Il bianco e il nero

Il  bianco e il nero

di E. Tauher

 

Nel tempio massonico vi sono solo due colori di valore simbolico: il bianco ed il nero del pavimento a mosaico.

Essi rappresentano l’indissociabile complementarietà operativa dei due principi cosmici, l’yin ed il yang, il positivo ed il negativo. Bianche e nere sono le pietre grezze ed il lavoro su di esse, che non avrà mai fine, le squadra e leviga sino a formare dei cubi (piuttosto che delle piastrelle), che possano essere giustapposti senza soluzione di conti­nuità e sempre con un nettissimo limite. Gli spigoli sono rettilinei e perpendicolari fra di loro: non vi sono sporgenze e rientranze, non vi sono nemmeno incastri — mai il bianco ed il nero si compenetrano e si mescolano.

L’iniziato deve sapersi affrancare da questo contrasto tra le forze po­sitive e quelle negative e deve imparare a sapersene servire per ope­rare in modo costruttivo. Deve anche rendersi conto che proprio questo contrasto è indispensabile alla dialettica massonica — anzi presuppo­sto all’esistenza stessa della massoneria: noi edifichiamo templi alla virtù e scaviamo oscure, profonde prigioni al vizio, combattiamo contro le tenebre e cerchiamo la luce, siamo per la verità e contro le menzo­gne e i pregiudizi, per la libertà e contro l’oppressione e la schiavitù. In questa prospettiva l’etica massonica è manichea: non esistono vie di mezzo, non esistono contaminazioni tra i due principi: nella realtà iniziatica non vi è spazio per il compromesso. Nel nostro esoterismo il grigio non ha diritto di cittadinanza — ed infatti esso non trova ri­spondenza nella pur ricca nostra simbologia.

Ma è nell’esperienza di tutti che il grigio esiste: esso origina precisa­mente in quel punto in cui la speculazione astratta si confronta con la realtà umana e si incentra su di essa.

Nel cosmo i contrari raggiungono un equilibrio che è ordine ed ar­monia a tutti i livelli: da quello macro a quello micro, dalle galassie all’atomo, dal cristallo alla cellula vivente. Non ha qui importanza se, come oggi si ritiene da molti, questo equilibrio venga conseguito attraverso una sommatoria di eventi casuali: a noi interessa, in que­sto discorso, l’evidente risultato che è armonia.

Iddio non giuoca a dadi con l’universo, disse una volta Albert Einstein. Questo equilibrio comunque sappiamo che è tutt’altro che statico: se esso fosse rigido, se ogni moto fosse terminato, se il divenire ve­nisse a cessare, sarebbe il non-essere, la composizione e l’annullamento totale di tutte le spinte possibili e, in sintesi, del progresso, anzi della vita stessa.

No, questo equilibrio è dinamico, soggetto a continue variazioni, volto al perenne perseguimento di sempre nuovi e diversi assetti.

Ed è proprio questo divenire che, in campo umano, può essere espresso con il colore grigio in tutte le sue infinite tonalità — infinite come senza numero sono le persone e le loro manifestazioni.

Questo grigio tuttavia rimane strettamente limitato al piano umano. Anche operando con la massima tolleranza, il massone non può cede­re sui principi: egli non ha dogmi da difendere o, peggio, da imporre

— ma ha dei punti fermi che accetta, che fa suoi, che sono per lui irrinunciabili e non passibili di compromesso alcuno.

Se noi facciamo ruotare su una sua diagonale un disco che abbia una faccia bianca ed una nera, ne vedremo, per effetto ottico, uno grigio

— e questo grigio lo percepiremo senza che, in realtà, il bianco ed il nero si confondano e perdano le loro caratteristiche peculiarità. Questo colore nuovo e un fatto dinamico e, si potrebbe dire, trasponendolo in campo umano, dialettico, perché nasce dalla continua e rapidissi­ma contrapposizione (o apposizione) dei due colori base.

Alla stessa stregua possiamo considerare come fatto dinamico e dia­lettico il modo di essere massonico che non rifiuta mai di confrontar­si con il mondo esterno ma, anzi, da esso trae stimolo e ragion d’es­sere — così come lo trova nelle nostre problematiche personali, inti­me, che sono anzi la prima materia, la prima pietra grezza su cui il massone è chiamato a lavorare.

Il risultato — sempre provvisorio, sempre perfettibile — di questo la­voro fra bianco e nero non è il grigio, la penombra, il compromesso — come abbiamo già detto. E al contrario la netta separazione tra la luce e le tenebre, tra il bene ed il male, tra il vizio e la virtù — ed il riconoscimento dei loro reciproci limiti, di ciò che li individua e li rende opposti.

Ma come nel moto degli astri la forza centrifuga e quella di gravità si compongono in un equilibrio durevole ma costantemente variabile (le orbite sono ellittiche e non circolari), così noi prendiamo atto ed accettiamo la coesistenza perfettamente autonoma dei contrari. La massoneria ci fornisce gli strumenti ed il metodo per lavorare su di essi: il compasso per misurare le incongruenze nostre e quelle del mon­do — e la squadra per comporle su un piano etico superiore. Piano che sarà individuato secondo i principi di fratellanza e tolleranza, con Fiducia nella ragione umana, con Speranza nella possibilità di miglio­ramento nostro personale e del genere umano, con Carità che per noi è responsabilità verso noi stessi e verso il nostro prossimo.

 

 

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