove il 5 settembre 1863 si spense. Giuseppe La Farina era stato iniziato massone nel 1860 nella Loggia “Ausonia“ all’Oriente di Torino.

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