COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

Carissimi Fratelli, la Trasformazione, la Morte e la stessa Umanità si possono considerare Simboli Iniziatici tra i Misteri fondamentali della Massoneria. Proviamo tutti insieme a riflettere con attenzione intorno a questi Simboli.

Fin dalla sua prima comparsa sulla terra, l’uomo si trovò assillato da grandi angosce, non tanto in relazione alla lotta quotidiana per la sopravvivenza, né per gli inspiegabili susseguirsi degli eventi naturali, quanto per l’incertezza del suo domani e la certezza, invece, della morte. Desideroso di dare un’impronta al suo futuro, cercò attraverso i graffiti, le pietre tombali ed i monumenti (basti pensare alle piramidi) di lasciare traccia di sé per il domani e comunque di tentare di superare la morte.

Per esorcizzarne il terrore, Lucrezia sosteneva che la morte non esiste dal punto di vista soggettivo: quando c’è lei, noi non ci siamo più. Vana consolazione, poiché anche se non possiamo avere “l’esperienza vissuta” della nostra morte, ci è dato invece di vivere la morte degli altri e, come prova suprema, subire l’avvicinarsi della nostra.

Nelle passate società contadine, si attendeva la morte senza eccessiva angoscia a prescindere dalle catastrofi collettive simboleggiate dai tre Cavalieri dell’Apocalisse (peste, carestia, guerra). Nell’attuale società profana, industriale ed urbanizzata, si è venuta invece costituendo una nevrosi collettiva di paura: la malattia grave e la morte vengono spesso nascoste. Oggi si muore per lo più in ospedale, isolati in appositi spazi, vegliati da professionisti ma affiancati dai familiari solo durante le poche ore di visita autorizzate. Da tempo si denunciano la solitudine affettiva, le sofferenze e la mancanza di dignità in cui sono confinate le persone per le quali la medicina moderna non dispone di mezzi attivi di cura. Basta pensare a tutti coloro che sono, non solo colpiti, ma solo sfiorati da quella che oggi viene chiamata “la peste del secolo”, cioè l’A.I.D.S.

Ci sono vari modi di affrontare il fatto che ogni vita, e dunque anche la nostra e quella delle altre persone che amiamo, avrà fine. Si può cercare di eludere il pensiero della morte allontanando da sé per quanto possibile, ciò che ci è sgradito. Possiamo guardare in faccia la morte come uno degli aspetti della nostra esistenza. Possiamo organizzare la nostra vita, soprattutto le nostre relazioni con gli altri, in funzione della durata limitata della nostra esistenza, Possiamo considerare nostro dovere rendere il più facile e gradevole possibile il commiato dei moribondi dagli uomini, si tratti di noi o di altri. Del resto è in questi momenti più che mai che si dovrebbe mettere in atto uno degli insegnamenti più veri della nostra Istituzione:  fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te.

In realtà non è la morte ma la coscienza della morte a costituire un problema per gli uomini. Non inganniamoci: una mosca prigioniera tra le dita si dibatte e si difende per un istinto innato proprio della sua specie. Essa non sa nulla della morte, gli uomini invece ne hanno coscienza e perciò la morte per loro diventa un problema.

La vera superiorità dell’Uomo Iniziato, di noi tutti, deve essere invece quella di vincere la paura, di affrontarla ed esorcizzarla attraverso i riti e la simbologia della Rinascita.

Per la religione Shintoista la morte non è il punto finale dell’esistenza, ma una tappa della vita di un individuo, il passaggio ad uno stato considerato semidivino. Gli antenati sono inoltre gli intermediari tra gli dei ed il mondo dei vivi: il culto dei morti garantisce quindi un contatto continuo con l’aldilà e la protezione divina sul resto della famiglia. La cultura orientale è così intimamente intrisa del culto dei morti, da prevedere anche una cerimonia del tutto particolare come l’Obon, una delle più grandi feste nazionali.

Ogni anno, dal 13 al 15 Agosto, le anime dei defunti riprenderebbero il loro posto nelle famiglie di origine per restarvi durante i tre giorni della commemorazione; un rito che consente di trasformare il silenzio ed il vuoto creati dalla separazione, in uno spazio pieno di presenze. Le credenze quasi universalmente diffuse, secondo cui i morti ritornano presso le loro famiglie nel periodo dell’anno nuovo, denotano la speranza che sia possibile l’abolizione del tempo in quel momento mitico in cui il mondo viene annullato e ricreato. Allora i morti potranno ritornare poiché tutte le barriere tra i morti e vivi sono spezzate, poiché in quell’istante il tempo sarà sospeso e quindi essi potranno essere di nuovo contemporanei dei vivi.

Per un primitivo la rigenerazione del tempo si effettuava continuamente, e questo è provato dalle antiche credenze relative alla luna: LA LUNA E’ IL PRIMO MORTO, ma anche il primo morto che resuscita.

Le fasi della luna (apparizione, crescita, decrescita, scomparsa seguita da riapparizione alla fine di tre notti di tenebre) hanno avuto una funzione immensa nelle concezioni cicliche del passare del tempo. La nascita di una persona, la sua crescita, la sua usura e la sua scomparsa, sono assimilate al ciclo lunare.

Ma proprio come la scomparsa della luna NON E’ MAI DIFINITIVA poiché è necessariamente seguita da una luna nuova, così non  può  essere quella dell’uomo.

La morte dell’uomo e quella dell’umanità sono indispensabili per la loro rigenerazione.

Ecco quindi che tutto ricomincia da capo, nessun avvenimento è irreversibile e nessuna trasformazione è definitiva: NULLA SI CREA E NULLA SI DISTRUGGE.

Il senso autentico dello scorrere della nostra vita di Comunione Iniziatica, altro non è che il Simbolo dell’alternarsi di Luci e Tenebre, di Vita e di Morte così come la stessa Leggenda di Hiram ci insegna.

Nella nostra cultura di uomini liberi, così come nell’operosità della nostra vita quotidiana, non deve mai essere dimenticato che la nostra esistenza è sì preparazione alla morte, ma quale punto di partenza della Rinascita, come il passaggio ad una forma di vita più alta. Questo riconoscimento di una resurrezione spirituale si legge bene

nel senso delle parole di Goethe: finché tu non possederai
                                                     questo morire e questo divenire,
                                                     sarai solo un brutto ospite
                                                     nella buia terra   

Carissimi Fratelli, nella ritualità di questa tornata che vede riunite le Nostre Tre Rispettabili Logge, è doveroso rivolgere il nostro pensiero a Coloro che, passando all’Oriente Eterno, ci hanno lasciato

il         Maglietto della Tradizione Muratoria.

Continuiamo dunque i Lavori da Essi iniziati seguendo il Loro esempio e rendiamo Loro gli onori che si meritano chiamandoli uno ad uno all ‘Oriente:

ABATI DINO

BELLINI PIETRO

BIANCHI BIANCO  
BICCI IVO

FONTANI FLORO

LUPI MARIO

PASSINI ALADINO

PIERACCINI GINO

PIERACCINI ROBERTO

PORTANTI MICHELE

VALDAMBRINI GIOVANNI

           Carissimi Fratelli, in questo giorno di profonda riflessione, guardiamo ci intorno e cogliamo i Simboli che la nostra Madre Natura ci pone continuamente davanti, stabiliamo un contatto con le sue Forze Segrete, dimostriamo di essere veri Figli della Vedova, osserviamo i cicli della vegetazione, cerchiamo di meditare sulla evoluzione umana.

           E’ cercando di capire meglio questi cicli del Divenire che sapremo meglio esorcizzare non solo la certezza, ma anche la paura della fine.

L.  M.

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