COMMEMORAZIONE DEFUNTI

Commemorazione dei defunti

(Oratore: C.  S.)

INTRODUZIONE

      Mazzini, fiero oppositore del dogmatismo della Chiesa, affermava che:

“GLI INDIVIDUI MUOIONO. QUEL TANTO DI BUONO CHE ESSI HANNO OPERATO, NON VA PERDUTO CON ESSI. L’UMANITA’ LO RACCOGLIE E GLI UOMINI CHE PASSEGGIANO SULLA LORO SEPOLTURA NE FANNO LOR PROPRIO… Dl LAVORO IN LAVORO,DI CREDENZA IN CREDENZA, L’UMANITA’ CONQUISTA VIA VIA UNA NOZIONE PIU’ CHIARA DELLA PROPRIA VITA, DELLA PROPRIA MISSIONE, DI DIO E DELLA SUA LEGGE. L’umanità diventa così l’associazione delle patrie, l’organizzazione degli uomini liberi e uguali, per marciare senza pastoie, aiutandosi scambievolmente, profittando ciascuno delle risorse che gli altri possiedono in civiltà ed in progresso”.

      Ho iniziato riportando le parole di Giuseppe Mazzini, perché celebriamo il 10 marzo, la commemorazione dei defunti, che coincide con l’anniversario della morte di questo grande politico e con l’equinozio di primavera, esempio di rinascita naturale, di perfetto equilibrio tra tenebre e luce.

      Lo scopo della celebrazione dei defunti è duplice: il primo è quello di eseguire alcune riflessione sulla morte, sulle “cose ultime” dell’uomo ed in particolare dell’uomo massone, il secondo  è  quello di  rivolgere  il nostro pensiero a tutti i nostri

fratelli che sono passati all’oriente eterno.

LA PAURA DELLA MORTE E DEL DOPO

      L’uomo ha sempre assistito, ammirato ed incuriosito, allo spettacolo della caduta delle foglie alla prima ventata d’autunno e questo ci porta inevitabilmente a riflettere sulla nostra caducità, sui nostri momenti ultimi.

      La morte, l’aldilà, il mistero del male, sono concetti che mettono sicuramente i brividi. Raramente ne parliamo con gli altri, ma sicuramente sono domande che ci facciamo spesso in silenzio, con noi stessi.

Tutti dobbiamo ammettere di provare smarrimento e paura quando pensiamo a quell’istante del morire in cui perfino Cristo ha provato sgomento. Taluni temono che dopo la morte ci sia qualcosa di terribile, punizioni ed ignote minacce; altri credono che non ci sia nulla e questo nulla sembra a loro la cosa più paurosa di tutte. Epicuro ha cercato di convincere che la morte non può essere niente di temibile per chi sappia riflettere su di essa” … in fin dei conti, per molto tempo non siamo stati e ciò non ci ha causato nessuna sofferenza. Dopo la morte andremo nello stesso luogo o nella stessa assenza di luogo dove siamo stati o non siamo stati prima di nascere”.  

      “Pensa che prima di noi si è consumata una parte del tempo eterno, senza toccarci. 

      E’ questo lo specchio che natura ci offre dopo la morte: il futuro. Vedi tu forse in quel vuoto niente di triste, un segno che ti spaventi ? O non e quella una quiete più certa del sonno?”

      Quindi angosciarsi per gli anni ed i secoli in cui non saremo più al mondo fra i vivi è bizzarro quanto preoccuparsi per gli anni e i secoli in cui non eravamo ancora venuti al mondo. Il non esserci prima non ci ha fatto soffrire e quindi non è ragionevole supporre che debba farci soffrire il nostro definitivo non esserci dopo.

L’INTERESSE PER L’ALDILA’ NELLA CHIESA E NELLA CULTURA LAICA

      Dopo un lungo ed imbarazzato silenzio, sulle cose ultime si è riacceso nella Chiesa interesse sull’aldilà ed anche la cultura laica, intrisa di pessimismo che ora sta prendendo il posto dell’ottimismo illuministico di un tempo, pone domande sul senso della vita e se vi sia un oltre, come ha ricordato Norberto Bobbio. Secondo il filosofo Possenti, che insegna filosofia morale all’Università di Venezia, questo ritorno alle cose ultime viene valutato positivamente; cioè porsi domande sull’aldilà è un bene, l’uomo ne ha un estremo bisogno, perché vivere senza la dimensione delle cose ultime è sale scipito, e non aiuta neppure ad orientare la vita quotidiana. E’ tragico avere la cognizione della fine ,ma non del fine. Secondo questo autore non dovremmo raffigurarci l’aldilà solo in prospettiva individuale pensando solo alla propria salvezza, ma entro una proiezione sociale e cosmica.

      La Chiesa, recentemente, ha sgombrato il campo da alcuni equivoci del passato per quanto riguarda l’aldilà parlando dell’inferno, del purgatorio e del paradiso. E’ stato avviato un cammino che risulterà utile non solo ai cristiani ma anche per i non credenti, talvolta succubi di immagini infantili, che magari inducono a pensare all’eternità come qualcosa di tremendo e di noioso.

      Il medioevo ha dato un’immagine compiuta dell’aldilà, specialmente con Dante e San Tommaso . Era una mentalità un po’ mitologica, era il popolo che lo richiedeva, aveva bisogno di immagini, di miti. Dante è stato il poeta dell’aldilà ma anche il pittore, colui che ha illustrato ed ha contribuito fortemente a diffondere queste immagini dell’aldilà. Dove tutto era legato al peso specifico dell’anima: se era leggera e priva di peccati saliva in alto nel Paradiso, al contrario in basso nell’inferno.

      Dante aveva attinto a quattro fonti principali: l’Eneide di Virgilio, le Summae di San Tommaso ed il libro della Scala di autore ignoto attribuito alla tradizione islamica tradotto in Castilionese nel 1264 e successivamente in latino.

      In passato quindi invece di teologia dell’aldilà si era elaborata una fisica dell’aldilà come cita il Filosofo Balthasar. Il teologo Luigi Sartori, ricorda che colui che ha posto le basi moderne per una nuova interpretazione dell’aldilà ,totalmente differente da quella di Dante, è stato un ateo, Sartre. Sartre parla dell’inferno come il luogo in cui non è possibile comunicare. In questo senso oggi bisognerebbe trascrivere l’aldilà a livello esistenziale, mettendo in primo piano il problema dell’amore e della comunicabilità. Il Papa e la teologia moderna hanno parlato di Inferno, Purgatorio e Paradiso “NON DI LUOGHI MA DI STATI”. Cioè sono come delle situazioni esistenziali… dove al centro c’è la riflessione sull’altro. L’inferno quindi come uno stato in cui non c’è amore, dove non c’è relazione, non c’è comunicazione, dove non si dona e non si riceve niente. Il Paradiso è al contrario uno stato dove viene saziata al massimo la sete di felicità ma anche di comunicazione. Molti filosofi laici mettono in rilievo il tema della comunicazione .Non solo al fatto che siamo nell’era di internet e che ormai tutto è comunicazione.

IL PROBLEMA DEL MALE MORALE E MALE “SOFFERENZA» DEL MONDO

      Molti autori laici nel corso del 900 e soprattutto negli ultimi tempi si sono confrontati con la questione del male: da dove nasce, chi è l’autore, come combatterlo…. La domanda sul mistero del male rimane sullo sfondo per tanti, e con essa quella del bene.

      Il male può essere di tipo morale, in cui la responsabilità è esclusivamente dell’uomo, ESSO VIENE COMMESSO IMPIEGANDO NEGATIVAMENTE LA NOSTRA LIBERTA’, perché nella condizione umana vige il libero arbitrio cioè la capacità di scelta tra bene e male. Come scrive Paulo Coelho nel recente libro “il diavolo e la signorina Prym” dove parla della natura dell’essere umano e dice che “se si presenta l’occasione di cadere in tentazione ,alla fine cediamo. A seconda delle condizioni, tutti gli esseri umani sono disposti a compiere il male”. Il bene ed il male hanno la stessa faccia, tutto dipende dal momento in cui attraversano il cammino di ogni essere umano

      Un altro tipo di male è invece quello inteso nel senso di sofferenza, che ci appare come qualcosa di imposto, di provocato da altri, persone o cause naturali, che ci piomba addosso all’improvviso, come le catastrofi, terremoti con gravi perdite umane.

      Perché accade tutto ciò? Ci chiediamo ed in questo caso non possiamo fare a meno di porre la domanda sul male senza porre quella su Dio: esse sembrano strettamente connesse. Se Dio c’è, perché assistiamo all’azione devastante del male sulla creazione?   Nel  mondo  esiste il male e la sofferenza che non dipendono dalla

malvagità umana e Dio non può essere infinitamente buono e infinitamente potente.

      Come si conciliano l’onnipotenza, la bontà e la giustizia di Dio con il fatto che durante la storia umana centinaia di migliaia di uomini innocenti sono stati indiscriminatamente massacrati da eventi naturali?

      A questa obiezione non c’è mai stata risposta; Kant, filosofo della ragione, concluse la sua carriera di pensatore un po’ sconsolatamente quando, riflettendo sul male radicale che insidia la natura e la storia e la storia dell’uomo, dovette riconoscere l’impenetrabilità… ARRIGO LEVI dice che si perde tempo cercando la chiave di certi fatti fuori dalle spiegazioni visionarie e parlando di tutto il male vissuto dagli uomini nel novecento, comprese le guerre mondiali, le esplosioni atomiche, paragona in modo simbolico la violenza del secolo ad una entità maligna ,invisibile che riesce a controllare l’uomo dall’interno, paralizzandolo, dominandolo e tende a piegare ogni resistenza umana ed a trasformare l’uomo in un insetto immondo, vile, crudele ed egoista (Dostoevskij ,l Demoni 11,8).

      D’altro canto ricorrere al peccato originale non fa che spostare il problema, perché Dio ha permesso quel peccato? Per rispettare la libertà dell’uomo, che può anche scegliere il male. Ma allora la libertà dell’uomo è un valore superiore alla potenza divina o alla bontà di Dio?

      Per il cristiano tutta la vita è una milizia, in cui la lotta contro il male, il Maligno e le tenebre occupano un posto centrale. Tanto gli atei veri e propri (cioè coloro che negano l’idea di Dio; essere atei vuoi dire semplicemente considerare la finitezza come orizzonte ultimo e ineludibile; tutto avviene qui, in quella sola totalità che sono gli anni della propria esistenza. L’ATEO E’ COLUI CHE RITIENE CHE LA VITA SI GIOCHI TUTTA QUI. L’ateo è colui che non sente nessun desiderio di convincere il credente a non credere, cioè di convertirlo. L’ateo militante è ridicolo) quanto gli agnostici (persone che sono indifferenti al fatto religioso, che in materia religiosa preferiscono non pronunciarsi, o ritengono che sia comunque impossibile arrivare ad una conclusione in merito) e gli aconfessionali (cioè coloro che manifestano interesse per qualche aspetto spirituale, credono in qualche principio spirituale che si potrebbe anche chiamare Dio ma che non lo riconoscono in nessuna delle varie divinità indicate con nome e cognome dalle varie religioni e soprattutto non credono nelle pratiche del clero e nei dogmi proposti dalle varie chiese) regolano il proprio comportamento secondo una morale non più religiosa ma laica, ma che nei contenuti coincide comunque con i principi di tutte le religioni. Nella morale laica l’uomo è libero di fare tutto ciò che non va a danno della libertà degli altri.

IL CONCETTO MASSONICO DI MORTE/RINASCITA

      La Massoneria non ha una sua dottrina escatologica (cioè la dottrina che si occupa del destino ultimo dell’uomo e dell’universo); comunque essa è sicuramente caratterizzata da un sentimento universale di SPERANZA. Il concetto dominante è quello di MORTE/RESURREZIONE.

La morte di Hiram, come quella di Osiride o quella di Cristo, non esprimono una distruzione totale dell’essere ma una metamorfosi, una rinascita.

      E’ questo un grande messaggio per il massone che Io spinge sempre a lottare in tutte le situazioni anche le più avverse della vita perché ha sempre la speranza di rigenerare anche dopo le sconfitte.

CONCLUSIONI

      “Si sta come d’Autunno sugli alberi le foglie” citando il poeta mi ha detto pochi giorni fa ,il caro fratello Pieri di fronte al volto immobile ma segnato dai lineamenti sereni e fieri del nostro Maestro Giuliano Brunello, “ma si sta e ci si interroga come si addice ad un orgoglioso albero pensante”.

      Oggi sappiamo che la caduta annuale delle foglie non è un fenomeno passivo, accidentale come si è creduto per lunghi tempi, ma è un fenomeno attivo e programmato. Quando è tempo, le cellule alla base del picciolo di ogni foglia cominciano spontaneamente a morire una dopo l’altra, finché non c’è più materia viva che tenga la foglia avvinta al ramo e la prima brezza se la porta via. Ma il punto fondamentale è che la morte programmata delle cellule è necessaria per la sopravvivenza dell’intero albero.

      La morte cellulare programmata e controllata geneticamente si ripete durante Io sviluppo embrionario dell’uomo (per esempio nella formazione delle dita di una mano o di un piede, nell’embrione sono unite da una membrana palmare ma nelle varie fasi dello sviluppo le cellule della membrana palmare vanno incontro ad una morte programmata geneticamente e le dita si separano l’una dall’altra) quindi solo grazie alla morte di quelle cellule il nostro corpo assume queste sembianze e riuscirà a vivere. Questo processo si ripete in molti organismi diversi dal nostro.

      Processi di morte cellulare sono necessari per permettere la nascita dell’uomo, così come la morte del nostro corpo forse è necessaria per permettere e migliorare la crescita dell’universo.

      Il macrocosmo rispecchia il microcosmo. Ecco che si ripete il concetto MASSONICO DI MORTE/RINASCITA.

      FRATELLI è doveroso rivolgere il nostro pensiero a coloro che, passando all’Oriente Eterno, ci hanno lasciato il maglietto della tradizione massonica.

      Rendiamo loro gli onori che si meritano chiamandoli uno ad uno all’Oriente:

ABATI   DINO

BELLINI   PIETRO

BERTOCCI   LUIGI

BIANCO   BIANCHI

BICCI   IVO

BOTTONI   GILIO

BRUNELLO   GIULIANO

BUZZANI   PIERO

CENERINI   ALFIO

CENERINI   ARIETTO

CINI   LORENO

COPPOLA   GIOVANNI

DESIDERI   ANDREA

FONTANI   FLORO

LUPI   MARIO

LUPI    DIONISIO

MAINETTO   GIOVANNI

ORLANDI   BERTANO

PASSINI    ALADINO

PIERACCINI  GINO

PIERACCINI   ROBERTO

PORTANTI    MICHELE

RICCI   MARIO

STANZANI  GIUSEPPE

VALDAMBRINI   GIOVANNI

ZALAFFI   ERMANNO

ZUCCARO   ENZO

BALDINACCI   EDO

BETTI   BRUNO

CALAMAI   OMAR

CIAMPELLI   EFISIO

FRANCESCHI   GINO

FRANGIONI   GIUSEPPE

GIULIANI   SERGIO

GRASSINI   DORANDO

GRASSINI   ISIDORO

LONGHI   IVO

MARCHI   RICCARDO

MARTINI   BERNARDINO

MONTEMAGGI   MARIO

PANNI   GUGLIELMO

PARADISI   ALVARO

PELLINI   RENZO

SORRESINA   MARIO

TULI   OLINTO

ZAMPOLINI   MARIO

ZANABONI   ATTILIO

Or T di FOLLONICA    09-03-01     E T  V T

Commemorazione del Fratello Giuliano Brunello

(Massimo Corti)

A T G T D T G T A T D T U T

Massa Marittima,18 aprile 1969.

Testamento del profano Brunello Giuliano.

D.  Quali sono i vostri doveri verso l’Umanità?

R.  Rispetto e comprensione. Agire in modo che l’umanità divenga una famiglia,

famiglia nella quale tutti diano il meglio delle loro qualità in aiuto degli altri.

D.  Quali sono i vostri doveri verso la patria?

R.  Obbedienza. Rispetto ed osservanza delle leggi democraticamente costituite

e lottare per il loro mantenimento.

D.  Quali sono i vostri doveri verso voi stesso?

R.  Essere libero e vivere secondo sani principi morali. Migliorarmi e fare il

possibile per aiutare i miei simili.

      Carissimi fratelli,

mi è sembrato  utile rileggere  in Loggia il testamento  del fratello Brunello Giuliano di quel lontano 18 aprile 1969, perché in quelle risposte si compendia tutta la vita massonica e profana del Fratello Brunello. Rispetto e comprensione verso l’umanità, obbedienza e osservanza delle leggi verso la Patria, senso di libertà e alti valori morali verso se stessi.

      Il FrT Brunello è entrato in Massoneria a 41 anni, già maturo, ma già da molto tempo prima, quando dal 1951 al 1962 era dipendente dell’80 Comando Logistico USA a Camp Darby, gli era consentito liberamente di partecipare ai lavori che la loggia degli americani teneva, come ci conferma il Fr T informatore di allora     Francesco Jacometti nel Novembre 1968 all’OrT di Piombino.

      Una volta assunto alla Magona d’Italia di Piombino, comincia subito insieme a Francesco Barbafieri, che mi ha fornito direttamente notizie dettagliate, a frequentare l’edicola del Fr T Jacometti a Piombino durante la pausa pranzo per parlare di Massoneria: il FrT Jacometti chiudeva l’edicola, invitava perentoriamente la moglie a lasciarli soli, e tutti e tre leggevano libri massonici e approfondivano temi esoterici. Brunello il 14 maggio 1968 riempì la domanda di ammissione e insieme a Francesco Barbafieri venne iniziato il 18/4/1969. In una serata piena di vento e nevischio fu preso in consegna bruscamente dal Fratello Terribile e portato subito nel Gabinetto di Riflessione.

      Tutto poi si svolse benissimo: l’orazione del FrT Guarguaglini, fondatore due anni prima della nostra Loggia Guerrazzi, fu bellissima e indimenticabile. M TV T in assenza del FrT Bianchi Bianco era il FrT Nocchi Guido dell’Oriente di Grosseto.

      All’Oriente sedeva tra gli altri il FrT lsidoro Grassini già in là con gli anni, imponente come un crociato con i suoi paramenti, allora accettati, del Rito e del suo alto grado. Al FrT Grassini fu concessa per rispetto la parola, nonostante fosse già intervenuto l’Oratore: esaltò la giovane Loggia Guerrazzi nata appena due anni prima, ma invitò categoricamente i due neo fratelli al silenzio più assoluto per un anno, indipendentemente dall’incarico di prestigio che ricoprivano nella vita profana.

      Questi furono i primi passi massonici di un fratello integerrimo, generoso, equilibrato, rispettoso delle gerarchie della nostra Istituzione, mai ribelle, sempre anche duramente schietto.

      Pur dall’alto del suo 330 grado, ha sempre considerato il Rito emanazione e scuola filosofica e di perfezionamento dell’Ordine, non avrebbe mai permesso interferenze o invasioni di campo; credeva così fortemente nella nostra Istituzione che fu guida per molti fratelli, Fr T Terribile mio e di tanti altri, sicuro di sé, ma pronto a chiedere scusa con molta umiltà.

      Tu sapessi, FrT Brunello, quanto già ci manchi, quanto manchi a me, preoccupato come eri fino all’ultimo che fossi sereno rispetto alla terribile malattia che ha colpito entrambi. Quante volte negli ultimi tre mesi mi hai detto o mi hai fatto dire dal FrT Spinelli che tutto andava bene e che non mi dovevo preoccupare!

      Tu eri così: integerrimo, ma sempre generoso e dal cuore grande così.

      Credevi in ciò che facevi e dicevi. Credevi nella Massoneria come pochi altri e anche ciò che è accaduto dopo la tua morte è lo specchio del tuo pensiero e dei tuoi desideri.

      L’affabilità della tua Gina e dei tuoi figli, il rito funebre celebrato dinanzi a te nella tua casa con la presenza di quasi tutti i Fratelli della nostra Loggia, infine il tuo incenerimento e la deposizione dell’urna cineraria nel cimitero di Follonica.

      Tutto è avvenuto come forse tu avresti voluto, in presenza di tanti Fratelli venuti da Grosseto, da Piombino e da Massa Marittima. Se in qualcosa abbiamo sbagliato, questa volta ti chiediamo noi scusa dal profondo del nostro cuore e con tanto tanto affetto.

      Ciao Brunello, i Fratelli della Guerrazzi ti ricorderanno sempre.

OrT di FOLLONICA  09-03-01  ET VT

PRESSO UNA CERTOSA (1895)

(Giosué Carducci 1835-1907)

(ricerca letteraria a cura del FrT Giorgio Nicoletti)

      Scritta in età matura, questa poesia è un addio del poeta alla vita: da una parte nostalgia struggente e dall’altra interiorità pacata. La morte è accettata con compostezza virile e con nobile dignità umana. E’ un componimento poetico dai forti contrasti: la morte e la vita, rappresentata dalla foglia d’acacia, le tenebre e la luce.

      La dolcezza del sole e del verde e il senso della morte come totale privazione, come declivio.

      Le parole del poeta ben si adattano alla commemorazione del FrT Giuliano Brunello.

  Da quel verde, mestamente pertinace tra le foglie

Gialle e rosse de l’acacia, senza vento una si toglie:

E con fremito leggero

Par che passi un’anima.

  Velo argenteo par la nebbia su’l ruscello che gorgoglia,

Tra la nebbia ne ‘l ruscello cade a perdersi la foglia.

Che sospira il cimitero,

Da’ cipressi, fievole?

  Improvviso rompe il sole sopra l’umido mattino,

Navigando tra le bianche nubi l’aere azzurrino:

Si rallegra il bosco austero

Già del verno presago.

  A me, prima che l’inverno stringa pur l’anima mia

Il tuo riso, o sacra luce, o divina poesia!

Il tuo canto, o padre Omero,

Pria che l’ombra avvolgami!

OrT di FOLLONICA   09-03-01   ET VT

In ricordo del FrTGiuliano Brunello

(Renzo Francini)

      Il 2 marzo 2001  ci ha lasciati il FrT Giuliano BRUNELLO, ci ha lasciati per sempre anche se il di lui ricordo rimarrà indelebile e imperituro nella nostra memoria fino alla nostra definitiva dipartita.

      CI MANCHERAI  caro Giuliano.

      CI MANCHERA’  LA TUA PRONTA e  costante disponibilità.

      CI MANCHERA’  la tua onestà intellettuale.

      CI MANCHERA’  il tuo insuperabile attaccamento alla MASSONERIA.

      CI MANCHERA’  la tua rigorosa ortodossia verso l’ISTITUZIONE.

      CI MANCHERANNO  i tuoi insegnamenti esoterici e NON.

      Te ne sei andato di venerdì e non so quanto sia un caso: forse il FATO, riconoscente, ha scelto per te questo giorno significativo, perché era TUO giorno, era il NOSTRO giorno.

      A noi, pochi fortunati, che ti abbiamo avuto anche come compagno di tante gite nei boschi, ci mancherai anche per questo.

      CI MANCHERAI per quel tuo modo intransigente di dire sempre ‘pane al pane”, con chicchessia.

      CI MANCHERAI  per quelle severe, ma alla fine sempre bonarie e fraterne, occhiate

di richiamo per ogni nostra piccola mancanza.

      CI MANCHERAI, caro Giuliano, per quel tuo tenace punto di riferimento che hai sempre rappresentato per noi tutti.

      Oggi 9 Marzo 2001, per la commemorazione dei defunti, così ti vogliamo ricordare, non senza il pianto negli occhi e, credimi, soprattutto nel cuore.

OrT di FOLLONICA  09.03.2001  ET VT

Questa voce è stata pubblicata in Lavori di Loggia. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *