LA TEGOLATURA

L

Ovvero il metodo di valutazione degli aspiranti all’Iniziazione massonica

Una breve premessa

Questo lavoro non vuole e non può essere esaustivo per un argomento che assume delle connotazioni così determinanti per il presente e per il futuro delle Logge e dell’intera Istituzione; è da intendersi come spunto, qualora sia necessario, ad una revisione dei sistemi di approccio che le Logge hanno alla questione del Proselitismo.

Noi tutti riteniamo di offrire una opportunità di cambiamento a coloro i quali bussano alla porta del Tempio; l’esame delle caratteristiche dell’individuo che intende  sottoporsi al percorso iniziatico è quindi da inserirsi tra gli elementi  a cui dedicare maggior attenzione.

Non dobbiamo dimenticare che la causa della Libera Muratoria è la causa dell’Uomo, e che nel nostro contesto si vanno a formare Uomini che con il loro esempio devono rischiarare il buio nel quale è immersa gran parte dell’ Umanità.

Non ho volutamente inserito esempi di altri contesti iniziatici o di sistemi profani, quali riferimenti esperienziali ;  reputo infatti la nostra Istituzione esclusiva rispetto alle risposte che può dare alla società profana e ancor di più rispetto alle richieste che fa ai suoi appartenenti; di conseguenza esclusivo dovrà essere il sistema di valutazione del profano.  

Un po’ di chiarezza sui termini

L’origine del termine tegolatore è da riconoscersi nella parola inglese Tyler , che viene tradotta come Custode di una Loggia Massonica; in francese Tyler diventa Tuileur; l’azione che essi compiono è “To tile a visitor” , “Tuileur un visiteur” in italiano “Tegolare un visitatore”.

Al Tyler si presenta il Cowan parola scozzese derivante dall’antico francese Cullion tradotto in italiano con, un educato, vigliacco: il Cowan è un muratore che non ha compiuto        un’ apprendistato regolare, che costruisce muri a secco quindi un inferiore un sottomesso.

E’ curioso notare che inglese antico Tyler è Tigele derivante dal latino Tegula.

Questo ultimo elemento ci chiarisce il perché la parola viene usata nel gergo Massonico: Tegula è Tegola cioè la copertura del tetto, quindi il Tegolatore è colui che mette al riparo la Loggia dai pericoli derivanti dal mondo profano; il sistema è quello di porre una serie di domande atte a qualificare il soggetto che si ha di fronte.

Il Tegolatore/Tuileur/Tyler è, in questa accezione, il Copritore della Loggia, colui il quale esamina il sedicente Fratello Libero Muratore.

I Commissari informatori

Il termine Tegolatore viene quindi usato, impropriamente, per indicare i Commissari Informatori di cui agli Articoli 342, 344 e 345:

342- (…) Chiede (il Maestro Venerabile) poi alla Loggia la presa in considerazione se questa è approvata, nomina tre Commissari Informatori.

344- Decisa la destinazione dei Commissari Informatori, il Maestro Venerabile indica segretamente tre Fratelli al Fratello Segretario, che darà loro le relative istruzioni, senza che l’uno sappia dell’altro.

345- Le informazioni vertono principalmente sulla probità costante del profano nel corso della sua vita; sulla esattezza del disimpegno dei doveri del suo stato sulla saviezza e sicurezza dei suoi principi; sulla fermezza del di lui carattere ; sulla attività ed ingegno a penetrare, svolgere e conoscere da sé medesimo le altre scienze che l’Istituto Massonico offre all’esame dei Fratelli.

 Il Fratello si rivolge, nella funzione Tegolatore/Copritore ad un presunto Libero Muratore, userà quindi i termini, per Tegolarlo, tipici del gergo massonico; esaminerà il soggetto alla luce di cognizioni, che deve in lui riscontrare, proprie della Libera Muratoria.

Ben altro lavoro è quello che si appresta a fare il Fratello che riceve l’incarico di Commissario Informatore; egli può non rivelarsi, ed a mio parere non dovrebbe rivelarsi, deve quindi avvalersi di termini di uso comune: parlare della Libera Muratoria senza usarne il gergo.

I Commissari dovranno essere in grado di valutare alcuni elementi determinanti le qualità del profano che ha chiesto di entrare nell’Ordine:

  • Le qualità che il profano esprime in ambito sociale
  • La capacità del profano d’inserirsi nella Loggia
  • L’utilità del profano per l’Istituzione

Fattori che sarà possibile esaminare solo se:

  • Si avrà la possibilità di verificare da vicino ed attentamente il sistema di vita del profano
  • Si ha la visione chiara delle caratteristiche della Loggia
  • Si conoscono le necessità dell’Istituzione e il percorso che il profano vi potrà fare

Alla luce di questi componenti i Commissari Informatori dovranno essere scelti tra quei Fratelli:

  • Con grande capacità di valutazione degli elementi profani
  • Con grande sensibilità e affinità con la Loggia
  • Con esperienza nelle Camere superiori del Rito

Il Commissario Informatore dovrà essere in grado di suggerire al profano l’idea di dimensioni diverse di ragionamento, indirizzandolo sulla strada che porta ad una visione introspettiva delle sue aspettative; egli dovrà fare in modo che il profano si rivolga con chiarezza alla propria coscienza .

Il Commissario deve poi considerare la sua azione come parte della possibile Iniziazione del profano; la parte che lo riguarda personalmente.Voglio essere più chiaro: l’Iniziazione è un momento che ci deve vedere attivi anche se non siamo noi i diretti interessati; l’ esame di un profano è anche essa un momento di reiniziazione e di conferma; è il test che non ci imponiamo per verificare lo stato delle nostre capacità di relazionarci con gli altri alla luce del percorso iniziatico fin lì compiuto.

Perché questo sia possibile dovremo considerare l’eventualità di affidare questo incarico a Maestri di provato equilibrio, Fratelli tra i più attenti; il Maestro Venerabile dovrà compiere questa scelta con il pensiero al cammino che i singoli Commissari  testimoniano di aver fatto quali Fratelli partecipi e attivi all’eggregore della Loggia.

Il Commissario Informatore è un indagatore con capacità di giudicare l’adeguatezza dell’individuo che ha di fronte; egli non è un giudice, le informazioni che trarrà da questo confronto saranno sottoposte all’attenzione, che deve essere critica, della Loggia. Non dimentichiamoci mai che la responsabilità di tante delusioni, ma anche di pericoli, nei quali l’Istituzione è incorsa, e potrà incorrere, è da ascriversi alla leggerezza che si riserva alla selezione dei profani.

Sprazzi di metodiche

Si possono fornire indicazioni circa i canoni da considerare per valutare il Profano, ma è chiaramente difficile stabilire una metodica normalizzata adattabile a tutte le individualità che ci troveremo ad esaminare.

Quindi grande senso dell’orientamento nelle opinioni altrui e capacità di adattamento ai ritmi di chi abbiamo di fronte.          Ci corre, infatti, l’obbligo di capire ciò che il profano non ci vuol dire, dobbiamo quindi familiarizzare ma anche provocare in lui reazioni istintive, pronti a coglierle e valutarle.

Dal punto di vista pratico, è nostro dovere informare il profano delle difficoltà che si possono riscontrare nell’appartenere ad una società iniziatica ed (qualora si volesse o dovesse qualificarsi come Liberi Muratori) in particolare alla Libera Muratoria; rimarcare, quindi, questo elemento perché gli si dia la possibilità di valutare la cosa in modo oggettivo.

Un cenno alla questione del  Giuramento da prestare, cercando di essere chiari sul contenuto simbolico di gran parte di esso, è a mio parere necessario acciocché il profano gli riconosca, a tempo debito, la dignità che gli spetta.

Vi sono quindi una serie di componenti, che personalmente ritengo marginali rispetto ad una scelta così categorica, sulle quali dobbiamo far sì che non vi siano ombre di dubbio; ne voglio ricordare, in questa sede, solo alcune: l’obbligo di frequentare la Loggia nelle occasioni previste, la necessità che di questa scelta ne siano informati i familiari, la presenza nella Loggia e nell’Istituzione di pensieri e modi di vita assai diversi dal proprio, il lavoro di studio che non ammette requie.

Infine è fondamentale far capire che le proprie convinzioni possono subire sostanziali modificazioni, talvolta anche dolorose.  

Il profano

Credo quindi che sia  importante aver chiare quali sono le peculiarità che dovremo riscontrare nel profano.

Alcuni elementi importanti ci derivano dagli Statuti Generali :

11- Se il fine della Istituzione è il perfezionamento dell’Uomo, è indispensabile che il Libero Muratore pratichi la vera morale, che suppone la cognizione e l’esercizio dei doveri e dei diritti dell’Uomo.

Egli deve essere quindi giusto, umano, sincero, benefico verso ogni specie di persona e soprattutto buon padre, buon figlio, buon fratello, buon marito, buon cittadino.

18- Il libero Muratore deve essere cittadino nella pienezza dei suoi diritti, di una probità riconosciuta e di una regolare intelligenza. Niuno è ammesso nell’Ordine se non abbia l’età prescritta dagli Statuti.

Non può essere ammesso ne conservato chi abbia esercitato o eserciti mestieri e impieghi servili, abbietti e disonoranti, o abbia subito una condanna o pena infamante.La espiazione di tal genere di pena non induce ripristinazione di diritto a far parte dell’Ordine Massonico.

E dal Rituale di iniziazione quando si dichiara che il recipendario è “Nato libero e di buoni costumi” quindi può osare chiedere di divenire Libero Muratore.

Questi elementi, seppure indispensabili, possono non essere sufficienti a farci capire se questo profano è quello che a noi interessa.

Il profano deve essere “uomo di desiderio”, la premessa interiore che dobbiamo accertare essere in lui è quella di una “effettiva disponibilità alla trasformazione creativa” ; mi è di aiuto il , mai troppo compianto, Fr\Giancarlo Pazzagli che in occasione dell’apertura dei lavori del seminario Pitagora 1982-1983, avente per argomento il proselitismo, citava un sonetto di R.M.Rilke che vi riporto integralmente:

“Desidera la trasformazione. Sii entusiasta della fiamma; in essa ti si sottrae una cosa che

fa sfoggio di trasformazioni; quello spirito che progetta e che domina il mondo terreno non ama niente, nello slancio della figura, come il punto di svolta.

Ciò che si chiude nell’inerzia è già rigidità, che si crede sicura al riparo dello smorto

grigiore. Aspetta, l’essere indurito è ammonito da lontano da ciò che è ancora più duro. Bada, si solleva, non visto, un martello.

Chi effonde come fonte, lo riconosce la conoscenza; e lo conduce, rapito, per il sereno

creato, che spesso finisce con l’inizio e comincia con la fine.

Ogni spazio beato che essi stupiti percorrono è figlio o nipote della separazione. E la

trasformata Dafne, dacché si sente diventare alloro, vuole che tu ti trasformi in vento.”

Il profano deve essere quindi uomo che vuol conoscere e che dalla conoscenza voglia trarre gli elementi che lo porteranno alla tanto agognata trasformazione.”

Le conclusioni

Il valutare i profani è cosa dei Maestri , il lavoro dei Commissari è da compiersi con vera Maestria.

Con questo voglio dire che i FF\ Apprendisti e Compagni possono sì rivolgere il loro pensiero alla propagazione dell’Ordine, ma niente di più; il loro Apprendistato e il Compagnonaggio lo passino a prepararsi, sotto la vigile attenzione dei Maestri, all’impatto con le responsabilità dei gradi successivi. Non affrettiamo gli impegni di chi non può essere in grado di valutarne la portata ; se un Apprendista reputa un profano  degno dell’appartenere alla Libera Muratoria, invitiamolo bonariamente ad occuparsi del lavoro simbolico ed a rimandare il suo entusiasmo ad una maggiore esperienza.

Se un Compagno si rivolge a noi sottoponendoci un candidatura, prendiamo tempo chiediamo al nostro Fr\ una riflessione ulteriore, non investiamolo di un così grave problema.

Che i Fr\Maestri non si prestino a sottoscrivere richieste di avvicinamento che non siano più che, preventivamente, circostanziate.

Vorrei concludere questo mio insufficiente lavoro con le parole di un Fr\ che molto tempo fa scriveva:

“Molte vicende degli ultimi anni possono essere spiegate col fatto che, se la comunità massonica non ha in se gli anticorpi necessari ad isolare e a neutralizzare chi della vita massonica ha una visione distorta, si creano degenerazioni gravi che possono mettere in pericolo l’avvenire e la continuità stessa di un’Obbedienza, se è vero, come è vero, che le idee camminano anche sulle gambe degli uomini, oltre che su quelle delle Istituzioni.

In sostanza, quando prevalgono gli interessi profani la Massoneria stessa soffre in modo grave, poiché all’esterno si generano convinzioni errate.

Il danno consiste nel fatto che in breve volger di tempo si disperde un enorme patrimonio iniziatico, esoterico, filosofico ed autenticamente solidaristico, un patrimonio che è il risultato di un lungo, secolare investimento di energie intellettuali ed umane, retaggio del pensiero dei Grandi Iniziati, dei nostri padri spirituali che, spesso, a prezzo della propria vita, ci hanno dato la possibilità di sviluppare le nostre facoltà interiori di uomini che tendono al progresso”.

R. C.

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