L’ARMONIA

L’Armonia (Riflessioni)

(M. L.)                (M. M.)

Rispettabilissimo Maestro Venerabile, carissimi Fratelli tutti.

La tavola che andiamo ad illustrare, verte sul termine Armonia nelle sue molteplici accettazioni, ma soprattutto vuole evidenziare i parallelismi tra i contenuti del termine ed il pensiero e la ritualità massonica, ritualità che trova le sue radici nei più alti principi filosofici, religiosi, cosmologici ed architettonici. Armonia è concordanza di suoni o consonanza di voci, di strumenti musicali gradita all’orecchio, è per estensione felice accordo delle parole di una poesia o di una prosa, è artificio usato dagli scrittori per rendere quasi musicalmente, con abile gioco delle vocali e delle consonanti e con la stessa lunghezza o brevità delle parole, l’effetto di ciò che vogliamo esprimere.

Armonia è corrispondenza di idee, di sentimenti, equilibrio interiore, proporzione, rispondenza, accordo di più parti fra loro, Armonia è il giusto alternarsi degli opposti.

Nella filosofia antica l’Armonia esprime la concezione organica dell’universo, la razionalità immanente della Natura. Teorizzata esplicitamente dalla filosofia dei Pitagorici nella speculazione sui numeri e le loro relazioni, la nozione viene ripresa e portata sul piano della morale da Platone, è alla base della concezione finalistica dell’universo di Plotino e “dell’Armonia prestabilita” di Leibiniz in cui Il Supremo Architetto dell’Universo accorda le Monadi (sostanze spirituali nelle quali è racchiusa l’essenza dell’universo) reciprocamente, calcolando lo sviluppo di ognuna nel tempo, in modo che, nel preciso momento in cui l’una intende agire con l’altra, si verifichino in questa i mutamenti corrispondenti, così come un buon artigiano costruisce orologi che in ogni momento segnano la stessa ora, ma ovviamente senza che alcuno agisca sugli altri.

Attraverso una lettura ed uno studio delle proporzioni, degli equilibri, delle assonanze presenti nell’universo conosciuto, l’uomo ha cercato di trasfondere la naturale armonia nella scienza e nelle arti in genere.

E’ nella costruzione dei templi, nel sapiente uso degli Ordini Architettonici, nell’imitazione della Natura, che l’uomo sublima se stesso avvicinandosi al Grande Architetto Dell’Universo, Il concetto di imitazione non va inteso come copia, ma piuttosto come ricreazione, o creazione tout-court. La natura infatti possiede delle leggi (geometriche o proporzionali) per fondare quella nuova ragione su cui edificare autorevolmente la Libertà dell’uomo e la centralità del suo posto nel mondo.

L’indagine di queste leggi è resa possibile, in architettura, dagli studi sul corpo umano e le sue proporzioni (antroporfìsmo) e subordinatamente dagli animali superiori (zoomorfismo) e sulle piante (fitomorfìsmo). Tale influenza è verificabile sugli esiti planimetrici degli edifici; gli studi antropomorfi, ad esempio, avranno diretta influenza sull’architettura civile – la pianta centrale e longitudinale delle chiese -, quelli zoomorfi nell’architettura militare – la tartaruga della rocca martiniana di Sassocorvaro e l’aquila del peruzziano castello di Rocca Sanibalda -, quelli fitomorfi prevalentemente nella decorazione architettonica.

Nell’Armonia naturale viene individuato l’ordine architettonico in cui confluiscono la componente estetica e strutturale. L’ordine architettonico diventa il mezzo per tradurre nell’edificio le leggi della natura ed interpretare l’uomo stesso come il suo prodotto più perfetto e dare una rappresentazione tangibile “dell’Armonia Mundi”.

In architettura l’Armonia diventa quindi proporzione.

Un embrionale concetto di proporzione si affermò già in età neolitica, cioè all’inizio delle architetture monumentali. Se noi esaminiamo complessi come quello di Stonehenge, troviamo che le strutture trilitiche del santuario danno luogo ad una ritmica di pieni e di vuoti, che anticipa quella dei colonnati dei templi greci arcaici. Il ricorrere a schematismi geometrici bene si spiega con il richiamo cosmologico alla simbologia solare; con altrettanta simmetria il santuario era tagliato da linee trasversali che ne rendevano “quadrata”, secondo l’uso fatto dall’età classica di questa parola, la superficie, e circondato da regolari cinte circolari.

Quasi tutte le civiltà in cui è prevalente la simbologia cosmologica, costituiscono estrema importanza nella storia dell’Armonia intesa in senso architettonico.

I templi egiziani sono orientati rigorosamente e divisi in due parti simmetriche:

Nord e Sud. Connessa a questa simbologia è la decorazione. Così le tombe. L’uso di forme perfettamente geometriche, come il quadrato e la piramide, è in relazione con una concezione, analogicamente simmetrica, delle parti del mondo.

In Grecia l’Armonia architettonica diventa concezione organica dell’edificio in rapporto di ideale somiglianza con l’uomo ed il suo tipo fisico; ed in base alla convinzione che il proporzionamento non deve valere solo per alcune parti ma per tutta la costruzione, che l’edificio è pensato in funzione di un modulo, adatto contemporaneamente ai materiali impiegati, al rapporto con l’uomo, con il paesaggio, la simbologia religiosa ecc.

Ravenna, Bisanzio, Vitruvio, costituiscono il polo anche in senso proporzionale, della cultura palatina altomedioevale, che riprende in particolare le preoccupazioni di ordine, simmetria, congruenza ed armonia delle parti tra loro, e dell’ideale riferimento della fabbrica al corpo umano. Anche il complicato proporzionamento geometrico gotico si riflette sia in forme abbastanza evolute (è il caso del duomo di Milano per il quale occorsero consulti anche di insigni matematici allo scopo di proporzionare l’altezza alla larghezza), sia nelle forme semplici e cristalline connesse all’architettura cistercense.

Nel Brunelleschi il ritorno all’antico non fa che precisare, nel modo più congruo, la vocazione verso la simmetria e la musicalità.

La mistica come valore al di là delle contingenze e come armonia visualizzata, caratterizzerà il pensiero dell’Alberti ed un secolo dopo di lui, del Palladio e di innumerevoli architetti intorno a loro.

Nel Tempio Malatestiano il ritmo della facciata è facilmente schematizzabile e rapportato alla larghezza del pilastro, le nicchie dei fianchi sono disposte in rapporti prestabiliti, I rapporti definiti così semplicemente bastano d’altronde a creare esatte rispondenze musicali.

Francesco di Giorgio, nei suoi disegni, porta invece abbastanza in là il rapporto vitruviano tra uomo ed edificio, tentando ipotetiche correlazioni proporzionali.

Una pianificazione modulare, sia per ragioni simboliche che pratiche, di un’intera città, è proposta dal Filanrete, nella Sforzinda.

Il primo esempio noto di piante quadrettate meccanicamente è una pianta di San Pietro a Roma connessa con il Bramante.

La Geometria in seguito diventa più uno strumento di composizione che di proporzionamento; anticipatore in tal senso fu soprattutto Leonardo, che poté conoscere l’evolutissima progettazione del tardo gotico tedesco utilizzando Euclide ed Archimede.

Il Vignola ribadisce il distacco essenziale tra Armonia proporzionale concreta ed Armonia apparente, e pur optando per la seconda, ribadisce con grande successo che l’apparenza, ciò nonostante, deve seguire regole e norme oggettive.

Per lo Scamozzi l’Armonia proporzionale è soprattutto conseguenza dell’aderenza alla funzione.

Il Perrault, autore di una delle più classiche costruzioni della Francia, il colonnato del Louvre, afferma che le proporzioni architettoniche vanno considerate assai più elastiche  e soggettive che quelle della musica e dipendenti in larga parte dal gusto collettivo.

Il razionalismo architettonico promosse un ritorno ai giochi di volumi geometrici concisi ed essenziali. Nelle ricerche sul “modulor”, che si fa a volte motivo decorativo, Le Corbusier ha tentato di conciliare le proporzioni irrazionali, venute di moda intorno al cubismo in Francia, con antroporfìsmo classico. Oggi, con la prefabbricazione, il modulo è diventato un valore pratico e la proporzione rischia di perdere il suo valore armonico, non per il suo tecnicismo, ma perché troppo latente. La proporzione, in quanto Armonia, infatti non deve solo esistere ma manifestarsi.

Questa breve dissertazione sull’Armonia e sulle sue peculiarità in architettura, conduce ad una riflessione: l’uomo, sin dalle origini, ha cercato di elevare il proprio spirito nel tentativo di avvicinarsi al Grande Architetto dell’Universo, in un processo di rilettura di quelle leggi che regolano l’Armonia naturale. Solo attraverso profonda comprensione di quelle leggi, l’uomo può raggiungere un equilibrio delle passioni, un’Armonia interiore.

La Loggia con i suoi alti valori simbolici, con le sue proporzioni architettoniche, sintetizza questo percorso e diventa presupposto necessario all’aggregazione armonica delle componenti: fisica, animistica e spirituale, che costituiscono l’essenza della specie umana. Solo in questo equilibrio l’uomo può conoscere se stesso, costruire Se stesso, ricercare il Vero ed il Giusto.Ed è proprio in questa ricerca del vero e del giusto che, fra gli uomini, l’uomo massone è quello che maggiormente ha possibilità di successo. Egli vive di impegno, vive di approfondimenti continui nel suo animo e in stret­ta armonia con gli animi dei suoi fratelli.

Il suo, cioè il nostro, è un lavoro di gruppo, dove uno è funzionale all’altro e il nostro luogo di incontro, la Loggia, trova nell’armonia la sua caratteristi­ca essenziale.In essa “tutto è giusto e perfetto”.

Armonia delle forme, armonia architettonica, armonia di simboli, armonia astrale, armonia dei movimenti, armonia nelle espressioni verbali, armonia nella disposi­zione degli oggetti rituali,  armonia nei toccamenti: tutto in Loggia trasuda di armonia!

E per ognuna di queste componenti armoniose ci sono pagine di storia massonica che ci fanno risalire fino alla storia non solo greca, ma egiziana o addirittu­ra assiro babilonese.

In Loggia e fuori di essa, la meditazione sui simboli ha come scopo lo sviluppo delle potenzialità latenti in ciascuno di noi. La comprensione della bellezza e dell’armonia sono momenti di un atto conoscitiva che ha come fine l’espansione della nostra conoscenza.

Tra i simboli che maggiormente stimolano alla riflessione, forse perché posta so­pra la nostra testa, vi è la Volta Stellata: simbolo di universalità che copre indifferentemente uomini di ogni razza e di ogni religione ai quali dobbiamo sen­tirci uniti in fraterno abbraccio, simbolo dell’armonia che deve regnare in ogni Loggia ed in ogni cuore.

Armonia ed amore che per essere autentici, solidi e duraturi, hanno bisogno di mantenersi vivi e di non indebolirsi, di mantenere una grande intensità che pro­duca una reazione a catena che inizia all’interno della Loggia, ma i cui effetti sì ripercuoteranno ben presto più lontano.

Ecco, quello che a me sta particolarmente a cuore è il fatto che in Massoneria tutti questi aspetti diversi delle molte facce dell’armonia mirano e convergono su un armonia più importante ed essenziale che finalmente non è più simbolica, ma vera e reale, un’armonia di contenuti, centrale, pregiudiziale indispensabile ed insostituibile per un massone, valida in ogni tempo.

Mi riferisco all’armonia fra fratelli, all’armonia interiore, a quella dei cuori e dei sentimenti, all’armonia delle idee e dei comportamenti conseguenti che prendono    l‘avvio da una dialettica corale.

Armonia di Loggia e tra Logge, tra Orienti vicini e lontani. Infatti per il movimento iniziatico a cui apparteniamo che senso possono avere  gli sciocchi campanilismi o i confini geografici? Vi sono forse confini e bar­riere nella volta stellata che sovrasta i fratelli?

In. sostanza quello che voglio domandare e domandarmi è proprio questo: ma a che serve l’armonia dei simboli dei nostri templi se manca quella dei cuori? E non è forse questa una delle componenti più importanti e basilari del nostro essere massoni?

Che forse il concetto di armonia diverge di molto da quello di fratellanza, di solidarietà, di tolleranza?

Può mancare ad un fratello massone questo comune denominatore? Sarebbe come so­stenere che una tenera pianta può germogliare anche nell’arida sabbia del deserto! Cari fratelli, se difettassimo di armonia prima di tutto non meriteremmo nemmeno di chiamarci fratelli e sarebbe come sostenere che la nostra via inizia­tica può essere percorsa anche da eremiti solitari o da sciocchi individualisti.

Investiamo tutte le nostre energie e mettiamoci continuamente alla prova sul versante dell’armonia in Loggia e fra Logge.

Se vi fossero difficoltà, parliamone e non lasciamo niente di intentato; offriamoci reciprocamente e il percorso della ricerca della verità e del nostro per­fezionamento ci sembrerà più agevole e meno aspro.

L’armonia che deve errare nella nostra valle massonica non può essere quella del passero solitario, intrisa di rimpianti di una vita e di una gioia non vissute.

Viviamo invece l’incanto della nostra meravigliosa stagione iniziatica e dicia­mo con il poeta:

      Primavera d’intorno,

      brilla nell’aria e per li campi esulta,

      sì ch’a mirarla intenerisce il core.

      Odi greggi belar, muggire armenti;

      gli altri augelli, contenti, a gara insieme

      per lo libero ciel fan mille giri,

      pur festeggiando il loro tempo migliore…

E lo stare fra fratelli, il parlare in armonia nel nostro tempio, non é forse il nostro tempo migliore?

Oriente di Follonica   11-04-97  E T  V T 

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