ANDREA APPIANI

ANDREA APPIANI (Milano 1754-1817)
Nacque a Milano il 31 maggio del 1754 e fu avviato, giovanissimo, allo studio dell‟arte dal pittore Carlo Maria Giudici, il quale aveva intuito le possibilità artistiche del giovane Appiani. Dopo alcuni anni d‟attività come scenografo, nel 1783 gli si dischiusero nuovi orizzonti culturali grazie ad un viaggio a Firenze e ad un secondo, più decisivo, nell‟Italia centro-meridionale, che stimolò il suo interesse per l‟antico, per la pittura del Correggio e di Raffaello. Dopo questo secondo viaggio nacquero, nel 1792, gli affreschi con le “Storie di Psiche” nella Rotonda della Villa reale di Monza, e, nel 1795, i pennacchi della cupola della basilica di Santa Maria presso San Celso a Milano, di indirizzo compiutamente neoclassico. Ma la crescita ai più alti livelli, il passo europeo, l‟arte dell‟Appiani li assunse agli inizi del nuovo secolo nel periodo napoleonico. Convinto ed entusiasta fautore del nuovo regime, ricevette a Parigi, dove si era recato per assistere all‟incoronazione di Napoleone, accoglienze trionfali; lo stesso Napoleone gli commissionò un suo ritratto e lo volle presente ad una seduta dell‟Istituto di Francia durante la famosa lettura di Alessandro Volta. Da allora assunse incarichi pubblici e di prestigio, fino a divenire, nel 1805, pittore ufficiale di Napoleone; eseguì diversi ritratti dello stesso Napoleone, nel 1808 ne affrescò l‟“Apoteosi” nel Palazzo Reale e successivamente fece altri affreschi nella villa Reale a Milano. Ufficiali, funzionari, ministri, personaggi della corte e la stessa famiglia imperiale fecero a gara per avere un suo ritratto, sull’esempio del sovrano, ed è proprio ai ritratti, che esprimevano una penetrante caratterizzazione psicologica, che l‟Appiani legò la sua fama. Alla produzione ufficiale si affiancarono altri affreschi in numerosi edifici nobiliari e l‟ultimo lavoro di una certa importanza fu il “Parnaso”, affrescato nel 1810 per il viceré Eugenio Beauhamais nella Villa Reale di Milano. Nel 1802 fu nominato commissario per le Belle Arti, e nel 1805 l’Accademia di Brera lo propose quale consulente per l’assetto da dare all’Istituto e alla neonata Pinacoteca. Assai significative sono le cure dedicate dall’artista, in qualità appunto di Commissario per la Belle Arti, alla “Cena” di Leonardo in quel refettorio che già aveva accolto i cavalli dell’armata francese. La figura dell’Appiani non può essere intesa compiutamente se non si considera che fu uomo di grandissimo successo e “Grandissima fu la considerazione in che lo tennero gli amici, le autorità, il governo, lo stesso Napoleone che lo amò grandemente, commettendogli svariate volte il suo ritratto; abbracciandolo pubblicamente a palazzo reale, regalandogli o facendogli regalare dal governo pensioni, assegni, casa e studio (nel convento di San Marco a Milano”). Amico di Giuseppe Parini e di Vincenzo Monti, che lo celebrarono addirittura come un nuovo Raffaello, fu in buon‟armonia anche con Ugo Foscolo. Andrea Appiani dal 1785 fu membro della Loggia “De La Concorde” all’Oriente di Milano

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